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23 Giugno 2026 03:57

Caso Tiziana Cantone, procura chiede archiviazione

Secondo i magistrati "Non sussistono elementi per l'ipotesi di istigazione a suicidio". Sulla richiesta dei pm dovrà pronunciarsi il gip nei prossimi giorni

ROMA – La Procura di Napoli Nord ha chiesto l’archiviazione dell’indagine per istigazione al suicidio per la morte di Tiziana Cantone, la 31enne che si tolse la vita nel settembre dello scorso anno nella sua casa di Mugnano (Napoli) per la vergogna dopo la diffusione in rete di alcuni video hard. L’inchiesta – coordinata dal procuratore Francesco Greco  – era stata avviata contro ignoti. Sulla richiesta dei pm dovrà pronunciarsi il gip nei prossimi giorni.

Sulla vicenda era stata avviata anche una indagine parallela, da parte della procura di Napoli, approdata nel marzo scorso alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del fidanzato di Tiziana, Sergio Di Paolo che, in concorso con la vittima, per l’ipotesi di calunnia ai danni di cinque persone che sarebbero state accusate falsamente di aver divulgato in rete i video hard.

Era un’inchiesta iniziata male fin all’inizio, bisognava indagare per il reato di omicidio, non per induzione al suicidio perché chi ha diffuso i video sul web ha ucciso mia figlia, la mia unica figlia”. Duro il commento della madre di Tiziana Cantone, Maria Teresa Giglio, che domani sarà in prima fila in chiesa per partecipare alla messa in ricordo di Tiziana, a Napoli, nella chiesa di Santa Maria della Consolazione nel quartiere Posillipo. Dal tono della voce sembra decisa ad andare avanti, a non arrendersi, a procedere nella faticosa e disperata battaglia legale per trascinare in Tribunale i colossi del web, i motori di ricerca e i siti che hanno, con il loro silenzio, permesso la moltiplicazione delle condivisioni in rete dei filmati con Tiziana. Uno stillicidio diffamante durato mesi, anni.

“Se devo essere sincera  l’indagine della Procura di Napoli nord ha scavato a fondo – ha aggiunto la madre di Tiziana – diversamente all’atteggiamento dell’ufficio inquirente di Napoli. Il procuratore Francesco Greco ha fatto di tutto per arrivare alla verità, ma l’istigazione al suicidio è una condotta difficilissima da individuare. Lo so”, che conclude “adesso c’è la risposta del Garante della Privacy che stiamo aspettando. Le regole sul web devono cambiare, coloro che diffamano devono pagare multe salatissime. La modifica della legge va fatta. Io mi batterò nel nome di mia figlia per evitare altri suicidi, altri omicidi del web.

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