Anche il capo degli 007 andava da Palamara: ecco il “suk” di Mr. Wolf

di EMILIANO FITTIPALDI*

Squadernando le migliaia di chat di Luca Palamara, un fatto sembra chiaro anche al cronista più distratto: il gran visir di Unicost era (e per molti è ancora) uno degli uomini più potenti di Roma. Non solo perché signore indiscusso delle nomine della magistratura italiana, ma pure per essere fondamentale referente dei salotti buoni della Città eterna per questioni giudiziali di ogni tipo e forma. Come  già evidenziato dall’Espresso due giorni fa , la fila davanti allo “Sportello Palamara” è più lunga di quelle della posta all’ora di punta: politici, attori, sportivi, magistrati e – come vedremo – pure vertici dei servizi segreti aspettavano pazienti per un aiuto, un consiglio, una raccomandazione.

Palamara è un “facilitatore” dalla rubrica telefonica sterminata, un Mr Wolf infaticabile che risolve problemi H24. Con un modus operandi ben oliato, basato sul classico “do ut des” e sullo scambio di informazioni con il potente di turno. Una merce che nei suk dei palazzi romani ha, da sempre, altissimo valore aggiunto. Perché Luca sarà pure “er cazzaro“, come lo chiamano il suo amici e colleghi Giovanni Bombardieri e Massimo Forciniti, ma è fuor di dubbio che nel tempo sia diventato custode dei segreti di mezza città. E di un pezzo importante della classe dirigente del Paese. “Ora il suo regno è finito“, chiosano i nemici. È probabile. Ma il pm calabrese indagato a Perugia per una presunta corruzione di funzione in merito ai rapporti con Fabrizio Centofanti (a proposito: nelle chat non c’è traccia del lobbista) ha fatto favori importanti a così tante persone, che sa benissimo che in molti gli devono riconoscenza.

Alessandro Pansa, ex capo della Polizia di Stato ed ex direttore del Dis

SPIONI E ADOZIONI

Tra i messaggi su WhatsApp più sorprendenti depositati dalla procura umbra qualche settimana fa, ci sono certamente quelli di Alessandro Pansa, ex capo della Polizia di Stato e, dal 2016 al 2018, direttore del Dis, il Dipartimento di Palazzo Chigi che coordina le attività operative dei nostri servizi segreti. Pansa scrive a Palamara a partire dal 5 luglio 2017, chiedendo al pm – allora membro del Consiglio superiore della magistratura – informazioni su una pratica di adozione di un bambino bielorusso. Una pratica fatta da un’avvocatessa romana, un fascicolo a cui Pansa sembra tenere molto.

PANSA: «Puoi chiedere qualche informazione sulla vicenda adozione? Pare che si sia fermato l’iter…Mi riferisce l’interessato che al termine del colloquio la dottoressa le aveva detto che la documentazione era sufficiente è che anche la parte dei servizi sociali era definita».

PALAMARA: “Perfetto. Lo comunico subito

PANSA: «Grazie»

Passa qualche giorno, e il capo degli 007 manda informazioni più dettagliate sull’istanza. Spiega che «da un controllo effettuato in cancelleria e sul terminale la causa (Il numero di ruolo è….) è presso il giudice relatore, la Dottoressa Scribano, in attesa della camera di consiglio». L’ex poliziotto segnala poi il nome di chi ha fatto l’istanza per l’adozione di un bambino nato in Bielorussia, e termina il messaggio con un «Grazie infinite».

A settembre 2017, dopo qualche incontro vis à vis, colazione a tre con “Giovanni” «con caffè e cornetti con la crema», messaggi tranquillizzanti del direttore del Dis sulla scorta a cui Palamara tiene molto («per il momento hanno prorogato scorta fino al 30/9 e poi si riesaminerà situazione»), l’epilogo della pratica di adozione sembra positivo.

PANSA: «Estratto della sentenza è agli atti della commissione per le adozioni che ha accettato la domanda. Insomma tutto a posto. Grazie tantissimo da parte di tutta la famiglia».

PALAMARA: «Benissimo!!! Un abbraccio e a presto per festeggiare»

PANSA: «Certo».

l’ex-consigliere del CSM Luca Palamara

TUTTI IN FILA PER UN POSTO

Se Pansa bussa allo sportello Palamara per velocizzare la burocrazia per un’adozione, l’ex deputato Ignazio Abbrignani, vicinissimo a Denis Verdini, all’inizio del 2018 chiede invece a Palamara «riscontri in merito al documento che ti ho dato». Sentito al telefono, Abrignani ci racconta che ha conosciuto il pm al «Futbol Club dove lui si allenava». Non ricorda bene il documento, «mi pare fosse un parere su un atto civile che dovevo fare».

Se delle conversazioni e chat con politici come Luca Lotti, Cosimo Ferri, Nicola Zingaretti e Marco Minniti abbiamo già dato conto in passato, anche la lista dei magistrati di peso che chiedevano favori al re di Unicost è sterminato. Le chat pubblicate dai giornali nei giorni scorsi stanno terremotando non solo il Csm, ma anche l’Associazione nazionale magistrati, le correnti di sinistra (nemmeno sfiorate dalle intercettazioni pubblicate un anno fa, oggi anche loro protagoniste di mercanteggiamenti vari) e – grazie a chat inedite – pure i vertici dei più importanti uffici giudiziari italiani.

A Roma, per esempio, un gip importante come Gaspare Sturzo (finito in prima pagina qualche mese fa perché, a febbraio 2020, ha ordinato alla procura di Michele Prestipino nuove indagini su Tiziano Renzi e altri indagati del caso Consip, respingendo la richiesta di archiviazione degli inquirenti coordinati da Paolo Ielo) sembra in rapporti strettissimi con Palamara. A luglio 2018 Sturzo domanda al potente collega «qualche notizia sulla mia nomina a sostituto procuratore in Cassazione». Poi, dopo due ore, spiega perché sarebbe proprio lui il miglior candidato possibile.

STURZO: «Luca: io ho la settima valutazione altri non mi pare. Ho anche i titoli pubblicati e poi Dda Palermo con pentimento Siino e gestione del processo mafia e appalti. Poi ho coordinato le indagini per cattura Provenzano. Con la catturandi ho preso Benedetto Spera, al tempo nr. 2 dopo Provenzano. Ho fatto parte dell’alto commissario anti corruzione, ufficio legislativo presidenza del Consiglio e gabinetto del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Dei procedimenti Romani quale GIP E GUP non occorre parlarne perché dovrebbero essere noti al CSM PER LA RILEVANZA. Ti voglio solo dire che De Lucia che era con me a Palermo nei procedimenti citati (ma le carte le facevo io) è procuratore della repubblica di Messina. (Mio stesso concorso). Altro collega coassegnatario era Michele Prestipino. Tuo Gaspare»

Il tentativo di spostarsi in Cassazione non riuscirà. I rapporti tra i due rimangono comunque ottimi. Tanto che il 29 maggio 2019, quando Repubblica dà conto dell’iscrizione del registro degli indagati di Palamara a Perugia per corruzione (fascicolo girato dal “pool” di Ielo in Umbria per competenza) scrive un messaggio di stima:

STURZO: «Luca mi dispiace, ti sono vicino e certo ne uscirai a testa alta».

PALAMARA: «Caro Gaspare. È una guerra»

TRA CORRENTIE DOSSIERAGGI

Anche un procuratore capo come Giuseppe Creazzo, diventato celebre dopo le inchieste della procura di Firenze sugli affari dei genitori di Matteo Renzi e sulla Fondazione Open e l’anno scorso in pole per il dopo Pignatone, telefona a Palamara in caso di necessità. «Creazzo ha scritto su WhatzApp a Palamara solo per le necessità che riguardavano il funzionamento del suo ufficio», chiariscono all’Espresso fonti di Viale Guidoni. Vero.

Le richieste di velocizzare l’arrivo di un aggiunto appaiono infatti comprensibiliCarissimo Luca, come sai sono rimasto con un solo aggiunto su tre, la situazione è difficile davvero, ti prego di considerare l’opportunità di deliberare presto sul posto messo a concorso fin da marzo 17. Grazie, un abbraccio»), come pure l’ansia sulla calendarizzazione di alcune nomine come quella dei pm Sandro Cutrignelli e Gabriele MazzottaCarissimo Luca scusa se ti disturbo ancora ma qui la sofferenza è grande. Puoi dirmi quando va al plenum la nomina di Mazzotta? Grazie», scrive Creazzo il 19 marzo 2018, chiudendo il giorno dopo con un «Grande !!! Grato»).

Di diverso tenore, invece, i messaggi che riguardano altri uffici giudiziari. E quelli sulla promozione di colleghi di Unicost, corrente a cui appartiene anche Creazzo. Il 29 marzo 2018 in chat si legge:

CREAZZO: «Grazie per Reggio Calabria. Sono davvero contento. Buona Pasqua».

PALAMARA: «Sono contento Peppe spero che Tommasina (il magistrato Cotroneo, ndr) e Giovanni (il pm Bombardieri, ndr) si possa dare un bel segnale al territorio. Un abbraccio

CREAZZO: «Avevamo bisogno di uno come Giovanni, serio equilibrato e capace».

Per inciso, sempre il 29 marzo, la mattina del voto su Giovanni Bombardieri, Palamara si preoccupa già di organizzargli il suo “debutto in società” («Il 20 aprile a San Luca farai la prima uscita come procuratore di Reggio Calabria a San Luca. Con me, Cafiero e il capo della polizia»; giratogli la notizia della nomina, Bombardieri risponde con un «Grande Palamara!»). Mentre le chat tra il magistrato e Tommasina Cotroneo, diventata presidente della sezione penale del Tribunale di Reggio Calabria, rischiano di imbarazzare la magistratura calabrese. La Cotroneo parla infatti malissimo di altri colleghi. Come la rivale Tassone, su cui Palamara chiede informazioni di familiari.

COTRONEO: «E poi devo dirti a questo punto delle cose sulla Tassone visto che si deve giocare con le loro carte. È una persona pericolosa e senza nessuna sensibilità istituzionale con un padre pieno di reati fiscali ed una impossibilità di vedere un suo bene in esecuzione immobiliare a Vibo per le pressioni che evidentemente esercita. Lei peraltro a seguito di una causa civile che la vedeva parte soccombente rispetto ad un vicino di casa ha mandato al giudice civile che aveva la causa una foto wapp con le immagini del suo appartamento e sotto scritto ‘senza parole’ stigmatizzando così la decisione di quel giudice. Quest’ultimo ha raccontato tutto a Gerardis che non gli ha detto di relazionare altrimenti a quest’ora la signorina Tassone sarebbe stata sotto procedimento disciplinare. Fagliele sapere queste cose al suo mentore. Non l’hanno mai voluta la Tassone perché conosciuta da tutti come pericolosa per i suoi tratti caratteriali»

PALAMARA: «Sui reati fiscali del padre mi dai qualche elemento in più? Cosa fa il padre

COTRONEO: «Non so di preciso. È un personaggio oscuro. Lei non parla mai del padre. Non pervenuto . Qualcosa mi aveva detto la grasso e sulla esecuzione immobiliare dicono in corte. Sarebbe un presidente di sezione pericolosissimo».

Torniamo a Creazzo. Perché il giorno dopo la promozione di Bombardieri, il 30 marzo, un suo messaggio chiarisce bene l’importanza delle correnti per le carriere dei magistrati:

CREAZZO: «Carissimo Luca oggi ho incontrato Cosimo Ferri che mi ha espressamente chiesto chi preferisco per il terzo aggiunto fra i due di MI. Se la scelta si riduce a questa ristrettissima rosa secondo me Dominijanni è meglio per profilo e attitudini e per la circostanza, che ritengo ancor più decisiva, che non appartiene già a questo ufficio al contrario dell’altro e dunque porterebbe un rinnovamento, cosa sempre positiva. Questo è il mio pensiero, per quel che vale, nell’ovvio rispetto di ogni decisione che verrete a prendere. Ciao».

Giancarlo Dominjanni è dunque il prescelto da Ferri. Che però, oltre a essere grande sodale di Palamara e “boss” di Magistratura indipendente, tre mesi prima era stato eletto deputato alla Camera dei deputati nelle file del Pd. La Suburra della magistratura nazionale prevede – nonostante conflitti d’interesse evidenti tra i poteri dello Stato – che un procuratore capo come Creazzo debba discutere con un politico dei curriculum dei candidati al suo ufficio. Che, almeno in teoria, dovrebbero essere scelti dal Csm solo per puri meriti professionali.

Un altra chat, quella tra Palamara e il fratello di Dominijanni Gerardo (anche lui magistrato) chiude il cerchio:

GERARDO DOMINIIJANNI: «Ciao Luca state trattando in Quinta Commissione aggiunto a Firenze dove MI porta mio fratello Giancarlo. Area (altra corrente di sinistra, ndr) porta Tescaroli o Pesce. Sinceramente che possibilità ha mio fratello?

PALAMARA: «Grande Gerry, secondo me buone. Dobbiamo però trovare giuste convergenze ci aggiorniamo in serata un abbraccio».

Per la cronaca, la partita il 28 luglio 2018 la vincerà Luca Tescaroli, mentre Giancarlo Dominijanni è ancora sostituto a Pisa.

*inchiesta tratta dal settimanale L’ESPRESSO




Eugenio Albamonte è il nuovo presidente dell’Anm

Il sostituto procuratore della repubblica di Roma, Eugenio Albamonte è il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Il passaggio di consegne con il precedente incaricato  Piercamillo Davigo è stato ufficializzato nella riunione del Comitato direttivo centrale dell’Anm, che contestualmente ha rinnovato anche le altre cariche all’interno della Giunta, poche ore dopo il sì della Camera dei Deputati alle nuove norme su toghe e politica. E per destino proprio lunedì mattina è prevista alla sezione disciplinare del Csm. l’udienza sulla vicenda di Michele Emiliano . Un incastro di concomitanze impegnative se non proprio uno strano scherzo del destino.

Vicepresidente è Antonio Sangermano di Unicostattuale procuratore per i minori di Firenze, precedentemente  pubblico ministero a a Milano, dove ha sostenuto l’accusa nel processo Ruby. L’incarico di segretario generale è andato al consigliere della Corte di Appello a Napoli, Edoardo Cilenti rappresentante di Magistratura Indipendente . La nuova Giunta dell’ ANM rimarrà in carica per un anno. L’incarico di vicesegretario generale sarà di Francesco Valentini di Autonomia e Indipendenza, attualmente giudice del Tribunale di Latina. In Giunta entrano anche Silvia Albano di Area, giudice della prima sezione civile del Tribunale di Roma, Stefano Buccini pm a Venezia, Rossana Giannaccari di Unicost, giudice della prima sezione civile del tribunale di Lecce, Tommasina Cotroneo di Unicost, consigliere della Corte di Appello di Reggio Calabria, e Michele Consiglio di Autonomia e Indipendenza, giudice al Tribunale di Siracusa. Un gruppo equilibrato, ma che sarà chiamato a dover affrontare le  divergenze che l’uscita  di Davigo renderà assai meno tollerabili.

Eugenio Albamonte è del ’67,  veneziano, e in magistratura dal ’95,  appartiene al gruppo di Area, il cartello delle toghe di sinistra di Magistratura Democratica e Movimento per la giustizia. .  Proprio la storica corrente di “sinistra” è assai meno preclusiva sulla partecipazione dei colleghi al dibattito pubblico, tanto da aver sostenuto il No al referendum. Area, edin particolare  Md , sono i soggetti  più disponibili  dell’associazionismo giudiziario, ad aperture agli avvocati nei Consigli giudiziari, e spingono per dialogare con i sindacati degli amministrativi mentre diffidano di certi eccessi polemici nei confronti del Csm.

Da otto anni è pubblico ministero  alla  procura di Roma, specializzato in indagini su crimini informatici e cyberterrorismo, nell’utilizzo a fine investigativo di strumenti informatici e trojan e nella collaborazione internazionale finalizzata al contrasto di questo tipo di reati. Il suo nome è strettamente  legato alla recente inchiesta sui fratelli Occhionero, accusati di una colossale operazione di cyberspionaggio. Albamonte nel  suo intervento al Comitato direttivo centrale dell’ ANM.  si è soffermato sul mondo dell’informatica e del web con tutte le grandi innovazioni ad esse collegate.

Che la presidenza dell’ Associazione Nazionale Magistrati dovesse toccare a tutte e quattro le correnti ( le altre due sono e Unicost e appunto Magistratura indipendente)  un anno ciascuno  è stabilito sin dall’ aprile 2016. Dopo un anno di incessanti incursioni mediatiche di Davigo, e di continui attacchi sferrati alla politica (che “nemmeno si vergogna più di rubare”), dare seguito al programma oggi sicuramente non è impresa facile.

“La politica dia risposte sui grandi temi dei nuovi diritti, dal fine vita alla stepchild adoption, al fenomeno dell’immigrazione” chiede il nuovo leader  dell’Anm sottolineando che “il legislatore è chiamato a dare risposte che però non arrivano. Le domande dei cittadini, invece, ci sono e il giudice non può non rispondere. Si crea quindi un corto circuito perché la politica poi non accetta la soluzione scelta dal giudice. La Magistratura così rischia di essere delegittimata perché la politica non dà risposte”. Il leader del sindacato delle toghe, dunque, sottolinea che “non vogliamo fare supplenza, il legislatore faccia il suo ruolo, vogliamo norme da applicare“.

il neopresidente dell’Anm  rispondendo ad una domanda sul post del pm di Trani Michele Ruggero, affidato al social network Facebook ed amplificato dal blog di Beppe Grillo : Sicuramente tra le varie cose che l’Anm dovrà fare – ha detto  Albamonte – è un po’ di training ai colleghi sull’uso dei social network, nel senso che bisogna stare molto attenti perché sembra a volte una dimensione privata ma in realtà privata non è” ed ha aggiunto “Il costume del magistrato, per quelli che sono i parametri etici e deontologici, e anche dell’Associazione, presuppongono che il magistrato possa dire qualunque cosa purché si esprima con toni corrispondenti alla dimensione professionale e alla serietà. Qualsiasi tesi  può essere liberamente sostenuta dal magistrato e non credo l’Anm o altri organismi possano censurare nel merito. Il problema è come si rappresentano le cose, allora forse un pò più di attenzione bisogna farla. Salvo il fatto che ci sono poi alcune persone che si rivolgono direttamente agli organi di stampa facendo lettere aperte: lì non c’è neanche un problema di educazione all’uso del social network…“.