2.263 creditori a secco: nessun pagamento dalle Ferrovie Sud Est

BARI – Appare molto lontana la fine della vicenda collegata al fallimento della più grande azienda di trasporto locale del sud Italia, evitata solo per un miracolo. Il piano di concordato  che era stato accolto ed omologato nel luglio 2018 dal Tribunale Civile di Bari, ad oggi è stato attuato in minima parte e l’avvicinarsi del 30 giugno sta creando non poca apprensione nei creditori privilegiati, tra i quali vi sono anche molti lavoratori, nei cui confronti la società Ferrovie Sud Est è debitrice di somme non imponenti ma sicuramente importanti per le rispettive vite.

Mentre da un lato il Tribunale ha provveduto a sequestrare crediti per 25 milioni a tredici imputati per il “crac” delle Ferrovie Sud Est, non si intravede alcuna speranza per il pagamento di 66 milioni di euro dovuti a 2.263 creditori privilegiati, che dovrebbe avvenire entro il 30 giugno.  Per non parlare poi di quei debiti con molti zeri maturati con alcune aziende, che speravano sulla boccata di ossigeno dei pagamenti che sarebbero dovuti arrivare già entro lo scorso dicembre per dare linfa alle rispettive attività.
La società Ferrovie Sud Est aveva chiesto ed ottenuto una proroga dai giudici , rinviando al 31 dicembre 2021 il termine per il pagamento dei 541 creditori chirografi, ai quali peraltro verrà saldato soltanto il 50% del dovuto, cioè altri 60 milioni di euro.
Ferrovie Sud Est ha ottenuto anche il via libera dalla terna di giudici davanti ai quali si sta celebrando il processo ai presunti responsabili del crac da 230 milioni. a partire dall’ex amministratore Luigi Fiorillo ed altre 14 persone, accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, dissipazione e distrazione di fondi.
La richiesta di sequestro dei crediti era stata avanzata dai pm Francesco Bretone, Bruna Manganelli eLuciana Silvestris della Procura di Bari. ancor prima degli arresti avvenuti nel gennaio 2018,  ma venne rigettata dal Gip in quanto all’epoca, erano ” utilità non ancora percepite ma solo attese” e quindi conseguentemente  “crediti non certi” in quanto il concordato non era ancora stato approvato. Adesso a seguito dell’approvazione al concordato quei crediti sono diventati ” liquidi, certi ed esigibili ” in quanto i pagamenti sono ormai prossimi.
Il provvedimento di sequestro è stato eseguito nei confronti dagli imputati per i debiti nei confronti delle Ferrovie Sud Est: 11,6 milioni di euro ad Angelo Schiano, presunto amministratore occulto e legale della società; 240 mila euro dall’imprenditore Franco Cezza, che assieme sua moglie Rita Giannuzzi ed il figlio Gianluigi, gestivano l’archivio storico di Fse; 1,8 milioni da Sandro Simoncini, proprietario dell’immobile a Roma preso in affitto da Fiorillo dal 2008 al 2014.
Poi ci sono i sequestri alle cinque società imputateBit ( a cui sono stati sequestrati  5 milioni) Centro Calcolo (3,8 milioni di euro),  ed Entel ( 1,3 milioni) dell’imprenditore Ferdinando Bitonte che gestivano i servizi informatici; 600 mila euro alla  Prato Engeneering dell’ingegnere Vito Antonio Prato, progettista per Fse, e  200 mila euro alla Svicat dell’imprenditore Fabrizio Camilli, fornitore di carburante.
Il sequestro ha riguardato anche società non imputate nel processo penale, come  la Sil (500 mila euro); Sintass (6 mila euro) e la Vittucci sas di Fausto Vittucci, certificatore dei bilancio di Fse ( 200 mila euro).
Intanto la Procura ha richiesto che vengano ripristinati gli arresti domiciliari nei confronti dell’ imputato “numero uno”, cioè Luigi Fiorillo, attualmente sottoposto all’obbligo di dimora a Roma, che sarà discussa davanti al Tribunale del Riesame giovedì 27 giugno.



Ferrovie Sud Est: tutte le carte della “gestione Fiorillo” al vaglio della Procura e di Cantone (Autorità Anticorruzione)

La relazione dei commissari sulla gestione di Ferrovie Sud Est, su delega ricevuta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,  Graziano Delrio, alla luce della due diligence effettuata dalla Deloitte, è stata trasmessa  questa mattina alla Procura generale della Repubblica di Roma, alla Procura regionale della Corte dei Conti per il Lazio e all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

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nella foto il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe

Il sub-commissario delle Ferrovie Sud Est Domenico Mariani, accompagnato dall’avvocato Michele Laforgia,  ha consegnato ieri nelle mani del Procuratore capo della repubblica di Bari, Giuseppe Volpe, affiancato dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno, coordinatore del pool pubblica amministrazione degli uffici inquirenti baresi, la relazione sulle presunte consulenze d’oro e sprechi nella gestione dell’azienda di trasporti pugliese . Mariani ha annunciato che sono in corso “approfondimenti sugli investimenti e seguirà una relazione aggiuntiva. Il procuratore ha assicurato che darà corso alle indicazioni individuate nella relazione”  ha poi aggiunto che è venuto alla luce – “un sistema che partiva a raggiera e confluiva sull’amministratore unico, quindi era lui che si interfacciava con le singole aree e i singoli uffici.Il nostro compito – ed ha concluso – era quello di chiudere questa prima fase della relazione perché questo era il mandato ricevuto dal ministro. Ora dobbiamo preoccuparci solo del futuro di Fse“”

La relazione della Deloitte, che ha individuato numerose irregolarità nella gestione del denaro pubblico da parte dell’ ex-amministratore unico, l’avvocato tarantino Luigi Fiorillo , costituisce per la magistratura barese un punto basilare di partenza dell’indagine penale che dovrà individuare  ed  accertare eventuali reati a carico degli ex amministratori. Accertamenti che la Guardia di Finanza di Bari sta svolgendo da mesi a seguito della delega ricevuta dai magistrati della Corte dei Conti.

CdG Corte-dei-Conti PugliaInfatti la sezione pugliese della Corte dei Conti aveva già aperto un nuova inchiesta, affidandola al vice-procuratore Pierpaolo Grasso che nei giorni scorsi ha incontrato ed ascoltato per oltre un’ora il commissario Andrea Viero. Dopo aver attivato il recupero di oltre 5 milioni per i vagoni d’oro, il procuratore Grasso dovrà ad occuparsi anche della gestione “allegra” dell’ex amministratore Luigi Fiorillo, e con qualche problematica in quanto la Corte di la Cassazione dovrà stabilire se la competenza giuridica sulla vicenda  spetta alla magistratura civile o quelli contabili . Infatti l’unica via per cercare di recuperare le somme distratte dalle casse delle Ferrovie SudEst è quella di attivare delle azioni di responsabilità, che però dovrebbero limitarsi – al contrario dei poteri della Corte dei Conti – anche a degli eventuali dipendenti e collaboratori responsabili delle distrazioni economiche.

nella foto Luigi Fiorillo

nella foto Luigi Fiorillo, ex amministratore unico delle FSE

Il “crack economico” scoperto dal commissario Andrea Viero,  affiancato da due sub commissari nominati anche questi dal ministro Graziano Delrio, ammonta a 280 milioni di euro, frutto -come si legge nella relazione – di sprechi e clientelismi, come le consulenze, costate in circa 10 anni la somma complessiva 132 milioni di euro a fronte dei 150 milioni all’anno incassati dall’azienda. Dalle indagini interne effettuate per conto dei commissari dalla Deloitte, sugli ultimi vent’anni di “malagestione” Fiorillo,   sono emersi non poche intrallazzi di natura politica, arrivando addirittura a collegamenti con ambienti romani collegato al Vaticano.

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Analizzando la natura ed i destinari delle consulenze d’ “oro” affidate dall’ex-amministratore unico la Deloitte si è giunti alla “Fondazione Italiani” , dell’avvocato Angelo Schiano che ha incassato 27 milioni di euro, fondazione, che come si legge anche sul suo sito Internet, si pregia di collaborare con il Pontificio Consilio per i Laici e persino con l’ex premier russo Michail Gorbaciov, nonchè di aver costituito l’ Ocmie organismo di conciliazione e mediazione Italo-Estero e non è un caso quindi  se Fiorillo sottoscrive proprio  davanti a questo organo nel 2012 e  successivamente nel 2015   degli accordi che riconoscono a Schiano la non indifferente somma di 15 milioni di euro, delle quali 10 milioni pagate a rate annuale di 500mila euro.

Fausto Vitucci

Fausto Vitucci

Nella sua relazione, la Deloitte spiega che “la Fondazione è stata costituita il 22 giugno 2004, tra gli altri, dall’avv. Angelo Schiano, che – in quanto rappresentante di un socio fondatore – siede nel cda dell’ Ocmie. La Fondazione Italiani, inoltre, ha nominato come (proprio) revisore dei conti il dott. Fausto Vittucci”, cioè lo stesso commercialista che certifica i bilanci delle Ferrovie Sud-Est e contemporaneamente nella mediazione ha “certificato” i crediti vantati da  Schiano. Ma gli intrecci non sono finiti, in quanto le Ferrovie Sud-Est nella procedura di mediazione si fa assistere guarda caso….dall’avvocato Domenico Giampietruzzi, un “professionista che risulta – come  spiega la Deloitteavere avuto rapporti di collaborazione con l’avv. Angelo Schiano e Pino Laurenzi “. Quest’ultimo, il collega di studio di Schiano.

nella foto l'ing. Sandro Simoncini

nella foto l’ing. Sandro Simoncini

Sarebbe sempre riconducibile all’ avv. Schiano anche folle gestione contrattuale, dell’inutile sede a Roma delle Ferrovie Sud-Est, che senza alcun motivo e valida ragione funzionale, avevano  un ufficio nella Capitale sino al 2014,  che costava 280mila euro l’anno. Il contratto di locazione venne sottoscritto nel gennaio 2013 e disdetto l’anno successivo a seguito delle contestazioni e pressioni del collegio sindacale delle FSE, che ritenevano ingiustificata la locazione di 6 stanze all’interno dell’immobile romano ubicato  via Severano. Ad affittare la sede romana era la Sogea, una società romana riconducibile all’ingegnere Sandro Simoncini il quale  “ha avuto rapporti professionali diretti con Fse – come ha accertato la Deloittealmeno dal 2004 al 2015″  arrivando a maturare al 31 dicembre scorso dei crediti vantati per 730mila euro. Andando a curiosare che è l’ ing. Simoncini si scopre qualcosa di inquietante. L’ingegnere romano risulta coinvolto, come l’ avvocato Schiano,  nell’indagine penale sul cosiddetto “Madoff dei Parioli“, il broker finanziario che ha truffato mezza Roma,  Gianfranco Lande, il quale  aveva proprio Schiano e Fiorillo tra i suoi clienti.

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in foto l’avv. Angelo Schiano

In un processo a stralcio della vicenda processuale sul “Madoff dei Parioli“, nel maggio 2015 Schiano  è stato condannato con rito abbreviato a due anni per “bancarotta fraudolenta” sentenza che è stata appellata dai suoi difensori, mentre invece l’ing. Simoncini, che ha scelto di farsi giudicare con il giudizio ordinario, ed è attualmente sotto processo dovendo rispondere anch’egli di bancarotta . Secondo  il  pubblico ministero romano capitolino Luca Tescaroli, come si evince dalle carte processuali Simoncini era il “fiduciario” di Schiano in un’operazione immobiliare milionaria. E quindi questo groviglio di interessi ed affari incrociati spiegano molte cose sulla consulenze “allegre” delle Sud Est.

Ricapitolando, Schiano, avvocato “vicino” ad ambienti al Vaticano riceve dalle Ferrovie Sud-Est incarichi di consulenza per 27 milioni di euro. Fiorillo, quale amministratore unico delle  Ferrovie Sud-Est incarica la certificazione del loro bilancio al commercialista di fiducia della Fondazione creata da Schiano, e sempre lo stesso commercialista viene chiamato incaricato anche di  certificare i crediti dell’avvocato romano vantati nei confronti dell’azienda ferroviaria pugliese. Ciliegina sulla torta le Sud-Est aprono la propria inutile sede romana in un immobile riconducibile a un ingegnere ( Simoncini n.d.r.) considerato “fiduciario” dell’avvocato Schiano, e Simoncini riceve anch’egli dalle Sud-Est consulenze ed incarichi per centinaia di migliaia di euro.

Una vicenda torbida dove siamo pressochè certi la Magistratura e la Guardia di Finanza faranno luce al più presto.