In ricordo di un grande amico: il giornalista Peppe D'Avanzo

In ricordo di un grande amico: il giornalista Peppe D'Avanzo

Un bellissimo editoriale di Attilio Bolzoni da sempre “firma” del quotidiano LA REPUBBLICA in ricordo dell’indimenticato inviato Giuseppe D’ Avanzo. Un maestro, un esempio per tutti noi di cosa sia il vero giornalismo investigativo e d’inchiesta

di Attilio Bolzoni

Sono gli articoli di Giuseppe D’Avanzo, il nostro amico Peppe. Lui se n’è andato sette anni fa giusto oggi – era il 30 luglio del 2011 – e noi oggi vi proponiamo nel blog “Mafie” su Repubblica.it una dozzina di suoi scritti per ricordarlo. Grande giornalista, “firma” di Repubblica ma anche tanto altro nel pubblico e nel privato, quale modo migliore per rievocare la figura di Giuseppe D’Avanzo se non attraverso il mestiere che lo ha appassionato per tutta la vita?

Peppe ha seguito – prima come inviato speciale e poi come editorialista – tutte le vicende della politica italiana per un trentennio, ha esplorato i territori del nostro Meridione, ha analizzato i casi più scabrosi di malaffare e di corruzione del Paese. Ma qui, in questa serie del blog “Mafie”, riportiamo alcune sue cronache e alcuni ritratti che ha dedicato a personaggi appartenenti a Cosa Nostra e a giudici che Cosa Nostra l’hanno combattuta.

Questi articoli di Peppe li ho ripescati in archivio non tanto inseguendo un filo o una traccia definita ma semplicemente rincorrendo i miei pensieri, ricordi di trasferte passate insieme giù a Palermo o in qualche Tribunale dove il giornale ci aveva inviato per il resoconto di un processo con qualche imputato eccellente, per indagare su un “caso” che non era stato ancora sufficientemente approfondito, per scoprire cosa c’era dietro le “spontanee dichiarazioni” di boss che chiamavano in causa uomini di governo come Silvio Berlusconi.

La puntata del blog che ricorda Giuseppe D’Avanzo si apre però con una straordinaria – e davvero unica – intervista che Peppe ha firmato insieme ad Eugenio Scalfari. Loro due da una parte, il pentito Tommaso Buscetta dall’altra. E’ del dicembre del 1992. Con don Masino che parla per la prima volta da quando – dopo le sue confessioni al giudice istruttore Giovanni Falcone dell’estate del 1984 – aveva trovato riparo e protezione negli Stati Uniti d’America. Un’intervista densa, carica di emozioni. Con Buscetta che si abbandona ai due giornalisti appena sette mesi dopo la strage di Capaci.

Poi ci sono i colloqui che Peppe ha avuto con due pentiti che gli hanno raccontato chi era Totò Riina e come  – da Corleone – aveva conquistato la Sicilia e voleva conquistare l’Italia. Ci sono un paio di corrispondenze da Palermo, ci sono anche due incontri avvenuti subito dopo le bombe e i massacri di ventisei anni fa. Uno è con il procuratore Paolo Borsellino, subito dopo l’uccisione di Falcone. E’ del 30 maggio 1992. Diceva Borsellino: “Non nascondo di avere paura di perdere l’entusiasmo per il mio lavoro di magistrato. Nonostante questo timore continuerò a lavorare come sempre con lo stesso impegno”. Non ne ebbe il tempo.

Un altro con Alfredo Morvillo, subito dopo l’uccisione di Borsellino. E’ del 22 lugli 1992. Diceva Morvillo: “Ho una gran voglia di lasciar tutto, di andar via da questa maledetta città dove gli uomini non si uccidono soltanto, no, gli uomini vengono ridotti a neri tizzoni, a spoglie scomposte, dove si celebrano funerali con bare vuote”». Cronache della storia italiana più recente.

Firmate tutte da lui. Dal nostro inviato Giuseppe D’Avanzo.

 

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