Legge elettorale, la Corte costituzionale dice "no" al referendum richiesto dalla Lega. Salvini: "Vergogna"

ROMA La Corte Costituzionale ha deciso dopo otto ore di camera di consiglio di rigettare il quesito referendario proposto dalla Lega ritenendolo “inammissibile“, dicendo quindi  “no” al referendum sulla legge elettorale che era stato promosso da otto consigli regionali guidati da maggioranze  del centrodestra,  per trasformare l’attuale sistema con l’abrogazione delle norme sulla distribuzione proporzionale dei seggi, in un maggioritario puro .

La Consulta ha anche bocciato preventivamente il conflitto di attribuzione che 5 regioni su 8 avevano presentato lo scorso 7 gennaio. La motivazione della “bocciatura” consiste essenzialmente nel fatto che il quesito leghista avrebbe lasciato sul campo una legge con cui non sarebbe stato possibile andare alle elezioni subito. E quindi secondo i giudici della Corte, sarebbe stata una legge elettorale inapplicabile. Decisione che secondo indiscrezioni, sarebbe stata raggiunta non all’unanimità ma con una maggioranza “solida e ampia“.

Immediata la reazione furibonda del leader della Lega Matteo Salvini che ha commentata:  “È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e Movimento 5stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica”. Un referendum, quello sul maggioritario, fortemente sostenuto dalla Lega che era andata  in pressing su alcuni esponenti forzisti in alcuni consigli regionali che erano dubbiosi sul sistema elettorale maggioritario puro.

la Corte Costituzionale

Questo il passaggio testuale della Corte Costituzionale: “Per garantire l’autoapplicatività della ‘normativa di risulta’ – richiesta dalla costante giurisprudenza costituzionale come condizione di ammissibilità dei referendum in materia elettorale – il quesito investiva anche la delega conferita al Governo con la legge n. 51/2019 per la ridefinizione dei collegi in attuazione della riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. In attesa del deposito della sentenza entro il 10 febbraio, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che a conclusione della discussione la richiesta è stata dichiarata inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della normativa di risulta”.

La Corte costituzionale ha respinto anche preliminarmente il conflitto d’attribuzione che era stato sollevato da 5 regioni su 8. Le cinque regioni chiedevano di impugnare la legge del 1970 che regola il referendum lì dove prevede un tempo massimo di 60 giorni per ridisegnare i collegi. Per i ricorrenti si trattava di un termine arbitrario, e si   chiedeva quindi di rendere effettiva l’abrogazione decisa dalla Consulta solo il disegno dei nuovi collegi elettorali. Secondo molti analisti questa mossa è stata un vero “autogol” che avrebbero fatto capire che gli stessi proponenti erano consapevoli dell’inammissibilità del quesito.




Giorgetti (Lega) lancia la proposta di un tavolo "costituente"

ROMA – Una legislatura costituente. Per Giancarlo Giorgetti l’unica possibilità per evitare il totale immobilismo del paese era quella, il 20 agosto, “di mettersi attorno a un tavolo e fare quattro o cinque cose tutti insieme, per il bene del paese, e poi tornare al voto”. Il “regista” della Lega guidata da Matteo Salvini ha lanciato la sua proposta in occasione di un convegno organizzato alla Fondazione Feltrinelli a Milano.

“Dovevamo aprire un tavolo per le riforme istituzionali – ribadisce l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio – Era l’unica cosa che dovevamo fare”. La finestra si è forse chiusa, ma non del tutto: “Leggo che il governo vuole cambiare la legge elettorale. Ecco, se facciamo il proporzionale questo paese è spacciato”. Ed ecco l’apertura al dialogo: “Sediamoci a un tavolo per cambiare 3-4 regole del gioco e per dare un governo decente a questo Paese”. “Ci si mette d’accordo per cambiare le 4-5 cose necessarie, magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere”.

Per Giorgetti la formula giallorossa (Pd-M5S) è dannosa per il Paese,  e metterebbe carburante nel serbatoio della Lega : “Un governo che avesse un progetto e una visione, che pur io non condividerei, sarebbe una cosa. Ma all’orizzonte ci sono tre anni di immobilismo per impedire a Salvini di non andare al potere. E questo non ce la possiamo permettere, anche se noi prenderemo volentieri i consensi che ci arriveranno per disgusto. Se continuiamo a vincere le amministrative li rafforziamo, perché non siamo in una situazione normale”.

Giorgetti ha fatto anche una robusta autocritica sui quattordici mesi di governo trascorsi insieme al Movimento 5 Stelle: “È stato un tentativo doveroso alla luce dei risultati elettorali. Non abbiamo curato le relazioni internazionali, abbiamo trascurato dati fondamentali della politica. È una lezione che abbiamo ben compreso e su cui dobbiamo migliorare”.




Primarie Pd, il punto del direttore dell’ANSA

Ecco un opinione equilibrata, seria, ragionata e riflessiva. Poche parole, ma serie e sopratutto non “schierate”. Da ascoltare bene.




La Corte Costituzionale : Italicum bocciato il ballottaggio e salvo il premio di maggioranza. “Legge già applicabile”

Conclusa la Camera di Consiglio i giudici della Corte Costituzionale hanno finalmente preso la  decisione sull’ Italicum . I lavori si  sono aperti  questa mattina alle 9:30  .I 13 giudici (assente Alessandro Criscuolo, mentre Giuseppe Frigo si è dimesso lo scorso novembre) avevano già iniziato ieri pomeriggio il loro esame, subito dopo aver chiuso l’udienza pubblica, poi si sono aggiornati a questa mattina. Relatore della causa è stato il giudice Nicolò Zanon.

La Consulta ha bocciato il ballottaggio e salvato il premio di maggioranza. No anche ai capilista bloccati e alle pluricandidature. Sul premio di maggioranza, dunque, la Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità. Sono le attese decisioni dei giudici della Corte Costituzionale. Che, aggiungono, con questa sentenza “la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione“. Si potrebbe, quindi anche votare subito. Quindi il premio di maggioranza per il partito che ottiene il 40% dei voti è legittimo.

La Corte – riferisce una nota della Consulta ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all’esame delle singole questioni sollevate dai giudici”.

Nel merito, “ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno e ha invece accolto le questioni relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono”  Inoltre, “ha accolto la questione relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio». Infine, ha dichiarato «inammissibili o non fondate tutte le altre questioni”.

Dunque, in base alla decisione della Consulta “all’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione“.

Questo il comunicato integrale della Corte Costituzionale dopo l’esame dell’Italicum:

“Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari. La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all’esame delle singole questioni sollevate dai giudici.

 Nel merito – prosegue la Corte – ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono.

Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957. Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni.

All’esito della sentenza – conclude la Consulta – la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione”.

Questi i punti sui quali si è pronunciata la Consulta:

Stop al ballottaggio, ok a premio di maggioranza – La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il ballottaggio previsto dall’Italicum, la legge elettorale in vigore dal luglio 2016 ‘impugnata’ da un pool di legali in qualità di cittadini elettori. E’ stato invece giudicato legittimo il premio di maggioranza che la legge attribuisce al partito che supera il 40% dei voti.

Non opzione ma sorteggio per capolista eletto in più collegi La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la disposizione dell’Italicum che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione.

Bocciata la possibilità di opzione per il capolista eletto in più collegi, residua il criterio del sorteggio. E’ quanto ha deciso la Corte Costituzionale sull’Italicum.A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione”.

A promuovere i ricorsi era stato un pool di avvocati: tra loro Felice Besostri, che fu già al centro dell’azione contro il “Porcellum“, successivamente dichiarato incostituzionale.H anno parlato gli avvocati anti-Italicum ed a seguire l’avvocato generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri, che ha il compito di difendere l’Italicum per conto della Presidenza del Consiglio. La decisione sarà presa dopo la camera di consiglio a porte chiuse dei giudici.

Il ballottaggio era l’aspetto più esposto dell’Italicum. L’avvocato generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri, nella sua difesa della legge, ha dichiarato che “la Costituzione non lo vieta” ed è uno strumento adottato in altri Paesi e anche da noi per i sindaci. Ma in realtà resta un meccanismo tarato su sistemi presidenziali e semi-presidenziali che scelgono direttamente il capo del governo, mentre in quelli parlamentari puri non si giustifica ed è disallineato. Proprio questa potrebbe essere l’argomentazione che condurrà la Corte per dichiararlo incostituzionale in rapporto all’Italicum. Non dovrebbe invece essere toccato il premio di maggioranza, che i ricorrenti chiedono di eliminare. La sentenza con cui nel 2014 la Consulta bocciò il Porcellum, lo eliminò perché non era agganciato a una soglia di voti: nell’Italicum la soglia c’è ed è del 40%. Del resto uno dei legali-ricorrenti afferma che un mantenimento del premio lo lascerebbe del tutto insoddisfatto, ma poi si lascia sfuggire che dalla Corte “spera il meglio, ma teme il peggio“.

L’ Italicum prevedeva inizialmente un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria, con premio di maggioranza, una soglia di sbarramento al 3% e 100 collegi plurinominali con capilista bloccati. Quattro i punti cruciali dei quali dovrà occuparsi la Consulta, che nella seconda metà di febbraio dovrebbe depositare le motivazioni. E’ probabile che la Corte si rimetta al Parlamento, che potrebbe impiegare almeno due mesi per varare una nuova legge elettorale.

Questi di seguito erano i quattro nodi su cui la Consulta è stata chiamata a decidere:

IL PREMIO DI MAGGIORANZA – La lista (e non più la coalizione) in grado di raggiungere il 40% dei voti al primo turno ottiene il premio di maggioranza di 340 seggi.

IL DOPPIO TURNO – Il premio viene assegnato al primo turno se una lista ottiene almeno il 40% dei voti. In caso contrario, le prime due vanno al ballottaggio.

LE CANDIDATURE MULTIPLE – Un aspirante candidato può essere contemporaneamente capolista in più collegi, fino a un massimo di 10. Se un candidato vince in più collegi può optare per un collegio piuttosto che per un altro.

I CAPILISTA BLOCCATI – Il Paese è diviso in 100 collegi, che eleggono ciascuno da 3 a 9 deputati. In ogni collegio i partiti presentano le liste: per ciascuna formazione il capolista è bloccato, gli altri sono eletti con le preferenze.

I commenti a caldo.

Gi avvocati

“Un buon risultato anche se si poteva fare di più”. Questo, da Torino, il commento ‘a caldo’ di Roberto Lamacchia, uno degli avvocati del comitato che ha convinto il tribunale del capoluogo piemontese a rivolgersi alla Corte Costituzionale per un vaglio dell’ Italicum. “Ha prevalso – spiega Lamacchia – il concetto del valore della rappresentanza dei cittadini e l’importanza del loro voto. Forse si è persa l’occasione per affossare definitivamente una legge che a nostro avviso era antidemocratica. Ma tutto sommato è un risultato positivo“.

La sentenza della Consulta ha adottato la soluzione del minimo indispensabile piuttosto che quella del massimo possibile”. Questo il commento a caldo dell’avvocato Enzo Palumbo, uno dei legali ‘anti Italicum‘, sulla decisione della Corte costituzionale sulle questioni di legittimità della legge elettorale.

La politica

Meloni: “Non ci sono più scuse. Al voto subito”

Ora che abbiamo anche una legge elettorale non ci sono più scuse: sabato 28 gennaio tutti in piazza a Roma per chiedere elezioni subito”.  ha dichiarato Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia.

Grillo: “Voto subito. Non faremo alleanze con nessuno”

Non ci sono più scuse. La Corte Costituzionale ha tolto il ballottaggio, ma ha lasciato il premio di maggioranza alla lista al 40%. Questo è il nostro obbiettivo per poter governare. Ci presenteremo agli elettori come sempre senza fare alleanze con nessuno. Voto subito“. Il commento di Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle

Letta: « Fatto bene a votare contro mio partito, doloroso atto»

Ho avuto conferma di aver fatto bene,contro il mio partito,a votare contro #Italicum. Ultimo doloroso atto prima di dimettermi dalla Camera”.  ha commentato Enrico Letta , ex presidente del Consiglio

Rosato: “Si può andare a votare subito”

Si sono create le condizioni per andare a votare subito. Noi rilanciamo con forza la possibilità di convergere sul Mattarellum. Non è una questione di tempo, serve una disponibilità politica vera. Noi restiamo sul Mattarellum, altrimenti c’è il `Consultellum´. Non c’è stata una bocciatura dell’Italicum, l’impianto resta“. ha dichiarato Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera.

Gasparri: “Ora legge analoga per Senato”

La Consulta si è espressa, ora è necessario fare una legge elettorale per il Senato analoga a quella della Camera” . ha detto Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia




Semaforo verde della Corte Cassazione: ok al referendum costituzionale

La Cassazione ha  dato il via libera seppure formalmente al referendum costituzionale sulla riforma costituzionale avanzata  dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi . Adesso il Governo Renzi ha sessanta giorni per decidere la data del referendum. Attualmente per questo passaggio politico molto delicato per l’esecutivo si fanno le date del  13 o del 20 novembre, anche se non viene escluso il successivo fine settimana, cioè quello del 27.  Nella decisione adottata dalla Corte di  Cassazione si legge che l’Ufficio Centrale per il Referendum “ha dichiarato conforme all’art. 138 Cost. e alla Legge n. 352 del 1970 la richiesta di referendum depositata il 14 luglio 2016 alle ore 18.45 sul testo di legge costituzionale avente ad oggetto il seguente quesito referendario: approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione“.

La Suprema Corte di Cassazione ha quindi convalidato le oltre cinquecentomila firme raccolte e depositate secondo quanto previsto dalle vigenti Leggi per richiedere la consultazione sulla riforma. Si profila un voto “pericoloso” e fondamentale per la tenuta della leadership Renzi, che mentre il Partito Democratico si è spaccato e la minoranza interna che chiede al segretario-premier di cambiare la legge elettorale dell’ Italicum, per votare a favore del quesito posto dal Governo, che in caso di sconfitta potrebbe verosimilmente esaurire il proprio mandato. Il presidente del Consiglio ha rilanciato sui socialnetwork  un tweet  del Comitato per il sì nel quale si legge: “Adesso possiamo dirlo, questo è il referendum degli italiani”. Ribadendo nella sua newletter che, : “Il referendum non è la sfida di Matteo Renzi, ma di milioni di persone che vogliono ridurre gli sprechi della politica, rendere più semplici le istituzioni, evitare enti inutili e mantenere tutte le garanzie di pesi e contrappesi già presenti nella nostra Costituzione”. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi  su Twitter gioisce ricorrendo all’ashtag #bastaunsi.

Ma se il SI al referendum dovesse vincere,  come cambierebbe l’Italia dopo quasi 70 anni di Carta repubblicana? Ecco le novità.

ADDIO AL BICAMERALISMO PERFETTO

La fine della parità tra le due Camere, che accompagna l’Italia repubblicana fin dalla sua nascita, è sancita dal nuovo articolo 55 della Costituzione. Solo la Camera dei deputati voterà la fiducia al governo. Inoltre solo “la Camera dei deputati (…) esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo“. Di regola, quindi le leggi saranno approvate dalla sola Camera dei deputati.

Più complesso invece il profilo del nuovo Senato. Per prima cosa “il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali” e sarà composto da 100 membri, 95 scelti dalle Regioni (21 devono essere sindaci) e 5 dal Presidente della Repubblica. Mantiene poteri sulle nomine di competenza del Governo, nei casi previsti dalla Carta. Mantiene la funzione legislativa (insieme alla Camera) sui rapporti tra Stato, Unione Europea e enti territoriali.

Inoltre il Senato mantiene la funzione legislativa anche:

  • per le leggi di revisione della Costituzione, le altre leggi costituzionali
  • per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche
  • per le leggi sui referendum popolari
  • e per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni.

Il Senato può decidere – su richiesta di un terzo dei Senatori – di proporre modifiche su una legge approvata dalla Camera. Solo nel caso di leggi che riguardano le competenze regionali, il voto del Senato è obbligatorio. In tutti gli altri casi, se il Senato non agisce entro il termine di 10 o 15 giorni (a seconda delle materie), le leggi entrano in vigore.

La Camera potrà ignorare le modifiche approvate dal Senato, riapprovando la legge così com’è, o accettare le modifiche. Ma con un’eccezione: se si tratta di leggi che riguardano le competenze legislative esclusive delle Regioni o leggi di bilancio, la Camera può ‘superare’ le modifiche volute del Senato solo a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Il nuovo Senato non avrà più competenze sullo stato di guerra, che dovrà essere deliberato dalla sola Camera dei deputati “a maggioranza assoluta“. Inoltre solo la Camera approverà le leggi di amnistia e indulto, e le leggi che recepiscono i trattati internazionali (a meno che non riguardino l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, e in quel caso anche il Senato deve approvarle). Sulle leggi elettorali di Camera e Senato, è previsto che una minoranza di parlamentari possa chiedere un giudizio preventivo di Costituzionalità.

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LE ‘ELEZIONI’ DEL NUOVO SENATO

E’ stato uno dei punti più dibattuti della riforma. Per il governo l’eleggibilità diretta andava esclusa. Per la minoranza Pd, i cittadini dovevano avere voce in capitolo. Il compromesso è stato raggiunto usando queste parole: i consiglieri sono eletti dai Consigli regionali “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”Come nello specifico saranno eletti i senatori è quindi rinviato a una legge elettorale che Camera e Senato dovranno approvare in un secondo momento.

E ALTRE NOVITÀ NEL NUOVO SENATO

Scompare la limitazione dell’età nell’elezione del Senato. E da Palazzo Madama scompariranno anche i senatori eletti nella circoscrizione Estero. Indennità solo per i deputati. Scompare dalla Costituzione la possibilità per i senatori di ottenere un’indennità per il ruolo. Insomma i consiglieri regionali che sono anche senatori non saranno pagati in più. Il disegno di legge però tace su eventuali rimborsi-spese, che saranno regolati da fonti interne di ciascuna Camera.

SENATORI A VITA

Saranno senatori a vita solo gli ex presidenti della Repubblica. I senatori a vita nominati sono sostituiti dai SENATORI DI NOMINA PRESIDENZIALE: il presidente può nominare senatori che durano in carica 7 anni e non possono essere nuovamente nominati. Non possono esserci più di 5 senatori di nomina presidenziale contemporaneamente. I senatori a vita nominati prima della riforma Boschi (Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia) manterranno il loro posto.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Cambia l’elezione del Presidente della Repubblica. Rispetto ad oggi:

  • partecipano al voto solo deputati e senatori (scompaiono quindi i 59 delegati regionali)
  • rimane uguale il quorum delle prime tre votazioni: maggioranza qualificata dei due terzi (ovvero il 66%)
  • sale il quorum dal quarto scrutinio al sesto scrutinio: servirà la maggioranza di tre quinti (60%) contro l’attuale maggioranza assoluta (50%).
  • cambia il quorum dal sesto scrutinio in poi: servirà la maggioranza di tre quinti dei votanti invece della maggioranza degli aventi diritto.

Il presidente della Repubblica potrà sciogliere solo la Camera dei Deputati, e non più anche il Senato.

Il presidente della Camera diventa la seconda carica dello Stato. E in quanto tale sarà il Presidente della Camera a fare le veci del Presidente della Repubblica se quest’ultimo non può.

IL VOTO A DATA CERTA

La nuova Costituzione (all’articolo 72) prevede che il governo possa richiedere una via preferenziale per l’approvazione di un disegno di legge “essenziale per l’attuazione del programma di governo“. La Camera vota sulla richiesta del governo entro 5 giorni, e se accoglie la richiesta poi dovrà concludere discussione e votazione entro 70 giorni (rinviabili al massimo di 15 giorni). Il ‘voto a data certa‘ è escluso per le leggi di competenza del Senato, le leggi in materia elettorale, la ratifica dei trattati internazionali e le leggi di amnistia, indulto e le leggi di bilancio

ABOLITE LE PROVINCE E IL CNEL

La riforma Boschi abolisce definitivamente le Province. La Repubblica sarà quindi costituita solo “dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato“. L’articolo 99 della Costituzione viene abolito, e quindi scompare il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

LE LEGGI DELLO STATO E LE LEGGI DELLE REGIONI

Il ddl di riforma costituzionale riscrive sostanzialmente l’articolo 117, quello che divide le competenze legislative tra Stato e Regioni. La riforma abolisce la definizione di legislazione concorrente e trasferisce allo Stato alcune competenze finora divise con le Regioni. Ad esempio mercati assicurativi, promozione della concorrenza, previdenza complementare e integrativa, tutela e sicurezza del lavoro, protezione civile, beni culturali e turismo. Ma rimane il principio che lo Stato si occupi della legislazione di principio, lasciando alle Regioni quella specifica, su alcune materie, tra cui: tutela della salute, politiche sociali e sicurezza alimentare, istruzione, ordinamento scolastico

LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE
Cambia anche l’articolo 71 della Costituzione: sale a 150.000 il numero di firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare. E nella Carta fa la sua comparsa la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate.

REFERENDUM
Cambia in parte il quorum dei referendum abrogativi: il voto è valido se partecipa il 50% degli aventi diritto (come oggi) ma se il referendum era stato richiesto da almeno 800mila elettori, il quorum scende al 50% dei votanti delle ultime elezioni.

Nascono due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello di indirizzo. Per decidere modalità ed effetti di queste consultazioni, serviranno prima una legge costituzionale e poi una legge ordinaria.

QUOTE ROSA
Nell’articolo 55 entra un nuovo comma: “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. Simili norme sono previste anche per le leggi elettorali dei Consigli Regionali.

LA CONSULTA
I 5 giudici della Corte Costituzionale che oggi sono eletti dalle Camere in seduta comune saranno eletti separatamente: 3 dalla Camera e 2 dal Senato.