MENU
23 Ottobre 2026 09:59

Eni-Nigeria, la Corte di appello di Brescia conferma la condanna a 8 mesi a pm De Pasquale e Spadaro

I due magistrati rispondono delle accuse di non avere depositato nel procedimento Eni-Nigeria atti favorevoli alle difese , che si è concluso con assoluzioni perché il fatto non sussiste.

La Corte d’appello di Brescia presieduta dal giudice Anna Dalla Libera ha confermato oggi la condanna di primo grado a otto mesi per “rifiuto d’ufficio” nei confronti dei due pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro. Secondo la sentenza di primo grado i due magistrati non hanno depositato, nel febbraio-marzo 2021, atti favorevoli, segnalati dal pm Paolo Storari, agli avvocati difensori nel processo Eni-Nigeria. Il processo, per corruzione internazionale si è concluso con tutti assolti perché il fatto non sussiste. “Non ci credo. Mi dispiace, ma non ci credo“, è stato il commento dell’avvocato Massimo Dinoia che difende entrambi i pm di Milano alla sbarra. La Corte d’appello come chiesto dal Pg in aula In parziale riforma della sentenza appellata, ha limitato al danno morale la condanna degli imputati pur mantenendo la pena di otto mesi.

Nelle motivazioni della condanna in primo grado si leggeva di fatti di “oggettiva gravità”. Secondo i giudici infatti un magistrato, anche se rappresenta l’accusa, “ha il dovere di svolgere accertamenti anche su fatti e circostanze favorevoli alla persona indagata”, e di mettere a disposizione della difesa quanto ha scoperto.

Gli atti favorevoli all’ Eni nel processo per corruzione internazionale erano in particolare le chat false, ritrovate nel telefono dell’ex dirigente Eni Vincenzo Armanna, il “grande accusatore” dell’inchiesta. Tra i mancati depositi, anche i documenti che mostravano come tra Armanna e lo 007 nigeriano che avrebbe dovuto confermare le accuse del primo, ci fosse in realtà un pagamento da 50 mila dollari. Secondo la difesa, non esiste una norma che obbligasse De Pasquale e Spadaro a depositare alle difese le “prove” di Paolo Storari.

Nelle motivazioni della condanna in primo grado si leggeva di fatti di “oggettiva gravità”. Secondo i giudici bresciani infatti un magistrato, anche se rappresenta l’accusa, “ha il dovere di svolgere accertamenti anche su fatti e circostanze favorevoli alla persona indagata”, e di mettere a disposizione della difesa quanto ha scoperto.

TAGS

Sostieni ilcorrieredelgiorno.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra informazione libera ed indipendente e ci consente di continuare a fornire un giornalismo online al servizio dei lettori, senza padroni e padrini. Il tuo contributo è fondamentale per la nostra libertà.

Grazie, Antonello de Gennaro

Articoli Correlati

Sondaggi politici, salgono Fdi (il centrodestra recupera)e Pd . Testa a testa con il campo largo
Procura di Milano: terzo processo per la ex ministra del turismo Daniela Santanchè
Blocco dei tir, il Governo approva il decreto: aiuti per autotrasporto, agricoltura e pesca
Diritto alla riparazione in vigore da oggi, cosa cambia per i consumatori
Blocco dei tir: 1.339 identificati, 71 denunciati e 242 sanzionati. 500 mezzi scortati in Campania
Caro carburanti, ancora proteste Tir al Sud: chiuso nodo A30 Caserta-Salerno, a secco distributori e supermercati
Cerca
Archivi
Sondaggi politici, salgono Fdi (il centrodestra recupera)e Pd . Testa a testa con il campo largo
Procura di Milano: terzo processo per la ex ministra del turismo Daniela Santanchè
Blocco dei tir, il Governo approva il decreto: aiuti per autotrasporto, agricoltura e pesca
Diritto alla riparazione in vigore da oggi, cosa cambia per i consumatori
Giornata di tregua dal maltempo, ma ritorna la pioggia

Cerca nel sito