Il Tar accoglie il ricorso di Tempa Rossa contro il Comune di Taranto

di Valentina Taranto

Il Comune, aveva escluso dalla variante al piano regolatore del porto le due opere di Tempa Rossa con una delibera dello scorso novembre l’ allungamento del pontile petroli e costruzione di due serbatoi di stoccaggio, ma le compagnie petrolifere e l’Eni avevano quindi impugnato il provvedimento comunale, e i giudici amministrativi del TAR di Lecce  ieri hanno dato loro ragione.

Il Comune di Taranto ha perso la propria battaglia contro le operazioni previste da “Tempa Rossa“, il giacimento petrolifero della Basilicata delle compagnie Total, Shell e Mitsui e che  con la raffineria Eni, vuole  Taranto come proprio punto di approdo.  Il Tar di Lecce ha chiarito e definito  tre punti importanti nella propria sentenza: il primo punto è che l’ampliamento del pontile petroli era già previsto nelle intese del 2006 e del 2007 tra Comune ed Autorità Portuale e quindi ora non è possibile annullare il contenuto di quegli accordi senza un confronto preliminare ma sopratutto senza un dovuto contradditorio con le parti in causa; il secondo punto è che il Comune non è legittimato ad opporsi alla costruzione dei serbatoi di stoccaggio del greggio in quanto non non verranno realizzati nelle aree portuali ma bensì in quelle industriali della raffineria Eni; l’ultimo e terzo punto, che le compagnie petrolifere partners del progetto “Tempa Rossa” erano pienamente legittimate a poter fare ricorso, cosa che invece gli avvocati del Comune avevano opposto davanti al Tar.

CdG Tempa RossaProprio in merito alla legittimazione, la sentenza dice che “va respinta l’eccezione di carenza di legittimazione sollevata dal Comune essendo evidente l’interesse delle ricorrenti ad impugnare la delibera in quanto incidente non solo sull’intesa raggiunta tra l’ente locale e l’Autorità portuale, ma anche sulla possibilità per le società di realizzare il progetto con conseguente loro diritto di invocarne l’annullamento”.

Il Tar di Lecce ha poi fatto una chiara distinzione tra le opere ed ha deciso che solo per il prolungamento del pontile “può parlarsi di modifica unilaterale da parte del Comune” della precedente intesa sul porto,  invece per i serbatoi, è  stato effettuato soltanto un “indebito inserimento nella variante al Prg adottata nell’ambito del provvedimento volto all’approvazione del nuovo Piano regolatore portuale”.

Confutando l’intesa precedentemente raggiunta e quindi sbarrando la strada al pontile, il Comune di Taranto ha sostenuto dinnanzi al Tar di Lecce  che l’accordo non è irreversibile e le amministrazioni possono “sempre modificare, anche unilateralmente, la propria decisione sino alla definitiva approvazione del Prp”.  Il Tar ha confermato che un’intesa può essere ridiscussa, dice , ma “deve escludersi che tale possibilità possa essere esercitata unilateralmente, senza il rispetto di alcun onere procedimentale volto a garantire il contraddittorio degli altri enti parte dell’accordo. Se così si ragionasse, si finirebbe per privare di qualsiasi valore vincolante e quindi di utilità lo strumento dell’intesa”.

In merito ai due serbatoi di stoccaggio, il Tar di Lecce ha sentenziato che non solo “tali interventi non costituivano oggetto del nuovo Prp” aggiungendo che “l’ente locale  non aveva alcun titolo per inibire la realizzazione attraverso lo strumento adottato, a maggior ragione tenuto conto del fatto che nel provvedimento impugnato il Comune non ha evidenziato alcun profilo di contrasto di tali opere con l’assetto urbanistico del territorio di Taranto e che sulla compatibilità ambientale del progetto “Tempa Rossa” si era già espresso il ministero dell’Ambiente”.

Avendo quindi tutte le autorizzazioni in regola il progetto “Tempa Rossa” che prevede un investimento a Taranto di 300 milioni di euro,  con  il verdetto del Tar di Lecce è possibile un avanzamento all’avvio dei cantieri anche se il Comune di Taranto, a questo punto potrebbe fare opposizione al Consiglio di Stato. Mai come in questa situazione è il caso di dire “ai posteri ( cioè ai giudici n.d.a.) l’ardua sentenza




Rimossi i blocchi dei manifestanti dell’ ILVA sulle strade statali Jonica e Appia

La  Fim Cisl ha reso noto  nel pomeriggio  che in accordo con i lavoratori delle aziende dell’ indotto ILVA, è stata decisa la rimozione dei blocchi stradali presenti da questa mattina a Taranto sulla statale 106 per Reggio Calabria e sulla statale Appia per Bari. Un migliaio i lavoratori che stanno manifestando da giorni, incredibilmente lo fanno  in difesa dei crediti vantati dalle aziende di cui sono alle dipendenze, nei confronti dell’ILVA e per ottenere assicurazioni e  garanzie per il mantenimento del loro posto di lavoro. Rimane attivo il presidio permanente nell’aula consiliare del Comune di Taranto.

Non era stata ostruita  soltanto la statale 106 jonica all’altezza della raffineria ENI,  i manifestanti infatti avevano bloccato pure un tratto della statale Appia causando gravi disagi al traffico ed ai cittadini incolpevoli, con l’intento di bloccare l’accesso a due degli ingressi per accedere alla città di Taranto. Il ponte girevole invece è stato invece subito liberato . I blocchi stradali si sono protratti sino alle 18.  La “tregua” ai blocchi stradali è stata garantita per tutto il fine settimana, ma i blocchi e le proteste ricominceranno lunedì qualora non dovessero arrivare delle risposte attendibili  da parte del Governo in merito alle garanzie sui crediti sinora maturati dalle ditte dell’indotto ILVA, cha vanno dall’agosto dell’ anno scorso alla settimana scorsa.

Lo Stato ha esaurito i fondi disponibili per i “contratti di solidarietà”, che furono concessi nel febbraio dello scorso anno ad un massimo di 3500 lavoratori. In serata i tre sindacati confederali Fim (Cisl) , Fiom (Cgil) e Uilm (Uil) sono stati convocati a Roma presso il Mise (Ministero per lo sviluppo economico) per martedì 27 gennaio per l’apertura della procedura di cassa integrazione, che è una procedura d’obbligo qualora si tratti di aziende in amministrazione straordinaria.

Dopo aver rischiato la messa in libertà, incassa integrazione,  sono stati posti anche i lavoratori delle aziende dell’indotto. Sono stati in media 1300-1400 i lavoratori, nel corso degli ultimi due anni, che ogni giorno  hanno usufruito del contratto di solidarietà per una copertura massima di 3553. A seguito dell’esaurimento dei fondi, scatterà per lo stesso numero di lavoratori la cassa integrazione . Negli ultimi giorni circa 1800 lavoratori hanno usufruito della solidarietà , in particolare quelli degli impianti fermati dalla direzione dello stabilimento siderurgico a seguito della mancanza di materie prime . A causa del fermo per l’interruzione delle forniture decisa dalle imprese e dai trasportatori dell’indotto,  preoccupati sul destino di crediti vantati per 200 milioni di euro, sono stati bloccati altri impianti

Nella mattina di lunedì prossimo i manifestanti ed i rappresentanti sindacali faranno il punto della situazione e decideranno in merito alle prossime iniziative in attesa di risposte concrete da parte del governo. “L’impressione è che la situazione stia peggiorando – dice Giuseppe Bonfrate della Fim –  I commissari dell’ILVA dove troveranno le risorse? E poi la mancanza di approvvigionamenti, il fermo di alcuni impianti e la mancanza di manutenzione oltre a creare problemi per la sicurezza potrebbero comportare la paralisi dello stabilimento”.

 




Pochi scioperanti “sindacalizzati” e la città si blocca. Risultato ? Nessuno !

Poche centinaia di operai alle dipendenze dell’indotto ILVA, (che occupa oltre 16mila dipendenti) , pilotati dai vari sindacati,  da giorni continuano a manifestare per ottenere delle garanzie sui crediti vantati nei confronti dell’azienda da cui dipendono, e per ricevere assicurazioni sul loro futuro lavorativi, questa mattina hanno bloccato il traffico all’altezza della raffineria ENI la statale 106 jonica,  e di fatto impedito l’ingresso automobilistico in città.

Il corteo dei lavoratori questa volta è partito da Palazzo di Città, e dopo aver attraversato la città vecchia è arrivato all’altezza della strada statale 106 (quella che porta a Reggio Calabria) bloccando la strada. Le forze dell’ordine e i vigili urbani sono intervenuti per deviare il flusso stradale. La vera intenzione dei manifestanti, istruiti dai sindacali, è quella di riuscire a bloccare l’ingresso delle autobotti nella raffineria Eni.

Critico e condivisibile il commento dei Comitato dei “Cittadini Liberi e Pensanti”. “Così come in altre simili occasioni, alla testa del corteo c’erano i sindacati con le loro belle bandierine. La loro presenza ha avuto il solo scopo di evitare che la protesta fosse indirizzata all’interno della fabbrica, ipotesi paventata in tante occasioni e rimasta solo una minaccia. Ogni qual volta i lavoratori si ribellano eccoli spuntare alla testa del corteo, non certo per garantire i più deboli, ma solo perché il carrozzone deve andare avanti, come i pupazzi in testa al corteo, complici di questo disastro ambientale, sanitario e sociale“.

CdG stefano corteo ilvaLa presenza imbarazzante fra i manifestanti del sindaco Ippazio Stefàno, è la conferma del basso livello della politica tarantina in questa situazione.

Stefàno, secondo il Comitato dei “Cittadini Liberi e Pensanti”. “oltre a spedire letterine di ringraziamento, fino ad oggi ha dimostrato tutta la sua incapacità, ambiguità e una scadente capacità di strumentalizzare i drammi altrui”. Il Comitato afferma la “piena e sentita solidarietà per i lavoratori dell’indotto che da mesi non percepiscono stipendio. Molti di loro non erano li per manifestare con i sindacati e i politici, ma perchè davvero esasperati da questa situazione ormai arrivata al collasso. Anche per loro ci domandiamo la soluzione quale potrebbe essere?

Solidarietà (“di solidarietà non si campa”) , quindi, ai lavoratori che pur lavorando in condizioni di lavoro a rischio, non ricevono lo stipendio . Secondo i Liberi e Pensanti “c’è una ragione che ci allontana dagli operai tarantini, non solo quelli dell’indotto: non hanno mai sfilato per denunciare il disastro sanitario dopo la pubblicazione dei dati del progetto Sentieri promosso dall’Istituto Superiore di Sanità; nemmeno quando gli studi hanno certificato che i loro figli, i bambini di Taranto si ammalano e muoiono più che altrove”. aggiungendo che  «continuiamo a non capire come, dopo le vergogne emerse dalle indagini del processo Ambiente Svenduto, si possa dare credito a questi sindacalisti e politici. Non meno clementi siamo nei confronti degli imprenditori del territorio che sfruttano i lavoratori con contratti a tempo determinato: pochi diritti e tanti ricatti. Una classe di “prenditori”  – conclude il Comitato dei “Cittadini Liberi e Pensanti” – a cui non interessa il territorio e che non ha la capacità di guardare oltre, di costruire alternative. L’ industria siderurgica non ha futuro se non nei sogni pindarici dell’attuale showman che si trova a governare un paese alla deriva senza essere stato eletto”.

Ieri sono giunte le prime risposte dai tre nuovi commissari e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, le quali vengono però giudicate solo delle promesse inaffidabili.  Ed il “teatrino” continua. Sino a quando ?…