Le strane decisioni "postdatate" della Federcalcio, ed i debiti dell' "armata brancaleone" Zelatore-Bongiovanni

Le strane decisioni "postdatate" della Federcalcio, ed i debiti dell' "armata brancaleone" Zelatore-Bongiovanni

Una sentenza federale molto pesante, ed inspiegabile con una squalifica per tre mesi per il presidente Giove ed un punto di penalizzazione in classifica per la squadra, per lo stipendio di giugno 2017 dovuto dalla proprietà di allora (che non sbagliavano a definire un’ Armata Brancaleone a caccia di visibilità ed affari “facili”) , cioè l’ accoppiata Zelatore e Bongiovanni, e pagato a dicembre 2017 dalla società passata nelle mani di Giove.

Massimo Giove

TARANTO – Ancora una volta la società guidata da Massimo Giove si trova a pagare per la precedente mala gestione e le follie dell’ accoppiata Zelatore-Bongiovanni, che hanno lasciato una società piena di debiti a riprova della loro inadeguata solidità economica finanziaria. Pensate che non avevano neanche pagato delle competenze notarili oltre a stipendi a tecnici e giocatori. Questa volta si tratta dello stipendio di giugno 2017 dovuto dalla proprietà di allora (che non sbagliavano a definire un’ “Armata Brancaleone” a caccia di visibilità ed affari facili) , cioè guidata dalla coppia Zelatore e Bongiovanni, non corrisposto ai calciatori   Stendardo, Altobello e Maurantonio, che vennero tre aggrediti nel marzo 2017 da un gruppetto di delinquenti mentre la squadra di allora si stava allenando,  che poi si misero in una discutibile malattia sino alla fine della stagione calcistica di Lega Pro come ripicca con la società.

L’ “armata brancaleone” Zelatore e Bongiovanni

Il Taranto Calcio successivamente passato nelle mani di Massimo Giove ,  rendeva noto  il 18 dicembre 2017 che che per adempiere alle prescrizioni del Collegio Arbitrale di Lega Pro, aveva provveduto ad onorare gli insoluti dei calciatori Roberto Maurantonio, Errico Altobello e Mariano Stendardo, tesserati del Taranto F.C. 1927 nella stagione sportiva 2016/17, quindi gestioni precedenti. Questo procedimento doveva quindi essere chiuso dalla Procura Federale nel 2017, quando i tre giocatori erano stati pagati, ma dati i suoi ridicoli tempi biblici, arriva guarda caso oggi proprio mentre la società del Taranto è in corsa per conquistare sul campo la tanta desiderata promozione in Lega Pro,  è arrivata una sentenza molto pesante, con una squalifica per tre mesi per il presidente Giove ed un punto di penalizzazione in classifica per la squadra (incolpevole) che adesso è finita al terzo posto in classifica, a 5 punti dal Picerno ed a 1 dal Cerignola.

Questa mattina abbiamo letto delle ricostruzioni a dir poco imbarazzanti pubblicate dai soliti pennivendoli locali che parlano di “documentale e puntuale ricostruzione dei fatti operata dalla Procura federale non può lasciare spazio ad altre interpretazioni all’evidenza in contrasto con l’Ordinamento federale” dimostrando ancora una volta il basso livello della stampa sportiva (e non solo) jonica. Infatti con la gestione Giove il Taranto Calcio ha sempre pagato tutto e tutti, alla faccia dei soliti “gufi” di provincia.

Una decisione totalmente sbagliata ed immotivata, contro la quale presenteremo ricorso“, ha commentato Giove il quale chiarisce che “ Così stanno danneggiando il calcio tarantino, in quanto i tre calciatori sono stati pagati dal sottoscritto puntualmente una volta depositati i lodi arbitrali. Ho tutta la documentazione che lo attesta. Inoltre stiamo parlando di lodi di Lega Pro che seguono una normativa che non ha attinenza con la serie D, ed   è incomprensibile quindi che questa sanzione si applichi in questo campionato, ed in questa categoria, a due anni di distanza dai fatti, che ricordo fanno parte della vecchia gestione.“.

La società ha organizzato nel pomeriggio una conferenza stampa allo Stadio Iacovone con il presidente Massimo Giove, il direttore generale Gino Montella e l’ avvocato Fabio Fistetto, che ha rappresentato purtroppo senza successo la società in giudizio. In tutto questo stride il silenzio della politica locale che non difende i colori della ciottà, vittima dell’ennesima ingiustizia sportiva. Così si uccide lo sport, e si danneggia la città, se qualcuno che gioca a fare il politico arriva a capirlo…

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