Di tutto di più

Alberto Airola Il senatore 5 Stelle, intervenendo in aula durante la discussione generale sulla Tav, crolla in una confusione numerica totale: la senatrice grillina alle sue spalle prova a correggerlo continuamente ma, presa dalla disperazione, si mette le mani tra i capelli…

I francesi pagheranno per i loro… ehm… 45 chilometri qua… un miliardo, più o meno… mentre noi per, cioè loro per 12,5 chilometri pagheranno… ehm… un miliardo. Noi… ehm… no, scusate, è il contrario: 45 milioni, no chilometri, sono italiani e l’Italia paga due terzi 4 miliardi… scusate, 45 chilometri sono francesi, e l’Italia… scusate, i dati sono molti, vi prego di avere pazienza

Stefania Giovinazzo consigliera “grillina” del Comune di Genova evoca Piazzale Loreto, per poi cancellare il post su Facebook e scusarsi

Attento caro ‘Ruspa’, la storia ci insegna che passare dall’avere le piazze gremite di persone che applaudono a finire a testa in giù, è un attimo

Crisi di Governo. L’abbronzatura dei senatori al centro del dibattito sul calendario, a Palazzo Madama

Salvini, dopo Twiga, Beach tour e tantissima spiaggia: “Invidio alcune abbronzature che vedo tra i banchi dell’opposizione…”. E Marcucci, Pd: “I dati estetici sono incontrovertibili, ministro Salvini: lei qui dentro è sicuramente il più abbronzato!”

Il rientro forzato dalle ferie: alcune meste dichiarazioni di senatori a cui Salvini ha rovinato le vacanze

Ciao ragazzi, sembra ieri che la Casellati ci ha augurato buone vacanze. Ah, già: era ieri”…”Io in vacanza non ci sono ancora andata, dovrei andare in Croazia”…”Io sono arrivata direttamente dalla Croazia. Prometto che per l’aula tornerò ad avere un look più istituzionale” ( fonte: Il Messaggero )

Massimo Casanova 48 anni, da pochi mesi europarlamentare della Lega, amico fraterno di Salvini e proprietario del Papeete Beach di Milano Marittima 

Casanova, il suo Papeete è la nuova Villa Certosa dell’era berlusconiana. Milano Marittima sta al potere come un tempo era Portocervo. “Non è un caso. La Lega è il Papeete. E il Papeete è la Lega”. In che senso? “È un posto democratico, il Papeete è il posto leghista per eccellenza (…)”. La fotografia di Salvini tra il mojito e una cubista in bikini ha fatto il giro del mondo. Non crede non sia una posa istituzionale? “Ma no, è un modo di divertirsi dopo tanto lavoro. E poi se mi sta chiedendo se ci piacciono le donne certo che ci piacciono (…). Tutti devono sapere che Matteo Salvini è un uomo umile, una persona straordinaria, che dedica la sua vita al popolo” ( fonte: La Repubblica)

Un selfie con Salvini: reportage dal Beach Tour salviniano in Calabria. 

In fila per il selfie. Siamo a destra, come ci ha chiesto Matteo: “Mettetevi a destra, dalla parte giusta, e non preoccupatevi. Non mi muovo finché l’ultimo non avrà fatto la foto con me”. E Repubblica: “In questi giorni di campagna elettorale on the beach Matteo Salvini e il suo apparato di comunicazione, la cosiddetta Bestia, hanno raggiunto il nuovo primato di produttività: 1.500 selfie al giorno, con punte di duemila”, scatti che si propagano sui social generando una pubblicità impagabile (fonte: il Fatto Quotidiano)

Beppe Grillo sul suo “sacro” blog, che ormai non legge più nessuno

Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari”

Matteo Salvini durante una tappa del suo Beach tour, a Sabaudia

Ci credono dei trogloditi, solo loro sanno scrivere e leggere tanti libri, ma io dico sempre: non è importante leggere tanti libri, l’importante è capirli! Qui magari c’è gente che legge un libro di meno, ma lo capisce!

A volte ritornano… il senatore Pd Matteo Renzi in conferenza stampa

Matteo Salvini si dimetta da ministro dell’Interno e torni ai suoi mojiti, nelle forme e nelle modalità che riterrà più consone alla sua vita da senatore

La senatrice Fdi Daniela Santanchè dal Twiga Beach Club di Flavio Briatore (di cui era socia) , scatenata ai piatti con tanto di outfit leopardato/maculato 

Altroché Papeete… Twiga!!!” (fonte: Instagram)

L’imprenditore Flavio Briatore scende in politica 

“Se Salvini mi chiamasse al governo potrei dire di sì, a patto di essere messo nelle condizioni di fare le cose. Lui è uno dei più preparati, è un bravo comunicatore”. E su Facebook, il giorno dopo: “In questo momento così critico e confuso per il Paese Italia, ormai alla deriva, mi faccio avanti con una proposta forte e concreta: Il Movimento del Fare, che nasce per essere al completo servizio dei cittadini. E lo faremo completamente GRATIS” ( intervista: quotidiano Il Foglio)

Il direttore di Libero Vittorio Feltri sulla crisi

Mattarella sta zitto non perché è riservato, ma perché non sa che cazzo fare” (fonte: Twitter )

Claudio Borghi parlamentare leghista e presidente della commissione Bilancio della Camera 

Se facessi uscire oggi il mio libro su questo governo farei un milione di copie e mi ‘pagherei gli stipendi’ di dieci anni da deputato. Fortunatamente per qualcuno (che non ne uscirebbe bene) non ho bisogno di soldi. In futuro quando le acque si saranno calmate vedremo…” (fonte: Twitter )

Igor De Biasio 42 anni, membro del cda Rai, si indigna sui giornalisti 

Questa cosa mi ha fatto davvero vergognare: com’è possibile che un giornalista Rai, nel caso specifico Valter Rizzo, scriva su Facebook che Salvini preferisce spiegare ai giovani come sbronzarsi e pippare di cocaina anziché promuovere i valori sociali? Ma dove siamo finiti?” (intervista: quotidiano Libero)

L’ex europarlamentare leghista, Mario Borghezio, che non è stato ricandidato, ricompare abbronzatissimo in Transatlantico 

Che ci faccio qui? Sono venuto per gufare. Se il governo cade è per merito mio, non dell’opposizione. Salvini lo sa” (fonte:  Corriere della Sera)

Roberta Lombardi capogruppo 5 Stelle alla Regione Lazio  

L’alleanza con il Pd è possibile? “Io dopo aver governato con la Lega penso di poter andare d’accordo anche con Belzebù” (intervista: La Repubblica)

Davide Barillari  consigliere 5 Stelle in Regione Lazio twitta e poi cancella

Che bello, cade il governo! È quello che sperano e annunciano da un anno, ogni giorno, giornali e disperati personaggi come Zingaretti. Tranquilli… rosicate, mangiate i vostri popcorn e state a guardare che succede. Questo governo non casca”. Poche ore dopo, il comunicato ufficiale di Salvini con cui apre la crisi di governo

Salvini può vincere le prossime elezioni? Il pensiero del segretario Pd Nicola Zingaretti

È come se uno riuscisse a mettere fuori dalla porta tre lupi e poi facesse rientrare dentro casa un lupo che lo sbrana“. Che ?! (fonte:   Radio Capital )

L’ex magistrato Antonio Ingroia, su tutte le furie, minaccia azioni legali 

Renzi non usi Azione Civile, il nome è mio!”. E gli attivisti ingroiani: “Tentano di scippare il nostro nome, è una notizia che ci indigna e scandalizza. Renzi e i suoi ‘comitati’ tengano giù le mani da Azione Civile!” (fonte: Corriere della Sera)




Virginia Raggi è colpevole. Ma solo di incapacità

di Emiliano Fittipaldi

 

Alessandro Di Battista è uno che ha sempre le idee chiare. “Il sindaco di Roma è solo una foglia di fico in un sistema complesso gestito da criminali” ha sentenziato il grillino. “Senza che magari se ne sia reso conto. Questo non significa che il sindaco sia coinvolto. Ma per incapacità non è degno di fare il sindaco a Roma. Gli incapaci sono colpevoli quanto i delinquenti. Credono di poter comandare, e invece sono comandati“.

Luigi Di Maio, Virginia Raggi, Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi

Chissà se in questi ultimi mesi a Virginia Raggi, riascoltando le parole che il compagno di partito urlava nel 2014 chiedendo le dimissioni di Ignazio Marino travolto dalle accuse dei pm a Buzzi e Carminati, saranno fischiate le orecchie. E chissà se lo stesso Di Battista, dopo gli arresti e i processi per corruzione di Raffaele Marra e Luca Lanzalone, braccio destro e sinistro della sindaca pentastellata, userebbe oggi le stesse parole che sembrano calzare a pennello anche per la sua amica.

È un fatto, però, che l’avventura della Raggi – a poco più di due anni dalla sua elezione – rischia di concludersi anzitempo a causa di un cortocircuito, e di incapacità, più che giudiziarie, amministrative e politiche. Un flop causato da errori a catena commessi non solo della sindaca della Capitale, ma dell’intera classe dirigente del Movimento Cinque Stelle.

Ora dovranno decidere se Virginia ha mentito o meno davanti al dirigente dell’Anticorruzione, a cui giurò che fu lei, e non Raffaele (al tempo direttore del Personale) a scegliere in piena autonomia lo scatto di carriera (e di stipendio) del di lui fratello, Renato.

Le chat sembrano far propendere per la bugia, secondo il pm Paolo Ielo spacciata dalla Raggi per salvare la ghirba e la poltrona. Ma chi scrive (nonostante sia stato L’Espresso  a pubblicare  nel settembre del 2016 l’inchiesta giornalistica sui rapporti tra Marra e l’imprenditore Sergio Scarpellini, articolo che ha dato il via al filone penale sulla corruzione dell’ex finanziere; dopo il sequestro del suo cellulare e il ritrovamento di alcune chat tra Marra e la sindaca, i pm di Roma hanno poi aperto un nuovo rivolo, accusando la Raggi di falso) crede che la sindaca non debba lasciare a causa di una condanna per un reato “bagatellare”.

Paradossalmente sono stati proprio i Cinque Stelle a infilarsi da soli il nodo scorsoio che potrebbe strozzare il Campidoglio e gettare nel caos il movimento nazionale: la legge Severino non prevede, per pene minori, alcuna ripercussione o sospensione del pubblico ufficiale condannato. È infatti il rigido codice etico del partito a obbligare gli amministratori grillini condannati a dimettersi dall’incarico. Anche se la sentenza è solo di primo grado, e anche di fronte a reati minori che censurano comportamenti scorretti, ma non certo gravissimi da un punto di vista etico e politico.

Rispetto ai disastri e alle altre menzogne della Raggi, che non hanno rilievo penale, il presunto falso raccontato al pubblico ufficiale dell’Authority di Cantone appare francamente come una quisquilia. La Raggi ha mentito ai romani spiegando che “Marra (appena arrestato, ndr) era solo uno dei 23 mila dipendenti del Comune“, e ha mentito sull’ex assessore Paola Muraro: nonostante fosse venuta a conoscenza dell’indagine sulla sua collaboratrice, Virginia per 50 giorni negò di essere a conoscenza di eventuali procedimenti giudiziari. Senza dimenticare le omissioni sul curriculum, come quelle sul passato nello studio di Cesare Previti, o sulla presidenza di una società dell’ex segretario di Franco Panzironi, appena condannato per Mafia Capitale.

Se, come dice Di Battista,gli incapaci sono colpevoli quanto i delinquenti, perché credono di poter comandare, e invece sono comandati“, è un fatto che la Raggi si sia fatta consigliare e guidare da due Rasputin, entrambi finiti in manette per corruzione. Marra, in primis, a cui Virginia ha consegnato le chiavi del Campidoglio nonostante le inchieste giornalistiche e i dubbi di parte del movimento (Roberta Lombardi su tutti). Luca Lanzalone, scelto dal gennaio 2017 come nuovo consigliere, dopo i suggerimenti di pezzi da novanta come Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.

La Raggi da gennaio 2017 ha messo la città di Roma nelle mani di un avvocato di Genova che, secondo la procura capitolina, era al soldo di un’associazione a delinquere guidata dal costruttore Parnasi, da cui Lanzalone avrebbe ricevuto circa 100 mila euro tra utilità e consulenze in cambio di un’iter rapido per il via libera al progetto dello stadio di Tor di Valle.

Chi ha sbagliato pagherà“, ripete sempre la Raggi a ogni inciampo e scandalo, come se non fosse stata lei a promuovere Marra, e a piazzare Lanzalone a presidente dell’Acea. O a nominare un fedelissimo del suo Mr.Wolf a commissario straordinario dell’Istituto di previdenza dei dipendenti comunali (Ipa), il livornese Fabio Serini, con un contratto a oltre 115 mila euro l’anno.

Peccato che Serini (anche lui indagato per corruzione) non fosse un commercialista qualunque, ma un uomo che Lanzalone conosceva assai bene: quando Serini era commissario giudiziale dell’azienda dei rifiuti di Livorno (Ammps), Lanzalone e il suo socio Luciano Costantini ne erano infatti i consulenti legali, incaricati alla difesa dell’azienda.

Qualche giorno fa i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno scoperto “che non solo Luca Lanzalone ha aiutato Serini (in pieno conflitto di interessi, ndr) a ottenere dal sindaco Raggi la nomina a commissario dell’Ipa” ma che lo stesso Serini, una volta nominato dalla grillina, ha poi affidato allo studio di Lanzaloneincarichi remunerati“. Se Parnasi dava o prometteva a Lanzalone consulenze pagate con denaro privato, in pratica, stavolta si tratta di soldi pubblici dei contribuenti.

Un do ut des che vede la sindaca nel ruolo di vittima, o – come ci dicono gli inquirenti – di “trafficata“. Possibile che la Raggi si sia fatta raggirare ancora una volta da soggetti a cui aveva dato totale fiducia? Leggendo e analizzando le carte, sembra proprio di sì.

Al netto delle capacità nella gestione della Città eterna, sprofondata dal suo arrivo ancor più nel degrado e nella sporcizia, con municipalizzate sull’orlo del fallimento, strade e quartieri violenti e insicuri, autobus in fiamme e scale mobili della metro che crollano, in un Paese normale sarebbe bastato solo uno degli scandali che hanno asfissiato Roma e il Campidoglio negli ultimi due anni a costringere la Raggi a fare un passo indietro. Invece a gettare la Capitale (e il M5S) nel caos politico rischia di essere un reato bagatellare, un segno evidente della subordinazione costante della politica italiana alla magistratura.

Un caos politico che tra l’altro non vuole nessuno, e in tanti tifano nell’assoluzione completa: non solo tra le file governiste del M5S, ma pure nel Pd c’è chi giura e sogna che la Raggi sarà assolta. In caso di elezioni anticipate, i democratici sanno benissimo che la Città Eterna rischia di finire non tra le loro braccia. Ma tra quelle di Salvini.

*opinione tratta del settimanale L’ ESPRESSO




Stadio Roma: in arrivo curatore giudiziario. Di Maio: “Lanzalone lasci”

Roberta Lombardi

ROMA  –  Il giorno dopo gli arresti per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma, il M5s  deve affrontare le inevitabili polemiche e gli attacchi politici dall’opposizione. La capogruppo in consiglio regionale del Lazio, Roberta Lombardi, in un’intervista al quotidiano La Repubblica ha sottolineato che il presidente di Acea, Luca Lanzalone, era stato portato a Roma “dal gruppo che si occupa di enti locali” del Movimento 5 Stelle, cercando di trovare una via d’uscita dialettica: ‘La differenza fra noi e gli altri dev’essere nella reazione”. Il leader del M5s Di Maio chiede a Lanzalone di dimettersi subito’, mentre l’ex assessore comunale Berdini attacca: “E’ peggio di Mafia capitale.

Anche Virginia Raggi parte al contrattacco. “La rassegna stampa è vergognosa – dice – i giudici dicono che io non c’entro niente e non c’è un giornale che abbia avuto il coraggio di riportare questa notizia. Il Comune, i romani e la società Roma calcio sono la parte lesa. Partono oggi le querele“. Ma probabilmente la Sindaca dimentica per chi lavorava Lanzalone (come accaduto anche per Marra a suo tempo) …e chi l’ha nominato al vertice dell’ ACEA.

Il dipartimento Urbanistica del Campidoglio, dopo gli arresti di ieri nell’ambito dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma, ha inviato una lettera alla società costruttrice Eunova per chiedere chiarimenti circa l’interlocutore dopo l’arresto del costruttore Luca Parnasi. A prendere le redini aziendali probabilmente subentrerà un curatore ‘commissario‘. Ora si dovrà vagliare se tutti gli atti di dell’opera si confermeranno legittimi. Procedura che di fatto congela l’iter del progetto.

L’iter amministrativo del progetto, secondo la road map tracciata prima che si scatenasse l’inchiesta, avrebbe dovuto portare entro la fine di luglio in aula Giulio Cesare la delibera del progetto modificato. In ogni caso ora si dovrà vagliare se tutti gli atti di un’opera al centro di un’inchiesta si confermeranno legittimi. Procedura che prenderà tempo.

Esiste un caso Roma ?Esiste in Italia un caso corruzione – sostiene il premier Conte – per cui dobbiamo stare sempre attenti, dobbiamo lavorare noi regolatori, autorità ovviamente come l’Anac e l’autorità giudiziaria ognuno nell’ambito delle sue competenza“. Ma anche il premier dimentica che tutta questa vicenda girava intorno a Roma Capitale ed alle decisioni della sua Sindaca Raggi sul progetto del nuovo stadio per la Roma.

 




Arresti stadio Roma, così si foraggiava la politica: “Spenderò qualche soldo per le elezioni”

ROMA – Altro che la Terza Repubblica di cui parla il Movimento 5 Stelle. Quello che emerge dall’indagine della Procura di Roma e dei Carabinieri è proprio il “foraggiare” la politica per fare affari. Nelle intercettazioni telefoniche il costruttore Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova, il principale contraente del progetto dello stadio della Roma, era più che rassegnato: “Spenderò qualche soldo sulle elezioni…che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera… anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare…“.

 

Il gip Maria Paola Tommaselli nell’ordinanza di custodia sull’inchiesta sullo stadio della Roma scrive che l’imprenditore Luca Paranasi avviò “l’attività di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi per ottenere i favori del mondo 5 Stelle” . Obiettivo era “rafforzare i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito – continua il Gip  – che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell’ambito dell’amministrazione capitolina, svolgono un ben preciso ruolo nell’approvazione nel progetto dello stadio, e crea i presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all’esito del voto“.

In merito a Paolo Ferrara capogruppo M5S in Campidoglio , nell’ordinanza si legge: “Non può non essere evidenziato come anche tale richiesta risponda, così come quella di elaborazione di un progetto di resyling del lungomare di Ostia, all’esigenza di guadagnarsi consenso e credibilità, seppure non nei confronti degli elettori, ma all’interno del Movimento“.

L’inchiesta paradossalmente nasce dall’indagine della Procura di Roma sull’imprenditore Sergio Scarpellini, finito sotto processo per corruzione insieme a Raffaele Marra l’ex braccio destro della sindaca Virginia Raggi. Indagando nell’ambito di quest’altro procedimento, sono venute alla luce le vicende sullo Stadio della Roma Calcio. I fatti contestati dal sostituto procuratore della repubblica di Roma, Barbara Zuin hanno inizio nel 2017. Le accuse sono, a seconda delle posizioni, associazione a delinquere, due episodi di traffico di influenze illecite, 5 episodi di corruzione e 2 di finanziamento illecito. Quelle che per l’accusa sono tangenti venivano pagate in vari modi: contanti, dazioni di denaro coperte da fatture per operazioni inesistenti, assunzioni di amici e parenti, conferimenti di incarichi di consulenza.

Con il solito video su Facebook Roberta Lombardi capogruppo M5s in Consiglio regionale dichiara: “Ci tengo a precisare la mia posizione, a fare un’operazione trasparenza, come nel mio stile, e a dire pubblicamente che ho incontrato Luca Parnasi una sola volta alla Camera dei deputati, dove ho preteso che avvenisse l’incontro in modo che fosse registrata la presenza di questa persona, visto che istituzionalmente ogni giorno incontro le persone più varie” ed aggiunge  “Mi ha parlato dello stadio della Roma, dei suoi progetti futuri imprenditoriali e della sua attività. Poi non c’è mai stato alcun contatto ulteriore, nessun seguito. Ci tengo a fare questo chiarimento. Non posso permettere che venga messa in dubbio la mia onorabilità e la trasparenza del mio agire politico. Così come mi auguro che la magistratura porti avanti la sua attività il più celermente possibile, visto che anche un nostro esponente politico, il capogruppo in Comune Paolo Ferrara, è stato coinvolto in questa inchiesta. Allo stesso modo, come MoVimento 5 Stelle, io farò di tutto affinché eventuali responsabilità politiche siano accertate: perché noi siamo il MoVimento 5 Stelle e non sottrarci anche a quella che è una responsabilità politica è la vera cifra distintiva tra noi e gli altri“, conclude la  Lombardi.

“Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio insieme al professore Fraccaro e Bonafede. E’ quanto afferma Luca Parnasi nel corso di una cena citando gli attuali ministri per i Rapporti con il parlamento e Giustizia. L’intercettazione è presente nell’ordinanza di custodia cautelare. “Parnasi – è detto nel provvedimento – dice che Lanzalone l’hanno portato i 5 Stelle ed è presidente dell’ Acea e ha studiato a Genova. E’ una persona molto dotata“.

Il ruolo di Luca Lanzalone che emerge dalle carte dell’inchiesta sull’opera che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle. E’ proprio Luca Parnasi ad esaltare la figura del presidente di Acea come “Wolf” il personaggio del film Pulp Fiction che risolveva i problemi” .Il 30 marzo 2018 Lanzalone parlando dello stadio – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – comunica a Parnasi di aver individuato un escamotage idoneo ad accelerare i tempi della procedura.. Parnasi è entusiasta e pronuncia più volte la parola Wolf“. “Eh ma quando c’è Lanzalone – ripete l’imprenditore – quando c’è Wolf… quando c’è Wolf.., la questione..“.

Pierfrancesco Maran

Nei colloqui con uno dei suoi collaboratori il costruttore da ieri in carcere, aggiungeva, ignaro di essere intercettato dai Carabinieri, che si trattava di “un investimento molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto però la sostanza che la mia forza è quella che alzo il telefono…”.

Le circa trecento pagine dell’ordinanza parlano di assunzioni di amici e parenti, fatture per operazioni inesistenti,  e consulenze, soldi in contanti e tante “consulenze”. Un modus operandi che gli inquirenti hanno definito “asset d’impresa“, in pratica una sorta di garanzia sul futuro. Secondo i pm capitolini la conferma di quanto fosse sistemico il metodo corruttivo , emerge dal tentativo di “esportarlo”  anche fuori Roma. Gli uomini dell’imprenditore Luca Parnasi ad esempio, in un’occasione, hanno persino provato a offrire l’intestazione e proprietà di un’abitazione all’assessore comunale all’Urbanistica di Milano Pierfrancesco Maran, ma questi respinge l’offerta rispondendo: “Qui non si usa“.

Dalle carte in mano alla Procura di Roma emergono le contropartite. Promesse di consulenze per 100 mila euro a Luca Lanzalone, presidente Acea, considerato un “fedelissimo” alla sindaca Virginia Raggi e consulente della giunta capitolina per tutto l’affare dello stadio. Parnasi gli aveva persino garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio professionale a Roma. All’ex assessore regionale del Pd, Michele Civita,  il gruppo Parnasi aveva promesso l’assunzione del figlio in una delle società in cambio dell’asservimento della sua funzione. Parnasi avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro in favore dell’attuale vicepresidente della Consiglio Regionale del Lazio , Adriano Palozzi. Infine l’attuale capogruppo M5S, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto  da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia che si sarebbe dovuto spendere a livello promozionale-politico.

Sostegno alla onlus vicina alla Lega. Fra i documenti dell’indagine  della Procura romana sullo stadio della Roma spuntano anche 250 mila euro che il costruttore Luca Parnasi, tramite una sua società, avrebbe dato all’associazione “Più Voci” considerata vicina alla Lega. In un’intercettazione Parnasi precisa che la dazione “non è stata fatta per Salvini” ma per creare “un sistema di imprenditori, appaltatori”. Parnasi intercettato parlando del versamento alla Onlus spiega che “è una cosa fatta all’epoca quando io….creare un sistema di imprenditori, appaltatori ecc. che hanno organizzato cene per conoscere….le ho fatte con Stefano Parisi, le ho fatte con Meloni….“.

Parlando dell’associazione, Parnasi la definisce un comitato di professionisti di Milano, gente non legata a Salvini. Non è una roba della Lega Nord. L ‘indagato Parnasi, intercettato al telefono, in riferimento a questa organizzazione afferma in particolare, come si legge nell’ordinanza del Gip che: “questa è un’Associazione che ha valorizzato non solo la Lega ma ha valorizzato Stefano Parisi tutto il centrodestra diciamo…. a Milano ed è stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato in maniera importante no… ho organizzato cene, ho portato imprenditori, ho fatto quello che, tu mi insegni, un ragazzo di 38 anni all’epoca doveva fare per crescere a Milano..“. La procura dovrà valutare se ci sono profili di natura penale sui finanziamenti da parte di Parnasi ad associazioni .

“Conosci gli Spada?”Tu che sei di quelle parti questo Roberto Spada l’hai conosciuto?“. È quanto avrebbe chiesto l’imprenditore Luca Parnasi al consigliere comunale Davide Bordoni (FI) in una conversazione telefonica  intercettata contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma. “Sì ma certo che li conosco! Sono strozzini! Tipo Casamonica“, è la replica di Bordoni intercettato. “Sì ma gente che muove affari importanti o?“, chiede Parnasi e Bordoni gli spiega: “non credo, prima era robetta mò non so se muovono affari importanti… certo che vanno un pò gestiti… Vanno controllati, lì ci stanno tutti i palazzoni comunali! poi è una piccola parte di Ostia che quella verso il mare. Capito?“.

Nella conferenza stampa tenutasi questa mattina in Procura a Roma a seguito dei nove arresti legati al nuovo stadio., il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha precisato che “l’As Roma non c’entra nulla con l’inchiesta sullo stadio a Tor di Valle”   aggiungendo  che “nemmeno la sindaca Virginia Raggi  c’entra nulla con l’indagine e gli atti del Comune non sono oggetto del procedimento“.

“Cosa accadrà se dovesse fermarsi l’iter per il nuovo stadio? Semplice Mi verrete a trovare a Boston”. James Pallotta presidente dalla Roma Calcio  così commenta le notizie giudiziarie sull’impianto di Tor di Valle che ha portato all’arresto del costruttore Luca Parnasi e di altri otto persone. L’imprenditore statunitense, ha cercato di rassicurare i tifosi preoccupati di una vendita della società: “Non ho mai detto che me ne sarei andato, lo farei solo in caso di ritardi, ma non vedo perché debbano esserci ritardi visto che la Roma non ha fatto niente di male“. Aggiungendo sull’iter del progetto: “Non so tutto quello che sta succedendo, l’ho letto dalla stampa, ma la Roma è estranea. Dal mio punto di vista la Roma non c’entra e costruiremo lo stadio. Tutti lo vogliono, costruiamolo. Tutto doveva essere trasparente, la Raggi ha detto che sarebbe andato tutto ok e così è stato. Non dovremmo avere problemi. Se ho parlato con Parnasi? Non credo abbia il cellulare in galera. Non ho sentito nessuno“.




Ecco tutti i rimborsi dei parlamentari 5 Stelle: 3 milioni di euro in pranzi e cene, 10 milioni per gli alloggi.

ROMA – Come poter dimenticare quell’indimenticabile post su Facebook dell’ aprile 2013, quando i deputati e senatori del Movimento 5 Stelle erano appena arrivati in Parlamento  “pronti ad aprirlo come una scatoletta di tonno” (cit. Beppe Grillo) ?

La neo-deputata Movimento 5 Stelle , Roberta Lombardi appena nominata capogruppo, denunciò il furto della borsa ed il fastidio… non solo di dover richiedere dei nuovi documenti ma guarda caso anche quello di di dover ricostruire le spese fin lì sostenute per determinare gli effettivi rimborsi. “Poichè è mia intenzione trattenere dalle voci di rimborso che compongono il mio stipendio solo quelle effettivamente sostenute e documentate e restituire il resto, cosa faccio? Aspetto vostri consigli” scriveva la Lombardi come sempre  su Facebook .

Sono passati cinque anni ed il deputato Ivan Della Valle, ormai “ex” per la squallida questione dei bonifici “taroccati” (ha trattenuto 270 mila euro)  addirittura grazie a Photoshop il noto programma di fotoritocco , che denuncia: “Ho restituito più io di molti altri. Non guardate solo le restituzioni al fondo delle piccole e media imprese. Andate a vedere i rimborsi della diaria, quelli che dovevano restituire con tanto di rendiconto e scontrini…Ecco quasi nessuno ha restituito più nulla. Ed è impossibile spendere 8-9 mila euro al mese”.

Molti ex grillini anche se in circostanze differenti, puntano oggi il dito sul tema dei rimborsi-diaria.  Artini, Barbanti, Turco, oggi sono in tanti a dire che la vera “ipocrisia” è lì, in quelle spese portate a piè di lista ma senza giustificativi e rimborsate al buio. Ogni mese dichiarano mille euro di viaggi (quando in realtà i parlamentari hanno i biglietti treni e e dei voli aerei gratis), oltre mille euro spesi nei ristoranti, ed affitti per le case romane che variano, un mese sono 1.400,   quello successivo  salgono 2.500 ma poi all’improvviso ritornano a 1.700 !!!

dal sito maquantospendi.it Il grafico mostra l’andamento delle restituzioni del gruppo parlamentare M5S

Restituzioni & rimborsi

La vicenda dei soldi che ha tenuto banco e sicuramente danneggiato la campagna elettorale di Di Maio è relativa a due diversi tipi di rimborsi, che sia chiaro hanno a che fare con le regole interne del Movimento 5 Stelle, e non contemplate (per fortuna !)  dal Codice Penale.   La credibilità ed affidabilità hanno tenuto banco e coinvolto  l’indennità di ciascun parlamentare, circa 5 mila euro. La regola interna del M5S prevede che ogni eletto – in Parlamento o nei consigli regionali – doni circa 2.000 euro a un fondo il cui conto corrente è attivo al Ministero economia e finanze. Ma ben 15 degli  eletti nel M5s (il dato è in via di aggiornamento)  hanno taroccato i bonifici mensili e finto di donare soldi che in realtà,  non sono mai arrivati al Mef !!! Di Maio li ha espulsi dal Movimento e promesso agli elettori che, una volta eletti,  rinunceranno al seggio. Così non è stato.

Le spese quotidiane

La seconda tipologia di rimborsi riguarda  la “diaria”, cioè quei 9 mila euro che ogni mese vengono elergiti a ciascun eletto, per far fronte alle spese quotidiane del mandato parlamentare. Su questa voce i parlamentari grillini si erano tutti impegnati a ricevere solo i soldi effettivamente utilizzati nell’arco del mese. Avrebbero dovuto far fede gli scontrini, i giustificativi di quelle spese. Ma in realtà come dicono molti, è emerso che pochi portavoce del M5S hanno effettivamente restituito i soldi della diaria. Alla fine quasi tutti si sono incassati quei 9 mila euro. Giustificandoli a piè di lista. Senza alcuno scontrino, senza alcun documento,  dettaglio. Esattamente come fanno i parlamentari degli altri partiti che però almeno hanno la coerenza di non rivendicare una presunta diversità dagli altri.

Tutto on line

Una brava collega  Claudia Fusani  giornalista parlamentare si è dotata di una grande pazienza ed attenzione, per spulciare due siti, www.tirendiconto.it (attivato dai 5 Stelle , all’interno del quale ogni parlamentare inserisce pubblica le sue spese,  confrontandolo con il sito www.maquantospendi.it , attivato da ex 5 Stelle, che analizza i dati pubblicati dal primo . Bisogna rendere onore a Movimento 5 Stelle che fa un’indubbia operazione di trasparenza e rende disponibili i dati. Ma con altrettanta onesta non c’è dubbio che questi dati raccontano una realtà molto diversa dal “francescanesimo politico” sbandierato in lungo e largo dai 5 Selle. Una realtà che dimostra che fare politica costa. E vale anche per  Luigi Di Maio, Roberta Lombardi, Paola Taverna,  Alessandro Di Battista ecc.

Case, consulenze, viaggi. Soprattutto affamati      

 I 130 parlamentari del Movimento 5 Stelle dall’  aprile 2013 al novembre 2017, hanno speso per alimentarsi a spese del contribuente  3 milioni e 460 mila euro. E’ questo il totale di tre voci inserite nella rendicontazione: cene/pranzi lavoro”; “pranzo/cena/bar”; “alimentari. Tra i parlamentari grillini più “affamati” Mattia Fantinati  che ha speso 46,391.65 euro, seguito da Silvia Chimenti ( 41,649.26) e Danilo Toninelli ( 40,659.80). Praticamente a digiuno invece Massimiliano Bernini (uno dei deputati contestato per le finte restituzioni) e quasi “gandhiani” il deputato Luigi Gallo (poco più di 6mila euro di pasti) e Roberta Lombardi. Queste cifre sono giustificate (il documento con la rendicontazione è consultabile nella pagina web di ogni parlamentare) da una serie di scontrini. Ma – attenzione – non esiste specifica: non compare riportato da nessuna parte, su nessun documento,  con chi è stata consumata la cena e per quale motivo. Quindi si tratta di rimborsi a piè di lista, per cui hanno ritenuto di documentare soltanto ricevute e scontrini. E non solo per mangiare, ma anche per tutte le voci rimborsabili, circa venti tra cui “consulenze, collaboratori, attività sul territorio, vitto, viaggi, telefono, alloggio.

Affitti e hotel

Accadono certamente cose strane ad esempio con gli appartamenti presi in affitto e gli alberghi. Praticamente risulta che uno possa dormire contestualmente nella casa presa in affitto e in hotel. Sempre dall’ aprile 2013 al dicembre 2017 i parlamentari grillini hanno speso 10 milioni e 300 mila euro per la vocealloggi. Di questi, 613 mila euro se ne sono andati in hotel e nella “top five” degli spendaccioni compaiono Enzo Ciampolillo che ha speso 86.500 euro , seguito dai colleghi Petraroli (60 mila), Federico D’Inca (50 mila) Giulia Grillo. Oltre 9 milioni di euro sono stati spesi in affitti, escludendo i residenti a Roma e dintorni che non dovrebbero aver bisogno della casa in centro a Roma.

Ma anche qui emergono alcune curiosità. La “top five” vede classificata al primo posto la deputata uscente Marta Grande che ha dichiarato e certificato 131 mila euro di spesa per l’affitto, vive a Civitavecchia, un’ora di treno da Roma dove il Parlamento lavora 4 giorni su sette. Seguita dalla salentina Barbara Lezzi (120mila euro), Andrea Cioffi (119 mila), Del Grosso e Bianchi (117 mila). Massimiliano Bernini, che però correttamente preferiva rientrare tutte le sere a Viterbo dove è residente , è costato alle casse pubbliche “zero” euro. Tra le sistemazioni più costose , figurano quelle di Nicola Bianchi ( 73,601.14), Barbara Lezzi (quasi 67mila euro) e Nicola Morra (61mila), mentre Luigi Di Maio si è limitato a spendere 16mila euro. Ma il leader del Movimento Cinque Stelle guida però la classifica delle missioni “non ufficiali“: 42mila euro in tre anni. Spendendo molto anche in cancelleria: 7mila e 500 euro in penne e matite !!!

Consulenze

Nella hit-parade delle “consulenze” con un totale per spese complessive per quasi tre milioni e 200 mila), emergono i 136mila euro di Lello Ciampolillo. Cioè lo stesso parlamentare grillino che fino a ottobre 2017 ha speso 90mila euro in hotel e 70mila euro di trasporti (nonostante abbia i biglietti treni e e dei voli aerei gratis…! ),, di cui quasi 30mila in taxi. Le contraddizioni emergono anche alla voce spese sanitarie. Il deputato Riccardo Fraccaro nel 2017  esultò perché l’assistenza sanitaria dei parlamentari non sarebbe più stata a carico dei contribuenti.

Peccato però che il mese prima Danilo Toninelli aveva fatto in tempo a farsi restituire 5.480 euro di assicurazione sanitaria “integrativa” mentre il più morigerato Di Battista ne chiedeva indietro soltanto 90 rifacendosi però  con la voce consulenze: 68 mila euro, e quasi tutti per questioni legali. Nonostante treni e aerei gratis, i 135 parlamentari 5 Stelle spendono 3 milioni e 400 mila euro per le voci “viaggi e trasporti” dunque auto, carburante, taxi e mezzi pubblici (utilizzati ben poco a giudicare dalla spesa). Nella “top ten” primeggiano Ciampolillo (68 mila euro ), Rizzo e D’Inca (66 mila) e anche Giarrusso, Toninelli, Taverna e LezziFederico D’Incà, ricandidato dal M5s, ha speso in mobilità 39.772 euro, di cui 32mila per rimborsi chilometrici. Insomma, dopo 5 anni possiamo dire che i 5 Stelle davanti agli emolumenti incassati nei rispettivi conti correnti bancari devono essersi affezionati parecchio, ed anche ai soldi percepiti dallo Stato a spese dei contribuenti. Anche troppo !

 Gli ex francescani

Dunque i 5 Stelle in realtà sono stati  morigerati e “francescani” come prometteva Grillo,  ma solo per pochissimo tempo. Quello necessario per capire che fare politica costa. Fonti interne al M5S raccontano che c’è stato un momento, nella primavera 2014, in una riunione con Beppe Grillo (che all’epoca si presentava spesso in Parlamento)  in cui i deputati grillini manifestarono le loro perplessità sul meccanismo degli scontrini, complicato ma soprattutto antieconomico per le loro tasche. Da allora i rimborsi sono stati chiesti a forfait e conseguentemente  le restituzioni sono quasi del tutto azzerate come dimostrano le schede pubblicate sul sito tirendiconto.it. Analizzandone qualcuna a caso, tra i parlamentari più noti. Molti sono fermi a settembre 2017. Qualcuno arriva fino a dicembre. Nessuno ha rendicontato per ora, i mesi del 2018.

Dibba fermo a settembre

Alla fine di febbraio 2018 l’ultimo resoconto di Alessandro Di Battista risaliva a settembre 2017, cioè a 5 mesi prima ! Al netto di ritardi nell’aggiornamento del sito, è come se, una volta deciso di non ricandidarsi, il frontman “grillino” avesse smesso di resocontare. Non solo sulla diaria mensile ma anche sull’indennità, e dunque sulla restituzione al Fondo piccole e medie imprese. Comunque Di Battista è tra i più “virtuosi”…. Infatti nel 2017 ha ricevuto una diaria mensile di circa 7.500 euro al mese. Ha restituito qualcosa (soltanto 2.800 euro)  nei primi quattro mesi e successivamente  più nulla. Le voci più costose sono vitto (mille euro al mese), trasporti, attività sul territorio e consulenze. Fino a metà del 2014 restituiva anche 3-4 mila euro al mese. Poi sempre meno fino allo zero degli ultimi mesi.

Michele Giarrusso

Il senatore di Catania è in regola fino a dicembre 2017. Ma in tutto l’anno non ha mai restituito neppure un centesimo della sua ricca diaria (circa 9 mila euro di media). I trasporti (nonostante, lo ribadiamo treni e aerei sono gratis ! ) e vitto le voci più caricate. Va allo stesso modo anche nel 2016. Nel 2015 restituisce fino a luglio.

Il leader politico e il quasi ministro della Giustizia

Luigi di Maio e Alfonso Bonafede compaiono tra i più “virtuosi” di questa inchiesta. Di Maio risulta essere in pari fino a dicembre 2017, restituisce poche centinaia di euro tranne che in agosto (1259 euro) e a dicembre (2.052). Gli altri mesi sono 200-300 euro. La voce più costosa per lui sono le attività sul territorio che assorbono 4-5 mila euro al mese. A sua volta Bonafede è fermo a settembre 2017 ma è costante negli anni e restituisce cifre sempre alte, una media di duemila euro al mese.

Carla Ruocco

La deputata capolista nel collegio di  Roma, non restituisce mai nel 2017, neanche nel 2016 e  risultano soltanto due mesi (gennaio e febbraio) nel 2015. “Attività sul territorio” e un generico “altre spese” le voci più ricorrenti e più impegnative: 66 mila euro, seconda solo a  Luigi Di Maio che in questi anni ha investito 204 mila nel territorio per costruirsi un profilo da “leader”.

La sorella del “quasi” governatore siciliano

Maria Azzurra Cancelleri spende molto per mangiare, una media di mille euro al mese in ristoranti, circa 50 mila euro in cinque anni. Però è virtuosa e restituisce oltre mille euro ogni mese. Tranne a dicembre 2017, ultimo mese rendicontato quando la restituzione è zero.

Il candidato alla guida della Farnesina

Il “grillino” Manlio Di Stefano riceve una diaria pari a circa 9 mila euro al mese. Restituisce poche centinaia di euro nel 2017, fino al mese maggio: 320 a gennaio, 859 a febbraio, 255 a marzo, 367 in aprile. Anche per lui “vitto” e “attività sul territorio” sono le voci più pesanti: a luglio spende 1774 euro in ristoranti e difficilmente va sotto i mille euro. Nel 2015, a fronte della stessa diaria, restituisce circa mille euro al mese. Da giugno 2016 si limita a 3-400 euro al mese.  Il resto della diaria è tutto rimborsato.

Paola Taverna e Roberta Lombardi

Analogo l’andamento scontrini della senatrice Taverna: fino a giugno 2015  su una diaria pari a circa 9 mila mensili restituisce circa mille euro al mese. Nel 2016 versa fino a metà anno; nel 2017 restituisce solo a febbraio (1534), aprile  (2699) e agosto (511). Quello di agosto è uno dei misteri più strani: come è noto il Parlamento è chiuso, ma la diaria corre ugualmente nonostante i parlamentari siano in ferie solitamente fino alla prima settimana di settembre. Roberta Lombardi spende molto per la voce “collaboratori” (circa seimila euro ogni mese) e questo depone bene perché sono posti di lavoro. Anche la candidata alla guida della Regione Lazio  (non eletta) restituisce pochi spiccioli nel 2017 (1.400 euro in quattro mesi) e circa quattromila euro nel 2016.

La parabola di Toninelli

Racconta l’andamento standard della maggior parte dei parlamentari: virtuoso nel 2014 con restituzioni mensili fino a duemila euro; nel 2015 la vita del parlamentare costa molta di più e le restituzioni crollano fino ad azzerarsi nel 2016 e nel 2017. Vitto (49 mila), trasporti (45 mila) e consulenze (43 mila) le sue voci più onerose.

Barbara Lezzi

E’ entrata e uscita due volte dalla black list dell’inchiesta delle Iene che ha riguardato il fronte delle donazioni al fondo delle piccole e medie imprese. Sul fronte diaria/rimborsi, la senatrice segna alcuni record: è seconda in assoluto (rispetto al gruppo) per la spesa in “consulenze” (105 mila euro in cinque anni) e seconda anche per i costi dell’”alloggio” (119 mila). Le spese per la casa variano di mese in mese passando da due e tremila euro. E comunque la senatrice restituisce con una certa costanza circa 500 euro al mese. L’arte di fare bella figura con poco.

Laura Castelli

L’economista del gruppo, che si è imposta negli anni anche rispetto a Carla Rocco, ha smesso di restituire nel 2017. Fino al 2016 era stata capace di restituire più di mille euro al mese. E questo nonostante i 43 mila euro spesi per itrasporti, i 24 mila per il “vitto” e i 36 mila per “eventi sul territorio“.

I 5 Stelle erano arrivati in Parlamento pronti  “ad aprirlo come una scatoletta di tonno” come diceva Beppe Grillo,   . Ma evidentemente quel tonno deve essere piaciuto molto. A tanti, troppi . E la “scatoletta” alla fine  è rimasta vuota…




M5S il timore del processo alla Raggi in campagna elettorale

ROMA – La nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria di Virginia Raggi,  Sindaco di Roma,  era sicuramente “viziata” da alcune irregolarità, e quindi illegittima, ma poiché è stata seguita una prassi consolidata negli anni anche dai precedenti sindaci, Gianni Alemanno ed Ignazio Marino, non è stato possibile provare il dolo. Questa la motivazione della Procura di Roma che ha salvato la sindaca Raggi dall’accusa anche di “abuso d’ufficio” e quindi dalla rigida normativa imposta dalla legge Severino. Appare quindi  lontano il rischio per la Raggi di venire sospesa dall’incarico  di Sindaco, perché è difficile che un’eventuale condanna possa superare i due anni  se come è certo  verrà rinviata a giudizio e quindi  a processo per “falso” per la designazione di Renato Marra a responsabile Turismo del Campidoglio decisa nell’ottobre scorso. Molto più pericolose sono invece le ripercussioni politiche, considerato che il processo potrebbe svolgersi proprio durante la prossima campagna elettorale delle “Politiche 2018”.

Il viaggio in Polonia della Raggi Le carte sono ormai tutte note e quindi il giudice potrebbe prendere la decisione di rinviare a giudizio la Raggi nel prossimo mese di ottobre, avendo fra le proprie carte oltre al fascicolo aperto dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Francesco Dall’Olio, anche la relazione dell’ ANAC, l’ Autorità Nazionale Anticorruzione,  firmata da Raffaele Cantone, che nella delibera trasmessa ai pubblici ministeri ha evidenziato la dichiarazione rilasciata dalla stessa sindaca Raggi la quale in occasione l’istruttoria sulla scelta di Renato Marra aveva dichiarato: “Sono a conoscenza del rapporto di parentela tra il dottor Raffaele Marra e il dottor Renato Marra, sin dal giorno del mio insediamento quale sindaca di Roma Capitale. Posso però affermare che il ruolo del direttore del Personale Raffaele Marra è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali. Il dottor Raffaele Marra si è limitato a compiti di mero carattere compilativo“.

da sinistra Renato Marra e la “sindaca” Virginia Raggi

Una dichiarazione falsa, che è stata smentita dagli stessi accertamenti disposti da Cantone visto che nella relazione finale si evidenziava come “l’istruttoria sulle nomine di oltre 1.500 candidati sia stata fatta dalla Sindaca in un periodo in cui la stessa era in viaggio di rappresentanza in Polonia“.

I “quattro amici della chat” Il rapporto tra Virginia Raggi e Raffaele Marra e Raggi è sempre stato molto stretto, nonostante che la sindaca dopo l’arresto del funzionario per corruzione con il costruttore Sergio Scarpellini , lo abbia “scaricato” definendolo «uno dei 23mila dipendenti comunali» per sottrarsi alle sue responsabilità giudiziarie e politiche. A smentirla ed inchiodarla  la chat del 13 agosto 2016, via Telegram, nella quale Raggi dimostra di aver difeso Salvatore Romeo e soprattutto Raffaele Marra scrivendo un messaggio al direttorio “romano” grillino composto da Paola Taverna, Roberta Lombardi, Gianluca Perilli e Fabio Massimo Castaldo: “Accetto la vostra sfiducia, come anche accetto la vostra sfiducia su Salvatore (immagino sia a pelle, non posso farci nulla), ma se noi abbiamo fiducia in loro, se i nostri collaboratori storici la hanno, o siamo tutti vittima di un abbaglio o forse stiamo parlando di persone per bene e corrette“.

La Raggi sosteneva mentendo  di aver portato referenze (inesistenti)  “dei generali della Gdf, dei Carabinieri del Lazio” e  persino millantanto un inesistente “atto di Pignatone (n.d.r. Giuseppe Pignatone, il procuratore capo di Roma) che dichiara che lui è pulito” concludendo: “Io devo governare per 5 anni e il mio obbiettivo come il vostro è farlo al meglio… La faccia e il c… sono miei e io mi scelgo persone di fiducia. Punto”. Un dubbio alla fine resta inevaso: o la Raggi non conosceva bene la storia di Marra o , per qualche ragione sconosciuta, non può fare a meno di lui.

Nel caso dovesse arrivare a Virginia Raggi la condanna per falso in atto pubblico relativo alla nomina di Renato Marra, poiché il sindaco di Roma avrebbe mentito all’autorità anti-corruzione, la linea l’hanno dettata da Milano nella sede della Casaleggio Associati: il codice etico va rispettato, dicono i vertici del partito. Senza se e senza ma. Una figura di primo livello, a stretto contatto con Grillo e Casaleggio ma anche molto interna alle dinamiche del Campidoglio, assicura infatti che esiste un’unica fonte a cui rifarsi. Ed è, appunto, il regolamento: “Quel testo parla chiaro, e – così sottolinea – nel nostro ordinamento non sono previste deroghe o attenuanti a quanto scritto in quelle pagine” che non lasciano interpretazioni, come conferma Andrea Cecconi che dice all’Adnkronos: “Il nostro codice non ammette eccezioni. Non figura un asterisco o un post scriptum in cui si dica: queste regole valgono per tutti tranne che per il Sindaco di Roma“.

E come se non bastasse, viene fatto notare, che c’è anche l’accordo firmato privatamente dalla Raggi al momento della candidatura a sindaco. In cui si dice che la carica al Campidoglio sarebbe stata incompatibile, se fosse sopraggiunta una condanna in primo grado anche se non in presenza di dolo. La speranza nel Movimento è che venga assolta e in molti nel Movimento se ne dicono convinti, anche e soprattutto per ragioni di opportunità politica, vedi le imminenti elezioni regionali siciliane e poi le “politiche” del 2018.

Dal punto di vista giudiziario, la difesa del Sindaco Raggi taglia corto sull’ipotesi che Raggi possa optare per riti alternativi come l’abbreviato o il patteggiamento. “Andremo avanti con il rito ordinario – fanno sapere – ma siamo sicuri di potere incassare un proscioglimento gia’ in ambito di udienze preliminari“. In caso di patteggiamento, inoltre, secondo il codice etico il sindaco sarebbe destinata ad autosospendersi. E anche in questo caso i vertici non hanno intenzione di concedere deroghe.




La Raggi aveva detto il falso sulla nomina di Marra. La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per la “sindaca” di Roma

ROMA – La Procura di Roma ha chiesto  il rinvio a giudizio per falso per la sindaca di Roma Virginia Raggi nell’ambito dell’inchiesta per la nomina di Renato Marra attuale comandante del XV Gruppo della Polizia Municipale di Roma Capitale.  L’ufficiale dei vigili romani è fratello di Raffaele, ex capo del personale capitolino anch’egli a processo per corruzione. La prima cittadina era indagata per falso per avere agevolato la candidatura del fratello del suo braccio destro, nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “pacchetto nomine

Le prove acquisite e documentate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall’Olio’ raccontano una  verità, la cui prova è in un messaggio del 14 novembre scorso dove Raffaele Marra, a proposito dell’aumento dello stipendio del fratello Renato ,  scriveva alla sindaca Raggi : “Se lo avessi fatto vicecomandante, la fascia (economica-retributiva, ndr) era la stessa“.

La Raggi subito dopo replicava via SMS: “Infatti abbiamo detto vice no. Abbiamo detto che restava dov’era con Adriano“. E Raffaele Marra controbatteva: “E infatti con Adriano il posto era quello di cui abbiamo sempre parlato”. L’ Adriano di cui si parlava era l’ assessore comunale al Turismo Adriano Meloni, con il quale appunto Renato Marra sarebbe dovuto andare a lavorare a seguito alla nuova nomina successivamente revocata. E’ questa la prova che la nomina era stata concordata con l’allora vicecapo di Gabinetto , e la conferma quindi  che la Sindaca Raggi ha mentito all’Anticorruzione del Comune.

 

Cade pero’ l’aggravante dell’articolo 61 secondo comma, e l’ altra accusa di abuso è stata archiviata perché, in quanto i magistrati, manca l’elemento soggettivo del reato. In pratica la  nomina di Romeo a capo della sua segreteria non si poteva fare, è stata fatta senza dolo, ma resta comunque illegittima  Rimane invece in piedi quella per “falso” anche se senza l’aggravante  di aver commesso il falso per occultare il reato. Il procuratore  aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Francesco Dall’Olio le hanno contestato la sua falsa dichiarazione inviata a Mariarosa Turchi, la responsabile Anticorruzione del Comune in cui sosteneva  che la scelta di nominare Marra era stata solo sua”.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Roma hanno dimostrato invece che così non fu. La storia è nota: nonostante le inchieste giornalistiche e i dubbi di parte del Movimento5Stelle  (Roberta Lombardi definì Raffaele Marra “un virus che ha infettato il M5s”), Raggi gli aveva affidato la massima libertà nella scelta di strategie e nomine politiche: fu lui a seguire le procedure per la promozione del fratello.

il procuratore aggiunto della Procura di Roma Paolo Ielo

I magistrati della procura di Roma  hanno chiesto l’archiviazione anche per il suo ex capo segreteria, Salvatore Romeo ,(a cui era stato concesso un aumento di stipendio da 39 mila a 110 mila euro poi ridotti a 93 mila a seguito dei rilievi Anac l’ Autorità Nazionale Anticorruzione , persi a seguito delle sue dimissioni sollecitate dal “direttorio” all’epoca in piedi nel M5S,  dopo la nota vicenda della stipula di una serie di polizze, nelle quali Romeo aveva indicato la sindaca quale beneficiaria in caso di morte del titolare, che non e’ quindi stata ritenuta quale elemento di reato, in quanto per gli investigatori la scelta di Romeo come capo della segreteria politica della sindaca si potrebbe spiegare anche con l’esistenza di un rapporto di amicizia e di vicinanza politica che li legava i due in quanto militanti “grillini”  della prima ora.

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il pm Francesco Dall’Olio hanno richiesto il processo anche per Raffaele Marra, accusato di “abuso” per la nomina del fratello Renato il quale da ufficiale dei vigili urbani inizialmente era stato promosso a capo del Dipartimento Turismo del Comune di ROMA CAPITALE con un incremento di stipendio pari a 20 mila euro.

Immediata la soddisfazione-bufala della Raggi scrivendo un post su Facebook, lo strumento con cui la giunta grillina romana rilascia commenti politici e comunica le sue decisioni, persino anche quelle  ufficiali “Per mesi i media mi hanno fatto passare per una criminale, ora devono chiedere scusa a me e ai cittadini romani. E sono convinta che presto sarà fatta chiarezza anche sull’accusa di falso ideologico. Apprendo con soddisfazione che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul MoVimento 5 stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso ufficio”. Anche Beppe Grillo fantomatico “garante” del M5s si è detto “molto soddisfatto che i due reati più gravi”  nei confronti  del sindaco di Roma “siano in via di archiviazione”.

Ma il Sindaco Raggi ancora una volta mente sapendo di mentire  omettendo di scrivere ai suoi fans sui socialnetwork anche l’altra metà della notizia: la richiesta della Procura di Roma di andare avanti e chiedere il suo rinvio a giudizio per l’accusa di “falso”.




Alle origini della sconfitta di Virginia

di Andrea Malaguti

Sono bastati meno di sei mesi a guida Cinque Stelle per rimettere Roma con le spalle al muro. Il nuovo che avanza non è poi tanto diverso dal vecchio e anzi, di fronte allo spettacolo grottesco di queste ore, è quasi impossibile non rimpiangere Ignazio Marino.


Virginia Raggi è palesemente inadeguata
al ruolo che ricopre e la scelta di Beppe Grillo di commissariarla, dopo avere meditato a lungo di darle il benservito, non fa altro che certificare il fallimento della cliccocrazia.

La rete non è all’altezza di distribuire certificati di qualità e tanto meno di competenza. Non bastano i «mi piace» su Facebook e una manciata di voti raccolti sul sito da amici e militanti dei meet up per scoprirsi in grado di guidare la città più tossica e complicata d’Italia. E bisogna aver un ego ipertrofico, o essere precipitati in un pericoloso delirio di onnipotenza, per immaginare il contrario.

I disastri della politica dei professionisti non si rimediano affidandosi a criteri di selezione della classe dirigente casuali e dilettanteschi. Una riflessione che leader potenziali come Di Maio, Fico o Di Battista, protagonisti non sempre volontari della perenne resa dei conti interna ai 5 Stelle, farebbero bene a non sottovalutare.

La semisconosciuta avvocatessa Raggi, molto amata dalla destra romana e detestata da metà dei suoi compagni di Movimento, dopo centottanta giorni di paralisi amministrativa, ha prima ingigantito in modo incomprensibile il ruolo del più che opaco Raffaele Marra nel suo cerchio magico, pensando poi di liquidarlo con una battuta. «È solo uno dei 23 mila dipendenti del Comune». Capolavoro di ipocrisia anche nell’era della post verità. Roberta Lombardi, storica voce del grillismo romano, l’aveva avvisata. «Marra è un virus». La sindaca l’ha ignorata. Per superficialità o per colpa poco importa.

Che cosa aspettano allora Grillo e Casaleggio a scaricarla? La risposta è facile e potrebbe darla qualunque vecchio arnese della Prima Repubblica: fallire a Roma significa confessare al Paese di non essere pronti per Palazzo Chigi. Non esattamente un messaggio confortante da imbottigliare nell’oceano dell’incertezza nostrana. Ma se anche così fosse? Meglio essere una straordinaria opposizione o una devastante maggioranza?

Decidere di non decidere, restare a metà del guado, affidarsi al controllo a distanza di chi fallisce, significa sconfessare la storia di un Movimento che oggi sembra capace di esprimere soltanto una miriade di io litigiosi. Di Maio, Fico, Di Battista, il gruppo Taverna-Ruocco-Lombardi. Un arcipelago dello scontro selvaggio che ha inghiottito la democrazia orizzontale. L’utopia dei portavoce della volontà popolare, automi sensibili soltanto agli stimoli sacri del web è sepolta, assieme all’idea infantile di potere elevare la politica al rango di epopea in nome di un fantascientifico e superiore splendore morale.

Uno non vale più uno, ma ciascuno ha la pretesa di parlare per tutti. Il caos, insomma. Basterebbe ricordarsi di Goethe: le idee generali e la gran presunzione sono sempre sul punto di causare danni enormi. Si sono ridotti a questo i 5 Stelle?

La risposta è decisiva. Grillo sbaglia a fidarsi della cautela di Casaleggio e a non spingere il tasto reset sul computer, perché l’impronta che il Movimento proietterà sulla campagna elettorale sarà quella destinata a uscire dalla gestione del disastro romano. Il vaso è rotto. Impossibile nascondere i cocci sotto il tappeto. Meglio essere il partito della Raggi o quello che alla fine ne ha capito i limiti?

*commento tratto dal quotidiano La Stampa ©




Finita l’era Virginia Raggi. Pronta l’espulsione dal M5s. Lei resiste ma le mancano i numeri per governare il Campidoglio

Il sipario della politica sta per calare definitivamente  su Virginia Raggi ed i guai giudiziari. BeppeGrillo è stato asserragliato nella sua stanza all’hotel Forum di Roma, Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, i responsabili della comunicazione Movimento 5Stelle. alla camera e Senato gestita dalla Casaleggio Associati, ma con i soldi pubblici dei rispettivi gruppi parlamentari,  raccolgono tutta la sua furia e la sua rassegnazione: “Perdere in questo modo Roma…” , ” Non possiamo perdere così Roma” ripete continuamente come un’invocazione  al cielo. Anche perché il comico genovese è letteralmente terrorizzato dall’avviso di garanzia per abuso d’ufficio per le nomine in Campidoglio, in particolare per l’illegittima promozione di Salvatore Romeo, capo della segreteria politica che a giorni  potrebbe raggiungere la sindaca.  Sarebbe la fine del Movimento 5Stelle.  Per questa ragione Grillo è sul punto mollarla, Davide Casaleggio invece esita. Forse è la fine.

All’alba di questa mattina alle cinque e mezzo, Grillo è uscito dall’hotel Forum nei pressi del Colosseo, per dribblare i giornalisti e le telecamere che durante il giorno circondano l’albergo, diretto alla stazione Termini per prendere il primo treno per Genova partito alle 6.  Per il comico genovese’ stata una lunga notte insonne quella passata a Roma. Ieri sera alle 23, la sindaca Virginia Raggi capita l’aria che la circonda dentro il Movimento che sta per scaricarlaha convocato i consiglieri pentastellati in Campidoglio . Partita la conta: chi è con me, chi contro di m. In Campidoglio, i numeri sarebbero contro di lei. Ma sul blog di Grillo, organo ufficiale del M5S di fatto il post  di annuncio è praticamente già pronto: il Movimento5Stelle toglie il simbolo alla giunta romana, e la Raggi viene sospesa dal movimento .


Decisione questa che potrebbe decretare la fine
dell’amministrazione guidata dai 5 Stelle a Roma. Portando dritto a nuove elezioni. Dopo l’arresto di Raffaele Marra per corruzione, tre giorni dopo le dimissioni dell’indagata Paola Muraro,   sarebbero 10 i consiglieri pentastellati  pronti ad abbandonare la sindaca.  A livello nazionale il Movimento, praticamente lo ha  già fatto.

I parlamentari più in vista e rappresentanti del M5S  come Roberto Fico che, come ha reso noto via Twitter Maria Latella, oggi diserterà L’Intervista su SkyTg24), Luigi Di Maio, Roberta Lombardi, Nicola Morra, Carla Ruocco, Paola Taverna e qualche consigliere romano capitanato dal capogruppo Paolo Ferrara, si sono confrontati ed hanno discusso su cosa fare, ma questa volta, il fondatore del Movimento ha deciso di dare retta alla linea dura avanzata da Fico, Ruocco, Lombardi, Taverna che sin dai tempi della notizia di Paola Muraro indagata, contestavano al vertice che  a Roma qualcosa non andava per il verso giusto  funzionando. Lamentando che intorno alla sindaca Raggi vi erano troppe anomali. Luigi Di Maio la cui leadership è stata fortemente messa in discussione e ridimensionata, è l’unico a tacere . Incredibilmente il “grillo” Alessandro Di Battista che interviene e pubblica in rete qualsiasi cosa, questa volta si è dileguato  scomparendo per un giorno intero. Questa volta non scrive, non posta, non twitta, non va in tv né raggiunge Grillo in hotel. Letteralmente “scomparso.

Ma cosa è successo ieri nel Movimento 5 Stelle ?   Grillo ieri mattina, appena sceso dalla macchina con cui era arrivato a Roma e con cui avrebbe dovuto proseguire per Siena assieme a due pullman imbottiti di parlamentari per a manifestare davanti a Monte Paschi di Siena, ha provato a concedere alla Raggi l’ultima possibilità, dicendole duramente al telefono  “Te l’avevo detto Virginia. La situazione adesso è davvero grave…e sarà complicato uscirne”.  La Raggi gli avrebbe risposto con voce ferma “Lo so Beppe ti chiedo scusa, avevi ragione tu ” ma ribadisce a Grillo che si fidava di Marra. “Hai sbagliato – le ha controbattuto Grillo  – devi ammetterlo e chiedere scusa pubblicamente“.

La Raggi lo ha fatto in una delle sue anomale conferenza stampa leggendo un comunicato frutto di una trattativa con Grillo e lo staff di comunicazione della Casaleggio, ma senza rispondere domande. Sicuramente un comportamento poco trasparente ed istituzionale. Ha ceduto alle richieste dei vertici M5S ma non completamente, dicendo orgogliosa al vicesindaco Daniele Frongia che la accompagna davanti ai giornalisti: “Sono io ad avere l’ultima parola su quello che dico. Tanto lo so: vogliono le mie dimissioni. Ma io vado avanti lo stesso, al massimo possono togliermi il simbolo“. Arrogante, fredda, determinata con un tono quasi di sfida, usa solo avverbi nelle sue scuse in Campidoglio:  “probabilmente” e persino un plurale, “abbiamo sbagliato”, che non piace alle orecchie di tutti gli esponenti del M5S.

I social network diventano un vero e proprio inferno di proteste. L’ala “dura” del Movimento5Stelle usa una citazione di Martin Luther King “Prima o poi bisogna prendere una posizione perché è quella giusta” pubblicata da Roberta Lombardi, la nemica giurata di Raggi, la deputata che definì a suo tempo Marra come del “virus che sta infettando il M5S” e che  ha presentato denuncia tre settimane fa contro di lui.

Non solo i militanti, ma anche i deputati  vogliono le dimissioni della sindaca. Subito. Il web è diventata una piazza piena di rabbia, una sorta di ghigliottina “virtuale” usata contro chi ha costruito un partito sul web. La Taverna è furente: “Le scuse non bastano“. La Lombardi si gode la sua rivincita su Di Maio e Di Battista che hanno a lungo protetto la Raggi: “Sono Fiera di stare dalla parte giusta”dice dopo aver scherzato nei corridoi della Camera dei Deputati sulle sue passate uscite: “Diciamo che sono brava a scovare virus…“. Grillo  guardando proprio la Lombardi  ammette davanti a tutti nella sua suite in albergo, di aver sottovalutato chi lo aveva messo in guardia, e  chiede notizie sull’imminente avviso di garanzia per Raggi. Gli rispondono in molti preoccupati : “Beppe sarebbe la catastrofe“.

Il padre-fondatore-proprietario del Movimento5Stelle convoca anche i consiglieri comunali romani. Vuole sentire le loro opinioni, capire cosa è successo, ma soprattutto accertare se sono pronti a non darle la fiducia come fecero precedentemente i consiglieri Pd per far cadere il sindaco Ignazio Marino. Ipotesi molto vicino a quanto accadrà nelle prossime ore,  il vero e proprio incubo di Virginia Raggi, che lo sa bene e dice ai suoi collaboratori:”Tutto dipenderà da loro” . Infatti l’ipotesi di andare avanti senza il simbolo M5S nell’amministrazione di Roma Capitale non piace assolutamente a due nomi di spicco della politica grillina romana come  il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito e il capogruppo del Movimento Paolo Ferrara.

nella foto Daniele Frongia e Virginia Raggi in consiglio comunale

Beppe le dirà di dimettersi o le toglierà il simbolo spiffera un deputato dell’ex direttorio M5S che  chiede l’ anonimato  e spiega: “Aspettate e vedrete: la sta mollando. In conferenza ha dato mezze scuse. Se non lascia sarà la magistratura a fare piazza pulita“. Una nuova riunione di maggioranza del M5S in Campidoglio è prevista questo pomeriggio. Una consigliera ammette: “Stiamo approfondendo la situazione. Non prenderemo decisioni a caldo, stiamo riflettendo“. La sindaca Raggi davanti all’azzeramento proposto all’hotel Forum, avrebbe accettato di rimuovere tutti tranne il suo fedelissimo  vice Daniele Frongia ( a cui è particolarmente legata non solo “politicamente”) anche lui ex consigliere comunale M5S durante l’era Marino .Frongia rinunciò a a candidarsi come candidato sindaco nelle primarie interne del M5S  portandole in dote le sue preferenze. Frongia viene additato ed accusato dall’ala dei parlamentari “duri” del M5S, decisi ad arrivare a una resa dei conti rapida per segnare una discontinuità, di aver condiviso e sostenuto   l’amicizia pericolosa della Raggi con Marra, e viene considerato uno dei responsabili politici del potere acquisito negli ultimi mesi da Marra in Campidoglio.

(notizia in aggiornamento)




Esclusiva dell’ Espresso. Roberta Lombardi denunciò Raffaele Marra: ecco l’esposto contro l’uomo della Raggi

di Emiliano Fittipaldi 

Il tifone giudiziario che ha investito il Campidoglio dopo l’inchiesta dell’Espresso e l’arresto del fedelissimo Raffaele Marra da parte della procura di Roma rischia di trasformarsi, nelle prossime ore, in un dramma politico. Non solo nel partito romano, ma per l’intero Movimento Cinque Stelle nazionale.
“L’Espresso” ha scoperto infatti che il 22 novembre 2016, un mese dopo dopo la pubblicazione dell’ultima inchiesta del nostro settimanale , il deputato pentastellato Roberta Lombardi si è presentata in procura per depositare una durissima denuncia-querela proprio contro Marra, braccio destro della sua compagna di partito. Un esposto di una decina di pagine di fuoco, in cui la deputata grillina chiede senza giri di parole ai magistrati di indagare sulla casa acquistata dalla moglie di Marra dalla Fondazione Enasarco (quella per cui è stata individuata la corruzione tra Marra e Scarpellini), sui rapporti tra Marra e l’altro costruttore Fabrizio Amore (oggi imputato in Mafia Capitale), sui possibili episodi illeciti della gestione delle emergenze abitative quando Marra era dirigente del dipartimento della Casa.

Non solo: la Lombardi – che si è in passato occupata dei temi dell’emergenza abitativa, compreso la dismissione degli immobili Enasarco – mostra dubbi persino sulla legittimità di Marra a coprire ruoli dirigenziali in Campidoglio, ipotizzando che il concorso a cui partecipò nel 2006 fu caratterizzato da un «quadro inquietante di collusioni e favori».

La Lombardi, insieme a big del movimento come Roberto Fico, Paola Taverna e Carla Ruocco, ha mosso critiche alla Raggi e al suo staff fin dall’inizio dell’avventura della sindaca (dopo le inchieste de “L’Espresso” definì Marra « un virus che sta infettando il movimento »), ma nessuno sapeva finora che era andata dritta in procura a denunciare il consigliere della “sua” sindaca.

Un fatto politico clamoroso: non sappiamo se l’esposto della Lombardi è poi confluito nel filone d’indagine già aperto dalla procura che ha portato agli arresti odierni del dirigente di Virginia. Di certo la notizia di una battaglia giudiziarie tra Lombardi e uomini della Raggi aprirà una faglia ancora più larga tra gli “ortodossi” del Movimento che da mesi consigliavano a Virginia di obbligare i sui fedelissimi a un passo indietro, e i seguaci della linea di Luigi Di Maio, che credevano che la sindaca andasse difesa a spada tratta contro tutto e contro tutto. Questi ultimi, dopo gli eventi di stamattina, sono politicamente molto più deboli di prima.

L’Espresso ha realizzato negli ultimi mesi inchieste che hanno svelato i segreti scomodi del dirigente del Comune di Roma e fedelissimo della prima cittadina. Ma la sindaca del Movimento 5 Stelle invece di rimuoverlo lo ha prima difeso e poi promosso. Adesso dovrà scontare le sue scelte politiche

Raffaele Marra è stato arrestato . Il sindaco ombra di Roma, fedelissimo di Virginia Raggi, è accusato di corruzione. Non conosciamo ancora tutti i dettagli dell’inchiesta dei carabinieri, ma sembra che l’ex finanziere sia caduto per l’italico vizietto di comprarsi case a quattro soldi, e possibilmente pagate da altri.

L’Espresso lo aveva già scritto. A settembre avevamo scoperto che Marra nel 2010 aveva comprato, quando era un dirigente vicinissimo a Gianni Alemanno, un attico dall’immobiliarista Sergio Scarpellini ottenendo uno sconto di mezzo milione di euro. In pieno conflitto di interesse: Scarpellini è un costruttore che affitta uffici al Campidoglio, Marra era il capo del dipartimento della Casa che gestiva i suoi contratti: oggi sono stati arrestati entrambi.

A ottobre avevamo aggiunto che nel 2013 la moglie di Marra aveva acquistato una casa di 160 metri quadrati dalla Fondazione Enasarco. Un ente controllato dal Ministero del Lavoro, che nel 2008 ha dismesso il suo patrimonio immobiliare. Chiara Perico è riuscito a comprare l’appartamento con il 40 per cento di sconto, per poco più di 300 mila euro. Scoprimmo pure che in quell’appartamento non ci vive lei, ma proprio Marra: l’attico acquistato da Scarpellini a prezzo di favore, infatti, l’ha affittato per aumentare il reddito. La Perico intanto si è trasferita a Malta.

L’Espresso ha poi scoperto che Marra, da capo del dipartimento della Casa, affidò a trattativa privata al costruttore Fabrizio Amore un contratto da milioni di euro per l’affitto di un residence per le emergenze abitative in città. Quasi 150 appartamenti in periferia, pagati da Marra circa 2.500 euro al mese l’uno. Una follia. Amore oggi è imputato nel processo Mafia Capitale.

Virginia Raggi non è indagata, e non è coinvolta in nessun modo dalle accuse rivolte al suo braccio destro. Ma in questi mesi, nonostante le inchieste del nostro settimanale e le polemiche politiche interne al Movimento sulla figura di Marra, ha sempre difeso a spada tratta il suo consigliere prediletto. Lo ha persino promosso a capo del Personale del Comune. Contro ogni evidenza, contro documenti obiettivi del Catasto e della Camera di Commercio che abbiamo pubblicato, contro le richieste di maggiore trasparenza arrivate da un pezzo del Movimento (Roberto Fico, Carla Sibilia, Paola Taverna e soprattutto Roberta Lombardi ) che chiedeva alla sindaca di mollare il suo fedelissimo perché incompatibile con i principi dei Cinquestelle.

La Raggi per Marra (e per il segretario Salvatore Romeo) si è immolata. Restano un mistero i motivi di questa scelta. Ma è chiaro che ora sia lei sia l’intero M5S pagheranno un prezzo politico carissimo per scelte e decisioni scellerate.

* articoli tratti dal settimanale L’ ESPRESSO



I compensi dei “grillini” al Comune di Roma. Da disoccupati a benestanti…

Sono questi  i compensi che  i collaboratori della giunta di Virginia Raggi percepirebbero dalle casse comunali della Capitale . Il documento è stato presentato nel corso di una riunione avuta  in Campidoglio tra i ventinove consiglieri grillini dell’assemblea capitolina e la Sindaca.

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La richiesta dei consiglieri del M5S al Sindaco, è quella di abbassare il tetto degli stipendi a 76mila euro lordi. Esclusi quindi, dal conteggio del compenso massimo, i contributi versati dall’azienda (cioè quelli compresi nel calcolo della prima colonna, alla voce “costo aziendale“). Sarebbero quasi la metà a subire il taglio . Dal conteggio vanno esclusi  l’ex-capo di gabinetto dimissionario Carla Raineri e lo staff del dimissionario assessore al Bilancio Marcello Minenna. Ben al di sopra della soglia si colloca il capo della segreteria politica della Raggi,  Salvatore Romeo, il cui stipendio arriva a sforare i 111mila euro lordi. Meno male che si accontentano di poco….

Il tetto – riporta la  nota – sarebbe limitato a un solo collaboratore per assessorato”, mentre per gli altri componenti di ogni singolo staff i compensi andrebbero tagliati gradualmente di almeno 1/5. Gli stessi consiglieri grillini come scrivono,non si sentono sicuri  dell’esattezza delle cifre. Nel caso, si chiede chiarezza e trasparenza. E meno male che sono loro a governare Roma Capitale….

Virginia Raggi e Beppe Grillo

nella foto Virginia Raggi e Beppe Grillo

Beppe Grillo lunedì sarebbe dovuto venire a Roma. I  suoi “portavoce-cittadini” del Movimento 5 Stelle hanno chiesto l’intervento del padre fondatore per invertire la rotta della macchina “politica” romana che potrebbe schiantarsi trascinando nel ridicolo l’intero Movimento nazionale e le sue vane speranze di governo. Grillo, letteralmente “bombardato” dalle telefonate è stato costretto a tornare dalle ferie mentre scorazzava sugli yacht milionari che lo ospitavano in Costa Smeralda. Dopo ha cambiato idea. Raccontano del comico genovese che sia arrabbiato di fronte al riproporsi di un film già visto tre anni fa: scontrini, diarie, faide, veleni.

nella foto Carla Ruocco e Paola Taverna

nella foto Carla Ruocco e Paola Taverna in Campidoglio

Beppe dobbiamo fare qualcosa contro questi, ci portano alla rovinagli hanno detto telefonicamente Paola Taverna e Carla Ruocco , e gli hanno “affidato” i loro sfoghi contro Virginia Raggi e il suo giro di “sodali” assediati nel fortino del Campidoglio.  La soluzione che il direttorio stava preparando inizialmente con gli addetti alla  comunicazione era “da ora in poi la sindaca fa le sue scelte e si prende le sue responsabilità“. Per il resto sarebbe partito il martellamento sul “pressing delle lobby” per sviare le attenzioni sulla crisi della 1a giunta grillina della Capitale, sostenendo che “vogliono condizionare il Campidoglio“. Ma non è credibile. Addirittura si sarebbe parlato per la prima volta di togliere alla sindaca Raggi il simbolo del M5S. La deputata romana Roberta Lombardi, da sempre in disaccordo con la Raggi,  ha ribadito quello che andava sostenendo da tempo: “Abbiamo dei valori e un metodo. E lei non li rispetta“. Lo stesso pensiero di un numeroso gruppo di consiglieri romani.

CdG Beppe Grillo telefonoGrillo ha chiamato il sindaco per farsi dare la sua ricostruzione personale dei fatti, senza nasconderle la delusione per quello che sta accadendo e per l’immagine di una città non amministrata, ostaggio di liti trasversali interne al Movimento5Stelle. Quello che ha fatto arrabbiare Grillo è stato ritrovare al centro delle cronache e dei problemi il nome di Raffaele Marra, il dirigente in precedenza collaboratore di Gianni Alemanno in Campidoglio e di Renata Polverini alla Regione Lazio, ancora al suo posto e persino nominato a “vicecapogabinetto”  , nonostante lo stesso Grillo avesse sollecitato ripetutamente di mandarlo via. Il comico genovese non capisce le resistenze delle Raggi, si chiede chi sia in realtà questo Marra. Ma queste sono anche le stesse domande che si pone Luigi Di Maio, l’unico del “direttorio” ad aver difeso sino  ieri sera pubblicamente la sindaca Raggi : “Stanno provando a farci cadere in tutti i modi: ma non ci riusciranno. Raggi ha tutta la nostra fiducia. Non arretreremo di un millimetro“.  Fumogeni che non funzionano. Anche perché non è certo una lobby quella dei consiglieri 5 stelle al Comune di Roma: eppure sono loro ad esser sul piede di guerra da settimane, con una crisi che corre parallela a quella interna alla giunta.

In vari colloqui telefonici intercorsi tra la Casaleggio Associati ed i vertici pentastellati  romani si è cominciato a fare qualche calcolo. Ieri si è parlato di sondaggi: “IPotremmo aver perso 5 punti percentuali” è stato ipotizzato . Ma quanto pesa, invece, questo sostegno incondizionato alla Raggi ?  Appare chiaro e lampante che la sindaca romana sta sgomitando per conquistare il suo spazio di autonomia. Dopo aver di fatto esautorato l’assessore  Marcello Minenna ed il magistrato-capo di gabinetto  Carla Raineri, si è liberata dei due nomi più “pesanti” in Campidoglio, che erano messi lì proprio dal direttorio. Ma secondo quanto sostengono gli avversari interni della Raggi ,  comincia ad emergere ed affermarsi altre ipotesi che dalla base dei militanti arrivano sino alla Taverna e la Ruocco. Virginia ed il suo vice Daniele Frongia sono al secondo mandato in consiglio comunale, e quindi non possono più essere rieletti. Ecco perchè stanno sfruttando il momento per fare quello che vogliono“.

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Ma tutti i vertici del M5S, dal direttorio in giù sanno che questa situazione sta danneggiando sempre di più di giorno in giorno  la corsa del movimento a Palazzo Chigi. Decidere cosa fare diventa molto difficile: far finta di nulla nella speranza che si torni alla normalità, o prenderne le distanze come avvenuto con il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti? Quanto si riteneva impossibile in soli due mesi , sta prendendo piede largo nelle liti interne di una parte del direttorio: degradare Raggi a sindaca senza il movimento alle spalle, levandole persino l’utilizzo del simbolo. Questa al momento è la decisione più pesante, ma se ne parla soprattutto nelle “chat” degli attivisti più in vista nella Capitale, vicini alla cordata del presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito e della deputata Lombardi.

Sarebbe affidata a Beppe Grillo, in quanto leader e garante, l’ultima decisione. Quindi se la Raggi insisterà a fare di testa propria, i vertici del Movimento potrebbero abbandonarla al suo destino, confermando ufficialmente quel disappunto generale che sta crescendo dietro la convinzione di chi ritiene ed afferma che “Virginia non si comporta più come una 5 Stelle”.

“Ovviamente le due cose sono collegate”, ha detto Carla Romana Raineri, l’ormai ex capo di gabinetto della sindaca Virginia Raggi, parlando delle sue “dimissioni irrevocabili” e di quelle, altrettanto definitive, dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna – che poi a cascata hanno provocato quelle dell’amministratore di Ama, appena nominato, Alessandro Solidoro. E questa però è l’unica cosa che è stata chiara da subito, nella prima crisi della giunta capitolina.

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Carla Romana Raineri non ha voluto dire di più , chiedendo un paio di giorni per “riordinare le idee” e tornandosene subito nella sua Milano, dopo aver messo in scatola le poche carte accumulate in neanche due mesi di lavoro. Ha fatto capire però che la bocciatura dell’Anac della delibera sulla sua nomina è stata solo l’ultima goccia, e ha detto: “Credevo di esser stata chiamata per garantire la legalità ma la verità è ben altra”. Un’accusa pesantissima lanciata così, senza spiegare.

Un’accusa che sta scuotendo i 5 stelle, a Roma e non solo. Perché bisogna capire cosa c’è dietro il disastroso rientro dalle vacanze, se il Movimento5Stelle stia pagando la scarsa esperienza amministrativa e la completa mancanza di una sua classe dirigente (solo la Raggi e i consigliere Stefàno e De Vito erano già entrati in Comune, ma solo per tre anni e dall’opposizione, e mancano completamente dirigenti di area) o se – e questo sì, sarebbe persino più disastroso – il Movimento debba fare i conti con chi, come dicono alcuni consiglieri e la deputata Lombardi, “si sta comportando come i vecchi partiti”.

Da Parma è questa l’analisi anche di Federico Pizzarotti: “Tempo fa“, scrive il Sindaco di Parma su Facebook  “rilanciando l’idea di un meetup nazionale, ovvero di un’assemblea nazionale tra cittadini e portavoce, scrissi pubblicamente a Beppe Grillo queste testuali parole: “Ti chiedo: la volontà è quella di lasciare che le varie correnti del Movimento lo logorino dall’interno?“. Piaccia o no, lo accettiate o no, è quello che sta avvenendo”.

Nel frattempo a Cernobbio nei corridoi di villa d’Este, ieri mattina  il premier Matteo Renzi manifestava un certo ottimismo: “Lasciamola fare. Alla fine i risultati sono sotto gli occhi di tutti…“. Come dargli torto ?




Mariti, fidanzate e amici degli amici, la parentopoli M5S

di Giovanna Vitale *

M5S CampidoglioIl Movimento di lotta si fa di governo e i vizi della vecchia politica, che a parole si dice di voler combattere, tornano puntuali come un orologio svizzero. Basta guardare cosa sta accadendo a Roma: non solo la rissa fra correnti, ma pure incarichi di sottogoverno distribuiti a go-go a mogli, fidanzate, portaborse. Il peggio del familismo amorale sempre denunciato dai grillini, ora applicato in Campidoglio con metodo scientifico. Antipasto del banchetto che verrà, visto che le nomine più pesanti, circa 300, a cominciare dallo staff della neosindaca, devono ancora venire.

L’inizio non fa ben sperare. I primi passi dei pentastellati seguono liturgie da prima Repubblica: legami di sangue, d’amore o d’amicizia trasformati in poltrone, dunque in stipendi. Specie alla periferia dell’impero, dove è più facile sfuggire ai controlli. Accade allora nel popoloso III municipio che Giovanna Teodonio, moglie di Marcello De Vito, protegé della deputata Roberta Lombardi, il più votato in assemblea capitolina di cui è diventato presidente, venga reclutata come assessore alla Sicurezza del personale e Polizia locale. Una parentela da lei stessa rivendicata su Fb. Mentre per favorire la fidanzata del bis-consigliere comunale Enrico Stefàno si è dovuto ricorrere a un escamotage: la 27enne Veronica Mammì, uscente in VI municipio, è stata traslocata in VII, dove ha ricevuto la delega al Sociale. Uno spostamento tattico, raccontano fonti interne al Movimento, necessario per aggirare il tetto dei due mandati consecutivi. Così si salta un giro, ma si riscuote comunque un incarico, in attesa delle prossime consultazioni. Che, per la Mammì, già portaborse della deputata Daga, potrebbero essere le Politiche o le Regionali, fra un anno o due.

Una strategia molto in voga fra i grillini. Alla faccia della sbandierata diversità a 5 stelle. I quali, per selezionare la classe dirigente, usano ormai lo stesso criterio degli altri partiti: la fedeltà. Alle persone che contano, prima che ai principi. Capita perciò che l’assistente alla comunicazione del deputato Enrico Baroni, Mario Podeschi, venga nominato assessore al Sociale in V municipio. Mentre l’architetto Giacomo Giujusa – consulente per le tematiche ambientali dell’onorevole Vignaroli, compagno della senatrice Taverna – conquisti la delega all’Ambiente e Lavori pubblici in XI. Con il dipendente Atac Alfredo Compagna, appena eletto presidente in XIV, a suo tempo candidato per aver condiviso i banchi di scuola con Andrea Severini, marito separato di Virginia Raggi, che proprio in quel territorio risiede. Dove è risultato eletto pure il suo avvocato, che però poi ha rinunciato.

È infatti la famiglia il canale privilegiato dei 5 stelle per entrare nelle istituzioni. La prova è l’VIII municipio: in consiglio siedono Teresa Leonardi (40 preferenze) ed Eleonora Chisena (91), madre e figlia; Giuseppe Morazzano (41 voti) e Luca Morazzano (34), padre e figlio. Basta una vasta parentela, un po’ di organizzazione e il seggio è assicurato. Da declinare nella “variante Mastella“, ovvero le coppie che fanno carriera insieme. Daniele Diaco e Silvia Crescimanno erano fidanzati quando, nel 2013, approfittando della doppia preferenza di genere, divennero entrambi consiglieri in XII. Nel frattempo si sono sposati: oggi lei è presidente del municipio, lui ha preso uno scranno in Campidoglio. Dove, nello staff della neosindaca, sta per entrare Francesco Silvestri, ex collaboratore del senatore Endrizzi, già fidanzato di Ilaria Loquenzi, capo comunicazione alla Camera. In ossequi alla teoria Nugnes, verace senatrice partenopea: “Quando scegliamo il nostro esercito, i soldati devono essere fedeli“.




Io, giornalista grillino, vi racconto cosa succede nel Movimento di Grillo e Casaleggio

Schermata 2016-05-19 alle 10.06.04di Mauro Suttora

Da Serenetta a Serenella. La parabola del Grillo politico è riassumibile fra Serenetta Monti, candidata sindaca a Roma nel 2008, e Serenella Fucksia, espulsa dal Movimento 5 stelle (M5s) all’alba del 2016. Due donne “con le palle“, per usare il bellicoso linguaggio grillino. La prima scappata un anno dopo il debutto romano (3%, quattro consiglieri municipali eletti, tre che cambiano partito dopo pochi mesi, un disastro che nessuno ama ricordare), la seconda fatta fuori con l’agghiacciante ordalia che finora ha epurato online un quarto dei 162 parlamentari eletti nel 2013. Neanche Stalin purgava i compagni a questo ritmo. In mezzo, l’incredibile storia di un partito che raggiunge il 25% al suo primo voto nazionale. Caso unico al mondo: Berlusconi nel 1994 si fermò al 21, ed ereditava gli apparati Dc e Psi.

Ma, soprattutto, un fenomeno sociologico mai capitato: 162 persone digiune di politica catapultate in Parlamento da un giorno all’altro, a formare il secondo partito nazionale. È anche la prima vera forza politica popolare nella storia d’Italia. Il Pci, infatti, nonostante volesse rappresentare la classe operaia, aveva dirigenti borghesi. I grillini invece, come reddito e cultura, sono l’odierno lumpen-proletariato dei disoccupati e precari. Nozioni da Facebook, ignoranza pari all’arroganza, prevalenza del perito informatico (il diploma del loro capo, Gianroberto Casaleggio). Non hanno letto Fruttero & Lucentini, quindi a dirglielo non si offendono.

Faccio vita da grillino da nove anni. Mi sono iscritto nel settembre 2007 dopo il Vaffa-day, un giorno prima di Paola Taverna. Partecipavo ai primi meetup di Roma: riunioni al quartiere africano in una sala affittata dal dentista Dario Tamburrano (oggi eurodeputato), poi al cinodromo, o sull’Ostiense. Serenetta sconfisse Roberta Lombardi alle primarie.

Il 25 aprile 2008 raccogliemmo un’enorme quantità di firme davanti alla basilica di San Paolo per i referendum contro l’Ordine dei Giornalisti. Poi buttate, perché il figlio di Casaleggio sbagliò le date della raccolta. C’era grande entusiasmo, sull’onda del libro La casta di Stella e Rizzo. Ma alle regionali del 2010, disastro: solo quattro eletti in Piemonte ed Emilia. Tutti poi espulsi tranne uno. Trasferito a Milano, frequento anche qui il meetup. Lo stesso clima da caserma-convento-asilo-circo. “Suttora, non seminare zizzagna“, mi intimano sul gruppo Facebook se esprimo una critica. Nel 2013 Paola Bernetti, la più votata alle primarie per il Senato, viene fatta fuori con un trucco. I monzesi con una cordata eleggono tre senatori, Milano neanche uno.

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Stessi grovigli due mesi fa, alle primarie per il sindaco: solo 300 votanti, 74 voti alla vincitrice. I risultati vengono secretati, gli altri sette candidati non sanno le loro preferenze. Dal movimento della trasparenza al partito dell’omertà. Addio streaming, forum pubblici, dibattiti online. Dopo la valanga delle espulsioni regna la paura, si comunica solo su chat Whatsapp segrete. Sette attivisti milanesi osano pubblicare un giornalino a loro spese: cacciati con lettera dell’avvocato di Casaleggio.

Il clima di paranoia avvolge anche i parlamentari. Appena uno azzarda qualche pensiero non conformista, è bollato come dissidente. Intanto, il fervore altruista scema. I parlamentari, che prendono 15mila euro mensili, due anni fa ne restituivano in media 5-6mila. Oggi la cifra si è dimezzata: tremila. Se va bene. Molti si limitano a 1.400-1.800: Morra, Lombardi, Giarrusso, Nuti, Fico, Sibilia. I rendiconti sono una farsa: solo autodichiarazioni, niente ricevute, nessun controllo.

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La cuccagna è all’Europarlamento. Ben 12 eurodeputati M5s su 17 neanche rendicontano. Possono incassare fino a 40mila euro mensili (21mila solo per i portaborse), ma tutti tranne una restituiscono appena mille euro al mese. Il siciliano Ignazio Corrao (ex portaborse in regione Sicilia) aveva assunto 11 portaborse. L’ho pizzicato con un articolo su Oggi, lui mi ha insultato, ora li ha ridotti a sette. Come un’eurodeputata abruzzese: due li tiene a Bruxelles, gli altri cinque stanno nel suo collegio elettorale.

Che differenza c’è con i vecchi politici del passato? Nessuna, tranne che i grillini si vantano di non avere funzionari di partito. Invece ne hanno centinaia, stipendiati dai 1.600 eletti.

Insomma, il movimento ora è Collocamento 5 stelle, scherzano i tanti ex. I nomi dei portaborse parlamentari sono convenientemente segreti, per non scoprire altri parenti e conviventi dopo quelli già scoperti (Lezzi, Moronese). Casaleggio e suo figlio comandano a bacchetta. I parlamentari sono sorvegliati da un simpatico reduce del Grande Fratello, Rocco Casalino: decide lui chi mandare in tv. Fra gli altri addetti stampa spicca un ex camionista di Bologna. Dove sono state abolite le primarie: alle comunali di giugno lista bloccata, tutti nominati dall’alto come nel listino berlusconiano di Nicole Minetti. A Trieste un eurodeputato ha candidato sindaca la moglie: metà dei grillini locali in rivolta.

Schermata 2016-05-19 alle 10.04.52La sceneggiata napoletana di Quarto aumenterà la disciplina interna. Per paura di altri “infiltrati” della camorra, i candidati saranno nominati d’autorità. Così, quello che era nato come un movimento liberatorio si è trasformato nel suo esatto contrario. Hare Krishna, Scientology? Ma no, meglio Testimoni di Genova. Lì Grillo ha una delle sue tre ville. E il suo commercialista personale (nonché segretario del M5s) è stato nominato in una società regionale. Quelle che i grillini volevano abolire.




Quello che i “grillini” non raccontano sui loro scontrini a 5 stelle…..

Schermata 2015-11-25 alle 02.56.50Il ritardo nell’aggiornare le note spese poteva costare l’espulsione dal Movimento 5 Stelle . In realtà, soltanto 38 parlamentari 5 stelle su 127 sono in regola con la rendicontazione. Lo si scopre consultando i dati presenti sul sito  tirendiconto.it , la piattaforma online su cui gli eletti “pentastellati” sarebbero tenuti – per regolamento interno – a riportare i dettagli dei “costi” di mandato ed a restituire le eventuali eccedenze. In realtà non lo fa praticamente quasi nessuno !

Se ne è occupato anche il settimanale L’ESPRESSO che ha scoperto che la maggior parte dei parlamentari, 61, non aggiorna la propria posizione dal maggio scorso. Tra loro anche due big membri del “direttorio” del M5S : il vice presidente della Camera Luigi Di Maio e il presidente della Commissione vigilanza Rai Roberto Fico. Un po’ più fresca, invece, fra le new entry è la scheda della deputata Carla Ruocco, che ha presentato le fatture soltanto fino al mese di luglio scorso. Cioè sino a 4 mesi fa.

Gli unici puntuali tra i “dirigenti” al momento sono Alessandro Di Battista e Carlo Sibilia, i quali  hanno rendicontato fino a settembre che è il mese più recente consultabile sul sito. Tutti gli altri parlamentari aggiornano in ordine sparso: tre sono fermi addirittura a febbraio, cinque a marzo (tra cui Nicola Morra,Michele Giarrusso e Serenella Fucksia), tre a giugno, cinque a luglio e dodici ad agosto.

Schermata 2015-11-25 alle 02.56.26Se parte dell’indennità viene puntualmente versata nel fondo di garanzia per il microcredito (quasi 2mila euro a testa), sulla diaria e sugli altri rimborsi si può chiudere un occhio. Sono in molti a spendere quasi tutti i soldi messi a loro disposizione dalle Camere, più o meno dai 7 ai 10 mila euro al mese cadauno. Ma come viene investito il denaro che ogni mese arriva nelle tasche dei grillini eletti? Il settimanaleL’ESPRESSO  ha preso in esame le ultime rendicontazioni per ogni parlamentare del Movimento 5 stelle.

Un tetto confortevole

Una delle voci di spesa più importanti, ovviamente, è quella per la casa. Un affitto a Roma, si sa, costa molto, soprattutto se vuoi alloggiare vicino al Parlamento. I rappresentanti 5 stelle spendono in media 1.500 euro a testa. Una cifra che tiene conto dello stile austero di Luigi Di Maio, che per alloggio più utenze ha pagato 706 euro a maggio, ma anche dell’approccio meno sobrio di alcuni suoi colleghi.

Sono 22, infatti, i rappresentanti grillini che sborsano (ma i soldi sono dei contribuenti) più di 2mila euro al mese per un tetto nella Capitale. Tra questi, l’onorevole Marta Grande (2.271 euro, dato di maggio) e il senatore Nicola Morra (2.155 euro, dato di marzo). I più spendaccioni sono: il piemontese Carlo Martelli, che a giugno ha rendicontato 2.527 euro e il sardo Roberto Cotti, 2.448 euro sempre a giugno. Cifre che generalmente comprendono sia il canone mensile che il costo per le utenze e le pulizie.

Schermata 2015-11-25 alle 03.03.09Gli affamati

Ma uno dei dati più interessanti riguarda il cibo. Il vitto, infatti, è rimborsato dal Parlamento e anche sotto questa voce di spesa si registrano atteggiamenti diversi a seconda dell’eletto. C’è chi dichiara 30 euro di spesa al mese e chi invece si abbuffa a dismisura. Il più ingordo di tutti è il deputato campano Salvatore Micillo, che a maggio è riuscito a spendere ben 2.937 euro. E non sotto la voce “pranzi istituzionali” o “cene di rappresentanza”, ma sotto quella “alimentari”. Praticamente i cittadini italiani hanno pagato la spesa al supermercato dell’onorevole. Per molto meno, a Roma, il partito di Grillo ha chiesto le dimissioni dell’ex sindaco Ignazio Marino.

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nella foto Alessandro Furnari e Vincenza Labriola

Al secondo posto di questa speciale classifica si piazza il pugliese Francesco Cariello (1.566 euro a maggio) che li ha spesi quasi tutti per “pranzo/cena/bar”. Ma tra i migliori classificati, a sorpresa si piazzano tre volti molto noti del Movimento: la senatrice Serenella Fucksia (1.120 euro a marzo), il capogruppo alla Camera Federico D’Incà (1.013 a settembre) e il suo senatore Michele Giarrusso (994 euro sempre a marzo). In tutto, sono una quindicina i parlamentari in grado di spendere più di 900 euro al mese solo per mangiare.

A proposito di “affamati”…come non ricordare i due (ex) grillini, ex illustri disoccupati,  Alessando Furnari e Vincenza Labriolaselezionati, candidati ed eletti a Taranto dal Movimento 5 Stelle, i quali appena eletti in Parlamento hanno onorato con coerenza le loro promesse… passando subito al Gruppo Misto,  pur di non rinunciare ai loro circa 20 mila euro al mese ? Per conoscere il loro impegno in favore degli elettori tarantini bisognerebbe chiamare la Sciarelli a “Chi l’ha visto ?” !!!

Consulenze varie e “altre spese”

Schermata 2015-11-25 alle 02.29.45Poi c’è il capitolo dei soldi destinati a consulenze di varia natura e alle nebulosissime “altre spese”. Per quest’ultima voce non è presente alcuna giustificazione ulteriore, quindi non è dato sapere di che si tratti. Ma almeno sappiamo chi si è guadagnato la pole position assoluta in questa gara: il vice presidente della Commissione parlamentare antimafia Luigi Gaetti. Ad agosto, il senatore mantovano ha pagato 3mila euro per “consulenze varie” e 2mila per “altre spese”, 5mila euro in un sol colpo senza specificazioni aggiuntive. Vacanze ? Secondo classificato, il capogruppo della Commissione Industria al Senato Gianni Girotto, che a luglio ha speso 3.947 euro, di cui 2.420 in non meglio precisate “consulenze varie”. Dietro di lui, ma solo di un passo, si piazza il deputato lombardo Alberto Zolezzi: 2.474 euro di “consulenze varie” e 1.046 euro di “altre spese” a luglio (a giugno per le stesse voci aveva speso rispettivamente 2.767 e 1.033 euro).

Anche Barbara Lezzi, salita agli onori delle cronache per aver assunto come portaborse la figlia del compagno, si è guadagnata un buon piazzamento coi suoi 3.250 euro spesi a maggio soprattutto per “consulenze di natura legale”. E tra coloro che hanno investito cifre importanti spuntano anche Roberta Lombardi (1.352 euro per consulenze informatiche ad agosto), Alessandro Di Battista (1.575 per consulenze legali settembre) e Carlo Sibilia (1.658 “consulenze varie” a settembre). Almeno 22 parlamentari hanno speso più di mille euro.

Eletti in Movimento

Schermata 2015-11-25 alle 02.46.16Taxi, treni, aerei, rimborsi chilometrici. Gli spostamenti dei parlamentari gravano ovviamente sul bilancio dello Stato. Come, del resto, tutte le attività che organizzano su territori di provenienza. E i portavoce 5 stelle stanno molto in giro. Roberto Fico, ad esempio, ha ricevuto rimborsi per 3.104 euro rendicontati alla voce “spese logistiche per partecipazione ad eventi”. Attivissimi sui territori anche Carla Ruocco, che ha speso 2.374 euro a luglio per “missioni non ufficiali” e il senatore Sergio Puglia, 2.637 euro a maggio soprattutto per “stampa di materiale informativo”. Poi c’è chi prende spesso il taxi, come Nunzia Catalfo, che a marzo ha rendicontato 819 euro, e chi chiede i rimborsi chilometrici come Marco Brugnerotto (926 euro a settembre). Luigi Di Maio, quasi sempre francescano, nel mese di maggio per i trasporti ha speso 1.280 euro, tra taxi, carburante, noleggio auto, pedaggi e parcheggi.

La fabbrica degli assistenti 

Schermata 2015-11-25 alle 03.06.28Un ultimo sguardo lo merita il capitolo “collaboratori. I parlamentari impiegano somme diverse per pagare i propri aiutanti. Si va dai mille ai 5mila euro, a seconda dei casi. Ma ci sono anche esempi eclatanti. Il primo gradino del podio spetta senza dubbio al deputato Paolo Romano che a maggio ha speso 8.329 euro. Poco più di quanto ha sborsato Silvia Benedetti che con i suoi 7.833 euro a febbraio si piazza al secondo posto. Sul terzo gradino, infine, sale l’ex capo gruppo alla Camera Alessio Villarosa che a maggio ha pagato 6.316 euro.

Le spese allegre dei sindaci “grillini” 

Schermata 2015-11-25 alle 02.34.31A Parma sotto la guida del Sindaco del M5S Pizzarotti al Comune succede anche di tagliare i servizi alla persona e spendere 100.000 per la musica elettronica. Il sindaco grillino prometteva di fermare l’inceneritore, ma ha preferito invece di occuparsi di musica progettando di spendere tutti questi soldi per un concerto musicale di Capodanno. A Bagheria in Sicilia il sindaco grillino Patrizio Cinque ha distribuito consulenze a tutta forza a partenti ed “attivisti” del Movimento 5 Stelle  40mila euro assegnati a tre consulenti (un parente di un assessore, al padre di un consigliere comunale ed a un attivista del M5S).

Schermata 2015-11-25 alle 03.55.40E possiamo non ricordare quanto accaduto a  Sedriano, il primo comune della Lombardia sciolto per mafia. Che il 15 novembre è andato al voto, che vedeva i ‘grillini’ dati per favoriti. Ma nella lista spicca un nome che rischia di diventare ingombrante. E’ quello di Gabriele Panetta, classe 1965, calabrese. Al quale il senatore Luigi Gaetti, vicepresidente ‘grillino’ della Commissione Antimafia al Senato, sentito da ilfattoquotidiano.it, chiedeva di valutare l’opportunità “di un passo indietro a tutela di tutti”. A scoprirlo il Fatto Quotidiano, diretto dal collega Marco Travaglio, notoriamente “vicino” ed in linea con le posizioni e battaglie del M5S. Panetta “arriva al nord da ragazzo e, dopo qualche anno a Garbagnate Milanese, si trasferisce a Bareggio, dove conosce Rocco Musitano, capo dell’omonima famiglia mafiosa. Il 23 marzo del 1983 il boss della ‘ndrangheta esce dal bar ‘Jesi’ di via Manzoni, si dirige all’ingresso del vicino Luna Park, saluta Panetta e sale sulla sua A112. Percorre pochi metri, quando un’auto lo affianca e un uomo gli scarica addosso una raffica di mitra, mentre un altro scende e lo finisce con due colpi alla testa, esplosi da una calibro 38. Panetta è giovanissimo, ancora non ha compiuto 18 anni. I carabinieri lo interrogano come testimone e non sarà mai indagato. Il suo nome finisce nelle carte dell’inchiesta Nord-Sud, uno dei primi maxiprocessi degli anni Novanta sulla ‘ndrangheta nel milanese, e la sua deposizione permette di ricostruire la dinamica di un omicidio che avviene in Lombardia, ma viene concepito in Calabria. “Nel contesto della cosiddetta faida Musitano-Marando, che ebbe inizio – si legge nella sentenza della Corte d’Assise di Milano l’11 giugno del 1997 – con l’uccisione di Luigi Marando, avvenuta a Platì il 19 ottobre 1979 a opera di esponenti della famiglia Musitano per una questione di spartizione di illeciti proventi di una rapina. Il cadavere del Marando fu gettato in una discarica: gesto che provocò un maggior risentimento della famiglia, che decise di sterminare i Musitano”. Ecco chi seleziona e candida il Movimento  5 Stelle !

Il Movimento “NoTav” viaggia in alta velocità

Schermata 2015-11-25 alle 02.46.28Una pagina del socialnetwork Facebook, ha pubblicato una serie di esponenti del Movimento 5 Stelle, il cui leader Beppe Grillo è ampiamente noto per le sue battaglia “NO-TAV”, comodamente seduti sulle poltrone dei treni dell’ Alta Velocità, dormendo piacevolmente…Da Grillo a Vito Crimi fotografati dormivano beatamente, a Casaleggio che “navigava” con il suo tablet viaggiando in FrecciaRossa grazie all’ Alta Velocità ferroviaria. “Sposteremo gli uffici parlamentari presso le case e le aziende che vogliono espropriare per costruire il Tav: dovranno passare sul nostro corpo” era l’appello pubblicato sul blog di Beppe Grillo (che intasca personalmente  tutta la ricca pubblicità che ospita) diceva il senatore M5S Vito Crimi a Il Fatto Quotidiano  annunciando la mobilitazione generale in difesa dei proprietari delle zona di Calcinato in provincia di Brescia.”Espropri di case, cascine, terreni e aziende agricole”, diceva il parlamentare grillino, “con offerte di denaro per rinunciare a una vita e ripartire da zero. Sono queste le condizioni per realizzare l’inutile grande opera della linea Alta velocità Milano-Venezia, che passerà anche da Brescia”.

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fotomontaggio tratto da Il Fatto Quotidiano del 3 giugno 2015

Secondo il Movimento 5 stelle il Tav , cioè l’ alta velocità è un’opera inutile perché non terrebbe conto delle “reali esigenze dei pendolari”. “Ogni giorno”, conclude il post di Crimi sul blog grillino , “viaggiano 3 milioni di passeggeri, contro i soli 70mila delle “frecce. I turisti che usano le linee locali sono 22 milioni in tutta l’area gardesana. Infine sono stati investiti circa 6 miliardi di euro per risparmiare 20 minuti di tempo fra Milano e Venezia”.  A Taranto invece gli attivisti ed esponenti “grillini”, la stragrande maggioranza formata da fuoriusciti da altri partiti e movimenti o di gente alla ricerca di uno stipendio, di un incarico “pubblico”, si lamentano perchè l’ Alta Velocità non arriva ! Ah benedetta corenza….!!!

Tutti in “famiglia”

Schermata 2015-11-25 alle 02.54.00Sonia Toni, oltre ad essere una “grillina” della prima ora, è  sopratutto la prima moglie di Beppe Grillo, con il quale ha avuto due figli, e con cui nonostante la separazione, mantiene buoni rapporti. Quando il suo nome ha iniziato a girare tra i possibili candidati a Rimini, ne è nato un vero “caso” interno al Movimento5Stelle,  come racconta il Corriere della Sera.

Nel Comune romagnolo si voterà in primavera e la base 5 Stelle è in pressing per le liste e perché si trovi a breve il candidato che sfiderà il pd Andrea Gnassi, in corsa per il bis. Sonia Toni nei giorni scorsi ha confermato: “Forse sarò uno dei nomi in lista, ma non come candidata a sindaco“. La sua candidatura ha creato non pochi problemi. Tra i primi a polemizzare, Gianluca Tamburini, attuale capogruppo M5S al Comune di Rimini: “Mai vista alle riunioni, noi non la conosciamo”, ha dichiarato al quotidiano il Resto del Carlino . Dando vita a un botta e risposta anche sui social. “Il mio nome viene fuori perché a pochi mesi dal voto perdete tempo su rotonde, parcheggi, fondazione Fellini”, replica l’ex-signora Grillo.

Concludendo, cari lettori, tutte queste notizie a Taranto non le troverete nè sui siti internet che hanno paura di perdere qualche “click” o qualche squallido “mi piace” sui socialnetwork, nè tantomeno su qualche quotidiano stampato, i cui giornalisti lavorano grazie ai contratti di solidarietà (altrimenti avrebbero già chiuso) pagati anche grazie ai soldi dei contribuenti.

Come sempre a verificare quello che accade, a raccontarvi e documentarvi quello che ogni cittadino e lettore è tenuto a sapere è il Corriere del Giorno, quotidiano online che non richiede e riceve contributi pubblicità,  e sopratutto dal 1 agosto 2014 vi informa ogni giorno gratis, senza padroni e padrini  alle spalle !