Condannato viceministro Rixi per le "spese pazze" (non sue) in Liguria. E correttamente si dimette

Condannato viceministro Rixi  per le "spese pazze" (non sue) in Liguria. E correttamente si dimette

Al viceministro leghista dimissionario è inflitta una condanna di 3 anni e 5 mesi con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici

GENOVA – Il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi è stato condannato a 3 anni e 5 mesi dal Tribunale di Genova per le cosiddette ‘spese pazze‘ in Regione Liguria negli anni dal 2010 al 2012. Rixi, accusato di peculato e falso, all’epoca dei fatti capogruppo regionale della Lega. Il pm Francesco Pinto aveva chiesto per lui una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione. Per Rixi è stata applicata anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e disposta la confisca 56.807,35 euro. Con la pena superiore ai due anni, essendo in ballo un reato contro la pubblica amministrazione, si sarebbe potuta applicare la legge Severino, che in particolari circostanze vale anche dopo verdetti di primo grado.

Rixi avrebbe rischiato la sospensione, fino a 18 mesi, dal seggio di deputato che ha conquistato alle Politiche del 4 marzo 2018 con un boom di preferenze. Non c’è invece alcun automatismo sulla nomina a viceministro, ottenuta dopo la formazione del governo Conte. La norma voluta dall’ex ministro della Giustizia Paola Severino (governo Monti, 2012) incide infatti soltanto sulle cariche elettive. Rixi avrebbe insomma avuto titolo a rimanere numero due dei Trasporti e per questo si sarebbe materializzato, come premesso, lo “scenario Siri

Il politico risponde di esborsi per oltre 30 mila euro sostenuti perlopiù dai suoi ex colleghi Maurizio Torterolo e Francesco Bruzzone (il secondo è oggi senatore), approvati in qualità di capogruppo. Tra le spese sospette figurano pranzi e cene in giorni festivi, in Costa Azzurra oppure – e di queste a Rixi si chiedeva conto in prima persona – per partecipare a raduni a Pontida. In altri frangenti sarebbero stati fatti passare come pagati dai consiglieri, e poi vidimati sempre da Rixi, scontrini in realtà di collaboratori esterni al partito, che quindi non avevano diritto al risarcimento.

La difesa di Rixi aveva chiesto l’assoluzione o, in alternativa, la condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche, reato prescritto. Il suo avvocato, Maurizio Barabino, ha annunciato come facilmente prevedibile  il ricorso in appello.

“Sono tranquillo. Ho sempre agito per il bene degli italiani. Conto sull’assoluzione perché non ho mai commesso alcun reato, ma per l’amore che provo per l’Italia e per non creare problemi al governo ho già consegnato nelle mani di Matteo Salvini le mie dimissioni”, ha fatto subito sapere attraverso una nota il viceministro. Dimissioni subito accettate dal vicepremier e leader della Lega. “Ringrazio Edoardo Rixi per l’incredibile lavoro svolto fino ad ora. Da tempo ho nelle mani le sue dimissioni, che accetto unicamente per tutelare lui e l’attività del Governo da attacchi e polemiche senza senso“, ha dichiarato Salvini.

La vicenda processuale infatti rischiava di aprire un nuovo scontro nell’esecutivo. Nei giorni scorsi la Lega infatti aveva blindato il viceministro (“Resta anche se condannato“) dagli attacchi del M5s, subito tornato alla carica dopo la condanna. “Rixi da condannato non può rimanere al Governo“.

Come risarcimento, il leader della Lega annuncia: “Oggi stesso nomino Edoardo Rixi responsabile nazionale trasporti e infrastrutture della Lega, riconoscendogli capacità e onesta assolute“. E commenta: “Io rispetto le sentenze e conto su una assoluzione a fine processo, ma trovo incredibile che ci siano spacciatori a piede libero, e sindaci, amministratori e parlamentari accusati o condannati senza uno straccio di prova“.

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