Csm: le intercettazioni che hanno inguaiato il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio

Riccardo Fuzio

ROMA Riccardo Fuzio è stato, è ormai il caso di parlare al passato, uno dei più importanti magistrati italiani. Procuratore generale della Cassazione, e conseguentemente membro di diritto del Consiglio superiore della magistratura, è intervenuto duramente nello scandalo che ha travolto gli equilibri interni dell’organismo di autogoverno delle nostre toghe.

Incredibilmente  qualche giorno fa Fuzio, essendo a capo della sezione disciplinare della Corte di Cassazione, ha chiesto la sospensione facoltativa dalle funzioni, e quindi anche dallo stipendio,  di Luca Palamara il magistrato di Roma indagato dalla Procura di Perugia per corruzione, regista e protagonista dei dopocena “carbonari” con alcuni colleghi del Csm, di cui è stato consigliere nella passata consiliatura,  ed i due esponenti politici del Pd  Luca Lotti e Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa) in passato militante nel centrodestra.

Riunioni e cene notturne organizzate in uno squallido “alberghetto“, ubicato proprio al portone accanto al Csm  per discutere e pilotare sia le nomine dei vertici delle procure italiane, a partire da quella di Roma, e per gestire i “dossieraggi” organizzati contro i magistrati che avevano causato dei guai giudiziari a Palamara. È proprio Fuzio colui che nell’atto di incolpazione nei confronti di cinque membri togati (cioè giudici e magistrati) del Csm, che ha attaccato il renziano Luca Lotti, quest’ultimo a processo per il caso Consip dinnanzi al Tribunale di Roma, sostenendo che “si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti”.

Il ciclone che si è abbattuto sulla (mala)giustizia italiana, è però pieno di paradossi. E così adesso lo stesso magistrato “accusatore” d’ufficio,  è finito anche lui coinvolto nello scandalo . Le cronache giornalistiche avevano già dato notizia due settimane fa di un incontro avvenuto il 27 maggio tra lo stesso Fuzio e Palamara,  e di un’intercettazione tra Luigi Spina, ex membro del Csm, e  Palamara e  in cui il primo riferiva al secondo che il procuratore generale della Cazzazione Riccardo Fuzio, in un sms mandato dall’estero, gli aveva detto di riferire a Palamara “di non fare niente…quando torno lo chiamo“.

Il “furbetto” Fuzio non ha fatto una piega, ed è rimasto comodamente seduto sulla sua poltrona. Ma ecco le trascrizioni integrali di un altro incontro a quattr’occhi tra Riccardo Fuzio e Luca Palamara. in occasione del quale il procuratore generale della Cassazione sembra rivelare (violando la Legge !)  all’amico pm Palamara delle notizie riservate sull’inchiesta di Perugia nei suoi confronti, e parlare dell’esposto “pre-confezionato” di Stefano Fava (un pm della procura di Roma, buon amico di Palamara e adesso anch’egli indagato per favoreggiamento) contro i colleghi Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo, rispettivamente (ex) procuratore capo e procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Roma.

Riccardo Fuzio e Luca Palamara

Ma non solo. Fuzio e Palamara si confrontano anche sul “valzer” delle nomine dei procuratori capo della Capitale e di Perugia. Nelle strategie  di Palamara il procuratore generale della Cassazione conta molto quale membro di diritto del Csm, : il suo voto o astensione , come ipotizza di fare all’amico il magistrato indagato,  può essere decisivo negli equilibri e meccanismi elettorali nel plenum del Csm . I due addirittura scendono nei dettagli delle preferenze che i candidati più forti (Creazzo, Lo Voi e Viola) potrebbero ricevere nel plenum e pianificano le proprie strategie più efficaci per mettere d’accordo le varie correnti del “parlamentino” della giustizia Italia. “Il problema è lavorare sui numeri. Questo è il problema” sintetizza Fuzio a Palamara.

Partiamo dal principio , cioè del 21 maggio scorso. Sono le ore 22 . I militari del Gico della Guardia di Finanza, tramite il trojan introdotto nel cellulare di Palamara, ascoltano e registrano  la conversazione intercorsa  tra Luca Palamara e “Riccardo”, che gli investigatori identificano come Riccardo Fuzio che parla con l’indagato dell’esposto di Fava appena arrivato al Csm a carico di Paolo Ielo e Giuseppe Pignatone, parlando senza alcuna preoccupazione dei guai giudiziari del magistrato Palamara, e dei presunti conflitti d’interesse del fratello di Pignatone con l’avvocato siciliano Piero Amara.

PALAMARA:E cioè mi devi fare capire, ora fammi capire tutto…Perché io…se c’ho da preoccuparmi…ma tu l’hai letto? Le carte che dicono?”
RICCARDO (FUZIO): “Per questa cosa che ho detto…è una cosa che invece era nota a tutti perché non solo…ma era…a patto che la nota è indirizzata a quattro persone della procura e quindi tra questi sta Cascini (Giuseppe, membro togato del Csm ndr) e lui sa bene di questa cosa qua…però se ne tiravano fuori…“no, ma io non sapevo”…
PALAMARA:Ma chi cazzo ohhh
FUZIO: “Però io a lui (probabilmente Cascini, o altro membro del Csm ndr) l’ho rassicurato, gli ho detto guarda…e lui mi ha rassicurato…quando dicono, ma l’informativa…è chiaro che l’informativa è partita, poi bloccata… “non si può”…
PALAMARASu Pignatone gli ho detto pure: “Ma che sta a dì oh…ma che cazzo sta a dì?”…ma lui…ma che il fratello di Pignatone prende i soldi da lui (Amara, ndr) questo non lo sconvolge fammi capì? Si preoccupa solo di me lui…ma che cacchio di ragionamento è?”
FUZIO:  “Ma il fratello di Pignatone pigliava i soldi da Amara?”
PALAMARA:Eh
FUZIO: “Cioè, ma lui gli atti…”
PALAMARA: Eh ho capito ma bisogna spiegargli la situazione se no così che facciamo? Oggi è venuto Bianconi (giornalista del Corriere della Sera n.d.r.) a dirmi che sono arrivate le carte da Perugia…chi glielo ha detto oh? E lui non può fa così…cioè, quando gli servono i voti..

Il procuratore generale Fuzio ascolta attentamente l’amico indagato per corruzione. Sostiene di aver spiegato a qualche collega del Csm che la storia di Palamara è diversa da come la raccontano i pm perugini, “…“perché non conoscete la realtà…” e cita Fuzio”Guarda i passaggi sono questi e quindi tu mi devi dire come un anno non esce nulla…la mossa della tempistica come pensate di gestire? Voi ritenete che questa tempistica sia contro Luca?” Evidentemente non sappiamo come vogliono gestire questa cosa…se vuole essere un condizionamento…poi non potevo dire chiaramente Viola non Viola“.

Luca Palamara e Fabrizio Centofanti

Le preoccupazioni di Palamara

Luca Palamara è molto preoccupato dell’informativa dei pm di Perugia. Come è noto, al centro delle accuse di corruzione a Palamara ci sono i suoi rapporti con il lobbista-faccendiere  Fabrizio Centofanti che gli avrebbe fatto favori di vario tipo, in cambio di viaggi e altre utilità, e così facendo secondo i pm umbri avrebbe venduto all’imprenditore la sua funzione di magistrato.

PALAMARA: Perché almeno l’unico modo per controbattere l’informativa è poter darle l”archiviazione, se no che cazzo faccio giusto? Però rimane l’informativa che mi smerda...nessuno gli dice questa cosa qui, questo è gravissimo…qualcuno glielo deve dire, cioè o gli dici chiaro, sennò veramente io perdo la faccia…mi paga il viaggio, l’informativa non l’ho mai letta, non si sa di che importo si parla…qual è l’importo di cui si parla? Si può sapere?
FUZIO: “mahhh”
PALAMARA:Cioè io non so nemmeno quanto è l’importo di cui parliamo
FUZIO: “Si…ci stanno le cose con Adele (cioè Adele Attisani l’amica del cuore di Palamara alla quale, secondo le accuse, Centofanti compra un anello, ed offre soggiorni in hotels di lusso  ndr)
PALAMARA: Cioè…almeno tu…ma le cose con Adele…
FUZIO: “E il viaggio a Dubai…”»
PALAMARA: “Viaggio a Dubai…Quant’è? Ma quanto cazzo è se io…allora…”
PALAMARA:  E di Adele…cioè in teoria…va bè me lo carico pure io…quanto..quant’è, a quanto ammonta?
FUZIO: “Eh…sarà duemila euro”.

L’anello da 2mila euro per Adele Attisani

Duemila euro è la cifra esatta contestata dai pm umbri per il presunto acquisto da parte di Centofanti di un anello per Adele Attisani. I due magistrati parlano anche delle relazioni pericolose intercorse tra lo stesso Luca Palamara, gli imprenditori Pietro Amara e Giuseppe Calafiore ed il pm corrotto Giancarlo Longo arrestato appena 48h fa a seguito della sua condanna definitiva, il quale a verbale ha affermato che Palamara   avrebbe ricevuto dagli avvocati  Amara e Calafiore la somma 40 mila euro per favorire la sua nomina a procuratore capo di Gela.

PALAMARA: Io che cazzo ne so Riccà…ma io non ho assolutamente…che c’entro io…
FUZIO: “..era Longo o…”
PALAMARA: A sì certo…e ma io…l’abbiamo condannato…cioè, ma io non ho..
FUZIO: “E Longo l’avete condannato?”
PALAMARA: “Certo…non ha mai fatto…certo gli ho detto, che faccio? Le faccio. Non le ho mai fatte perché la mia linea è stata quella di fare il processo a Scavoli, di fare il processo alla Righini, li ho fatti tutti…quindi non mi sono mai accanito…cioè non è che sono andato…cioè tu dici che non dovevo proprio vedè le carte lì…
FUZIO: “No no no”
PALAMARA:Eh..ero consigliere…
FUZIO: “Da quelle carte…che Longo le spulciava…”
PALAMARA:  “Il collegamento Centofanti-Longo, sì, ma io…cioè…era un rapporto…io dovevo giudicare Longo non...(incomprensibile, ndr) se avessi favorito Longo!
FUZIO: “Sì, ti arrestavano”
PALAMARA:  “Allora mi arrestavano“.

Il mercato delle vacche (cioè delle nomine)

Il procuratore generale della Cassazione Fuzio e Luca Palamara poi passano a parlare delle nomine. Dalle trascrizioni, sembra di essere a un suk, un mercato delle vacche. Con Fuzio che dà più di un consiglio, e con la coppia che si mette a fare i conti sulle possibili decisioni del plenum del Csm in merito alle votazioni finali. Ipotizzando scenari diversi e alleanze tra Unicost, la corrente di centro di cui Palamara è leader indiscusso, Magistratura indipendente, la corrente più spostata a destra, ed Area, la corrente di sinistra.

FUZIO: “…Cascini a un certo punto…non vuole…non vuole Lo Voi
PALAMARA: “Ma è chiaro…sa che ci sto io sopra...”
FUZIO: “Perché neanche loro…allora dice…a questo punto sono iniziati di teatri, ma alla catanese…io gli ho spiegato…dico guarda…il problema è questo, che loro mettono subito…calano le braghe su Creazzo…però, se tiene, è chiaro che…si può anche non sfidare…”
PALAMARA:UnicostArea o Uni…cioè tu dici…
FUZIO: “no: Unicost – MI” (MI sta per Magistratura Indipendente – n.d.r.)
PALAMARA:E come fai? Se non…
FUZIO: “Portano…portano Creazzo, dopo vogliono Viola
PALAMARA:E Area?
FUZIO: “A quel punto Area si toglie…può anche votare…ti dirò di più…”
PALAMARA:Lo Voi?
FUZIO: “No…può votare Creazzo, ma a questo punto se loro sono d’accordo con i movimenti (intende verosimilmente la corrente Movimento per la Giustizia, ndr)…questa cosa, cioè il ritardo può anche…questo, che anche se votano Creazzo pure quattro noi, cinque e quattro nove…MI, Area e…e i tre grillini votano Viola, si va in plenum e a quel punto non esce…”
PALAMARA: Appunto”
FUZIO: “Oppure devono entrare…devono rimanere in tre per fare il ballottaggio”
PALAMARA: Ma noi dobbiamo…c’abbiamo il consenso, è l’unica cosa, come al solito a quel punto, per salvare il gruppo, cade su di te…ma pure, puoi tenere su Creazzo? In plenum? Come fai? Ce la potresti fare, diglielo a Crini, ma succede un macello se perde con l’astensione tua e vince Viola, è peggio ancora…perché se io dico, non hai capito..se io dico…noi facciamo Viola a Roma tramite l’astensione di Riccardo…va bene, è il gioco delle parti, loro lo sanno e stiamo a posto e tu, io…potresti fare
FUZIO: “Cinque e quattro nove”
PALAMARA: Vanno 5 di Unicost…quattro i Area…e sono nove, Cerabona dieci…bisogna vedè che cosa fa Ermini…Si astiene giusto?
FUZIO:Ermini si dovrebbe astenere”
PALAMARA: Ermini si dovrebbe astenere, almeno quello…visto che mo’ è scandalizzato da me, dalla cosa e tutto quanto che fa? Allora se tu ti astieni non può mai vincere Creazzo

I due continuano a fare i loro calcoli e proiezioni elettorali. Il procuratore generale della Cassazione Fuzio dice che “Giglioti è quello che mi ha fatto tradire la Grillo, e che “il problema è lavorare sui numeri, questo è il problema“. Palamara è ottimista, e chiude dicendo che “da stasera, cambia tutto“.

In effetti è cambiato tutto, ma per tutti compreso loro due




La Guardia di Finanza festeggia in Puglia il 245° anniversario

ROMA – Sono stati 71.499 gli interventi ispettivi conclusi dai Reparti pugliesi della Guardia di Finanza tra il gennaio del 2018 e il maggio del 2019; 10.623 sono, invece, le indagini delegate al Corpo, nello stesso periodo, dalla magistratura ordinaria e contabile. Cifre, queste, che danno il senso dell’intensificazione delle attività delle Fiamme Gialle contro i più gravi fenomeni di illegalità economico-finanziaria.

PIANO D’AZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Interventi mirati, indirizzati nei confronti di target accuratamente selezionati grazie ad attività di intelligence, al controllo economico del territorio e ad analisi di rischio, ulteriormente migliorata, quest’ultima, in ragione della potenziata interazione tra le banche dati a disposizione e all’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria.

LOTTA ALL’EVASIONE, ALL’ELUSIONE E ALLE FRODI FISCALI

Evasione fiscale internazionale, frodi carosello, indebite compensazioni e traffici illeciti di prodotti petroliferi si confermano al centro dell’attenzione operativa del Comando Regionale Puglia. Settori in cui, nel 2018 e nei primi 5 mesi del 2019, ha eseguito, nell’ambito di piani d’intervento coordinati con l’Agenzia delle Entrate, 4.613 interventi ispettivi.

Sono stati riscontrati 984 reati fiscali principalmente, emissione e utilizzo di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento delle scritture contabili e denunciate 946 persone. 944 le indagini delegate dalla magistratura e a circa 238 milioni di euro le proposte di sequestro avanzate. Le misure patrimoniali eseguite ammontano ad oltre 36 milioni di euro, mentre sono 26 le persone arrestate.

Importanti i risultati conseguiti a livello regionale dal Corpo anche nel settore del contrasto alle frodi all’Iva (meglio note come frodi carosello”), in quello dei carburanti e delle indebite compensazioni di debiti tributari e previdenziali con crediti IVA fittizi, che hanno visto, in diversi casi, anche il coinvolgimento di professionisti. Sono 213, infatti, i casi scoperti di società “cartiere” o “fantasma” utilizzate per frodi carosello o indebite compensazioni

Nel contrasto all’economia sommersa sono stati individuati 847 evasori totali, cioè soggetti sconosciuti al Fisco, che hanno evaso complessivamente circa 148 milioni di IVA. Inoltre, sono stati verbalizzati 947 datori di lavoro per aver impiegato 2.820 lavoratori in “nero” o irregolari .

Ammontano complessivamente a 465 gli interventi nel settore delle accise, che hanno portato al sequestro di oltre 624 tonnellate di carburante oggetto di frode, cui si aggiunge un consumato in frode di oltre 104.000 tonnellate.

Nel settore dei giochi e delle scommesse illegali, i controlli eseguiti sono stati 1.475 con 475 violazioni rilevate; sono, invece, 33 le indagini di polizia giudiziaria concluse nello stesso comparto. Al riguardo, il Comando Regionale Puglia ha periodicamente disposto l’esecuzione di piani straordinari di interventi, finalizzati a prevenire e reprimere tale fenomeno illegale.

I 538 interventi a contrasto del contrabbando e delle frodi doganali hanno portato al sequestro di 26 tonnellate di tabacchi lavorati esteri e di 18 mezzi aerei, navali e terrestri.

Fortemente intensificate anche le indagini contro il commercio internazionale della fauna e della flora in via di estinzione, tutelate dalla Convenzione di Washington (c.d. C.I.T.ES.): il Corpo ha partecipato, quale Autorità nazionale competente, alle principali operazioni congiunte svolte nel settore, eseguendo, negli spazi doganali, 81 controlli.

CONTRASTO AGLI ILLECITI NEL SETTORE DELLA TUTELA DELLA SPESA PUBBLICA.

L’azione della Guardia di Finanza contro gli illeciti in materia di spesa pubblica è finalizzata a individuare quelle condotte che, pregiudicando la legalità e la correttezza nella Pubblica Amministrazione, minano il puntuale utilizzo delle risorse, favorendo sprechi e malversazioni. Il settore è strategico per la Regione Puglia: solo un equo impiego degli investimenti e dei fondi pubblici può, infatti, sostenere la competitività e una piena ripresa del tessuto economico regionale.

È per questa ragione che il Corpo continua a rafforzare il proprio dispositivo di vigilanza, che si sviluppa lungo una duplice direttrice: il potenziamento delle unità operative territoriali dedicate allo specifico settore di servizio e l’intensificazione delle collaborazioni con le Autorità e gli Enti di gestione, con particolare riferimento ai settori della spesa previdenziale, sanitaria, dei fondi europei destinati alla realizzazione di progetti, dove il corretto impiego delle risorse, oltre a contribuire a contenere l’esborso complessivo dello Stato e degli Enti locali, si traduce in un miglioramento della qualità della spesa, con positive ricadute in termini di sviluppo del territorio.

È in questo senso che vanno valutati i risultati conseguiti dalla Guardia di Finanza pugliese nel settore nel periodo gennaio 2018-maggio 2019. Ai 6.694 gli interventi svolti a tutela dei principali flussi di spesa pubblica, dagli appalti agli incentivi alle imprese, dalla spesa sanitaria alle erogazioni a carico del sistema previdenziale, dai fondi europei alla responsabilità per danno erariale, si aggiungono 862 deleghe d’indagine concluse in collaborazione con la Magistratura ordinaria e 208 deleghe svolte con la Corte dei Conti.

Le frodi scoperte dai Reparti in danno del bilancio nazionale, comunitario e locale sono state pari a oltre 167 milioni di euro, mentre si attestano intorno ai 43,5 milioni quelle nel comparto della spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria, con un numero di persone denunciate complessivamente pari a 1.508 .

Sul versante dei danni erariali sono state segnalate, a carico di 741 soggetti,  condotte illecite alla Magistratura contabile per oltre 282 milioni di euro, mentre sono stati eseguiti sequestri per oltre 12 milioni di euro .

I controlli svolti in materia di prestazioni sociali agevolate e di indebita esenzione dal pagamento dei ticket sanitari hanno fatto emergere tassi di irregolarità pari, rispettivamente, al 23,5% e al 93,96%. Nel caso dei ticket sanitari è stata sviluppata una specifica analisi di rischio in grado di evidenziare i nominativi di beneficiari già caratterizzati da elevati indici di anomalia.

Passando al settore degli appalti, il valore delle procedure contrattuali risultate irregolari è stato oltre 131 milioni di euro; contestualmente, l’ammontare complessivo delle gare sottoposte a controllo si è attestato a 831 milioni di euro. Le persone denunciate per reati in materia di appalti, corruzione e altri reati contro la Pubblica amministrazione sono state 101, di cui 7 tratte in arresto .

Un sicuro indice dell’efficienza dell’azione investigativa è rappresentato dai dati sui sequestri. Le determinazioni dell’Autorità giudiziaria che ha accolto le proposte di sequestro avanzate dai Reparti del Corpo rappresentano, infatti, la concreta misura della possibilità per lo Stato di vedere ristorati i danni causati dai fenomeni di illegalità, frode, malaffare e cattiva gestione scoperti dalla GdF.

In questa prospettiva  l’azione dei Reparti della Guardia di Finanza è in pieno svolgimento anche in Puglia per disvelare condotte illecite, sprechi di fondi e risorse pubbliche, fenomeni corruttivi e di disonestà nei riguardi della Pubblica Amministrazione, attraverso interventi mirati e indagini di polizia giudiziaria.

CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Sul fronte del contrasto alla criminalità economico-finanziaria, sono state 15.005 le attività ispettive condotte allo scopo di individuare le diverse forme di infiltrazione e gli interessi finanziari, economici e imprenditoriali della criminalità.

Le attività investigative sono orientate verso contesti che, sulla base di una preventiva analisi delle fenomenologie illecite presenti nelle singole realtà territoriali, risultino connotati da concreti e immediati profili di rischio: si pensi ai negozi giuridici conclusi da soggetti apparentemente privi di adeguate capacità finanziarie; o ancora ai settori di particolare rilevanza strategica come, ad esempio, quello dei prodotti energetici, o ancora ai casi di reimpiego di proventi illeciti in quelli che vengono definiti “beni rifugio” (diamanti, metalli preziosi, valute pregiate, opere d’arte, reperti archeologici, ecc.).

In quest’ottica, si è proseguito nell’opera di rafforzamento dello sviluppo degli accertamenti patrimoniali in applicazione della normativa antimafia (anche nei confronti di soggetti connotati da “pericolosità economico-finanziaria”) e del monitoraggio delle diverse manifestazioni della criminalità nel territorio di riferimento (includendo la c.d. “area grigia”, rappresentata da soggetti che, pur non affiliati alle consorterie, si propongono quali facilitatori della penetrazione criminale nel tessuto socio/economico) attraverso un’estesa proiezione dei Gruppi di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) di Bari e Lecce sull’intero territorio regionale, anche mediante la dinamica interlocuzione con il Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e i Reparti territoriali insistenti nei distretti di Corte d’Appello.

Con riferimento ai risultati conseguiti in applicazione della normativa antimafia, sono stati sottoposti ad accertamenti patrimoniali 1.191 soggetti; ammonta, invece, a oltre 180 milioni di euro il valore dei beni mobili, immobili, aziende, quote societarie e disponibilità finanziarie proposti all’Autorità Giudiziaria per il sequestro, mentre i provvedimenti di sequestro e confisca operati hanno raggiunto, rispettivamente, la quota di 160 milioni e di 43,5 milioni euro circa.

Tali misure ricomprendono l’esecuzione di sequestri di prevenzione, ai sensi del Codice Antimafia, per oltre 120 milioni di euro e confische in via definitiva di beni per oltre 5 milioni di euro, conseguenti allo svolgimento di 89 accertamenti nei confronti di soggetti connotati da c.d. “pericolosità economico-finanziaria”, ovvero coloro che per condotta e tenore di vita, debba ritenersi che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi derivanti da ogni genere di attività delittuosa, in particolare di natura tributaria, societaria, fallimentare, ecc.

Al contempo, è avvertita l’esigenza di ricorrere in maniera sistematica e crescente alle alternative misure di prevenzione, individuate dal Codice Antimafia nell’amministrazione e nel controllo giudiziario di aziende infiltrate o condizionate dalla criminalità organizzata, tese al recupero delle condizioni di legalità ed al reinserimento nel mercato economico di queste realtà imprenditoriali.

Infine, continua incessantemente la collaborazione istituzionale con le Autorità Prefettizie, quale fulcro del sistema di prevenzione antimafia in ambito provinciale. Complessivamente sono stati eseguiti quasi 5.400 accertamenti a seguito di richieste pervenute dai Prefetti della Repubblica, la maggior parte dei quali (5.371) riferiti alle verifiche funzionali al rilascio della documentazione antimafia.

L’azione volta alla prevenzione e repressione del riciclaggio dei capitali illeciti per impedirne l’introduzione nel tessuto economico-finanziario sano del Paese, nonché per intercettare possibili pratiche di finanziamento del terrorismo, si è fondata e continuerà sempre più a basarsi in futuro, sul piano repressivo, nell’esecuzione di mirate indagini di polizia giudiziaria e sul piano preventivo, nell’approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette inviate dai soggetti obbligati ai sensi della normativa antiriciclaggio.

Tali attività si sono concretizzate, in particolare, nello sviluppo di 80 indagini di polizia giudiziaria, da cui è scaturita la denuncia all’Autorità Giudiziaria di 210 persone per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio, 66 delle quali sono state arrestate. Il valore del riciclaggio accertato si è attestato a oltre 44 milioni di euro, mentre sono stati effettuati sequestri su ordine della magistratura per circa 6 milioni di euro.

Sul fronte della prevenzione, i Reparti pugliesi hanno proceduto all’analisi di 1.620 segnalazioni di operazioni sospette, di cui 1.583 sottoposte a più approfondite indagini, 31 delle quali attinenti specificamente al fenomeno del finanziamento del terrorismo.

Per il contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento al terrorismo la Guardia di Finanza si muove lungo tre importanti direttrici, tese a valorizzare rispettivamente le informazioni acquisite nell’ambito delle attività preventive, delle indagini di polizia giudiziaria e nel corso del controllo economico del territorio.

In questo contesto assume, inoltre, grande rilievo il monitoraggio dei movimenti transfrontalieri di valuta che può offrire utili spunti investigativi per l’avvio di più penetranti approfondimenti. Lo dimostrano i risultati conseguiti dalle unità operative nell’arco temporale di riferimento. Ai confini marittimi sono stati, infatti, eseguiti 1.038 controlli volti a verificare il rispetto delle norme sulla circolazione transfrontaliera di valuta in entrata e/o in uscita dal territorio nazionale, che hanno avuto ad oggetto movimenti di capitali per quasi 12 milioni di euro e hanno condotto all’accertamento di 451 violazioni nonché al sequestro di somme pari a oltre 312.000 euro, di cui oltre 205.000 euro per violazioni di carattere penale e 107.000 euro per violazioni amministrative.

Sempre al fine di garantire la tutela della trasparenza e della legalità del sistema economico-imprenditoriale, ulteriore priorità del Corpo continuerà ad essere quella di reprimere i reati fallimentari, societari e bancari, nonché i fenomeni usurari e di abusivismo bancario e finanziario, per salvaguardare i risparmiatori da offerte di soluzioni d’investimento non sicure.

Con particolare riguardo al campo dei reati fallimentari sono stati sequestrati beni per un valore pari a oltre 100 milioni di euro, su un totale di patrimoni risultati distratti di oltre 509 milioni di euro.

Intensificata anche l’azione di contrasto in materia di falsificazione monetaria, con l’obiettivo di ricostruire l’intera filiera del falso (attraverso l’individuazione dei centri di produzione e di distribuzione delle banconote/monete contraffatte). In tale comparto operativo sono stati denunciati 38 persone, 2 delle quali in stato di arresto, con l’esecuzione di sequestri di valute, titoli, certificati e valori bollati contraffatti per un valore complessivo di oltre 594.000 euro.

In tema di sicurezza prodotti, di contrasto alla contraffazione e al falso made in Italy e di lotta all’illecito sfruttamento economico delle opere protette dal diritto d’autore, i Reparti operativi pugliesi hanno eseguito 2.249 interventi e svolto più di 240 deleghe dell’Autorità Giudiziaria. Sequestrati oltre 38,4 milioni di prodotti industriali contraffatti, con falsa indicazione “made in Italy” o non sicuri nonché rilevanti quantitativi di prodotti alimentari recanti marchi industriali falsificati o indicazioni non veritiere circa l’origine e la qualità. 3 sono stati, infine, i siti internet oscurati o sequestrati perché utilizzati per la commercializzazione on line della merce contraffatta.

CONTROLLO DEL TERRITORIO E CONTRASTO AI TRAFFICI ILLECITI VIA MARE  

Il controllo del territorio, del mare e dello spazio aereo sovrastante per il contrasto ai traffici illeciti è assicurato da un dispositivo d’intervento unitario, che integra tra loro le componenti territoriali, investigative, aeronavali e speciali del Corpo.

In questo contesto, assume particolare rilevanza l’attività svolta dalla Guardia di Finanza a mare in materia di lotta ai fenomeni di illegalità economico-finanziaria, cui si aggiunge il contrasto dei traffici illeciti, oggetto di un importante riconoscimento a cura del D.Lgs. n. 177/2016 e del decreto del Ministro dell’Interno datato 15 agosto 2017 che ha individuato il Corpo quale unica Forza di polizia nazionale deputata ad assicurare i servizi di Ordine e Sicurezza Pubblica in ambiente marino, cui sono state affidate le funzioni operative di sicurezza del mare.

A tale ultimo riguardo, il Comando Regionale Puglia, mediante i dipendenti assetti aeronavali, collabora con l’Agenzia della Guardia di Frontiera e Costiera FRONTEX fin dal 2007, anno in cui sono state avviate le operazioni congiunte per la vigilanza marittima e terrestre dei confini esterni dell’Unione europea.

Allo stato attuale, gli assetti aeronavali regionali vengono impiegati, relativamente al settore di competenza, nell’ambito dell’operazione “THEMIS 2019”, per il controllo del Mediterraneo centrale e meridionale, cui partecipano numerosi Paesi membri dell’UE, oltre ad Agenzie europee e Organizzazioni Internazionali e sta, altresì, prendendo parte, con la propria flotta aeronavale, alle attività di sorveglianza in Grecia nell’ambito dell’Operazione “POSEIDON 2019”.

La Guardia di Finanza pone particolare attenzione nell’azione di contrasto ai fenomeni illeciti che interessano le coste pugliesi: proprio qui, infatti, si è riacutizzato il fenomeno del traffico di stupefacenti via mare, attraverso l’uso di potenti gommoni oceanici e di motoscafi, in grado di trasportare velocemente ingenti quantitativi di droga.

Nell’ambito della lotta ai traffici illeciti di sostanze stupefacenti via mare, il Comando Regionale, attraverso gli assetti aeronavali del Corpo di stanza in Puglia ha sequestrato oltre 17,3 tonnellate di droga e arrestato 27 narcotrafficanti.

Parlando più in generale, ammontano a quasi 24 tonnellate le sostanze stupefacenti (di cui 17,3 tonnellate, appunto, in ambito di operazioni aeronavali) sequestrate dal Corpo tra il gennaio del 2018 e il maggio del 2019: oltre 23 tonnellate tra hashish e marijuana, 52,5 kg di cocaina e circa 616 kg di altre droghe. 284 sono stati i narcotrafficanti arrestati e 63 i mezzi utilizzati per l’illecito traffico sequestrati. Sul fronte dell’immigrazione clandestina, la Guardia di Finanza ha arrestato 33 scafisti e sequestrato 27 imbarcazioni, mentre i migranti intercettati dai Reparti territoriali e navali sono stati, in totale 883.

LE OPERAZIONI DI SOCCORSO E IL CONCORSO NEI SERVIZI DI ORDINE E SICUREZZA PUBBLICA                                                                            In aggiunta ai tre obiettivi strategici di natura operativa, ovvero il contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali, agli illeciti in materia di spesa pubblica ed alla criminalità economico finanziaria, il Corpo persegue un ulteriore obiettivo “strutturale”: il concorso al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica.

In tale ambito, importante apporto viene assicurato dall’impiego dei militari specializzati “Anti Terrorismo e Pronto Impiego” (A.T.P.I.), i cosiddetti “Baschi Verdi”, i cui Reparti sono dislocati su tutte le province del territorio regionale, che, grazie al loro particolare addestramento e la conoscenza delle migliori tecniche di polizia, si caratterizzano per un peculiare dinamismo operativo.




Operazione “Bulldozer” della Guardia di Finanza. Stroncato traffico d'armi dal Montenegro al Salento

ROMA – Dalle prime luci dell’alba di questa mattina  militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria comandati del T.Col. Francesco Di Sabato, del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecce guidato dal colonnello Luigi Carbone, sono impegnati  avvalendosi della collaborazione anche di unità aeree del Reparto Operativo Aeronavale Puglia di Bari, nell’esecuzione del decreto di fermo per indiziato di delitto emesso dalla dr.ssa Valeria Farina Valaori magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce a carico di Denis Ahmetovic e Suad Bahtijari entrambi nati Lecce ma di etnia Rom, uno dei quali è stato rintracciato ed arrestato a Bologna,  indiziate di aver importato sul territorio della Stato n. 9 pistole, n. 3 armi camuffate da penna (classificate da guerra) e munizionamento vario. Sono in corso approfondimenti finalizzati a verificare se le armi sottoposte a sequestro fossero destinate alla criminalità organizzata salentina.

L’azione investigativa delle Fiamme Gialle salentine ha permesso una minuziosa ricostruzione delle modalità di importazione delle armi, nonché l’individuazione dei loro committenti, due uomini di 44 e 25 anni nati a Lecce ma di origine montenegrina.

 

 

Le indagini, condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia-economico finanziaria della Guardia di finanza di Lecce, sono state avviate in seguito all’arresto di Andrea Nurce, un “rom”  ventitreenne originario di Galatina (Lecce) fermato in flagranza di reato dai finanzieri  e dai doganieri in servizio presso il Porto di Bari , quando nel novembre del 2018, di rientro dal Montenegro, veniva controllato dai Finanzieri in servizio ai varchi doganali, mentre era alla guida dell’autovettura nella quale erano nascoste  le armi  all’interno del serbatoio di benzina.

E’ stato pure accertato che i fermati, secondo modalità tipiche già in uso alla criminalità organizzata, si erano impegnati a farsi carico delle spese legali sostenute dal soggetto che era stato arrestato per il trasporto delle armi, corrispondendo un aiuto economico alla sua famiglia.

I gravi indizi di reato, in breve tempo raccolti nel corso delle indagini dalla Guardia di Finanza di Lecce, hanno delineato un chiaro quadro probatorio che ha indotto la Direzione Distrettuale di Lecce a disporre l’immediato fermo a carico dei due cittadini di etnia Rom. I due responsabili sono stati tradotti presso il Carcere Borgo San Nicola a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

In occasione dell’esecuzione dei fermi, al fine di scongiurare l’eventuale disponibilità di ulteriori armi, i Finanzieri del G.I.C.O. di Lecce, unitamente ai Baschi Verdi della Compagnia di Lecce e con l’ausilio di elicotteri del ROAN di Bari, hanno eseguito una serie di perquisizioni anche presso il campo nomadi “Panareo”, ubicato a Lecce, lungo la Strada Statale 7-ter Lecce/Campi Salentina, che ospita circa 400 persone di provenienza rom,   ono state rinvenute altre 6 pistole detenute illegalmente, ed  in casa di uno degli arrestati e la somma di circa 2.000 euro in contanti di dubbia provenienza. Inoltre è stata rinvenuta un’altra pistola con la matricola abrasa, 40 kg di mariijuana ed una piantagione con 435 piante.

Provvedimento DDA LECCE-compresso

 

 




Confiscato dallo Stato il tesoro del “boss” barese Savinuccio Parisi: ville e cavalli per 1,2 milioni

ROMA – Ci sono voluti nove anni ma, alla fine, lo Stato ha messo le mani su una parte del tesoro di Savinuccio Parisi, il “boss” da sempre del quartiere Japigia di Bari, ripetutamente condannato per associazione mafiosa e attualmente in carcere.  I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, all’esito di approfondite indagini patrimoniali, hanno eseguito un provvedimento di confisca definitiva, disposto dalla Corte di Appello di Bari su proposta del Procuratore della Repubblica alla stessa sede, del patrimonio riconducibile al noto malavitoso.

In particolare, sono state confiscate 2 ville ubicate nel territorio di Torre a Mare, 1 autovettura, 2 motocicli, 5 cavalli da corsa, vari orologi di lusso e 2 rapporti finanziari, per un valore stimato complessivo di oltre un milione e duecentomila euro, risultati nella disponibilità del noto criminale, considerato “socialmente pericoloso” nell’accezione del Codice antimafia, alla luce dei numerosi e gravi precedenti penali e di polizia, che denotano una spiccata tendenza a commettere reati contro il patrimonio e le persone e in materia di armi e stupefacenti.

“Savinuccio” PARISI era stato arrestato nel 2009 dalla Guardia di Finanza nell’ambito della nota operazione “Domino” per associazione a delinquere di stampo mafioso e per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Il provvedimento di confisca è stato emesso dall’Autorità Giudiziaria sulla base degli esiti di mirati accertamenti eseguiti dai finanzieri del G.I.C.O., nel corso dei quali sono stati valorizzati in chiave patrimoniale i dati acquisiti nell’ambito delle indagini penali, nonché analizzate ed incrociate le informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso al Corpo, che hanno consentito di rilevare l’assoluta sproporzione tra l’elevato valore dei beni nella disponibilità di Savino Parisi (per la maggior parte intestati  “prestanome” compiacenti) rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta da quest’ultimo.

Nell’ambito degli accertamenti patrimoniali si è scoperto che Parisi ed i suoi familiari risultavano nullafacenti e nullatenenti ma nello stesso tempo vantavano un patrimonio di centinaia di migliaia di euro. Proprio la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni intestati ormai divenuti di proprietà dello Stato, che saranno acquisiti al patrimonio dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati e poi destinati ad una nuovo utilizzo, ma questa vola legale.




Droga per il valore di 5 milioni di euro sequestrata dalla Guardia di Finanza di Bari

ROMA – Nell’ambito di un servizio d’istituto finalizzato al controllo del territorio, finalizzato alla prevenzione ed alla repressione dei fenomeni illeciti, le Fiamme Gialle, alle prime luci dell’alba di ieri hanno intercettato e fermato un furgone che procedeva a velocità sostenuta ed a luci spente sulla Strada Provinciale 65 Casamassima – Conversano nella provincia del capoluogo pugliese. L’immediata perquisizione del furgone ha consentito ai finanzieri di trovare occultati all’interno di  alcune taniche in plastica 5 kg. di hashish ed  1 kg. di marijuana. Il conducente del veicolo, Mario Matera di 52 anni, di professione grossista veniva immediato tratto in arresto in flagranza di reato.

Le successive ed immediate perquisizioni consentivano di rinvenire all’interno di un magazzino dell’azienda agricola di proprietà del Matera ubicata in agro di Castellaneta nel  Tarantino la parte più grossa dello stupefacente successivamente sequestrato, ulteriori 4 quintali di droga nascosta nel deposito dell’ azienda agricola  in balle e ovuli, 30.000 euro in contanti, una macchinetta “contasoldi” utilizzata probabilmente per gestire e contare gli elevati incassi, e materiale vario per il confezionamento dello stupefacente.

L’ipotesi degli investigatori è quella che l’arrestato stesse recapitando una consegna a uno dei clan cittadini dediti allo spaccio. Matera ha precedenti penali ma non per droga, risulta esercitare l’attività di bracciante agricolo, e  fino allo scorso agosto era proprietario di un’altra azienda agricola, ma conduceva un tenore di vita nettamente superiore alle sue dichiarazioni di reddito.

“Quello che sorprende di più  è il confezionamento della droga”   ha spiegato in conferenza stampa Pierluca Cassano comandante della Polizia Tributaria barese .  L’hashish infatti veniva nascosto internamente a dei  sacchi di iuta, mentre le infiorescenze della marijuana erano state occultate e conservate in sacchi neri di plastica. “Il ritrovamento di un quantitativo così elevato non deve meravigliare – ha aggiunto Cassanopoichè in Puglia viene sequestrato l’80 percento del totale degli stupefacenti a livello nazionale“.

La Guardia di Finanza sospetta che la marijuana sia stata coltivata in Puglia  considerato l’alto quantitativo di thc presente – e non all’estero. Scelta che, di fatto, ne aumenta il guadagno sulla vendita: “Questa tipologia – ha detto il comandante provinciale  di Bari, Gen. Nicola Altieroha un valore di mercato di 6mila euro. Le indagini proseguono per capire se Matera  che ha precedenti per falsificazione di denaro  abbia contatti con la criminalità organizzata locale, che potrebbe averlo aiutato a vendere la droga.“

Sono in corso investigazioni coordinate dalle Procure della Repubblica di Bari e Taranto affidate all’unità specialistica delle Sezioni Grandi Operazioni Antidroga del G.I.C.O., per ricostruire i canali e le dinamiche di approvvigionamento dell’hashish e della marijuana, di ottima qualità, confezionato in balle da circa 30 kg cad. e in “ovuli”, circostanza che lascia ritenere diverse tipologie di clientela.




Operazione “BOCCONE AMARO” : La Guardia di Finanza sequestra a Roma attività per 10 milioni di euro ad imprenditore campano

Roma –  Immobili, autoveicoli, preziosi, beni aziendali e partecipazioni societarie, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, sono stati sequestrati dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma ad un imprenditore campano, da anni residente a Roma. Il provvedimento ablativo, disposto dal Tribunale capitolino ed eseguito dagli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, dimostra, ancora una volta, la priorità attribuita dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Guardia di Finanza all’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati. L’inchiesta ha consentito di individuare nel settantenne Francesco Varsi  il reale “dominus” di un articolato sistema societario, attraverso il quale ha “schermato”, nel tempo, un ingente patrimonio, assolutamente sproporzionato rispetto alla sua modestissima capacità reddituale.

 

 


Varsi  già noto alle Forze di Polizia in quanto gravato da numerosi precedenti
e più volte condannato, nell’ampio arco temporale che va dal 1966 al 2011, tra l’altro, per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, minaccia, emissione di assegni a vuoto, lesioni personali, furto e rapina. Al destinatario del provvedimento è risultata riconducibile, di fatto, la gestione – diretta o indiretta – di 8 compagini societarie, formalmente intestate ai familiari e ad un’ulteriore persona giuridica, a sua volta titolare dei pacchetti societari di altre società, anche allo scopo di occultare i proventi milionari di numerosi reati fiscali.

Sono state contestate al Varsi numerose e sistematiche condotte delittuose di evasione fiscale, perpetrate attraverso il complesso reticolo societario oggi in sequestro: un imprenditore “specializzato” nel delinquere nel settore tributario. I beni sequestrati partono dal capitale sociale, quote societarie ed interi patrimoni aziendali di 8 società, residenti a Roma, operanti nel settore della ristorazione in genere (ristoranti, pizzerie, bar e gelaterie);  quote societarie di 1 società, con sede a Roma, operante nel settore dell’enologia, con annessa somministrazione;  19 unità immobiliari, tra fabbricati e terreni, site nei comuni di Roma ed Ardea (RM); 13 auto-motoveicoli;  conti correnti e titoli;  preziosi (orologi di valore, gioielli, ecc.), per un valore complessivo di stima pari a circa 10 milioni di euro.

All’imprenditore è risultata riconducibile, di fatto, la gestione – diretta o indiretta – di otto compagini societarie, formalmente intestate ai familiari e ad una ulteriore persona giuridica, a sua volta titolare dei pacchetti societari di altre società, anche “allo scopo di occultare i proventi milionari di numerosi reati fiscali“. In particolare, sono state contestate “numerose e sistematiche” evasioni fiscali, perpetrate attraverso il complesso reticolo societario oggi sequestrato: secondo gli inquirenti Varsi sarebbe un imprenditore “specializzato” nel delinquere nel settore tributario.

Tra gli esercizi commerciali oggetto del provvedimento emergono, per importanza economica e notorietà,  il ristorante “VARSI BISTROT” di via della Conciliazione;  il ristorante “FRANKIE’S GRILL” di via Veneto;  i ristoranti “LA SCUDERIA” e “LA PIAZZETTA DEL QUIRINALE” (già “AL PRESIDENTE”), ubicati in prossimità della nota Fontana di Trevi;  il ristorante “AUGUSTEA” di viale di Trastevere;  una lussuosa villa con annessi terreni sita in zona San Polo dei Cavalieri (Roma), da oggi gestiti da un pool di amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Roma.




Guardia di Finanza. Operazione contro la ‘ndrangheta. In corso di esecuzioni l’ arresto di 35 imprenditori.

Su disposizione delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Reggio Calabria e Catanzaro, gli uomini dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e Cosenza, con l’ausilio dello SCICO e del Comando Provinciale di Roma ed altri numerosi Reparti dell’intero territorio nazionale, dalle prime luci dell’alba, stanno procedendo al fermo di indiziato di delitto nei confronti 35 persone responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere aggravata dall’art. 7 L.203/1991, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici nonché al sequestro preventivo di n. 54 imprese aventi sede su tutto il territorio nazionale.

I provvedimenti rappresentano l’epilogo di un’articolata attività investigativa svolta dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria e dal Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza che hanno consentito di accertare, da un lato, come un importante gruppo imprenditoriale operante nella piana di Gioia Tauro, si era posto come punto di riferimento della cosca “Piromalli” al fine di turbare, sistematicamente, almeno 27 gare indette da plurime stazioni appaltanti calabresi nel periodo 2012/2015 riguardanti l’esecuzione di importanti lavori pubblici nella citata area calabrese e, dall’altro, l’esistenza di un noto imprenditore che, grazie alle relazioni con il “clan Muto” (attivo sulla costa dell’alto Tirreno calabrese) nonché con il reggente della cosca cosentina “Lanzino – Ruà – Patitucci”, si è aggiudicato i più importanti appalti della Provincia di Cosenza nel periodo 2013/2015.

I dettagli dell’operazione vengono resi noti nella conferenza stampa attualmente in corso presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, alla presenza del Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Dott. Federico Cafiero de Raho, unitamente al Procuratore Aggiunto Dott. Calogero Gaetano Paci, e del Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri ( a destra nella foto)  unitamente ai Procuratori Aggiunti Dott. Giovanni Bombardieri e Dott. Vincenzo Luberto.

(notizia in fase di aggiornamento)