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29 Gennaio 2026 09:53

Contributi per l’editoria: indagini della Guardia di Finanza a Taranto

CdG redazione CorriereLa Guardia di Finanza di Taranto su delega del  Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria  sta svolgendo a Taranto degli approfonditi accertamenti sulla Cooperativa Dossier di Grottaglie editrice del quotidiano (Taranto) Buona Sera, cooperativa e testata rilevata in Campania da un gruppo di persone “legate” all’ ex-ministro socialista Claudio Signorile, giornale nato sulle ceneri della precedente iniziativa editoriale Taranto Sera naufragata nei debiti, e sulla Cooperativa 19 luglio in liquidazione coatta amministrativa (procedura fallimentare) editrice del quotidiano Corriere del Giorno di Puglia e Lucania con la quale non abbiamo alcun collegamento nè societario nè giornalistico , che ha cessato definitivamente le pubblicazioni il 30 marzo 2014, con riferimento ai relativi bilanci e documentazioni presentati per ottenere i contributi di legge previste dalle vigenti norme di Legge sull’ Editoria, richiesti dalle due cooperative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’editoria.

Giuseppe Ciarrapico
nella foto l’ex-senatore Giuseppe Ciarrapico

Nel frattempo  a Roma è stato condannato a tre anni di reclusione Giuseppe Ciarrapico, ex presidente della Roma calcio ed ex senatore Pdl, per aver truffato, secondo l’accusa, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’editoria, in qualità di titolare della “Nuova Editoriale Oggi” e della “Editoriale Ciociaria Oggi”.  Ciarrapico, avrebbe ricevuto  fino al 2010 senza averne i requisiti, la somma di 20 milioni di euro sotto forma di contributi per l’editoria. Assolti Tullio Ciarrapico, figlio di Giuseppe, ritenuto soggetto di riferimento nella gestione e nell’organizzazione dell’attività editoriale, e due segretarie del Gruppo, Cristina Tirabassi e Stefania Mastrantonio.

A Giovanni De Sanctis, per la procura legale rappresentante della “Print Management” e della “Polaris srl, società del gruppo Ciarrapico, è stata inflitta, infine, la pena di un anno e sette e mesi di reclusione per aver, in concorso con il patron, evaso le imposte indicando nelle dichiarazioni annuali del 2004 e del 2006 elementi passivi fittizi avvalendosi di documenti per operazioni inesistenti.

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