376 mafiosi e trafficanti fuori dal carcere per l’emergenza virus. La chiamano giustizia…

376 mafiosi e trafficanti fuori dal carcere per l’emergenza virus. La chiamano giustizia…

Il ministro Bonafede questa mattina si è recato presso il carcere di Rebibbia a Roma, fermandosi nell’ariosissimo ingresso, evitando di andare a vedere le celle. Nessuno rivela dice che era anche prevista una conferenza stampa all’interno del carcere ma c’è stata la protesta dei detenuti… che hanno indotto a sospendere l’incontro con i giornalisti e le telecamere, proseguendo il tutto fuori sulla Tiburtina

ROMA – Sulla scrivania del ministro di giustizia Alfonso Bonafede (M5S) c’è un documento con elenco di 376 nomi che ha generato non poiche tensioni anche all’interno della stessa maggioranza. Un elenco in cui spiccano i nominativi di boss di “peso” come Francesco Bonura, Vincenzo Di Piazza, Vincenzo Iannazzo, Antonino Sudato e Pasquale Zagaria, che sono stati posti agli arresti domiciliari per decisione dei magistrati di sorveglianza per l’emergenza CoronaVirus.  E non solo. Compaiono in quell’elenco anche quelli degli altri 372, diventati di fatto ex detenuti nonostante siano legati alle criminalità organizzate mafiose ed ancora oggi operativi sul piano criminale, considerato che nessuno di loro si è mai dissociato.

Le procure antimafia sono molto preoccupate del ritorno dei mafiosi nei territori ove operavano . “Gli arresti domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità” commentano i pm della Dda di Palermo, ricordando che comunicano spesso con le loro truppe mafiose persino dal carcere, figurarsi cosa potranno fare dalle loro abitazioni. E tutto ciò adesso comporta un superlavoro per le forze dell’ordine che dovranno monitorare e controllare tutti i mafiosi ai domiciliari, per assicurarsi che rispettino l’obbligo di non incontrare o comunicare telefonicamente con nessuno.

L’elenco con i 376 nomi è stato trasmesso tre giorni fa dal DAP, il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia, che sovrintende alle carceri, alla Commissione Parlamentare Antimafia, che l’aveva espressamente richiesta, e che spiega le comnseguentui ragioni della fretta del guardasigilli Bonafede nel nominare i nuovi vertici delle carceri italiane. E spiega anche come mai ieri, e per giunta di sabato il ministro ha fatto insediare immediatamente al Dap il nuovo vice capo Roberto Tartaglia ed ha comunicato alla maggioranza di governo il nome di Dino Petralia (entrambi noti magistrati antimafia) attuale procuratore generale a Reggio Calabria, come nuovo direttore del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria posto del dimissionario Basentini.

Basentini e Bonafede

Sulla limitata competenza ed operativa di Basentini ha influito non poco che non sia riuscito al Dap ad organizzare e predisporre soluzioni alternative agli arresti domiciliari, disponendo il loro trasferimento non a casa ma nei centri medici penitenziari, come quelli di Roma, Viterbo, Milano. Nona caso tale ipotesi era stato espressamente richiesta dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari per il camorrista Pasquale Zagaria, ma la risposta sollecitata più volte, è arrivata dal Dap solo il giorno successivo del provvedimento “leggero” dei giudici che lo avevano già mandato a Brescia a casa dalla moglie.

Bonafede ha di fatto indotto alle dimissioni Francesco Basentini l’ex Direttore generale del DAP al quale viene addossata la colpa di aver malgestito le rivolte di febbraio ed ancora peggio le scarcerazioni del CorionaVirus, soprattutto per le scarcerazioni dei mafiosi. Il nuovo capo Petralia arriva dalla procura generale di Reggio Calabria mentre il suo vice Tartaglia arriva dalla Commissione Parlamentare Antimafia e dopo una lunga stagione a Palermo come pm, dove ha lavorato insieme con il procuratore aggiunto Petralia.

Dino Petralia

Dino Petralia a parte un incarico come membro del Csm , aderendo alla stessa “corrente” di Giovanni Falcone, ha prestato servizio come magistrato in procure ad alto rischio come quelle di Marsala , Sciacca e Trapani. E’ stato in corso per la guida della Procura di Torino l’anno scorso dopo il pensionamento di Armando Spataro, ma quando seppe che la “cricca” di Palamara e compagni di merende lo sponsorizzavano, chiaramente senza dirglielo, ritirò immediatamente la propria candidatura, dimostrando spessore ed etica non comuni.

Roberto Tartaglia

Il ministro Bonafede ha anche assegnato a Tartaglia il primo incarico, cioè quello esaminare uno ad uno i fascicoli degli scarcerati , per una preliminare analisi che, qualora fosse necessario, proseguirà con gli ulteriori accertamenti. Non a caso ieri pomeriggio, la nuova reggenza del Dap ha emanato una circolare con cui viene disposto ai direttori delle carceri italiane l’obbligo di comunicare immediatamente al Dipartimento tutte le istanze presentate dai detenuti al 41 bis o comunque inseriti nei circuiti carcerari di massima sicurezza.

Ma chi compare nella lista dei 376 scarcerati ? Un elenco dei boss di vario livello peso che sono stati scarcerati dai giudici negli ultimi due mesi per il rischio Covid o per altre patologie, e che oggi sono detenuti ai domiciliari, nelle loro abitazioni e quindi nei loro territori di dominanza malavitosa. Sono capi e gregari delle associazioni mafiose, esattori del pizzo e persino narcotrafficanti. Nei giorni scorsi la polemica era già scoppiata per la concessione dei domiciliari a quattro mafiosi detenuti 41 bis: il camorrista Pasquale Zagaria, fratello di Michele Zagaria al vertice del potente e spietato “clan dei Casalesi”, i mafiosi siciliani Francesco Bonura e Vincenzo Di Piazza, e lo ‘ndranghetista calabrese Vincenzo Iannazzo.

Il monitoraggio del DAP ha portato alla luce un numero che non ha precedenti che comprende anche l’ergastolano Antonino Sudato detenuto nel reparto più rigido della cosiddetta “Alta sorveglianza 1″. Nessuna detenzione domiciliare concessa invece per l’ “Alta sorveglianza 2” dove sono ristretti i terroristi. Tutti gli altri scarcerati erano nell’ “Alta sorveglianza 3“, il settore che ospita 9.000 detenuti, le truppe al servizio di mafie ed organizzazioni specializzate nel traffico della droga. Duecento circa dei 376 scarcerati erano comunque ancora in attesa di giudizio, e sui quali il ministero della Giustizia non ha alcuna competenza.

 Alfonso Bonafede

Il ministro Bonafede questa mattina si è recato presso il carcere di Rebibbia a Roma, insieme al ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ed il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, fermandosi nell’ariosissimo ingresso, evitando di andare a vedere le celle. Nessuno rivela dice che era anche prevista una conferenza stampa  nella sala teatro della Casa circondariale romana, ma c’è stata la protesta dei detenuti… che hanno indotto a sospendere l’incontro con i giornalisti e le telecamere, proseguendo il tutto fuori sulla Tiburtina.

da sinistra. Boccia, Bonafede e Borrelli

Bonafede parlando con stampa ha definito “un grande successo” le decisioni prese in materia delle carceri durante l’emergenza coronavirus. “Adesso uno sforzo in più: abbiamo deciso, con una sinergia importantissima tra il ministero della Giustizia, la Protezione Civile, il ministro Boccia e quello della Salute Speranza”. Il ministro ha presentato a Rebibbia i 62 operatori socio-sanitari che entreranno in serizio a partire da domani presso gli istituti penitenziari per adulti e le strutture minorili del Lazio. Fanno parte della task force dei mille operatori selezionati con il bando emanato dalla Protezione civile di concerto con i ministeri della Giustizia, della Salute e degli Affari regionali e che opererà nelle carceri italiane fino al 31 luglio 2020 in ausilio al personale sanitario.

Il vero dramma per la giustizia italiana è che lo chiamano anche “Guardasigilli”…..

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