Lecce: Centro sportivo intitolato al poliziotto Antonio Montinaro, ucciso mentre scortava Giovanni Falcone

ROMA – Il Centro sportivo polifunzionale di Lecce è stato intitolato alla memoria dell’assistente capo della Polizia di Stato Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice antimafia Giovanni Falcone, rimasto ucciso nel tragico attentato di Capaci. La cerimonia si è svolta questa mattina alla presenza del capo della Polizia prefetto Franco Gabrielli, dei familiari di Antonio Montinaro e delle autorità militari, civili e religiose.

La città di Lecce ha intitolato ad Antonio Montinaro una struttura sportiva polivalente  alla presenza della famiglia del poliziotto salentino, da sempre residente a Palermo, e del Capo della Polizia di Stato , prefetto Gabrielli oltre che del vescovo di Lecce, monsignor Michele Seccia .

Il sindaco di Lecce  Carlo Salvemini, nel suo discorso ha ricordato  quando appena rientrato a casa dalla caserma dove svolgeva il servizio di leva militare,  accendendo il televisore, ebbe notizia dell’attentato di mafia. “Presi il telefono e in lacrime e chiamai mio padre Stefano“, che qualche anno dopo sarebbe diventato sindaco, proprio come lo è diventato lui recentemente.“Le bombe che uccisero questi uomini di Stato servirono a risvegliare nella pancia del paese l’indignazione e l’orgoglio dei cittadini, che si trovarono uniti, da Nord a Sud, contro il ricatto mafioso. Lo capimmo a partire dalle tristissime esequie – ha detto il sindaco Salvemini –   nelle quali, per la prima volta, l’Italia ebbe modo di conoscere la straordinaria passione civile di Tina Montinaro. È stata lei, con le sue parole, in quel buio disperato, a farci comprendere che era possibile raccogliere l’eredità di quelle vittime innocenti, indicandoci una luce da seguire”.

Il Sindaco Salvemini ha quindi spiegato che la scelta di realizzare questo impianto sportivo corrisponde ad una funzione sociale precisa: “Io vorrei che i ragazzi che entreranno in questa struttura per fare sport e per condividere dei momenti di svago si sentissero in sintonia con la figura di Antonio, che era un ragazzo come loro. Mi piace molto l’idea che il nome di questo nostro illustre conterraneo verrà pronunciato per darsi appuntamento per una partita, per un allenamento, per un evento sportivo. Perché la funzione che vogliamo assegnare al Centro Polifunzionale Montinaro è proprio quella di offrire opportunità di crescita sana a tanti ragazzi. Peraltro l’impianto è posto a cavallo di quartieri che ancora possiamo definire difficili, nei quali gli spazi di socialità sono ridotti e più alto è il rischio di dispersione, di apatia. Antonio sarà con noi in questa piccola opera di inclusione ai valori della cittadinanza attraverso lo sport. A noi è sembrato un bel modo per onorare la sua memoria e proseguire i valori che lo hanno portato a servire in maniera così onorevole il proprio paese”.

 

Durante la cerimonia è stata scoperta, oltre alla targa di intitolazione, anche una gigantografia con l’immagine di Montinaro ripreso in un momento della sua vita professionale.

Giovanni Montinaro, figlio del caposcorta  Antonio, durante il suo intervento, ha ringraziato le autorità che hanno permesso di ricordare suo padre dedicandogli una struttura dove i giovani potranno allontanarsi da realtà difficili.

Giovanni Montinaro

Giovanni che è il figlio più piccolo di Antonio Montinaro, venne chiamato Giovanni per l’ammirazione che suo padre e sua madre avevano nei confronti del giudice Falcone, ha apprezzato e colto  l’intenzione di associare la memoria e l’esempio del padre a un luogo che può servire a tenere lontano i ragazzi dalle tentazioni della strada e che ha rinnovato il forte legame tra la famiglia Montinaro e la terra natia del padre.

Commovente un passaggio dedicato dal giovane Montinaro a Antonio Fumarulo, il 38enne dirigente della Regione Puglia che si occupava di antimafia e di politiche migratorie, stroncato in casa all’improvviso nell’aprile scorso da un malore .

Il capo della Polizia Franco Gabrielli, nel ricordare la figura di Antonio Montinaro e ringraziando l’amministrazione comunale, nel suo intervento  ha detto che “Quando le comunità si sentono così coinvolte perché si sentono in dovere di riconoscere alla nostra gente di avere un’imperitura memoria, si realizza una cosa straordinaria. Con questo gesto, noi non abbiamo messo un cippo soltanto a ricordare nel tempo Antonio Montinaro, voi con questo gesto avete offerto un modello a tutti quelli che frequenteranno questa struttura”. Il capo della Polizia ha anche ricordato che “chi sceglie la divisa è consapevole di correre dei rischi, che sono quasi sempre generici, con una percentuale bassa di possibilità di tramutarsi in eventi tragici. Ma Montinaro e i suoi colleghi sapevano perfettamente il rischio cui andavano incontro e che le probabilità erano molto alte” ringraziando  la città di Lecce .

Con questo gesto non abbiamo soltanto un cippo – ha concluso Gabrielli – o una via di un borgo sperduto, ma avete offerto un modello”.




Caro Antonio, marito mio, ti racconto questi 25 anni

di Tina Montinaro

Caro Antonio, marito mio, questa è una lettera per te.
…Beh, vuoi sapere cosa è successo in questi ultimi venticinque anni? Non è proprio semplice da spiegare e sinceramente credo ci vorrebbero 100 lettere e 1000 pagine per poterlo raccontare, ma cercherò di darti un’idea.

É cambiato tanto, non c’è dubbio; dopo quella tragica data, la coscienza dei palermitani sembra essersi risvegliata. Ci volevano le due stragi per portare migliaia di persone giù in strada? Non lo so, non riesco a capirlo, ma è un dato di fatto: da quelle date si è cominciata a sviluppare una genuina coscienza antimafia che però ahimè, ti devo confessare, credo che negli ultimi anni si sia persa. I familiari delle vittime vanno nelle scuole, parlano a ragazzi che in quegli anni non erano ancora nati, ma ti sembra giusto che la difesa della memoria tocchi a tutti noi che già così crudelmente siamo stati colpiti?

Certo, oggi raramente si sente di uccisioni o regolamenti di conti mafiosi, la strategia stragista è rientrata, ma non credo di poterti rassicurare sul fatto che tutto questo sia sinonimo di una vittoria sulla mafia. A  mio avviso la mafia c’è ancora ed è presente più che mai; certo,  è cambiata, camaleonticamente si è adattata alle circostanze, ha compreso che il terrore non paga e si è inabissata nuovamente nei luoghi più profondi della società.

Paradossalmente oggi, il rischio più grande è quello di rivivere i momenti precedenti alla strategia del terrore, quei momenti in cui tutto sembrava normale, quando invece di normale non c’era nulla. Ecco perché oggi giro l’Italia in lungo e in largo, mi dovresti vedere, ho fatto dell’Italia civile la nuova Quarto Savona 15 – così si chiamava la tua squadra – e naturalmente, adesso sono io il caposcorta. Ecco perché voglio parlare ai giovani, è necessario che loro sappiano, che loro conoscano, per non lasciarsi sopraffare dalla stessa indifferenza che ci ha portato a quei tanto devastati tempi.

No, non è stato facile in questi venticinque anni, oggi Gaetano e Giovanni sono grandi, lavorano ed hanno la loro vita, ma come dimenticare i tempi della scuola, le domande sul loro papà e l’assenza in famiglia, i silenzi ed i pianti senza farmi vedere.

No, non è stato facile, certo, ho trovato tante persone per bene sul mio cammino, gente che mi è stata e mi sta accanto e mi aiuta in questa lotta senza quartiere, però, i conti con me stessa, quelli, li ho dovuto fare da sola, senza l’aiuto di nessuno.

Vuoi sapere quale è la mia più grande paura? Forse sorriderai, ma la mia più grande paura, Antonio mio bello, è che un giorno, quando ci rivedremo, tu non mi riconosca. Sei rimasto giovane e bello, i tuoi ventinove anni sono diventati eterni, mentre i miei hanno continuato inesorabilmente a scorrere, ogni ruga sul mio viso è una sofferenza che ho vissuto sulla mia pelle e solo tu, un giorno, potrai lenire e porre fine a quell’urlo che in me, da venticinque anni, non ha mai smesso di farsi sentire.

Ti bacio Antonio, marito mio.
Tua per sempre,
Tina

*dal blog MAFIE di Attilio Bolzoni (La Repubblica)