L’ ammiraglioDe Giorgi interrogato: “Contro di me sono calunnie. Nulla da nascondere”

Sono passati 13 giorni dalla pubblicazione della notizia che è indagato nel filone “siciliano” dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata. E’ arrivato entrando da un ingresso secondario, in un’automobile con i vetri oscurati , e dopo  oltre un’ora l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi ha finalmente avuto l’ atteso confronto con i magistrati di Potenza, che è durato una ventina di minuti, giusto il tempo di rendere dichiarazioni spontanee e chiedere l’archiviazione dell’unica accusa a suo carico, al momento , di “abuso d’ufficio”. Poco dopo le 16, in divisa, questa volta esce dall’ingresso principale del palazzo di giustizia di Potenza, andando diretto verso le telecamere e annuncia ai giornalisti: “No, non mi dimetto per colpa dei corvi“.  Anche perchè a giugno 2016 l’ ammiraglio De Giorgi andrà in pensione.

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Il Capo di Stato maggiore della Marina Militare, ha tenuto un’ inconsueta conferenza stampa, in piedi, nel piazzale del Tribunale, con i cameraman dietro una ringhiera, tenuti a distanza,  non ha fatto fa riferimenti all’inchiesta e al colloquio appena avuto con i magistrati potentini. De Giorgi preferisce rispondere solo alle domande ricevute sul dossier anonimo pubblicato nei giorni scorsi dalla stampa. Cerca di smontare, punto per punto, tutte le accuse del “corvi”, partendo dalle  spese “folli”, al cavallo bianco sulla nave Vittorio Veneto e all’insabbiamento delle carte sui marò.

L’ammiraglio De Giorgi sostiene che non ha “nulla da nascondere” e non ha “mai fatto favoritismi, neanche a Fincantieri sostenendo che quel dossier “è stato fatto circolare già anni fa“, ribadisce, “è stato già analizzato dall’autorità giudiziaria senza dare esito ad alcun risultato e a nessuna prova di fondatezza. È chiaro che l’accelerazione della distribuzione di queste accuse vecchie, ricontrollate mille volte, girate e reinventate, mira a cercare di dare una spallata. Evidentemente c’è qualcuno, c’è qualche corvo a cui do molto fastidio“.

 

De Giorgi si dice fiducioso che “la magistratura individui chi è il corvo e i propalatori di queste false notizie”. Quindi niente dimissioni,: “Sarebbe un Paese molto strano se a seguito dell’opera di un gruppo di corvi, di diffamatori, un Capo di Forza armata si dimettesse: sarebbe un precedente assai pericoloso per una nazione che voglia essere democratica”. Niente dimissioni, ma anche niente richiesta di proroga dell’incarico di Capo di Stato maggiore della Marina Militare. “Io non so cosa stia pensando il presidente del Consiglio. Non ho mai pensato a una proroga perchè non mi sembra che sia costume da molto tempo dare proroghe alle scadenze del mandato. Ho avuto un mandato naturale di tre anni e mezzo, francamente non mi aspettavo alcuna proroga prima e non me la aspetto ora”. De Giorgi ha fatto qualche ammissione: “Conosco Gianluca Gemelli solo perché suo padre era un ufficiale di Marina, ma non l’ho mai frequentato. Forse l’avrò incontrato a qualche cerimonia pubblica, ma nulla di più”.

Affida al suo legale difensore, Pietro Nocita, il compito di entrare nel merito delle dichiarazioni spontanee: “È stato prodotto tutto ciò che riguarda il rapporto fra Marina Militare e porto di Augusta: non c’è nessun atto di concessione o nessun atto della Marina che riguardi un qualche soggetto o una qualche società di quel porto. Né avrei mai potuto intervenire in alcun modo perché le autorizzazioni spettano alla Regione e non alla Marina”. Per questo, l’avvocato ha chiesto l’archiviazione dall’unica accusa: “Mi pare sia impossibile ipotizzare un reato di abuso d’ufficio, che si commette attraverso atto della pubblica amministrazione, senza l’atto“.

De Giorgi è accusato di abuso d’ufficio per vicende legate al Porto di Augusta, nella “tranche” siciliana dell’inchiesta. Secondo la procura di Potenza Gianluca Gemelli (indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze, ndr) sarebbe stato favorito per un pontile utile allo stoccaggio del petrolio e lei nell’approvazione del progetto sulla flotta navale. L’ammiraglio ha precisato che “la Marina ha solo un diritto di servitù per i tubi, mentre la competenza del pontile è della Regione, io non ho mai parlato della questione con Gemelli. Né Colicchi (Nicola Colicchi ,indagato, lobbista della Compagnia delle Opere-Comunione e Liberazione,  ndr) mi ha mai chiesto aiuto o favori. Inoltre, come vi ha appena ribadito anche il mio avvocato, non esistono atti che attestino passaggi di autorizzazioni, o concessioni tra la Marina e il porto di Augusta per quel pontile”

L’ammiraglio ha aggiunto: “Non capisco quindi in che modo avrei potuto commettere un abuso d’ufficio. Per non parlare della flotta: un progetto che io ho caldeggiato perché come alto ufficiale ho piacere che la Marina raggiunga sempre il meglio. Ma vi pare che in un piano di oltre 5 miliardi, per cui hanno discusso vari dicasteri ministeriali, commissioni parlamentari, con tutta una serie di passaggi elaborati, possibile che Gemelli avesse tutto questo potere?

Prima delle dichiarazioni rese da De Giorgi, nel palazzo di giustizia di Potenza, la Procura della Repubblica  aveva incassato una prima vittoria, forse “poco mediatica”, ma probabilmente decisiva per il prosieguo dell’inchiesta. Il Tribunale del Riesame ha infatti rigettato i  ricorsi su due posizioni “minori”: permane il divieto di dimora per Giambattista Genovese l’ex vicesindaco di Corleto Perticara (Potenza) , e per Salvatore Lambiase l’ex dirigente della Regione Basilicata.  Al Riesame è stato presentato anche il ricorso dell’ Eni per chiedere il dissequestro di due vasche nel centro oli di Viggiano e di un pozzo di reiniezione, a Montemurro (Potenza), fondamentali per riprendere la produzione di petrolio in Val d’Agri (75 mila barili al giorno). Per il momento il Tribunale si espresso solo sui primi due ricorsi.

Oggi sono stati esaminati anche i ricorsi delle sei persone ai domiciliari dallo scorso 31 marzo, cinque dipendenti dell’Eni e Rosaria Vicino (Pd) l’ex sindaco di Corleto Perticara. Le decisioni dovrebbero arrivare all’inizio della prossima settimana, quando sono previsti altri interrogatori, tra i quali anche quello dell’imprenditore siciliano Gianluca Gemelli ormai ex-compagno dell’ex Ministra, Federica Guidi.




Tempa rossa: indagato il sottosegretario Vito De Filippo (Partito Democratico)

L’ex-governatore lucano del Pd, attuale  sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo è indagato dalla Procura della Repubblica di Potenza, nel filone “Tempa Rossa“, il Centro Oli della Total a Corleto Perticara (Potenza) con l’accusa di induzione indebita nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, per i suoi rapporti con l’ex sindaco del paese, Rosaria Vicino del Pd, ai domiciliari dallo scorso 31 marzo. Oltre a De Filippo, tra i nuovi indagati, vi sarebbe anche la sua segretaria, Mariachiara Montemurro, consigliere comunale in quota Pd a Gallicchio (Potenza).

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Secondo la Procura inquirente  De Filippo avrebbe chiesto all’ex sindaca di Corleto, Rosaria Vicino che si trova agli arresti domiciliari per lo stesso filone di inchiesta,  di fare campagna elettorale in  favore di Mariachiara Montemurro, sua attuale collaboratrice, che all’epoca dei fatti era candidata alle elezioni amministrative del 2014. La sindaca Vicino, avrebbe ottenuto in cambio  “l’interessamento” di De Filippo per un assunzione del figlio all’Eni: il ragazzo, ha avuto un colloquio di lavoro con l’Eni che però non è andato a buon fine, ma per consolazione…ha ottenuto un contratto a tempo determinato in un’azienda che fornisce servizi ingegneristici sempre alla stessa multinazionale italiana.




Il ministro dello sviluppo economico Guidi si dimette dopo le intercettazioni con il suo compagno

nella foto Gianluca Gemelli

nella foto Gianluca Gemelli, compagno della Guidi

Travolta da un’intercettazione nella quale la Guidi parlava con il suo compagno convivente Gianluca Gemelli , membro della giunta di Confindustria, garantendogli semaforo verde  a un emendamento alla legge di Stabilità che andava a favore dei  suoi interessi imprenditoriali, il ministro  si è dimessa. “Caro Matteo  sono assolutamente certa della mia buona fede – scrive la Guidi nella sua lettera di dimissioni al premier Renzi  – e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese“.

Finisce così la guida del Ministero dello Sviluppo Economico della Guidi, che sin dall’atto della sua nomina ha contraddistinto la propria presenza nel Governo Renzi principalmente per i propri conflitti d’interesse. Il presidente del consiglio  Renzi dopo qualche ora le ha così risposto dagli Stati Uniti : “Cara Federica ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Serio, deciso, competente. Rispetto la tua scelta personale sofferta, dettata da ragioni di opportunità che condivido: procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato“.

Schermata 2016-04-01 alle 01.11.21L’intercettazione è presente agli atti di un’inchiesta dell’ attiva Procura della Repubblica di Potenza sulla gestione dei rifiuti nel centro Eni, inchiesta che ha un filone parallelo sugli impianti di estrazione petrolifera nella Val d’Agri. E’ questo filone d’inchiesta che vede indagato il compagno della Guidi,  Gianluca Gemelli, accusato di traffico di influenze illecite proprio grazie ai suoi stretti rapporti con il ministro. Il pm aveva persino chiesto l’arresto di Gemelli, che però non è stato concesso perché “sfruttando la relazione di convivenza che aveva col ministro allo Sviluppo economico – si legge nella richiesta di misure cautelari – indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchidirigente della Total” le qualifiche necessarie per entrare nella “bidder list delle società di ingegneria” della multinazionale francese, e “partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa”.

Oltre alle dimissioni della Guidi, sono sei le persone arrestate per traffico e smaltimento di rifiuti, 60 indagati sospensione della produzione di petrolio Eni in Val D’Agri. Un’inchiesta della procura di Potenza che si espande dalla Basilicata  raggiunge, e coinvolge interessi economici e politici in tutta Italia. Sono due i filoni d’inchiesta, il primo sul Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano dell’Eni, l’altro sull’impianto estrattivo della Total a Tempa Rossa.

GLI ARRESTATI E GLI INDAGATI 

Nell’indagine  sei persone, funzionari e dipendenti del centro oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni e l’ex sindaco Pd di Corleto Perticara – dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri –   sono state poste agli arresti domiciliari dai Carabinieri per la tutela dell’ambiente in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti“.

I sei arrestati sono Rosaria Vicino, l’ ex sindaco  di Corleto Perticara, Vincenzo Lisandrelli (coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano), Roberta Angelini (responsabile Sicurezza e salute dell’Eni a Viggiano). Nicola Allegro (responsabile operativo del Centro oli di Viggiano), Luca Bagatti (responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni) e Antonio Cirelli (dipendente Eni nel comparto ambiente). Divieto di dimora deciso per l’ex vicesindaco, Giambattista Genovese, e per Salvatore Lambiase un dirigente della Regione Basilicata. Le accuse: “plurime condotte di concussione e corruzione”.

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IL PRIMO FILONE DELL’ INCHIESTA: L’IMPIANTO ENI

Il primo filone dell’indagine riguarda presunti illeciti sulla gestione dei reflui petroliferi al Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano dell’Eni, inchiesta riguarda lo “sforamento” dei limiti delle emissioni in atmosfera del Cova.

I managers dell’impianto Eniqualificavano in maniera del tutto arbitraria e illecita” rifiuti pericolosi definendoli contrariamente al vero come “non pericolosi”, utilizzando quindi un “trattamento non adeguato” degli stessi scarti, e “notevolmente più economico”, ed  “alterati” i dati sulle emissioni in atmosfera .

LE DICHIARAZIONI DELL’ ENI

L’ Eni con un proprio comunicato “prende atto dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria. E ha provveduto alla sospensione temporanea dei lavoratori oggetto dei provvedimenti cautelari e sta completando ulteriori verifiche interne“.  L’attività produttiva (75.000 barili al giorno) in Val d’Agri, al momento è stata sospesa.  Eni conferma “sulla base di verifiche esterne commissionate dalla società stessa, il rispetto dei requisiti di legge e delle best practice internazionali“, motivo per cui richiederà la disponibilità dei beni posti oggi sotto sequestro e continuerà ad interloquire con la magistratura, così come avviene da tempo sul tema, garantendo la massima collaborazione.

LA PROCURA NAZIONALE ANTIMAFIA: “MECCANISMI PER AVVELENARE LA TERRA” 

nella foto Franco Roberti

nella foto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti

Il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti  così commenta l’inchiesta:

Dispiace rilevare che per risparmiare denaro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini”

“Non è giustizia a orologeria ” aggiunge, con chiaro riferimento al prossimo voto referendario previsto il 17 aprile sulle trivellazioni  e le comunali a giugno  ” le indagini sono iniziate nel 2013 e sono state complesse e delicate: le richieste di misura cautelare sono state presentate tra agosto e novembre del 2015. Quindi prima del referendum e in tempi non sospetti“.

IL SECONDO FILONE D’INCHIESTA: TEMPA ROSSA

CdG tempa rossaSecondo le indagini delegate alla Polizia di Stato, l’ex sindaco di Corleto Perticara si sarebbe adoperata a favore di alcuni imprenditori per l’affidamento in loro favore di appalti e lavori per l’infrastrutturazione del giacimento ‘Tempa Rossa’ realizzato dalla Total.

Fra gli indagati, come detto, anche Gianluca Gemelli, compagno dell’ormai ex-ministro Federica Guidi.  imprenditore  ed attuale commissario di Confindustria Siracusa, il quale viene accusato di traffico di influenze illecite perché “sfruttando la relazione di convivenza che aveva col ministro allo Sviluppo economico” si faceva promettere e otteneva indebitamente  da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total le qualifiche necessarie per entrare nella “bidder list delle società di ingegneria della multinazionale francese, e partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa”.

COS’E’ TEMPA ROSSA

Il progetto Tempa Rossa, secondo quanto riportato dalla Total nelle sue informazioni ufficiali e rese note al nostro giornale, in una visita ufficiale allo stabilimento con i giornalisti di Taranto, è un giacimento petrolifero situato nell’alta valle del Sauro, nel cuore della regione Basilicata, nel sud Italia. Si estende principalmente sul territorio del Comune di Corleto Perticara (PZ), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro centro di trattamento. 5 pozzi si trovano anch’essi sul territorio del Comune di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di Gorgoglione. Altri due pozzi saranno perforati una volta ottenute le autorizzazioni. L’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di Guardia Perticara. A regime l’impianto – tra i più evoluti nel settore petrolifero – avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 m³ di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo.

Il progetto di sviluppo

  • Messa in produzione di 8 pozzi (6 già perforati e altri 2 da perforare una volta ottenute le autorizzazioni).
  • Costruzione di un centro di trattamento oli dove gli idrocarburi estratti, convogliati tramite una rete di condotte interrate (pipeline), verranno trattati e separati nei diversi sottoprodotti (grezzo, gas combustibile, zolfo, GPL) e poi, a seconda del prodotto, spediti tramite canalizzazioni interrate.
  • Costruzione di un centro di stoccaggio GPL (2 serbatoi interrati della capacità totale di 3.000 m³) dotato di 4 punti di carico stradale.
  • Costruzione o modifica di infrastrutture di servizio (adeguamento di strade comunali, realizzazione dei sistemi per l’alimentazione di acqua ed elettricità per il centro di trattamento, connessione alle reti esistenti per il trasporto e la distribuzione degli idrocarburi).

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UN PROGETTO TECNICO CON SOLUZIONI APPROPRIATE 

Scoperto nel 1989, il giacimento Tempa Rossa, nella concessione Gorgoglione, è particolare per la natura degli idrocarburi presenti (olii pesanti da 10 a 22 API e presenza di zolfo) ma anche per il suo contesto ambientale: situato tra il parco regionale di Gallipoli Cognato e il parco nazionale del Pollino, la concessione si trova nel cuore di una regione ad alto valore turistico per la bellezza dei suoi paesaggi; si estende su un territorio geologico segnato da una sismicità non trascurabile e una rete idrogeologica complessa. A queste particolarità si aggiunge un patrimonio archeologico di primo piano. La valorizzazione di un tale giacimento rappresenta dunque una sfida che Total e i suoi partners accettano mettendo in opera le tecniche più adatte dell’industria petrolifera in materia di esplorazione e produzione, e anche per quanto riguarda la sicurezza delle operazioni, il rispetto dell’ambiente e della natura.

UN PROGETTO DI DIMENSIONE INTERREGIONALE 

Il giacimento Tempa Rossa beneficia della vicinanza di infrastrutture esistenti, distanti 8 km. Così il gas sarà facilmente convogliato alla rete locale di distribuzione SNAM e il petrolio trasportato tramite condotta interrata fino all’oleodotto “Viggiano-Taranto“, oleodotto con un diametro di 51 cm e lungo 136 km (di cui 96 in Basilicata) che collega le installazioni petrolifere della Val d’Agri alla Raffineria ENI di Taranto, suo terminale di esportazione.

I PARTNERS DEL PROGETTO

Lo sviluppo del progetto Tempa Rossa riunisce grandi gruppi petroliferi mondiali. Al fianco di TOTAL E&P Italia, operatore incaricato dello sviluppo del progetto, figurano anche Mitsui E&P Italia B S.r.l. e Shell, entrambi con il 25%.