Csm: Riaperti i giochi per la guida della Procura di Roma

ROMA – Il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso di azzerare il precedente voto di maggio e riavviare la procedura per la nomina del nuovo procuratore di Roma, a seguito dello “scandalo Palamara” grazie al quale sono venute alla luce le manovre illecite per manipolare le importanti nomine ai vertici degli uffici giudiziari delle Procure prive di guida, l’ organo di autogoverno dei giudici, i cui equilibri correntizi sono stati letteralmente “ribaltati” nel peso ed equilibrio delle correnti interne.

La Commissione Incarichi Direttivi del Csm, quattro mesi fa aveva indicato con 4 voti su 6 il procuratore generale di Firenze Marcello Viola. Mestre si aspettava della la del plenum del Consiglio  s’ è scoperto che Viola era il candidato della “cricca” che disegnava strategie venendo intercettata con la microspia inoculata nel telefono dell’ormai ex pm romano Luca Palamara il quale aspirava a diventare procuratore aggiunto, prima di essere indagato per corruzione. Insieme ai magistrati della “cricca” guidata da Palamara si attovagliavano nelle cene e riunioni carbonare notturne  anche il magistrato-deputato del Partito Democratico Cosimo Ferri  che nei giorni scorsi ha seguito Matteo Renzi nella scissione, ed il deputato-imputato Luca Lotti almeno per ora rimasto nel Pd, insieme a cinque componenti togati del Csm delle correnti di Magistratura indipendente ed Unicost che una volta diventati pubblici i loro incontri segreti ed i rispettivi comportamenti poco etici, hanno ben pensato prima di auto-sospendersi e poi di dimettersi.

La commissione  che nel frattempo ha cambiato il presidente dimissionario, ha deciso ieri di revocare le proprie proposte del maggio scorso e quindi in corsa non ci sono più soltanto Marcello Viola ed i procuratori di Palermo Franco Lo Voi e quello di Firenze Giuseppe Creazzo, i quali avevano ottenuto un voto ciascuno dalla  Commissione Incarichi Direttivi ma bensì si ritorna all’ originale elenco di 13 candidati. Tra i quali figura anche l’attuale procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, che  sta svolgendo il ruolo di reggente dell’ ufficio dopo il pensionamento di Giuseppe Pignatone del maggio scorso.

Il presidente Mattarella ed il vice presidente CSM David Ermini

È molto probabile che la commissione questa volta prima di votare  decida di ascoltare nelle audizioni i progetti dei candidati,  richiesta che in passato il vicepresidente del Csm David Ermini aveva sollecitato anche a nome del capo dello Stato, non venendo ascoltati dai consiglieri del Csm (ora fuoriusciti) che miravano solo e soltanto agli scopi ed interessi personali venuti a galla dalle intercettazioni della Guardia di Finanza delegata in tal senso dalla Procura di Perugia.

Ieri sono arrivate in commissione le indicazioni per la guida della Procura di Torino, rimasta vacante dal dicembre scorso dopo il pensionamento di Armando Spataro. Questo il risultato della votazione: Salvatore Vitiello attuale procuratore capo di Siena  ha ricevuto 4 voti, il procuratore aggiunto Anna Maria Loreto soltanto 2. Fra gli incarichi di prestigio rimasti scoperti ed a disposizione vi è anche la Procura generale della Suprema Corte di Cassazione, rimasta vacante dopo l’abbandono ed uscita di Riccardo Fuzio anch’egli coinvolto nello “scandalo Palamara“. Al momento i candidati più autorevoli sono il procuratore generale della Corte di Appello di Roma Giovanni Salvi e quello di Venezia Antonello Mura .




"Toghe pulite" il procuratore generale della Cassazione Fuzio anticipa le sue dimissioni

ROMA – Il  Pg della Corte di Cassazione Riccardo Fuzio indagato a Perugia per rivelazione del segreto d’ufficio,  dopo le polemiche successive alla pubblicazione dell’intercettazione di un suo colloquio con il pm romano Luca Palamara, anch’ egli indagato a Perugia ma per “corruzione”, ha deciso di anticipare la sua uscita dalla magistratura. Doveva restare sino al 20 novembre e invece lascerà tra una settimana, il 21 luglio. Una decisione presa con “rammarico“, dopo aver verificato che “non sussistono le condizioni interne per garantire la piena funzionalità della Procura generale  della Cassazione“.

Riccardo Fuzio

Il 4 luglio scorso Fuzio aveva comunicato al Capo dello Stato la sua decisione di andare in collocamento a riposo anticipato. Un passo indietro, apprezzato da Sergio Mattarella. Il Comitato di presidenza del Csm, di cui Fuzio è componente di diritto, gli aveva chiesto però di restare il tempo necessario alla nomina del suo successore. La nuova decisione è stata comunicata due giorni fa al Csm, al Ministero della Giustizia e ai colleghi della Procura generale.

Le ragioni per cui tutto questo non è più possibile sono illustrate in un comunicato diffuso dall’avvocato Grazia Volo, che assiste Fuzio nel procedimento che, come detto, gli è stato intanto aperto a Perugia.

Il Procuratore generale Fuzio aveva aderito all’invito di garantire la continuità delle attribuzioni assegnate all’ufficio della Procura Generale fino alla data del 20 novembre 2019, ma nella giornata dell’11 luglio 2019, avendo constatato che, nonostante la vicinanza della gran parte dei magistrati dell’Ufficio, non sussistono le condizioni interne per garantire la piena funzionalità dell’Ufficio della Procura Generale nel rispetto dei criteri organizzativi, ha modificato la precedente decorrenza e, con rammarico, ha chiesto di essere collocato a riposo anticipatamente dal 21 luglio 2019” si legge nel comunicato.

L’uscita anticipata di Fuzio dal vertice della Procura Generale della Cassazione non dovrebbe bloccare l’attività del Comitato di presidenza del Csm, di cui il Pg è uno dei componenti di diritto: l’organo di vertice di Palazzo dei Marescialli infatti può operare anche con soli due componenti. Da lunedì si verificherà l’ operatività possibile  per anticipare i tempi del concorso per la successione del Pg, bandito qualche giorno fa ma “tarato” sulla sua uscita a novembre. Le candidature si sono aperte il 12 luglio e si chiudono il 9 agosto. Dopodichè i capi degli uffici avranno 30 giorni per esprimersi sui candidati e altri 30 giorni a disposizione dei Consigli giudiziari per fornire i loro pareri. L’unico margine per accelerare è di utilizzare, con un limitato aggiornamento, i pareri più recenti già espressi sui magistrati che concorrono.

Tra i possibili aspiranti candidati alla sostituzione di Fuzio  il procuratore generale di Roma Giovanni Salvi  e quello di Napoli Luigi Riello, che vennero entrambi sconfitti la scorsa volta nel confronto con Fuzio, e quello di Venezia Antonello Mura.




"Toghe pulite". Il Csm sospende dalle funzioni e stipendio il pm Palamara

ROMA –  Il collegio della Sezione Disciplinare del Csm, accogliendo la richiesta del procuratore generale Riccardo Fuzio, coinvolto anche lui nello scandalo che ha travolto la magistratura, ed indagato per rivelazione di segreto proprio a Palamara, al quale gli avrebbe riferito dell’indagine a suo carico, ha sospeso il pm Luca Palamara indagato per corruzione a Perugia.  Al loro arrivo a Palazzo dei Marescialli i legali di Palamara parlando con i giornalisti avevano detto “Per noi non ci sono i presupposti per la sospensione, siamo fiduciosi”.  Ma così non è avvenuto.

Al magistrato, che nel frattempo aveva chiesto il trasferimento al Tribunale dell’Aquila, sarà comunque corrisposto un assegno alimentare. L’avvocato del pm, Benedetto Marzocchi Buratti, ha annunciato che ricorrerà alle Sezioni Unite civili della Cassazione: “Impugneremo sicuramente l’atto”. Palamara si è limitato a commentare: “Continuerò a difendermi nel processo”.

Lo scorso 9 luglio  Palamara aveva preso la parola per la prima volta dall’inizio del caso,  davanti alla sezione disciplinare del Csm, dichiarando: “Non ho mai svenduto le mie funzioni di magistrato né ho gettato discredito sui colleghi”.

L’udienza si era svolta a porte chiuse, dopo che la Sezione disciplinare aveva rigettato la richiesta dei legali di ricusare due giudici, i magistrati  Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita. rappresentanti della corrente di Autonomia e Indipendenza.

Palamara aveva parlato dopo i suoi avvocati e dopo che il collegio giudicante presieduto dal membro “laico” (indicato nel CSM dal M5S) Fulvio Gigliotti aveva già ascoltato i rappresentanti dell’accusa, gli avvocati generali della Cassazione Pietro Gaeta e Luigi Salvato.

Il perno fondante dell’accusa sono i rapporti di Palamara intercorrenti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti, dal quale avrebbe ricevuto regali e viaggi ed in cambio avrebbe messo le sue funzioni a disposizione dell’uomo di affari. Tra questi un anello destinato alla sua “amica del cuore” Adele Attisani, anello però  che nella motivazione del provvedimento di sospensione, però, è scomparso. Infatti non c’è più…

Palamara, davanti alla sezione disciplinare, si è difeso replicando alle accuse rivendicando quell’amicizia e spiegando che anche altri colleghi magistrati hanno frequentato l’imprenditore, ma non ha fatto i loro nomi, contrariamente a quanto aveva fatto invece davanti ai pm di Perugia, citando il presidente della Corte dei Conti Raffaele Scutieri, l’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ed alti ufficiali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri.

L’ex leader della corrente Unicost e dell’ Associazione Nazionale Magistrati ha escluso di aver voluto gettare fango sui colleghi, a cominciare dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, come invece gli contesta l’accusa, secondo la quale avrebbe discusso con il senatore Luca Lotti  (Pd) delle “possibili strategie di discredito” proprio nei confronti del pm titolare dell’”inchiesta Consip, e avrebbe tenuto un “comportamento gravemente scorretto” nei confronti dei colleghi che si erano candidati per il posto di procuratore di Roma, sempre per aver discusso “della strategia da seguire ai fini della nomina” con gli esponenti del Pd, Lotti e Ferri, oltre che con alcuni consiglieri del Csm .

 

La sezione disciplinare nell’ordinanza  contesta la tesi delle libere valutazioni personali. Perché non c’erano “interlocutori occasionali”, ma bensì “un soggetto indagato e poi imputato (l’on. Luca Lotti) da una delle procure in gioco (quella di Roma), da parte di un soggetto (l’incolpato) che afferma di essere stato sempre consapevole, dell’esigenza di indagini a suo carico da parte della procura di Perugia, anch’essa considerata nel “risiko giudiziario”)“. E non solo. Vi era una “programmazione delle azioni ritenute necessarie ai propri obiettivi“.

Mercoledì il plenum del Csm aveva preso atto delle dimissioni presentate da Riccardo Fuzio procuratore generale della Cassazione che lascerà l’incarico dal prossimo 20 novembre. Il procuratore generale è finito sotto accusa dopo la pubblicazioni di alcune conversazioni intercettate proprio con il pm Luca Palamara.

E’ stato quindi bandito anche il concorso per la nomina del successore di Fuzio. Termine finale fissato per la presentazione delle domande è il prossimo 9 agosto.

 




Csm: le intercettazioni che hanno inguaiato il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio

Riccardo Fuzio

ROMA Riccardo Fuzio è stato, è ormai il caso di parlare al passato, uno dei più importanti magistrati italiani. Procuratore generale della Cassazione, e conseguentemente membro di diritto del Consiglio superiore della magistratura, è intervenuto duramente nello scandalo che ha travolto gli equilibri interni dell’organismo di autogoverno delle nostre toghe.

Incredibilmente  qualche giorno fa Fuzio, essendo a capo della sezione disciplinare della Corte di Cassazione, ha chiesto la sospensione facoltativa dalle funzioni, e quindi anche dallo stipendio,  di Luca Palamara il magistrato di Roma indagato dalla Procura di Perugia per corruzione, regista e protagonista dei dopocena “carbonari” con alcuni colleghi del Csm, di cui è stato consigliere nella passata consiliatura,  ed i due esponenti politici del Pd  Luca Lotti e Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa) in passato militante nel centrodestra.

Riunioni e cene notturne organizzate in uno squallido “alberghetto“, ubicato proprio al portone accanto al Csm  per discutere e pilotare sia le nomine dei vertici delle procure italiane, a partire da quella di Roma, e per gestire i “dossieraggi” organizzati contro i magistrati che avevano causato dei guai giudiziari a Palamara. È proprio Fuzio colui che nell’atto di incolpazione nei confronti di cinque membri togati (cioè giudici e magistrati) del Csm, che ha attaccato il renziano Luca Lotti, quest’ultimo a processo per il caso Consip dinnanzi al Tribunale di Roma, sostenendo che “si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti”.

Il ciclone che si è abbattuto sulla (mala)giustizia italiana, è però pieno di paradossi. E così adesso lo stesso magistrato “accusatore” d’ufficio,  è finito anche lui coinvolto nello scandalo . Le cronache giornalistiche avevano già dato notizia due settimane fa di un incontro avvenuto il 27 maggio tra lo stesso Fuzio e Palamara,  e di un’intercettazione tra Luigi Spina, ex membro del Csm, e  Palamara e  in cui il primo riferiva al secondo che il procuratore generale della Cazzazione Riccardo Fuzio, in un sms mandato dall’estero, gli aveva detto di riferire a Palamara “di non fare niente…quando torno lo chiamo“.

Il “furbetto” Fuzio non ha fatto una piega, ed è rimasto comodamente seduto sulla sua poltrona. Ma ecco le trascrizioni integrali di un altro incontro a quattr’occhi tra Riccardo Fuzio e Luca Palamara. in occasione del quale il procuratore generale della Cassazione sembra rivelare (violando la Legge !)  all’amico pm Palamara delle notizie riservate sull’inchiesta di Perugia nei suoi confronti, e parlare dell’esposto “pre-confezionato” di Stefano Fava (un pm della procura di Roma, buon amico di Palamara e adesso anch’egli indagato per favoreggiamento) contro i colleghi Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo, rispettivamente (ex) procuratore capo e procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Roma.

Riccardo Fuzio e Luca Palamara

Ma non solo. Fuzio e Palamara si confrontano anche sul “valzer” delle nomine dei procuratori capo della Capitale e di Perugia. Nelle strategie  di Palamara il procuratore generale della Cassazione conta molto quale membro di diritto del Csm, : il suo voto o astensione , come ipotizza di fare all’amico il magistrato indagato,  può essere decisivo negli equilibri e meccanismi elettorali nel plenum del Csm . I due addirittura scendono nei dettagli delle preferenze che i candidati più forti (Creazzo, Lo Voi e Viola) potrebbero ricevere nel plenum e pianificano le proprie strategie più efficaci per mettere d’accordo le varie correnti del “parlamentino” della giustizia Italia. “Il problema è lavorare sui numeri. Questo è il problema” sintetizza Fuzio a Palamara.

Partiamo dal principio , cioè del 21 maggio scorso. Sono le ore 22 . I militari del Gico della Guardia di Finanza, tramite il trojan introdotto nel cellulare di Palamara, ascoltano e registrano  la conversazione intercorsa  tra Luca Palamara e “Riccardo”, che gli investigatori identificano come Riccardo Fuzio che parla con l’indagato dell’esposto di Fava appena arrivato al Csm a carico di Paolo Ielo e Giuseppe Pignatone, parlando senza alcuna preoccupazione dei guai giudiziari del magistrato Palamara, e dei presunti conflitti d’interesse del fratello di Pignatone con l’avvocato siciliano Piero Amara.

PALAMARA:E cioè mi devi fare capire, ora fammi capire tutto…Perché io…se c’ho da preoccuparmi…ma tu l’hai letto? Le carte che dicono?”
RICCARDO (FUZIO): “Per questa cosa che ho detto…è una cosa che invece era nota a tutti perché non solo…ma era…a patto che la nota è indirizzata a quattro persone della procura e quindi tra questi sta Cascini (Giuseppe, membro togato del Csm ndr) e lui sa bene di questa cosa qua…però se ne tiravano fuori…“no, ma io non sapevo”…
PALAMARA:Ma chi cazzo ohhh
FUZIO: “Però io a lui (probabilmente Cascini, o altro membro del Csm ndr) l’ho rassicurato, gli ho detto guarda…e lui mi ha rassicurato…quando dicono, ma l’informativa…è chiaro che l’informativa è partita, poi bloccata… “non si può”…
PALAMARASu Pignatone gli ho detto pure: “Ma che sta a dì oh…ma che cazzo sta a dì?”…ma lui…ma che il fratello di Pignatone prende i soldi da lui (Amara, ndr) questo non lo sconvolge fammi capì? Si preoccupa solo di me lui…ma che cacchio di ragionamento è?”
FUZIO:  “Ma il fratello di Pignatone pigliava i soldi da Amara?”
PALAMARA:Eh
FUZIO: “Cioè, ma lui gli atti…”
PALAMARA: Eh ho capito ma bisogna spiegargli la situazione se no così che facciamo? Oggi è venuto Bianconi (giornalista del Corriere della Sera n.d.r.) a dirmi che sono arrivate le carte da Perugia…chi glielo ha detto oh? E lui non può fa così…cioè, quando gli servono i voti..

Il procuratore generale Fuzio ascolta attentamente l’amico indagato per corruzione. Sostiene di aver spiegato a qualche collega del Csm che la storia di Palamara è diversa da come la raccontano i pm perugini, “…“perché non conoscete la realtà…” e cita Fuzio”Guarda i passaggi sono questi e quindi tu mi devi dire come un anno non esce nulla…la mossa della tempistica come pensate di gestire? Voi ritenete che questa tempistica sia contro Luca?” Evidentemente non sappiamo come vogliono gestire questa cosa…se vuole essere un condizionamento…poi non potevo dire chiaramente Viola non Viola“.

Luca Palamara e Fabrizio Centofanti

Le preoccupazioni di Palamara

Luca Palamara è molto preoccupato dell’informativa dei pm di Perugia. Come è noto, al centro delle accuse di corruzione a Palamara ci sono i suoi rapporti con il lobbista-faccendiere  Fabrizio Centofanti che gli avrebbe fatto favori di vario tipo, in cambio di viaggi e altre utilità, e così facendo secondo i pm umbri avrebbe venduto all’imprenditore la sua funzione di magistrato.

PALAMARA: Perché almeno l’unico modo per controbattere l’informativa è poter darle l”archiviazione, se no che cazzo faccio giusto? Però rimane l’informativa che mi smerda...nessuno gli dice questa cosa qui, questo è gravissimo…qualcuno glielo deve dire, cioè o gli dici chiaro, sennò veramente io perdo la faccia…mi paga il viaggio, l’informativa non l’ho mai letta, non si sa di che importo si parla…qual è l’importo di cui si parla? Si può sapere?
FUZIO: “mahhh”
PALAMARA:Cioè io non so nemmeno quanto è l’importo di cui parliamo
FUZIO: “Si…ci stanno le cose con Adele (cioè Adele Attisani l’amica del cuore di Palamara alla quale, secondo le accuse, Centofanti compra un anello, ed offre soggiorni in hotels di lusso  ndr)
PALAMARA: Cioè…almeno tu…ma le cose con Adele…
FUZIO: “E il viaggio a Dubai…”»
PALAMARA: “Viaggio a Dubai…Quant’è? Ma quanto cazzo è se io…allora…”
PALAMARA:  E di Adele…cioè in teoria…va bè me lo carico pure io…quanto..quant’è, a quanto ammonta?
FUZIO: “Eh…sarà duemila euro”.

L’anello da 2mila euro per Adele Attisani

Duemila euro è la cifra esatta contestata dai pm umbri per il presunto acquisto da parte di Centofanti di un anello per Adele Attisani. I due magistrati parlano anche delle relazioni pericolose intercorse tra lo stesso Luca Palamara, gli imprenditori Pietro Amara e Giuseppe Calafiore ed il pm corrotto Giancarlo Longo arrestato appena 48h fa a seguito della sua condanna definitiva, il quale a verbale ha affermato che Palamara   avrebbe ricevuto dagli avvocati  Amara e Calafiore la somma 40 mila euro per favorire la sua nomina a procuratore capo di Gela.

PALAMARA: Io che cazzo ne so Riccà…ma io non ho assolutamente…che c’entro io…
FUZIO: “..era Longo o…”
PALAMARA: A sì certo…e ma io…l’abbiamo condannato…cioè, ma io non ho..
FUZIO: “E Longo l’avete condannato?”
PALAMARA: “Certo…non ha mai fatto…certo gli ho detto, che faccio? Le faccio. Non le ho mai fatte perché la mia linea è stata quella di fare il processo a Scavoli, di fare il processo alla Righini, li ho fatti tutti…quindi non mi sono mai accanito…cioè non è che sono andato…cioè tu dici che non dovevo proprio vedè le carte lì…
FUZIO: “No no no”
PALAMARA:Eh..ero consigliere…
FUZIO: “Da quelle carte…che Longo le spulciava…”
PALAMARA:  “Il collegamento Centofanti-Longo, sì, ma io…cioè…era un rapporto…io dovevo giudicare Longo non...(incomprensibile, ndr) se avessi favorito Longo!
FUZIO: “Sì, ti arrestavano”
PALAMARA:  “Allora mi arrestavano“.

Il mercato delle vacche (cioè delle nomine)

Il procuratore generale della Cassazione Fuzio e Luca Palamara poi passano a parlare delle nomine. Dalle trascrizioni, sembra di essere a un suk, un mercato delle vacche. Con Fuzio che dà più di un consiglio, e con la coppia che si mette a fare i conti sulle possibili decisioni del plenum del Csm in merito alle votazioni finali. Ipotizzando scenari diversi e alleanze tra Unicost, la corrente di centro di cui Palamara è leader indiscusso, Magistratura indipendente, la corrente più spostata a destra, ed Area, la corrente di sinistra.

FUZIO: “…Cascini a un certo punto…non vuole…non vuole Lo Voi
PALAMARA: “Ma è chiaro…sa che ci sto io sopra...”
FUZIO: “Perché neanche loro…allora dice…a questo punto sono iniziati di teatri, ma alla catanese…io gli ho spiegato…dico guarda…il problema è questo, che loro mettono subito…calano le braghe su Creazzo…però, se tiene, è chiaro che…si può anche non sfidare…”
PALAMARA:UnicostArea o Uni…cioè tu dici…
FUZIO: “no: Unicost – MI” (MI sta per Magistratura Indipendente – n.d.r.)
PALAMARA:E come fai? Se non…
FUZIO: “Portano…portano Creazzo, dopo vogliono Viola
PALAMARA:E Area?
FUZIO: “A quel punto Area si toglie…può anche votare…ti dirò di più…”
PALAMARA:Lo Voi?
FUZIO: “No…può votare Creazzo, ma a questo punto se loro sono d’accordo con i movimenti (intende verosimilmente la corrente Movimento per la Giustizia, ndr)…questa cosa, cioè il ritardo può anche…questo, che anche se votano Creazzo pure quattro noi, cinque e quattro nove…MI, Area e…e i tre grillini votano Viola, si va in plenum e a quel punto non esce…”
PALAMARA: Appunto”
FUZIO: “Oppure devono entrare…devono rimanere in tre per fare il ballottaggio”
PALAMARA: Ma noi dobbiamo…c’abbiamo il consenso, è l’unica cosa, come al solito a quel punto, per salvare il gruppo, cade su di te…ma pure, puoi tenere su Creazzo? In plenum? Come fai? Ce la potresti fare, diglielo a Crini, ma succede un macello se perde con l’astensione tua e vince Viola, è peggio ancora…perché se io dico, non hai capito..se io dico…noi facciamo Viola a Roma tramite l’astensione di Riccardo…va bene, è il gioco delle parti, loro lo sanno e stiamo a posto e tu, io…potresti fare
FUZIO: “Cinque e quattro nove”
PALAMARA: Vanno 5 di Unicost…quattro i Area…e sono nove, Cerabona dieci…bisogna vedè che cosa fa Ermini…Si astiene giusto?
FUZIO:Ermini si dovrebbe astenere”
PALAMARA: Ermini si dovrebbe astenere, almeno quello…visto che mo’ è scandalizzato da me, dalla cosa e tutto quanto che fa? Allora se tu ti astieni non può mai vincere Creazzo

I due continuano a fare i loro calcoli e proiezioni elettorali. Il procuratore generale della Cassazione Fuzio dice che “Giglioti è quello che mi ha fatto tradire la Grillo, e che “il problema è lavorare sui numeri, questo è il problema“. Palamara è ottimista, e chiude dicendo che “da stasera, cambia tutto“.

In effetti è cambiato tutto, ma per tutti compreso loro due




Indagato il Pg Fuzio: rivelò i dettagli dell'inchiesta di Perugia sul "Caso Palamara"

Riccardo Fuzio

ROMA – Non sono trascorse neanche ventiquattro ore dall’annuncio del pensionamento anticipato a novembre, che il procuratore generale della della Suprema Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio, è finito sul registro degli indagati della Procura di Perugia per rivelazione del segreto istruttorio, dopo una pioggia di denunce da parte di pm di diverse città d’Italia. Il fascicolo è stato affidato agli stessi magistrati che conducono l’inchiesta per corruzione a carico del pm romano Luca Palamara.

Il procuratore generale Fuzio, in una conversazione intercettata con Palamara e captata dal trojan installato sul cellulare del magistrato di Roma, gli avrebbe rivelato dettagli dell’indagine umbra nei suoi confronti , contenuti in un’informativa inviata pochi giorni prima al Csm, e quindi sfociata nell’apertura di un procedimento disciplinare. L’incontro intercettato tra Palamara e Fuzio è dello scorso 21 maggio. I due magistrati sono amici da tempo e il pm quella sera aveva aspettato Fuzio addirittura sotto casa sua, per chiedere al pg della Cassazione dettagli sulla comunicazione giunta arrivata al Csm, della quale Fuzio i quale componente di diritto del Consiglio, è titolare dell’azione disciplinare.

LA RIVELAZIONE

Il primo a informare Palamara dei documenti arrivati al Consiglio Superiore della Magistratura, il 16 maggio, fu  Luigi Spina allora consigliere del CSM, che per questa rivelazione è stato indagato – sempre a Perugia – per rivelazione del segreto istruttorio e favoreggiamento, e si è dimesso dall’incarico dopo l’esplosione dello scandalo. Nonostante i dialoghi intercettati dalla Guardia di Finanza siano disturbati, si riesce a sentire Fuzio confermare all’amico Palamara quanto già sapeva.

Ma si ascoltano anche altri particolari imbarazzanti: i viaggi a Dubai e l’ammontare di un episodio di corruzione contestato a Palamara, cioè circa duemila euro per il pagamento di un anello per la sua “amica” del cuore. . Il riferimento sono alle utilità che, secondo l’accusa, l’imprenditore Fabrizio Centofanti avrebbe messo a disposizione al magistrato in cambio di favori: un anello da duemila euro per Adele Attisani l’ “amica” del cuore  del pm Palamara , cene e viaggi lussuosi. Anche se  Fuzio si fosse limitato a ribadire all’amico Palamara delle circostanze che erano già di sua conoscenza, avrebbe comunque rischiato l’iscrizione sul registro degli indagati: la rivelazione da parte di una seconda fonte, infatti, sarebbe comunque valsa come conferma delle notizie coperte da segreto.

A Perugia, il procedimento è stato aperto dopo che alcuni magistrati di diverse Procure (Bologna, Rimini, Padova, Torino), avevano presentato una formale denuncia contro Fuzio. Il documento è stato depositato a Perugia e non nella Capitale, “essendo pacifico che l’eventuale reato sia stato commesso a Roma nell’esercizio delle funzioni giudiziarie“, come riportato nel documento.

 

LE INTERCETTAZIONI

La notte del 16 maggio Spina rivela a Palamara l’avvio della pratica. Il pubblico ministero si arrabbia, chiede informazioni su quanto stia accadendo al Csm: “Che c… ha fatto Riccardo?“, dice Palamara. Il collega Spina lo informa che “Riccardo è all’estero, mi sono messaggiato“. “E che ha detto?”, replica Palamara . E Spina: “Ha detto: digli di non fare niente e quando torno lo chiamo, questo mi ha scritto”.

la Attisani a cena con Palamara

Il 21 maggio, Palamara attende Fuzio sotto la sua abitazione. Parlano dell’inchiesta. “L’informativa non l’ho mai letta, non si sa di che importo si parla, qual è l’importo di cui si parla?“, chiede il pm indagato. E Fuzio gli risponde: “Sì, ci stanno le cose con Adele (Adele Attisani l’amica di Palamara a cui Centofanti avrebbe comprato e pagato un anello n.d.r. ) ed il viaggio a Dubai“. E Palamara: “Viaggio a Dubai, Quant’è?“. Fuzio: “Sarà duemila euro“. Poi, i due magistrati parlano anche delle nomine ai vertici della Procure. Adesso per Fuzio potrebbe scattare anche il procedimento disciplinare, che dovrebbe essere promosso dal Ministro di Giustizia. Oggi si riunirà il Comitato direttivo centrale dell’Anm, che discuterà sul deferimento del procuratore generale della cassazione ai probiviri.

Era stata proprio l’Associazione Nazionale dei Magistrati, insieme alla corrente Unicost – alla quale aderiscono sia Fuzio che Palamara – a chiedere le dimissioni immediate del procuratore generale . E lo scandalo sulle toghe sporche sembra non finire mai, allargandosi di giorno in giorno. Evidentemente il richiamo del Capo dello Stato Mattarella non è bastato…




Tutto quello che Davigo direbbe se al posto delle toghe ci fossero i politici

di Ermes Antonucci*

Mentre la bufera sulle nomine al Consiglio Superiore della Magistratura si estende, chiamando in causa ora anche il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio (membro di diritto del Csm e titolare dell’esercizio del potere disciplinare), c’è un dato, piuttosto passato inosservato, che continua a sorprendere: il silenzio tombale sulla vicenda da parte dell’ex pm di Mani pulite Piercamillo Davigo, oggi componente del Csm.

Proprio lui che da oltre venticinque anni ci ha abituati a continui interventi pubblici su giornali e tv dal taglio moraleggiante, per denunciare il diffuso malaffare nella classe dirigente ogni qualvolta vi fosse uno scandalo di corruzione e per celebrare la superiorità etica della magistratura, ora tace di fronte a una delle più gravi crisi giudiziarie ed etiche mai vissute dall’organo di autogoverno della magistratura.

Eppure, se si ricordano le bordate lanciate dall’ex pm in passato sulla corruzione della classe dirigente, si capisce che oggi di cose da dire il “vero” Davigo ne avrebbe eccome. E a spiegare il suo silenzio non basta il fatto che in questo momento egli faccia parte della commissione disciplinare del Csm chiamata a valutare il comportamento dei consiglieri coinvolti nello scandalo, visto che nell’esternare le sue opinioni l’ex pm si è sempre giustificato sostenendo di parlare in termini generali e mai di casi specifici.

Piercamillo Davigo

Così, se al posto delle toghe lo scandalo riguardasse esponenti politici, probabilmente Davigo sarebbe in televisione a dirci che “non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti” e che quindi dovremmo considerare gli indagati come già colpevoli. Ci farebbe forse notare che “a 25 anni da Mani Pulite è drammatico quanto poco sia cambiata la situazione e quanto sulla corruzione peggiori la deriva dell’Italia nel panorama internazionale”, e che non occorre necessariamente un rinvio a giudizio o una sentenza per cacciare un funzionario pubblico, perché “molte volte non c’è bisogno di aspettare la sentenza per far scattare la responsabilità politica, ma in questo Paese non avviene mai, neanche di fronte ai casi evidenti” (Corriere della Sera, 13 febbraio 2017).

E ancora, con toni perentori Davigo ci direbbe che “la classe dirigente di questo paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi” (lectio magistralis all’Università di Pisa, 22 aprile 2016) e che, in definitiva, oggi la situazione in Italia “è peggio di Tangentopoli”, perché “i politici (o in questo caso i funzionari pubblici in senso lato, ndr) non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi, rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto” (Corriere della Sera, 22 aprile 2016).

Se qualcuno gli facesse notare il fatto che nessun magistrato è stato arrestato e che per le stesse accuse probabilmente un politico già sarebbe in carcere, l’ex pm di Mani pulite risponderebbe che oggi “in Italia in galera ci vanno in pochi e ci stanno poco” (La Stampa, 23 febbraio 2019) e che “esiste una subcultura diffusa secondo cui a violare le leggi sono i furbi e a rispettarle i fessi” (La Repubblica, 11 maggio 2018).

Di fronte alle difese degli odierni indagati, poi, Davigo ci farebbe una lezioncina per dirci che “l’unica parte buona del processo è il pubblico ministero, per definizione legislativa, le parti private fanno i propri interessi” (La Stampa, 23 febbraio 2019), oppure che “le parti nel processo non sono uguali, perché il pm è costretto a dire la verità e il difensore dell’imputato il falso” (DiMartedì, 20 febbraio 2019).

E, infine, se anche i magistrati oggi indagati dovessero essere rinviati a giudizio, subire un processo ed essere assolti, Davigo ci spiegherebbe che “in buona parte non si tratta di innocenti, ma di colpevoli che l’hanno fatta franca” (La Stampa, 23 febbraio 2019).

Tutte cose che il “vero” Davigo direbbe e che ora, invece, non dice.

*tratto dal quotidiano IL FOGLIO




"Toghe sporche": il procuratore generale della Cassazione Fuzio chiede la sospensione di Palamara da funzioni e stipendio

ROMA – Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha richiesto al Consiglio Superiore della Magistratura la sospensione facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio del pubblico ministero Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione Nazionale Magistrati  indagato a Perugia.

Il provvedimento è stato richiesto il 12 giugno scorso alla vigilia del vertice sulla Giustizia tenutosi a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte mentre nel frattempo il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha accelerato la riforma delle intercettazioni organizzando per venerdì prossimo una riunione del tavolo “tecnico” allargato a giornalisti e avvocati.  Non sarà facile riuscire a trovare posizioni di compromesso tra queste due categorie, come sul piano politico sarà ancora più difficile una comunione di intenti tra il M5S e la Lega, che sull’argomento hanno posizioni diametralmente opposte. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti si è detto favorevole a “correggere il procedimento elettorale per gli eleggibili” nel Csm.

Il provvedimento richiesto  è di natura cautelare cioè destinato a intervenire prima che si celebri il processo disciplinare. La sezione disciplinare del Csm si pronuncerà a porte chiuse sulla richiesta il 2 luglio prossimo. Forse più trasparenza sarebbe stata opportuna…

Ecco l’intervento sulla giustizia del Ministro Guardasigilli Bonafede ieri sera a “Porta a Porta” (RAIUNO) , intervistato da Bruno Vespa :

 

La richiesta di avviare un procedimento disciplinare non può considerarsi un atto di semplice routine anche perché oltre alla gravità delle accuse contestate al Pm Palamara si intravede un potenziale coinvolgimento dello stesso procuratore generale Fuzio il quale, in parte indirettamente, avrebbe fatto arrivare un messaggio (divenuto di pubblico dominio due giorni fa) al collega messo sotto intercettazione dalla Procura di Perugia, e come risulta dagli atti inviati da Perugia al consiglio di presidenza del Csm, incontrandolo successivamente il 27 maggio scorso . Il procuratore generale Fuzio peraltro è componente dell’ufficio di presidenza del Csm e, quindi, per lui si prevede quanto meno un obbligo di astensione.

Si tratta di un vero e proprio clima da resa dei conti ,  la cui pericolosità ma sopratutto gravità verrà sicuramente evidenziata venerdì prossimo al plenum straordinario del Csm a cui presenzierà il Presidente, cioè il capo dello Stato,  per l’insediamento dei nuovi togati , in attesa delle elezioni suppletive tra i pm previste in autunno.

il premier Giuseppe Conte

La linea del Governo  che verrà illustrata stasera del premier Giuseppe Conte al vertice convocato con i ministri Giulia Bongiorno ed Alfonso Bonafede (peraltro entrambi avvocati) e con l’annunciata partecipazione dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio,  è quella di coinvolgere il Parlamento e, dunque, quanto più possibile anche l’opposizione. È necessario,  ha detto il premier Conte a Napoli “recuperare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni: serve una coesione sociale e fiducia nelle istituzioni, dunque serve intervenire per dare un segnale di grande attenzione“. sostenendo l’urgenza di procedere ad una revisione del “meccanismo di elezione dei componenti del Csm in modo da recidere la possibilità di contaminazione tra politica e magistratura“.

Il premier ha voluto anche però sottolineare di non averapprezzato lo spirito corporativo con cui con cui hanno reagito alcuni magistrati…“, una posizione questa condivisa anche  dal Guardasigilli Alfonso Bonafede: “I nostri magistrati, tra i migliori al mondo, sono gli eredi di Falcone e di Borsellino e non permetterò a nessuno di macchiare la giustizia in maniera indelebile”. Bonafede ha parlato di “muro invalicabile” tra la politica e la magistratura sostenendo che “Non è possibile che un magistrato che va fare politica possa tornare a fare il magistrato“.

Stavolta una mano decisiva potrebbe arrivare anche dall’Anm (l’ Associazione Nazionale dei Magistrati) il cui neo presidente Luca Poniz, ha parlato in un’intervista rilasciata al Sole 24Ore di “questione morale e carrierismo esasperato che affligge i magistrati“.




Mattarella indice elezioni suppletive al Csm per sostituire i dimissionari

Antonio Lepre

ROMA – Oggi si è dimesso un altro consigliere del Csm, Antonio Lepre e si aggrava sempre di più il caos all’interno del Consiglio superiore della magistratura dopo l’inchiesta interna e della Procura di Perugia sugli incontri intercorsi fra alcuni membri ed esponenti del Pd per concordare le nomine del vertice del Capo della Procura di Roma, di Perugia  e di altri capoluoghi.

E’ cresciuto anche in maniera esponenziale ed imbarazzante a livello istituzionale il disagio della magistratura sullo scontro per i contatti avuti dai consiglieri del Csm  con Luca Lotti ex ministro Pd . Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio , nell’atto di incolpazione a carico di cinque togati del Csm, riferendosi a Lotti – indagato a Roma per il caso Consip – così ha scritto:  “Si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti”.

Nelle intercettazioni si sente l’ex ministro del Pd, braccio destro di Matteo Renzi, parlando sul  vicepresidente del Csm David Ermini dire: “Però qualche messaggio gli va dato forte“. Un affermazione grave e pesante pronunciata durante la famosa riunione del 9 maggio scorso in cui Lotti trattava ed organizzava con Luca Palamara, Cosimo Ferri ed alcuni consiglieri del Csm sulla strategia da adottare per la nomina del successore di Giuseppe Pignatone alla guida della Procura di Roma.

Uno scandalo istituzionale-politico che imbarazza non poco il Partito democratico. E’ stato soprattutto l’ex procuratore nazionale antimafia e nuovo europarlamentare Franco Roberti a far sentire la sua voce nei giorni scorsi :”Ci troviamo di fronte a fatti gravissimi, che aprono una questione morale, di etica della responsabilità, che riguarda i magistrati ma anche la politica. A partire dal Pd“, Adesso emergono nuovi dettagli dalle intercettazioni. Il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, interviene con una nota per dire: “Il partito che ho in mente non si occupa di nomine di magistrati”.

Il neo-segretario del Pd assicura tutti: “Se emergeranno rilievi penali, mi atterrò sempre al principio garantista e di civiltà giuridica secondo il quale prevale la presunzione di innocenza fino alle sentenze definitive. L’oggetto delle indagini non sono le frequentazioni ma il loro merito. Attendiamo per questo che si faccia piena luce. Agli esponenti politici del Pd protagonisti di quanto è emerso non viene contestato alcun reato“. Ed aggiunge: “Ma il Pd non ha mai dato mandato a nessuno di occuparsi degli assetti degli uffici giudiziari“.

Lotti così replica alla nota di Zingaretti : “Senza fare nessuna polemica con Nicola, sono un po’ sorpreso che lo stesso segretario abbia sentito poi la necessità di dire che il “suo” Pd non si occupa di nomine di magistrati: perchè anche io faccio parte del “suo” Pd e – come ho personalmente detto a lui e spiegato oggi in una nota – non ho il potere di fare nomine, che come noto spettano al Csm“.

David Ermini

Ma a smentire e rendere sempre più debole e complicata la posizione di Lotti sono le sue parole pronunciate dall’ex ministro durante la riunione del 9 maggio. Parole scolpite come macigni contenute nell’atto di incolpazione con cui il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha dato avvio all’azione disciplinare nei confronti di cinque consiglieri del Csm. Uno di questi consiglieri, Corrado Cartoni, diceva a Palamara: “Ho problemi con Ermini, ci ho litigato”. Il vicepresidente del David Ermini dalle intercettazioni di Perugia viene raffigurato come un ostacolo alle “strategie” del triumvirato Lotti, Ferri e Palamara.

Nell’atto di incolpazione scritto da Fuzio, si legge: c’era una vera “strategia di danneggiamento” di uno dei candidati alla carica di procuratore di Roma, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che venne prefigurata nella riunione del 9 maggio scorso , organizzata dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e Cosimo Ferri, con Luca Lotti e cinque consiglieri “togati” del Csm, tutto ciò  mentre si manovrava per “l’enfatizzazione” del profilo professionale di Marcello Viola,  procuratore generale di Firenze , il candidato fortemente voluto dai “politici” e che guarda caso è risultato il più votato dalla Commissione per gli incarichi direttivi nella seduta dello scorso 23 maggio sorso.

E’ stato tutto ciò che ha indotto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha indetto per il 6 e 7 ottobre prossimo l’elezione suppletiva per la sostituzione dei membri dimissionari del Csm. Mattarella ha deciso di indire le supplettive a ottobre in quanto la richiesta di scioglimento anticipato del Csm contrasterebbe con la necessità di cambiare le procedure elettorali da più parti richieste. Nella motivazione del Capo dello Stato si legge che le elezioni serviranno a “voltare pagina, restituendo alla magistratura prestigio e fiducia” incrinati per le vicende delle ultime settimane.

Le elezioni suppletive serviranno quindi a sostituire i membri togati del Csm dimissionari, Antonio Lepre e Luigi Spina , rappresentanti eletti dai pm, e quindi non sostituibili con i primi dei non eletti. Infatti i posti riservati al Csm per i pubblici ministeri sono quattro, e alle elezioni dell’anno scorso per il rinnovo dell’intero Consiglio superiore si erano presentati giusto quattro candidati: di qui l’esigenza delle suppletive per la sostituzione dei dimissionari.

Discorso ben diverso invece per i giudici:  le candidature per questa quota erano più numerose dei seggi disponibili. Adesso quindi esiste un bacino di “non eletti”dal quale attingere: al posto di Gianluigi Morlini, da oggi rientrato a fare il giudice a Reggio Emilia, subentrerà Giuseppe Marradi cui proprio ieri il Csm ha decretato il ritorno nel ruolo della magistratura (era distaccato al ministero della Giustizia). A seguito di tutto ciò  cambiano anche i rapporti di “forza” e peso nelle correnti all’interno del Csm. Unicost con l’uscita di Morlini perde un consigliere a vantaggio di Autonomia e Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo a cui fa riferimento Marra .

AGGIORNAMENTO

Corrado Cartoni

Corrado Cartoni  membro togato del Csm  di Magistratura Indipendente, uno dei magistrati coinvolti nelle riunioni con Luca Palamara e Luca Lotti per pilotare la nomina del prossimo procuratore di Roma ha presentato le dimissioni:   . “Non ho mai parlato di nomine” dice specificando che  le dimissioni sono state date per “senso delle istituzioni”  scrive l’ormai ex consigliere del Csm nella lettera indirizzata al vice presidente del Csm David Ermini, in cui ha comunicato il proprio passo indietro, .

“Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoninon per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni Non mi è stato consentito di difendermi, e lo farò nel procedimento disciplinare. Preciso che non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano”. Cartoni ringrazia “le centinaia di colleghi che, silenziosi, in questi giorni tremendi mi hanno manifestato la loro stima ed il loro affetto”  augurando “buon lavoro” ai colleghi consiglieri ed a chi subentrerà al suo posto.

Al posto di Cartoni si insedierà Ilaria Pepe, seconda dei non eletti alle votazioni dell’anno scorso per il rinnovo del Csm. La nuova consigliera appartiene alla corrente di Autonomia e Indipendenza, che ha tra i fondatori e come leader Piercamillo Davigo. . In questo modo la corrente  raddoppierà la sua rappresentanza al Csm. Attualmente oltre allo stesso Davigo c’è solo un altro consigliere di Autonomia e Indipendenza, Sebastiano Ardita.




Il Capo dello Stato: "mai intervenuto sulle nomine della magistratura". Il consigliere del Csm Morlini di dimette.

ROMA – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha mai parlato con nessuno di nomine di magistrati né è mai intervenuto per esse. Gli unici interventi – fanno sapere al Quirinale interpellato sulla vicenda – sono stati di carattere generale, per richiamare il rispetto rigoroso dei criteri e delle regole preposte alle funzioni del Csm. Inoltre l’ultimo incontro di Mattarella avuto con Luca Lotti risale a  quando è cessato dalla carica di ministro, ed  è avvenuto il 6 agosto del 2018 attraverso una visita di congedo, come avvenuto anche per altri ministri.

 Nel frattempo al  Csm si è spaccato il fronte dei quattro consiglieri autosospesi coinvolti nell’indagine di Perugia. A sorpresa si è dimesso dimette dal Consiglio Superiore della Magistratura  Gianluigi Morlini, ex presidente della quinta commissione (quella che indica i capi delle procure e gli aggiunti, ed i presidenti dei tribunali), che aveva incontrato anche il deputato Pd Luca Lotti, in una cena con l’ex pm di Roma Luca Palamara, uno degli indiziati dalla stessa procura di Roma per l ‘inchiesta Consip

Gianluigi Morlini

Morlini che ieri aveva già dato le dimissioni dalla sua corrente di Unicost,  ha rotto il fronte con le proprie dimissioni dal Csm  dei quattro consiglieri coinvolti, mentre gli altri tre  – Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli , eletti nelle liste di Magistratura Indipendente preferiscono restare sulle loro poltrone di Palazzo dei Marescialli. Tutti e quattro i membri togati del Csm, come prevedibile hanno ricevuto ieri dalla Procura Generale della Cassazione la notifica dell’avvio di un’indagine disciplinare nei loro confronti. Posizione che conseguentemente li rende incompatibili con la permanenza nello stesso Csm. L’avvio dell’azione disciplinare non comporta automaticamente la sospensione dal Csm, che in questi casi è facoltativa.

Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, ha promosso l’azione disciplinare nei confronti dei quattro consiglieri togati del Csm che si erano autosospesi (atto peraltro ufficioso e di facciata in quanto non previsto nè dalle leggi che per regolamento)  per la vicenda degli incontri notturni avuti con Luca Palamara ex presidente dell’Anm  e i deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti, per concordare una strategia comune sulle votazioni del plenum per la nomina del nuovo procuratore di Roma. I quattro consiglieri togati inizialmente si erano impegnati a decidere, entro la fine della settimana, se restare al Csm, come vorrebbero e come gli ha chiesto di fare la propria corrente di Magistratura Indipendente, o se invece dimettersi, come invece sollecitato più seriamente  dall’Anm.

Per quanto riguarda invece Luca Palamara e Stefano Rocco Fava, i due pm di Roma rischiano il trasferimento d’ufficio, pressochè scontato,  per incompatibilità ambientale e funzionale. La Prima Commissione (Disciplinare) del Csm già domani potrebbe avviare la procedura nei confronti dei due magistrati coinvolti nell’inchiesta di Perugia. Al vaglio della commissione  presieduta dal consigliere Alessio Lanzi membro “laico” indicato da Forza Italia,  anche la posizione dell’ex consigliere del Csm Luigi Spina già dimessosi.

Nell’ interrogatorio reso da Palamara a Perugia a seguito della perquisizione subita conseguente all’avviso di garanzia per corruzione, il magistrato ha raccontato che, pochi giorni prima delle perquisizioni, una persona a lui vicina , peraltro già identificata dai magistrati inquirenti della Procura di Perugia,  gli avrebbe riferito di aver appreso da una misteriosa “talpa” al Quirinale che nel suo telefono era stato installato un trojan. Dunque, che ogni suo sussurro era ascoltato.

Al momento non è ancora accertato se chi informò Palamara gli abbia riferito o meno il vero sulla fonte originaria di quell’informazione. E, quindi sono in corso accertamenti, sulla presenza di una “talpa”  al Quirinale che abbia svelato sulle attività di indagine coperte da segreto. Una certezza è che  quella notizia Palamara la ricevette, ed è tuttavia anche una certezza che la “soffiata” non sembrò indurlo ad adottare maggiori cautele, in quanto fino al giorno delle perquisizioni, il suo smartphone ha continuato a registrare conversazioni e circostanze che Palamara avrebbe avuto altrimenti  interesse a nascondere.

Che la “guerriglia” iniziata a maggio al Csm sulle nomine non prevedesse alcun tipo di fair play è confermato anche da nuovi dettagli emersi dalle conversazioni intercettate tra Palamara ed il suo collega-amico Cesare Sirignano  magistrato in servizio alla Direzione Nazionale Antimafia Dna . I due vengono sentiti discutere sul nuovo procuratore di Perugia- Una nomina questa nomina che sta particolarmente a cuore a Palamara, considerato che lui stesso è  indaga per corruzione proprio dalla Procura di Perugia. Il magistrato della DNA gli indica come candidato “amico”  l’attuale procuratore aggiunto di Napoli, Giuseppe Borrelli. E non si limita.

Infatti, di fronte ai dubbi di Palamara che evidentemente non si fidava del collega napoletano , Sirignano sostiene che Borrelli farà quello che dice lui e sopratutto che dicono “loro”, praticamente come se fosse  fosse una marionetta di un teatrino. Ma in realtà è solo una millanteria in quanto Giuseppe Borrelli non soltanto  non è telecomandato, ma lo stesso Borrelli – come spiegato in una nota fatta avere ieri sera al quotidiano La Repubblica – ha denunciato alla Procura di Perugia proprio Sirignanoproducendo una documentazione che comprova la più totale estraneità ai fatti” e, soprattutto comprovando  che Sirignano ha millantato consapevolmente. Come le nuove intercettazioni documentano  la “cupola Palamara” era indirizzata su un piano alternativo, cioè quello di  portare a capo della procura di Perugia  Francesco Prete  attuale procuratore di Velletri, (che nei giorni scorsi ha scritto a Repubblica per dirsi estraneo a ogni gioco correntizio) e come procuratore aggiunto Erminio Amelio.

Giuseppe Pignatone

A questo punto potrebbe ripartire da zero anche il lavoro ( o trattativa ?)  riguardo la nomina del nuovo procuratore capo di Roma che dovrà prendere il posto di Giuseppe Pignatone, andato in pensione dallo scorso 9 giugno. La commissione stessa, quella competente gli incarichi di vertice, precedentemente guidata dal dimissionario Gianluigi Morlini , dopo l’avvio dell’inchiesta di Perugia è cambiata ed è presieduta adesso da Mario Suriano e quindi potrebbe decidere di riprendere in mano le valutazioni sui candidati sopratutto alla luce delle polemiche esplose.

Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, in questa nuova esondazione di carte che riguarda un arco di tempo di venti giorni di maggio e non di una settimana, come la prima informativa trasmessa la scorsa settimana a Palazzo dei Marescialli poteva far credere.  Vi sono i nomi di altri consiglieri togati “coinvolti” nel mercato delle nomine. Alcuni di loro sono stati già identificati, altri in via di identificazione, tutti protagonisti delle “notti carbonare” in cui, alla presenza di Luca Palamara, si voleva decidere del nuovo procuratore di Roma e di quello di Perugia.

Per il ministro dell’Interno Matteo Salvini quanto emerso sul Csm e sulle nomine dei magistrati dimostra che “la riforma della giustizia è urgente perché è evidente che nessuno è al di sopra della legge o di ogni sospetto, a giudicare dalle vicende delle ultime settimane che coinvolgono alcuni giudici dei massimi vertici della magistratura“.




CSM. Iniziativa di Ermini con il sostegno del Quirinale: nuove norme e rigore

ROMA – Sarà un pomeriggio “caldo” quello di martedì quando al Consiglio Superiore della Magistratura si terrà un “plenum” straordinario convocato del vicepresidente David Ermini, d’intesa con il presidente Sergio Mattarella, con l’obiettivo di superare la fase sicuramente più difficile per il Csm.

Ermini e Mattarella

Il vice presidente Ermini, membro “laico” indicato dal PD di cui è stato responsabile giustizia con la segreteria Renzi, a seguito dall’incontro avuto con il Capo dello Stato, ha riunito di sabato, cioè ieri  il comitato di presidenza, lui stesso e i vertici della Cassazione, che appartengono per una coincidenza anche  loro alle stesse due correnti coinvolte nello scandalo, il primo presidente Giovanni Mammone di Magistratura Indipendente, ed il procuratore generale della Cassazione  Riccardo Fuzio di Unicost.

All’ordine del giorno del plenum straordinario le dimissioni del consigliere Luigi Spina, indagato dalla Procura di Perugia per “rivelazione del segreto d’ufficio“, avendo confidato al pm Luca Palamara anch’egli indagato dalla Procura umbra nell’inchiesta per corruzione a suo carico. Il vicepresidente Ermini, al pari del presidente Mattarella, in cuor suo spera che i componenti dell’organo di autogoverno dei magistrati assumano una posizione “nettissima e forte” sullo scandalo del “mercato delle toghe”, a prescindere dalla propria appartenenza alle varie correnti interne della magistratura.

Ma non si discuterà solo di questo.Infatti martedì pomeriggio verrà discussa al Csm anche l’imbarazzante posizione di altri due componenti del Consiglio Corrado Cartoni, capogruppo della corrente di destra, ed Antonio Lepre, componente della commissione incarichi direttivi, i quali avrebbero incontrato come Spina, il parlamentare Cosimo Ferri (Pd)  e l’ex ministro Luca Lotti, con i quali avrebbero discusso  tra le varie cose, la nomina del nuovo capo della Procura di Roma.

Cartoni e Lepre al momento non sono indagati, ma il  Consiglio Superiore della Magistratura  vuole verificare se le loro conversazioni possano prefigurare qualche violazione. Per questo motivo il  Csm ha già inviato alla procura di Perugia richiesta di acquisizione degli atti ostensibili. Tutto dipenderà dal tenore dei dialoghi e dagli argomenti trattati.

Nel plenum straordinario di martedì verrà discusso anche un altro problema di primaria importanza. Secondo il vicepresidente del Csm è arrivato il momento di adottare nuove regole sulle procedure di nomina dei magistrati, in modo di farle diventare più trasparenti onde evitare altre zone oscure, irregolarità e distorsioni. Sopratutto illegalità. Da Palazzo dei Marescialli, dove le bocche sono pressochè cucite, qualcosa trapela, come ad esempio l’introduzione della procedura di procedere alle nomine esclusivamente e soltanto dopo “istruttorie ampie e più trasparenti possibili”.

A partire dal seguire l’ordine cronologico: ad esempio allorquando si rende disponibile un posto in qualche Procura, questo va immediatamente coperto con una nomina tempestiva e senza i soliti rinvii per trovare accordi “politici” in seno alla Commissione ed in consiglio. Indicazione questa, ad onor del vero, che era già stata data il 23 maggio, allorquando il vicepresidente del CSM Ermini aveva presenziato alla riunione della V commissione, che è quella che indica i nuovi vertici degli uffici giudiziari, che proprio in quell’occasione aveva votato a maggioranza in favore del procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, indicato quale nuovo Procuratore capo di Roma.

In quella votazione il procuratore generale Viola era stato sostenuto dai rappresentanti di  Magistratura Indipendente, di Autonomia e Indipendenza la corrente di Piercamillo Davigo, e secondo voci ufficiose (ma attendibili) avrebbe ottenuto il sostegno anche di Unicost in cambio della indicazione a procuratore aggiunto a Roma proprio di Luca Palamara. Dalla corsa sarebbe stato escluso Francesco Lo Voi attuale  capo della procura di Palermo, anche lui della “corrente” di  Magistratura Indipendente, ma ritenuto troppo “vicino all’ex procuratore Pignatone“, e del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, candidato “ufficiale” di Unicost.

Martedì prossimo il plenum dovrà recepire e formalizzare ufficialmente le dimissioni di Spina. Per la cui sostituzione sarà necessaria una nuova elezione, che non dovrà influire sui tempi per la nomina del nuovo procuratore capo di Roma, che peraltro è stata già rinviata proprio a causa dell’inchiesta, e che comunque non dovrebbe arrivare prima di settembre , in quanto il Consiglio Superiore della Magistratura può tranquillamente funzionare anche con un membro in meno. Identica situazione per la posizione degli altri due componenti del Csm che avrebbero incontrato Lotti e Ferri: qualora venissero accertate violazioni che comportassero la loro sospensione, il plenum potrebbe comunque procedere. Infatti  per legittimare la votazione il plenum deve essere composto dal minimo previsto  di 10 magistrati sugli attuali 16 eletti o nominati dal Parlamento.




A Roma l' ottava edizione del Salone della Giustizia

di Giovanna Rei

ROMA – L’alternanza scuola-lavoro, la domanda di autonomia amministrativa, l’economia tra globalizzazione e nuovi protezionismi, e la minaccia del terrorismo: sono alcuni dei temi che verranno approfonditi al Salone della Giustizia, la cui ottava edizione ha aperto i battenti ieri a Roma al Centro congressi del Parco dei Principi, per una tre giorni di seminari.

Il Salone quest’anno ruota intorno alla domandadove i cittadini vorrebbero ci fosse più giustizia?‘. Assente per la prima volta il governo, sono stati gli esperti chiamati a confronto a dare le risposte. Ha aperto i lavori il presidente della Corte costituzionale Giorgio Lattanzi, il ministro della Giustizia argentino German Garavano e la presidente della Fondazione Gerusalemme Johanna Arbib. Nel primo dibattito si è parlato  di futuro, di giovani e lavoro con, tra gli altri, il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, il rettore di Tor Vergata Giuseppe Novelli e due sindacalisti di lungo corso come Raffaele Bonanni ed Emilio Miceli. Nel pomeriggio si sono affrontati , dal punto di vista politico e costituzionale, il tema delle autonomie regionali con il presidente della Puglia Michele Emiliano, l’Avvocato generale dello Stato Massimo Massella Ducci Teri, il presidente di Unioncamere,  Ivan Lo Bello.

 

Oggi il Salone si aprirà con un dibattito sullaGlobalizzazione e nuovi protezionismi” . Saranno in particolare messe a fuoco le future strategie di Italia e Regno Unito. Philip Willan, corrispondente dall’Italia del ‘The Times’, porrà la questione ai relatori che partecipano a questo importante incontro. Beniamino Quintieri, presidente della Sace, Donato Iacovone, AD di Ernst e Young, Mauro Moretti, già AD di Ferrovie dello Stato e di Leonardo Spa, Gianni Letta. Sarà presente il Ministro plenipotenziario  Ken O’ Flaherty, vice Capo Missione dell’ Ambasciata Britannica di Roma.

Il tema del pomeriggio è il ricatto del terrorismo: Un argomento, quello del terrorismo, di strettissima attualità. Nel mondo tra la gente è sempre più diffusa una sensazione di pericolo e di forte insicurezza. L’argomento concluderà la seconda giornata dei lavori dell’8° Salone della Giustizia. Ne parlerà Franco Gabrielli, Capo della Polizia di Stato e della Pubblica Sicurezza, Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia e anti terrorismo, Giuseppe Amato, procuratore Capo di Bologna, Ofer Sachs, ambasciatore dello Stato di Israele, Kieran L. Ramsey, attachè legale del FBI dell’Ambasciata americana in Italia. Giovanni Soccodato, vice presidente Strategie e Innovazione di Leonardo Spa illustrerà i progressi della tecnologia italiana per il contrasto alle attività terroristiche. Moderatrice Fiorenza Sarzanini, giornalista del Corriere della Sera.

L’ultimo giorno del Salone sarà dedicato al rapporto tra media e magistratura. Ad introdurre il dibattito Tommaso Marvasi, vice presidente del Comitato scientifico del Salone della Giustizia e presidente del Tribunale delle Imprese. L’incontro sarà moderato dal direttore di Rainews24 Antonio Di Bella, a cui parteciperanno  il direttore del Messaggero Virman Cusenza, il direttore dell’ANSA Luigi Contu, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini, il presidente della Cassazione Giovanni Mammone e il presidente dell’Anm Francesco Minisci.

Il presidente del Salone della Giustizia Carlo Malinconico, (a lato nella foto) concluderà i lavori assieme alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Per quanto riguarda i workshop, l’Unione Camere Penali insieme alle Camere Penali di Roma ha promosso due incontri nel corso della giornata inaugurale. I temi trattati riguarderanno: giudici e pubblici ministeri, due carriere per un giusto processo e il pianeta carcere, la riforma penitenziaria, a cui parteciperà il Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo.

La seconda giornata prevede quattro argomentibanche e imprese, in quanto in questo momento di particolare crisi, le aziende stanno riformulando il modo di fare impresa, dando sempre più evidenza alle reali necessità e rivalutando il rapporto con il mondo bancario, che deve anch’esso mutare il proprio antico rapporto con il mercato; tutela giuridica dell’infanzia, in un mondo in continua evoluzione, dove i “valori” vengono quotidianamente ridefiniti, dove i mali genitoriali si allargano e si comprimono a seguito di ingerenze di aria natura, è necessario ridefinire i confini della tutela dell’infanzia sotto ogni profilo; diritto di famiglia e food law e made in Italy, il “made in Italy” è uno  dei marchi più diffusi al mondo ma anche uno dei meno tutelati. Nel campo del “food and beverage” si sta formando una nuova legislazione che prende spunto proprio dalla eccellenza dei nostri prodotti.

Due i temi che concluderanno la serie di workshop dell’8° Salone della Giustizia. Il primo su stalking e femminicidio: qual è il confine tra la cattiveria e la pazzia? In Italia vengono commessi almeno 130 femminicidi l’anno, un fenomeno che rimbalza sempre più spesso nelle cronache dei giornali e dei telegiornali con dettagli a volte raccapriccianti. Si tratta nella gran parte dei casi di veri e propri delitti annunciati, preceduti da violenza fisica o psicologica, e avvengono spesso in contesti socio-culturali non marginalizzati. Si tratta quindi di un problema con motivazioni, assai complesse e con implicazioni psicologiche che non vanno sottovalutate. L’incontro si propone di approfondire il linguaggio della cronaca, il panorama delle misure di prevenzione e di sanzione di questi reati e gli aspetti più puramente psichiatrici. I relatori: Annelore Homberg, Simonetta Matone, Federica Federici, Paola Guerci, Adriana Pannitteri.

Il secondo incontro riguarda due milioni e mezzo di italiani affetti dalla sindrome della fibromialgia. Questa patologia invalidante, ancora oggi non gode di tutela sanitaria e di riconoscimento da parte del SSN. La malattia è caratterizzata da dolore diffuso, stanchezza profonda e disturbi del sonno che sono quindi determinanti anche ai fini lavorativi e sociali. Presenti all’incontro medici, rappresentanti delle istituzioni e sindacali, le due associazioni principali di pazienti.

 

 




Csm: nominati Mammone primo presidente e Fuzio procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione

ROMA – Il nuovo primo presidente della Cassazione è Giovanni Mammone, che attualmente è il segretario generale della Suprema Corte, che è stato eletto e nominato all’unanimità dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura in una seduta straordinaria presieduta dal Presidente della Republica Sergio Mattarella. Mammone , avellinese, 67 anni, dal 2002 al 2006 è stato consigliere del Csm eletto come togato nel gruppo di Magistratura Indipendente per poi tornare in Cassazione prima come consigliere, poi come presidente di sezione. mammone subentra al posto del presidente Giovanni Canzio, che dal 31 dicembre va in pensione.

Mammone è  stato pretore a Monsummano Terme, successivamente giudice a Pistoia e quindi pretore del lavoro a Roma. Nel 1991, collocato fuori ruolo, diventa magistrato addetto all’ufficio studi del Csm al 1998, quando entra alla Suprema Corte come magistrato di appello applicato all’ufficio del massimario e del ruolo.

Nella stessa seduta del plenum  è stato nominato anche  il nuovo procuratore generale della Suprema Corte, Riccardo Fuzio, 67 anni, avvocato generale in Cassazione che prende il posto di Pasquale Ciccolo che va anch’egli  in pensione. L’elezione di Fuzio è avvenuta a maggioranza avendo la meglio sul Procuratore Generale di Roma Giovanni Salvi, candidato di minoranza.