E' ancora "Stato contro lo Stato": la Procura della Repubblica di Milano apre un fascicolo sulla vicenda Arcelor Mittal-ex Ilva. Le ombre sui rapporti Morselli-Di Maio

il procuratore capo di Milano Francesco Greco

di Antonello de Gennaro

Con un comunicato stampa  il procuratore capo della Repubblica Francesco Greco ha reso noto questa mattina che la Procura della Repubblica di Milano ravvisando un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del Paese, agli obblighi del processo di risanamento ambientale” ha aperto un fascicolo esplorativo (modello 45) per verificare “l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato” sul caso Arcelor Mittal-ex Ilva.

La Procura di Milano, ha deciso di esercitare il “diritto-dovere di intervento” previsto dal codice di procedura civilenella causa di rescissione del contratto di affitto d’azienda promosso dalla società Arcelor Mittal Italia contro l’ Amministrazione Straordinaria dell’Ilva.

Incredibilmente a Taranto i magistrati di Taranto sono il convitato obbligatorio ad ogni tavolo tecnico e politico sull’ ex Ilva. Non è un caso che buona parte della lettera con la quale ArcelorMittal ha annunciato il proprio abbandono dello stabilimento di Taranto, riguarda proprio aspetti giudiziari. A partire dallo “scudo penale” istituito dal Governo Renzi (è bene ricordarlo) per tutelare i commissari Carruba, Gnudi e Laghi dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria, garanzia che durante la gara pubblica internazionale era stato estesa dal Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Carlo Calenda (Governo Gentiloni) all’aggiudicatario, quindi Arcelor Mittal, salvo poi venire revocato dal ministro Di Maio, per arrivare poi all’ ordine di spegnimento dell’ altoforno AFO2  disposto da parte del Tribunale se i lavori di adeguamento non saranno terminati entro il 13 dicembre (e già si sa che è impossibile) e tutto ciò a causa delle mancante ottemperanze alle prescrizioni da parte dei commissari Carruba-Gnudi e Laghi dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria (cioè lo Stato) che disponeva dei 1.083 milioni di euro, per la precisione, sequestrati dalla Fiamme Gialle in Svizzera. Il “tesoretto” della famiglia Riva, era stato scovato nel 2013 dai magistrati milanesi in Svizzera e disponibili da giugno 2017, è stato vincolato dal Tribunale di Milano al risanamento ambientale (decontaminazione e bonifica) dell’area Ilva di Taranto.

Abbiamo provato a contattare telefonicamente uno dei tre commissari dell’ ILVA in A.S. nominato dal Governo Renzi, e cioè l’ avvocato romano Claudio Carruba il quale si è dichiarato indisponibile a rispondere alle nostre domande giornalistiche per meglio chiarire ai lettori, ai contribuenti ed ai cittadini (sopratutto quelli di Taranto) come mai insieme ai colleghi Gnudi e Laghi non abbiano rispettato le prescrizioni giudiziarie sul risanamento di AFO2. Vedere qualcuno pagato profumatamente dai soldi pubblici che si rifiuta di rispondere a delle legittime domande, prefigura più di qualche legittimo dubbio…

Dal 1° giugno scorso Carruba, Gnudi e Laghi hanno lasciato il posto ai loro successori nominati dal ministro Di Maio: i pugliesi Francesco Ardito (commercialista e dirigente di Acquedotto Pugliese) e Antonio Lupo (avvocato amministrativista di Grottaglie ed attivista del M5S) ed il lombardo Antonio Cattaneo (partner di Deloitte). ma proprio quest’ultimo, prima ancora di insediarsi con grande etica professionale e correttezza legale ha deciso di rinunciare all’incarico per evitare un conflitto d’interesse, infatti  tra gli “audit client” di Deloitte vi è una società che controlla una controparte di ArcelorMittal, diventata locataria-proprietaria di ILVA. I tre commissari uscenti “ufficialmente”si sono dimessi dopo aver portato a termine il passaggio ad ArcelorMittal, conclusosi il 1° novembre 2018. Ma in realtà il cambio della guardia è stato deciso dal ministro Luigi Di Maio e del suo staff di gabinetto al MISE, che ha voluto iniziare quella che lo stesso vicepremier chiamava la “Fase 2 di Taranto” e dell’acciaieria. Che è inizia già zoppa: con un commissario in meno, e sopratutto a causa del 20% dei consensi del M5S persi in un anno a Taranto (dalle Politiche 2018 alle Europee 2019).

Tornando ai numeri: in cassa dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria , del “tesoretto” sequestrato e successivamente confiscato ai Riva sarebbero rimasti circa 450 milioni di euro , che non stati nè assegnati nè tantomeno né spesi. Soldi questi avrebbero dovuti essere destinati ad altri interventi di bonifica dell’area Ilva, che sono attualmente sotto sequestro, come quelle delle discariche adiacenti alla gravina Leucaspide, alla Cava Mater Gratiae e quella delle collinette che separano l’acciaieria dal quartiere Tamburi.

Collinette ecologiche che avrebbero dovuto tutelare il quartiere di Taranto adiacente allo stabilimento siderurgico dell’ ex-Ilva dall’inquinamento dell’acciaieria ed invece si erano trasformate in altre discariche, inquinate a tal punto che i ragazzi che frequentavano le adiacenti scuole “De Carolis” e “Deledda” nell’ultimo anno scolastico sono stati costretti a dover frequentare le lezioni nelle aule di altri istituti scolastici di Taranto. Per fortuna sulle collinette c’è stato l’intervento del procuratore capo di Taranto Capristo ed i lavori sono stati effettuati e portati a termine

Un vero e proprio paradosso  considerato che si trattava di due scuole (sulle 5 totali) che erano state rimesse a norma nel 2016, con un’altra bonifica costata 9 milioni di euro,  dell’area Sin (Sito di interesse nazionale) di cui è commissario dal 2014 Vera Corbelli. Partendo dal presupposto che per le aree sequestrate ogni intervento di fatto andrò valutato e deciso di concerto con l’Autorità Giudiziaria di Taranto (che non ha molte competenze in materia industriale) con i 450 milioni restanti, con i quali al momento i nuovi commissari nominati da Di Maio, di fatto, potranno fare ben poco. E’ forte il dubbio ed il timore a questo punto che adesso questi fondi stano stati impiegati o addirittura dirottati altrove, nonostante una norma legale li vincoli al risanamento ambientale di Taranto. Va ricordato che per superare la  legge 123 dell’agosto 2017,  bisognerebbe farne un’altra, operazione fattibile dal Governo con un decreto.

Lo spegnimento  conseguente spegnimento di AFO2 comporta conseguentemente anche quello degli altiforni AFO1 e AFO4 in quanto “ragionevolmente andrebbero estese le stesse prescrizioni», fino al parziale sequestro del molo 4 per lo scarico di materiali grezzi disposto dalla Procura di Taranto a seguito di un incidente causato da avverse condizioni meteo, per il quale non sono state ancora accertate responsabilità penali. È facile capire, quindi, le ragioni per cui il premier Giuseppe Conte nella sua “missione” personale a Taranto abbia voluto parlare direttamente e riservatamente con il Procuratore Capo di Taranto Carlo Maria Capristo.

A questo punto solo un incontro tra il premier Conte e la proprietà Mittal potrebbe dirimere il duro braccio di ferro, che al momento sembra aver preso la vita esclusiva della strada giudiziaria. Il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli a margine dell’inaugurazione dell’elettrodotto Terna tra Italia e Montenegro ha reso noto che “l’azienda ha vietato le ispezioni ai commissari, credo sia un fatto gravissimo che dovrà avere una adeguata risposta”.

Sono ore decisive per l’ex Ilva di Taranto. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per il pomeriggio di oggi alle 15:30  l’ azienda ed i sindacati nel tentativo di aprire un canale di confronto istituzionale con un’azienda. Ci saranno l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, e i leader sindacali di Fim, Fiom e Uilm. Ma con la posizione “grillina” di opposizione ad oltranza per chiari ed evidenti motivi politici-elettorali è pressochè inutile sperare in una mediazione “politica” in sede ministeriale. Oggetto ufficiale dell’incontro in realtà è la procedura ex articolo 47 di retrocessione dei rami d’azienda ai commissari.

 

In questo periodo di grande confusione politica, occupazionale ed industriale,  sono emerse dietro le quinte nelle scorse settimane  non poche variabili sospette. Dopo la firma del contratto, che prevedeva delle prescrizioni ambientali ed un crono-progamma ben preciso,  il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S) un “fedelissimo” di Di Maio, ancor prima dell’ Arma (Costa è un generale dei carabinieri Forestali) ha infatti deciso recentemente di modificare le prescrizioni anti-inquinamento per l’acciaieria ArcelorMittal Italia, firmando un nuovo decreto per riesaminare l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Il ministro Costa  si è limitato a rendere noto la scorsa estate che “si procederà eventualmente fissando più adeguate condizioni di esercizio“.

Un comportamento fuori dalle norme contrattuali che non è piaciuto molto ad ArcelorMittal. “Abbiamo preso un impegno — aveva dichiarato l’ Ad Matthieu Jehl  prima di essere sostituito dalla Morsellie fatto un contratto con Ilva con un certo quadro di leggi. Dobbiamo andare avanti con la certezza che questo quadro c’è“. Un quadro, però, modificato anche ArcelorMittal, il gruppo guidato dalla famiglia indiana Mittal, che, dopo poco meno di dieci mesi dall’accordo ha deciso per lo stabilimento di Taranto di dar via alla cassa integrazione. A causa della crisi di mercato.

Ed adesso la famiglia Mittal aveva chiesto al Governo nell’incontro avuto dalla a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte di tagliare addirittura un totale di 5.000 dipendenti attualmente a libro paga (invece dei 1.400 inizialmente previsti ed autorizzati)  il personale alle proprie dipendenze, dimezzando quello previsto in sede di gara e di stipula contrattuale. Una vicenda che soltanto una seria auspicata inchiesta della magistratura milanese e tarantina potrà chiarire fino in fondo. E non un caso che proprio la Procura Milano sia immediatamente partita

Il ruolo imbarazzante di Lucia Morselli ed il M5S

Ma abbiamo scoperto qualcosa di molto imbarazzante sul ruolo di Lucia Morselli, da qualche settimana diventata presidente-amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia, con il chiaro intento di abbandonare l’investimento della multinazionale franco-indiana in Italia ed in particolare a Taranto. Era il 24 agosto 2018, come scriveva il collega Francesco Pacifico sul quotidiano online Lettera 43 che raccontava che Lucia Morselli  “con chiunque parlasse – e sono pochi, selezionati e potenti amici – ripete da giorni: «Ci riprendiamo l’Ilva“.

L’anno scorso la cordata AcciaItalia guidata dagli indiani di Jindal, con la presenza e partecipazione italiana della Cassa depositi e prestiti, del Gruppo Arvedi di Cremona e la Delphin Holding S.à.r.l., società finanziaria con sede a Lussemburgo, amministrata da Romolo Bardin, della quale Leonardo Del Vecchio possiede a suo nome il 25% , ed alla sua morte passerà alla moglie Nicoletta Zampillo; mentre il restante 75% è diviso equamente tra i suoi sei figli (12,5% a testa),  “cordata” della della quale la Morselli era la “pivot” e perse contro Arcerlor Mittal nell’asta per conquistare il gruppo italiano.

 

“La manager sessantaduenne è convinta scriveva Lettera 43 sia che la partita si possa ribaltare, sia che la vecchia cordata possa riscendere in campo (almeno in parte: al momento ci sarebbe il sì soltanto di Jvc e Cdp). E questa assicurazione l’avrebbe data anche al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, del quale la Morselli sarebbe un’importante “consigliere” sul dossier Ilva. Pare che il Movimento Cinque Stelle si sia informato anche con lei se era il caso di chiedere l’intervento prima dell’Anac e poi dell’Avvocatura dello Stato”. Il quotidiano milanese solitamente bene informato aggiungeva che ” Dopo aver deciso di non rendere noto il parere dell’Avvocatura, Di Maio ha fatto sapere nelle ultime ore davanti alle telecamere di Agorà (RAI ) che «la questione dell’annullamento della gara non è finita. Per annullarla non basta che ci sia l’illegittimità, ci vuole anche un altro semaforo che si deve accendere, quello dell’interesse pubblico, e lo stiamo ancora verificando». Soprattutto non ha escluso che possa esserci un altro compratore. E qui entra in scena Lucia Morselli

La manager che Letizia Moratti volle alla guida di Stream in questi giorni starebbe tirando le fila per rimettere in piedi AcciaItalia. – concludeva Lettera43 Gli analisti del settore sono molto scettici su questa ipotesi, ma gli indiani di Jindal – conclusa l’acquisizione dell’ex Lucchini a Piombino – potrebbero tornare nella partita anche soltanto per dare un colpo allo storico concorrente Mittal. Inutile dire che la nuova Cdp dell’era sovranista non si farebbe grandi scrupoli a prendere una quota dell’acciaieria. Non ha velleità di tornare in partita, invece, Giovanni Arvedi, anche Leonardo Del Vecchio – che in passato ha polemizzato non poco con l’ex ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda – non sarebbe interessato”. Francesco Pacifico, su Lettera 43, infatti, accreditava l’ipotesi, sia pure usando il condizionale, che la Morselli sia un consigliere del ministro Di Maio nel dossier ILVA.

 

“Il ministro Luigi Di Maio smentisca, nella vicenda ILVA di Taranto, qualsiasi coinvolgimento di cordate fantasma.”

Tutto ciò era ben noto anche ai sindacati, infatti a seguito di quell’articolo arrivò la richiesta di chiarimenti dal segretario nazionale della FIM-CISL Marco Bentivogli attraverso una nota in cui qualche giorno spiega:”apprendiamo da LETTERA 43 dell’attivismo dell’ex amministratore delegato di Acciai Speciali Terni, Lucia Morselli, un anno fa nominata in quota Cassa Depositi e Prestiti amministratore delegato di Acciai Italia.La cordata con Jindal, Arvedi e Delphin che ha perso, nel giugno 2017, la gara di acquisizione dell’Ilva di Taranto. Non sappiamo quale sia la casacca di queste ultime ore della Morselli, CDP? Fondo Elliott? Consulente del governo? Ci auguriamo che il ministro Di Maio smentisca questa collaborazione.

Marco Bentivogli FIM Cisl

“Ricordiamo  che di Jindal allora in una offerta di 1,2 miliardi metteva solo 3/400 milioni a differenza di 1,8 miliardi di Arcelor-Mittal” sottolineava Bentivogli . “Il resto era a carico di Arvedi, Delphin e Cassa Depositi e Prestiti. Non sappiamo che intenzioni abbia Jindal – aggiunge il segretario della FIM-CISL – ma, gareggiare perché un Fondo finanziario come Elliott prenda gli asset siderurgici italiani è inaccettabile. Trapela in queste ore, infatti, l’interesse del Fondo finanziario per il sito di Terni di Thyssenkrupp. E la Cassa Depositi e Prestitisi domandava  Bentivogli – dovrebbe favorire l’ingresso di un Fondo finanziario americano in una cordata dalla quale si sono defilati gli unici italiani, Luxottica e Arvedi?

Allora concludeva Bentivogli,ricordiamo i 36 giorni di sciopero che furono necessari per riportare l’amministratore delegato di Acciai Speciali Terni alla ragione e soprattutto chiediamo a Di Maio di smentire immediatamente un conflitto di interessi che sarebbe senza precedenti.”

La strizzata d’occhio della Morselli al programma del M5S sull’ ambiente

Detto questo, la Morselli  considerato il suo curriculum e le poltrone sulle quali siede ha notoriamente grandi collegamenti nel mondo finanziario. Ma non è soltanto questo il suo ruolo in questa vicenda. Ha ottimi rapporti nel mondo bancario e fino all’anno scorso era guardata con simpatia anche dai sindacati. Inoltre è pronta a venire incontro a quella che è la principale richiesta di Di Maio sul fronte ambientale. Come ha ricordato in una recente intervista a Repubblica, “relativamente all’inquinamento, le tecnologie per non inquinare ci sono. Non a caso la cordata di Acciaitalia aveva stanziato un miliardo di investimenti in due nuovi forni elettrici a preridotto, introducendo un serio processo di decarbonizzazione”. Come sta scritto guarda caso…nel contratto di governo.

Abbiamo quindi contattato e raggiunto telefonicamente il collega Paolo Madron, direttore responsabile del quotidiano Lettera43.it , il qual ci ha confermato di “non aver mai ricevuto alcuna richiesta di rettifica, lettera di replica, querela nè da Lucia Morselli che da Luigi Di Maio e dal Movimento Cinque Stelle. Sarà stata una dimenticanza.. un disinteresse… o forse l’applicazione di un vecchio teorema del “chi tace acconsente…“?

A questo punto riteniamo che la Procura di Milano e quella di Taranto certamente avranno molto lavoro per verificare ed indagare facendo luce su questa torbida vicenda, diventata ormai un intrigo politico-industriale-occupazione che rischia di far diventare la città di Taranto e la sua provincia una vera e propria “polveriera” sociale pronta ad esplodere da un momento all’altro.




Domani primo vertice sull’ ILVA al Mise “gestione Di Maio”

ROMA – Il neo-ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio ha deciso di dedicare i primi due giorni della settimana che sta per aprirsi ai protagonisti del dossier Ilva e le convocazioni per incontri separati, sono partite . Una decisione che manifesta in maniera chiara l’intento “esplorativo” che Di Maio intende conferire alle riunioni. Dall’entourage del ministro fanno sapere che “Vuole capire lo stato dell’arte della trattativa e quali potrebbero essere le soluzioni”  . Quindi non si tratta in realtà di una riapertura del negoziato, e si spera che non saranno soltanto incontri formali ad uso giornalistico.

Di Maio incontrerà per primi  i sindacati metalmeccanici, Fiom, Fim, Uilm e Usb lunedìalle 15 domani. A seguire alle 17,30, sarà la volta del contestato sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. A varcare la Sala del Parlamentino del ministero di via Veneto, martedì alle 14,  saranno alcune associazioni ambientaliste. A seguire il ministro Di Maio riceverà e ascolterà le posizioni dei rappresentanti di Arcelor Mittal, il leader mondiale dell’acciaio che controlla  AmInvestco, la società che ha vinto la gara per l’acquisto dell’Ilva.

E’ riuscito ad essere convocato il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ha più volte rivendicato e preteso inutilmente (con azioni legali strumentali arenatesi come al solito) un proprio ruolo ingiustificato in questa vicenda arrivando a duri scontri verbali con il precedente Ministro del Mise, Carlo Calenda. con il quale ha avuto violenti scontri dialettici

Il quesito al momento più importante è capire se al termine della due giorni  incontri il ministro Di Maio renderà moto quale  potrebbe essere il destino dell’Ilva secondo lui. Ma la domanda più importante è se darà il via ufficialmente al prosieguo del confronto azienda-sindacato,  decisivo del negoziato,   concedendo un tempo limite alle parti per chiudere l’accordo che manca senza interferire o metterà nuovi paletti.

Il negoziato con Arcelor Mittal si è interrotto sulla questione degli esuberi. L’azienda si è impegnata contrattualmente in sede di gara ad assumere 10.100 dipendenti a fronte dell’attuale organico di 13.800, di cui oltre 3mila in cassa integrazione. Di Maio nel frattempo martedì scorso ha incontrato preliminarmente i commissari straordinari , Corrado Carrubba, Piero Gnudi e Enrico Laghi, i quali gli hanno depositato una dettagliata relazione sullo situazione del gruppo, sul piano di ambientalizzazione, una relazione sul contratto di affitto e cessione sottoscritto con AmInvestco, ed un riepilogo sullo stato della trattativa tra le parti

Di Maio incontrando i tre commissari straordinari dell’ ILVA ha chiesto informazioni dettagliate sulla situazione della cassa dell’ Ilva e i commissari lo hanno tranquillizzato che  anche se il negoziato dovesse prolungarsi oltre fine giugno, c’è una rete di sicurezza e capienza economica che consente di andare avanti per tutto il mese luglio.  Nell’incontro si è parlato anche delle aree Ilva “escluse” dalla cessione, quel centinaio di ettari di terreno che, una volta bonificati, potrebbero essere utilizzati per avviare progetti innovativi sulla Green economy e sulle energie rinnovabili. Ma questo al momento sembra soltanto un’escamotage “mediatico.




Ilva: partono i lavori di copertura dei parchi minerali

ROMA – Partono oggi, con le attività preliminari, i lavori per la copertura dei parchi minerali dell’ILVA di Taranto. I dettagli saranno illustrati dal gruppo friulano Cimolai, che si è aggiudicato la commessa, nel corso di una conferenza stampa all’interno dello stabilimento siderurgico. La consegna dei lavori, in base al piano industriale di Am InvestCo (cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia), era prevista per il 2023 ma il Governo Gentiloni con l’azione del ministro Calenda ha chiesto di accelerare i tempi e la scadenza ora è stata fissata per il 2020.

L’investimento viene quindi anticipato dall’azienda in amministrazione straordinaria, che poi verrà rimborsata dall’acquirente Am InvestCo. La copertura delle colline di minerale (stoccate a cielo aperto su un’area di oltre 70 ettari) avrà una lunghezza di 700 metri, una larghezza di circa 500 metri e un’altezza di 80 metri. Per la realizzazione dell’opera saranno impiegate 33mila tonnellate di acciaio, in larga parte prodotte dallo stesso stabilimento tarantino.

Puntuale il “piagnisteo” del Sindaco di Taranto , che inizia a soffrire di manie di protagonismo, come dimostra la sua dichiarazione: “Certo, spiace rilevare che Cimolai non abbia ancora ritenuto di voler mostrare il proprio lavoro anche al Comune di Taranto“, sulla scia di Emiliano che voleva partecipare a suo tempo alle visite della Commissione Europea allo stabilimento dell’ ILVA venendo gentilmente e diplomaticamente ignorato.

Qualcuno spieghi all’ex-mediatore portuale Melucci, che l’ ILVA è una società “privata” e non comunale. E che i suoi interlocutori sono il Governo e la società ILVA in Amministrazione Straordinaria. Il Comune di Taranto non ha alcuna competenza, e non ha tirato fuori neanche un centesimo di euro (anzi li ha incassati) quindi assolutamente giustificata la sua assenza, di cui non si accorgerà nessuno.

Due giorni dopo la lettera dei ministri dell’ Ambiente, Mezzogiorno, Salute e Sviluppo Economico, che respinge quasi totalmente le illegittime richieste del Comune di Taranto e della Regione Puglia pur aprendo a un accordo di programma per Taranto, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano non ha proferito parola, sapendo molto bene di rischiare molto in questa imminente campagna elettorale . La Regione secondo quanto gli “adepti” di Fronte Democratico, l’ Armata Brancaleone (pardon…la corrente) di Michele Emiliano, riferiscono che sarebbe intenzionata a disertare l’“Osservatorio Permanente per il Monitoraggio dell’Attuazione del Piano Ambientale”  dell’ ILVA che è stato convocato per il 13 febbraio. Un secco comunicato del Ministero dell’Ambiente  ricorda che “La Regione Puglia più volte invitata a nominare un proprio rappresentante, non ha ritenuto di provvedere“.

Il  presidente del consiglio Paolo Gentiloni nel suo consueto stile “soft” ha dichiarato:  “Io non ci posso credere che ci sia un rischio” per l’ILVA, dice il premier ad Uno Mattina (RAIUNO) . “Capisco e rispetto – aggiunge – il punto di vista del presidente della Regione Puglia e del sindaco di Taranto ma qui stiamo parlando di un investimento di miliardi che da un lato salva 10-15 mila posti di lavoro, prevalentemente al Sud, e dall’altra parte investe moltissimi quattrini per bonificare una delle zone piu’ inquinate del Sud. Non credo che gli enti locali lavoreranno per far saltare tutto. Noi – dice Gentiloni – siamo aperti al dialogo ma tutto possiamo fare tranne che far scappare gli investitori che hanno messo miliardi e miliardi su questo progetto“.

Aditya Mittal

L’  investimento previsto dall’offerta aggiudicataria  della cordata Am InvestCo per diventare effettivo deve superare il passaggio  dall’Antitrust Europea,  sul quale oggi ha parlato Aditya Mittal, direttore finanziario e responsabile della attività europee, erede dell’impero ArcelorMittal, durante la presentazione dei conti 2017 in crescita e che vede il ritorno al dividendo: ” Siamo fiduciosi che riusciremo a finalizzare l’acquisizione dell’ ILVA . Stiamo lavorando con la Commissione Europea ed i negoziati con l’Ue sull’Ilva  dovrebbero chiudersi ad aprile” . Il manager indiano ancora una volta ha esternato il suo interesse ed apprezzamento per l’ ILVA: “E’ una grande opportunità per Arcelor Mittal, ha delle ottime prospettive grazie ai bassi costi” aggiungendo L’obiettivo è quello di rilanciarla facendola tornare il leader italiano dell’acciaio” ma “le attività dell’ILVA meno produttive e attualmente non sfruttate in pieno richiedono una ristrutturazione adeguata”.

 

E’ stato 2017 da ricordare per ArcelorMittal. Il maggior produttore siderurgico mondiale, infatti, ha reso noto di aver registrato un incremento di oltre il 150% dell’utile nel corso dell’esercizio, conseguendo anche un incremento dell’attività produttiva. Secondo quanto reso noto dalla società guidata da Lakshmi Mittal, l’anno scorso l’output di ArcelorMittal è stato pari a 93,1 milioni di tonnellate, con un incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Nel periodo anche la produzione di minerale ferroso è salita (da 55,2 a 57,4 milioni di tonnellate), così come le vendite di prodotti finiti in acciaio (+1,5% a 85,2 milioni di tonnellate). Dal punto di vista economico, il fatturato è cresciuto del 20,8%, arrivando a 68,7 miliardi di dollari, grazie soprattutto all’aumento del costo medio di vendita (+20,4%), a cui si è accoppiato un contenuto miglioramento dei volumi.   L’utile netto è stato pari a 4,568 miliardi di dollari, con un +156,8% rispetto al 2016.

La performance europea Le vendite sul mercato europeo rimangono cruciali per ArcelorMittal, con una quota sul fatturato del 52,7% nel 2017 contro il 51,5% del 2016. Il giro d’affari è stato di 36,208 miliardi di dollari (+23,7%), con un Ebitda di 3,560 miliardi di dollari (+42,2%). La produzione siderurgica è salita da 42,635 milioni di tonnellate a 43,768 milioni di tonnellate, con le consegne che sono state di 40,941 milioni di tonnellate (+1,7%).

In merito agli investimenti ambientali, nelle slide diffuse per la conference call è stato specificato che nel 2018 per lo stabilimento siderurgico di Taranto verranno investiti 240 milioni di euro. Si tratta della prima parte dei 1.150 milioni previsti per l’ambientalizzazione che verrano investiti nei 7 anni previsti dall’offerta di gara aggiudicataria.

 




Ilva: per il sindaco di Taranto il “Wind Day” deve essere un problema per l’ azienda

ROMA –   Ad ottobre scorso, il Sindaco di Taranto aveva stabilito che nei giorni classificati “Wind Day” da Arpa Puglia ai Tamburi le scuole sarebbero rimaste chiuse. Questo per proteggere gli alunni visto che, a causa di vento e polveri, non era possibile areare correttamente gli ambienti scolastici. Per 11 volte, da fine ottobre ad oggi, nelle scuole dei Tamburi non c’e’ stata lezione. Le ultime volte sono state il 17 e 18 gennaio e lunedi’ scorso.

Adesso, invece, con una discutibile ordinanza del Sindaco di Taranto, che ancora una volta manifesta la propria volubilità decisionale,  dal prossimo “Wind Day” nelle scuole del rione si potra’ andare sino alle 12.30, facendo scattare per l’ILVA una serie di divieti e obblighi. Secondo il sindaco Melucci, che nella vita precedente ha sempre  e solo fatto il mediatore portuale, e quindi privo di alcuna competenza industriale ed ambientale, l’ ILVA non potra piu’ stoccare e prelevare le materie prime dal parco minerali nei giorni di “Wind Day” ,  in poche parole non potra’ fare alcuna movimentazione delle stesse.

Secondo l’ordinanza l’ ILVA non potra’ usare nemmeno i nastri trasportatori per il loro trasferimento agli impianti, subendo alcuni obblighi: pulire ad umido le strade vicine all’area a caldo della fabbrica, cioe’ laddove ci sono parco minerali, cokerie, altiforni e acciaierie, gli impianti a maggior impatto ambientale; pulire con mezzi idonei, in grado cioe’ di rimuovere le polveri, anche strade e marciapiedi del rione Tamburi

 

La pulizia secondo quanto stabilito dal Sindaco di Taranto, dovra’ essere fatta dal giorno prima del Wind Day e per tutto il giorno in cui il Wind Day si manifestera’. Ma Melucci con questa sua ordinanza dimostra di non sapere che l’ILVA in base alle prescrizioni ambientali Aia, ha ridotto l’altezza dei cumuli di materie prime, ridotto gli stoccaggi, “bagnato” gli stessi cumuli utilizzando delle speciali sostanze “filmanti”proprio per trattenerle e contenerne la dispersione col vento. Misure queste contenute nell’ AIA che pero’ evidentemente sono ritenute inefficaci dal Comune di Taranto che dimostra di non conoscere nel dettaglio le vigenti prescrizioni ambientali AIA, e adesso alza il “tiro” verso l’ILVA.

Nei giorni scorsi, in Consiglio comunale, il gruppo del Movimento Cinque Stelle di cui fa parte un operaio dell’ ILVA, tale Massimo Battista, un ex sindacalista, aveva proposto una mozione per lo stop della fabbrica nei giorni segnalati “Wind Day” da Arpa Puglia. La mozione fu respinta ma l’ordinanza del sindaco Melucci va comunque ad incidere sulla produzione della fabbrica.

Inoltre erano state chieste nuove misure per contrastare gli effetti del Wind Day da parte di  Legambiente, Fiom Cgil e Peacelink. Quest’ultima, che e’ un’associazione diventata molti anni dopo la propria fondazione, ambientalista (della quale è ignoto il bilancio e le proprie fonti di finanziamento ) , ha proposto al sindaco di Taranto di quantificare i danni da Wind Day imputando all’ILVA il relativo risarcimento.
 
Nessuna reazione ufficiale, per ora, da parte dell’ILVA, ma “fonti” vicine all’azienda fanno rilevare come l’ILVA e’ una fabbrica particolare. E’ in attivita’ di continuo e alimentata di continuo. Tranne che per rifacimento strutturale, gli altiforni, cuore produttivo dell’acciaieria,  non vengono mai spenti. Possono essere messi al minimo, ma non spenti.

 

 

Un impianto ma anche un nastro trasportatore, soprattutto se impegnato nell’alimentazione a valle, si fa osservare, non possono essere “spenti” come se fossero un interruttore dell’elettricita’. Tutte da valutare, quindi, le possibili ripercussioni produttive nel siderurgico di Taranto con l’applicazione dell’ordinanza che, scrive il sindaco, ha effetto immediato. L’ ILVA, come tutti i provvedimenti, puo’ impugnarla al Tar, ed infatti gli avvocati sono già al lavoro per valutare tutte le iniziative più opportune per la tutela dei diritti dello stabilimento siderurgico, e conseguentemente i circa 20mila operai (fra stabilimento ed indotto) e le 350 società ed imprese  che lavorano per la più grossa fabbrica produttrice di acciaio in Europa.

 

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

Fonti Ilva intanto osservano che l’azienda, da quando e’ cominciata l’amministrazione straordinaria, e’ venuta incontro al Comune di Taranto per gli  oneri di pulizia dando seguito alle prescrizioni ambientali dell’Aia 2012. Dall’avvio dell’amministrazione straordinaria ad oggi l’Ilva ha versato al Comune per gli oneri di pulizia dei Tamburi circa un milione di euro in piu’ tranche: 600mila sino a ottobre scorso, 170mila successivamente piu’ ulteriori 200mila. Versati soldi, sempre per lo stesso motivo, anche al vicino Comune di Statte per poco piu’ di 200mila euro, di cui 95mila versati dall’avvio dell’amministrazione straordinaria ad ottobre scorso. In ogni caso, al di la’ delle varie misure, la soluzione definitiva del problema polveri al rione Tamburi si avra’ solo con la copertura dei parchi minerali.

 

 

Dopo anni di promesse e di tempi disattesi, anche perche’ i commissari Ilva non avevano i soldi per provvedervi, la copertura dei parchi comincera’ a febbraio e si concludera’ dopo 24 mesi di lavoro. Per dare un segnale positivo a Taranto e risolvere una criticita’, il Governo infatti ha incaricato i commissari di avviare le prime opere in attesa che subentri in in ILVA l’acquirente Am Investco – Arcelor Mittal -cui compete l’investimento dei parchi. Mittal spendera’ circa 300milioni ed eseguira’ il progetto gia’ autorizzato, fatto mettere a punto dalla gestione commissariale dall’azienda Cimolai. La copertura dei parchi minerali e’ anche la prescrizione piu’ importante del nuovo piano ambientale approvato a fine settembre con Dpcm. Proprio quello che Regione Puglia e Comune Taranto hanno impugnato al Tar di Lecce contestandolo. Inutilmente, per il momento.
Ma forse tutto questo il sindaco Melucci non lo sa….o finge di non saperlo, preoccupato esclusivamente di avere visibilità ed autorevolezza, una dote questa che non si conquista a base di comunicati stampa ed ordinanze discutibili prive di alcuna applicazione.



l’ ILVA replica e smentisce Emiliano: “L’azienda ha versato complessivamente al Comune di Taranto circa 600.000 euro e ha già predisposto il pagamento di ulteriori 170.000 euro”

ROMA – “Dall’inizio dell’amministrazione straordinaria ad oggi, Ilva ha sempre ottemperato agli obblighi normativi con i Comuni di Taranto e Statte relativi ai contributi per le attività di pulizia e ristoro ambientale. L’azienda ha versato complessivamente circa 600.000 euro al Comune di Taranto e ha già predisposto il pagamento di ulteriori 170.000 euro, mentre  Ilva ha versato al Comune di Statte complessivamente circa 95.000 euro e ha predisposto il pagamento di ulteriori 120.000 euro».

Lo hanno reso noto fonti aziendali replicando alle dichiarazioni del governatore pugliese Michele Emiliano, che aveva ricordato quanto la città di Taranto fosse stata ieri coperta da polveri sottili. “Per quanto riguarda  la realizzazione della copertura dei parchi minerali, durante l’Amministrazione Straordinaria – aggiungono le stesse fonti – sono stati completati tutti i lavori di caratterizzazione propedeutici alla realizzazione del progetto e sono state ottenute tutte le necessarie autorizzazioni tecnico-amministrative dagli enti locali coinvolti nel processo. Il nuovo investitore, anche per ridurre i tempi di realizzazione dell’intervento, ha accettato di proseguire con il progetto messo a punto durante l’Amministrazione Straordinaria e si è impegnato a terminare i lavori nel rispetto dei tempi previsti dal nuovo piano ambientale».




Gli industriali dell’ indotto ILVA di Taranto protestano a Palazzo Chigi

di Marco Ginnneschi

Alla vigilia dell’amministrazione straordinaria della “nuova ILVA” , c’è un nuovo allarme rosso: quello occupazionale e dei fornitori da pagare. Questa volta, a protestare,  non sono gli operai ed i loro sindacati ma bensì gli imprenditori dell’indotto dello stabilimento siderurgico di Taranto. A seguito dell’imminente passaggio dell’azienda dell’acciaio dalla proprietà Riva, al commissariamento Gnudi e quindi all’amministrazione straordinaria sono circa quattromila tra diretti e indiretti lavoratori a rischio . Oltre 3mila quelli messi in libertà dalle imprese di Taranto, ed 800i dipendenti dello stabilimento del siderurgico inattivi per la fermata degli impianti a causa della mancanza delle forniture.  I fornitori delle materie prime, infatti,  hanno sospeso le consegne preferendo  effettuarle dopo che l’ILVA entrerà nella nuova procedura, in quanto non vogliono correre il rischio di non essere pagati durante la fase di transizione.

Questa mattina gli imprenditori dell’indotto protestano a Roma, in piazza Montecitorio, sotto la guida della Confindustria Taranto, che ormai sembra agitarsi come i sindacati, ed alle 10 si ferma un altro impianto ( la zincatura 2) dello stabilimento di Taranto. Gli imprenditori di Taranto vorrebbero essere ricevuti dalla presidenza del Consiglio per richiedere interventi immediati sull’amministrazione straordinaria, ma sopratutto per avere la certezza dei loro pagamenti arretrati, in quanto dopo un anno e mezzo di gestione commissariale, i fornitori dell’indotto siderurgico hanno un forte timore con il  passaggio dell’azienda all’amministrazione straordinaria di veder azzerati i loro crediti verso l’ILVA, e di venire  pagati solo in parte (si parla di suddivisione in pagamenti al 15%,  chi al 20% , solo i più fortunati al 25% delle somme vantate ed impagate) .

Temiamo che le migliorie del Parlamento al decreto arrivino in ritardo rispetto all’avvio dell’amministrazione straordinaria – ha dichiarato ancora il presidente di Confindustria TarantoAndando a Roma, vogliamo chiedere direttamente al governo di intervenire dando garanzie ai lavoratori e alle imprese di Taranto“. Lo scorso primo agosto a Taranto,  a causa dei mancati pagamenti dell’ ILVA duemila persone manifestarono per le strade della città, e gli imprenditori marciarono accanto ai  loro dipendenti . Sempre oggi, riprendono le audizioni del Senato sul nuovo decreto legge.

Anche la Cgil e la Fiom di Taranto hanno contestato la mancanza di garanzie, assenti nel nuovo decreto, per i lavoratori dell’indotto,  facendo notare che al contrario delle garanzie sono state puntualmente date alle banche quando è stato concesso il famoso prestito ponte garantito dal Governo,  ottenendo rispetto agli altri creditori una tutela  nel caso in cui l’ ILVA dovesse fallire, ed è stato infatti solo e soltanto a seguito di queste garanzie che gli istituti di credito  hanno anticipato altri 250 milioni all’ ILVA, che era già notevolmente indebitata .

La decisione di manifestare e protestare a Roma di fronte alla Camera dei Deputati, è scaturita dall’assemblea autoconvocata, è stata presieduta da Vincenzo Cesareo Presidente di Confindustria Taranto  e si è svolta presso la sala convegni della Camera di Commercio di Taranto a seguito della totale partecipazione da parte delle numerose imprese, a cui si sono associati anche  il Presidente della CdC Cav. Luigi Sportelli, il Presidente dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Taranto dr.  Cosimo Damiano Latorre , diverse associazioni di categoria come la Confersercenti, Casartigiani, Cna, Confartigianato e Confapi, le quali al termine dell’ assemblea  insieme a tutte le imprese presenti,  hanno aderito e firmato un documento sulle iniziative da intraprendere. Incredibilmente assente la Confcommercio di Taranto, anche se la la cosa incredibile è che la Confindustria di Taranto non sia riuscita a far presentare ed introdurre ai parlamentari eletti a Taranto e provincia alcun emendamento al decreto legge contestato.  Propria incapacità, sfiducia nei parlamentari e senatori eletti a Taranto o indifferenza della politica ?