Antitrust, multe ad Enel, Eni e altre 5 imprese per 6 milioni di euro. Attivavano forniture mai richieste

Multe per 6 milioni di euro comminate dall’Autorità Antitrust a sette imprese di luce e gas che  attivavano forniture non richieste. Multate Enel Energia (sanzione di 2,15 milioni), Eni (2,1 milioni), Acea Energia (600mila euro), Hera Comm (366mila), Gdf Suez Energie (200mila), Green Network (340mila) e Beetwin (320mila euro). È quanto è stato reso noto dalla stessa Autorità dopo che nel corso del mese di novembre ha chiuso sette procedimenti sulle modalità di offerta e conclusione dei contratti a distanza di energia elettrica e gas naturale nel mercato libero, ovvero quelli raccolti attraverso la rete degli agenti porta-a-porta e attraverso il canale telefonico (cosiddetto teleselling).

Schermata 2015-12-04 alle 11.24.29Durante i procedimenti istruttori, avviati tra ottobre 2014 ed aprile 2015 sulla base di numerose segnalazioni di singoli consumatori, associazioni di consumatori, imprese concorrenti, l’Autorità per l’energia elettrica (Aeegsi) ha reso un articolato parere, nell’ambito della collaborazione prevista dal Protocollo di Intesa tra le due Autorità. Le ispezioni presso le imprese si sono avvalse, inoltre, della collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

A giudizio dell’Antitrust, i 7 operatori hanno alterato “considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori, adottando  procedure di contrattualizzazione in violazione del Codice del Consumo. Queste pratiche sfruttavano il contesto di asimmetria  informativa in cui avvengono le scelte dei consumatori, a causa della complessità intrinseca delle offerte commerciali di energia elettrica e gas naturale nel mercato libero“.




Ispezioni in Eni, Edison, Enel: “Sospette violazioni nelle bollette”

L’Autorità Antitrust ha annunciato di aver avviato quattro procedimenti istruttori nei confronti delle società per azioni Eni, Edison, Enel ed Acea (la principale società energetica nella Capitale) . Riflettori accesi dagli ispettori sulle modalità di fatturazione ed i mancati rimborsi. L’Autorità ha ordinato ispezioni nelle sedi delle società energetiche a Roma, Milano e San Donato Milanese, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Consumatori

CdG bollette enelBenissimo l’apertura dell’indagine dell’Antitrust su Eni, Enel, Edison e Acea. – il commento delle associazioni dei consumatori  dopo l’apertura dell’istruttoria da parte dell’Antitrust – Anzi benissimo perché si tratta di comportamenti disdicevoli. Queste denunce le facciamo da anni: siamo arrivati ai 500mila reclami».

Violazioni

I procedimenti sono stati aperti “a fronte di numerosi reclami e segnalazioni, ricevute anche da diverse associazioni dei consumatori. Le indagini sono volte ad accertare eventuali violazioni del Codice del Consumo in merito a varie condotte degli operatori: la fatturazione basata su consumi presunti; la mancata considerazione delle autoletture; la fatturazione a conguaglio di importi significativi, anche a seguito di conguagli pluriennali; la mancata registrazione dei pagamenti effettuati, con conseguente messa in mora dei clienti fino talvolta al distacco; nonché il mancato rimborso dei crediti maturati dai consumatori“.




Concerto 1° Maggio: “I commercianti di Taranto non collaborano”. Hanno altro da fare….

Diversi commercianti ci hanno sbattuto le porte in faccia quando abbiamo chiesto di sostenerci ed abbiamo avuto parecchie difficoltà a reperire risorse per la buona riuscita dell’evento. – ha dichiarato  Michele RiondinoMentre a Roma ci temono, ormai il confronto è inevitabile considerata la forte attenzione che ci viene riservata dai media nazionali, eppure la città è distante. Il concerto del Primo maggio tarantino, è più sentito in altre zone d’Italia che qui a Taranto. Per noi questa è una sconfitta“.

Nonostante il disinteresse dei tarantini”  il Comitato Cittadini Liberi e Pensanti, ha denunciato la scarsa partecipazione della città, ancora una volta,  ad un evento che è riuscito a far parlare di un’altra Taranto, di quella parte di città che non si arrende . Non a caso “Io non delego, partecipo”, è sempre stato lo slogan del Comitato, che parte dall’idea che solo con la buona volontà di ogni tarantino, che rifiuta di sottomettersi alle imposizioni subite dell’alto, è possibile  lavorare per un cambiamento.

L' Apecar simbolo del Comitato

L’ Apecar “simbolo” del Comitato Cittadini Liberi e Pensanti 

L’ Apecar simbolo trainante del Comitato nei giorni scorsi, ha girato in lungo e largo per le vie di Taranto, chiedendo un contributo ai negozianti, molti dei quali hanno rifiutato di sostenere l’iniziativa del Comitato,adducendo anche scuse molto banali. Alla stessa maniera, di gran parte degli alberghi non ci hanno voluto dare una mano per ospitare gli artisti” . Il comitato a questo punto fa leva sulla vendita di vino e magliette e sulle libere offerte dei cittadini per raggiungere il pareggio dei costi che sta affrontando per offrire un’evento gratuito per Taranto, i tarantini e tutti coloro che arriveranno da tutto il meridione per partecipare al concerto gratuito.

Ma per fortuna a fronte di commercianti, albergatori e la Confcommercio di Taranto uniti nel disinteresse a sostenere questa lodevole iniziativa, per fortuna ve ne sono tanti altri che non hanno fatto mancare il loro forte appoggio. Per quetso motivo il Corriere del Giorno, è felice e lieto di pubblicare i loro nomi , ringraziandoli uno ad uno. Tra questi: Artigli, abbigliamento, Bar Woodstock, Bar Plateja, Bazar di Carletto, Caramello, Clima Servizi, Equilibrio abbigliamento, Meu Pai pub, Nadir cancelleria, Parrucchiere per Uomo by Ivan Tursi, Physio Medical Center,  Salumi e Formaggi di Grazia e Mimmo, Shopping Vogue, Stazione di servizio Erg sulla SS106, Eden Bar, Tarallucci e Vino, Seven Cafè.

Ed ancora Park Hotel, Ristorante Amici miei, Al Canale, Hotel Akropolis, Associazione b&b terra di Sparta, Castello spagnolo, ristorante Chiacchiere & straccetti, Conte ristorante, Fratelli Pesce, Giando, Hotel Europa, il Braciere, il Ghiribizzo, la Pignata, Pizza Town, Royal bar, Santa Caterina, e Sud food & Music.  Antonio Genga  ha messo a disposizione la strumentazione musicale dal suo negozio ubicato a Crispiano. Tutte le aziende che forniranno servizi il giorno del 1° maggio operano a Taranto e provincia

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una panoramica del 1 maggio tarantino 2014

A differenza del concertone del Primo Maggio romano che gode del finanziamento delle tre sigle sindacali e di aziende quali l’Eni, noi non accettiamo sponsor perché vogliamo dimostrare alla città che i soldi dell’industria non sono indispensabili. – dicono i rappresentanti del Comitato Cittadini Liberi e Pensanti Rifiutare i soldi Eni ci da la possibilità di reinventarci e proporre nuove soluzioni per Taranto. Il concerto del Primo maggio, che riesce a far giungere in città centinaia di migliaia di turisti, provenienti da tutta Italia ed anche da Roma, sono un esempio. Vogliamo che la città cominci a pensare a questa festa come ad una possibilità di rinascita”.

Il direttore artistico del concerto di Roma ha proposto a Riondino un gemellaggio tra i due eventi musicali, ma la proposta è stata gentilmente rifiutata. Come spiegano gli organizzatori del Concerto di Taranto  “non possiamo permetterci di affiancare il nostro nome a quello delle tre sigle sindacali che organizzano la festa dell’1 maggio senza porre l’accento sul problema lavoro.  Gli artisti che si esibiranno a Taranto e hanno scelto di non essere sul palco di Roma a promuovere dischi,  condividono la nostra linea politica “.

Riconfermata la presenza, anche quest’anno della sezione provinciale di Taranto dell’ Ente Nazionale Sordi che fornirà il servizio di interpretariato LIS, utilizzando interpreti professionisti che consentiranno all’‪#‎unomaggiotaranto‬ di essere accessibile anche alle persone sorde.

Hanno offerto il proprio contributo e partecipazione anche l’Associazione Volontari 2 Mari Taranto- Protezione civile ed il 118. Verrà predispoto e realizzata un’area riservata alle persone disabili che verrà gestita dall’associazione P.G. Melanie Klein (per informazioni su come partecipare basta inviare una mail all’indirizzoinfo@pgmelanieklein.it),

L’unità mobile “Metrolend” ubicata in Piazza Federico Fellini garantirà la possibilità di effettuare alcool test a chiunque ne farà richiesta. Come punto di parcheggio e raccolta dei pullman che giungeranno in città, il Comune di Taranto ha attrezzato un area presso il Mercatino delle Pulci nel limitrofo quartiere Salinella.

Per sostenere il Comitato Cittadini Liberi e Pensanti  eccovi il link. Clicca QUI.

 




L’ Ambasciatore USA a Taranto per un convegno sulla corruzione

La visita tarantina dell’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia John R. Phillips è cominciata questa mattina con un breve incontro ufficiale a Palazzo di Città dove è stato accolto e ricevuto dal sindaco Ippazio Stefàno. La presenza dell’ambasciatore è per l’ incontro di studi giuridici che si è svolto oggi pomeriggio  presso l’ Auditorium “F. Miro” della Scuola Forense al piano terra del Tribunale in via Marche.

L’ambasciatore ha mostrato un particolare interesse ed entusiasmo nel  visitare personalmente il territorio tarantino. “Sono davvero molto colpito dalla bellezza di questa città. Taranto è meravigliosa”.  L’ambasciatore si è detto piacevolmente . “Sono a conoscenza delle origini spartane della città, colonia della Magna Grecia. Questo è davvero è un posto incantevole”. Da buon ambasciatore,  John R. Phillips ha dimostrato di essere informato anche sui gravi problemi ambientali e sanitari che colpiscono il capoluogo ionico, a causa della presenza di grandi industrie come ILVA, ENI ecc. ” Vedo il massimo impegno del Governo italiano per per riportare alla normalità la situazione.  Si stanno prendendo i giusti provvedimenti e quindi ci si avvia verso un processo di soluzione“.

 John R.Phillips

l’ Ambasciatore USA in Italia, John R.Phillips ed il sindaco di Taranto Stefàno

L’ambasciatore, dopo la sua breve visita in Municipio, ha parlato anche sull’importante presenza del polo areonautico Alenia Aermacchi a grottaglie soffermandosi sull’intesa commerciale tra Stati Uniti e Italia. “Gli aerei che circolano da 50 anni a questa parte, sia da un punto di vista commerciale che militare, sono prodotti della Boeing e la collaborazione con Alenia è fondamentale in tal senso. Il fatto che ci sia questa collaborazione qui a Taranto attesta la fiducia della Boeing nella professionalità del personale qualificato reperibile sul territorio tarantino”.

Un breve commento anche sulla partnership tra la città di Taranto e gli Stati Uniti a seguito della presenza della base Nato per la difesa militare. “I rapporti sono sempre stati ottimi, l’Italia è un alleato fidato, sempre presente. La presenza della base navale è indispensabile in una Regione come questa, in passato molto coinvolta nelle operazioni Mare Nostrum e nella gestione di migliaia di profughi. Per noi il rapporto con l’Italia è dunque imprescindibile”.

Nel pomeriggio l’ambasciatore  John R. Phillips ha partecipato al convegno “Corruzione: etica e riforma della pubblica amministrazione” a cui era stato invitato  come relatore, ed il cui intervento è stato tradotto in simultanea, il sostituto procuratore della Repubblica Enrico Bruschi. Moderatore dell’incontro l’avvocato Michele Rossetti, consigliere dell’unione giuristi cattolici italiani .

Le conclusioni sono state tenute dal sostituto procuratore Maurizio Carbone, segretario generale dell’ ANM l’ Associazione Nazionale dei Magistrati.

L’incontro di studi ha approfondito  gli aspetti etici e giuridici nell’amministrazione della vita pubblica ed eventuali proposte  per bilanciare il fenomeno della corruzione, molto presente, purtroppo,  in Italia.

Particolarmente interessante è stato il contributo-intervento  dell’ Ambasciatore statunitense sull’approccio americano ai problemi della corruzione, che è anni luce superiore a quello italiano. Due parametri, quello italiano e quello americano, che vertono su situazioni politico-sindacali e di categoria ben diversi per poter essere definiti “problemi comuni“.




Lospinuso: “Altro no sulla centrale Eni. Renzi venga a Taranto per parlare con le imprese dell’indotto ILVA”

Il consigliere regionale di Forza Italia, Pietro Lospinuso, commentando il parere della Giunta regionale pugliese sul potenziamento della centrale Eni in una nota ha preso una posizione molto chiara per la tutela delle imprese dell’ indotto Ilva.

Un dato è inconfutabile – dice Lospinuso – la sinistra preferisce avere una centrale ad olio combustile, obsoleta e vecchia di 60 anni, piuttosto che una nuova che porterebbe, tra l’altro, enormi benefici occupazionali per il territorio. Tradotto vuol dire che la sinistra pugliese è per il ‘no’ alla tecnologia, all’innovazione, alla tutela reale dell’ambiente e della salute, e come sempre anche al lavoro”.

Hanno bocciato il progetto di Enipower – aggiunge Lospinuso che, con un investimento di 340 milioni di euro, avrebbe portato a 500 posti di lavoro per dieci anni e interessato decine di imprese tarantine, comportato l’autosufficienza energetica della raffineria e la sua solidità finanziaria, oltre ai benefici per l’ambiente e la salute pubblica che tecnologie innovative consentono. Dopo questo ‘no’, il progetto è stato ridimensionato e la Giunta Vendola-Emiliano ha perso un’altra occasione per rilanciare Taranto. C’è chi, infatti, si permette il lusso di ‘sbuffare’ davanti a un investimento di 100 milioni di euro, che darebbe respiro all’indotto industriale. Un indotto oggi in ginocchio, come è noto. Renzi aveva promesso, a Natale, che sarebbe venuto a Taranto ed oggi, che siamo quasi a Pasqua, del premier non abbiamo visto neanche l’ombra – ha ricordato Lospinuso –  Eppure dovrebbe proprio venire a trovarci, prima che il decreto venga convertito, per ascoltare il grido di dolore di imprese e lavoratori, fornitori, autotrasportatori, per rivedere i correttivi allo stesso decreto che oggi lasciano assolutamente insoddisfatti tutti gli attori economici. Le imprese hanno solo una colpa: quella di essersi fidati dello Stato durante la gestione commissariale dell’ Ilva, e così hanno maturato crediti che non possono riscuotere. Per loro, il decreto ‘Salva Taranto’ suona come una beffa e rischia di trasformarsi, paradossalmente, nella condanna a morte di Taranto. Mi auguro davvero – conclude Lospinuso – che si trovi immediatamente una soluzione per pagare i debiti contratti dell’Ilva. Altrimenti, sarebbe una morte annunciata e un fallimento per tutta la nostra Provincia




L’Enel dice basta alla giungla delle bollette e dei venditori. La rete di vendita sarà solo diretta

Troppi problemi, troppi clienti danneggiati ed arrabbiati, troppo contenziosi con le associazioni dei consumatori , e troppi i richiami dell’Autorità per l’ Energia e quindi l’ ENEL  ha detto basta, alla precedente politica aggressiva alla ricerca di clienti per il “mercato libero” dell’energia,  con le vecchie attività di vendita “porta a porta” , o con la pratica non meno fastidiosa delle telefonate a sorpresa che continuano regolarmente a disturbare i consumatori n0nostante l’inutile Registro delle Opposizioni attivato dal Governo, completamente disatteso ed ignorato dai gestori.

Al fine di evitare le molteplici “furbate” e gli abusi messi in atto dai venditori a percentuale, che utilizzano trucchi e inganni pur di farci cambiare contratto  non proponendo la formula più adatta, inducendo invece a spendere sempre di più, l’Enel ha deciso di cambiare le proprie attività di vendita. Stop con l’affidamento a società esterne per le vendite commerciali porta a porta. Tutta la rete di vendita sul mercato libero sarà velocemente riorganizzata e gestita direttamente dall’Enel attraverso la sua rete di “smart agent”.

La manovra in due anni

L’operazione è stata avviata con prudenza, quasi in silenzio, utilizzando per il momento 500 agenti diretti, e molti altri verranno formati ed assunti, per sostituire i precedenti 2500 venditori che venivano utilizzati attraverso società esterne di vendita per proprio conto. La riorganizzazione sarà veloce e l’ ENEL prevede di completarla entro due anni, allorquando “smart agent” avrà almeno 4mila agenti di vendita, secondo i programmi della principale compagnia elettrica,  tutti rigorosamente alle dipendenze dirette.

ENEL formerà i suoi venditori per offrire alle famiglie ma anche alle aziende la nuova  offerta multiforme combinata su cui la società punta per sostenere i suoi nuovi “business” nel mercato libero: elettricità ma anche gas, nonchè prodotti e servizi di consulenza e installazione di apparati a ad alta efficienza e basso consumo energetico, come l’illuminazione a led e le caldaie a condensazione.

È questa una vera e propria rivoluzione, o meglio una contro-rivoluzione, che contrassegna un’inversione di marcia rispetto alle vecchie consuete abitudine degli operatori dei servizi (dall’energia alle telecomunicazioni) di affidare la vendita dei propri prodotti o servizi alla clientela attraverso le società esterne di vendita.

L’ ENEL stessa ha ammesso che più di qualcosa non ha funzionato correttamente nella “giungla” delle offerte presenti sul mercato libero dei servizi.

CdG venditoriTroppe persone hanno subito per lo meno un tentativo di vendita “porta a porta” di qualche furbetto che per portare a casa la propria commissione sul contratto proposto ha utilizzato metodologie truffaldine tipo “Sono qui per lo sconto di cui ha diritto. Firmi questo foglio dopo averlo riempito insieme con i dati della sua attuale bolletta”. Oppure, ultima versione dell’inganno “brevettato”: “ha visto il riferimento alle ridefinizione delle fasce orarie che compare nella sua bolletta? Se firma qui ha diritto di mantenere quelle più favorevoli, altrimenti c’è un automatico rincaro”. Tutte falsità. E mai alcun riferimento alla circostanza che in realtà si cambiava il contratto, abbandonando la formula della “maggior tutela” che garantisce comunque un prezzo “standard” definito dall’Autorità Garante. Alcune volte addirittura si faceva cambiare operatore al consumatore più credulone o meno attento, che non leggeva neanche cosa stesse firmando.

La “tutela” non c’è più

Resta comunque da domandarsi cosa succederà dalla  prossima estate se dovesse venire confermata la norma contemplata nella nuova legge annuale sulla concorrenza, che prevede l’abolizione forzata dei contratti “di maggior tutela” per tutti già alla fine di quest’anno per il gas e alla fine del prossimo per l’elettricità.  A temere la confusione totale sul mercato energetico è la stessa Autorità per l’energia, che ha  incoraggiato ripetutamente l’apertura completa del mercato, per poi mettere il freno in nome della necessaria applicazione della normativa di tutela e controllo.

Ma anche i venditori ENEL erano stati colti in fallo. Ed è stato una grossa sconfitta per la società energetica pubblica, in quanto scegliendo bene tra le offerte alternative proposte dagli operatori e confrontandole correttamente con il proprio profilo di consumo, in effetti qualche risultato può essere concretamente raggiunto, grazie anche soprattutto alle proposte sul mercato libero degli ex gestori monopolisti, cioè l’ ENEL e l’ENI, entrambi instradati sull’offerta abbinata di vendita di elettricità e gas ai propri clienti.  Proposte, a volte, buone e convenienti. Ma i “furbetti” delle bollette, che danneggiano anche il gestore stesso erano troppi. Onore quindi al merito all’ENEL che ha deciso di porre fine a tutto ciò.




“Ambiente svenduto” & giornalismo corrotto | 7a puntata

Quello che state per iniziare a leggere (come sempre integralmente) sono altre intercettazioni necessarie a capire meglio la valenza delle conversazioni del direttore di Taranto (Buona) Sera

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Ilva: allo studio una joint venture fra Stato ed Arcelor Mittal

ADGNEWS24 – La cordata ArcelorMittal continua a voler mantenere aperta la negoziazione con il governo italiano, manifestando la propria disponibilità ad entrare con una posizione minoritaria (nella prima fase) in presenza un azionariato pubblico-privato, che si renderebbe possibile grazie all’intervento del Fondo strategico nazionale , braccio economico della Cassa Depositi e Prestiti, che finanzierebbe anche la presenza del Gruppo Marcegaglia . Infatti, nonostante  le offerte della multinazionale e del gruppo italiano, non siano state ritenute congrue, il Governo è costretto a correre ai ripari, in quanto ormai la liquidità di cassa proveniente del prestito ponte delle banche si sta esaurendo, a fronte dell’indebitamento crescente della società, valutato in circa in 1,5 miliardi.

Aditya Mittal, numero uno  di ArcelorMittal Europa dopo  l’incontro avvenuto mercoledì mattina con  il  ministro dello Sviluppo economico Guidi  ha dichiarato: “Crediamo che la nostra partnership con il Gruppo Marcegaglia sia in grado di offrire un sicuro futuro all’ ILVA. Intendiamo incrementare la produzione della società per raggiungere la piena capacità di utilizzo degli impianti in modo da generare più lavoro e garantire importanti livelli occupazionali. Siamo anche pronti a fare i necessari investimenti per introdurre migliorie nel ciclo produttivo, nell’ambiente e in nuove tipologie di prodotti che permetteranno a Ilva di mantenere ed spandere la propria offerta al mercato italiano internazionale. Siamo sicuri di essere i migliori partner perILVA, in grado di garantire un futuro sostenibile per i dipendenti e per tutti gli stakeholder”.

ArcelorMittal e Marcegaglia non hanno interrotto il dialogo con il Governo, e sarebbero pronti ad affrontare e sostenere il costo dell’Aia, come ieri ha lasciato intuire uscendo dal Mise  Antonio Marcegaglia, l’amministratore delegato del gruppo ( accompagnato da sua sorella  Emma Marcegaglia  attuale Presidente dell’ Eni ) il quale ha dichiarato: “Siamo flessibili, dovremo esserlo e lo saremo”. Anche se battono sulla necessità di creare una “bad company” nella quale far defluire le richieste di risarcimento ambientale e i contenziosi giudiziari,  ed una “newco” (cioè una “new company“) ove trasferire  impianti , personale ed attività industriali. Risanare il siderurgico tarantino, non solo ha un costo, ma ha scadenze precise: entro il 31 luglio — dopo il decreto che ha stabilito uno slittamento di cinque mesi — dovrà essere applicato l’80% delle prescrizioni fissate dalla legge.   Proprio per  questo motivo  è al vaglio uno slittamento della data, mentre per il completamento della bonifica rimane il termine ultimo del 4 agosto 2016 . Operazioni per le quali è necessaria la liquidità che si attende dello sblocco di 1,2 miliardi dei 1,9 sequestrati dalla magistratura milanese alla Riva Group, reso possibile grazie all’emendamento del senatore Salvatore Tomaselli al decreto Competitività di luglio, a seguito del quale è arrivato in consenso del Gup di Milano.

Ieri sera il premier Renzi affiancato dal suo nuovo super-consulente economico il consulente economico Andrea Guerra, ha convocato il ministro  Federica Guidi, il commissario Piero Gnudi,  ed i vertici della Cassa depositi e prestiti e del Fondo strategico nazionale ,  per arrivare ad una decisione finale collegiale  prima di affrontare un nuovo decreto salva ILVA all’ordine del giorno nel Consiglio dei ministri di venerd’. Al termine dell’incontro ha dichiarato: “C’è un Paese da cambiare, oggi abbiamo lavorato sull’ILVA mentre altri preferiscono giochetti parlamentari“. Quindi siamo arrivati alle ore conclusive che vedono in trepida attesa le banche  esposte sul fronte Ilva ee le imprese pugliesi dell’indotto siderurgico in fibrillante preoccupazione che con il decreto si adotti la legge Marzano che, nella sostanza, potrebbe congelare la situazione debitoria. Ma non dovrebbe essere così.

L’ipotesi su cui si sta lavorando il Governo non è ben vista dal presidente della commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti per il quale “Lo Stato fa da sgabello ai privati“, ma anche fra i sindacalisti della Fiom  il responsabile siderurgia  Rosario Rappa  sostiene che «si fa avanti il modello Alitalia, ripulire l’ILVA e scaricare sulla collettività 40 miliardi di perdite» . nel frattempo la Procura della repubblica del capoluogo jonico ha aperto un fascicolo a carico di diversi indagati,  a causa di materiali inquinanti scoperti grazie alle segnalazioni di alcuni lavoratori  proprio nel sottosuolo dell’area dove dovrà sorgere il nuovo impianto di aspirazione dell’acciaieria 1 dell’ ILVA, secondo quanto previsto dall’Aia . Più che una soluzione, un vero e proprio compromesso.




Lospinuso (Forza Italia) : “Porto di Taranto, l’abbraccio mortale della sinistra allontona lo sviluppo”

Vendola voleva adottare Taranto, assieme al Pd di Emiliano. Un abbraccio ‘mortale’ per il nostro territorio che, oggi, rischia di essere teatro di una guerra tra poveri come giustamente rilevato da Sasso della Uiltrasporti. A lui, però, voglio rammentare il mio impegno quotidiano per il porto di Taranto e la battaglia che conduco ormai da tempo per il suo rilancio, contro una sinistra che cerca di ostacolare ogni programmazione di rilancio della nostra imprenditoria e del lavoro”. Lo dichiara Pietro Lospinuso consigliere regionale di Forza Italia, . “Sasso ha ragione”, prosegue. “Si rischia una depressione economica senza precedenti. È per questo che, in perfetta solitudine, cerco di tenere alta l’attenzione su temi sensibili per lo sviluppo portuale come l’investimento Eni di Tempa Rossa, la realizzazione delle infrastrutture, l’allungamento del pontile, i lavori per il rilancio del terminal di Taranto i cui ritardi, di oltre 2 anni, hanno determinato la cassa integrazione per almeno 500 dipendenti. Sono tutte occasioni strategiche e, per esempio, basta ricordare che il progetto Tempa Rossa sarebbe il più cospicuo investimento che da anni viene fatto nel capoluogo ionico. Protestano i trasportatori, gli industriali lanciano una sirena d’allarme e tutto l’indotto imprenditoriale che dipende dall’ Ilva vive un momento di profonda preoccupazione. Su questi temi sarebbe stato opportuno un coro unanime della politica e, invece, c’è persino una sinistra comunale che approva varianti scellerate per scongiurare il rischio… di far crescere il nostro porto! È bene che tutti rammentino, a questo proposito, che Michele Emiliano è venuto nella nostra terra a puntare il dito contro gli investimenti delle compagnie come l’ Eni, senza neppure informarsi adeguatamente prima (e infatti abbiamo letto una serie di castronerie). A questo proposito, si apprende il matrimonio politico di Cervellera con il segretario del Pd: Cervellera lascia Sel puntando il dito contro Vendola, ‘reo’ di essersi dimenticato dei tanti problemi di Taranto. Ma come? Fino a ieri Cervellera difendeva a spada tratta il presidente della Giunta ed oggi lo accusa… è evidente che la sinistra abbia perso la bussola e che troppo spesso si orientino le azioni e si strumentalizzino i problemi per i propri tornaconti elettorali. Per questo, mi auguro vivamente che Taranto e la Puglia possano conoscere un nuovo corso –conclude- una nuova politica in grado di guardare alla crescita e non alla distruzione di un patrimonio economico e strutturale come quello della nostra Provincia”.




Il Comune di Taranto ha detto “no” al progetto Tempa Rossa

L’attesa seduta consiliare tenutasi questa mattina e protrattosi fino al primo pomeriggio, si è finalmente espresso senza ombra dubbi. Il Consiglio Comunale di Taranto è contrario a Tempa Rossa. La delibera sulla variante del Porto che esclude gli interventi funzionali al progetto dell’ ENI , cioè due serbatoi per lo stoccaggio e l’allungamento di 350 metri del pontile della multinazionale petrolifera del governo italiano, è stata approvata con 15 voti favorevoli e 3 contrari ( quelli dei consiglieri Lupo, Cataldino e Illiano, appartenenti al Gruppo di ‘Realtà Italia’ ) . I consiglieri comunali di Forza Italia, Ciraci, Tribbia, Cannone e Vietri, seguiti da  Brunetti e Cotugno del Partito Democratico, e  Renna della ‘Lista Condemi‘, non hanno partecipato al voto, preferendo uscire dall’aula consiliare.

L’ astensione, secondo il consigliere forzista Cannone si è basata sulla pressochè certezza che “nonostante l’approvazione della delibera, i lavori per il progetto Tempa Rossa non si arresteranno. L’ ENI, adesso fare sicuramente ricorso  impugnando una vecchia delibera comunale del 2005 – ha aggiunto l’altro consigliere forzista  Vietri–  con la quale durante la giunta dell’ ex-sindaco Di Bello, venne approvata all’unanimità la variante per il prolungamento del pontile petroli e relative opere di colmata per il deposito fanghi di dragaggio”. 

Gianni Azzaro

nella foto, Gianni Azzaro (Pd)

CdG cons com tmparossaAnaloga preoccupazione previsionale condivisa anche dal consigliere Guttagliere,  che ha sostenuto che se tutto ciò dovesse accadere “il Porto di Taranto potrebbe subire enormi rallentamenti o addirittura una sospensione dei lavori“. Il  confronto in consiglio è stato lungo e “duro”,  per consentire a tutte le forze politiche quasi tutte presenti in aula,  ad eccezione di solo 5 assenti, di discutere e confrontarsi su un tema così importante sullo sviluppo del Porto di Taranto. Il consigliere Gianni Azzaro, capogruppo del Partito Democratico,  ha aperto per primo la discussione  confermando la posizione del Pd in merito alla questione. “Riconfermiamo la nostra contrarietà al progetto Tempa Rossa  e approveremo la delibera così com’è dal momento che non abbiamo ricevuto da Eni nessuna certezza in termini ambientali e dunque non siamo disposti ad permettere un ulteriore insediamento inquinante in città – ha detto- ma qualora dovessero esser messi in discussione i 500 posti di lavoro e si pregiudichino i lavori del porto siamo disposti a rivedere la questione. Siamo convinti che il Porto rappresenti un’alternativa vera ed efficace per il territorio e non saremo mai responsabili di ulteriori ritardi“.

 Vincenzo Baio assessore all’ambiente, chiaramente sfavorevole al progetto  “Tempa Rossa” ha preso la parola dichiarando  che «dobbiamo assolutamente rimandare al mittente questo progetto. Oggi è una giornata storica per la politica tarantina in quanto ha la possibilità di dire la sua per contrastare ed evitare uno stupro ambientale che si protrae da oltre 50 anni. Abbiamo il dovere morale di difendere la città ed i bambini di Taranto”. Stessa posizione espressa anche dal consigliere Laruccia. “Approvando questa delibera vogliamo dare un messaggio chiaro al governo, ovvero che Taranto non può più essere una città sacrificata per l’interesse dell’intero Paese. Dobbiamo assumersi la responsabilità di affermare che l’aumento dell’inquinamento derivante dall’insediamento Tempa Rossa, non è politicamente accettabile”, a cui si è allineato  anche il consigliere dell’ IdV Ernesto D’Eri che ha detto “Quanti ricatti dobbiamo sopportare ancora? Quanto dobbiamo morire ancora? Quanto dobbiamo aspettare per uno sviluppo alternativo della città? Non ci sono osservazioni che reggano. La cittá è stufa di pagare il prezzo del ricatto tra ambiente e salute” .

CdG mappa tempa rossaSecondo il consigliere verde Angelo Bonelli  “questo consiglio non può permettersi alcuna ambiguità ma ribadire il proprio “no” indipendentemente dalle osservazioni che arriveranno. L’approvazione della delibera sulla variante del porto non è sufficiente. Occorre infatti che l’amministrazione comunale dia tempi certi circa il recepimento della direttiva Seveso. Si tratta di una normativa europea che il governo nazionale non potrà ignorare”.  Sulla base della documentazione in possesso dell’amministrazione comunale, fornita dall’ ENI, che con le sue raffinerie adiacenti al porto di Taranto è il partner logistico del progetto Tempa Rossa ,   emergerebbe che non vi sarebbero le necessarie garanzie sui rischi di incidente rilevante ed un aumento del 12% delle emissioni riferite soprattutto ai composti volatili .

Alla fine della discussione , a causa della divergenza di posizioni ed opinioni all’interno sono stati necessari per l’approvazione della delibera, anche  i voti dei consiglieri di opposizione Bonelli, Capriulo, Liviano e Venere per poter approvare la delibera, che ha  rivisto le prescrizioni contenute nel piano regolatore portuale, negando la possibilità che vengano realizzati i serbatoi di stoccaggio del greggio proveniente dalla Basilicata e l’allungamento del pontile del porto di Taranto in concessione all’ ENI, previste dal progetto Tempa Rossa . 

 




Audizione di Tempa Rossa al Consiglio Regionale della Puglia

Giovedì 23 ottobre 2014 si è tenuta l’audizione in V Commissione Consiliare  della  joint-venture Tempa Rossa che ha voluto illustrare  la sua posizione in merito agli ultimi provvedimenti delle autorità Regionali sulla base di una nota, datata 24 settembre 2014, dell’ ARPA Puglia sul “Progetto Tempa Rossa” . Il Progetto è inserito nella Legge Obiettivo del 2001 ed approvato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) nel Marzo del 2012, viene  finanziato totalmente con capitali privati investiti dai tre partners della Joint Venture, contitolari della Concessione Gorgoglione in cui si trova il giacimento Tempa Rossa, e cioè la Total E&P Italia, Shell Italia E&P e Mitsui E&P Italia. Per la realizzazione del Progetto, a  fronte di una stima di costo globale di un miliardo e seicento milioni di Euro, ad oggi ne sono stati spesi oltre cinquecento milioni. L’investimento del progetto Tempa Rossa presso la Raffineria di Taranto ha un valore di circa 300 milioni di Euro. I lavori dureranno all’incirca due anni e prevedono l’intervento di circa 50 imprese; circa 300 posti di lavoro saranno creati per realizzare tali attività.

CdG tempa rossaLa parte riguardante la Raffineria di Taranto (di proprietà ed operata da Eni) secondo la joint-venture rappresenta un progetto ecosostenibile che ha già ottenuto autorizzazioni fondamentali quali il Decreto di Compatibilità Ambientale VIA-AIA del 27/10/2011 e il Nulla Osta di Fattibilità rilasciato dal CTR Puglia in data 17 APR 2013.  Con delibera N.1942 del 6/10/2014, la Giunta della Regione Puglia ha richiesto al Ministero dell’Ambiente il riesame della VIA-AIA relativa al Progetto Tempa Rossa, sulla base di un parere espresso dall’ARPA in data 24/09/2014 su richiesta dalla stessa Regione. La JV Tempa Rossa ritiene che la VIA-AIA ottenuta nel 2011, non debba essere riesaminata e che le criticità evidenziate dall’ARPA Puglia ad anni di distanza non siano fondate, tra l’altro, per le seguenti ragioni:

  • Non vi è nessun aumento del quadro emissivo della Raffineria in conseguenza  del progetto TR. Infatti, una delle prescrizioni VIA-AIA vincola la costruzione e l’esercizio del futuro impianto alla totale compensazione del potenziale incremento di emissioni, assicurando nei fatti il mantenimento inalterato dell’assetto emissivo rispetto all’ante operam (rif. Art.1, comma 2 del Decreto VIA/AIA del 27/10/2011).
  • In merito al potenziale incremento del traffico navale connesso al progetto Tempa Rossa, si prevede un numero massimo di 90 navi/anno e, considerato il quasi dimezzamento del traffico navale negli ultimi 5 anni (il 19% solo nell’ultimo anno), il lieve incremento legato al progetto Tempa Rossa costituirebbe piuttosto un parziale recupero dell’operatività del porto.
  • Relativamente alle considerazioni critiche sul Nulla Osta di Fattibilità, la  joint-venture  Tempa Rossa ha desiderato sottolineare che, tra i vari componenti del Comitato Tecnico Regionale, siano presenti (secondo quanto previsto all’art.19 “Composizione e funzionamento del Comitato Tecnico Regionale e Interregionale” del D.Lgs.334/99 e s.m.i.), dei rappresentanti della stessa ARPA, circostanza che dimostra la a conoscenza e la condivisione del provvedimento definitivo rilasciato dal Comitato.
  •  Inoltre, nell’ambito del Rapporto Preliminare di Sicurezza per la Fase Nulla Osta di Fattibilità redatto per il “Progetto Tempa Rossa” è stata sviluppata l’analisi dei possibili effetti domino. Il risultato di queste analisi ha dimostrato che le installazioni di Tempa Rossa non determinano possibili effetti domino e che gli scenari incidentali non causino alcun effetto al di fuori della Raffineria.

Sulla base di una serie di elementi quali quelli sopra citati, considerate l’insufficienza e l’imprecisione degli argomenti proposti nella relazione dell’ ARPA del 24 settembre,  la joint-venture  Tempa Rossa ritiene che il riesame della VIA-AIA sia completamente ingiustificato e gravemente pregiudizievole per il  progetto stesso, non solo a Taranto ma nella sua globalità. In occasione dell’audizione sono stati inoltre forniti ulteriori chiarimenti in merito alla questione delle emissioni provenienti dal Progetto Tempa Rossa: così come comunicato ufficialmente al Ministero dell’Ambiente – interlocutore istituzionale in materia di VIA – una serie di innovativi interventi di carattere tecnologico-gestionale permetterà non solo la totale compensazione delle emissioni del Progetto (corrispondenti a 36 t/anno) ma comporterà addirittura un saldo finale delle emissioni di VOC della raffineria di 28 t/anno in meno rispetto all’ante operam, grazie all’abbattimento nel complesso di 64 t/anno.

E’ stata ribadita infine la completa apertura e volontà al dialogo con le istituzioni e con la cittadinanza, in particolare tramite la partecipazione ed il contributo ai tavoli di lavoro che le Autorità vorranno organizzare in merito alle  procedure di VIS (Valutazione d’Impatto sulla Salute), all’eventuale riesame degli studi sull’effetto domino già realizzati nell’ambito del CTR, ed alle compensazioni previste ex legge Marzano.




La Provincia di Taranto produce “stracci” e lamenti pre-primarie nel centrosinistra

 “The day after” (il giorno dopo)  il voto delle elezioni provinciali di Taranto, genere un tutti contro tutti nel centrosinistra che si appresta a celebrare le proprie elezioni primarie per scegliere il candidato Governatore del Pd alla guida della Regione Puglia. Chiaramente quale migliore strumentalizzazione, l’avvenuta elezione a presidente della Provincia di Taranto  il sindaco di Massafra Martino Tamburrano, (Forza Italia) che è stato eletto anche con i voti del centrosinistra, sconfessando la debole candidatura di Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza.

Dopo gli attacchi alla componente “renziana” del Pd di Taranto coalizzato intorno all’ On.Michele Pelillo adesso  in molti attribuiscono strumentalmente cui responsabilità più o meno direttamente, al segretario regionale Michele Emiliano. Il quale cerca di difendersi promettendo un repulisti a livello locale tarantino. Piccolo particolare: non ha i poteri statutari. «Io ho mantenuto un indirizzo politico chiaro. Pur sapendo che sarebbe stata durissima per Lopane. Ho fatto una battaglia di principio. Senza tener conto di essere nel pieno di una battaglia per le primarie» dice l’ex-sindaco di Bari –  facendo i conti senza l’oste: vice presidente della Provincia di Taranto sarà Gianni Azzaro, capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Taranto , come ha annuncia lo stesso neo-presidente Tamburrano .

CdG Pd sottoventoAd approfittare di questa situazione, sono guarda caso proprio i “rivali” di Emiliano nelle primarie del centrosinista.  A Michele Emiliano, segretario regionale del Pd, va la responsabilità di quello che è accaduto ieri a Taranto. Un pezzo degli amministratori del partito, da lui guidato, che votano per il candidato di Forza Italia a discapito di quello del Pd, è una pagina opaca di brutta politica, uno scivolamento verso un passato che non vuole passare”  dice Guglielmo Minervini, candidato alle primarie contro Emiliano, che fa la voce grossa.

Se – prosegue – questo è un tentativo per riportare il Pd pugliese al 15% e per perdere non solo la credibilità, ma anche le prossime regionali, il segretario regionale ha imboccato la strada giusta. Siamo davanti a un inciucio di dimensioni massicce e organizzate, che mostra dove conduce la linea di allegro trasversalismo praticato da Emiliano e rivela il modo con cui lui intende la politica: un partito che fa accordi sottobanco mentre silura i suoi migliori amministratori. E siamo solo ai titoli di testa: non vogliamo immaginare cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane tra primarie ed elezioni regionali. Magari non ci stupiremmo di assistere a pezzi del centrodestra, altrettanto organizzato, in fila ai nostri gazebo per rendere la cortesia”.

E secondo voi poteva mancare l’altro candidato-avversario di Emiliano, cioè il senatore di Sel (ex UdC) Dario Stefàno ? Quest’ultimo pur non essendo iscritto al Pd, cerca di attrarre la minoranza interna al Pd jonico ed attacca. “Il voto delle provinciali a Taranto sembra l’esito di ambiguità che incautamente sono state alimentate in queste settimane. Quelle, per capirci, richiamate appena qualche giorno fa da Antonio Polito in un editoriale pubblicato sulla prima pagina del Corriere della Sera. Spesso – scrive Politoqueste alleanze scatenano lotte interne ai partiti, come è accaduto in Puglia, dove Emiliano ha dovuto sconfessare l’intesa raggiunta dal Pd con i berlusconiani a Taranto e Brindisi, per non compromettere le sue primarie alla Regione’. Oggi, la domanda che tutti si pongono è semplice: è accaduto quello che era nelle intenzioni sin dall’inizio, nonostante smentite pubbliche, o siamo chiamati a commentare un’elezione sfuggita totalmente dalle mani delle segreterie politiche? Il voto di Taranto è un atto di sfiducia nei confronti del segretario regionale del Pd, una lotta interna a quel partito che i dirigenti di quel partito devono risolvere, o il compimento di un’intesa che solo a parole è stata smentita, cioè siamo di fronte a una lotta interna alla coalizione, che deve essere affrontata da tutti noi per non compromettere irresponsabilmente le Primarie prima e le elezioni regionali poi?

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Gli stracci fra Sel e Pd. La Provincia di Taranto ? Macchè vogliano solo fare il Governatore !

A muovere le accuse anche Michele Losappio, capogruppo di Sel in Regione, apertamente, diffida  delle rassicurazioni degli “alleati” Pd. “Non ci convinceranno mai gli autorevoli esponenti del Pd che l’elezione di un importante rappresentante di Forza Italia a presidente della Provincia di Taranto sia solo un fatto tecnico, connesso alle particolari procedure del nuovo sistema elettorale”. La colpa, per Sel, è di Emiliano. “Evidentemente il segretario regionale è troppo impegnato come candidato alle primarie per dedicarsi ad evitare un simile sfregio al centrosinistra pugliese”.

CdG Stefano_Lenoce

Non una sola parola sul coinvolgimento dell’ (ex) on. Ludovico Vico nell’inchiesta “Ambiente Svenduto , in cui compaiono le telefonate del Governatore uscente Nichi Vendola leader di Sel, (vedi – ed ascolta qui – le intercettazioni pubblicate nella sezione inchieste del quotidiano La Repubblica ed il settimanale L’ Espresso ) . Non una sola parola sulla fuoriuscita del sindaco di Taranto dalle file di Sel al “gruppetto dei fuoriusciti” messo in piedi da Michele Emiliano. L’ultimo degli aderenti al correntone “pro-Emiliano” cioè il sindaco tarantino Ippazio Stefàno,   sa molto bene che senza i suoi voti personali, il centrosinistra a Taranto non ha i numeri , ed allora Stefàno lancia la sua sfida: “Ho pronte le dimissioni. Se qualcuno della maggioranza me lo chiedesse sono pronto ad una verifica politica. Entro 20 giorni da tale richiesta deciderei se andare o meno a casa”. Ridicola la pagliacciata politica messa in atto da due consiglieri del PD (Cotugno e Brunetti) che hanno preso in maniera esibionistica le distanze dai loro colleghi di partito scegliendo di sedersi in una posizione defilata.  

LE MINACCE DI EMILIANO: “PRENDEREMO PROVVEDIMENTI” – Emiliano contrattacca. “Noi non abbiamo vinto le elezioni, ma abbiamo aggregato una grande massa di persone che conoscono bene fatti e circostanze degli accordi politici che sono dietro l’elezione di Tamburrano, ed io sono contento di aver condotto questa battaglia di principi e di valori e di essere a capo dell’energia pulita di Taranto. Chi dice il contrario oggi mente sapendo di mentire. I tarantini e gli esponenti del Pd sanno che ho tentato in tutti i modi di contrastare l’elezione di Tamburrano. Chi afferma il contrario, non potendo dimostrarlo, mi chieda scusa. Quello che è accaduto a Taranto è grave: la direzione del Pd, che convocheremo al più presto, a valutare le condotte dei consiglieri che hanno sostenuto Tamburrano e ad adottare i provvedimenti conseguenti».

Ma alla fine di questo squallido patetico circo equestre, non una sola parola, iniziativa, progettualità sulla crisi economica della provincia jonica, economicamente dipendente dall’indotto siderurgico (ILVA), da quello petrolifero (ENI) ed industriale (Cementir). Non una sola parola sulla tentata strumentalizzazione  degli “amici di Vendola” della pineta Cimino ove si chiede una variante al piano regolatore, per costruite case, che nessuno ha a Taranto i soldi per comprare ?   Non una sola parola sul risanamento della città vecchia di Taranto, ove ha sede la segreteria dell’ assessore (nominato) regionale Fabrizio Nardoni , ma non c’è una sola farmacia e guardia medica !

Se questo è il Pd ed il centrosinistra di Puglia ora capiamo perchè questa regione ed alcune città come Taranto non contano nulla nel panorama della politica nazionale. Ora capiamo come mai Raffaele Fitto ha un consenso così elevato. Ora capiamo come mai questa terra sarà sempre territorio di conquista e sfruttamento della povera gente.




Linea dura del sindaco Stefàno : «Fermeremo Tempa Rossa»

Il “no” a Tempa Rossa del Comune di Taranto non cambia. Smentite le dichiarazioni speranzose di Roberto Pasolini, direttore commerciale e comunicazione Total E&P Italia,  durante la presentazione in Confindustria: «Abbiamo incontrato il Comune, l’evoluzione del caso ILVA ha modificato gli scenari ma siamo certi di recuperare i rapporti». In realtà infatti i rapporti restano freddi. La posizione di Palazzo di Città viene peraltro confermata dal sindaco Ippazio Stefàno il quale, confermando la riunione della scorsa settimana con i dirigenti della joint venture fa un resoconto dell’ultimo periodo : «Sì ci siamo incontrati ma non è mutato niente per noi. Con me c’erano il dirigente pianificazione urbanistica del Comune l’architetto Rufolo, gli assessori all’Urbanistica e all’Ambiente e il capo di Gabinetto. In realtà avevamo chiesto un colloquio due mesi fa ma hanno preferito organizzare a Bari ciò che dovevano fare a Taranto. Una mancanza nei nostri confronti, un atteggiamento incomprensibile e infelice. Detto questo, andiamo avanti per la nostra strada che non cambia: rimane il dissenso al progetto».

Al sindaco non è andato giù l’atteggiamento dei vertici delle multinazionali petrolifere che ignorarono le richieste di chiarimento su “Tempa Rossa” inviate dai consiglieri di maggioranza un paio di mesi fa. Insomma, si è partiti col piede sbagliato e le distanze da cucire fra le parti restano rilevanti. Sia nel merito che nelle modalità.

CdG Tempa RossaStefàno ha aggiunto: «Nell’ultimo incontro ufficiale hanno ammesso una serie di errori ,  detto questo il nostro parere non cambia. In questi giorni voteremo in giunta il parere contrario al piano urbanistico del porto per poi discuterlo in consiglio comunale». Relazioni a rischio , quindi che verosimilmente, sfoceranno in una variante urbanistica che, in base alla direttiva Seveso, potrebbe costituire l’ultimo ostacolo al progetto “Tempa Rossa”.

Iniziativa questo che fa molto discutere. Angelo Bonelli, consigliere comunale di Taranto nonché coportavoce dei Verdi, aveva già manifestato tempo fa la sua opinione chiedendo al sindaco “di approvare una variante di piano regolatore che recepisca il DM 9 maggio 2001 in materia di direttiva Seveso. Il progetto Tempa Rossa con questa variante non potrebbe essere realizzato perché la direttiva Seveso prevede distanze di sicurezza e vincoli precisi per nuovi insediamenti vicino raffineria”.

Una delle poche voci fuori dal coro, a livello politico,  è quella del consigliere regionale Pietro Lospinuso (Forza Italia) che si è dichiarato invece favorevole all’insediamento petrolifero e nello stesso tempo contrario a “mettere mano al piano portuale, impendendo la realizzazione dei due silos necessari per lo stoccaggio del greggio proveniente dalla Basilicata . Se il Comune andasse fino in fondo su questa linea, potrebbero sfumare anche alcune opere per il rilancio portuale”.

Ma il sindaco Stefàno però va diritto sulla sua strada sottolineando anche l’atteggiamento ondeggiante dell’ ENI: «Vorremmo capire bene il destino di Eni sul territorio. Una volta leggiamo che il futuro sarà Tempa Rossa ma Eni va via, un’altra si dice che resta. C’è bisogno di chiarezza e trasparenza».

«Per la nostra economia è un volano irrinunciabile – ha dichiarato Vincenzo Cesareo presidente di Confindustria Taranto  – che darà impulso allo sviluppo della portualità e alla competitività del porto. Noi siamo fortemente convinti della bontà di questo progetto ma vogliamo che anche la comunità lo possa conoscere nella sua interezza».

Tempa Rossa, questo il nome del giacimento in Basilicata a mille metri di quota, è un’opera strategica per l’Italia ma sullo Ionio suscita solo ostilità generali ad eccezione della Confindustria e di qualche politico del centrodestra. Il progetto è talmente contestato e contrastato che,in definitiva, Eni, Total, Shell e Mitsui si sono resi conto che, forse, le notizie circolate finora sono state imprecise o utilizzate per scopi impropri. Una presentazione tardiva, con una strategia di comunicazione che sicuramente andava fatto  almeno tre anni fa, e senza dimenticare di indicare anche le possibili ricadute economiche collegate alle accise dovute per il transito sul territorio tarantino di 2.7 milioni di tonnellate di greggio l’anno. Questo potrebbe essere un argomento convincente, e potrebbe diventare un  vantaggio reale per la città. Del progetto se ne parla dagli anni ’80. Tempa Rossa è lo sviluppo del giacimento di Corleto Perticara, in provincia di Potenza, di cui sono titolari Total al 50 per cento, Shell e Mitsui con il 25 ciascuno. Il progetto petrolifero ha ottenuto nel 2011 il decreto Via/Aia dal ministero dell’Ambiente e nel 2013 il nulla osta fattibilità dal comitato tecnico regionale. Gli mancano in conclusione soltanto i permessi a costruire da parte del Comune tarantino. Il greggio estratto sarebbe trasferito a Taranto mediante l’oleodotto, stoccato in due serbatoi, da costruire, della capacità di 180 mila metri cubi e quindi imbarcato sulle petroliere, e pertanto non verrebbe lavorato nella raffineria ENI. L’attuale pontile verrebbe allungato di 355 metri per poter accogliere 90 petroliere l’anno in più. La Total ricorda che nel porto di Taranto attualmente a regime normale transitano circa 1300 navi l’anno. A regime, l’impianto raggiungerà una capacità produttiva giornaliera di 50.000 barili di petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di gpl e 80 tonnellate di zolfo e consentirà di aumentare di circa il 40 per cento la produzione nazionale italiana di greggio. L’investimento totale è di 1.6 miliardi, dei quali 300 milioni su Taranto. I progettisti garantiscono che le emissioni saranno uguali a zero perché se aumentano da una parte saranno compensate con una riduzione da un’altra, quindi è perfettamente compatibile con l’ambiente.




Esiste una nuova Taranto che vuole rinascere con i valori e la bellezza della città.

di Antonello de Gennaro

Taranto non è solo il “mostro” (cioè l’ ILVA), a Taranto non ci sono solo ciminiere (ENI, Cementir) , Taranto è la città che vuole e può tornare ai fasti di un tempo, la città che non si vuole rassegnare alle logiche del “ce me ne futt a mè !” che ci ha condotto lungo il corso degli ultimi vent’anni verso la crisi totale che vive la città ed i tarantini. In realtà vi è, esiste anche una parte sana della città e della sua provincia, che ha già iniziato il conto alla rovescia per un riscatto sociale, economico, politico, con nuove iniziative, progetti e sopratutto voci fuori dal coro (e se permettete noi ne siamo una valida testimonianza).

In alcune componenti della città si respira una nuova aria, ed è un valido e rappresentativo esempio la Città Vecchia, dove un gruppo di giovani talenti organizza ogni anno degli eventi , delle manifestazioni che coinvolgono non solo tutta la città e la provincia, ma vedono anche la crescente presenza di turisti piacevolmente colpiti dalla ricerca di nuove bellezze e culture.

Un valido esempio è il progetto associativo “Made in Taranto” che si prefigge lo scopo di promuovere e diffondere un nuovo modello di sviluppo economico, non più basato sull’ assistenzialismo statale (come è sempre accaduto a Taranto)  ma bensì imperniato sui concetti della sostenibilità ambientale, della eco-compatibilità e delle reti di imprese. Nella sua presentazione online, l’associazione “Made in Taranto” si propone di “aggregare le tante aziende, negozi e professionisti operanti in Taranto e provincia che, supportando progetti innovativi, sono dichiaratamente orientati al cambiamento“. In questo modo scrive l’associazione Made in Taranto sul loro sito ” cominceremo a diffondere l’idea di un tessuto produttivo unito nel tentativo di emergere da una tradizione caratterizzata da sole grandi industrie“.

Grazie a “Made in Taranto” abbiamo scoperto un’iniziativa dell’ associazione Selva Cupina  nata  a San Giorgio Jonico , in provincia di Taranto, le cui radici provengono dalla tradizione e  ricerca storico-musicale della provincia ionico-salentino. Il presidente, Aurora Abatemattei, e i 4 componenti del gruppo, Natascia , Tony e Maikol, si prefiggono di portano avanti la loro passione riproponendo i brani che caratterizzano le nostre radici culturali, dallo Jonio al Salento,  per arrivare al Gargano, con pizziche, tammurriate, stornelli e tarantelle per la riscoperta dei suoni e delle voci della nostra cara e amata Terra Puglia.  Il video che vedete di seguito è stato realizzato a cura di Cataldo Albano:

E allora, cosa c’è di più bello che danzare su questa grande rivoluzione culturale in cui convergono nuove sensibilità, colori, armonie ed energie? E’ proprio la danza a raccontare al mondo queste struggenti emozioni che possono essere colte passeggiando tra le note di felicità di una Taranto che vuole ripartire, costi quel che costi. E’ la danza infatti lo strumento scelto dall’associazione Selva Cupina per raccontare il bello di questa città, con le sue contraddizioni, le sue tradizioni, i suoi valori. Una danza speciale, talmente speciale da averne fatto subito un videoclip perchè il mondo finalmente sappia quanto di bello sta accadendo qui.

Ecco, questa è la Taranto che vogliamo, una città che la smetta di sfogare solo rabbia, di lamentarsi, di piangersi addosso, di bere una birra per moda credendola tarantina, quando invece è di proprietà sudafricana, prodotta ed imbottigliata a Roma . Taranto deve diventare una nuova città, i cui cittadini diventino protagonisti del cambiamento, che può prendere luce anche senza l’assistenzialismo dello Stato, e senza l’indotto industriale siderurgico. Abbiamo molti esempi da imitare. Si, da imitare, perchè prendere spunto da chi ha saputo fare di meglio non deve essere squalificante, ma un incentivo a fare di meglio e di più.

CdG festival martinaGuardiamo a Matera, guardiamo allo sviluppo turistico del Salento, e prendiamo esempio da chi è stato capace di fare meglio di noi. Non a caso anche a Lecce e Matera non ci sono aeroporti, ed arrivarci in treno dal centro nord è una vera e propria odissea. Un altro buon esempio viene anche dalla Valle d’ Itria sempre più visitata ed apprezzata dai turisti di mezzo mondo, nonostante sia senza stazioni ed aeroporti vicini.

Quindi gli imprenditori, operatori economici, commercianti di Taranto se vogliono possono farcela e dimostrare di non essere solo buoni a criticare e lamentarsi accampando sempre scuse e giustificazioni delle volte a dir poco patetiche. E’ arrivato il momento del “fare“. Senza se e senza ma. Bisogna fare qualcosa e sopratutto per le nuove generazioni, per le prossime, per quei bambini che meritano una vita migliore.

Furnari e Labriola i due "truffatori" elettorali

Furnari e Labriola i due “truffatori” elettorali eletti con il M5S

Così come è arrivato il momento di cambiare passo, di formare una nuova generazione politica, diversa da quella attuale buona solo ad andare a braccetto con pseudo imprenditori, che l’ amico Francesco Divella  noto imprenditore nel settore alimentare,   ex presidente della Fiera del Levante ed  ex-deputato, chiama “prenditori” di commesse e denaro pubblico, denaro che viene ancora oggi destinato in parte a finanziare le attività politiche (e non solo…) del “protettore” di turno.

Questa gente deve andarsene a casa, così come la città di Taranto ed i suoi cittadini-elettori deve smettere di fare ponti d’oro (che poi si dimostra non esserlo) ai “forestieri” di turno come la Sen. Finocchiaro (Pd) che calano nella nostra provincia ad estorcere la fiducia dei tarantini per i propri fini elettorali e poi svanire nel nulla. Così come la città deve smettere di credere ai soliti capi-popolo e qualunquisti che si annidano in alcune associazioni ambientali o in movimenti politici.

Schermata 2014-09-07 alle 14.39.50E parlo di alcune persone come gli on. Furnari e Labriola, eletti con il Movimento 5 Stelle con la promessa di accontentarsi di 2.500 euro al mese , salvo poi mettersene in tasca più di 15 mila euro al mese ! E la Labriola si era presentata precedentemente alle elezioni amministrative per il Comune di Taranto prendendo solo 1 voto !

CdG bari notte biancaTaranto può e deve cambiare da sola, senza le proteste (ridicole) in piazza della Confindustria di Taranto, senza le feste stradali ed in piazza della Confcommercio di Taranto che servono solo a fare incassare bar e ristoranti del centro. Anche in questo caso un buon esempio di creatività, di organizzazione, di impegno “privato” viene dalle feste in bianco organizzate a Bari e persino nella nostra provincia a Castellaneta.  Senza soldi pubblici.

Forza Taranto, dimostra di esserci, rialzati. Credici. Niente è impossibile.




“Chi ama Taranto non vuole la rottamazione dell’ Ilva”.

La forte manifestazione on the road organizzata dalla Confindustria di Taranto il 1° agosto – cui hanno partecipato 2.000 fra imprenditori e loro dipendenti con centinaia di automezzi da lavoro portati in piazza per testimoniare le gravi difficoltà di tutto l’indotto Ilva, Eni, Cementir e dell’Arsenaleè stato un segnale di gravissimo allarme non più ignorabile da Governo e Istituzioni locali: e non è solo e soprattutto la pesante situazione debitoria dell’Ilva che determina preoccupazioni ormai ai limiti dell’incontrollabilità in città e in Italia, ma anche il sistematico e irriducibile, estremismo ambientalista che ha trovato durissima ed esplicita opposizione, anche se del tutto composta, da parte dei manifestanti confindustriali.

Chi ha svolto lavori per l’Ilva, ma non incassa il maturato per pagare salari e stipendi ai propri dipendenti; chi temesse di non lavorare per il progetto Tempa Rossa, che pure assegnerebbe le commesse in logiche di mercato; chi infine avesse preoccupazione per il futuro della propria azienda ha ormai deciso di scendere in piazza (e di rimanerci a lungo) sin quando la ingarbugliata matassa dell’industria locale non incomincerà a sbrogliarsi in una logica di ecosostenibilità, ma anche di crescita e di sviluppo.

Il corteo, conclusosi con la consegna da parte del Presidente della Confindustria ionica Vincenzo Cesareo Ilva, Eni, Cementir e dell’Arsenaleal Prefetto di un documento di proposte da inoltrare al Governo, di tanto in tanto è stato aggredito (per fortuna solo verbalmente) da una cinquantina di ambientalisti che chiedono ormai da tempo la chiusura dell’Ilva, e non solo della sua area a caldo, dichiarando peraltro il loro no perentorio al progetto Tempa Rossa e ad altri investimenti previsti in città ritenuti inquinanti.

Il giorno prima era scomparso il piccolo Lorenzo Zaratta, un bimbo di 5 anni colpito da un tumore al cervello all’età di tre mesi che si è spento fra lo strazio dei suoi genitori, dell’intera cittadinanza – nessuno escluso – e di tutti noi che eravamo informati della sua grave malattia. Il padre due anni orsono aveva dichiarato in una manifestazione che, pur non essendovi alcuna certezza scientifica di un nesso fra l’inquinamento generato dall’Ilva e la patologia della sua creatura, aveva affermato tuttavia di temerlo, esprimendo l’auspicio pienamente condivisibile che in città i bambini (e gli adulti) potessero vivere senza la minaccia di patologie da emissioni nocive. La scomparsa del bimbo, com’era prevedibile, ha radicalizzato ancor più le posizioni di coloro che insistono nell’affermare – sulla scorta anche delle risultanze dello studio Sentieri dell’Istituto superiore di sanità – che, essendovi maggiori probabilità di contrarre patologie da inquinamento a Taranto rispetto ad altre zone, bisogna eliminarne radicalmente le cause dismettendo le fabbriche nocive.

Ora, la morte di un bimbo di soli 5 anni è un evento straziante che associa nel lutto ogni genitore e che deve contribuire a rilanciare con forza (e subito) il grande impegno finanziario, tecnologico, scientifico e gestionale contro le emissioni nocive non solo dello stabilimento siderurgico, ma degli altri impianti industriali esistenti a Taranto: e sotto questo profilo, purtroppo, i ritardi si sono accumulati, generando sfiducia anche in chi aveva creduto alla possibilità di far convivere industria, lavoro, ambiente e salute.

Questo è il punto dirimente, non ci stancheremo di ripeterlo, richiamandoci anche alla sentenza della Consulta che aveva dichiarato lo scorso anno costituzionale la legge 231/2012, consentendo la prosecuzione dell’esercizio del Siderurgico classificato come “impianto di interesse strategico nazionale”, la cui area a caldo era stata invece posta sotto sequestro senza facoltà d’uso dalla Gip di Taranto il 26 luglio del 2012.

Ma è bene anche sapere che chiedere la dismissione coatta dell’Ilva non inciderebbe soltanto (e drammaticamente) sui livelli occupazionali della città e della sua provincia – con un abbattimento pesantissimo del reddito pro capite e senza avere prospettive certe a breve di rioccupazione degli 11.514 addetti diretti dello stabilimento e degli oltre 6.000 occupati nel suo indotto di primo livello – ma determinerebbe gravi effetti sulle stesse condizioni psicofisiche dei suoi dipendenti, generando in loro stati ansiogeni forse incontrollabili da disoccupazione improvvisa, privazioni materiali per le rispettive famiglie molto pesanti, patologie di varia natura per gravissime carenze di quanto strettamente necessario all’esistenza quotidiana, con l’abbandono probabilmente inevitabile di un numero crescente di ex operai alle spirali dell’usura che a Taranto è stata storicamente fiorente.

Allora, non ci sono alternative: bisogna accelerare tutti i provvedimenti, i progetti, gli interventi e le misure previste sotto il profilo progettuale, ma non ancora realizzate per carenza di fondi, finalizzate alla radicale bonifica del Siderurgico, continuando ad assicurarne l’esercizio, contenendone prima ed abbattendone poi al massimo l’impatto sull’ecosistema e sulla salute di operai, tecnici, quadri, dirigenti e cittadini.

Non ci sono, lo ripetiamo, strade alternative, ma solo improbabili scorciatoie propagandistiche proposte forse anche in buona fede da chi le avanza. La sfida per coniugare lavoro, ambiente e salute è una sfida epocale. Altrove è stata vinta e deve esserlo anche a Taranto. A questo ci sprona e ci incoraggia la scomparsa del piccolo Lorenzo. Questo è l’impegno che tutti devono assumere dinanzi alla sua piccola bara bianca. Dal Presidente Renzi al Commissario dell’Ilva Gnudi, dal Sindaco di Taranto al Presidente della Confindustria locale Cesareo con i suoi iscritti

di Federico Pirro  – Università di Bari – Centro Studi Confindustria Puglia

(commento tratto dal sito www.formiche.net )




La Confindustria tarantina manifesta. Ma contro chi ?

La manifestazione si è svolta lungo alcune  vie della città con un sit in davanti alla sede Prefettura, ma è stata quasi impercettibile in tutto il resto della città.  A sfilare erano incredibilmente gli  imprenditori e lavoratori delle aziende di Taranto colpite dalla crisi. Più che veri e propri industriali, si trattava di fornitori dell’indotto di Ilva, Eni e Cementir , che si sono riuniti davanti al piazzale del porto mercantile. Gli operai delle aziende, in tuta da lavoro, hanno mostrato i cartelli con le scritte:  “Oggi manifestiamo domani chiudiamo“, “Una città che non produce è una città che muore“,  “Indotto Ilva risorse esaurite“, “No alla desertificazione industriale“,  “No alla città dei no“, “Tempa rossa + lavoro + sviluppo per il porto“.

Gli imprenditori, i dipendenti dell’indotto Eni e dell’Arsenale della Marina Militare e gli altri partecipanti si sono presentati direttamente davanti all’entrata del porto mercantile per unirsi agli altri manifestanti. La manifestazione era stata chiamata “Industria ultima fermata“, si è allungata sino alla sede della Prefettura in centro, dove una delegazione ha consegnato al Prefetto, Umberto Guidato, un manifesto indirizzato al Governo.

Resta da capire come mai nella manifestazione e negli slogan degli imprenditori (e presunti tali) non ci sia stato nessun riferimento alla classe politica locale, regionale, ai parlamentari eletti alla Camera e Senato, completamente assenti sia nella gestione della crisi, che nello svolgimento della manifestazione. Rivolgersi al Prefetto altro non è che una boutade, un colpo d’effetto i cui risultati sono pressochè inutili.

I mezzi pesanti e leggeri degli imprenditori che hanno manifestato si sono concentrati nel piazzale antistante l’ingresso C dello stabilimento Ilva per proseguire lungo la Strada Statale 7 sino ad arrivare al punto di stazionamento del porto. I lavoratori dell’indotto del Siderurgico hanno raggiunto la ‘portineria imprese‘ e poi sono stati condotti in autobus al punto del raduno.

Tra le contestazioni fatte proprie dal presidente di Confindustria Taranto, Enzo Cesareo, ci sono la crisi dell’Ilva, che si ripercuote sulle imprese dell’indotto e dell’appalto per i ritardi nei pagamenti; il mancato sviluppo del porto e il rischio di chiusura e ridimensionamento degli stabilimenti Eni e Cementir.

Ma quello che Confindustria Taranto dovrebbe porsi in realtà è un altro problema: può l’economia tarantina vivere solo sull’indotto di 3 aziende ? Qualche voce maligna aggiunge che proprio Cesareo dovrebbe tacere, in quanto da quando è presidente della Confindustria Taranto   le sua attività ed appalti sarebbero cresciuti.

Durante lo svolgimento del corteo Un gruppo di cittadini ha inscenato una protesta . In piazza Fontana nella città vecchia vi è stato un accesso scontro verbale tra manifestanti e contestatori che hanno urlato ‘Taranto libera. Assassini. I nostri figli muoiono come i vostri figli, è una guerra tra poveri”. Gli industriali ed i loro dipendenti  hanno continuato a marciare al grido “Lavoro, lavoro“. I due gruppi erano divisi da un cordone di polizia e carabinieri. Il questore, Enzo Mangini, nella serata di ieri aveva emesso un’ordinanza con la quale ha vietato per presunti motivi di ordine pubblico, in maniera poco democratica secondo noi,  la contromanifestazione annunciata dal Comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” di cui fanno parte numerosi operai dell’Ilva ed associazioni ambientali che il 2 agosto del 2012 bloccarono, in piazza della Vittoria, l’inutile comizio dei leader sindacali della “triplice” CGIL, CISL, UIL, Camusso, Bonanni ed Angeletti, pochi giorni dopo il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva. Però bisogna riconoscere la verità dei fatti, e cioè che questo movimento trasversale non ha mai cercato lo scontro fisico, ed ha sempre manifestato civilmente.