Rapporto Economia Taranto 2016, tutti i veri “numeri” dell’imprenditoria tarantina | 1a puntata

a cura della Redazione Economia

Per poter leggere e comprendere meglio i numeri che vi forniamo , ricordiamo che tutto viene valorizzato da questi indicatori: il MOL (Margine Operativo Lordo), il ROA (acronimo che sta per  ReturnOn Assets e il suo calcolo è piuttosto immediato: si prende l’utile netto di gruppo e lo si divide per il totale delle attività)Il valore minimo del ROA dev’essere superiore o uguale al costo del denaro (tassi d’interesse scelti dalle varie banche centrali), perchè ovviamente essendo il totale delle attività l’ammontare complessivo degli investimenti fatti dall’azienda ed essendo stati finanziati da indebitamento, cassa e/o denaro preso in prestito, il tasso minimo da ottenere è ovviamente quello dei tassi d’interesse. Se fosse inferiore significherebbe che il costo di questo denaro è stato per l’azienda maggiore a quanto quel denaro ha reso, quindi non sarebbe stato conveniente prenderlo. Ma sopratutto, quello che maggiormente conta è l’ UTILE DI ESERCIZIO da cui capire se la società lavora, guadagna ed è gestita bene.

BASILE PETROLI

COMMERCIO ALL’INGROSSO DI PRODOTTI PETROLIFERI E LUBRIFICANTI PER AUTOTRAZIONE, DI COMBUSTIBILI PER RISCALDAMENTOfatturato € 335.742.672,00

CdG basile petroliLa Basile Petroli, concessionaria dell’ ENI per la vendita e distribuzione di carburante e gasolio in provincia di Taranto, è passata da 29 a 31 dipendenti, con delle performances economiche un pò strane. Nel 2011 la società aveva fatturato  248 milioni853.208,00 €uro con un utile un pò misero (appena 24.635 euro !)  , successivamente nel 2012 ha fatturato 247milioni598.520,00 €uro,  perdendo i 2/3 dei precedenti ricavi (scesi ad appena 8.353,00 euro ! ). Nel precedente bilancio disponibile analizzato, e cioè quello del 2013 la Basile Petroli ha perso il 10% del proprio fatturato, calato a 224milioni e 251.076,00 €uro  con una perdita di 1milione e 15.033,00 €uro,  annullando quasi del tutto il proprio MOL (sceso dall’ 1,23% allo 0,09 %).

Nell’ultimo bilancio  disponibile 2014, in un momento di totale crisi economica per la provincia di Taranto, il fatturato della società è esploso controtendenza, crescendo esponenzialmente a 335milioni742.672,00 euro, contribuendo alla conseguente crescita del MOL passato a 5.704.116,00 euro. Il rapporto di indebitamento è sceso di circa 2 punti e mezzo (dal 82,57% all’ 80,12% e l’utile è ritornato in segno positivo con un + 661.518,00 (rispetto al – 1.015.033,00 dell’esercizio precedente). Un risultato anche se positivo, appare un pò modesto considerando il fatturato. Ma sui bilanci di questa società sono state effettuate delle verifiche dalla Guardia di Finanza con il noto sequestro di uno yacht intestato ad una società della famiglia Basile (leggi QUI) su disposizione  del GIP del Tribunale di Taranto che ha stabilito “l’imputazione di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi e mediante uso di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti, nonché di emissione di fatture e altri documenti per fatture inesistenti, reati previsti dal D. Lgs. n. 74/2000″.

Schermata 2016-09-05 alle 10.29.45

Schermata 2016-09-05 alle 10.32.05

 

VESTAS BLADES ITALIA srl  

(unipersonale  di proprietà della capogruppo VESTAS – Danimarca) 

FABBRICAZIONE DI MOTORI, GENERATORI E TRASFORMATORI ELETTRICI 

fatturato € 191.728.189,00

La Vestas Blades, pur in n momento di crisi economica è passata da 356 a ben 491 dipendenti (con un +40% di assunzioni) e ciò nonostante pur aumentando conseguentemente i costi salariali, l’utile è rimasto pressochè invariato rispetto all’esercizio precedente. Risultti questi che si ottengono solo con una sana e capace gestione aziendale del proprio business.

Schermata 2016-09-05 alle 10.41.43

Schermata 2016-09-05 alle 10.42.19

SUPERCENTRO s.p.a.

COMMERCIO ALL’INGROSSO NON SPECIALIZZATO | fatturato €  119.474.810,00

nella foto Paolo Michele Macripò

La società fa capo alla famiglia Macripò,  guidata da Paolo Michele Macripò ( a lato nella foto) mentre solo  il 10,99%  è di proprietà di Leonardo Giangrande  l’ attuale presidente della Confcommercio di Taranto al suo ultimo mandato. La SUPERCENTRO è una  società che gestisce in franchising una rete di supermercati in Puglia.  La società ha aumentato di appena 19mila euro il proprio utile di esercizio, diminuendo del 1,5%  il proprio indebitamento. Anche il fatturato dal 2013 al 2014 è sceso  mentre il MOL è aumentato di circa 800mila euro. Tutto ciò dopo aver diminuito di 10 unità il numero degli addetti/dipendenti. Ma non è bastato.

Schermata 2016-09-05 alle 10.52.34

Schermata 2016-09-05 alle 10.54.04

 

N.B. I dati pubblicati  sono aggiornati a dicembre 2015. Le informazioni economiche, fiscali, bancarie, pubblicate sono provenienti da pubblici archivi e/o altre fonti rielaborate da società esterne specializzate. Si  declina ogni responsabilità per eventuali erroneità, incompletezze e qualsiasi altro vizio di cui alle informazioni ed ai dati. La nostra redazione economica è a disposizione delle società interessate per eventuali rettifiche, correzioni ecc. previa esibizione dei bilanci e verbali di assemblee regolarmente depositate al registro Imprese della Camera di Commercio.

Le analisi dei bilanci delle società che operano a Taranto e provincia, verificati ed analizzati dal Corriere del Giorno, non sono finite.

Continua/1.




Rapporto Economia Taranto , i numeri che certa “stampa”… non è capace di leggere | 1a puntata

a cura della Redazione Economia

Ancora una volta alcuni giornalisti tarantini hanno dimostrato di non saper fare i giornalisti, parlando ovvero scrivendo, esclusivamente sulla base dei comunicati stampa o delle “veline” ricevute dalla solita associazione di commercianti che sopravvive grazie ai soldi e contributi pubblici, invece di quelli “privati” dei suoi associati e furbescamente rifila “polpette” avvelenate ai giornalisti “amici” e parenti…

Qualcuno potrà accusarci di “lesa maestà”, o di presunzione, ma la realtà è ben diversa: noi i numeri ed i bilanci li sappiamo leggere. Altri meno. E non contento delle baggianate giurisprudenziali qualcuno crede di poter all’improvviso scrivere editoriali economici, o “stilare” classifiche senza neanche aver provato a leggere i bilanci e capire quello di cui intende parlare.

CdG Gazzetta 1apaginaLa Gazzetta del Mezzogiorno, ancora una volta dimostra il perchè della propria crisi di vendite che l’ha portata a dover ricorrere ai contratti di solidarietà, lasciando al giornalista-sindacalista-cronista di nera Mimmo Mazza l’arduo compito di “dare i numeri”, attività che gli è riuscita molto bene nel vero senso della parola: parlando dei dipendenti dell’ ILVA e dell’indotto stimati in “circa 15 mila persone” (quando in realtà son oltre 18mila n.d.r.) e che “tra dipendenti diretti e dell’indotto e che il numero delle persone che vivono grazie agli grazie agli stipendi pagati dal siderurgico (e ormai da tempo integrati dall’ INPS sotto forma di cassa integrazione e contratti solidarietà, arriva a 60 mila” il  novello-cronista-economista… sostiene che si tratta “pur sempre di un decimo degli abitanti di tutta la provincia” ! Resta da capire come faccia Mazza a fare questo calcolo, che è campato in aria, ma forse “poverino” ha conteggiato fra i contratti di solidarietà anche il suo e dei suoi colleghi de La Gazzetta del Mezzogiorno, che lavorano appunto grazie a quel contratto.  Il  novello-cronista-economista se usa la calcolatrice e legge i bilanci così come fa con il codice penale, allora rischia di mandare in crisi anche le sue entrate familiari….non contento di aver dato i numeri (!!!) continua nel suo delirio sostenendo che “occorre un cambio deciso e sostanziale modo di sviluppo economico per offrire nuove possibilità a chi come oggi ha come unica alternativa alla disoccupazione l’inizio di un viaggio della speranza al Nord o all’estero“.

Ebbene il povero Mazza non sa o non gli hanno ancora spiegato che lo sviluppo economico dipende dagli imprenditori, dal mercato, dalla volontà e capacità di rischio. Qualche anno fa il prof. Mario Monti, ex-rettore dell’ Università Bocconi, che di impresa ci capisce sicuramente più di Mazza e tutti i suoi colleghi messi insieme, disse: ”  ”I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. E’ più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci”. E’ un affermazione molto più veritiera, leale e corretta verso chi sta cercando di entrare nel mondo del lavoro o a chi ha perso il proprio posto. Meglio fare un discorso del genere che sventolare impossibili promesse da politicante o “sindacalista” in cariera . Chi vuole leggere questo concetto come un sinonimo di licenziamenti selvaggi è in malafede e vi prende per il naso, perché vi sta vendendo una  macchina usata con il contachilometri taroccato.

CdG Monti_Bocconi

Il Prof. Mario Monti ex rettore della Bocconi

Come non dare ragione al prof. Monti quando sosteneva che “Bisogna abituarsi a cambiare spesso luogo e tipo di lavoro e paese questo non è da guardare con spavento come una cosa negativa. “I giovani italiani – proseguì Montihanno troppa diffidenza verso la mobilità, verso il cambiamento e questo è uno dei problemi del nostro paese. Invece avere la sfida del cambiamento di lavoro nel corso della vita è una cosa positiva, che stimola. Per arrivare a dare un lavoro ai giovani, bisogna tutelare un po’ meno chi è molto tutelato, quasi blindato nella sua cittadella di lavoratore tutelato“. “Bisogna tutelare – ha proseguito – chi oggi si trova in una situazione quasi di schiavitù, infatti nel mondo del lavoro ci sono forme estreme di precariato, o chi proprio non riesce a entrarci – e concluse – occorre creare più occasioni di lavoro per i giovani, un po’ meno tutelati in modo trincerato ma più posti di lavoro. E un Paese è capace di creare più o meno posti di lavoro a seconda di quanto è competitivo“. Ebbene qualcuno avvisi Mazza che chiunque si occupa di affari, economia, business a Taranto e provincia oggi rideva del suo articolo. E noi insieme a loro !

CdG quotidiano PPIl Nuovo Quotidiano di Puglia a firma di Michele Montemurro, titolava “Meno litigi più concretezza” appello che ci sentiamo di condividere e sottoscrivere, sopratutto considerando che la Camera di Commercio di Taranto (che è un ente pubblico) per avere i dati economici del Comune di Taranto, richiesti più volte inutilmente è dovuta ricorrere ad un’istanza di accesso (negata) ed un ricorso al TAR (vinto) per ottenere dati “pubblici“. Qualcosa che sa di incredibile e che nessuno ha messo in risalto. Probabilmente perchè a Taranto, ad eccezione del nostro giornale, nessuno ha mai fatto uso di quanto prevede la Legge sull’ accesso agli atti amministrativi. E’ giusto ricordare quello che ha detto in conferenza stampa il presidente della Camera di Commercio di Taranto, e cioè che è vergognoso assistere allo Stato che non paga i suoi fornitori ILVA, ma sarebbe stato altrettanto doveroso ricordare che l’ ILVA “gestita” dal  defunto Emilio Riva e famiglia associata, era una società di natura “privata” aderente a Federacciai e Confindustria, che aveva EVASO al Fisco italiano la somma (accertata dalla Guardia di Finanza di Milano) le tasse su ricavi per oltre 1 MILIARDO E MEZZO DI EURO !

Pochi ricordano che lo Stato, o meglio il Governo Monti prima, Letta poi e Renzi adesso, con il “commissariamento” affidato non a portaborse e faccendieri vari, ma a top managers del calibro di Enrico Bondi e del prof. Gnudi  hanno salvato la città di Taranto dal diventare una vera e propria “polveriera sociale”, e stanno risanando l’azienda e contemporaneamente onorando gli stipendi ai dipendenti. I fornitori dell’ ILVA, Le imprese, che svolgono per definizione attività d’impresa e quindi di rischio, verranno pagati dalla liquidazione della “vecchia” ILVA gestione Riva, e chi vorrà lavorare e sarà capace di conquistare la fiducia nella “newco” in fase di costituzione come da progetto del superconsulente economico di Palazzo Chigi, Andrea Guerra.

Il collega Michele Montemurro si è avventurato nello stilare “classifiche” taroccate, non per malizia, ma probabilmente per disabitudine, quando scrive che “nel 2013 ci sono state tre imprese (con sede legale in provincia di Taranto, fra le prime venti di Puglia per fatturato”. Montemurro probabilmente non sa che l’indice più importante per valutare un’azienda non è il fatturato, ma bensì i ricavi, la patrimonializzazione, la percentuale d’indebitamento ed il numero di dipendenti. tutto viene valorizzato da tre indicatori: il MOL (Margine Operativo Lordo), il ROA (acronimo che sta per Return On Assests e il suo calcolo è piuttosto immediato: si prende l’utile netto di gruppo e lo si divide per il totale delle attività) . Il valore minimo del ROA dev’essere superiore o uguale al costo del denaro (tassi d’interesse scelti dalle varie banche centrali), perchè ovviamente essendo il totale delle attività l’ammontare complessivo degli investimenti fatti dall’azienda ed essendo stati finanziati da indebitamento, cassa e/o denaro preso in prestito, il tasso minimo da ottenere è ovviamente quello dei tassi d’interesse. Se fosse inferiore significherebbe che il costo di questo denaro è stato per l’azienda maggiore a quanto quel denaro ha reso, quindi non sarebbe stato conveniente prenderlo.

Quindi avendo verificato la “pochezza” d’informazione economico-giornalistica circolante a Taranto, lo abbiamo  quindi  fatto noi, per aiutarvi e consentirvi di capire meglio ilreale valore  delle imprese operanti  nell’economia della provincia jonica:

BASILE PETROLI 

 

Schermata 2015-07-22 alle 23.38.23

Schermata 2015-07-22 alle 23.39.18

 

Il dato incredibile è che la Basile Petroli, è un’azienda con soli 29 dipendenti, e dalle performances economiche un pò strane. Nel 2011 ha fatturato  248 milioni ed 853.208,00 €uro con un utile un pò misero (appena 24.635 euro !)  , nel 2012 ha fatturato 247milioni ed 598.520,00 €uro,  perdendo i 2/3 dei precedenti ricavi (scesi ad appena 8.353,00 euro ! ) . Nell’ultimo bilancio disponibile analizzato, e cioè quello del 2013 la Basile Petroli ha perso il 10% del proprio fatturato, calato a 224milioni e 251.076,00 €uro  con una perdita di un milione e 15.033,00 di €uro,  annullando quasi del tutto il proprio MOL (sceso dall’ 1,23% allo 0,09 %)

VESTAS NACELLES ITALIA srl (unipersonale  di proprietà della capogruppo VESTAS – Danimarca) 

CdG Vestas Nacelles

Schermata 2015-07-23 alle 00.05.36

 

Alla Vestas Nacelles è collegata anche un’altra società controllata. Con fatturati ed utili molto più significativi della Basile Petroli….


Schermata 2015-07-23 alle 00.10.12

Schermata 2015-07-23 alle 00.18.47

 

 

SUPERCENTRO s.p.a.

La società tanto “cara” al giornalista Mimmo Mazza per motivi di “parentela”…e cioè la  Supercentro spa, che fa capo alla famiglia Macripò, ed il cui  il 10,99%  è di proprietà di Leonardo Giangrande  attuale presidente della Confcommercio di Taranto. La SUPERCENTRO è una  società che gestisce in franchising una rete di supermercati. Quindi definirla “industria” è a dir poco un’azzardo, se non un’inesattezza ! La società produce un discreto utile, ma con un forte indebitamento. Infatti, mentre il fatturato dal 2012 al 2013 è cresciuto (grazie all’apertura di nuovi punti vendita) il MOL è diminuito di quasi un milione di euro, mentre l’utile di esercizio è calato del 30% , con un rapporto di indebitamento dell’ 80,3%.

CdG Supercentro

CdG supercentro dati

 

N.B. I dati pubblicati  sono aggiornati a febbraio 2015. Le informazioni economiche, fiscali, bancarie, pubblicate sono provenienti da pubblici archivi e/o altre fonti rielaborate da società esterne specializzate. Si  declina ogni responsabilità per eventuali erroneità, incompletezze e qualsiasi altro vizio di cui alle informazioni ed ai dati. La nostra redazione economica è a disposizione delle società interessate per eventuali rettifiche, correzioni ecc. previa esibizione dei bilanci e verbali di assemblee regolarme mte depositate al registro Imprese della Camera di Commercio.

Le analisi dei bilanci delle società che operano a taranto e provincia, verificati ed analizzati dal Corriere del Giorno, non sono finiti.

Continua/1.

 

 

 

 

 

a

 




Qualcuno spieghi a Giangrande che una sentenza di 1° grado non è definitiva…

Prima di raccontarvi cosa è successo ieri, vogliamo informare i nostri lettori che stiamo per parlare di Leonardo Giangrande attuale presidente (in scadenza di mandato) della Confcommercio  che non ama questo quotidiano online, andando a raccontare alla giunta  dell’associazione presieduta di “averci in pugno“. Su queste affermazioni stendiamo un velo pietoso, avendo già avuto un contradditorio con Giangrande nei suoi uffici, smentendo punto per punto le sue affermazioni e provando documentalmente quanto abbiamo scoperto e che vi racconteremo e documenteremo presto. Ed a nulla servono le sue ultime “frequentazioni” con un rappresentante delle forze dell’ordine che fra 6 mesi finalmente lascerà Taranto, dopo aver fatto il “lobbista” ed il “chierichetto” invece di fare il servitore dello Stato ed occuparsi di illegalità e criminalità, che dovrebbe essere il suo lavoro !

Leonardo Giangrande

nella foto, Leonardo Giangrande

Ma torniamo a Giangrande. Ieri ha tenuto una conferenza stampa “accusatoria” , alla luce dell’assoluzione dal processo relativo alla nomina contestata e turbolenta del segretario generale della Camera di Commercio, ente camerale ove il presidente dei commercianti tarantini siede in consiglio di amministrazione, e dove ha sognato per qualche ora di diventarne il Presidente. Al momento, inutilmente.

Giangrande ha detto che “si evince facilmente l’infondatezza di tutto il processo che è frutto delle logorroiche accuse mosse dal signor Falcone che ha trasmesso denunce ed esposti contenenti illazioni e pettegolezzi” dimenticando che per il Gip, cioè il Giudice per le Indagini Preliminari e per il pubblico ministero dr. Remo Epifani, non si trattava di pettegolezzi.

Accanto al rappresentante della Confcommercio tarantino vi era il suo legale Egidio Albanese, che ha di fatto svolto una seconda arringa difensiva,  dimenticandosi che ieri non erano presenti nè il Gip, cioè il giudice che aveva deciso che bisognava procedere nei confronti delle persone sottoposte ad indagine per la vicenda in questione, nè il pm Remo Epifani. Che secondo voci di corridoio della Procura, sarebbe intenzionato a ricorrere in Appello.

 Quindi questa sentenza di 1° grado del Tribunale di Taranto, di cui prendiamo atto, ed abbiamo già dato notizia, e lo ricordiamo per dovere di cronaca e rispetto ai nostri lettori, al momento non è definitiva in quanto non è ancora passata in giudicato. Quindi gioire manifestando rancori, accusando gli assenti è a dir poco una mancanza di tatto, e strategia processuale-difensiva. Ma dato il personaggio non ci meravigliamo.

CdG mozione sfiduciaNello sfogo “provinciale” di Giangrande, che non ci ama al punto tale da aver dato disposizioni alla sua addetta stampa di non inviarci comunicati, e di non invitarci alle sue conferenze stampa (e di questo lo ringraziamo…pubblicamente !) vi sono delle forti accuse nei confronti dell’ex-commissario della Camera di commercio, cioè Roberto Falcone, che fanno seguito alle paventate azioni legali di rivalsa preannunciate dal rappresentante dei commercianti tarantini. Peccato che non sappia, che i tempi per una querela per calunnia, sono ampiamente scaduti.

CdG firme mozione sfiduciaMa ieri nella sua conferenza-sfogo Giangrande si è dimenticato di raccontare qualcosa…. ai giornalisti tarantini e cioè di una mozione di sfiducia nei suoi confronti  firmata nel 2012 da ben 19 consiglieri della Camera di Commercio di taranto, in cui veniva contestato ed evidenziato il “costante ed indebito tentativo di volersi ingerire nella gestione dell’ Ente pubblico attraverso il condizionamento del suo legittimo Presidente (il Cav. Luigi Sportelli n.d.r.) ….omissis….fatto questo assolutamente grave oltre che palesemente contrario alla Legge e allo Statuto Camerale“.

Fra i firmatari di questa mozione nomi ben noti e rappresentativi dell’economia ed imprenditoria tarantina, come l’attuale presidente della Confindustria  Taranto  Vincenzo Cesareo, del direttore generale della BBC San Marzano Emanuele Di Palma, di Gerardo Giovinazzi (all’epoca dei fatti, presidente della Confagricoltura), ecc. Tutti pazzi ? Tutti complottisti ?

Schermata 2015-03-01 alle 10.14.26  Giangrande ci spieghi piuttosto e lo spieghi pubblicamente sopratutto ai commercianti tarantini, alle loro famiglie di cui parla spesso inutilmente, ai cittadini di Taranto, delle vicende societarie della società Comunicare srl (controllata dalla Confcommercio Taranto) e dei capannoni realizzati con soldi pubblici nelle vicinanze di San Giorgio Jonico, e che fine hanno fatto. Ci spieghi una poco chiara vicenda sulle decine di fax partiti dalla Confcommercio (in nome e per conto di alcuni propri iscritti) per la partecipazione ad un bando di gara della Camera di Commercio, per effettuare i lavori di installazione delle telecamere di video sorveglianza nelle farmacie tarantine. Bando che prevedeva però l’invio a mezzo Pec o raccomandata , pena la nullità, e che è stato vinto da un’azienda che aveva rispettato le modalità di partecipazione al bando di gara aggiudicandoselo.

Schermata 2015-03-01 alle 10.08.15Azienda che guarda i casi… della vità è di un “sodale” che siede insieme a Giangrande nella Giunta esecutiva della Confcommercio di Taranto. E ci spieghi come mai insieme ad  Aldo Manzulli, il suo vice presidente in Confommercio , che siede anche nel consiglio di amministrazione della Camera di Commercio di Taranto, non abbiano ancora oggi inviato il proprio curriculum vitae all’ Ente camerale (come previsto dalla legge).  Giangrande ci  spieghi anche se trova normale che il suo “vice” presidente nell’associazione dei commercianti tarantini partecipi con le sue società di famiglia ai bandi della Camera di Commercio in netto conflitto d’interessi ! Fa un pò sorridere la sua dichiarazione reddituale da “lavoratore dipendente” che nel 2013 ha dichiarato solo 34mila euro di reddito.

Così come ci fà sorridere Giangrande quando parla di  avere “centinaia di dipendenti nella sua azienda“, quando in realtà non risulta essere proprietario di nessun’azienda, ma bensì solo azionista al 10% della Supercentro s.p.a di Taranto ed al 33% della Gi.Ma.Ca. di Avetrana, sua cittadina natale. Società che gestiscono in franchising dei supermercati nella provincia di Taranto.

Noi restiamo a disposizione di Giangrande e dei suoi “sodali” della Confcommercio qualora volessero chiarire quanto abbiamo scritto e raccontato, e lo siamo nel rispetto delle norme di Legge sulla Stampa, e nel rispetto del nostro dovere “deontologico” nei confronti dei nostri lettori.

P.S. Ecco la situazione aggiornata al 31.12.2014 delle attività d’impresa nella Provincia di Taranto: le imprese registrate e attive, le iscrizioni, cessazioni e saldi nell’anno, suddivisi per sezione di attività economica. Questi numeri parlano da soli…non sono nostri commenti o opinioni. E dicono chiaramente una cosa: il commercio tarantino è “moribondo”. Esattamente come la Confcommercio di Taranto ! Di cosa meravigliarsi ?

CdG dati camerali TA 2014