La conferenza stampa del Tavolo Istituzionale per Taranto con i ministri a 5 stelle

TARANTO – Le domande insidiose del nostro Direttore in occasione della conferenza stampa conclusiva del Tavolo Istituzionale permanente per l’area di Taranto presso la Prefettura di Taranto, previsto dalla legge 20 del 2015 (Governo Renzi) per gestire il rilancio della città a seguito delle crisi dell’ex Ilva.

Alla conferenza stampa hanno partecipato il vicepremier Luigi Di Maio affiancato dai ministri Alberto Bonisoli, Sergio Costa,  Giulia Grillo, Barbara Lezzi ed Elisabetta Trenta. Le domande del nostro Direttore hanno infastidito Di Maio che dopo aver risposto, si è alzato ed ha abbandonato la conferenza stampa.

L’esimente penale non era nel contratto che abbiamo firmato, non era legata neanche all’addendum. Credo che ArcelorMittal, come ha dimostrato finora, se continua a dimostrare il mantenimento degli impegni, non ha nulla da temere” ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, aggiungendo  “noi siamo a disposizione dei sindacati e di ArceolorMittal con tutti gli organi tecnici ministeriali per sostenere la gestione dell’impianto. Se serve l’Avvocatura o il parere dei Ministeri siamo qui, ma la cosa importante da dire è che il contratto sottoscritto e poi l’addendum non prevedevano alcun tipo di esimente penale“.

la Corte Costituzionale

Non devono esistere immunità parlamentari in una situazione così delicata, ma sono al lavoro per la Cassa integrazione. Chiederemo chiarimenti sul perché ad Arcelor Mittal. Se si rispetteranno i patti come li abbiamo firmati non ci sarà nulla da temere. “La Corte Costituzionale – ha aggiunto il vicepremier – si sarebbe espressa sull’immunità penale probabilmente in autunno e siccome abbiamo sempre detto che su quella norma avevamo perplessità, era giusto dire che non deve esistere l’immunità penale in una situazione così complicata come quella di Taranto”.” così ha risposto il vicepremier Luigi Di Maio.

  “La Corte Costituzionale si sarebbe espressa sull’immunità penale probabilmente in autunno – ha aggiunto il vicepremier – e siccome abbiamo sempre detto che su quella norma avevamo perplessità, era giusto dire che non deve esistere l’immunità penale in una situazione così complicata come quella di Taranto”.

“Ci dicano perché hanno annunciato la Cassa integrazione per 1395 lavoratori, che non sembra possa essere addebitata esclusivamente alla crisi del mercato dell’acciaio” è stato  il messaggio di sfida che il vicepremier del M5S  ha lanciato ad ArcelorMittal in Prefettura a Taranto.

Ma Di Maio ha dimenticato o forse ignora (???) che quei fondi sono stati confiscati alla famiglia Riva per evasione fiscale, e che secondo il Tribunale  di Milano competente sul sequestro e confisca, possono essere utilizzati solo e soltanto per interventi ambientali.



Casapound: due esponenti arrestati per stupro di gruppo a Viterbo

ROMA – Un consigliere comunale Francesco Chiricozzi  eletto nelle liste di Casapound a Vallerano, un comune in provincia di Viterbo, ed un altro giovane militante il cui nome sarebbe Riccardo Licci, 19 anni, sono stati arrestati per violenza sessuale di gruppo su una donna di 36 anni.

Francesco Chiricozzi, il consigliere comunale di Casapound nel viterbese, arrestato per violenza sessuale

Sulla base alla ricostruzione fatta finora, la sera del 12 aprile scorso i due uomini e la donna-vittima  si trovavano tutti e tre a una festa privata durante la quale bevevano. Successivamente si spostano insieme presso  l’  Old Manners, di Viterbo,  da quanto risulta con il consenso della donna, locale considerato un punto di ritrovo dei militanti del movimento di estrema destra. Il locale che era chiuso, ma uno dei due uomini aveva  la chiave per entrare, si trova in piazzale Sallupara, in pieno centro cittadino, a due passi dal Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz e dall’ex caserma del comando provinciale della Guardia di Finanza. La Digos e la Squadra Mobile della Questura di Viterbo  stanno accertando se questo circolo privato, adibito a pub, fosse di libero accesso al pubblico o riservato esclusivamente  agli iscritti in possesso di una tessera.

I tre continuano a bere ancora dentro il locale . Quindi i due uomini tentano un primo approccio con la donna, ma lei li respinge. A questo punto è scattata la violenza. La donna viene colpita a calci e pugni  in pieno volto, procurandole la perdita di coscienza e quindi approfittando della sua totale incapacità di reazione i due hanno abusato ripetutamente e a turno della donna, filmando tutto con i cellulari, cagionandole lesioni giudicate guaribili in giorni sette’.

Nei giorni successivi, la donna ha deciso di denunciare lo stupro subito, da cui sono partite le indagini, ed a seguito di perquisizione, delegata dall’autorità giudiziaria, gli uomini della Polizia di Stato, già nella stessa nottata del 12 aprile 2019, procedeva al sequestro dei  cellulari dei due uomini dove sono stati trovati i video con le riprese della violenza. E quindi scattati gli arresti.

 

 

Sui profili social di Chiricozzi si leggono numerosi post razzisti e fascisti. “Trova l’intruso…” scriveva sul suo profilo Facebook, chiuso per coloro che non sono tra gli amici, postando un selfie che ritrae l’interno di un pullman alludendo a una donna straniera che siede dietro di lui. Oppure una locandina su Instagram: un negro nell’atto di violentare una donna bianca e sopra la scritta “Difendila!”.

Francesco Chiricozzi, sui social network fa il leone da tastiera frequentando tutto l’armamentario del Ventennio,  inneggia a Mussolini, pubblica foto del quadro di Arnold Böcklin (quello più amato da Hitler), cita frasi nostalgiche di D’Annunzio e Julius Evola. Si distingue anche per aver pubblicato su Instagram la foto razzista di un manifesto della propaganda fascista con un soldato di colore che aggredisce una donna bianca e la scritta: “Difendila, potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia“.  E sotto il post scriveva: “La prossima Pamela, la prossima Desirèe potrebbe essere tua figlia, tua moglie o tua sorella. Sveglia” riferendosi alle tragedie di Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini, entrambe violentate e uccise.

Dai primi accertamenti delle indagini svolte dalla Polizia di Stato sono stati acquisiti dei messaggi fra i due appartenenti a CasapoundFrancesco Chiricozzi e Riccardo Licci, i quali rivedendo a posteriori i filmati che avevano fatto, dove si vedeva la povera donna che cercava disperatamente di sottrarsi agli abusi e violenze sessuali, si sono inviati dei reciproci messaggi fortemente indizianti, che hanno indotto il pm dr. Michele Adragna della Procura di Viterbo a richiedere l’arresto per i due uomini, che è stata convalidato dal Gip dr.ssa Rita Cioloni del Tribunale di Viterbo

“Nessuna tolleranza per pedofili e stupratori – ha commentato Matteo Salvini –  la galera non basta, ci vuole anche una cura. Chiamatela castrazione chimica o blocco androgenico, la sostanza è che chiederemo l’immediata discussione alla Camera della nostra proposta di legge, ferma da troppo tempo, per intervenire su questi soggetti. Chiunque essi siano, bianchi o neri, giovani o anziani, vanno puniti e curati“.

Sul suo profilo Twitter Simone Di Stefano segretario nazionale di Casapound Italia ha commentato : “Qualora e se risultassero colpevoli, auspico pene durissime come per ogni altro infame stupratore. Castrazione compresa”.

“Per noi è un atto infame. Casapound non si è mai macchiata di reati relativi a violenze sessuali che abbiamo sempre condannati e mai avallato”, ha detto Gianluca Iannone presidente di Casapound Italia all’Agenzia ANSA . “In attesa che la giustizia accerti la verità dei fatti, Casapound ha deciso di espellere in via cautelativa i due militanti“, annunciando inoltre che “domani Francesco Chiricozzi formalizzerà le sue dimissioni da consigliere comunale di Vallerano“.

“Quanto accaduto a Viterbo è scioccante. I balordi che hanno violentato questa ragazza la pagheranno cara” dice il vicepremier Luigi Di Maio. “Se quanto riporta la stampa in queste ore corrisponde al vero mi auguro si facciano 30anni di galera. La mia vicinanza e tutto il sostegno possibile alla donna e alla sua famiglia“,  ma in una nota, il M5s boccia la proposta della castrazione chimica avanzata dal Carroccio: “Basta con questa storia: è una presa in giro per le donne, lo abbiamo già spiegato, e tra l’altro non è nel contratto di governo. Ma ciò che più incuriosisce nelle parole della Lega che anche CasaPound chiedeva e chiede la castrazione chimica e poi guarda il caso, ad aver commesso lo stupro e ad essere arrestato è stato un loro consigliere“.

“È vergognoso e la pagheranno cara i balordi. Dalle prime notizie sembra che la ragazza sia stata colpita, picchiata e poi dopo aver perso i sensi violentata. È sconvolgente. E sembra che nello stupro sia coinvolto anche un consigliere comunale eletto con Casapound. Ditemi voi se queste non sono delle bestie!”, scrive su Facebook il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. “Giunga il mio abbraccio e la mia vicinanza di donna e di Ministro alla ragazza e alla sua famiglia, in queste ore delicate e difficilissime”, conclude il ministro.




25 aprile, le celebrazioni. Mattarella all'Altare della Patria, Conte alle Fosse Ardeatine

ROMA – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di alloro all’Altare della Patria, dando così inizio alle celebrazioni ufficiali del 25 aprile, la 74esima Festa nazionale della Liberazione dal nazifascismo. Presenti il premier Giuseppe Conte, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, le alte cariche dello Stato, la sindaca di Roma Virginia Raggi, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Mattarella sarà poi a Vittorio Veneto. “Il nostro secondo Risorgimento“, così il Presidente della Repubblica ha definito ieri la Festa della Liberazione, facendo appello a “non riscrivere la storia”.

Il premier Giuseppe Conte si è recato invece nel sacrario Fosse Ardeatine, con la ministra Trenta e la sindaca Raggi, per rendere omaggio alle vittime della strage nazista

Circa duemila partecipanti sono attesi al corteo dell’Anpi che sfilerà sempre a Roma, da largo Benedetto Bompiani a piazzale Ostiense, mentre in mille dovrebbero partecipare alla manifestazione antifascista da piazza delle Camelie a villa Gordiani.

A Milano alle 14:30 partirà il tradizionale corteo, da Porta Venezia a piazza Duomo. Per tutta la mattina si svolgeranno commemorazioni in vari punti della città da parte delle istituzioni e dell’Anpi. Tra le iniziative indipendenti, dalle 18 è previsto anche un “concertone antifascista“.

“Celebriamo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. La nostra democrazia è fondata sulla libertà, sui diritti e sull’antifascismo: non dobbiamo mai dimenticarlo. Bisogna contrastare ogni tentativo di cancellare la nostra storia e ogni forma di violenza e di discriminazione“, ha scritto su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi.

“Non è solo la festa dei comunisti: mi aspetto rispetto”, ha detto Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno non sarà alle celebrazioni del 25 aprile ma oggi e domani sarà in visita in Sicilia. I ministri Di Maio, Costa, Bonafede e Grillo saranno ad Assisi e dopo la celebrazioni a Santa Maria degli Angeli visiteranno il Sacro convento. Il loro arrivo alle Basilica di san Francesco è previsto intorno alle 16,30.

 




Migranti: Salvini, Conte, Di Maio e Toninelli indagati. Il ministro dell'Interno: "Per me i porti rimarranno chiusi"

ROMA – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati per il reato di “sequestro di persona commesso in Siracusa dal 24 al 30 gennaio 2019“. Lo ha reso noto lo stesso Salvini a Monza spiegando che il procuratore Carmelo Zuccaro ha presentato una “contestuale richiesta di archiviazione”.

Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Catania sui presunti ritardi nello sbarco della Sea Watch nel capoluogo etneo oltre al ministro sono indagati anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vice premier Luigi Di Maio e il ministro Danilo Toninelli. Il procuratore della repubblica catanese Carmelo Zuccaro avrebbe presentato nei confronti di tutti gli indagati contestuale  richiesta di archiviazione al Tribunale dei ministri di Catania, che dovrà decidere sulla loro posizione entro i prossimi 90 giorni.

“Ne approfitto per rispondere a qualche ministro: per me i porti rimarranno chiusi”, ha dichiarato Matteo Salvini a Monza annunciando di essere stato nuovamente indagato. “Rispetto il lavoro del collega Di Maio che si occupa di lavoro, ma sui temi di controllo dei confini e di criminalità organizzata sono io a decidere“, ha aggiunto a Monza il ministro Salvini, rispondendo al ministro del Lavoro secondo il quale la chiusura dei porti è una soluzione “solo temporanea“.

“Se il ministro Di Maio e Trenta la pensano in modo diverso lo dicano in Consiglio dei Ministri e faremo una franca discussione – ha proseguito – I porti con me rimangono indisponibili chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani. Possono aprire altri 18 procedimenti penali, non cambio idea e non cambio atteggiamento. Se qualcuno dei Cinque Stelle ha cambiato idea, lo dica”.

Irridente il commento di Di Maio, che si trova a Dubai: “Ho letto dell’indagine a carico di Salvini: ieri ho ricevuto la stessa notifica, sono indagato anche io ma non mi sento Napoleone“.

“Oggi vedo che la Lega e qualche movimento di estrema destra sono partiti all’attacco della sottoscritta. Posso invitarli tutti da me, al ministero, così gli spiego un po’ di diritto internazionale e magari capiscono cosa possono produrre i loro toni aggressivi sulla Libia“. ha detto il ministro della Difesa Elisabetta Trenta sottolineando poi il “paradosso” che “gli stessi che gridano alla guerra, dalla Lega a Fdi, sono gli stessi che fanno propaganda sui migranti“. “Chi fugge oggi dalla Libia è un rifugiato”, ha sottolineato.




'Capitano Ultimo': "Il sindacato carabinieri fuori dalle dispute politiche"

ROMA – Insieme ai promotori del SIM, Sindacato Italiano militare, “ci sono tutti i carabinieri caduti, tutti quelli che hanno combattuto per i diritti sindacali e hanno subito discriminazioni.Quando si parla di dignità della persona non si fa un discorso politico, si fa un discorso umano e il sindacato è uno degli strumenti per affermare questo principio“. Sono le prime parole del Colonnello Sergio De Caprio, meglio noto come ‘Capitano Ultimo‘, neo presidente della prima associazione sindacale militare.

“Promuoveremo percorsi di difesa sociale perché sono i valori fondanti di una società, non entreremo nella disputa politica, opereremo senza interessi personali o protagonismi e sosterremo le famiglie dei Carabinieri. Vogliamo dare dignità al ruolo dei comandanti delle stazioni, ai carabinieri che portano avanti la tradizione di Carlo Alberto Dalla Chiesa e a tutti i Carabinieri“, ha aggiunto.

De Caprio è stato proclamato all’unanimità dai 250 militari dell’Arma, giunti da ogni parte d’Italia, che si sono riuniti in un albergo di Roma per prendere parte alla prima assemblea generale del sindacato. “Per me è un onore, è un privilegio. Penso a tutti coloro che hanno combattuto fino ad oggi per questo traguardo, subendo anche discriminazioni. La strada che percorreremo punterà alla tutela dei diritti. Tutti insieme – ha detto il Presidente ‘Ultimo‘ – per impedire che ci dividano in particelle da calpestare, siamo un amore grande e andremo avanti insieme“.

De Caprio affronta questo nuovo incarico ha detto via telefono rivolgendosi  ai presenti”con umiltà, con grande senso di responsabilità. Io non ho paura e so che siete i miei fratelli”, .

il brigadiere capo Antonio Serpi

Alla segreteria generale del sindacato è stato nominato il brigadiere capo Antonio Serpi, il quale, ha elogiato “il ministro della Difesa Elisabetta Trenta che, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, ha firmato la prima autorizzazione a costituire il sindacato” e ringraziato il comandante generale dell’Arma, Gen. Giovanni Nistri, “per non avere avuto dubbi a dare il proprio parere positivo“, ha sottolineato la “perseveranza” di tutti coloro che hanno lottato per arrivare a questo risultato.  “Il vento del cambiamento soffia nella nostra istituzione, con l’evoluzione dell’esperienza della Rappresentanza“, ha aggiunto.

All’assemblea costitutiva del nuovo sindacato ha preso parte anche Giorgio Carta, avvocato specializzato in diritto militare e da sempre vicino alle istanze della base. “Si è completato un percorso tortuoso – ha detto – che darà piena attuazione all’art. 39 della Costituzione. Siamo convinti che tutte le forze armate siano mature per seguire il percorso del sindacato“.

Nell’evidenziare l’importanza dello storico passo compiuto in materia di tutele sindacali, il legale ha osservato: “Non voglio più vedere davanti a me un carabiniere che mi dice ‘non ho paura di un rapinatore con la pistola in mano, ho paura in caserma‘”.

L’organigramma del Sim Carabinieri si compone anche del nome di Massimiliano Zetti (segretario generale aggiunto) e dei segretari nazionali Roberto Di Stefano, Luca Spagnolo, Salvatore Iandiorio, Donato Caputo, Emanuele Donno, Antonio Aprile, Luigi Avveduto, Vincenzo Bonaccorso e Riccardo Monti. Nell’ufficio di presidenza, insieme al Presidente De Caprio, il Vice Presidente Vito Turco.

De Caprio nel suo intervento ha parlato anche dal caso Cucchi. “Chi ha sbagliato deve pagare e chi invece ha subito ingiustizie deve essere risarcito – ha sottolineato – La cosa importante è non giudicare prima della sentenza, non condannare prima, bisogna essere equilibrati e fare tutto quello che dice la Costituzione, con equilibrio di giudizio“.

“Alla famiglia Cucchi così a quella del barbone Nereo che è stato investito nei giorni scorsi, diciamo che saremo sempre vicini alle vittime, perché facciamo i Carabinieri”, ha concluso.

 

 

 

 




Si è spento il nostromo della Marina vittima dell'incidente sulla Bergamini

TARANTO – Dopo cinque giorni di agonia in cui ha lottato con tutte le forze nel suo letto di ospedale si è spento Gioacchino Verde, 53 anni, campano, maresciallo della nave “Bergamini“, con trentasei anni di carriera militare, rimasto gravemente ferito nel drammatico incidente avvenuto sabato mattina sulla banchina della base navale di Chiapparo, a San Vito nel corso delle manovra di ormeggio della fregata della Marina Militare . Lascia la moglie e due figli.

Una frustata mortale che ha centrato il maresciallo Verde che era sulla prua dell’unità,  staccandogli di netto la gamba destra all’altezza della coscia, e fratturandogli l’altra gamba ed una vertebra, oltre a procurare un vasto trauma cranico. Traumi conseguenti che  si sono rivelati troppo gravi

Soccorso immediatamente e trasportato in ambulanza al vicino Ospedale S.S. Annunziata di Taranto,   ha lottato con grande forza e coraggio coraggio, al fianco dei medici che lo hanno operato per due volte nella stessa giornata di sabato cercando di limitare  le conseguenze di quelle profonde ferite.

I medici inizialmente hanno rinunciato all’ipotesi di ricucire l’arto strappato da quel cavo. Poi sono intervenuti per provare a limitare i danni a livello cerebrale.  Il maresciallo Verde è stato monitorato costantemente, ma alla fine il suo organismo non ha resistito e nel pomeriggio di ieri la  sua  situazione clinica  è peggiorata irrimediabilmente.

Un’ incidente diventato una vera e propria tragedia che ha profondamente turbato tutti gli uomini della Marina Militare, che per giorni hanno seguito con trepidazione e speranza l’evolversi della situazione il corso  degli eventi sperando in un miracolo che purtroppo non è avvenuto .

Valter Girardelli

Il primo ad esprimere il cordoglio  è stato l’ammiraglio Valter Girardelli. capo di Stato Maggiore della Marina,  che si era era immediatamente recato a Taranto , per manifestare  la vicinanza della Marina Militare alla famiglia della vittima.

Abbiamo appena appreso con sgomento della scomparsa del Maresciallo Verde – scrive il Cocer della Marina Militare  – a seguito del gravissimo incidente subito pochi giorni fa a bordo di Nave Bergamini. Stiamo ricevendo dai colleghi, anche di altre Forze Armate testimonianze di cordoglio che rivolgiamo a nostra volta alla famiglia del nostromo, attorno alla quale ci stringiamo. Una vittima del servizio che deve far riflettere sempre più sul tema della sicurezza a bordo delle unità navali, anche quelle di nuova concezione come nave Bergamini.

In senso di vicinanza ai familiari ed a tutto l’equipaggio, pur non dimenticando il nostro status di militari, auspichiamo che l’unità in segno di lutto rientri, se libera da approfondimenti del caso, nella sua sede di appartenenza per consentire al personale di ricongiungersi con i propri familiari. Siamo orgogliosi di essere stati colleghi del maresciallo Verde, vittima nell’adempimento del proprio dovere”.

Anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha espresso il cordoglio del Governo per il tragico epilogo dell’incidente sulla nave fregata Bergamini. “Dopo aver lottato come solo un marinaio sa fare, oggi Gioacchino Verde ci ha lasciati. Mi stringo in un forte abbraccio alla sua famiglia e alla Marina Militare in questo momento di immenso dolore. A loro rivolgo i miei sentimenti di vicinanza e cordoglio”.




Oggi, 15 anni fa la strage di Nassiriya dove persero la vita 19 italiani

ROMA –  Erano le ore 10.40 (le 8.40 in Italia) il 12 novembre 2003 quando  nella città di Nassiriya in Iraq presidiata dai Carabinieri italiani , quando un’autocisterna forzò l’entrata della base “Maestrale”, ed  i due kamikaze a bordo fecero esplodere una bomba che a sua volta fece saltare in aria il deposito munizioni. Un’esplosione che tolse la vita a 28 persone, 19 italiani e 9 iracheni. L’ Italia perse 12 Carabinieri, 5 militari dell’Esercito e 2 civili, un cooperatore internazionale e un regista impegnato con la sua troupe nelle riprese di uno sceneggiato sulla ricostruzione del paese.

Nella foto in alto a destra , un soldato si aggiusta l’elmetto, davanti alla base sventrata: è lo scatto simbolo della strage di Nassiriya realizzato dalla fotoreporter Anya Niedringhaus, premio Pulitzer 2005 come giornalista di guerra in Iraq, uccisa in Afghanistan da un talebano con addosso la divisa delle forze di sicurezza governative nel 2014.

 

 

 

Fu il più grave attacco subito dalla fine della Seconda guerra mondiale dai militari italiani. Un attentato ancor più grave in quanto subito dai nostri contingenti che erano schierati nelle missioni di pacificazione, condotte in tante aree di crisi e contro il terrorismo transnazionale .

In ricordo di quella tragedia il  Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, il seguente messaggio:

In occasione della Giornata dedicata al ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, rivolgo il mio deferente omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la vita, al servizio dell’Italia e della comunità internazionale. Quindici anni or sono il barbaro attentato di Nassiriya stroncò la vita a diciannove italiani, unitamente ai colleghi iracheni, nell’attentato più grave subito dai nostri contingenti schierati nelle missioni di pacificazione, condotte in tante aree di crisi e contro il terrorismo transnazionale. I militari e civili che, a rischio della propria incolumità, fronteggiano molteplici e diversificate minacce in tante travagliate regioni del mondo, sono l’espressione di un impegno della comunità internazionale che vede il nostro Paese credere fermamente nella necessità di uno sforzo unitario per la sicurezza e la stabilità, per l’affermazione dei diritti dell’uomo. Soltanto una intensa collaborazione tra i popoli può aiutarci a sconfiggere le tenebre della violenza e a offrire un futuro all’umanità. Con questi sentimenti, rinnovo la vicinanza ai familiari di ciascuno e partecipo al loro dolore“.

L’operazione “antica Babilonia” era stata inaugurata qualche mese prima, il 15 luglio. In Iraq erano giunti tremila militari, tra cui 400 membri dell’Arma dei Carabinieri. I loro compiti erano molteplici: il mantenimento dell’ordine e della sicurezza, l’addestramento della polizia locale, la gestione dell’aeroporto e l’aiuto alla popolazione (cibo, acqua, farmaci).

Quindici anni dopo da quel quel giorno, il ricordo di quella strage appare anche su Facebook, dove Marco Intravaia, figlio del vice brigadiere dei Carabinieri Intravaia Intravaia ha pubblicato  una foto ed un ricordo del suo  papà   scrivendo: “Sei stato un padre ed un marito meraviglioso, un umile e fedele servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano. Resti per noi un grande uomo che, dinnanzi alla morte annunciata, con dedizione e coraggio, ha onorato la divisa che indossava fino all’estremo sacrificio. Orgoglioso di te, sempre!“. Ed in un’intervista a “Livesicilia, racconta come apprese che il suo papà era morto: “Andavo al liceo, avevo quindici anni e mezzo. Ero in classe. Alla mia compagna di banco arrivò un sms con il flash di un notiziario che riportava la notizia di un attacco a un contingente italiano. Ebbi come un presentimento e telefonai a casa. Mi rispose un parente che non aveva motivo di essere lì. Capii tutto“.

Noi non dimentichiamo e non dimenticheremo mai gli eroi di Nassiriya

I CARABINIERI
Massimiliano Bruno – maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Giovanni Cavallaro – sottotenente
Giuseppe Coletta – brigadiere
Andrea Filippa – appuntato
Enzo Fregosi – maresciallo luogotenente
Daniele Ghione maresciallo capo
Horacio Majorana – appuntato
Ivan Ghitti – brigadiere
Domenico Intravaia – vice brigadiere
Filippo Merlino – sottotenente
Alfio Ragazzi – maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte

Alfonso Trincone – maresciallo

 

CdG funerali nassirya

 

I MILITARI DELL’ESERCITO
Massimo Ficuciello – capitano
Silvio Olla – maresciallo capo
Alessandro Carrisi – primo caporal maggiore
Emanuele Ferraro – caporal maggiore capo scelto
Pietro Petrucci – caporal maggiore

Nell’attentato morirono anche due civili: Marco Beci, cooperatore internazionale, e il regista Stefano Rolla, impegnato con la sua troupe nelle riprese di uno sceneggiato sulla ricostruzione del Paese.

 




"Magari morisse" ecco l'audio shock del Carabiniere su Stefano Cucchi. Ma l' Arma dei Carabinieri è sempre dalla parte della Legge ed al servizio del cittadino

ROMAMagari morisse”. Ecco l’audio registrato, reso pubblico  la notte dell’arresto di Stefano Cucchi. Si tratta delle comunicazioni tra sala operativa e uno dei carabinieri coinvolti nel fermo di Cucchi. Uno dei militari, identificato dalla procura di Roma, come Vincenzo Nicolardi, pronuncia la frase “Magari morisse, li mortacci sua”.

Sei giorni dopo questa frase shock, il geometra romano morirà davvero. Il processo in corso a Roma vede imputati cinque carabinieri, tre per omicidio preterintenzionale. Nicolardi invece è accusato di calunnia. Ma per fortuna l’ Arma dei Carabinieri è ben diversa dal comportamento illegittimo di qualche singolo che calpesta con il proprio comportamento l’onore della divisa che indossa.

Il comandante Giovanni Nistri

Il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri ha concluso il suo discorso nel corso della cerimonia per i 40 anni del Gis ricordando che  “L’Arma si deve ricordare che è nella virtù dei 110mila uomini che ogni giorno lavorano per i cittadini che abbiamo tratto, traiamo e trarremo sempre la forza per continuare a servire le istituzioni; 110mila uomini che sono molti ma molti di più dei pochi che possono dimenticare la strada della virtù“.

L’esercitazione si è svolta nella sede del Comando Unità Mobili e Specializzati Carabinieri “Palidoro”. Il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, ha sottolineato come il G.I.S. operi mosso dal desiderio di servire. “Uomini del dovere che mettono i loro diritti in secondo piano dietro quelli dei cittadini. Non super uomini, ma degli uomini consapevoli”. Riprendendo il motto del G.I.S.nella virtù del singolo trae la forza il gruppo – In Singuli virtute aciei vis” l’Arma tutti i giorni si deve ricordare – ha concluso il generale Nistri – che è nella virtù dei 110.000 uomini “.

 

 

Le parole del Generale Nistri arrivano poco più di una settimana dopo l’incontro del vertice dell’Arma con Ilaria Cucchi dal quale sono derivate non poche polemiche, con le accuse  di aver fatto “uno sproloquio contro i Carabinieri che hanno rotto il muro dell’omertà” sulla morte del fratello.

L’incontro era avvenuto dopo la svolta nel processo sulla morte del geometra romano: Francesco Tedesco, uno dei Carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale ha, infatti, accusato due suoi colleghi, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro di aver pestato il ragazzo che era stato arrestato con l’accusa di spaccio, nell’ottobre del 2009.

Ma Elisabetta Trenta, ministro della Difesa nel suo intervento nel corso della cerimonia ha parlato anche delle devianze. Pur ribadendo che i Carabinieri sono “punto di riferimento, esempio di rettitudine, integrità e senso del dovere”, ha precisato che nel caso in cui “si accerti l’avvenuta negazione di questi valori si deve agire e accertare la verità isolando i responsabili allo scopo di ristabilire la fiducia dei cittadini verso l’Arma dei Carabinieri e delle Istituzioni””.  Ha quindi rivolto un saluto agli operatori del G.I.S. non più in servizio  e ha ripercorso brevemente la storia del G.I.S.: dalla sua nascita, il 6 febbraio 1978, in piena emergenza terrorismo, per idea, impulso e direttiva dell’allora Ministro dell’Interno Francesco Cossiga, al “battesimo operativo” nel dicembre 1980, in occasione della rivolta dei detenuti nel carcere di Trani, ai numerosi e più recenti successi nella cattura di latitanti e sequestratori, nonché nella neutralizzazione di pericolosi terroristi. Siate consapevoli di rappresentare nel panorama nazionale e internazionale una forza di altissima specializzazione di cui l’Italia è orgogliosa.

Il Ministro Trenta ha sottolineatol’attenzione del Governo verso tutto l’Arma dei Carabinieri, che è sempre stata ed è vicina al cittadino e ogni singolo carabiniere è sempre stato ed è punto di riferimento per i cittadini onesti, esempio in termini di rettitudine e integrità”. Il Ministro ha concluso “rinnovando il più sentito apprezzamento al G.I.S. e a tutta l’Arma dei Carabinieri per l’attività svolta”.

Il vicepremier e ministro dell’ Interno Matteo Salvini presente alla cerimonia, ringraziando gli uomini del G.I.S. per il loro anteporre la fedeltà al Paese all’interesse proprio e della famiglia, ha  elogiato le virtù dei Carabinieri: “Da ministro non ammetterò mai che un eventuale errore di uno possa infangare l’impegno e il sacrificio di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa. I carabinieri meritano rispetto  nessuno potrà mettere in dubbio il vostro onore, la vostra fedeltà e la vostra lealtà” .

Va però detto però, per dovere di cronaca, che in realtà nessuno tra Nistri, Trenta e Salvini ha parlato nel corso della cerimonia esplicitamente della morte di Stefano Cucchi e dei carabinieri coinvolti, nonostante le loro parole erano un inconfutabile riferimento al caso in questione.

 

 




Beppe Grillo "scaricato". Il M5S prende le distanze dalle farneticazioni del comico pregiudicato

di Antonello de Gennaro

E’ un parlamentare presente dietro le quinte del palco della kermesse grillina “Italia 5 Stelle” a svelare alcuni retroscena raccontando la scena dell’imbarazzo generale: “Mentre parlava Beppe Grillo a Luigi Di Maio scendevano gocce gelide di sudore dalla fronte” .  Una situazione imbarazzante che subito dopo si è trasformato nel dover prendere le distanze dal proprio leader-garante. In una sola parola: scaricarlo !

Ascoltando  gli attacchi di Grillo al Presidente della Repubblica  Sergio Mattarella, a cui Grillo vuole togliere poteri, poi quelli al presidente francese Emmanuel Macronviolentato da un anziano” per finire con la squallida battuta sull’alleato di governo  Matteo Salviniera meglio se sua mamma prendeva la pillola“, in un momento così difficile per l’Italia sotto osservazione dai mercati finanziari e dai commissari europei, sul palco è calato il gelo con le facce impietrite dei ministri a 5 Stelle.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per fortuna era già andato via, dopo aver aveva parlato soltanto mezz’ora prima su quello stesso palco. Il  Movimento ha dovuto prendere le distanze. Fonti ben qualificate interne al M5S hanno immediatamente precisato che “né le forze di maggioranza né il governo intendono riformare i poteri del Presidente della Repubblica. Tale proposito non è infatti presente nel contratto di governo“.

 

Il comico Grillo come al solito è stato fiume in piena, ma ha dato una scossa agli attivisti che hanno partecipato a “Italia 5 Stelle”. La scossa emotiva di un tempo quando non c’erano le auto blu, le giacche e le cravatte ministeriali, che la gente sotto al palco desiderava per rivivere i tempi passati, o meglio, volati via nella valle dei ricordi sbiaditi . Una kermesse che non è stata di lotta al potere come quelle delle scorse edizioni, adesso il potere lo rappresentano quelli che stavano sopra il palco, quelli che hanno sistemato, amici, parenti e collaboratoti dell’ultima ora sulle varie poltrone ministeriali

 

 

I cartelli No-Tap, No-Tav  erano presenti, ma esposti a fatica, scomparsi quelli a favore della chiusura dell’ ILVA,  L’immagine che si è valuta dare è quella di” governo” e come ha sostenuto proprio Di Maio nell’annunciare l’intervento del premier Conte: “Non era mai accaduto che un presidente del consiglio dei ministri salisse sul nostro palco“. E forse potrebbe essere anche l’ultima. Il Presidente del consiglio non ha commentato gli attacchi di Grillo sostenendo che  “il leader M5s non è un componente del governo“.

Gelida anche la reazione del ministro dalla Difesa, Elisabetta Trenta che al termine della manifestazione si limita a un “no comment” mentre persone del suo staff poco più tardi si affannano nel confermare la sua “massima fiducia nel Capo dello Stato“. Il  Movimento, ha cercato di smussare, di mettere la sordina  alle parole di Grillo, definendole come “esternazioni personali”, confermando piena e totale fiducia al Presidente Mattarella nel suo ruolo di Garante della Costituzione .

Nonostante tutto ciò  al Circo Massimo Beppe  Grillo si è preso la scena scaldando la piazza, quelli che ancora ci credono, ben distanti dai propri ministri in giacca e cravatta ed auto blu, dopo averli etichettati per anni come “privilegi da cancellare“.

Grillo ha mostrato una ‘manina‘ di plastica, con un chiaro riferimento alle polemiche degli ultimi giorni sulla presunta manipolazione denunciata (solo a parole)  da Luigi Di Maio del decreto fiscale . Ha preso le distanze dal leader della Lega, anche se riconoscendogli la capacità di mantenere la parola data. Ma rispetto a Salvini ha detto Grillo “noi siamo strutturalmente diversi come Dna… L’etica della politica è la lealtà, Salvini è uno che dice una parola e la mantiene” e “questo è un miracolo“.

Grillo ha scatenato però una bufera politica, con il suo intervento e l’attacco riferito ai ‘troppi’ poteri del Capo dello Stato: “Mi hanno accusato di vilipendio per una “battutina” che ripeto anche qui. Poi c’è stata la storia dell’impeachment. Noi – ha gridato il fondatore del M5S – dobbiamo riformare” il ruolo del Presidente della Repubblica, “nomina 5 senatori a vita, è capo delle forze armate e del Csm. Bisogna togliere questi poteri“. Di cattivo gusto ed inopportune le sue battute contro Salvini e Macron.

La folla si diverte ed applaude. Subito dopo tocca a Dino Giarrusso ed al senatore Pierpaolo Sileri parlare dei “mutui che si sono già alzati perché i mercati fanno paura“, ed allora questa volta i ministri M5s iniziano a sudare freddo prendendo le distanze come mai accaduto sinora dal loro “garante” cofondatore del M5S. Una distanza che ormai sembra molto più di una semplice separazione. Il cambiamento si è completato. Il Movimento 5 Stelle vuole essere un partito come gli altri.

Il fondatore può essere scaricato.




Processo Cucchi. Il ministro della Difesa Trenta: "In tanti dobbiamo chiedere scusa". Ilaria Cucchi attacca il generale Nistri

ROMA – Adesso che le bugie, i depistaggi e le omissioni stanno venendo finalmente alla luce arriverà la verità processuale, nel frattempo, almeno parzialmente, iniziano ad arrivare anche i “mea culpa” di quello Stato che aveva in custodia Stefano Cucchi e invece di proteggerlo lo ha fatto morire. “Io credo che in tanti dobbiamo chiedere scusa. Erano molti quelli che dovevano vedere e non hanno visto” ha detto  il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, emozionata davanti ai giornalisti, al termine di un incontro con Ilaria Cucchi che è durato quasi un’ora.

“Grazie per avermi fatta sentire accolta dallo Stato dopo anni” risponde la sorella di Stefano in tarda serata dopo aver parlato nuovamente con il ministro in una lunga telefonata. All’incontro al ministero ha partecipato anche l’avvocato della famiglia Fabio Anselmo ed il Generale Giovanni Nistri comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, con cui ci sono stati però alcuni momenti di freddezza; un confronto teso quello fra la stessa Ilaria Cucchi e il generale soprattutto in relazione agli accertamenti che l’Arma sta conducendo sui militari coinvolti nella vicenda. Ed è stato questo il motivo che ha spinto Ilaria a non incontrare la stampa al termine dell’incontro.

Nei giorni scorsi Ilaria Cucchi su Facebook non era stata molto “tenera” con l’ Arma scrivendo “Apprezzo molto le prese di posizione delle alte cariche istituzionali sul “caso Cucchi” cioè sull’uccisione di mio fratello. Tuttavia non comprendo proprio la necessità di esprimere solidarietà e difesa all’Arma dei Carabinieri per due semplici motivi: il primo è perché noi non abbiamo mai attaccato l’Arma dei Carabinieri come Istituzione ed il secondo è perché chi ha infangato la divisa e l’Arma sono non solo coloro che pestarono a morte Stefano ma tutti coloro che li coprirono o prestarono loro solidarietà e vicinanza. Il solo modo per tutelare il prestigio e l’onore dell’Arma è perseguire, punire ed espellere tutte queste persone dall’Istituzione”

Ilaria Cucchi durante l’incontro con il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri

“Chiedo scusa ai giornalisti – ha scritto su Facebookche ci stavano aspettando ma non me la sono sentita di rilasciare dichiarazioni. Non era quella la sede per una una cittadina normale come me. La Ministra della Difesa Trenta è stata estremamente umana e gentile nei nostri confronti però visto come è andato l’incontro, non per responsabilità sua, non mi sentivo di dire nulla. Rispetto profondamente l’Arma dei Carabinieri ma vorrei che vi fosse uguale rispetto per il processo in corso per far luce sulla morte di mio fratello“.

Quando nove anni fa Stefano Cucchi entrò in una caserma dei Carabinieri e subì, stando a quando ha raccontato il vice brigadiere Francesco Tedesco accusando due suoi commilitoni, un pestaggio in piena regola, la Trenta non era ministro della Difesa. Ma oggi è lei, con il ministro dell’Interno, il responsabili politici dell’operato dei Carabinieri e, dunque, a lei spetta dare le risposte politiche. La prima l’ha già data, visto che è stato il primo ministro della Difesa a ricevere Ilaria. “Sono felice che che la signora Cucchi abbia accettato l’incontro, è’ stato un bel momento”.

Dal canto suo Ilaria, nella telefonata serale, ha ringraziato il ministroper l’umanità e per l’incontro“: “mi avevano detto che eri una persona stupenda ed ho trovato conferma“. Certo le risposte che la famiglia di Stefano chiede sono ben altre, al di là dell’individuazione dei responsabili materiali del pestaggio. Chi ha depistato le indagini? Fino a che livello nell’Arma sapevano? Chi ha manomesso atti ufficiali?C’è una indagine in corso e non è mio compito scendere nei dettagli – ha risposto il ministro – Chi ha sbagliato pagherà ed è quello che vogliamo tutti“.

Però il titolare di via XX settembre non può sviare l’altra domanda. Ha chiesto scusa alla famiglia di Stefano? “In tanti dobbiamo chiedere scusa” perché “tanti sono quelli che non hanno visto. Io devo chiedere scusa come governo se c’è stata una parte delle istituzioni che non ha visto”. Ma Trenta ha voluto sottolineare anche altri elementi emersi nel corso dell’incontro. “La sete di giustizia” della famiglia di Stefano, “che è lo stesso principio su cui si fonda l’Arma dei Carabinieri”, e la “fiducia nello Stato” che “da parte mia, dell’Arma e della famiglia Cucchi non è mai venuta a mancare“.

C’è un ulteriore concetto che sta a cuore al ministro e che in questa vicenda comunque vada, lo Stato  ha perso. Il rispetto. Per il dolore della famiglia Cucchi, ovviamente, ma anche “per l’Arma e per tutti i Carabinieri che ogni giorno garantiscono la nostra sicurezza“. E’ per questo che ha insistito molto sul concetto di unità. “Quando c’è uno scollamento tra le istituzioni e la società civile c’è sempre una responsabilità della politica. Io credo fortemente nel dialogo e credo che la politica debba aver il compito di unire, non di dividere“.

“Il Comandante dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri non ha portato avanti alcun sproloquio e non ha manifestato nei confronti di nessuno pregiudizi punitivi. Ero presente, se lo avesse fatto sarei intervenuta! Semplicemente, ha rimarcato l’obbligo per tutti i gradi al rispetto delle regole, il che rientra nelle sue prerogative di Comandante“. Così in un post su Facebook il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, replica ad Ilaria Cucchi a proposito dell’incontro con il generale.

“L’unica cosa che Nistri si è sentito di dirmi – ha dichiarato la Cucchi – è che gli unici testimoni che hanno avuto il coraggio di rompere l’omertà verranno puniti con procedimenti disciplinari di Stato e non ci ha detto il perché. Nessun riferimento e «mani alzate» da parte del comandante generale dell’Arma – secondo quanto riferito ancora alla conferenza stampa della Cucchi – in merito alla catena gerarchica che avrebbe dato l’ordine, secondo alcune testimonianze, di modificare i verbali sul detenuto dopo la sua morte”

“Non sto offrendo una mia personale interpretazione dei fatti – sottolinea il ministro Trenta gettando acqua sul fuoco in un post – sto raccontando solo quel che è successo. Se c’è stata una incomprensione non trapelata durante l’incontro mi spiace, poiché la natura stessa dell’incontro era quella di favorire un confronto aperto e trasparente“. “Nelle dichiarazioni alla stampa – aggiunge il ministro della Difesa  – mi sono commossa. Sento forte la responsabilità di questa vicenda, anche se sono ministro da pochi mesi. E vorrei che questo senso di responsabilità fosse condiviso. In modo umano“.

“Dal generale Nistri mi sarei aspettata non dico delle scuse, perchè avrebbe potuto essere per lui troppo imbarazzante, ma certo non 45 minuti di sproloquio contro Casamassima, Rosati e Tedesco, gli unici tre pubblici ufficiali che hanno deciso di rompere il muro di omertà nel mio processo“. Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, parlando dell’incontro avuto ieri a Roma con il comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri. Riccardo Casamassima e la moglie, Maria Rosati, entrambi carabinieri, con le loro dichiarazioni hanno permesso la riapertura del processo. Davanti ai giudici avevano raccontato di avere subito conseguenze sul lavoro per avere parlato del pestaggio di Cucchi. Francesco Tedesco ha accusato del pestaggio di Cucchi i coimputati Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.

“In un processo dove stanno emergendo gravissime responsabilità, siamo sicuri che vi sia proprio adesso una insopprimibile esigenza di punire proprio coloro che hanno parlato? Questo processo io, Fabio e la mia famiglia lo abbiamo fortissimamente voluto e ora il generale vuole colpire tutti coloro che hanno parlato” ha detto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, riferendosi all’incontro avuto ieri a Roma con il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e con il comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri.




Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta al Premio Castel Gandolfo assegnato al prefetto Francesco Tagliente ed al fotografo Rino Barillari

Elisabetta Trenta

ROMA – Grande attesa per “Premio Castel Gandolfo 2018”, la kermesse di fine estate sul “lago del Papa” alle porte di Roma, che si terrà venerdì sera 7 settembre 2018 presso la struttura “I Quadri”, uno scenario mozzafiato sul Lago Albano. All’importante evento, patrocinato dalla Regione Lazio e dal Comune di Castel Gandolfo hanno già aderito  il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e rappresentanti di istituzioni e del mondo della comunicazione e della magistratura, nonché amministratori e artisti. Special guests della serata saranno le attrici Melania Fiore e Valeria De Luca e la vocalist interprete Cinzia Tedesco.

Ad ideare, promuovere e organizzare la manifestazione che quest’anno avrà come filo conduttore la sicurezza dei cittadini e la comunicazione,  due associazioni culturali: Agensal e CulturiAmo. L’evento sarà condotto dalla giornalista Chiara Rai insieme a Katia Domanico e Remo Bianchi. La giuria del Premio Castel Gandolfo 2018 quest’anno ha ritenuto di assegnare il riconoscimento personalità di grande rilievo. Il logo dell’evento è stato realizzato dall’artista Masha Cavaterra.

Al Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma e Firenze , una vita dedicata al servizio dei cittadini tenendo come filo conduttore i valori fondanti della Repubblica, il decoro e il contenimento dei costi di gestione, antesignano della spending review nella pubblica amministrazione. Il suo approccio alla gestione della sicurezza e dei grandi eventi è stato ripreso anche dalla stampa estera. Ha messo al primo posto il servizio ai cittadini tenendo in cima alla scala dei valori la persona umana rivolgendo una costante attenzione alle fragilità.

A Rino Barillari , noto in tutto il mondo come “The King of Paparazzi, per aver contribuito al prestigio della comunicazione italiana, grazie ai suoi scatti che hanno immortalato gli anni della Dolce Vita, capi di stato, altezze reali e grandi personaggi del cinema e dello spettacolo: da Richard Burton a Liz Taylor, da Frank Sinatra a Brigitte Bardot con Gunther Sachs; da Audrey Hepburn e Mel Ferrer a Peter O’Toole ubriaco.

Rino Barillari

A Roberta Bruzzone, graffiante e popolare criminologa psicologa forense e investigativa  ospite costante a talk show televisivi come il programma “Porta a Porta” su Rai 1. Le sue analisi della scena del crimine e il suo costante impegno nel contrasto della violenza di genere rappresenta un modello di riferimento.

A Mammad Ahmadzada, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica dell’Azerbaigian nella Repubblica Italiana, concorrente nella Repubblica di Malta e la Repubblica di San Marino e Rappresentante permanente della Repubblica dell’Azerbaigian presso le organizzazioni delle Nazioni Unite a Roma (FAO, IFAD, WFP) dal 2016. All’ambasciatore è stato concesso il premio per vicinanza e simpatia verso il popolo azzero nonché per i proficui e duraturi rapporti tra cultura italiana e quella dell’Azerbaigian.

Riconoscimenti verranno assegnati a persone che si sono distinte per il loro valore e impegno civico promuovendo il nostro territorio anche all’estero. Verrà premiato Luigi Brunamonti che ha trascorso 12 anni a Parigi rappresentando il meglio della cucina italiana al servizio dei presidenti francesi Macron e Sarkozy, la holding della moda Louis Vuitton e altri personaggi.

Un riconoscimento andrà anche al maestro Giulio Pettinato, autore del ritratto “Premio Castel Gandolfo”. Attivo da molti anni nel settore della scenografia. Ha realizzato decorazioni ed interventi artistici anche per luoghi religiosi. Sarà premiato anche Federico Bronzi il quale ha manifestato grande senso civico e spirito di volontariato sociale soprattutto nella ricerca di persone scomparse.

 

 

 




Il Presidente Mattarella chiama il premier Conte e sblocca nave Diciotti. Il Viminale esprime “stupore”. Ecco cosa è successo

ROMA –  Il caso della nave Diciotti continua a creare fibrillazioni nel governo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sentito ieri il premier Conte e ha chiesto informazioni sulla vicenda. Ha fatto sapere di seguire con attenzione la vicenda della nave militare bloccata al porto di Trapani. Qualche ora dopo è arrivato l’annuncio di Conte che in una nota scrive: “Sta per iniziare lo sbarco dei migranti che sono a bordo della nave Diciotti“. Il premier fa sapere che è stata completata l’identificazione delle persone a bordo “con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato”. Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti e l’ascolto di tutti i testimoni

Fonti del Viminale in serata hanno espresso “stupore” per la telefonata del presidente della Repubblica  Mattarella al premier Conte in merito alla vicenda della nave Diciotti. Le stesse fonti esprimono “rammarico” per la decisione della Procura di Trapani di non emettere alcun provvedimento restrittivo. “Dietro il cambio di passo” scrive il quotidiano La Stampa, “l’intervento diretto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha chiamato Conte nel pomeriggio per avere informazioni sulla vicenda e soprattutto perché si risolvesse una crisi ormai arrivata al livello di guardia, sottolineando il fatto che a bordo ci sono minorenni, donne e persone malate. Senza dimenticare che Mattarella è il capo delle Forze Armate e la Diciotti, almeno fino a quel momento, una nave militare italiana bloccata in un porto italiano“.

L’Huffington Post riassume la vicenda così:Dopo quarantott’ore assurde, rimane impresso su pellicola il film di un governo diviso sull’approdo di una nave facente parte di un corpo della sua stessa marina militare, che si è rimpallato le responsabilità e ha avallato l’una o l’altra ricostruzione dei fatti a seconda della convenienza del momento. Di un presidente del Consiglio del tutto silente. E di un Capo dello Stato che, di fronte a un caos a tratti inspiegabile, ha sentito il dovere di intervenire“.

Il confronto nel governo è sulle competenze, trattandosi appunto di una nave militare. “Non voglio farmi prendere in giro. Finché non c’è chiarezza su quanto accaduto non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa al mio posto se ne assumerà la responsabilità“, ha sottolineato il ministro degli Interni Matteo Salvini prima che la nave attraccasse. “O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state – e allora devono pagare – o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera“, ha proseguito (Corriere della Sera).

 

La polemica pubblicamente è tra la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta e il leghista ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio che in materia di sbarchi aveva detto che la Trentaparla a titolo personale“. “Sui migranti c’è un tavolo interministeriale, composto dalla Difesa, dagli Interni e dagli Esteri e delle Infrastrutture, che ho voluto io – ha spiegato Conteche si è già incontrato 4-5 volte e che ha le sue prerogative e le sue competenze per esprimersi“. Il braccio di ferro sul caso dei 67 che erano a bordo della Vos Thalassa continua. “Nessun braccio di ferro con Salvini, aspettiamo la magistratura“, ha rimarcato il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Il vice premier Luigi Di Maio ha invece espresso pieno rispetto per Mattarella.  “Se il Presidente della Repubblica è intervenuto in questa vicenda – ha detto Di Maio intervenendo alla trasmissione Rai Agorà (quella che Beppe Grillo minacciava di voler chiudere…n.d.r.)  – bisogna rispettare il Presidente e soprattutto fare in modo che quando ci siano delle questioni del genere le procedure siano più veloci…Noi avevamo la preoccupazione che dovesse essere perseguito chi aveva commesso violenza sulla nave, ma deve esserci un messaggio chiaro: i cittadini si aspettano che la giustizia trionfi sempre e in questi casi bisogna accertare che se ci sono stati degli illeciti le persone siano individuate e perseguite. Ha competenza la magistratura, aggredire gli equipaggi non è accettabile. Che Salvini abbia esagerato o meno non me ne frega niente, la cosa importante è che con l’intervento del Presidente si sia sbloccata la situazione“.

Il ministro Salvini ha parlato anche lui  questa mattina, cercando di rimediare alle dichiarazioni della notte: “Il presidente della Repubblica  non si è mai intromesso in quello che io ho fatto come ministro dell’Interno. Io non ho niente da chiarire; se comunque Mattarella vuole capire cosa ho fatto io sono a disposizione, ma la lotta ai clandestini è una delle priorità del Paese. L’unica cosa che mi farebbe arrabbiare è che tutti gli sbarcati della Diciotti finissero a piede libero, qualcuno deve pagare, ci deve esser certezza della pena. Mi auguro la Procura faccia in fretta, non può finire a tarallucci e vino“.

All’attacco di Salvini ha anche resistito la Procura di Trapani diretta da Alfredo Morvillo. I magistrati titolari delle indagini, Morri, Tarondo e Verzera hanno deciso di iscrivere nel registro degli indagati, senza procedere al fermo, i due migranti denunciati da Sco, Squadra Mobile di Trapani e Nucleo speciale investigativo della Guardia Costiera, per la (presunta) rivolta  a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa che aveva salvato i 67 migranti poi trasbordati sulla nave Diciotti.

Stanotte presso l’Hot-spot di Milo che si trova alla periferia di Trapani, i poliziotti hanno sentito tutti i migranti, eccetto i due indagati, per capire cosa è davvero successo a bordo della Thalassa, il cui comandante , il rumeno Dobrescu Corneliu, sentito dalla Polizia ha raccontato di essere stato costretto a cambiare domenica notte la rotta della nave, mettendo la prua verso l’Italia e non più in direzione Libia. Gli investigatori in giornata dovranno consegnare una nuova informativa al pool di pm della procura trapanese  Al momento non è stato disposto  nessun arresto per il sudanese Ibrahim Bushara, e per Hamid Ibrahim, che al momento sono solo indagati a piede libero per “concorso in violenza privata continuata e aggravata“. Nessuna iscrizione invece per il reato di impossessamento di nave. Uno dei due assieme ad un terzo migrante sono poi sospettati di essere stati scafisti.

Non c’è ancora alcuna certezza su quanto accaduto sulla Thalassa. Sahar Ibrahim una mediatrice culturale di Intersos Unicef, che ha operato a bordo della nave Diciotti, a sbarco finito ha raccontato ai giornalisti , che per quanto raccontato dai migranti che a bordo della nave Thalassa non vi sarebbe stata alcuna rivolta ma solo una reazione di paura per vedersi fermi in mare dopo essere stati tratti in salvo e di avere percepito che potevano essere riportati in Libia. Ha anche detto che una delle donne nelle fasi di trasbordo sulla Diciotti dalla Thalassa si è anche fratturata un piede.




Marina Militare: pronta l’unità di supporto logistico “Vulcano”

ROMA – E’ stata varata nel cantiere navale di Muggiano  “Vulcano” l’unità di supporto logistico Lss (Logistic Support Ship) , commissionata a Fincantieri nell’ambito del piano di rinnovamento della flotta della Marina Militare. Alla cerimonia hanno partecipato il ministro della Difesa Elisabetta Trenta – accolto dal presidente di Fincantieri  Giampiero Massolo e dall’amministratore delegato Giuseppe Bono e  – il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di squadra Valter Girardelli. Madrina del varo della nave, Maria Teresa Piras, vedova del sottotenente di vascello Emilio Attramini, morto nell’incidente del Monte Serra.

La”Vulcano” ha una lunghezza di 193 metri e può ospitare a bordo 235 persone tra equipaggio e specialisti. E’ un’unità di supporto logistico alla flotta dotata, tra le altre cose, di capacità ospedaliera e sanitaria grazie alla presenza di un ospedale completamente attrezzato. La nave coniuga capacità di trasporto e trasferimento ad altre unità navali di carichi liquidi (gasolio, combustibile avio, acqua dolce) e solidi (parti di rispetto, viveri e munizioni) e di effettuare in mare operazioni di riparazione e manutenzione a favore di altre unità.

Il programma pluriennale per il rinnovamento della flotta della Marina Militare prevede la costruzione, anche di un’unità da trasporto e sbarco (Landing Helicopter Dock), prevista in questo cantiere con consegna nel 2022, nonché di sette Pattugliatori Polivalenti d’Altura, con ulteriori tre in opzione. Il varo del primo pattugliatore è previsto nel 2019, con consegna nel 2021. Le consegne dei successivi sono previste nel 2022, 2023, 2024 con due unità, 2025 e 2026. La caratteristica fondamentale comune a tutte e tre le classi di navi – spiega una nota – è il loro altissimo livello di innovazione che le rende estremamente flessibili nei diversi profili di utilizzo con un elevato grado di efficienza. In particolare queste unità presentano un doppio profilo di impiego, quello tipicamente militare e quello a favore della collettività; in aggiunta hanno un basso impatto ambientale, attraverso avanzati sistemi di propulsione ausiliari a bassa emissione inquinante.