La Cgil verso Landini segretario generale, Colla vice

Susanna Camusso

BARI – La Cgil è arrivata ad un passo dall’accordo per eleggere il nuovo vertice, con Maurizio Landini segretario generale e Vincenzo Colla vice. Alla fine, nella tarda notte di mercoledì, al congresso di Bari è stata raggiunta un’intesa con l’altro candidato, Vincenzo Colla, per evitare una spaccatura tra i sostenitori dei due schieramenti. Al centro dell’accordo anche la composizione dell’intera segreteria confederale. Nella proposta su cui si sta chiudendo l’accordo è previsto anche l’ingresso di un secondo vice segretario generale, donna. L’ipotesi è sul nome di Gianna Fracassi. In segreteria inoltre a fronte di uscite già programmate di Camusso e Martini entrerebbero il segretario generale dei chimici Emilio Miceli, considerato vicino a Colla , ed un altro componente femminile di area landiniana.

L’elezione del nuovo segretario generale dovrebbe avvenire oggi nell’ambito del 18° Congresso nazionale della Cgil a Bari, che succederà a Susanna Camusso.  Dopo giorni frenetici di contatti e confronti, la presentazione di liste contrapposte, il nuovo leader Cgil sarà eletto oggi dell’assemblea generale . La Camusso lascia la guida del sindacato dopo il limite dei due mandati e otto anni come segretaria generale designando il suo successore.

Abbiamo trovato la soluzione per tenere unita la Cgil, lo voleva questa sala, la nostra gente, lo voleva anche il Paese”  dice il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Colla che aggiunge: “Ho tolto la disponibilità a fare il segretario generale perché abbiamo fatto un accordo“. A margine del congresso nazionale, spiega: “Ho voluto far di tutto per non rompere la Cgil, al voto andrà un unico segretario, che sarà il segretario di tutti”.

Maurizio Landini, il nuovo segretario generale della CGIL

Maurizio Landini a 15 anni comincia a lavorare come apprendista saldatore, a 57 si appresta a prendere il timone del più grande sindacato italiano.. Quarto di cinque figli, Landini nasce in un piccolo paese dell’appennino reggiano, a Castelnuovo ne’ Monti, cuore dell’Emilia Rossa, il 7 agosto del 1961, da padre cantoniere e madre casalinga. Costretto a lasciare gli studi di geometra per contribuire al bilancio famigliare, trova lavoro in una cooperativa di Reggio Emilia.

Uno dei suoi maestri è Claudio Sabattini e, grazie alla sua lezione, matura e rafforza la giovanile intuizione che un sindacalista che non ha una condivisione sentimentale con chi rappresenta deve cambiare mestiere. E, per questo, ‘operaio dentro’, Landini, lo è sempre stato. Altra ‘guida’ è un altro segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. Un sogno nel cassetto era quello di fare il calciatore ma sono ben altri i campi dove giocherà le sue partite più importanti e, soprattutto, come lui stesso racconta, appena quindicenne, capisce subito quella che è la missione del sindacato “rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno”Divenuto delegato sindacale della Fiom, a metà degli anni ottanta si impegna a tempo pieno nel sindacato, muovendo i primi passi sulla strada che poi lo porterà ai massimi vertici della federazione delle tute blu della Cgil.

Landini approdato nella segreteria nazionale,  è responsabile del settore degli elettrodomestici e di quello dei veicoli a due ruote. Conduce le trattative con Electrolux, Indesit Company e Piaggio. A questi incarichi si aggiunge quello di responsabile dell’Ufficio sindacale che lo ha portato a seguire a stretto contatto con l’allora Rinaldini, le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici nel 2009. Il primo agosto del 2010, Landini diventa segretario generale della Fiom e lo sarà fino al 15 luglio del 2017.

Epocale fu lo scontro di Landini con Sergio Marchionne, nella vertenza Fiat sul progetto ‘Fabbrica Italia‘. Una battaglia, quella condotta dalla Fiom di Landini sugli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, che segna anche una spaccatura all’interno del fronte sindacale con Fim e Uilm. Nel 2012, la Fiom si costituisce parte civile nella sentenza da lui definita «storica» che condanna i vertici della Thyssen Krupp a pene detentive per l’incidente sul lavoro nella fabbrica di Torino in cui perdono la vita sette operai. La Fiom con Landini svolge un ruolo attivo anche nella vertenza Ilva per mantenere la produzione ma al contempo salvaguardare la salute e l’ambiente. Fino alla firma dell’accordo con l’azienda sotto questo governo.

Landini chiude il suo mandato in Fiom con il rinnovo del contratto dei metalmeccanici il 26 novembre 2016, il primo unitario con Cisl e Uil, dopo due separati. Da corso Trieste, sede dell’ex Flm, a Corso d’Italia, il passo è breve e in Cgil diventa segretario generale.

Sono anni, quelli alla guida della Fiom, che vedono Landini acquistare una sempre maggiore popolarità anche grazie alla sue apparizioni televisive, in felpa o in camicia, ma mai con la cravatta. Anni in cui il sindacalista, che si muove su una linea di pragmatismo e conflitto sui principi, sembra assumere un ruolo più politico di riferimento della sinistra. In Cgil, è il leader della sinistra interna. Dopo un iniziale feeling con il segretario del Pd, Matteo Renzi, diventa il più tenace oppositore del “Jobs Act”. Altra battaglia che culmina con una grande manifestazione a Roma.

A quel punto, i tempi sembrano maturi per un impegno in politica a tempo pieno. Sembra cosa fatta quando Landini nel 2015 lancia ‘Coalizione Sociale‘, un soggetto politico-sindacale che riceve l’appoggio di numerose personalità della sinistra, come Stefano Rodotà, Pancho Pardi, Valentino Parlato, Vittorio Agnoletto, Alfonso Gianni, Gino Strada. E, a causa di questo, i rapporti tra Landini e il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, spesso tesi, subiscono un altro colpo. La Camusso infatti, chiede a Landini di cancellare qualsiasi ambiguità nel rapporto con la politica.

Ma Landini più di una volta dice di non voler fondare un nuovo partito. In molti se lo aspettano. Ma non sarà così. Nel dna dell’ex operaio metalmeccanico c’e’ e rimane il sindacato. E il futuro gli riserva una nuova sfida, quella della segreteria generale. Fino a un anno e mezzo fa nessuno avrebbe scommesso un euro sul fatto che Susanna Camusso avrebbe proposto Maurizio Landini come suo successore alla guida della Cgil.

Lui, il capo della sinistra interna; il leader della Fiom (dal 2010) che non aveva votato per Camusso segretaria e che, dall’opposizione, aveva bocciato le più importanti scelte della Cgil e aveva teorizzato prima la costruzione di una «coalizione sociale», un soggetto politico catalizzatore dei movimenti a sinistra del Pd, e poi aveva simpatizzato con Matteo Renzi benché fosse impegnato in una rottamazione anche ai danni della Cgil. Il sindacalista con la felpa della Fiom che imperversava nei talk show televisivi e che, nella Cgil, portava avanti la rivoluzionaria proposta di eleggere il segretario generale del sindacato con le primarie.

Poi, nel corso del 2016, la svolta. Sull’onda della rottura col governo sul Jobs act e sul referendum costituzionale, condivisa praticamente da tutta la Cgil, Landini si avvicina alla maggioranza guidata da Camusso. Nel novembre del 2016 torna a firmare insieme con Fim-Cisl e Uilm-Uil il contratto di lavoro dei metalmeccanici (non accadeva dal 2008). E nel luglio 2017, su proposta di Camusso, viene eletto col 95% dei voti dell’Assemblea generale nella segreteria nazionale. Da quel momento si capisce che sarà della partita per la segreteria generale.

Dirada le presenze televisive, dismette la felpa Fiom (ma non la maglietta della salute); si accredita presso le altre categorie, lui che ha una carriera tutta trascorsa nei metalmeccanici dopo aver cominciato a lavorare a 15 anni come apprendista saldatore; converge sul documento congressuale della Cgil proposto dalla segreteria Camusso. Che, dopo una consultazione interna, lo propone infine per la segreteria generale. E’ stato visto con la cravatta (rigorosamente rossa) solo una volta, per la firma di un accordo sul rilancio della Whirpool a Palazzo Chigi nel 2015. Ha all’attivo un paio di libri: “Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo” e “Forza Lavoro“. Non è poco.

 

 




Mattarella si schiera con i giornalisti: “La libertà di stampa ha un grande valore”

ROMA – Due giorni dopo la vergognosa raffica di insulti scagliati contro la stampa  – subito dopo la sentenza di assoluzione del sindaco di Roma  Virginia Raggi – ad opera del vicepremier pentastellato Luigi Di Maio che aveva definito i giornalisti che si erano occupati del casoinfimi sciacalli” ed Alessandro Di Battista, che dal Sud America, si era rivolto ai cronisti definendoli “pennivendoli” e “puttane“,  il caso provoca ancora reazioni nel mondo politico, e non solo.

E’ intervenuto  il capo dello Stato durante un incontro con un gruppo di studenti al Quirinale: “La libertà di stampa ha grande valore“, ha detto Mattarella  raccontando qual è il suo atteggiamento nei confronti degli articoli, più o meno graditi che siano.

“Al mattino leggo i giornali: notizie e commenti, quelli che condivido e quelli che non condivido e forse questi secondi per me sono ancora più importanti. Perché è importante conoscere il parere degli altri, le loro valutazioni. Quelli che condivido sono interessanti, naturalmente e mi stanno a cuore; ma quelli che non condivido sono per me uno strumento su cui riflettere. E per questo ha un grande valore la libertà di stampa, perché, anche leggendo cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere” ha detto Sergio Mattarella parlando agli studenti .

Nello stesso momento, sul tema della libertà di stampa, va registrata la posizione di entrambi i presidenti delle Camere. Roberto Fico, è peraltro proprio un esponente dei Cinquestelle: “C’è la Costituzione, la libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine, ma negli ultimi trenta anni è mancata una cultura generale dell’indipendenza ed è un tema che va affrontato perchè la stampa influenza la politica e i politici influenzano i giornalisti“, ha dichiarato Fico a latere di un appuntamento a Napoli.  “Abbiamo bisogno come Paese di uscire fuori dallo scontro costante da parte di tutti. Bisogna riuscire ad avere un altro tipo di dialogo, e questo vale per tutti gli attori coinvolti“.

Il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, si è detto “fiero di essere giornalista. Senza libera stampa, non esiste democrazia. Ci sono preoccupanti segnali in Europa contro la libertà d’informazione. Il Parlamento Europeo respinge ogni minaccia ai giornalisti e ricorda il sacrificio di Daphne Caruana Galizia”
Giorgio Mulè, giornalista, parlamentare e portavoce di Forza Italia , è intervenuto in aula a Montecitorio : “Affermare che i giornalisti sono ‘infimi sciacalli, cani da riporto di mafia capitale, inviati speciali del potere costituito, corrotti intellettualmente e moralmente’ significa bestemmiare l’articolo 21 della Costituzione. Equivale a pronunciare una minaccia che ci riporta per assonanza e identità di espressione al baratro della barbarie che appartiene alla feccia dell’umanità e cioè a mafiosi e camorristi. Significa parlare la lingua di Totò Riina e dei boss di Camorra e ‘ndrangheta, la lingua di chi defini’ infimi sciacalli condannando a morte eroi del giornalismo“.
Con una nota è arrivata la solidarietà della stampa estera in Italia: “L’Associazione della stampa estera in Italia esprime la propria solidarietà nei confronti di tutti i colleghi giornalisti, italiani e non, che sempre più frequentemente vengono attaccati in Italia e nel mondo. Crediamo fortemente che il nostro lavoro, grazie alle libertà di stampa e di informazione, sia uno dei pilastri della democrazia e, oggi più che mai, vada protetto per il bene delle istituzioni democratiche e di chi, con esse, viene rappresentato”.

Il presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla RAI-TVAlberto Barachini, ha chiesto a Di Maio di intervenire in Commissione: “Le accuse ai giornalisti formulate negli ultimi giorni da diversi esponenti del Movimento Cinque Stelle sono infamanti e non possono essere accettate in una moderna democrazia. Tali accuse acquistano una particolare gravità se provenienti da soggetti che rivestono cariche governative. Voglio esprimere, pertanto, la mia solidarietà a tutti i colleghi che ogni giorno, anche rischiando la vita, lavorano a tutela del diritto dei cittadini di essere informati, svolgendo una funzione di interesse generale“.

Anche il sindacato è intervenuto: “Condanniamo, ed è dire poco, le affermazioni che hanno caratterizzato in questi giorni un partito di governo nei confronti della stampa“, ha detto Susanna Camusso  leader della Cgil, .




Anche la Camusso (CGIL) si schiera contro il ricorso al TAR di Emiliano-Melucci sull’ ILVA

ROMA –  “La nostra pratica è sempre stata una pratica di confronto. Se poi si determina l’impossibilità, uno può decidere degli altri strumenti. Ma agire per ricorsi è rinunciare a una pratica negoziale che invece riteniamo fondamentale per risolvere i problemi ambientali, per determinare il piano degli investimenti e per avere risorse per l’occupazione”.

Susanna Camusso, segretario nazionale CGIL

Così il segretario della Cgil, Susanna Camusso,  intervenendo all’Università di Bari per un’assemblea pubblica, ha commentato il silenzio del Governo dopo l’invio degli enti locali di una proposta di accordo di programma sul siderurgico, rispondendo a chi le chiedeva se Regione Puglia e Comune di Taranto dovessero ritirare, così come chiede loro il governo, i ricorsi contro il Piano ambientale dell’Ilva, contenuto nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri

“Credo – ha aggiunto la Camusso – che giustamente siano in corso delle valutazioni rispetto alle proposte che sono state fatte. Così come noi continuiamo a sollecitare che si cominci a discutere concretamente dei temi dell’occupazione e delle caratteristiche di quella occupazione, e della necessità di avere la salvaguardia occupazionale per tutti, indotto compreso. Cioè per entrare in una fase che sia effettivamente quella del negoziato. Ci pare che questo continui a essere il problema fondamentale“.

Michele Emiliano a colloquio con la Camusso

Le ha replicato Emiliano, sofferente per l’attenzione che la Camusso ha concentrato di se con le sue dichiarazioni, definendo quella della leader della Cgiluna posizione inconsueta. Perché – ha detto il governatore “levantino” – in moltissimi casi noi abbiamo avuto questioni giudiziarie dove io, la Regione e i Comuni erano al fianco del sindacato. E nessuno ha mai chiesto al sindacato di ritirare un articolo 28 per chiudere un accordo“. Solo che Michele Emiliano ha dimenticato qualcosa: e cioè che i sindacati difendono gli operai, al contrario dei politici e politicanti che difendono spesso e volentieri interessi economici anche personali.

Non va dimenticato, ad esempio, che l’attuale Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, diventato il giorno dopo la sua elezione, “adepto” della corrente di minoranza Fronte Democratico interna al PD, che fa capo a Michele Emiliano, voleva rilevare la società ILVA Trasporti Marittimi, con un consorzio di cui era presidente. Senza essere ritenuto economicamente all’altezza. E non basta dimettersi da amministratore per celare un conflitto di interessi ancor oggi presente.




I sindacati protestano sotto la Regione Puglia contro il ricorso al Tar di Emiliano e Melucci sull’ ILVA

ROMA – Le segreterie Cisl Taranto Brindisi e Uil Taranto insieme con i rispettivi Coordinamenti Industria, Appalto e Indotto Ilva, hanno manifestano in via Capruzzi dinnanzi alla sede del Consiglio Regionale di Puglia in concomitanza con lo svolgimento dello stesso Consiglio, con striscioni e bandiere, condivisione e pieno sostegno alla vertenza che vede direttamente impegnate le federazioni di categoria Fim e Uilm. “Il lavoro non si tocca” e “Salute, ambiente, occupazione, senza divisione” sono gli slogan scanditi ripetutamente dagli oltre 200 lavoratori che sono andati a manifestare .

 “Manifestiamo oggi perché dobbiamo dire a gran voce a Emiliano che fare ricorso non è fare il bene della città“, afferma Valerio Dalò, segretario generale Fim Cisl Taranto.Eravamo ad un passo dall’inizio delle opere e della copertura dei parchi minerari – aggiunge – ma così non facciamo altro che allungare i tempi. Abbiamo lavoratori a casa da tre anni, circa 850 unità che a gennaio sarebbero rientrati e invece così restano ancora fuori“.

“Non siamo qui per protestare, ma per cercare un dialogo” sottolinea Antonio Talò, segretario generale Uilm Taranto. “Non siamo con Calenda o con chiunque altro – osserva – ma con la fabbrica e con i lavoratori. Dopo 50 anni abbiamo finalmente una occasione per cambiare le sorti della città. Il ricorso è un errore strategico perché blocca le trattative e allunga i tempi per i lavoratori e anche perché i nostri bambini possano tornare a scuola nelle giornate di vento”.

Una posizione quella della Regione Puglia e del Comune di Taranto , che vede incredibilmente affiancati il Ministro dello Sviluppo Economico, i sindacati , insieme alla InvestCo Italia, la cordata guidata dalla multinazionale franco-indiana Arcelor-Mittal che ha rilevato l’ ILVA , su cui è intervenuta anche la segretaria Cgil, Susanna Camusso, che intervistata questa mattina nel programma Coffee Break su La 7, ha detto che  “è legittimo pensare che il piano ambientale per l’Ilva di Taranto non sia sufficiente ma è stato conquistato un tavolo di confronto con il Governo e quello è il luogo per discutere.

“E’ intorno a quel tavolo che si definiscono le soluzioni – ha detto la Camusso  –  diciamo al presidente della Regione Puglia che quel ricorso non va bene e diciamo al ministro Calenda di non sospendere il tavolo“. Secondo la Camusso il ricorso presentato dalla Regione Puglia e dal sindaco di Taranto contro il piano del governo “è un gioco da bambini, un modo di far saltare l’asta di vendita, Emiliano – ha concluso  – si assuma la responsabilità di venire al tavolo per discutere le soluzioni”.

Nella giornata di ieri ArcelorMittal ha espresso con una nota la propria “preoccupazione a proposito del ricorso al Tar” contro il decreto sull’Ilvain consonanza con le dichiarazioni del Governo – rilasciate dal Ministro Calenda e da altri Ministri – e delle organizzazioni sindacali in merito all’impatto che tale ricorso potrebbe avere su Ilva, i suoi lavoratori, le comunità locali e gli altri stakeholder” aggiungendo che “è un vero e grande peccato che la nostra volontà e capacità di realizzare” gli investimenti previsti “possano essere pregiudicate da questo ricorso“. ArcelorMittal ha conferma inoltre “la propria volontà di procedere rapidamente nel processo di negoziazione con le organizzazioni sindacali, qualora le condizioni generali lo consentano e quando e qualora il Ministro Calenda decidesse di riattivarle“. La società che si dice anche “disponibile a procedere con il dialogo intrapreso con le istituzioni locali interessate agli impianti di Ilva“.

Nel  braccio di ferro sull’Ilva tra la Regione Puglia ed il Comune di Taranto e da una parte e governo dall’altra,  irrompe l’origine e cultura spartana di Taranto che fa incorrere il sindaco Rinaldo Melucci in una ennesima gaffe immediatamente evidenziata e ridicolizzata dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. A  richiamare l’antica Grecia era stato il Sindaco di Taranto, con un suo tweet (molto probabilmente scritto dalla sua “staffista” del cuore) : “Il loro problema è che non sanno chi eravamo, sangue di Sparta, e lo stanno risvegliando... “, seguita da una frase in greco che significa “Vittoria o morte – con lo scudo o sullo scudo“.

Nell’immediata replica. sempre via Twitter, il ministro  Calenda ha “etichettato” Melucci come “novello” re di Sparta, rifiutando il ruolo di imperatore persiano: “Leonida queste non sono le Termopili e io non sono Serse. Ci sono in ballo posti di lavoro e investimenti per l’ambiente. Vi prego di non mettere a rischio Ilva. Ritirate il ricorso e venite al tavolo su Taranto. Fate proposte ragionevoli e il governo vi supporterà“.

Nonostante le vantate origini spartane, destituite di fondamento essendo Melucci originario e residente a Crispiano una città di campagna in provincia di Taranto, il sindaco di Taranto è incorso in una nuova figuraccia: “So che ti occupi molto di @micheleemiliano mentre non ricordi il mio nome, ma il sindaco non si chiama Leonida. @CarloCalenda inizia a rispettare Taranto e convoca il tavolo esattamente come te l’ho chiesto, vedrai che il mio dialogo non mancherà”.

Lapidaria e velenosa la controrisposta di Calenda: “Rinaldo non ti offendere mi riferivo a Leonida il re spartano!! Ma non eri “sangue di Sparta”?”.

 


ecco cosa direbbe Emilio Fede…..
 

 




Michele Emiliano continua a “sfruttare” l’ ILVA e Taranto per la sua ridicola guerra a Matteo Renzi

di Antonello de Gennaro

Se qualcuno avesse ancora oggi dei dubbi sulla scorrettezza istituzionale e politica di Michele Emiliano, nelle ultime 24 ore può tranquillamente dimenticarli: Emiliano è persona e politico non attendibile e sopratutto “scorretto“. La prima prova è che il governatore della Regione Puglia usa il suo ruolo istituzionale e quindi “pubblico” per viaggiare insieme ai suoi collaboratori per la propria ambizione politica nel PD a spese del contribuente pugliese. La conferma arriva oggi dal quotidiano LA STAMPA  di Torino che  scrive quanto segue:  ” Pd, ecco il patto a tre: dopo l’assemblea la scissione sarà realtàLa scissione di via Barberini è stata decisa al numero civico 36, nella sede romana della Regione Puglia. Al primo piano, dove c’è l’ufficio di Michele Emiliano“. Legittimo chiedersi se i contribuenti pugliesi debbano pagare le riunioni degli esponenti politici del Pd per creare e costituire un movimento ! E’ una vergogna.

Ci chiediamo cosa aspettino la Procura presso la Corte dei Conti, ed i pubblici ministeri della Procura di Bari ad intervenire per mettere fine allo sfruttamento ed utilizzo di Michele Emiliano, di soldi e risorse pubbliche utilizzate per le sue attività personali politiche di partito, e quindi non istituzionali

Il (purtroppo)  presidente della Regione Puglia,  Emiliano dimostra ancora una volta la sua scorrettezza politica, prendendo per i fondelli i lettori, i telespettatori, gli elettori, i contribuenti quando partecipando all’assemblea regionale della Cgil sul tema “Sviluppo, lavoro, ambiente”, che si svolge a Taranto alla presenza di Susanna Camusso leader nazionale della Cgil , ha sfruttato ancora una volta la vicenda dell’ ILVA per attaccare Renzi, dichiarando “Si è confermato, come avevamo predetto, che spesso e volentieri anche su questa città il Governo è riuscito sì e no a raccontare cose che poi non si sono mai concretizzate, compresa la storia del miliardo e 300 milioni” parlando sia della decisione del gip di Milano di respingere la richiesta di patteggiamento dei Riva che del blocco del rientro dalla Svizzera del denaro sequestrato agli ex proprietari dell’Ilva.

E’ stato un suo collega, caro Emiliano, una giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, notoriamente a caccia di visibilità esattamente come lei fa il presidente della Regione Puglia, a vanificare l’eccezionale l’operato della Guardia di Finanza di Milano (che aveva rintracciato i soldi portati all’estero dai Riva, ed a impedire che si definisse processualmente l’accordo che avrebbe consentito con l’assenso delle Procure della repubblica di Milano e Taranto, di far rientrare in Italia circa un miliardo e mezzo di euro da destinare allo stabilimento dell’, ILVA di Taranto. Dare le colpe al Governo Renzi, quando invece è una frangia dello Stato che rema contro l’impegno dello Stato a salvare oltre 15mila dipendenti dell’ ILVA. è semplicemente vergognoso. Ma come i fatti confermano, la parola “VERGOGNA” non compare nel suo dizionario personale della lingua italiana. Figuriamoci nel suo impegno politico.

Emiliano come ben noto a tutti coloro che lo conoscono bene, è un mistificatore della realtà. Sia chiaro che scrivendo questo articolo non si vuole passare per difensore d’ufficio del Governo Renzi e tantomeno sostenitore ed iscritto al M5S pugliese, che in seno al Consiglio regionale della Puglia da tempo dimostra e documenta la mancanza di coerenza, serietà e correttezza del Governatore. Legittimo anche in questo caso farsi delle domande e chiedersi: ma chi paga i collaboratori di Emiliano che lo seguono dappertutto per partecipare alle interviste sulle sue posizioni di modesto oppositore nel Pd di Renzi ? Chi paga le persone che interagiscono sui socialnetwork sulle pagine “sponsorizzate” di Michele Emiliano (cioè a pagamento)  ? Siamo fieri di potervi svelare con l’occasione che il Governatore nei giorni scorsi ci ha “bloccato” su Facebook impedendoci di replicare alla marea di fandonie e falsità che racconta ed alle diffamazioni che scrive contro di noi.

Emiliano in via Barberini e ha rilasciato un’intervista al settimanale francese L’Express sulla sua auto-candidatura nella quale ha detto che un movimento di sinistra può arrivare al 14-15%, che il Pd di Renzi a suo dire non andrà oltre il 17-18%. Ha parlato degli esclusi, di chi non conta nulla. Sfruttando persino Papa Francesco e l’enciclica “Laudato si per spiegare la sua visione ambientalista del creato. !

Sarebbe il caso che la Guardia di Finanza si attivi e faccia chiarezza sulla gestione dei fondi pubblici regionali che il Governatore Emiliano sembrerebbe utilizzare per usi personali politici, e non sicuramente istituzionali. Sono soldi dei contribuenti, e che non escono dal portafoglio personale di Emiliano. La legge è e deve essere uguale per tutti. Anche per i magistrati (sotto mentite spoglie) come Michele Emiliano sotto processo disciplinare dinnanzi al Consiglio Superiore della Magistratura.




Perde 700mila iscritti e vuole soldi pubblici: il tracollo della Cgil

cdG Susanna CamussoIl sindacato di riferimento della sinistra italiana perde il 13 per cento dei suoi 5,6 di iscritti: esattamente 723.969 unità da inizio gennaio.  Dai piani alti del sindacato guidato da Susanna Camusso provano a gettare acqua sul fuoco, spiegando che “si tratta di numeri parziali” e che i conti andranno fatti a ottobre. Rispetto allo stesso periodo del 2014, però, il saldo negativo è di 110.917 iscritti – cifra che sale a 220.891 se il raffronto viene fatto con il 2013. Rispetto allo stesso periodo del 2014, però, il saldo negativo è di 110.917 iscritti – cifra che sale a 220.891 se il raffronto viene fatto con il 2013.

Sei pagine di preoccupanti tabelle, suddivise per categorie e territori, a cura dell’ “area organizzazione” della  Cgil nazionale. Ma è in fondo alla prima pagina, che si trova il numero che ha fatto venire  ai dirigenti che hanno ricevuto il documento un brivido lungo la schiena: rispetto alla fine del 2014, ad oggi, il sindacato “rosso” ha 723.969 iscritti di meno.

Il sindacato poteva comunque contare su 5,6 milioni di tessere  –  quindi si fatto segna una perdita del 13 per cento  –  ma quel dato, per rendere l’idea, è quasi quanto il numero degli abitanti della provincia di Genova. Che ieri avevano in tsca una tessera della CGIL e oggi non l’hanno più. Un’emorragia che preoccupa e non poco i piani alti della Cgil, nonostante ci sia davanti tutto l’autunno per recuperare e nonostante il raffronto con lo stesso periodo del 2014 parli di un -110.917 iscritti. Che però sono il doppio (220.891) se si confronta giugno 2013 con giugno 2015.


CdG tabella sindacaleTra i fattori decisivi nella crisi del sindacato rosso
c’è sicuramente l’incapacità di dialogare con i giovani e meno giovani protagonisti del precariato: un fenomeno che si riflette nell’accresciuto peso della categoria dei pensionati nelle dinamiche interne al sindacato. Proprio per porre un freno a questa emorragia è in programma una “Conferenza di organizzazione”, prevista per il 17 e 18 ottobre prossimi a Roma, in cui verrà tracciato un bilancio e si proverà a trovare nuove soluzioni per tornare ad rappresentare i lavoratori.

Le varie categorie rappresentante del Sindacato vanno analizzate singolarmente. Il Nidil, che teoricamente dovrebbe rappresentare tutti gli atipici, quindi il fronte più ampio di possibile espansione, per ora ha il 48,8 per cento in meno di iscritti. Nel settore del  commercio, la Filcams segna un -24 per cento. Negli edili, la Fillea: -21,4 per cento. Anche nel settore dell’agricoltura, la Flai: -20,6 per cento. Dulcis in fondo le  tute blu della Fiom: -12,5 per cento,  con la controindicazione che nonostante le battaglie a viso aperto di questi ultimi anni , hanno visto crollare il numero degli iscritti  ad esempio, dai 12mila iscritti del gruppo Fiat a poco più di 2mila.

Stiamo vivendo profondi mutamenti nella società e non possiamo rimanere quelli di sempre – spiega Nino Baseotto, della segreteria – Le persone tutelate dal contratto nazionale sono sempre di meno e diventa vitale rivolgerci a tutti gli altri.”

La ricetta proposta, però, è quella tradizionale della sinistra: maggiore spesa pubblica. “La sfida vera è cambiare paradigma: da 20 anni si parla di flessibilità e deregolamentazione per creare lavoro. È vero il contrario. Servono investimenti pubblici, semmai”. Quasi come a voler dire: se il mercato del lavoro è in crisi è colpa dei Governi, la fuga dei lavoratori dal sindacato è solo un effetto collaterale. Landini e Camusso per ora chiaramente tacciono. Cosa altro  potrebbero aggiungere ?




Cgil: Pino Gesmundo nuovo segretario generale CGIL Puglia

nella foto Pino Gesmundo

nella foto Pino Gesmundo 

Il nuovo segretario generale della Cgil Puglia è  Pino Gesmundo eletto ieri mattina dall’assembla generale del sindacato, riunita a Bari alla presenza del leader nazionale  Susanna Camusso. Prende il posto di Gianni Forte che ha guidato la Cgil regionale dal 2008 e che lo scorso 15 marzo è stato eletto segretario dello Spi Puglia.

Gesmundo nel suo discorso di insediamento ha sottolineato che “è una bella responsabilità in un territorio che può rilanciare le politiche per il Mezzogiorno” perché “rappresenta una eccellenza in molti settori“. Il neosegretario ha ricordato tra le vertenze da affrontare quelle per “l’Ilva, la Natuzzi, e il caporalato“. Quanto al Patto per la Puglia, che dovrebbe essere sottoscritto a breve, per Gesmundoha ragione il governatore Michele Emiliano a dire che il governo nazionale ha sottratto risorse al Mezzogiorno: dopodiché – ha concluso – dobbiamo dare risposte ai territori e facciamo bene a investire quelle risorse” che sono assegnate alla Puglia con il Patto, cioè circa due miliardi di euro.

Il saluto del Sindaco di Bari Antonio Decaro

A lui e a tutta la comunità della Cgil – scrive il sindaco Decaro in una nota – faccio i miei più sinceri auguri di buon lavoro, certo di trovare, anche a fronte del nuovo incarico, la stessa ampia collaborazione e disponibilità al lavoro comune portato avanti fino ad oggi. Tanti sono gli impegni che ci attendono su cui dobbiamo confrontarci e programmare interventi sinergici, a partire dalle attività avviate con l’osservatorio metropolitano del lavoro a cui partecipano tutti gli attori del partenariato economico sociale, che si sta dimostrando un luogo utile dove lo scambio reciproco di conoscenze ed esperienze è la base per l’istruzione di politiche che possano avere ricadute positive sul fronte occupazionale. Con Pino Gesmundo e la Cgil e con le altre sigle sindacali proseguiremo inoltre nella lunga battaglia sulla legalità, che in questi mesi ci ha visti lavorare fianco a fianco anche con imprenditori, associazioni e cittadini”

Il commento del Presidente della Regione, Michele Emiliano

Schermata 2016-05-26 alle 20.39.47Pino Gesmundo – sottolinea in una nota il governatore Emilianonel proseguire il lavoro svolto da Gianni Forte, è atteso da importanti sfide nel mondo del lavoro: la battaglia per i diritti è tutt’altro che superata. Le diverse forme di precariato che affliggono centinaia di migliaia di pugliesi devono essere garantite e allineate alle stesse tutele assicurate ad altri lavoratori. L’obiettivo necessario di una maggiore produttività non deve essere perseguito ai danni dei lavoratori, colpendo dei diritti garantiti dalle leggi approvate in pagine importanti della storia italiana, dopo lunghe e significative battaglie“.

La Cgil – conclude il governatore – è stato uno degli interlocutori principali della Regione Puglia e sono sicuro dimostrerà ancora una volta il suo senso di responsabilità, svolgendo, insieme agli altri sindacati, un ruolo importante nella trasformazione e nello sviluppo della nostra Regione. La Puglia ha dinanzi grandi sfide come il futuro dell’Ilva, l’ambientalizzazione di tutti i siti industriali pericolosi per la salute pubblica, la riforma del piano dei rifiuti, la lotta al caporalato, l’applicazione del Reddito di Cittadinanza che disegna un nuovo welfare di inclusione sociale. La concertazione con la CGIL e gli altri sindacati per noi è fondamentale per affrontare queste sfide e realizzare il nostro programma di Governo“.“

 



Il Governatore Emiliano, anticipa i grillini e vara il reddito di dignità in Puglia

Emiliano l’aveva promesso in campagna elettorale e dopo qualche mese la sua promessa è diventata una realtà. «”Oggi ho firmato la delibera che andrà in giunta per il reddito di dignità (Red): un modo di essere di sinistra in modo moderno, considerando la difficoltà delle famiglie. È una speranza un segno di lotta contro la povertà, perché va nel segno di ciò che Papa Francesco ha chiesto alla politica“. Questa la dichiarazione del presidente della  con cui ha spiegato che “il Governo non ha questo progetto, ma una delle cose che faremo una volta approvato in giunta e trasmesso al Consiglio regionale, sarà prendere in contatto con l’Inps e Boeri, perché sarei curioso di conoscere quale era il progetto dell’Inps in questa materia. E soprattutto aprire, perché si tratta di una sperimentazione non facile – ha aggiunto – un dibattito tecnico sulla migliore realizzabilità del progetto“.

Schermata 2015-11-10 alle 18.43.21Lo ha reso noto Michele Emiliano,  presidente della Regione Puglia, parlando a margine di un convegno della CGIL, al quale ha partecipato a Bari il segretario nazionale, Susanna Camusso. “Ne beneficeranno circa 60 mila pugliesi – ha spiegato – con un limite massimo di 600 euro a famiglia. In cambio, prestazioni sociali. E non è un modo non per sbarcare il lunario e sistemarsi per sempre, come qualcuno immagina, ma un modo per far superare la soglia di povertà a famiglie in difficoltà, reinserendole nel mondo del lavoro attraverso formazione e prestazioni sociali che ciascun sottoposto al programma dovrà rendere. Se necessario anche andando a pulire giardini, i banani di una scuola, o a gestire lavori umili. In cambio della solidarietà da parte della comunità che gli darà una mano.

La durata massima è di 12 mesi – ha concluso Michele Emilianoma si può riprendere il programma se ci sono le condizioni dopo una interruzione”

 




Di tutto, di più

CdG cioccolatoScienza: il cioccolato fa ringiovanire di 30 anni.

Quindi a conti fatti io dovrei avere qualche mese di vita.

 

 

CdG susanna-camusso-Camussocombattenti e reduci sono la rovina del Paese

Sarà, ma neanche i sindacati scherzano…

 

 

 

CdG irruzione sede PdRoma :” ricercatori irrompono nella sede del PD”.

Beh, perché di ricercati lì dentro ce ne erano già tanti…..

 

 

CdG chiusura scommesseTaranto:” rapinato il gestore di un centro scommesse”.

Scommettiamo che ti rapiniamo…?!?!?!

 

 

 

CdG ast terni_manganelliAst.Terni – Landini (Fiom) :” il Governo deve abbassare i manganelli”.

Ma se è l’unica cosa che ancora riusciamo a tenere “alzato” in questo Paese…

 

cdG cadaveri mummificatiModena:” trovato cadavere mummificato all’interno dell’ospedale”.

Era in fila per il ticket…..

 

 

 

CdG italiani poveriIstat :” un italiano su 5 a rischio povertà.

Gli altri dormono già sotto i ponti….

 

 

CdG Pronto-soccorso-ingresso-2Varese:” partorisce in Pronto Soccorso, 40 enne non sapeva di essere incinta”.

Lo Spirito Santo .” Giuro stavolta io non c’entro nulla”.

 

 

 

 

CdG alfano pensierosoDimissioni di Alfano:  le  vuole un italiano su due .

Ovviamente l’altro ha problemi di Halzhaimeir….

 

 

CdG 730 precompilatoLa rivoluzione del Fisco, il 730 arriverà a casa già compilato.

Bisognerà solo pagare…

 

CdG rapine metroRoma, presa la banda del metrò:” 23 rapine in un mese”.

Inalterato il primato della “banda del Parlamento”.

 

 

cdG momcler ocheNon importa che tu sia oca o pollo, la Moncler ti spennerà comunque….