"Toghe pulite". Il Csm sospende dalle funzioni e stipendio il pm Palamara

"Toghe pulite". Il Csm sospende dalle funzioni e stipendio il pm Palamara

Il perno fondante dell’accusa sono i rapporti di Palamara intercorrenti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti, dal quale avrebbe ricevuto regali e viaggi ed in cambio avrebbe messo le sue funzioni a disposizione dell’uomo di affari. Al magistrato, che nel frattempo aveva chiesto il trasferimento al Tribunale dell’Aquila, sarà comunque corrisposto un assegno alimentare.

ROMA –  Il collegio della Sezione Disciplinare del Csm, accogliendo la richiesta del procuratore generale Riccardo Fuzio, coinvolto anche lui nello scandalo che ha travolto la magistratura, ed indagato per rivelazione di segreto proprio a Palamara, al quale gli avrebbe riferito dell’indagine a suo carico, ha sospeso il pm Luca Palamara indagato per corruzione a Perugia.  Al loro arrivo a Palazzo dei Marescialli i legali di Palamara parlando con i giornalisti avevano detto “Per noi non ci sono i presupposti per la sospensione, siamo fiduciosi”.  Ma così non è avvenuto.

Al magistrato, che nel frattempo aveva chiesto il trasferimento al Tribunale dell’Aquila, sarà comunque corrisposto un assegno alimentare. L’avvocato del pm, Benedetto Marzocchi Buratti, ha annunciato che ricorrerà alle Sezioni Unite civili della Cassazione: “Impugneremo sicuramente l’atto”. Palamara si è limitato a commentare: “Continuerò a difendermi nel processo”.

Lo scorso 9 luglio  Palamara aveva preso la parola per la prima volta dall’inizio del caso,  davanti alla sezione disciplinare del Csm, dichiarando: “Non ho mai svenduto le mie funzioni di magistrato né ho gettato discredito sui colleghi”.

L’udienza si era svolta a porte chiuse, dopo che la Sezione disciplinare aveva rigettato la richiesta dei legali di ricusare due giudici, i magistrati  Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita. rappresentanti della corrente di Autonomia e Indipendenza.

Palamara aveva parlato dopo i suoi avvocati e dopo che il collegio giudicante presieduto dal membro “laico” (indicato nel CSM dal M5S) Fulvio Gigliotti aveva già ascoltato i rappresentanti dell’accusa, gli avvocati generali della Cassazione Pietro Gaeta e Luigi Salvato.

Il perno fondante dell’accusa sono i rapporti di Palamara intercorrenti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti, dal quale avrebbe ricevuto regali e viaggi ed in cambio avrebbe messo le sue funzioni a disposizione dell’uomo di affari. Tra questi un anello destinato alla sua “amica del cuore” Adele Attisani, anello però  che nella motivazione del provvedimento di sospensione, però, è scomparso. Infatti non c’è più…

Palamara, davanti alla sezione disciplinare, si è difeso replicando alle accuse rivendicando quell’amicizia e spiegando che anche altri colleghi magistrati hanno frequentato l’imprenditore, ma non ha fatto i loro nomi, contrariamente a quanto aveva fatto invece davanti ai pm di Perugia, citando il presidente della Corte dei Conti Raffaele Scutieri, l’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ed alti ufficiali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri.

L’ex leader della corrente Unicost e dell’ Associazione Nazionale Magistrati ha escluso di aver voluto gettare fango sui colleghi, a cominciare dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, come invece gli contesta l’accusa, secondo la quale avrebbe discusso con il senatore Luca Lotti  (Pd) delle “possibili strategie di discredito” proprio nei confronti del pm titolare dell’”inchiesta Consip, e avrebbe tenuto un “comportamento gravemente scorretto” nei confronti dei colleghi che si erano candidati per il posto di procuratore di Roma, sempre per aver discusso “della strategia da seguire ai fini della nomina” con gli esponenti del Pd, Lotti e Ferri, oltre che con alcuni consiglieri del Csm .

 

La sezione disciplinare nell’ordinanza  contesta la tesi delle libere valutazioni personali. Perché non c’erano “interlocutori occasionali”, ma bensì “un soggetto indagato e poi imputato (l’on. Luca Lotti) da una delle procure in gioco (quella di Roma), da parte di un soggetto (l’incolpato) che afferma di essere stato sempre consapevole, dell’esigenza di indagini a suo carico da parte della procura di Perugia, anch’essa considerata nel “risiko giudiziario”)“. E non solo. Vi era una “programmazione delle azioni ritenute necessarie ai propri obiettivi“.

Mercoledì il plenum del Csm aveva preso atto delle dimissioni presentate da Riccardo Fuzio procuratore generale della Cassazione che lascerà l’incarico dal prossimo 20 novembre. Il procuratore generale è finito sotto accusa dopo la pubblicazioni di alcune conversazioni intercettate proprio con il pm Luca Palamara.

E’ stato quindi bandito anche il concorso per la nomina del successore di Fuzio. Termine finale fissato per la presentazione delle domande è il prossimo 9 agosto.

 

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