“Salute e Agroalimentare: dalla Sicurezza più Qualità”

ROMA – Organizzato  dal Comando Generale dei Carabinieri presso la Caserma Salvo D’Acquisto a Roma, il convegno “Salute e Agroalimentare: dalla Sicurezza più Qualità”, in cui è stato analizzato il complesso e vasto argomento in ogni sua angolazione, soffermandosi non solo sui passaggi più ”tecnici”, ma anche sulle ricadute per la collettività.

Il convegno svoltosi alla presenza del Ministro della Salute Roberto Speranza,  e del Ministro del Lavoro e Politiche Sociali Nunzia Catalfo ha annoverato un nutrito “panel” di relatori , a partire dai magistrati Federico Cafiero De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia e Giovanni Salvi, Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione, con interventi di relatori di grande importanza nel campo dell’agroalimentare italiano, europeo e internazionale, fra i quali Ernesto Bianchi, direttore dell’ OLAF (General European Anti-Fraud Office), Donato Di Santo, Segretario Generale dell’IILA (Istituto Italo Latino Americano), Vittorio Fattori (FAO), Stefano Laporta, presidente dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), Marcella Trombetta (professoressa presso l’Università Campus Biomedico). Presenti anche i “padroni di casa” dell’Arma come il Comandante Generale Giovanni Nistri, il generale Claudio Vincelli, comandante della Divisione Unità Specializzate dell’Arma e il Generale Alfonso Manzo, Comandante della Legione Carabinieri di Puglia, il Tenente Colonnello Sergio Tirrò, capo dell’unità Anti-Contraffazione di Europol e numerosi altri ufficiali.

Il Comandante Generale Giovanni Nistri

L’evento è stato distribuito in 4 differenti panels, ognuno concentrato su uno di differenti aspetti che costituiscono l’ambito della Sicurezza Alimentare: Contaminazioni Chimiche in Agricoltura, il cui focus è stato incentrato sulle modifiche “ambientali” che influiscano direttamente sui prodotti che arrivano ai consumatori; la Contraffazione dei Prodotti Agroalimentari e Tutela Del Made In Italy, riguardante la cooperazione tra le varie parti impegnate nel mantenere le eccellenze italiane al sicuro dalle frodi; il Condizionamento del Lavoro in Agricoltura, basato sul concetto come la “storia di un prodotto comincia da chi lo lavora”. Il convegno si è poi concluso con una Tavola Rotonda, che ha offerto attraverso gli interventi dei qualificati partecipanti, le definitive riflessioni su questo vasto argomento.

L’obiettivo di questo convegno, incentrato sulla sicurezza agroalimentare, – ha affermato il Comandante Generale dei Carabinieri Giovanni Nistri –  è quello di investigare su questa stagione complessa nella quale i mutamenti avvengono con una velocità inusitata nel passato e le minacce assumo forme ibride, asimmetriche, multidimensionali e multifattoriali e pertanto incidono anche su settori che in passato potevano sembrare meno importanti ai fini della sicurezza complessiva” portando ad esempio come il commercio elettronico abbia modificato il panorama degli scambi e tutte le possibilità di truffe e sofisticazioni che ne scaturiscono, talvolta sequenza di azioni tutte singolarmente legali.

Il Generale Claudio Vincelli ha indicatole criticità sul settore agroalimentare dalle contraffazioni alle adulterazioni che sono riferibili in molti casi alla non conoscenza delle normative: c’è l’esigenza di raggiungere quanti più attori possibili sul territorio, molti operatori non conoscono i danni che possono produrre alcune sostanze, anche in buona fede. L’esigenza di coinvolgere le associazioni di categoria vuole realizzare un moltiplicatore del corretto agire, con una finalità squisitamente preventiva, in modo da realizzare filiere corrette e sane” , soffermandosi  anche sulle naturali difficoltà di cooperazione a livello internazionale dovute alle differenze di ordinamento ed organizzazione delle forze dell’ordine dei vari stati “E’ una verità la diversa attenzione delle normative dei singoli Stati sull’agroalimentare, sulle modalità di tracciabilità e produzione degli alimenti: negli ultimi anni però si assiste a una sorta di allineamento delle normative, grazie all’impulso notevole degli organismi internazionali per una sicurezza globale. C’è una attenzione rinnovata verso l’agroalimentare, anche se quella dei Nas è una peculiarità tutta italiana che si sta diffondendo anche all’estero

Con un significativo stand espositivo, la Cia-Agricoltori Italiani ha illustrato i prodotti agroalimentari italiani più “copiati” che sono oggetto di materia di contraffazione alimentare.; Primi fra tutti i formaggi, con il Parmigiano Reggiano che resta l’eccellenza nazionale più “taroccata” al mondo ed il giro d’affari della contraffazione arriva a 2 miliardi di euro. Seguono l’olio extravergine d’oliva, quasi raddoppiato rispetto agli ultimi anni con un valore medio annuale di un miliardo e mezzo, vini e alcolici caratteristici vedono il danno al 7% (oltre 2 miliardi e mezzo), evidenziando come il danno che questo tipo di contraffazione reca contemporaneamente alla salute, al commercio e alla cultura alimentare del nostro Paese.

 

 




In corso l'incontro fra il Governo e Mittal. Ma nel frattempo escono tante sorprese...

Il ministro dell’ Ambiente, Sergio Costa

ROMAArcelor Mittal rispetta il piano ambientale. Questo va detto. Tanto è vero che lo scudo non ha nessun senso per il semplice motivo che sta rispettando quello che doveva fare. Quindi dal punto di vista ambientale lo sta rispettando. Poi è chiaro che noi chiediamo di più“. Queste le dichiarazioni ad “Agorà” su Rai3 pronunciate dal ministro dell’Ambiente di Sergio Costa,  sulla questione dello scudo penale per gli attuali “gestori” del gruppo siderurgico ex-ILVA.  i commissari dell’ILVA in amministrazione straordinaria. Le verifiche hanno riguardato la situazione generale della fabbrica, le attività di manutenzione finora eseguite e la sicurezza sul lavoro e le operazioni di bonifica nello stabilimento. Accertamenti ed indagini a cui collaborano anche i tecnici Ispra.

Le attenzioni dei Carabinieri di Roma e Taranto si  è concentrata su “un attento controllo dell’area a caldo“.  L’indagine affidata ai militari dell’ Arma mira ad appurare se vi sia stato stato un depauperamento delle materie prime, se sono state eseguite manutenzioni o se gli impianti rappresentano un pericolo per i lavoratori, poi una verifica complessiva di parchi minerali, nastri trasportatori, cokerie, agglomerato, altiforni e acciaierie in generale.

il Tribunale di Milano

La Procura di Milano a sua volta ha depositato oggi l’atto di intervento nella causa civile fra il gruppo franco-indiano e i commissari di  ILVA in A.S. inerenti al procedimento con cui i commissari chiedono di evitare la cessazione delle attività.  nell’ambito dell’indagine per aggiotaggio informatico e reati fallimentari. Negli uffici della procura milanese sono stati ascoltati come “testimoni” Giuseppe Frustaci, direttore Finishing degli impianti di Genova e Novi Ligure, Sergio Palmisano, direttore Salute e Sicurezza, e Salvatore De Felice. Alcuni passaggi dei loro verbali sostanziano con la viva voce di uomini dell’azienda le accuse avanzate dai commissari straordinari Franco Ardito, Alessandro Danovi ed Antonio Lupo nell’esposto alla Procura di Taranto e nel ricorso al Tribunale civile di Milano.

I manager esteri sostenevano che per l’attuale ‘marcia’ degli impianti (cioè la produzione di 6 mln di tonnellate di acciaio n.d.r.), la qualità delle materie prime fosse troppo alta e che occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbattere i costi“. E’ quanto emerge da un passaggio della deposizione resa ai Pm di Milano , da Giuseppe Frustaci, dirigente di ArcelorMittal Italia . Il verbale contenente questa dichiarazioni sono allegati all’atto di intervento della Procura nel contenzioso civile tra la multinazionale franco-indiana e l’ex ILVA.  L’ad di Arcelor Mittal Lucia Morselliha dichiarato ufficialmente in un incontro ai primi di novembre con i dirigenti e i quadri” e che “erano stati fermatigli ordini, cessando di vendere ai clienti”.

In un altro passaggio di un verbale si legge: “In più riunioni tenute da settembre ad oggi sia il precedente amministratore delegato Mathieu Jehl, sia il nuovo amministratore delegato Lucia Morselli, hanno dichiarato che la società aveva esaurito la finanza dedicata all’operazione”  dichiarazioni queste messe a verbale lo scorso 18 novembre da un dirigente della stessa ILVA  che è stato ascoltato come “testimone” dai pm di Milano .

“C’è massima collaborazione fra la Procura di Milano e quella di Taranto ha detto il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli che con i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici coordina l’inchiesta con al centro la richiesta di recesso del contratto di affitto dell’ex ILVA da parte di ArcelorMittal, su cui è aperto, sotto profili diversi, un fascicolo anche dalla magistratura tarantina. Insomma nessuno scontro, ma una cooperazione totale con anche scambi di informazioni.

il Tribunale di Taranto

Infatti  vi è stato uno scambio di atti istruttori  tra le Procure di Taranto e Milano che hanno avviato indagini parallele sul caso ArcelorMittal, come riferiscono fonti di giustizia,  aggiungendo che “c’è pieno coordinamento e piena sintonia tra le due Procure nell’ambito dei rispettivi filoni investigativi. Non c’è alcun conflitto“. L’indagine milanese ipotizza i reati di “distrazione di beni dal fallimento” e di “aggiotaggio informativo“, oltre ad un fascicolo autonomo per “omessa dichiarazione dei redditi” di una società lussemburghese di ArcelorMittal. I magistrati tarantini a loro volta indagano per i reati di “distruzione di mezzi di produzione” ed  “appropriazione indebita”.   

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l’atto della Procura di Milano a sostegno del ricorso d’urgenza di ILVA in A.S.

 

Sempre nell’atto di intervento della Procura di Milano nella causa civile tra ArcelorMittal e l’ILVA in A.S. si legge: “Evidentemente lo stato di crisi di ArcelorMittal Italia, essendovi pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il risarcimento di eventuali danni, rende ancor più necessaria ed urgente una pronuncia giudiziale che imponga alle affittuarie di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente e in buona fede alle obbligazioni assunte”.  Secondo la Procura di Milano “la vera causa della disdetta” del contratto d’affitto dell’ex ILVA da parte di ArcelorMittal è “riconducibile alla crisi di impresa” della multinazionale franco-indiana ed alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero e non è invece il “venir meno del così detto scudo ambientale abrogato” che è stato utilizzato come motivo “pretestuosamente“.

In altre parole  come dichiarato da alcuni testimoni e come riportano i pm nell’atto di accusa, “la vera causa della disdetta, pretestuosamente ricondotta al venir meno dello scudo ambientale è eziologicamente riconducibile alla crisi di impresa e alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero”. A confermare la grave crisi del colosso sono state le parole  di Claudio Sforza direttore generale della ex ILVA ascoltato anch’egli come “teste” dai pm di Milano. “A questi incontri — ha riferito Sforzaera presente anche Samuele Pasi e i tre attuali commissari“, precisando che l’ultimo incontro si è tenuto il 17 ottobre nello studio milanese del commissario Alessandro Danovi. Aggiunge il testimone Sforzanon solo l’affermazione di aver esaurito la finanza non è usuale in incontro tra rappresentanti di due società, ma circostanza analoga è stata pure ufficialmente pubblicamente esposta il 15 novembre in sede di incontro sindacale tenuto alla presenza del ministro Patuanelli al Mise. Preciso che in questa occasione l’ad Morselli non ha parlato di crisi di finanza ma di disastrosa crisi economica“.

Sempre dalle carte della Procura emerge anche un altro inquietante aspetto: quello sull’affitto non pagato Arcelor Mittal . “Il canone di affitto di ramo  d’azienda è trimestrale anticipato per ratei di 45 milioni di euro. L’ultima scadenza del 5 novembre non è stata onorata e stiamo quindi iniziando il processo di escussione della garanzia”. ha spiegato ai pm di Milano un dirigente dell’ILVA in amministrazione straordinaria ascoltato nell’ambito dell’inchiesta con al centro i comportamenti del gruppo franco-indiano.

Così continuano le dichiarazioni verbalizzate:. “Nella prima riunione di febbraio del 2019, i manager esteri sostenevano che per l’attuale ‘marcia degli impianti‘ (vale a dire la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio), la qualità delle materie prime fosse troppo alta e occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbatterne i costi”. Il testimone racconta: “i manager stranieri ricordo che furono molto critici sulla gestione, in quanto ritenevano che i costi industriali fissi (manodopera, manutenzione) e variabili (materie prime) fossero molto alti. Le critiche erano indirizzate soprattutto all’ad Jehl ed alla direzione dello stabilimento di Taranto (retto da Van Campe), entrambi uomini Arcelor Mittal“.

L’ad di Arcelor Mittal Lucia Morselli in un incontro “ai primi di novembre con “i dirigenti e i quadri”  di Taranto, ha dichiarato ufficialmente “che erano stati fermati gli ordini, cessando di vendere ai clienti“. si legge

Salvatore De Felice nel suo interrogatorio ha spiegato ai pm Civardi e Clerici lo scorso 19 novembre , che l’amministratore delegato Lucia Morselli “ha dichiarato ufficialmente  in un incontro ai primi di novembre con i dirigenti e i quadri che erano stati fermati “gli ordini, cessando di vendere ai clienti”. De Felice in un altro passaggio del suo verbale , riportato nell’ atto di costituzione della Procura di Milano con cui aderiscono alla richiesta dei commissari nel contenzioso civile tra l’ex ILVA e il gruppo franco indiano,  ha anche aggiunto che ogni fermata di un altoforno “non è mai senza danni” spiegando che le cokerie sono “ancora più complicate e delicate perché eventuali danni hanno immediatamente un risvolto ambientale” in quanto le polveri del fossile finiscono nei “fumi di combustione con le relative emissioni”. Sempre De Felice ha raccontato che ArcelorMittal ha cancellato” l’approvvigionamento delle materie prime necessarie per alimentare l’acciaieria.

Inoltre ha spiegato De Felice chenonostante la sospensione del cronoprogramma di spegnimento, l’azienda  non ha tutto quello che serve per proseguire l’attività”. Il piano, che è stato arrestato da Arcelor Mittal su invito del Tribunale di Milano, “prevedeva di lasciare unascorta minima di materie prime solo per un altoforno per un mese”. Le dichiarazioni del dirigente di ArcelorMittal hanno confermato di fatto le denunce dei sindacati e l’allarme dei commissari straordinari dopo l’ispezione nell’acciaieria tarantina effettuata nei giorni scorsi. Infatti, all’uscita dall’impianto Ardito, Danovi e Lupo avevano riferito che le riserve di materie prime sono “al minimo” e che la fabbrica con quello stock a disposizione al momento può andare avanti soltanto per “un raggio di azione molto ridotto“.

Sulla base di questi verbali e della previsione di circa 700 milioni di perdita nel 2019 verbalizata dal direttore finance Steve Wampach i magistrati della Procura di Milano sostengono che di fatto esista un serio “pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il  risarcimento di eventuali danni” e quindi si “rende ancor più necessaria e urgente una pronuncia del giudice che imponga ad ArcelorMittal di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente al contratto firmato”.

Non possiamo accettare un disimpegno dagli impegni contrattuali – ha detto il premier Giuseppe Conte a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore di Polizia. a chi gli chiede dell’incontro, (attualmente in corso)  con i vertici di Arcelormittal   “Ci venga detto chiaramente qual è la posizione di Mittal e da lì partiremo. Se ci viene garantita la possibilità di rispettare gli impegni, ricordo che non abbiamo proposto noi la battaglia giudiziaria, che è stata promossa da Mittal”. “Se invece prosegue la battaglia – ha aggiunto il premier “noi reagiamo adeguatamente“.

 

 

 

 

 

 




A "Presa Diretta" su RAI3 l' Ad di Arcelor Mittal Matthieu Jehl e Michele Emiliano

ROMA – Due reportage per l’ultima puntata di questo ciclo di “PresaDiretta” a cura di Riccardo Iacona e Cristina De Ritis in onda lunedì 14 ottobre alle 21.45 su Rai 3. Con “VERTENZA ITALIA” il programma “PresaDiretta” attraversa la stagione delle vertenze industriali che agitano il mondo del lavoro. E lo fa con un reportage sull’ex Ilva di Taranto, oggi ArcelorMittal. A che punto è la bonifica dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, tra la necessità di tutelare la salute e quella di salvare i posti di lavoro?

Parla per la prima volta in televisione il Vice Presidente e Amministratore Delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl con un’intervista in esclusiva in cui spiega quali sono i piani dell’azienda per il futuro dell’impianto di Taranto, dice a chiare lettere  : “sulle emissioni siamo a posto. Il piano ambientale di Taranto è il più ambizioso al mondo. Senza tutela legale se andiamo via noi nessuno verrebbe qui. Questo piano ambientale è il più ambizioso che avevo mai fatto come ArcelorMittal nel mondo intero. Quando arriveremo alla fine l’impatto ambientale di Taranto sarà il migliore di tutta Europa, questo lo dobbiamo dire chiaramente a tutti”.

Matthieu Jehl

“É molto importante che tutte le persone capiscano – sottolinea Jehlche lavoriamo su tutti gli aspetti dell’ambiente: polveri diffuse, i camini per trovare soluzioni alle emissioni che arrivano anche sul suolo, sull’acqua. Lavoriamo su tutti i tipi di impatti che possono arrivare dalla nostra produzione”.

Nel futuro dell’ex Ilva per il vice presidente di ArcelorMittalIl principio è di abbassare al minimo le diossine, le polveri. La prima cosa che tutti devono capire è che questo di Taranto è il sito più monitorato di tutta l’Europa. E questo è importante anche per noi perché tutte le autorità possano verificare ogni giorno che dal punto di vista delle emissioni siamo a posto. In trasparenza lavoriamo con l’Ispra, con l’Arpa, con l’Asl.

Nella stessa puntata del programma in onda domani il Governatore Michele Emiliano esprime la sua idea (ben nota a tutti) sull’ex-ILVA : “ArcelorMittal è interessata alla fabbrica soprattutto per i clienti e per evitare che cada in mani di un concorrente. Il vecchio Governo avrebbe dovuto inserire nel bando la decarbonizzazione. Il piano ambientale dell’ex Ilva prevede la ricostruzione della fabbrica secondo le tecnologie dell’ 800, cioè a carbone. La stanno ricostruendo a carbone”. Il presidente della Regione Puglia rispondendo alle domande di Riccardo Iacona sull’acquisizione dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal sottolinea come “il piano ambientale a Taranto sia troppo poco“.

“Evitano il PM10 ma le emissioni delle IPA e delle diossine rimangono quelle”, specifica. E anche se nei limiti di legge, Emiliano aggiunge che si tratta di “limiti che sono quelli delle emissioni che consentono alle fabbriche europee di funzionare a carbone. Se le facessimo funzionare con le tecnologie oggi disponibili – aggiunge – che sono quelle a idrogeno o a gas, i limiti potrebbero essere molto più bassi”. E sulla possibilità che ArcelorMittal se ne vada senza tutela legale, Emiliano ribadisce come da sempre abbia ritenuto “ArcelorMittal il peggiore degli acquirenti”. “È il principale produttore di acciaio europeo e uno dei più grossi del mondo. La fabbrica gli interessa soprattutto per i clienti e per evitare che cada in mani di un concorrente. Se noi quella fabbrica l’ avessimo venduta a chi si impegnava sin dal momento dell’ acquisto a decarbonizzarla e a farla funzionare con tecnologie diverse da quelle previste da quel piano oggi avremmo avuto un soggetto motivato perché sarebbe stata la sua unica base europea”.

 

Il riferimento è alla Jindal South West, società indiana che in cordata con la Cassa depositi e prestiti, la Holding Delfin di Leonardo Del Vecchio ed il Gruppo  Arvedi di Cremona era interessata all’acquisto del siderurgico di Taranto. Emiliano aggiunge: “Il governo dell’epoca nel momento in cui l’ altro concorrente era disponibile al rilancio sul prezzo avrebbe dovuto consentirlo e avrebbe dovuto inserire nel bando la decarbonizzazione come un elemento se non obbligatorio almeno di miglioria dell’ offerta”. E sul futuro di Taranto senza l’ acciaieria, il governatore dice che “Se l’Ilva non fosse mai esistita Taranto sarebbe stata una città felice”.

Matthieu Jehl risponde anche a Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, sulla necessità di avere un impianto più avveniristico decarbonizzato. “Come ArcelorMittal – ha detto  Matthieu Jehl sono convinto al 100 per cento che la soluzione sulla decarbonizzazione la troviamo entro il 2050. Ci impegniamo a zero emissioni a livello europeo. E Jehl spiega anche il perché di una data così lontana: “La nostra industria è a ciclo lungo. Quando tu fai un investimento su una acciaieria, non lo fai per due anni. Lo fai per 25 anni”.

 

E sulla cruciale questione dell’immunità penale Matthieu Jehl è categorico: l’immunità penale è un concetto che non esiste. Dobbiamo essere chiari su questo. Non abbiamo mai parlato di immunità penale ma noi siamo qui per risolvere problemi che arrivano dal passato. La tutela legale era prevista dal momento del contratto. Noi non possiamo essere responsabili dei problemi del passato. Fa parte delle ipotesi di base del contratto di affitto”.

La continuità della tutela legale del contratto è fondamentaleconclude. Se andiamo via noi non verrebbe nessun altro. Nessuno può gestire tutto questo senza tutela. Questo è il principio”.




Taranto. Conclusi con una settimana di anticipo gli interventi per le collinette ecologiche ai Tamburi

TARANTO – Si sono conclusi giovedì scorso, con un anticipo di una settimana rispetto alla data prevista del 6 settembre,  gli interventi per la sistemazione delle collinette ecologiche dell’ex Ilva ubicata nel rione Tamburi di Taranto, in prossimità delle scuole Deledda e De Carolis e che era stata sottoposto a sequestro dai Carabinieri del Noe di Lecce . A comunicare la fine dell’intervento sono stati i commissari straordinari dell’Ilva in amministrazione straordinaria: “Con la conclusione dei lavori, Ilva in amministrazione straordinaria ha rispettato gli impegni presi con gli enti”, si legge nella nota dei commissari straordinari.   Il programma dei lavori, chiusi una settimana prima rispetto  era stato autorizzato dalla Arpa Puglia e concordato con il Prefetto di Taranto, l’Asl Taranto, l’Arpa Puglia e l’Ispra ed il Comune di Taranto.

Le attività  inizialmente si sono concentrate  sulla manutenzione straordinaria del verde, con sfalci selettivi e mantenimento delle essenze arbustive di maggiore pregio, e successivamente, è stata installata e posizionata una rete biodegradabile in fibra di cocco, impiegata con modalità innovative, la cui azione protettiva è stata supportata con la idrosemina di specie selezionate di piante grasse, per le quali è stato predisposto un sistema di irrigazione ad hoc che servirà a favorirne l’attecchimento.  Il fine  è di trattenere le polveri minerali ed evitare eventuali spolverii nel quartiere Tamburi, vicino all’area interessata dagli interventi.

 Il sequestro giudiziario delle collinette realizzate negli anni Settanta, era stato disposto  a febbraio 2019.  Sino a qualche mese fa le collinette ecologiche Ilva appartenevano ad ArcelorMittal, nuovo gestore della fabbrica, ma grazie al sequestro disposto dalla Procura ed ai vertici che si sono svolti sia in Prefettura che in Procura, sono entrate nella competenza dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria in quanto non appartenenti al perimetro produttivo della fabbrica.

Dal 2 marzo scorso sino alla fine dello scorso fine anno scolastico i circa settecento alunni delle scuole Deledda e De Carolis ( che riapriranno regolarmente a settembre) erano stati trasferiti in altre scuole del quartiere. La decisione della riapertura è stata conseguente dall’avanzamento dei lavori sulle collinette ad opera dei commissari straordinari, ma sopratutto dai rassicuranti elementi emersi dai dati del monitoraggio effettuato da parte di Arpa  Puglia con un mezzo mobile nella scuola Deledda.

Il Comune di Taranto ha programmato finalmente una pulizia straordinaria delle scuole, in modo da consentire la regolare ripresa delle attività scolastiche, con la revoca dell’ordinanza della magistratura che ne aveva disposto la sospensione.




Il dramma di Taranto non merita la sfida di chi vuole piazzare la battuta più ad effetto

di Sergio Costa*

In molti ieri mi avete segnalato del fumo nero in uscita dall’altoforno 4 di Arcelor Mittal, ex Ilva, a Taranto. Ci siamo immediatamente attivati con Ispra. Si è trattato di un blocco emergenziale dell’impianto. Se succede una volta, è un conto, ma pare proprio si verifichi un po’ troppo spesso. I tecnici stessi mi hanno confermato che questo ripetersi del blocco “Non può essere considerato normale”. Abbiamo immediatamente chiesto ad Arpa i dati della qualità dell’aria connessi all’emissione dei fumi e sappiamo che per questi eventi non esiste una prescrizione ad hoc. Per quanto possa sembrare assurdo, è cosi.

Stiamo lavorando anche su questo, per porre rimedio a venti anni di far west normativo sulla pelle dei tarantini.

Ma per cambiare queste leggi, come abbiamo detto al tavolo a Taranto, mercoledì scorso, dobbiamo procedere con la Valutazione del danno sanitario integrato in funzione preventiva con il ministro della Salute Giulia Grillo e, in base ai dati che emergeranno, lavorare sulle prescrizioni dell’Aia. Aia che potrebbe essere riaperta se la Regione Puglia rivedesse il piano localizzato della qualità dell’aria. Comunque, anche in assenza di questo, procederemo con la valutazione del danno sanitario preventivo, che i cittadini di Taranto chiedono da molti anni.

Chi ha visto il video della risposta di Luigi Di Maio in diretta streaming, dopo aver ascoltato tutte le associazioni, sa bene con quale spirito siamo andati a Taranto.  Siamo andati a Taranto con i primi risultati e offrendo a istituzioni, comitati, associazioni e cittadini, un percorso da costruire insieme per il risanamento e la conversione economica e ambientale della città.

Non è una gara a chi dice la frase più ad effetto, a chi mette in difficoltà gli altri e per questo si sente di aver vinto. Nessuno vince in una tragedia come questa. Si può solo camminare insieme per risolvere i problemi. Sento che occorre nuovamente fare chiarezza sui numeri, sapendo bene che i limiti di legge non bastano, che i cronoprogramma non sono sufficienti, che per troppi anni le leggi sono state cucite su misura dell’industria e che i tarantini tutti ne stanno subendo le conseguenze.  Abbiamo impostato il percorso necessario per cambiare le norme scritte dai governi precedenti. Ma è altrettanto importante fare chiarezza sui numeri diffusi in queste settimane.

È stato detto che la riduzione del 20% delle emissioni inquinanti annunciata con il passaggio ad Arcelor Mittal non sarebbe vera: è chiaro che tale riduzione è riferita, come intuibile, al quadro emissivo post-adeguamento, ossia una volta attuati gli interventi dettati dal DPCM del 2017 più l’addendum ambientale. Sono stati già installati i filtri elettrostatici che corrispondono alle migliori tecnologie in questo campo e nel 2021 ci saranno quelli a manica che in tutta Europa costituiranno una best practice.

Riguardo la questione dei rilevamenti di idrocarburi policiclici aromatici in area cokeria, in primo luogo bisogna spiegare una differenza sostanziale: la riduzione delle emissioni di un impianto, che sono monitorate all’uscita dei camini, sono differenti dal monitoraggio a terra, che sono i valori cui fanno riferimento alcune associazioni. I due valori non sono comparabili. Non stiamo parlando, quindi, di numeri prodotti da centraline installate all’interno di contesti abitati bensì di dati provenienti da strumentazioni poste nelle immediate vicinanze della fonte inquinante. Sono due cose differenti perchè hanno due scopi diversi.

E, riguardo al PM10, PM2,5 e benzene, le medie annuali rilevate nel 2018, confrontate con il 2017, nella centralina di monitoraggio della rete ex ILVA, ora Arcelor Mittal, all’esterno dello stabilimento, in via Orsini nel Quartiere Tamburi, non registrano significative variazioni e i valori rispettano i limiti previsti dalla normativa italiana.

Si parla di alcuni picchi registrati (quello delle diossine è tale in una sola stazione di rilevamento, e Ispra sta verificando questa anomalia), ma in questi mesi ci sono stati anche picchi negativi, di riduzione, solo che non vengono segnalati. L’importante è il valore di salvaguardia, che non è stato superato.  Infine, una drastica riduzione delle emissioni diffuse di polveri sarà, peraltro, assicurata dalla copertura completa dei parchi minerari, i cui tempi sono stati anticipati con l’addendum ambientale, e come previsto entro il 30 aprile sarà rispettato il primo step: la chiusura del 50% dei parchi minerari, la parte più vicina al Tamburi. Quindi tra pochi giorni saranno fermate le polveri verso questo quartiere cosi martoriato.

Chiaramente non stiamo dicendo che ci accontentiamo dei valori di legge, dei cronoprogramma, della normativa esistente. Stiamo lavorando per cambiare lo stato delle cose, e abbiamo proposto alle associazioni di camminare insieme, ognuno con le proprie idee. Nessuno vuole convincere nessuno. Ma il dramma di Taranto non merita questa sfida che vediamo in questi giorni di chi vuole piazzare la battuta più ad effetto.

Lavoriamo insieme per cambiare le cose. Noi il 24 giugno saremo in città per il check sui primi due mesi di lavoro. Ci vediamo lì.

*Ministro dell’ Ambiente




Il ministro dell' ambiente Sergio Costa interviene sulla chiusura di due scuole nel rione Tamburi disponendo accertamenti

ROMA –  Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha incaricato i tecnici dell’Ispra di effettuare i dovuti accertamenti sui valori di diossina a Taranto. A quanto si è appreso dal ministero, «i dati rilevati dalle centraline diffusi da associazioni ambientaliste e da Angelo Bonelli dei Verdi risultano parzialmente diversi e non sono confrontabili, oltre a non essere stati validati dall’Arpa».

il ministro Sergio Costa

“Ad una prima verifica, rileva il ministro  Costa, “le centraline esterne non avevano infatti dato esiti coerenti con l’allarme. Pero’ ogni voce deve essere ascoltata per cui al piu’ presto ci sara’ un incontro tecnico con organi di controllo del Sistema nazionale di protezione ambientale“. Il sindaco di Taranto di fatto ha quindi chiuso le due scuole del quartiere Tamburi senza avere alcuna documentazione sanitaria certa, e peraltro su richiesta di un dirigente comunale (che non ci risulta avere competenze sanitarie o scientifiche ndr.) chiedendo, al ministro dell’Ambiente all’Arpa Puglia, di avere “risposte e dati certi” sull’ipotesi che le collinette ecologiche dello stabilimento siderurgico debbano ancora ritenersi una fonte di pericolo ambientale, al fine di adottare la più alta protezione possibile per i bambini che frequentano le due scuole.

Il ministro Costa ha immediatamente richiesto al direttore generale dell’Ispra, Alessandro Bratti, di disporre delle verifiche, il quale ha incaricato l’ufficio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente di controllare i rilevamenti dell’Arpa per dissipare i dubbi. Il ministro, si è appreso ancora, si è messo in contatto anche con il prefetto di Taranto.

Il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, e il consigliere comunale Vincenzo Fornaro, ex allevatore, avevano sostenuto che “In un anno il valore della diossina a Taranto è aumentato del 916%”, passando “da 0,77 picogrammi del 2017 a 7,06 picogrammi del 2018, molto vicino agli 8 picogrammi del 2009” quando nella “masseria Carmine furono prelevati 1.124 capi di bestiame per essere abbattuti“. Affermazioni attribuite ad ARPA PUGLIA, che non le ha mai confermate, e quindi al momento prive di fondamento e di veridicità, per le quali i due ambientalisti potrebbero rispondere anche del reato di “procurato allarme




Smog, PM10 giornaliero superato nel 2018 in 19 città

ROMA – Polveri sottili PM10 oltre il limite di legge giornaliero in 19 città italiane, secondo i dati preliminari aggiornati al 10 dicembre 2018, con Brescia capofila dei superamenti (87 giorni), seguita da Torino e Lodi con 69 e Viterbo che, almeno finora, non ha mai oltrepassato il limite. Ma il trend delle concentrazioni di polveri sottili PM10, PM2,5 e biossido di azoto (NO2) è comunque in diminuzione. L’altra buona notizia è che cresce la sharing mobility: nel giro di tre anni (2015-2017) è aumentato  più del doppio il numero delle auto in condivisione. Delle 48 mila unità messe su strada nel 2017, l’83% sono biciclette, il 16% automobili e l’1% scooter.

Lo ha reso noto l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) presentando i risultati dell’edizione 2018 del Rapporto “Qualità dell’Ambiente Urbano“, che analizza l’ambiente in 120 città e 14 aree metropolitane e quest’anno dedica il focus alle esperienze innovative. Il rapporto evidenzia una significativa tendenza alla riduzione dei livelli di emissione di PM10 primario, quello direttamente emesso dal riscaldamento domestico e dai trasporti, ma anche dalle industrie e da alcuni fenomeni naturali, che si riduce del 19% in 10 anni (2005 al 2015).

Nel 2017 il valore limite annuale per il biossido di azoto (NO2) è stato superato in almeno una delle stazioni di monitoraggio di 25 aree urbane, si sono poi registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 66 aree urbane su 91 per le quali erano disponibili dati e il superamento del valore limite annuale per il PM2,5 (25 g/m) in 13 aree urbane su 84.

Nel 2017, rimane vergognosa la percentuale delle aree verdi pubblichecon valori inferiori al 4% in 84 delle 116 città per cui è disponibile il dato. La maggioranza dei Comuni indagati ha una disponibilità di verde pubblico pro capite compresa fra i 10 e i 30 m2/ab e le tipologie di verde più diffuse sono quello attrezzato e quello storico, seguite dalle aree boschive e dal verde incolto“.

Rimane molto scarsa anche la pianificazione del verde: “Appena 10 Comuni hanno approvato un Piano del verde, a segnalare la difficoltà dei Comuni italiani a riconoscere il verde quale elemento strutturale e funzionale strategico di resilienza urbana“. Ma nel 2018 c’è stata una buona notizia: la nascita del primo elenco nazionale degli alberi monumentali. “In 60 comuni sui 120 analizzati  – si legge nel rapporto – è stato censito almeno un albero monumentale per un totale di 413 segnalazioni. A scala metropolitana il totale degli alberi monumentali ammonta a 456 localizzati in tutte le città metropolitane eccetto Messina”.




Ancora una volta Emiliano sconfitto dalla Legge. Rigettato il ricorso al TAR Lazio sulla vicenda ILVA

ROMA – Dopo lo “schiaffone giuridico” inferto a Michele Emiliano ed i suoi avvocati “profumatamente ed inutilmente pagati con i soldi pubblici (e quindi dei contribuenti della Regione Puglia) dinnanzi al Tar di Puglia a Lecce lo scorso 7 marzo, con una sentenza che spiegava che “i provvedimenti impugnati sono provvedimenti adottati da Amministrazioni statali con sede a Roma ed esplicano effetti che non sono limitati alla circoscrizione territoriale del Tar Puglia-Lecce ma su tutto il territorio nazionale

Oggi è arrivata  la “batosta” più pesante, e cioè la decisione adottata con sentenza dalla prima sezione del Tar del Lazio ha respinto oggi , con propria ordinanza, il ricorso della Regione Puglia contro la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico e l’Ispra per l’annullamento del decreto del presidente del Consiglio del 29 settembre 2927, relativo all’approvazione delle modifiche “al piano delle misure e delle attivita’ di tutela ambientale e sanitaria” disciplinate col Dpcm del 14 marzo 2014, e del decreto del Mise del 5 giugno 2017con cui e’ stata autorizzata l’aggiudicazione della procedura di trasferimento dei complessi aziendali ILVA alla Am Investco Italy limitatamente alla parte che riguarda lo stabilimento ILVA di Taranto“.

La Regione Puglia si era appellata al Tar – coinvolti e contrapposti nel giudizio Am Investco, Ilva in amministrazione straordinaria, Taranto Energia, Provincia di Taranto, il comitato di esperti nominato dal Ministero dell’Ambiente e varie associazioni – a seguito del mancato accesso (“diniego di accesso“) agli atti su ILVA da parte del Mise e del “silenzio-rifiuto” opposto dal Ministero dell’Ambiente.

In particolare, la Regione Puglia aveva chiesto di conoscere piano industriale e documentazione di piano ambientale presentati da Am Investco in sede di offerta per l’ILVA, parere del comitato di sorveglianza del 28 maggio 2017 “con cui e’ stata autorizzata l’aggiudicazione in favore di Am Investco“, contratto di trasferimento sottoscritto il 28 giugno 2017 tra Ilva in amministrazione straordinaria e Am Investco. Quest’ultima, insieme a Ilva in amministrazione straordinaria ed a Taranto Energia – la societa’ che gestisce le centrali del siderurgico di Taranto -, ha presentato una memoria parlando di “inammissibilita‘” e “infondatezza” del ricorso dell’amministrazione regionale.

I giudici del Tar del Lazio scrivono che nelle memorie presentate “non contestate in punto di fatto dalla ricorrente“, e’ stato evidenziato che sia il contratto di trasferimento che il parere del comitato di sorveglianza sono stati depositati in giudizio lo scorso 15 giugno. E questo fa ritenere al collegio del Tar “cessata la materia del contendere in virtu’ dell’intervenuto deposito spontaneo in giudizio“. Per quanto riguarda gli altri documenti di cui la Regione Puglia ha chiesto l’accesso, il Tar del Lazionon rileva la fondatezza, allo stato, della relativa domanda“. Questo perche’, si argomenta, non sono stati forniti dalla Regione Puglia “elementi idonei a dimostrare che i richiesti piani contengano informazioni ambientali autonomamente estraibili dal contesto generale e ulteriori e diversi da quelli desumibili dal contenuto del Dpcm impugnato per la fase di merito”.

Per i giudici del collegio giudicante del Tar lazialeappare condivisibile quanto precisato nelle difese di Am Investco secondo cui le informazioni ambientali in questione concernono esclusivamente “lo stato dell’ambiente” e “cio’ che puo’ incidere direttamente sullo stesso“. Inoltre, aggiunge il Tar del Lazio, “non appare neanche censurabile la conclusione del Mise in sede di rigetto dell’istanza” poiche’ il piano industriale di Am Investcoe la correlata documentazione presentati in sede di offerta risultano documenti che esulano dalla “materia ambientale”, riguardando piuttosto aspetti tecnici, operativi ed economici concernenti l’integrale attivita’ del trasferito complesso produttivo“.

Sentenza Tar Lazio

Il piano, dicono ancora i giudici amministrativi, “contiene – inevitabilmente – riferimenti a processi organizzativi e metodologici riguardanti il “know-how” aziendale, le conoscenze tecniche, le esperienze operative, gli studi applicativi riferibili al settore economico di interesse, tutti elementi suscettibili di utilizzo in ambito industriale, in combinazione con altri elementi neanche oscurabili
parzialmente riguardanti le trattative con le parti sociali per profili occupazionali, la pianificazione degli investimenti, il riparto dei flussi finanziari orientati in un lungo periodo e non direttamente collegati a informazioni ambientali“.

“Alla luce dell’invocata normativa – rileva il Tar del Lazio -, la parte residua della domanda di ostensione della Regione Puglia non puo’ essere accolta,non risultando sotto tale profili illegittimi ne’ la nota del Mise impugnata, ne’ il “silenzio” opposto dal Mattm“. Il Tar laziale conclude che “essendo la questione di merito tuttora pendente” potrebbe tuttavia il collegio giudicante “provvedere ad acquisire d’ufficio l’indicata documentazione se “ritenuta imprescindibile” ai fini del giudizio di merito”

 

AI LETTORI: Come sempre questa notizia la pubblica online per primo, solo il CORRIERE DEL GIORNO . Gli altri tacciono, o non sono capaci di fare informazione.

 




Sì del Senato al decreto Ilva. 168 voti a favore, 102 no e 2 astenuti. E’ legge.

CdG Ilva newL’Aula senatoriale di Palazzo Madama ha approvato oggi il decreto Ilva con 168 sì, 102 no e 2 astenuti. Il Senato ha confermato il testo della Camera, il provvedimento che ora è legge.  Oltre ai gruppi di maggioranza, anche Ala (gruppo Verdini) si è espressa per la fiducia. Il provvedimento, approvato nel testo arrivato dalla Camera, modifica alcune disposizioni contenute in precedenti decreti legge sull’azienda siderurgica riguardanti l’attuazione del piano di tutela ambientale e sanitaria e i diritti e gli obblighi degli acquirenti o affittuari del complesso industriale.

Una delle novità è quella si pone a carico della amministrazione straordinaria e non più dell’acquirente l’onere del rimborso dei 300 milioni erogati dallo Stato; si consente una proroga non superiore ai 18 mesi del termine del 30 giugno 2017 per l’attuazione del piano ambientale; si posticipa al 2018 il termine per il rimborso degli importi finanziati da parte dello Stato al Gruppo al fine esclusivo di attuare il piano di tutela ambientale e sanitaria (entro un tetto complessivo di 800 milioni di cui 600 quest’anno e 200 nel 2017).

Questi i principali contenuti del decreto:

  • Priorità del piano ambientale rispetto a quello relativo alla sostenibilità economica.
  • Istituzione di un Comitato degli esperti, selezionato dal Ministero dell’Ambiente tra le migliori professionalità impegnate su temi ambientali e siderurgici, i cui curricula saranno resi pubblici, con un ruolo cruciale e vincolante nel processo di acquisizione dell’impianto a garanzia delle tutela e salvaguardia ambientale.
  • Rafforzamento sul versante dei controlli: Arpa Puglia potrà assumere personale a tempo indeterminato per assicurare le necessarie attività di vigilanza, controllo e monitoraggio a garanzia dell’attuazione del Piano ambientale.
  • Parità di condizioni nell’ambito dell’intero settore relativamente all’utilizzazione all’esterno dello stabilimento delle scorie derivanti dal processo produttivo.
  • Tavolo di coordinamento permanente tra Regione Puglia, Ministeri competenti e Comuni interessati per facilitare lo scambio di informazioni sull’attuazione del Piano ambientale e sanitario.
  • Corsia preferenziale per i crediti prededucibili delle imprese fornitrici Ilva, in presenza di risorse disponibili e previa autorizzazione del giudice delegato alla procedura.
  • Obbligo per gli aggiudicatari di una relazione semestrale sull’attività relativa al piano ambientale e al rispetto delle obbligazioni contrattuali.
  • Consultazione pubblica lanciata sul sito del Ministero dell’Ambiente perché i cittadini possano intervenire con proposte sul tema ambientale. Obiettivo: pieno coinvolgimento della popolazione nell’individuazione di soluzioni condivise per la tutela della salute e la salvaguardia ambientale.

I tecnici del servizio Bilancio di Palazzo Madama chiedevano al Governo  proprio sulla restituzione dei fondi allo Stato,   “rassicurazioni sulla capacità dell’amministrazione straordinaria di fare fronte alla restituzione del finanziamento e sui tempi in cui tale restituzione avrà luogo“.

nella foto il viceministro Teresa Bellanova

nella foto il viceministro Teresa Bellanova

Con questo decreto si sancisce un cambio di paradigma” afferma Teresa Bellanova Viceministro allo Sviluppo economico , a seguito dell’approvazione definitiva in Senato del decreto-legge 9 giugno 2016 n.98 “Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo ILVA”, “ponendo le basi per il definitivo rilancio di ILVA, quale realtà trainante per il panorama industriale italiano. Troppo spesso dimentichiamo che l’Ilva è anche un luogo di competenze assolute e straordinarie. Noi lo abbiamo ben in mente” aggiunge.

 Il Decreto e tutti gli atti su cui siamo impegnati parlano chiaro, senza ombra di dubbio e senza fraintendimento: il siderurgico di Taranto – spiega Bellanova – deve e può riprendere la strada dello sviluppo e oggi vede riconfermato il suo ruolo strategico globale, forte allo stesso tempo di nuove tutele ambientali e sanitarie. Questo è il fondamento del nostro lavoro e di ogni dettaglio tecnico. Le modifiche contenute nel testo – spiega la Viceministro – legano infatti indissolubilmente piano industriale e piano ambientale, fissando una scala di valori per noi fondamentale: prima si approva il piano ambientale, poi quello relativo alla sostenibilità economica”.

nella foto lo stabilimento siderurgico dell' ILVA di Taranto

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

Un chiarimento – aggiunge – sul cosiddetto scudo penale e amministrativo per l’acquirente: il buon senso ci dice che chi applica una norma non può essere, al contempo, punito per l’adempimento della stessa. Nel corso delle varie fasi, d’altra parte, continueranno a trovare applicazione tutte le norme riferite alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Questo, va da sé, costituirà garanzia di trasparenza e applicazione delle norme”.

Come si evince dal numero di decreti cui si è ricorsi per sanare il pregresso e le troppe-tante distrazioni del passato, abbiamo dovuto governare una situazione molto complessa. Ciò nonostante, in questi mesi la gestione commissariale non ha perso tempo sul fronte ambientale: dalle rilevazioni Ispra e Arpa risulta infatti una interessante riduzione dell’inquinamento. Ciò è dovuto in primis alla realizzazione di buona parte degli interventi di ambientalizzazione previsti dal Piano ambientale, poi all’applicazione delle prescrizioni che hanno prodotto una riduzione della produzione – del tutto programmatagarantendo al contempo i livelli occupazionali e reddituali. Il cammino del risanamento non si è fermato, nemmeno in questi mesi di pianificazione del definitivo rilancio”.

CdG Pelillo CameraDeputatiFra tutti gli interventi legislativi che ci sono stati sull’ ILVA – dichiara il deputato tarantino Michele Pelillo   capogruppo del Pd nella commissione finanze della Camera dei Deputati  – questo sicuramente è quello che mi è piaciuto a meno, per la semplice ragione che il sogno di vedere ambientalizzata la grande fabbrica viene ancora una volta dilatato nel tempo. Questa legge ha però alcuni pregi: il primo è quello di essere intervenuti sull’ ARPA, e l’altro è quello di aver ribadito ancora una volta che l’aspetto ambientale è quello che l’aspetto ambientale è quello che sta più a cuore al legislatore nazionale e che l’ AIA rimane la nostra stella polare

 




Il sabotaggio sulla diossina dell’ ILVA non è solo “mediatico” …

Chi si ricorda la vicenda sui picchi di diossina registrati nel novembre del 2014 e del febbraio 2015 a Taranto ? E chi si ricorda il caos mediatico e istituzionale che catapultò nuovamente la città dei Due Mari sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali e i telegiornali delle tv nazionali, ancora una volta come luogo tra i più inquinati d’Europa? E chi si ricordate le solite proteste-comunicati dei soliti “saltimbanco” o dei “politicanti” della cosiddetta politica locale tarantina e pugliese, a cui si era accodato per comodità di posizione anche il Governatore Emiliano ? E vogliamo parlare poi del solito inutile “schiamazzo” delle associazioni pseudo-abientaliste locali alla ricerca della visibilità da spendere nelle prossime campagne elettorali ?  O di quei “pagliacci” che sui social network fanno la chiamata alle armi (mediatiche) chiedendo a tutti di attivare i propri canali con la stampa nazionale e televisiva, che più volte (persino il Tg1 !)  hanno dimostrato di scrivere e parlare sotto dettatura e tele-pilotati, senza non conoscere nulla di quanto si occupavano ?

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nella foto il giornalista Gianmario Leone

All’improvviso è calato un assordante silenzio su questa vicenda come giustamente osserva un bravo giornalista tarantino Gianmario Leone, (che va precisato non abbiamo neanche il piacere di conoscere). Nessuno ne parla più. Nessun giornalista, compresi quelli che fino a qualche tempo fa prendevano soldi dall’ ILVA e che negli ultimi tempi all’improvviso sono diventati “ambientalisti-last minute“, ormai ne parla più. Nessun articolo, nessuna domanda, nessuna pressione giornalistica sugli enti competenti, nessuna interrogazione parlamentare. Ma un parlamentare pugliese che abbiamo incontrato alla Camera dei Deputati ci ha raccontato qualcosa con la promessa assoluta dell’ anonimato. “Non voglio speculare, o cercare visibilità” ci ha detto, e quindi lo rispettiamo e garantiamo. Leone, un ex redattore del quotidiano Taranto Oggi, che purtroppo qualche mese ha cessato le sue pubblicazioni,  si chiede  sul Corriere di Taranto il “perché nei pochi comunicati dell’ultimo mese o nei pochissimi interventi politici sul caso si continua a fare disinformazione di massa” ? Ed aggiunge “Forse, noi, una risposta a tutto questo ce l’abbiamo. E non è certamente delle migliori“.

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Al lettore intelligente, attento, che non si ferma ai titoli sparati sulle locandine delle edicole pur di vendere qualche copia in più,  non può essere passato inosservato  sfuggito che vista l’assenza di alti valori, l’unica ipotesi possibile, quella più  razionale e vicina alla realtà, conduce all’errore umano (cioè la terza ipotesi indicata da Assennato l’ex-direttore di Arpa Puglia) dovuto alla sostituzione di un campione. Che questo sia avvenuto all’  ILVA al momento di inviare lo stesso al laboratorio di Bolzano (che il collega Leone giustamente ricorda essere uno dei migliori in Europa) oppure in Trentino al momento manca una conferma ufficiale. La verità è che in molti ambienti, compreso quello giudiziario si propende ad escludere l’ipotesi di errore umano, orientando verso un’altra motivazione, che se confermata, sarebbe non clamorosa, ma scandalosa: un vero e proprio sabotaggio. Ipotesi sempre più vicina alla verità che se confermata aprirebbe degli scenari a dir poco inquietanti.

Leone racconta, a conferma di questa tesi, che condividiamo, che  le rispettive fonti molto bene confermate ci riferiscono, di un clima molto preoccupato sopratutto nei corridoi della Presidenza della Regione Puglia. Corre voce abbastanza credibile che sia stato imposta ad ARPA una sordina silenziosa sulla vicenda,  preferendo attendere una posizione ufficiale dell’ ISPRA e del Ministero dell’Ambiente.

Schermata 2016-04-17 alle 18.17.00Il collega racconta che “sin dalla fine del mese di marzo, quindi, abbiamo contattato quotidianamente l’ARPA, nella persona dell’ex direttore generale Assennato, sia la stessa agenzia attraverso i soliti canali ufficiali che utilizziamo da un decennio a questa parte. Abbiamo utilizzato i canali ufficiali, senza sotterfugi o scorciatoie, grazie anche agli ottimi rapporti stretti con l’Agenzia nel corso del tempo soprattutto a seguito del nostro (suo n.d.a.) modo di lavorare. Sempre alla ricerca della verità e non dello scoop del momento“.

E continua: “Dopo aver atteso a lungo, dall’Agenzia ci hanno comunicato che gli elementi rilevati entro il 31/03/2016, sono attualmente oggetto di verifica, elaborazione e valutazione congiunta con l’ISPRA, che ne ha mandato ministeriale, e la Regione Puglia. Al termine di questa procedura verrà quasi certamente redatta una relazione ufficiale. A meno che quest’ultima non confligga con obblighi di riservatezza istruttoria, la stessa sarà pubblicata sul sito istituzionale di ARPA Puglia. Dunque i dati sono stati presi e adesso si è in fase di studio. Come confermato due settimane fa anche dal ministro dell’Ambiente, Galletti” 

Gianmario Leone però, sostiene di sapere qualcosa di più.Secondo nostre fonti molto ben accreditate infatti, dai dati ARPA, non si è ottenuto la risposta che si cercava: ovvero, non sarebbero stati riscontrati quei valori che ci si attendeva a fronte di quelli registrati nei mesi del novembre 2014 e del febbraio 2015. Per essere più chiari: la presenza di valori molto alti in altri campioni di deposimetri vicini a via Orsini, dei campioni di suolo dell’area circostante e di altri deposimetri all’interno dell’Ilva, avrebbe di fatto confermato senza ombra di dubbio che pur non essendoci stata un’emissione diretta, il problema della diossina era ed è più che reale. Ed invece, stante sempre alle nostre fonti, i valori attesi non sono stati riscontrati. Questa informazione sarebbe, ovviamente, già in possesso non solo di ARPA ed ISPRA, ma anche del ministero dell’Ambiente e della Regione. Eppure, nessuno ancora ha preso una posizione ufficiale”

Ad una persona abbastanza esperta come il Governatore Emiliano non può sfuggire che qualora questa ipotesi sempre più vicine alla realtà venissero confermate scientificamente, costituirebbe una risonante vittoria per il Governo Renzi ed un auto-goal senza precedenti nella storia pugliese per i cosiddetti rappresentanti  della politica locale e regionale, in buona compagnia di una “fronda” politicizzata della magistratura tarantina, oltre che per tutti quelli che per mese si sono stracciate le vesti, organizzavano conferenze stampa per le strade , nelle piazze ( chissà se hanno una sede…) gridando allo scandalo e al disastro sanitario ed ambientale, aizzando gli animi peggiori dei cittadini.

Leone sostiene nella sua interessante e condivisibile ricostruzione che si sia creata “ancora una volta una disinformazione di massa, aiutata dalla totalità dei mass media locali e nazionali” , come ad esempio nella vicenda giudiziaria dell’inchiesta in corso a Potenza, partita dagli appetiti affaristici intorno all’ impianto di  Tempa Rossa, non dormivano la notte pur di trovare qualcosa da raccontare e pubblicare pur di scatenare l’opinione pubblica contro il premier e il suo Governo. Sbagliato parlare di “totalità di mass media“, caro Leone, in quanto il nostro giornale non è schierato con nessuna teoria o gruppo di pressione. E al contrario degli altri, non ha mai incassato un solo centesimo di euro dall’ ILVA o da Tempa Rossa !

CdG Archina_stampaGiornalismo ? Macchè sono solo dei “pennivendoli” che hanno sinora gridato allo scandalo ed al disastro ambientale, senza aver mai letto, studiato e capito i documenti e la storia dei progetti e dei territori. Qeusti incompetenti allo sbaraglio, fra cui si nasconde qualche “delinquente” dagli strani appetiti, non hanno capito , come sostiene Leone, “che così facendo si affosserà sempre più la possibilità di vivere, un domani, in una società seria, informata, corretta e che conosce davvero i problemi ambientali e sanitari di Taranto e non solo“.

Ora basta aspettare ancora un pò, e quando la verità verrà fuori, qualche giornalista ed i suoi “protettori” di Palazzo di Giustizia, dovrà emigrare, nascondere la faccia, dopo essersi messo la giacca e la cravatta per apparire in televisione, quale riconoscimento dei colleghi calati con le telecamere al seguito a Taranto in cambio di carte processuali, giudiziarie coperte dal segreto istruttorio, su cui in questo caso (contrariamente ad altri) nessuno ha avuto il coraggio-dovere di procedere legalmente. Ma la verità è come qualcos’altro….la puoi anche nascondere, ma alla fine viene sempre a galla !




Il Pd si confronta con i commissari governativi sul risanamento dell’ ILVA

All’ incontro organizzato dal Pd sul tema “Ilva Taranto, ambientalizzazione e bonifiche. A che punto siamo? svoltosi presso la Cittadella delle imprese della Camera di Commercio di Taranto,  hanno partecipato il segretario provinciale  Walter Musillo, l’onorevole Alessandro Bratti Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, Corrado Carrubba Commissario straordinario dell’ ILVA , il Commissario alle Bonifiche di Taranto Vera Corbelli, i deputati tarantini Michele Pelillo e Ludovico Vico, e il senatore brindisino Salvatore Tomaselli

Il Sen. Tomaselli, capogruppo del Pd nella Commissione Industria del Senato della Repubblica, aprendo il panel degli interventi ha ricordato che “siamo in presenza della più grande e complessa crisi industriale che l’Europa abbia conosciuto negli ultimi decenni. L’urgenza è quella di definire un percorso positivo di fuoriscuìita da questa situazione. Siamo impegnati nel salvare lo stabilimento, riconvertirlo da punto di vista ambientale e garantire lavoro e salute. La relazione Ispra che in questo momento è  in attesa di validazione dal Ministero dell’Ambiente fornisce un dato importante e significativo che  al momento indica il rispetto del 91% delle prescrizioni Aia da parte dello stabilimento siderurgico tarantino che mi sembra un buon dato”.

Dato che è stato confermato dal commissario straordinario Corrado Carruba, il quale ha aggiunto che “l’obiettivo che ci è stato assegnato dal Governo è stato raggiunto”, precisando che  nelle attuali prescrizioni AIAnon rientra però la copertura dei parchi minerali per la quale ha aggiunto “stiamo procedendo all’attuazione e  realizzazione delle opere propedeutiche, faremo i previsti interventi di caratterizzazione e messa in sicurezza dei parchi, azione che si sta attuando anche in contraddittorio con Arpa Puglia” . Carruba ha precisato che “per tali interventi la tempistica  è quella prevista dai tempi necessari per realizzare una serie di interventi che solo in parte dipendono direttamente dall’ ILVAaggiungendo che –  siamo nel bel mezzo di una rivoluzione green. Non dobbiamo soltanto ambientalizzare il più grande siderurgico d’Europa, ma dobbiamo anche restituire la dovuta dignità e rispettoai cittadini di Taranto. Il nostro lavoro è quello di dare giustizia ad una città che ha subito inquinamento e morte”

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Nel suo intervento il Sen. Tomaselli si è  soffermato anche sui recenti messaggi di allarme dei giorni scorsi del presidente di  Confindustria Taranto , Vincenzo Cesareo,  presente fra il pubblico, per la tutela dell’esposizione delle imprese dell’indotto che attendono pagamenti per circa 150 milioni di euro. “Da parte del Pd c‘è massima attenzione , anche sull’indotto ILVA – ha detto TomaselliIn merito all’assenza di misure, all’interno della legge di stabilità, per il sostegno al credito delle imprese che lavorano per l’ ILVA, faremo in modo e siamo fiduciosi che la misura venga reintrodotta.  Si è trattato di un problema tecnico e troppo rigido da parte del Ministero delle Finanze ma stiamo già lavorando per superarlo. Sono fiducioso che ce la faremo.”

Nel suo intervento, particolarmente schietto ed apprezzato dal pubblico, il commissario  Carruba ha detto che  “Stiamo lavorando per far si che l’ ILVA non fallisca. Abbiamo un grande interesse affinchè l’ azienda rientri presto nel mercato dell’acciaio qualificato. Chi pensa che il futuro dell’Ilva si basi soltanto sulla quantita del materiale prodotto e non sulla qualità, sbaglia. Lavoriamo però con grande difficoltà e dolore ed andiamo avanticon l’ambientalizzazione.Il nostro impegnoè anche su altri problemi di natura ambientale, tra cui anche la gestione dei rifiuti”.

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Il Commissario governativo alle bonifiche del Mar Piccolo,  Vera Corbelli, ha precisato nel suo intervento “la rigenerazione del Mar Piccolo deve tenere in considerazione tutto e non solo una parte” e che il lavoro in corso a Taranto “deve diventare un laboratorio ambientale italiano a livello europeo” aggiungendo che “Taranto deve vivere anche di altro e non solo di ILVA

L’onorevole Michele Pelillo, capogruppo del Pd nella Commissione Finanze della Camera dei Deputati, nel suo intervento che ha chiuso i lavori, ha ricordato che “vi è un’antipolitica che scommette contro il Pd, contro Renzi, che strumentalizza il problema scommettendo sulla scommessa che il risanamento dell’ ILVA non debba riuscire. A complicare il lavoro svolto dal Partito Democratico è il Movimento 5 Stelle, che ostacola l’azione del Governo” aggiungendo che “sarà possibile rimuovere ogni diffidenza solo con fatti concreti e simbolici, quali ad esempio la copertura dei parchi minerali, maggiore attenzione al Mar Piccolo che rappresenta per i tarantini un simbolo della città” invitando i commissari dell’ ILVA  ad “avere più riguardo nei confronti delle società dell’ indotto che sono state trascurate, a cui viene data poca attenzione“. Rivolgendosi al mondo delle imprese dell’indotto, Pelillo ha invitato a “stare un pò più insieme, ad essere meno deboli. Stare insieme per essere più forti” ricordando l’alibi della famiglia Riva quando accusava le società dell’indotto tarantino sostenendo “siete troppo piccoli, non avete competenze adeguate“.

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nella foto  Carruba, l’ On. Pelillo (Pd) e l’on. Bratti (Pd)

Al termine dell’ intervento dell’ on. Pelillo, abbiamo assistito a due fenomeni a dir poco squallidi. Ha iniziato il giornalista Luigi Abbate, alla ricerca di momenti di protagonismo con il microfono di un suo programma autoprodotto e sponsorizzato prevalentemente da piccoli esercizi commerciali presso i quali Abbate si reca a proporre la vendita della pubblicità ed a incassare le sue fatturine (attività vietata dal codice deontologico giornalistico su cui l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia dovrebbe intervenire) trasmesso su un semi-sconosciuto canale del digitale terreste, il quale in maniera sicuramente poco ortodossa ha cercato di incalzare il deputato tarantino Pelillo ed il sen. Tommaselli con delle domande che definire fuori luogo è ben poca cosa, in quanto altro non erano altro che delle palesi evidenti provocazioni. Ma questa volta, purtroppo per lui, nessuno gli ha tolto il microfono dalle mani, onde evitare di farlo diventare nuovamente un “presunto martire” del giornalismo dei due mari.

Puntuale….la contestazione finale da parte degli attivisti del Movimento 5 Stelle presenti in sala, i quali pretendevano di prendere la parola per un confronto pubblico, nonostante si trovassero in una manifestazione-convegno di un altro partito, cioè il Pd. Pretendere di fare i padroni a casa degli altri, non è una manifestazione nè di buona educazione, nè di corretta politica, anche perchè i deputati tarantini “grillini” Furnari e Labriola eletti a Taranto alle ultime elezioni politiche dal Movimento Cinque Stelle non erano presenti e tantomeno invitati. A loro Taranto interessa poco. Preferiscono occuparsi dei loro stipendi “pieni” da parlamentari. Altro che le 2.500 euro al mese, quale tetto massimo per i loro stipendi ed impegno politico che sbandieravano in campagna elettorale…




ILVA riparte Afo1: 500 operai ritornano a lavorare

Entro la fine della settimana l’ ILVA è pronta a riaprire nei tempi previsti dai programmi aziendali l’altoforno 1(AFO1) il più grande d’Europa, chiuso dal 2012 per motivi ambientali e ristrutturato secondo le prescrizioni Aia . I commissari ritengono di aver concluso i lavori, di ambientalizzazione che prevedevano, fra le altre cose, il montaggio di un particolare filtro sui camini in grado di limitare le emissioni. E’ stato reso noto dai dirigenti dello stabilimento siderurgico durante il tavolo tecnico di sicurezza che si è tenuto nel tardo pomeriggio di ieri in Prefettura a Taranto, al quale hanno partecipato il Prefetto Guidato, rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, il sindaco Ippazio Stefàno, il presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, i vertici dell’ILVA di Taranto, nonchè i rappresentati dell’  Arpa Puglia, IspraInail, Spesal, e Vigili del Fuoco.

Schermata 2015-08-05 alle 02.21.22AFO1 era fermo da Dicembre 2012 e ripartirà con la totalità degli adeguamenti ambientali completati in ossequio alle prescrizioni AIA. Di questi, i principali sono: l’ ammodernamento depolverazione campo di colata, una nuova depolverazione stockhouse, la condensazione vapori loppa e la chiusura edificio Stockhouse1 Con il ri-avviamento di AFO1 ed il conseguente riavvio dell’Acciaieria 1, la capacità produttiva dello stabilimento Ilva di Taranto raggiungerà il 60% circa del proprio valore massimo – arrivando a circa 17 mila tonnellate al giorno e 6 milioni di tonnellate su base annua – con un impatto positivo occupazionale di circa 400 persone.AFO1 produrrà circa 5400 tonnellate/g di ghisa, mentre lo stabilimento con AFO 1, 2 e 4 in marcia produrrà circa 17mila tonnellate/g di acciaio.

Il ri-avviamento di AFO1 come reso noto da una nota dell’ ILVA, “sarà effettuato utilizzando una procedura consolidata a livello internazionale, con l’obiettivo di minimizzare gli impatti ambientali e di sicurezza legati agli inevitabili transitori associati all’avvio di un altoforno, tra cui ad esempio le fisiologiche emissioni dal tetto dell’impianto non presenti in marcia normale“.  Quarantatre sono le aziende interessate al rifacimento dell’AFO 1.  Al momento sono attivi e funzionanti l’Altoforno 4 e l’Altoforno 2, il quale ha ripreso il previsto ciclo di produzione,  letteralmente “salvato” dall’ultimo decreto del Governo Renzi che ha provvidenzialmente sospeso gli effetti del sequestro senza facoltà d’uso dell’impianto disposto dalla procura tarantina in merito all’inchiesta sull’incidente costato la vita al 35enne operaio, che dalle prime risultanze delle indagini ed accertamenti tecnici, sembrerebbe essere stato determinato probabilmente da un errore di procedure, e quindi umano.

Questo significa far rientrare al lavoro dalla solidarietà 300 lavoratori, oltre ad almeno 200 dell’indotto. Al momento sono circa 3500 gli operai che usufruiscono dell’ammortizzatore sociale, in presenza di un ’accordo sindacale che prevedeva un numero massimo di 4.074 di lavoratori in solidarietà. Il piano è stato presentato nel pomeriggio dall’ILVA alle organizzazioni sindacali a cui è stato anche comunicato che i lavoratori dello stabilimento siderurgico di Taranto dell’ ILVA sottoposti a contratto di solidarietà nella prossima busta paga in arrivo il 12 agosto,  troveranno l’integrazione salariale al 70%, secondo quanto previsto dal decreto Milleproroghe,  ed anche gli arretrati dal mese di gennaio.