Pochi scioperanti “sindacalizzati” e la città si blocca. Risultato ? Nessuno !

Poche centinaia di operai alle dipendenze dell’indotto ILVA, (che occupa oltre 16mila dipendenti) , pilotati dai vari sindacati,  da giorni continuano a manifestare per ottenere delle garanzie sui crediti vantati nei confronti dell’azienda da cui dipendono, e per ricevere assicurazioni sul loro futuro lavorativi, questa mattina hanno bloccato il traffico all’altezza della raffineria ENI la statale 106 jonica,  e di fatto impedito l’ingresso automobilistico in città.

Il corteo dei lavoratori questa volta è partito da Palazzo di Città, e dopo aver attraversato la città vecchia è arrivato all’altezza della strada statale 106 (quella che porta a Reggio Calabria) bloccando la strada. Le forze dell’ordine e i vigili urbani sono intervenuti per deviare il flusso stradale. La vera intenzione dei manifestanti, istruiti dai sindacali, è quella di riuscire a bloccare l’ingresso delle autobotti nella raffineria Eni.

Critico e condivisibile il commento dei Comitato dei “Cittadini Liberi e Pensanti”. “Così come in altre simili occasioni, alla testa del corteo c’erano i sindacati con le loro belle bandierine. La loro presenza ha avuto il solo scopo di evitare che la protesta fosse indirizzata all’interno della fabbrica, ipotesi paventata in tante occasioni e rimasta solo una minaccia. Ogni qual volta i lavoratori si ribellano eccoli spuntare alla testa del corteo, non certo per garantire i più deboli, ma solo perché il carrozzone deve andare avanti, come i pupazzi in testa al corteo, complici di questo disastro ambientale, sanitario e sociale“.

CdG stefano corteo ilvaLa presenza imbarazzante fra i manifestanti del sindaco Ippazio Stefàno, è la conferma del basso livello della politica tarantina in questa situazione.

Stefàno, secondo il Comitato dei “Cittadini Liberi e Pensanti”. “oltre a spedire letterine di ringraziamento, fino ad oggi ha dimostrato tutta la sua incapacità, ambiguità e una scadente capacità di strumentalizzare i drammi altrui”. Il Comitato afferma la “piena e sentita solidarietà per i lavoratori dell’indotto che da mesi non percepiscono stipendio. Molti di loro non erano li per manifestare con i sindacati e i politici, ma perchè davvero esasperati da questa situazione ormai arrivata al collasso. Anche per loro ci domandiamo la soluzione quale potrebbe essere?

Solidarietà (“di solidarietà non si campa”) , quindi, ai lavoratori che pur lavorando in condizioni di lavoro a rischio, non ricevono lo stipendio . Secondo i Liberi e Pensanti “c’è una ragione che ci allontana dagli operai tarantini, non solo quelli dell’indotto: non hanno mai sfilato per denunciare il disastro sanitario dopo la pubblicazione dei dati del progetto Sentieri promosso dall’Istituto Superiore di Sanità; nemmeno quando gli studi hanno certificato che i loro figli, i bambini di Taranto si ammalano e muoiono più che altrove”. aggiungendo che  «continuiamo a non capire come, dopo le vergogne emerse dalle indagini del processo Ambiente Svenduto, si possa dare credito a questi sindacalisti e politici. Non meno clementi siamo nei confronti degli imprenditori del territorio che sfruttano i lavoratori con contratti a tempo determinato: pochi diritti e tanti ricatti. Una classe di “prenditori”  – conclude il Comitato dei “Cittadini Liberi e Pensanti” – a cui non interessa il territorio e che non ha la capacità di guardare oltre, di costruire alternative. L’ industria siderurgica non ha futuro se non nei sogni pindarici dell’attuale showman che si trova a governare un paese alla deriva senza essere stato eletto”.

Ieri sono giunte le prime risposte dai tre nuovi commissari e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, le quali vengono però giudicate solo delle promesse inaffidabili.  Ed il “teatrino” continua. Sino a quando ?…




ILVA. Dopo la Confindustria scendono in piazza i sindacati. Ma il risultato (purtroppo) non cambia !

Nuove manifestazioni di protesta ed assemblee in fabbrica organizzate dei lavoratori dell’indotto ILVA di Taranto. Continua la mobilitazione, e va segnalato che  se il numero dei partecipanti rispetto al giorno prima è diminuito . Qualche decina di lavoratori ha effettuato prima un sit in di fronte alla portineria d’ingresso delle  imprese ed alla direzione dello stabilimento siderurgico dell’ILVA e successivamente si sono radunati in corteo per raggiungere a piedi la città di Taranto.

I lavoratori dopo aver attraversato la statale Appia (meglio noto come la Taranto-Bari)  e l’adiacente sfortunato quartiere dei Tamburi si sono diretti nella città vecchia, dove hanno organizzato un presidio davanti al Palazzo del Comune di Taranto.

Una delegazione pacifica di operai e sindacalisti ha occupato simbolicamente l’aula consiliare del Comune. Nel frattempo il sindaco Ippazio Stefano, che sta cavalcando la protesta (quasi come se lui non abbia alcuna responsabilità…) , dopo aver spedito la solite inutile letterina a Palazzo Chigi, ha cercato di entrare in contatto telefonico con Graziano Delrio  il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per esporre ancora una volta la sofferenza degli operai e delle imprese che rischiano di perdere i crediti sinora maturati e vantati con l’ ILVA, che sarebbero riferiti alle fatture emesse negli ultimi 6 mesi .

L’obiettivo dei sindacati metalmeccanici è quello di accendere i riflettori sulla vertenza delle aziende dell’ indotto (dopo l’inutile missione romana della Confindustria Taranto a Roma ) che teme di veder svanire i crediti maturati nei confronti dell’ ILVA a seguito della procedura di amministrazione straordinaria.

I lavoratori alle dipendenze delle 250 aziende dell’ indotto, coinvolti nella situazione sono circa 3mila, non hanno fiducia nelle rassicurazioni sinora ricevute dal governo Renzi.

Il prefetto di Taranto, Umberto Guidato ha promesso  che si farà portavoce presso il governo delle istanze dei lavoratori, mentre il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano ha inviato (ancora una volta !) una lettera al premier Renzi per dare delle garanzie per un settore ormai al limite del crack economico-finanziario, sostenendo che in città potrebbe “esplodere la rabbia sociale”.

I rappresentanti dei sindacati intendono coinvolgere anche il presidente della Provincia Martino Tamburrano. Che cosa potrebbe fare anch’egli più di quello che è stato sinora fatto, è curioso saperlo.




Il Governo al lavoro per perfezionare il decreto sull’Ilva

Dopo l’approvazione del decreto per Taranto del Governo Renzi, controfirmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la conseguente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale sono partite le operazioni per il salvataggio dell’ ILVA  in quanto è necessario chiarire  e definire alcuni punti non indifferenti. Innanzitutto il Governo deve reperire i soldi per consentire alla nuova gestione commissariale di poter pagare gli stipendi agli oltre undicimila lavoratori tarantini alle dipendenze dell’ex- gruppo ILVA. L’attuale liquidità di cassa è già destinata a  servirà a pagare i fornitori . Operazioni queste che dovranno essere completate a breve in quanto nella settimana tra il 15 e il 20 gennaio dovrebbe partire l’amministrazione straordinaria del gruppo siderurgico tarantino.

La prima applicazione della nuova rivisitazione della Legge Marzano realizzata per applicarla”ad hoc”  l’azienda leader dell’acciaio made in italy,  costituisce  infatti una  nuova procedura e parte dell’indotto e per debitori hanno timore di venire tagliati, e quindi è necessario mettere tutto in ordine in pochi giorni. Queste le principali ragioni per cui ieri dopo la pausa delle festività di fine anno, nella Capitale si sono tenute riunioni ad oltranza. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi affiancato dal fido sottosegretario Graziano Delrio  insieme allo lo staff di consulenti di cui fanno parte Andrea Guerra ex-amministratore delegato di Luxottica  e dall’economista Marco Simoni stanno ragionando su tutte queste problematiche che affiancano lo staff composto dal ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi,  dal commissario Piero Gnudi e dal loro gruppo di esperti. Agli incontri dei giorni scorsi  hanno partecipato anche il top management della Cassa Depositi e Prestiti e del controllato  Fondo Strategico Italiano, rappresentati da Giovanni Gorno Tempini e da Maurizio Tamagnini. Il pool di esperti dello staff commissariale sta lavorando alle prime attività che bisognerà svolgere per adeguare lo stabilimento siderurgico tarantino al piano ambientale e all’ AIA, l’ autorizzazione integrata ambientale.

I nomi che girano per lo staff dei nuovi commissari che dovranno sostituire le precedenti nomine, come anticipato dal Corriere del Giorno, trova sempre più conferma nel Governo la riconferma dell’attuale commissario Piero Gnudi ed il suo vice, il subcommissario Corrado Carrubba che ha compiti prevalentemente ambientali . La terza nomina contestuale con il provvedimento che decreterà la partenza ufficiale dell’amministrazione straordinaria, dovrebbe essere quello dell’attuale amministratore delegato Roberto Renon che dovrà gestire le operazioni durante le quali avverrà l’ingresso (o meglio il ritorno)  ufficiale dello Stato nella gestione dello stabilimento tarantino dell’ ILVA




In vigore il decreto-salva Ilva firmato dal presidente Napolitano

Da ieri, 5 gennaio, è in vigore  il decreto salva Ilva, approvato dal Consiglio dei Ministri  tenutosi la vigilia di Natale a Palazzo Chigi e pubblicato ieri sera sul sito della Gazzetta Ufficiale dopo la firma del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che consentirà allo Stato di poter intervenire, attraverso società partecipate e da costituire, per il salvataggio dello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto per il rilancio della produzione di acciaio tutelando i livelli occupazionali,  con le dovute garanzie per il risanamento ambientale previsto, nel rispetto dell’attuazione delle prescrizioni A.I.A. Il decreto fortemente voluto dal premier Matteo Renzi comprende anche una serie di norme a sostegno della ripresa e riqualificazione dell’area di Taranto, e prevede un “piano nazionale della città” con programmi di bonifica, interventi e finanziamenti per l’Arsenale, l’ampliamento del Porto, e per la città vecchia .

Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio ha commentato la pubblicazione del decreto per l’ILVA e per lo sviluppo di Taranto sulla G.U. . “Finalmente un progetto integrato per un intero territorio. Si procederà in diverse fasi”., mentre a chi gli ha chiesto come mai non fosse incluso nel decreto  anche il finanziamento da 30 milioni annunciati dal premier Renzi per il progetto di ricerca sui tumori infantili da realizzare all’ospedale di Taranto, ha risposto: “il progetto si farà in collaborazione con la Regione Puglia, ma con fondi nazionali. Confermo la disponibilità di questi fondi, sono già stati accantonati. Costruiremo il progetto di ricerca sui tumori insieme alla Regione e il governo metterà risorse“.




Il governo salva l’ Ilva ed arrivano tre commissari. Renzi: “E’ il mio regalo ai cittadini di Taranto, spesso umiliati dalla politica”

Per me è l’atto più importante, il modo in cui voglio dare il buon Natale ai cittadini di Taranto, città spesso umiliata dalla politica” ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi.  Con sei  articoli il suo  governo ha ridisegnato il futuro di Taranto, ovviando a quanto l’ incapace classe politica ed industriale italiana non era stata capace di fare negli ultimi 50 anni . Il consiglio dei ministri svoltosi oggi a Palazzo Chigi, ha dato via libera ed approvato il “decreto salva ILVA“, dopo che  proprio ieri il premier aveva lanciato un vero e proprio guanto di sfida all’ Unione Europea, sull’eventuale accusa di aiuti di Stato dichiarando : “Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell’Ue. Faremo il risanamento ambientale

Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando dell’ ILVA di Taranto ha detto: “L’intervento pubblico è ora fondamentale per salvare il polo industriale. E’ stato l’atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama, e noi rispondiamo prendendo in faccia il vento che serve. Su di noi ricade di rimediare agli errori fatti in quella città che merita un grande diretto, investimento dello Stato italiano. Perchè il rilancio dell’ ILVA non può andare a discapito dell’ambiente. La responsabilità ce lo impone“.

Da gennaio 2015 lo stabilimento siderurgico di Taranto, verrà gestito da tre commissari straordinari e quindi finalmente non sarà più  succube delle decisioni gestionali senza scrupoli dei Riva, una famiglia che porta sulla coscienza la morte di tante gente, donne e bambini compresi. Un vero e proprio commissariamento “di Stato” a tempo, che avrà una durata prevista di 36 mesi al massimo, in quanto  è previsto che successivamente l’azienda siderurugica  tarantina possa essere ceduta al miglior offerente reale (cioè ad un prezzo congruo) che possa offrire non solo le garanzie produttive, ma anche quelle ambientali, e riconsiderare  i numeri dell’attuale presenza occupazionale.

L’ ILVA – ha spiegato Renziandrà in amministrazione straordinaria a gennaio: avremo la possibilità di usare la Legge Marzano come fu per Alitalia nel 2008, spero con risultati migliori. Nomineremo tre commissari che gestiranno rilancio azienda e risanamento ambientale, accompagnati da un investimento pubblico che avrà successo se avrà un tempo limitato ragionevolmente tra un minimo di 18 a un massimo di 36 mesi“.

Previsto un vero e proprio salvacondotto penale per il commissario incaricato, il quale, se rispetterà i tempi del piano ambientale non potrà essere indagato. Allungati i tempi necessari per la riqualificazione ambientale dello stabilimento di Taranto,  che prevedono l’ 80 per cento di applicazione nelle norme, entro luglio del 2015 , mentre il restante 20%  verrà stabilito successivamente per  decreto dal Presidente del Consiglio. In questa maniera, quindi, alcune opere fondamentali come ad esempio la copertura dei parchi minerali, potranno essere realizzate e posticipate a data da definire. Chiarito anche un punto fondamentale: non ci sarà alcun privilegio per eventuali investitori privati che  dovranno impegnarsi e garantire di attuare le prescrizioni contenute nel piano ambientale.

Secondo il Presidente del Consiglio “ci sono momenti in cui l’intervento pubblico è fondamentale per salvare le sorti di un polo industriale. E’ la grande scommessa di sviluppo di quell’aerea. Credo sia l’atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama e prendiamo in faccia il vento che serve cercando di rimediare agli errori fatti in passato. Ci sarà  – ha concluso Renzi–  un grande e diretto investimento dello stato. Almeno un miliardo per l’ambientalizzazione e 800 milioni per gli altri investimenti“.

Innanzitutto il decreto la legge “salva ILVA” modificando la precedente vecchia Legge Marzano include anche la possibilità di accedere all’amministrazione straordinaria per le aziende che gestiscono almeno un sito-stabilimento di interesse strategico nazionale come è appunto l’ ILVA di Taranto.  Il testo prevede poi la nomina un commissario che dovrà vendere, o anche affittare, l’azienda con trattativa privata.

L’affittuario o l’acquirente dovranno garantire continuità produttiva e rapidità dell’intervento” ha precisato il Governo senza garantire alcuna tutela scritta dal punto di vista dell’ occupazione.  Il commissario invece avrà  le necessarie tutele per fare partire i progetti previsti dal piano ambientale, e potrà evitare tutta una serie di autorizzazioni, attraverso l’applicazione del principio del silenzio-assenso in solo venti giorni. Inoltre i commissari godranno di una speciale immunità:  i commissari non potranno essere perseguiti penalmente per le proprie condotte, se il piano ambientale verrà rispettato. E sarà “immune” anche da un coinvolgimento un un possibile reato di bancarotta, se i finanziamenti a disposizione verranno utilizzati per le necessarie misure per la tutela ambientale e sanitaria o per la continuazione dell’ attività di impresa.

Rimane intatto e saldo quanto era stato previsto dal piano ambientale e industriale predisposto innanzitutto dal commissario Enrico Bondi e successivamente dal suo successore  Pietro Gnudi.

Precise e  dettagliate anche le voci per la relativa copertura finanziaria. Al commissario verranno messi a disposizione attinti dai fondi regionali (suddivisi tra il piano di azione e coesione e i Fesr)  375 milioni per il 2015 (ed il 2016)  unitamente ai 137 milioni di finanziamento per il 2015 che arriveranno dalla Cassa depositi e prestiti attraverso la partecipazione di  Fintecna. A garanzia di questa operazione è stata utilizzata una vecchia dimenticata clausola del contratto di vendita dell’ Ilva dall’ holding statale Iri al Gruppo Riva, grazie alla quale la quale la  Fintecna, per conto di Iri, offre la “garanzia ambientale” a tutta l’operazione.

Accanto a tutto ciò ci sarà un “pacchetto” dedicato alla rinascita di Taranto. Lo ha precisato il sindaco di Taranto , Ippazio Stefàno che proprio  ieri ha avuto un lungo colloquio con il sottosegretario Graziano Delrio. “Ci sarebbero buone notizie per la bonifica del Mar Piccolo, del quartiere Tamburi, della città vecchia e per il porto, e anche per le tutele occupazionali” ha dichiarato Stefàno, riferimendosi a dei programmi di sostegno per la rigenerazione urbana di alcune zone di Taranto.

Nel decreto sono presente quattro voci importanti per il futuro della città tarantina con circa 2 miliardi di interventi finanziati per Taranto.  Dallo sblocco di alcuni investimenti strutturali necessari per il porto e le bonifiche per cui sono già disponibili 800 milioni di euro, il finanziamento di 30 milioni di euro alla Regione Puglia per programmi di riqualificazione dell’ospedale  riqualificare l’ospedale di Taranto e aprire un centro di ricerca contro i tumori in particolare per i tumori dei bambini, e persino per lo sviluppo di nuove attività culturali per il Museo di Taranto.

Adesso, dopo le annunciate dimissioni dell’attuale commissario Piero Gnudi, che ancora una volta ha dato dimostrazione di lavorare con il vero “senso” dello Stato, c’è grande trepidazione e curiosità attenzione sui nomi dei tre “super-commissari”. Ma almeno Taranto ha un progetto su cui contare e la forza finanziare per rialzarsi.

Con l’intervento pubblico nell’ ILVA –  ha affermato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, al termine del Consiglio dei Ministri  – si apre una fase nuova e decisiva per il risanamento ambientale, il rilancio produttivo dello stabilimento e il futuro della città di Taranto. C’era bisogno di una scelta forte, che garantisse l’assoluto rispetto delle prescrizioni del piano ambientale, ponendolo al centro di un ambizioso piano industriale in grado di rilanciare una realtà strategica del Paese. Con questo decreto  il governo si fa carico delle tante questioni aperte, ambientali e occupazionali, che affliggono la comunità tarantina  – ha spiegato  Galletti – e raccoglie una grande sfida: risanare l’ Ilva in tempi brevi e con procedure trasparenti, per poi riportarla sul mercato in condizione di essere competitiva, anche grazie alle performance ambientali, con i giganti mondiali della siderurgia. Il governo  si prende questo impegno- ha concluso Galletti – con la consapevolezza che restituire un’ ILVA completamente risanata a Taranto e all’Italia sia una necessità economica ma soprattutto una responsabilità etica”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, incontrerà a Roma il 29 dicembre alle ore 14  presso il Ministero i rappresentanti sindacali  nazionali metalmeccanici della Fim, Fiom e Uilm. per un confronto sul decreto ILVA

 




Vertice con Renzi sull’ ILVA di Taranto: “Palazzo Chigi valuta un intervento pubblico”

(Agenzia|ADGNEWS24)  Si è svolto nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi una riunione convocata dal presidente del consiglio Matteo Renzi  sull’ ILVA . Alla riunione hanno partecipato lo stesso premier, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi  il sottosegretario alla presidenza del commissario Graziano Delrio ed  il commissario straordinario Piero Gnudi . Al centro del colloquio le decisioni e strategie del governo per  risanare e tutelare l’industria siderurgica nazionale e il rilancio del colosso siderurgico ILVA in grave crisi gestionale e finanziaria. Uscendo dalla riunione a Palazzo Chigi  Piero Gnudi commissario dell’ILVA   ha dichiarato “Abbiamo fatto una ricognizione della situazione del gruppo ILVA e valutata la possibilità di un intervento pubblico”. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, al termine della trattativa ha dichiarato che “sono state valutate tutte le possibili opzioni per poter garantire tutti i posti di lavoro e la capacità produttiva dell’azienda perché la siderurgia è importantissima e faremo di tutto per difenderla” ed  ha anche spiegato che “con Mittal stiamo ancora trattando ma ci sono anche altri investitori privati interessati».

193341144-3f9477fd-f8ec-4997-8c0e-883ffa31f200Il premier Matteo Renzi, rispondendo al suo primo question-time (un’ interrogazione in aula)  a Montecitorio da quando è alla presidenza del Consiglio ,  ha fatto espresso riferimento a dei possibili interventi statali sul piano dell’industria siderurgica con particolare riferimento all’ILVA, ricordando “la centralità dell’impresa siderurgica” strettamente collegata alla necessità di un rilancio basato su un «piano strategico» ed  ha annunciato che, per la vicenda ILVA,  il Governo valuta «la possibilità per un certo periodo di tempo, di un intervento pubblico che affronti la questione ambientale e che consenta poi di tornare al mercato».

Renzi ha ribadito che «È del tutto evidente che in un piano industriale dei prossimi anni dobbiamo affrontare le partite senza uno sguardo ideologico ecco perché sulla vicenda di Taranto e di ILVA abbiamo preso in considerazione tutti i tipi di soluzione, dalla possibilità di investimenti privati nazionali e internazionali, ma anche un intervento pubblico che consenta di affrontare le questioni ambientali e poi di tornare sul mercato per essere nuovamente leader in Europa»

Persino  il segretario della FiomMaurizio Landini, secondo il quale un’intervento statale può rivelarsi una scelta positiva solo se improntata al futuro, si è dimostrato ed espresso cautamente favorevole. La questione in realtà è particolarmente delicata, a suo avviso, per due motivi: “Un assetto proprietario privato che non ha funzionato, ma ha creato dei problemi e il fatto che non possiamo ripetere l’esperienza Alitalia“. Elementi questi che, a suo parere, il Governo deve analizzare a fondo,  e deve prendere spunto dai quali per non ricadere negli errori del passato. Il vero timore del rappresentante delle tute blu della Cgil è in ogni caso, in realtà,  quello di una svendita, del colosso dell’acciaio tarantino magari all’estero: “Non possiamo pensare  di scaricare sulla collettività i debiti di una situazione o di vendere al primo gruppo straniero, di fatto regalando l’azienda. In questo senso  – ha aggiunto Landini – io penso che un intervento pubblico significhi avere manager seri, fare investimenti, recuperare soldi portati all’estero e determinare le condizioni di un accordo internazionale che non sia una svendita”.

Emma Marcegaglia, Giorgio Squinzi

nella foto, Emma Marcegaglia e  Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi il Presidente della CONFINDUSTRIA   in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, ha sbarrato la strada ad eventuali agevolazioni per il suo predecessore Emma Marcegaglia (in cordata con Accor Mittal) sostenendo che “della presenza diretta dello Stato nell’economia del Paese. Oltre alle regole del mercato, è proprio il concetto in sé che non appartiene agli industriali. L’assistenzialismo di Stato non deve più ingrassare le imprese. Con la stessa franchezza dico però che i poteri dello Stato non devono neppure mettere i bastoni tra le ruote delle imprese. Mi riferisco a quanto è accaduto a Taranto”. Secondo il numero uno degli industriali italiani  “dobbiamo considerare che, al di là della proprietà e delle sue eventuali responsabilità penali, l ’ILVA è un gruppo industriale di rilevanza strategica per il nostro Paese. Se chiudesse, usciremmo da un altro settore, la siderurgia, dove deteniamo importanti quote di mercato e che è essenziale per numerose produzioni industriali italiane: vorrebbe dire perdita di Pil e di altre migliaia di posti di lavoro”.

Nel frattempo però, le segreterie tarantine di Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato uno stato di agitazione per lo stabilimento siderurgico tarantino. A renderlo noto sono gli stesi sindacati con un comunicato congiunto,  ritenendo inoltre «non più rinviabile una giornata di mobilitazione generale, anche a carattere nazionale, nei confronti del Governo, che coinvolga tutti gli stabilimenti del gruppo». Al Governo si chiede di convocare subito un incontro e all’ ILVA di pagare le prossime spettanze, compreso il “premio di risultato“.  Quello che stupisce è che non si capisce cosa vogliano realmente i sindacati. Risanare l’ambiente dell’azienda per i lavoratori ed i cittadini di Taranto ? Non far perdere il posto di lavoro ai dipendenti dell’ ILVA e dell’indotto ? O come sempre bussare a “soldi”, attività in cui da sempre i sindacalisti eccellono !!! In questa maniera secondo noi in realtà non si aiuta un Governo ed un Commissario a trovare una soluzione ed a trattare su posizioni di forza con dei potenziali compratori. Ma questo i sindacati lo sanno molto bene, solo che, secondo noi,  fanno finta di non capirlo….




Vertice concluso a Palazzo Chigi per il Porto di Taranto

L’appuntamento di questo pomeriggio, rappresentava un’importante occasione per definire una volta per tutte i reali interessi della società TCT che dovrà a questo punto necessariamente esporre newi dettagli, e quindi concretamente,  le sue reali intenzioni di investimento e sviluppo sullo scalo ionico.  “Questa è una tappa importante –  ha detto  il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno – per la prima volta Autorità Portuale, Comune, Regione, Provincia e sindacati si presentano uniti su una vertenza che coinvolge l’intera città. Le istituzioni locali e le forze sociali del territorio, presenteranno un documento condiviso che punta alla salvaguardia del porto di Taranto, definito dallo stesso Presidente Renzi, scalo di interesse nazionale”.  All’incontro partecipano i rappresentanti del Comune di Taranto e della  Provincia di Taranto, della Regione Puglia, oltre al presidente dell’Autorità Portuale Sergio Prete , per la società terminalista   TCT-Taranto Container Terminale  c’erano i più alti rappresentanti e cioè Francesco Velluto e Gianfranco Russo ed anche gli esponenti del gruppo Maneschi azionisti di minoranza in Tct, per la società  Evergreen era presente Leo Wang,  e Simon Mullet per la Hutchinson  , ed i sindacati della  Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti.

Schermata 2014-10-30 alle 15.54.33A distanza di due mesi dall’inizio del presidio permanente, anche i lavoratori del comitato “Il porto di Taranto non deve morire”  hanno raggiunto la Capitale  per manifestare la propria presenza e partecipazione, per i  quali il sindaco di Taranto, Stefàno si è fatto carico di garantire le spese di viaggio del pullman mantenendo dunque gli impegni assunti  a suo tempo nei confronti dei lavoratori che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. Il vertice interministeriale servirà quindi anche “per invitare Tct a rispettare gli accordi presi. – ha aggiunto StefànoIl Governo deve esprimersi in maniera chiara e dirci quali azioni intenderà mettere in campo per scongiurare questo pericolo. Infine, le istituzioni locali vogliono sapere come muoversi per riprendere le attività nel più breve tempo possibile”.

Il sottosegretario Del Rio

Il sottosegretario Del Rio

 “Abbiamo apprezzato le affermazioni di Delrio, circa l’importanza strategica del Porto di Taranto per il Paese – hanno commentato al termine dell’incontro le segreterie territoriali di FIT CISL, FILT CGIL e UIL TRASPORTIe più in generale del nuovo modello di sviluppo che proprio a Taranto può consolidarsi. Per noi sigle sindacali questo è assolutamente essenziale per comprendere quale sia il tipo di intervento che il Governo può mettere in campo per lo sviluppo del territorio”.

Il Sottosegretario Graziano Delrio,  ha formalmente chiesto , nel corso dell’ incontro, ai rappresentanti della società TCT-Taranto Container Terminal, se nonostante i ritardi che vi sono stati, ci sia ancora la reale volontà di proseguire nel piano degli  investimento previsti a suo tempo, e quindi di confermare e programmare nel tempo gli impegni che erano stati assunti a suo tempo, due anni fa.  Delrio si è  impegnato a supervisionare personalmente ed in maniera continuativa  i tempi di attuazione per la realizzazione delle opere all’interno del Porto di Taranto. Fra sette giorni è stata convocata una nuova riunione,  ma più ristretta che sarà propedeutica a far accettare alla Tct un documento in cui si la società si impegnerà effettivamente sulle richieste ufficiali ed anche e sopratutto sugli impegni futuri.

Abbiamo chiesto e ottenuto da parte delle aziende investitrici il rinnovo degli impegni presi riguardo allo sviluppo del Porto – ha spiegato il sottosegretario – Il governo ritiene strategico il rilancio delle attività portuali di Taranto per la ripartenza economica del Meridione e del Paese. Abbiamo già stanziato 377 milioni di euro per le opere da realizzare e adesso siamo pronti a garantire il rispetto del cronoprogramma concordato». «A Taranto, come nel Mezzogiorno e in altre aree strategiche del Paese, il governo spenderà tutte le proprie energie per attirare gli investimenti privati e creare nuove opportunità di crescita dell’occupazione e di sviluppo” ha aggiunto il Sottosegretario Delrio,

CdG TcTLa nostra dichiarata necessità – dichiarano in una nota le associazioni sindacali –  è stata quella di focalizzare l’attenzione di tutti i soggetti firmatari dell’accordo 2012 per comprendere come la disponibilità manifestata dal Governo possa trovare esigibilità. A tal proposito il Sottosegretario Delrio, recependo le nostre richieste, ha dichiarato la necessità urgente di aggiornare entro e non oltre 10 giorni un accordo che contenga gli impegni che tutte le parti interessate, ciascuno per la propria competenza, dovrà assumere per far si che gli investimenti possano realizzarsi in tempi rapidi e nel rispetto del nuovo cronoprogramma”.

I tempi concordati prevedono che  a dicembre 2014  si inizino dei lavori del primo lotto che include i 900 metri di banchina, che dovranno essere effettuati entro il  17 dicembre 2015,  mentre la  parte restante dovrà essere completata entro e non oltre aprile 2016, e si auspica che possa completarsi il tutto anche prima poichè l’Autorità ha chiesto ed ottenuto (ma solo ufficiosamente) un accorciamento dei tempi. Sono previsti quindi  in totale dodici mesi per realizzare i 1200 metri garantiti anche dal sottosegretario Delrio.  E’ stata definita  anche la graduatoria provvisoria che vede la Astaldi Spa prima classificata,  ma con un problema in quanto l’offerta risulta anomala poichè troppo bassa rispetto ai parametri generali stimati per la reaalizzazione dell’ intera opera.

Per la FIT CISL, FILT CGIL e UIL TRASPORTI questi impegni sono necessari, per tranquillizzare i lavoratori, che sono in in cassa integrazione da 29 mesi e per i quali “abbiamo ribadito la necessità di garanzia dei livelli occupazionali e di individuazione degli strumenti degli ammortizzatori sociale per la gestione della fase di realizzazione dei lavori condividono in conclusione l’invito del Sottosegretario alla corresponsabilità e alla coesione da parte di tutti i soggetti per fare in modo che gli investimenti possano realmente concretizzarsi a beneficio dello sviluppo del territorio e dell’intera comunità jonica