Il paradosso dei sindacalisti

di Tito Boeri

I populisti si presentano come gli unici veri rappresentanti del popolo in contrapposizione a un’élite totalmente corrotta. Il popolo ha sempre ragione, ma, a guardare bene, non tutti fanno parte del popolo. Tanto per i populisti della prima generazione (Getúlio Vargas) che per quelli della terza generazione (Jair Bolsonaro), gli indios dell’Amazzonia non erano, non sono, né mai saranno parte del popolo : “Hanno già a disposizione troppa terra“.
Anche per Juan Perón il pueblo non ha mai incluso le popolazioni indigene della Pampa meridionale e della Patagonia. Per Donald Trump chi non ama il presidente, cioè lui stesso, non è “our people”. Il popolo di Umberto Bossi abitava da qualche generazione sopra la linea del Po. Per Matteo Salvini del popolo non fanno parte gli immigrati presumibilmente fino alla ventesima generazione. Per Luigi Di Maio i cittadini extra-comunitari non sono popolo tant’è che, nella conversione del decreto che ha istituito il reddito di cittadinanza, ha permesso di inserire un meccanismo che impedisce che percepiscano il sussidio quando ne avrebbero diritto.
Confidiamo in un ravvedimento di Conte II rispetto a Conte I prima del 21 ottobre quando la tagliola scatterà per 170 mila extracomunitari. Come già messo in luce su queste colonne, basterebbe un decreto interministeriale che stabilisca che i documenti che vengono pretestuosamente richiesti dalla legge solo a loro non possono essere ottenuti nei paesi d’origine. I populisti reclamano per sé il monopolio dell’opposizione al punto da non concepire alcun ruolo per i corpi intermedi e per le associazioni della società civile.
Nel 2013 Beppe Grillo aveva scritto l’epitaffio del sindacato: “I sindacati dovrebbero essere aboliti; sono una struttura vecchia, una struttura politica; non c’è più bisogno dei sindacati!“. Per queste ragioni ha destato alquanto stupore una recente circolare Inps vidimata dal Ministero del Lavoro (quindi sicuramente con il placet M5S) che stabilisce che i sindacalisti di ogni ordine e grado potranno beneficiare di un trattamento pensionistico di favore rispetto a tutti gli altri lavoratori, coloro cioè che il sindacato dovrebbe rappresentare.
Vediamo di cosa si tratta. Un sindacalista che va in aspettativa o distacco sindacale si vede versare o accreditare dal proprio datore di lavoro o dall’Inps contributi previdenziali proporzionati allo stipendio del suo passato inquadramento, aggiornato in base agli accordi collettivi e agli scatti di anzianità. Il sindacato ha però la facoltà di integrare questi contributi con una propria contribuzione aggiuntiva proporzionata all’indennità che versa al sindacalista durante il periodo in cui opera a tempo pieno per il sindacato. Si tratta di una facoltà, non sono contributi obbligatori come quelli che riguardano circa un terzo della busta paga di un dipendente. Ragione vorrebbe perciò che questa contribuzione aggiuntiva venisse valorizzata con le regole del sistema contributivo: in altre parole i contributi dovrebbero sì aumentare la pensione del sindacalista, ma senza gravare sulle generazioni future.
Così non è secondo la circolare. Il sindacato e solo il sindacato può versare quando vuole questa contribuzione aggiuntiva e farla valere come una ulteriore componente fissa e continuativa della retribuzione del dipendente, valutandola ai fini pensionistici in base al regime pensionistico del dipendente. Prendiamo il caso di un sindacalista in distacco o aspettativa dal settore pubblico (sono circa 2 mila persone in questa condizione) che abbia, poniamo, 20 anni di contributi versati prima del 1992 e che avrebbe diritto nel suo inquadramento a una retribuzione di 1000 euro. Il sindacato può pagargli nel suo ultimo mese di lavoro un’indennità di 2500 euro e su questa indennità versare la contribuzione aggiuntiva. Se così facesse, il sindacalista si vedrebbe riconosciuti oltre 1300 euro in più di pensione al mese per sempre.
La circolare dà così legittimità a una prassi, resa pubblica nell’operazione “Porte aperte, che ha gonfiato le pensioni dei sindacalisti anche del 65% rispetto a quanto avrebbero ricevuto se le contribuzioni aggiuntive, cui solo loro hanno diritto, fossero state valutate col metodo contributivo. L’atto vidimato dal ministero impedirà all’Inps di recuperare somme non indifferenti erogate a molti ex-dirigenti sindacali e, di fatto, trasforma il sindacato in un datore di lavoro che può fare aumentare la quota retributiva pensionistica del rappresentante sindacale come se quell’aumento gli fosse stato concesso dal proprio datore di lavoro . In passato erano stati soprattutto i sindacati autonomi della scuola (a partire dallo Snals) e molte sigle minori a beneficiare di questa prassi. La circolare ora concede questa possibilità a sindacati di ogni ordine e grado, indipendentemente dalla loro rappresentatività (che oggi, diversamente che in passato, può essere misurata).
Questo significa che anche un’associazione di pochi lavoratori, magari affiliati mediante criteri di appartenenza politica, può aspirare a concedere ai propri aderenti questo trattamento. Forse è proprio per questo che il ministero a guida populista ha approvato la circolare. Offre una sponda per premiare i dipendenti pubblici che mostrano di assecondare maggiormente i dettami dei “rappresentanti del popolo“.
Contrariamente alle visioni dicotomiche dei populisti, il sindacato, come molti altri corpi intermedi, ha un ruolo fondamentale nelle nostre democrazie. Oggi ha perso credibilità agli occhi dei lavoratori e questi trattamenti di favore non sono certo un bel biglietto da visita per chi dovrebbe rappresentare operai e impiegati impoveriti dalle crisi di questi anni. Se il sindacato chiedesse di cambiare la circolare Inps, proponendo di valorizzare la contribuzione aggiuntiva in base alle regole del sistema contributivo, darebbe un segnale di correttezza e responsabilità che verrebbe molto apprezzato.
Si può giustificare il fatto che le organizzazioni dei lavoratori vogliano contribuire ad aumentare la pensione di chi ha lavorato nel sindacato. Ma non possono farlo gravando sulle spalle di tutti, tanto di chi è sindacalizzato che di chi non lo è affatto. Soprattutto non possono appesantire ulteriormente il fardello che domani si ritroverà sulle spalle chi ancora non è nato.
*editoriale tratto dal quotidiano La Repubblica



Ilva: il Mise convoca lunedì tutti a Roma

ROMA – Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha convocato per lunedì prossimo alle 10, presso il Mise, il tavolo interistituzionale per presentare la proposta di miglioramento fatta da Arcelor Mittal. Al tavolo sono invitati i presidenti delle Regioni e dei Comuni coinvolti, i sindacati, le organizzazioni datoriali, i consumatori e le organizzazioni ambientaliste. La lettera di convocazione è lunga tre pagine,

Destinatari della convocazione oltre ai vertici di Arcelor Mittal e Am Investco Italy , i commissari straordinari, i sindacati e la Confindustria, sono i rappresentanti degli enti locali, a partire dai presidenti della Regione Puglia Michele Emiliano, della Regione Liguria Giovanni Toti, della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e della Regione Lombardia Attilio Fontana. Saranno presenti anche il capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente e i dirigenti del Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economi, e numerosi sindaci e rappresentati di associazioni.

L’incontro convocato per  lunedì prossimo è conseguente al confronto che il ministro ha avuto giorni fa con i vertici di Arcelor Mittal dopo i miglioramenti annunciati rispetto alla loro offerta e conseguente aggiudicazione dell’ILVA riformulata nei contenuti, soprattutto in relazione al risanamento ambientale, così come chiesto dal Ministro. Nell’ultimo vertice al Mise è emerso che la nuova proposta di Arcelor Mittal per l’ ILVA non convince del tutto Di Maio che l’ha chiarito direttamente alla multinazionale franco-indiana, leader mondiale dell’acciaio. “Ci sono passi avanti per il risanamento ambientale dell’acciaieria di Taranto” ha dichiarato  Di Maio, “ma non mi convince ancora sull’occupazione“.

I miglioramenti  proposti da Arcelor Mittal sono ancora da approfondire e migliorare, ha commentato ancora Di Maio,  per il quale in ogni caso prosegue il procedimento amministrativo (una vera e propria farsa !)  da concludersi in un mese, e cioè entro il termine indicato dai commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria i quali  hanno chiarito di avere in cassa la liquidità per pagare stipendi e fornitori sino a sine agosto.  Il ministro Di Maio sostiene di voler accertare con questi 30 giorni  se nella gara di aggiudicazione dell’ILVA, effettuata l’anno scorso, sono state compiute violazioni della legge tali da dover portare ad una revoca in autotutela della gara stessa, dimenticando che quel contratto è già passato al vaglio persino dell’ Avvocatura Generale dello Stato e dell’ Antitrust Europea, cioè di soggetti giuridici ben più preparati e competenti dei consulenti “grillini” di cui si avvale Di Maio, il quale sostiene che  il confronto con Mittal sulla nuova proposta e la verifica sulla regolarità della gara di aggiudicazione sono percorsi paralleli.

Al termine della verifica, sapremo se la gara è da fermare oppure no, noi, ha rilevato in quell’occasione Di Maio, dobbiamo prepararci a tutte le eventualità. Ed Arcelor Mittal, dopo quel confronto, ha ribadito al ministro di aver partecipato in buona fede alla gara ed esprime l’auspicio fiducioso di poter concludere presto questa fase in modo da avviare subito i piani di risanamento ambientale e di rilancio industriale che devono riposizionareILVA. Le proposte aggiuntive confermano l’impegno, sottolinea Mittal.

Preoccupato si è detto il sindacato. che si aspettatavano un percorso certo e definito dal MISE  per riuscire ad arrivare ad una conclusione entro la fine di luglio, riaffermando che la posizione del sindacato sull’ILVA l’obiettivo è molto chiaro: zero esuberi.

L’incontro del 30 luglio ha quindi il fine di rendere noto ad una più estesa platea, sia istituzionale che sindacale, quali sono i progetti e programmi di  Arcelor Mittal per rilanciare l’ ILVA di Taranto e le altre sedi italiane del gruppo. Mittal già nell’ultimo confronto col ministro Di Maio aveva annunciato questa sua intenzione di voler rendere partecipi della nuova offerta per l’ILVA anche una serie di soggetti direttamente interessati agli sviluppi della questione.

 




Da luglio stop agli stipendi in contanti. In arrivo finalmente la fine delle buste paga false

ROMA – Finalmente una tutela anche per l’ esercito di innumerevoli lavoratori nei cantieri dell’edilizia, nei campi da coltivare, ma anche negli alberghi e ristoranti, nel facchinaggio o nelle varie cooperative che subiva un inqualificabile ricatto da parte dei datori di lavoro, cioè quello di essere costretti a firmare una busta paga per un importo, ma in realtà di accettare di riceverne di meno dietro la minaccia di perdere il posto.  Una delle tante estorsioni applicate nei rapporti di lavoro da alcuni datori di lavoro, che definire “strozzini” non è un errore, utilizzate per abbattere illegalmente i costi.  Svariate numerose manifestazioni di illegalità  che sindacati, inquirenti e giudici del lavoro conoscono molto bene .

I lavoratori vessati secondo la ricerca Censis-Confcooperative, sono 3,3 milioni e nel cono d’ombra del sommerso il loro salario medio scende da 16 a 8 euro l’ora. Molti datori di lavoro taroccano le buste paga spostando le voci laddove vengono detassate o sfuggono alla contribuzione. Come lo fanno ?   Ad esempio fanno figurare le ore lavorate come “trasferte”, gli straordinari come “premi individuali” o “diaria”, come ha testimoniato un recente rapporto della Fondazione Mario Del Monte e Legacoop Estense sulle cooperative più varie. Nei casi in cui il pagamento degli stipendi avviene in contante, è molto più semplice per il datore di lavoro in malafede riuscire a mettere in atto questo genere di violenza-ricatto ricatto.

Le imprese che ricorrono al lavoro irregolare riducono il costo del lavoro di oltre il 50% mettendo spesso fuori mercato le aziende che operano nella legalità. Mettono una grave ipoteca sul futuro dei lavoratori lasciandoli privi delle coperture previdenziali, assistenziali e sanitarie per un’evasione contributiva pari a 10,7 miliardi. Secondo la Commissione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, istituita presso il MEF, considerato l’insieme delle attività economiche, il salario medio orario sostenuto dalle imprese per retribuire un lavoratore regolare dipendente è di 16 euro; il  salario pagato dalle aziende per un lavoratore irregolare corrisponde a 8,1 euro cioè circa la metà del salario orario lordo del lavoratore regolare. Il cosiddetto monte salariale irregolare nel 2014 ha raggiunto i 28 miliardi di euro, pari al 6,1% del valore complessivo delle retribuzioni lorde.

L’evasione tributaria e contributiva, nel periodo 2012-2014, ha raggiunto una media annua di 107,7 miliardi di euro, 97 dei quali riconducibili all’evasione tributaria e 10,7 all’evasione contributiva. Fra le voci più rilevanti dell’evasione si distingue quella relativa all’Iva che sfiora i 36 miliardi di euro e quella da mancato gettito dell’Irpef derivante da lavoro e impresa, pari a 35 miliardi di euro. La sola Irap fa registrare una mancata contribuzione di 8,5 miliardi. Il mancato versamento dei contributi risulta pari a 2,5 miliardi per il lavoratore dipendente e a 8,2 per il datore di lavoro.

Dal prossimo 1° luglio, ci si augura, tutto ciò dovrebbe essere molto più complicato. Una norma contenuta nella legge di Bilancio – che ricalca una legge proposta da Titti di Salvo già anni fa – decreta lo stop al pagamento degli stipendi per contanti. Per retribuire il lavoratore il mezzo consentito sarà soltanto un bonifico, o utilizzando gli strumenti di pagamento elettronico. Il pagamento in contanti, sarà possibile esclusivamente se ad effettuarlo saranno per onto dei datori di lavoro gli sportelli bancari o postali, dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria, con mandato di pagamento. Alternativa lo stipendio pagato con un assegno da incassare, da  consegnare direttamente al lavoratore. Grazie a queste metodologie sarà impossibile sfuggire alla tracciabilità dei pagamenti e movimenti finanziari.

Nella legge originaria è previsto ed indicato che il datore di lavoro al momento dell’apertura del contratto  debba comunicare al Centro per l’impiego la modalità attraverso la quale corrisponderà il compenso. Esclusi dalla norma – che riguarda i lavori subordinati, cococo e lavoratori delle cooperative – sono la Pubblica Amministrazione, le colf o badanti che lavorino almeno quattro ore al giorno per lo stesso datore. Infine, come già avevano stabilito alcune sentenze dei Tribunali, non si considera più la firma della busta paga come una prova sufficiente dell’avvenuto pagamento delle prestazioni.

Negli uffici dell’ Ispettorato del lavoro ritengono che questa misura possa rivelarsi un ottimo deterrente, anche se al momento è praticamente impossibile quantificare il fenomeno – almeno finché non verranno applicate le prime sanzioni, che andranno da mille a cinquemila euro. La sensazione diffusa è che sia una piaga che colpisce di più la “bassa manovalanza”, cioè quelle persone più ricattabili sfruttate dal caporalato. Sarebbe auspicabile pertanto un’ informazione semplice e chiara, in via preventiva  per sensibilizzare e preparare i destinatari della misura, anche perché è probabilmente più alta l’incidenza di lavoratori non ancora dotati di strumenti bancari in quelle fasce di popolazione.

Il testo della Legge prevede infatti che il Governo si attivi con i Sindacati, Confindustria, le banche (Abi) e le Poste Italiane perché si scriva una Convenzione per “individuare gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e la corretta attuazione” delle norme. In teoria, ci sarebbero stati tre mesi di tempo che sono terminati con marzo. Ma chiedendo una conferma  ai vari soggetti che dovrebbero sedersi intorno al tavolo,  si ricevere l’impressione che al momento nessun input sia arrivato dal Governo, dove in questi mesi le priorità  sono state dimenticate dall’evoluzione della politica.

Un altro timore riguarda la capacità delle aziende in malafede di aggirare l’ostacolo. E’ prassi diffusa in alcuni settori di corrispondere il giusto stipendio, salvo poi chiederne la restituzione di una parte. Il caso più emblematico è quello di Paola Clemente, la bracciante morta in Puglia che veniva pagata due euro all’ora, o la più recente vicenda dell’albergatore siciliano candidato all’Ars, che dimostrano come la lotta all’illegalità e per la dignità del lavoro (e la sua giusta retribuzione) è appena cominciata.




Arcelor Mittal: Ilva, sfida per noi a lungo termine

ROMA – “La sfida di gestire ILVA non è facile, ma sono giovane e sono qui per rimanere a lungo termine”. Lo ha detto a Cernobbio al forum sui trasporti organizzato da Conftrasporto  il CEO Europa di Arcelor Mittal, Aditya Mittal  , gruppo che detiene l’85% della compagine AmInvestCo che si sta preparando a rilevare gli asset di ILVA dall’amministrazione straordinaria , spiegando che l’azienda che il suo gruppo controlla all’85% ” ha sofferto moltissimo negli ultimi anni dal punto di vista della produzione e ha sofferto la comunità per negligenze ambientali, noi vogliamo migliorare queste condizioni“.

Mittal intende occuparsi “seriamente” di lavoro all’ ILVA, ha aggiunto Mittal.”Io lavoro da 22 anni in questo settoreOccorre gestire correttamente il rapporto con tutti gli stakeholder”, termine che indica gli azionisti, i fornitori, i dipendenti e i cittadini residenti nel territorio, ha aggiunto. “L’industria dell’acciaio è strategica ed è molto importante per una comunità – sottolinea – perché ha un impatto sull’ambiente e sull’occupazione molto rilevante e noi ci prendiamo questa responsabilità molto seriamente“. Per Mittall’industria dell’acciaio è colma di sfide e Ilva non fa eccezione . È qualcosa  che noi sappiamo che dobbiamo gestire su base quotidiana e in cui dobbiamo eccellere su base quotidiana“.

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

L’ILVA,  ha un grandissimo potenziale perché la sua ubicazione è ideale, -ha aggiunto Mittal “ – è tra le acciaierie in Europa quella che ha una delle posizioni migliori. Una delle cose che ci piace dell’ ILVA che ci è piaciuto moltissimo al momento dell’acquisizione è che c’è questo porto profondo – ha proseguito – ha trasporti interni ed esterni di altissima qualità, ha una connessione marittima diretta con Genova che una volta completata ci permetterà di abbassare ulteriormente i costi di trasporto. Logistica e acciaierie vanno di pari passo, senza una logistica efficace una acciaieria non può lavorare bene”, ha concluso. Nessun riferimento però al porto di Taranto.

Ieri però, come hanno reso noto i sindacati, i vertici di AmInvestCo invitati al tavolo del Mise avevano affermato di “non avere autonomia per decidere diversamente da quanto prospettato nel piano” sottolineando la necessità di rimandare ogni decisione agli azionisti.

nella foto, Maurizio Landini. segretario confederale CGIL

“Il piano che  stato presentato  per l’Ilva non è  sostenibile  e chiediamo al Governo  di fare fino in fondo la sua parte”. Lo dice – in un’intervista a La Stampa – il segretario confederale Cgil Maurizio Landini.    “Come ha fatto Macron e come hanno fatto Germania e Stati Uniti – prosegue -, il governo deve difendere gli interessi del Paese. Che in questo momento sono anche avere un’industria siderurgica degna di questo nome”.    Si  è proposto di riaprire il procedimento di vendita dell ILVA e inserire Cassa Depositi e Prestiti nella compagine. Che ne pensa? “Dico di sì – risponde Landini -. A questo punto, sarebbe molto importante che Cdp entrasse nella società, anche come elemento di garanzia degli investimenti e di chiarezza sugli impegni. Sarebbe una scelta intelligente, anche a tempo: qui c’ un gruppo che ha dimostrato qualche problema di attendibilità“.

Nessuna spiegazione chiara però dall’azionista di maggioranza, sui termini di un’eventuale ricomposizione del dialogo. Aditya Mittal ha ribadito questa mattina che “Si è visto soffrire i dipendenti di ILVA  per via delle incertezze del suo futuro. Si è vista la sofferenza nella operatività che non è migliorata, anzi c’e’ stato un declino della produzione su base annuale. E, ancora più importante, abbiamo visto una comunità che ha largamente e fortemente sofferto e per via di tutti i problemi ambientali che conosciamo. ILVA è vicina alle città e c’è stato un non rispetto ambientale di tutte le comunità dove si trova ILVA. Il nostro lavoro è prima di tutto migliorare queste condizioni. Come possiamo noi gestire un business in maniera adeguata, giusta, come possiamo assicurare che ci occuperemo di stakeholder e dell’ambiente. Ci occuperemo seriamente di lavoro“.

“Vogliamo trovare una soluzione insieme a Governo, istituzioni locali e sindacati per un futuro sostenibile di Ilva – ha detto il figlio del fondatore del gruppo Lakshmi Mittal, a margine del forum di Cernobbio – Speriamo fortemente di poter proseguire con le discussioni e trovare un punto d’accordo”.




Ilva: Calenda, “posizione azienda irricevibile”. Salta il tavolo al Mise, il ministro chiede garanzie per i lavoratori

ROMA – “La posizione dell’ AccelorMittal per Ilva e’ irricevibile”. Lo ha affermato il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda. “Abbiamo incontrato con il viceministro Bellanova  l’azienda e abbiamo comunicato che l’apertura del tavolo in questi termini e’ irricevibile“, ha riferito Calenda ai giornalisti, “soprattutto per quanto concerne gli impegni sui livelli di stipendio e inquadramento (dei lavoratori) su cui c’era l’impegno dell’azienda a rispettare l’attuale situazione“.

“Bisogna ripartire dall’accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell’accordo la trattativa non va avanti“. Oggi al Ministero dello Sviluppo  Economico avrebbero dovuto parlare di questo e di altro  AM InvestCo Italy (la nuova società di Arcelor Mittal e Marcegaglia), e i vertici dei sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb. Ma secondo quanto hanno riferito i rappresentanti dei lavoratori, Calenda ha annullato tutto e l’azienda dovrà tornare al tavolo dopo un confronto con gli azionisti. I sindacati hanno spiegato soddisfatti che il ministro si è detto “pronto a mettere in campo tutto quanto nelle prerogative del governo per il rispetto degli impegni presi”.

Fin dalla mattinata, la viceministra Bellanova aveva fatto presente che “la posizione del governo è che si parte dalla proposta che era stata fatta nel bando di gara. Si parlava di un costo di 50.000 euro medio a lavoratore e quindi rispetto alla proposta che è stata avanzata nella comunicazione alle organizzazioni sindacali, si parla di una cifra più alta“.

Soddisfazione dei sindacati.  “Prima dell’inizio dell incontro il Ministro ha chiesto all’  azienda di cambiare impostazione” commenta in una nota Marco Bentivogli della Fim –  AM InvestCo Italy ha chiesto tempo per verificare mandato. Pertanto il tavolo è stato annullato. L’azienda dovrà tornare al tavolo dopo confronto con azionisti. Se ciò non avvenisse Governo metterà in campo tutto quanto in sue prerogative per rispetto impegni presi. Sapevamo che il negoziato sarebbe stato durissimo, ma con queste premesse più che un intesa ravvisiamo solo la volontà di scontro da parte dell’azienda”.

“Il governo sta al fianco delle preoccupazioni dei lavoratori”, ha commentato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

 




L’ ILVA riavvia l’ Altoforno 4 a Taranto

CdG commissari Ilva_istituzioniNell’incontro che si è svolto questo pomeriggio in prefettura a Taranto tra ILVA e le istituzioni locali, la Società ha comunicato che domani, giovedì 22 settembre, sarà riavviato l’altoforno AFO4.  Durante l’incontro ILVA ha illustrato le modalità operative e le misure di sicurezza previste per il riavvio dell’impianto, che avverrà nelle prime ore della mattinata.

Per la definizione delle procedure di riavvio dell’altoforno, che in questa fase potrebbe generare emissioni visibili che non presentano rischi per la popolazione, ILVA si è avvalsa del supporto della ditta Paul Wurth, società di primario standing ed esperienza internazionale in questo tipo di interventi.