Il Movimento 5 Stelle attacca il Pd a Taranto. Grillini ma dopo Pomezia e Quarto non provate imbarazzo?

Schermata 2016-01-18 alle 03.09.18In questi giorni è apparsa su tutti i quotidiani italiani la notizia che il sindaco di Quarto, la “grillina”  Rosa Capuozzo aveva già informato da novembre scorso il “direttorio” sulla faccenda Quarto, e badate bene non è un retroscena giornalistico!  Lo ha detto la stessa Capuozzo ai magistrati nel corso di un  interrogatorio durato ben 4 ore.  Le verifiche svolte dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dal sostituto  Woodcock – titolari dell’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nell’amministrazione cittadina e sul “voto di scambio” che ha tra gli indagati Giovanni De Robbio del M5S, Mario Ferro del Partito Democratico e il boss Alfonso Cesarano – forniscono la ricostruzione di quanto accaduto negli ultimi tre mesi nel paese del napoletano. E smentiscono quella ufficiale fornita dai vertici del Movimento 5 Stelle.

Il verbale è ancora segreto ma secondo le indiscrezioni che filtrano dalla Procura nell’ultimo interrogatorio – durato oltre quattro ore e segnato anche da momenti di grave tensione – la Capuozzo ha parlato a lungo delle comunicazioni con Roma e degli incontri con Fico, che in un’occasione avrebbe anche deciso di partecipare alla riunione del consiglio comunale proprio per cercare di comporre la frattura interna visto che tra gli eletti alle ultime amministrative del maggio scorso c’erano scontri accesi sulle nomine, sulla scelta degli assessori, ma anche sulle deleghe legate agli affari del Comune. Ha chiarito anche che cosa accadde con Di Maio visto che nei colloqui con alcuni consiglieri – intercettati dai Carabinieri – spiegava di avergli chiesto di intervenire non escludendo la possibilità “che ci devono commissariare“. Ha “ricordato” gli altri contatti con Fico il presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, che invece nega la circostanza.

 Quindi è confermata la notizia che Fico, Di Battista e Di Maio fossero perfettamente a conoscenza di quanto stava accadendo a Quarto. Quindi nel loro patetico video e nelle ripetute pubblicazioni delle loro chat sui social network, sono state dette falsità , e non su un tema come il compenso o l’abuso edilizio mai dichiarato, ma bensì su un tema molto grave come le infiltrazioni e pressioni della camorra.  Vedere deputati che mentono su una questione delicata come la camorra non può passare inosservato nel dimenticatoio della politica.

 

In conclusione del video, Di Battista annunciava la partenza di “una bella controffensiva: al Pd diciamo di iniziare a far dimettere tutti gli indagati. Lanceremo in tutti i Comuni coinvolti un’iniziativa affinché tutti gli esponenti Pd coinvolti in inchieste si dimettano. D’altronde alzano la voce per nascondere le schifezze, come lo scandalo delle banche o il decreto Ilva“. Ecco il perchè dell’ assalto a scopi mediatici alla sede del Pd di Taranto. In queste ore però prende piede una nuova grana che è ben più inquietante e grave sui grillini.

Il “sistema Pomezia”.

Innanzitutto permetteteci qualche appunto su Fabio Fucci il sindaco di Pomezia del Movimento 5 Stelle.
1) Ha nominato assessore sua moglie, facendola dimettere mesi dopo a “scandalo” esploso ;
2) Aveva inserito nel suo programma la proposta di differenziare il menù scolastico: uno meno costoso e uno più costoso che includeva di dolce. Scoppiò un casino;
3) Ha (o aveva, onestamente  non si è ancora appurato) come dipendente comunale l’avvocato Giovanni Pascone, socio occulto di una società di vigilanza (la Clstv), finita sul lastrico, che deve ancora ai suoi dipendenti migliaia di euro e che ha testimoniato a favore di personaggi di cosche camorristiche e, malgrado lettere e proteste dei sindacati e dei cittadini al sindaco grillino, è ancora lì seduto comodamente dietro la sua scrivania;
4) Ha “sanato” anziché affermare l’irregolarità di alcuni appalti abusivi segnalati dalla Regione Lazio e dal Tribunale di Velletri.

Ma la cosa più grave sta prendendo piede in queste ore, e non crediamo finirà presto.Procediamo quindi con ordine. Il primo cittadino Fabio Fucci del Movimento 5 Stelle qualche mese fa aveva dichiarato: “Con me Buzzi non ci ha neanche provato“. Leggendo le notizie di queste ultime ore, viene spontaneo sorridere…e dirgli “E certo, ce li avevate già in casa !“. Infatti, il sindaco di Pomezia aveva affidato al CNS (Consorzio Nazionale Servizi) di Buzzi l’appalto per la gestione rifiuti proprio nei giorni di “Mafia Capitale”, proprio nei giorni in cui Di Battista sbraitava dagli scranni della Camera sostenendo “come facevate a non aver visto nulla ?“.

nella foto dei ROS Carabinieri, Salvatore Buzzi il "ras" degli appalti di Mafia Capitale

nella foto dei ROS Carabinieri, Salvatore Buzzi il “ras” degli appalti di Mafia Capitale

Nel giugno 2013 il sindaco Fucci mette piede al Municipio di Pomezia e poco dopo – dicembre 2013 – avvia un appalto per la gestione dei rifiuti. Ad aggiudicarselo è il Consorzio Nazionale Servizi e la sua affiliata “Formula Ambiente“. Quest’ultima è una società partecipata (prima al 49%, poi al 29%) dalla Coop 29 giugno, tristemente famosa per essere guidata da quel Salvatore Buzzi simbolo di Mafia Capitale. Ma non solo. Perché i fili del controllo del servizio dei rifiuti a Pomezia si intrecciano anche con Alessandra Garrone, compagna di Buzzi e amministratore delegato della Formula Ambiente. Senza dimenticare che Buzzi sedeva nel consiglio di sorveglianza del Consorzio Nazionale Servizi che si occupava, tramite la partecipata, dei rifiuti di Pomezia.

L’appalto, come detto, prende il via nel dicembre 2013 e poi ottiene numerose proroghe. A seguire il dossier è Salvatore Forlenza, dirigente di CNS e poi indagato per turbativa d’asta nel processo di Mafia Capitale. Nel 2013, Mafia Capitale era ancora un miraggio, eppure quando scoppia lo scandalo, il membro del direttorio del M5S, Alessandro Di Battista, accusò Ignazio Marino di aver dato appalti con le proroghe a Buzzi dicendo che “non poteva non sapere“. Su questo presentò anche una interrogazione parlamentare, invitando peraltro il governo a diffidare del CNS.

Il sindaco Fucci aveva già dimostrato un’altra volta di scrivere i bandi di gara con una certa disinvoltura, visto che Raffaele Cantone ne bloccò uno sulle aree verdi perché “limita la concorrenza” tra le imprese in gara. Ma c’è dell’altro. Da quando c’è Fabio Fucci come primo cittadino, sono aumentate le spese legali: nel 2015 Pomezia ha speso oltre un milione e mezzo di euro in spese legali. Parte di queste parcelle sono finite anche all’avvocato Giovanni Pascone – ex magistrato del Tar, dipendente del Comune – poi cancellato dall’albo degli avvocati perché socio occulto di una società di vigilanza e condannato a due anni per via di un contenzioso con il fisco di 20 milioni di euro. Infine, Fucci – scrive l’HuffingtonPost – avrebbe nominato a capo della Multiservizi Fucci, Luca Ciarlini, sotto indagine per frode.

Se valeva per Marino, varrà anche per il sindaco di Pomezia? Non sembra. Infatti, l’ultimo bando di gara emesso da Fucci è del 2 settembre 2014 e si chiude l’11 dicembre 2014: in pieno scandalo Mafia Capitale e mentre l’Operazione Mondo di Mezzo aveva già mandato in galera Buzzi e Carminati. Nonostante le manette, il bando del sindaco di Pomezia finisce ugualmente al CNS.

La cooperativa dove Buzzi aveva un ruolo determinate si è aggiudicata l’appalto “con un ribasso di gara dello 0,13, anomalo rispetto alla cifra di 50 milioni di appalto. Mentre le altre due ditte che si presentano non raggiungono il punteggio minimo sull’offerta tecnica, secondo la valutazione dalla commissione del Comune“. In sostanza, nonostante lo scandalo di Mafia Capitale il sindaco grillino si è tenuto e ha rinnovato, con una gara persino “sospetta”, la cooperativa di Buzzi al Comune di Pomezia.

Il sindaco “grillino”  di Pomezia si è difeso sostenendo che è stato  fatto tutto con la Prefettura, più o meno come sosteneva la sua “collega” Capuozzo agli inizi della sua catastrofe su Quarto. Ormai la strategia mediatica del Movimento Cinque Stelle è molto chiara e strumentale  “non importa se tu sia indagato o meno, l’importante è che tu dia la colpa agli altri“. Ovviamente il tutto è finito sotto indagine, attendiamo gli sviluppi.

Schermata 2016-01-17 alle 12.09.24

L’assalto dei grillini (con il cappello Gianluca Casamassima) alla sede del Pd di Taranto

Ma quello che ci preme ora sottolineare è semplice, i grillini a Taranto si lamentano per essere stati cacciati via dalla sede provinciale del Pd, dove si erano presentati non invitati ad una conferenza stampa, ma dimenticano  le minacce di Casaleggio ai giornalisti che si occupano di Quarto ed ora di Pomezia: “ve la faremo pagare“, per non parlate delle patetiche e  deludenti risposte date ai cittadini da questo fantomatico direttorio, che ad osservarli sembrano sempre di più dei ragazzini alle prese con una cosa molto più grande di loro e che non sanno affrontare. E’ mai possibile che dei deputati,  davanti a queste sciagurate gestioni non siano capaci di fare un po’ di sana autocritica? Possibile che non si prendano le responsabilità e si dica “abbiamo sbagliato“?

E paradossale che coloro che si proclamavano i paladini della trasparenza oggi mentano sfacciatamente, e ripetano quelle menzogne 10, 100, 1000 volte come un disco incantato. Permetteteci di rivolgerci al “direttorio” del Movimento Cinque Stelle: con una domanda: “ma voi un po’ di imbarazzo non lo provate ?”




Pd contro M5S per il caso Quarto. Matteo Orfini chiede espulsione Luigi Di Maio: “Sapeva e non ha denunciato”

I vertici dei 5 Stelle sapevano e hanno taciuto. Se il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, è stata espulsa perché sapeva e non ha denunciato, allo stesso modo dovrebbero essere cacciati quei leader che sapevano e non hanno agito. Questo il ragionamento del Partito Democratico, che chiede coerenza al Movimento 5 Stelle.

Schermata 2016-01-13 alle 13.55.52Grillo espelle sindaco di Quarto perché non ha denunciato le minacce. Ma lei aveva avvertito Di Maio. Attendiamo a breve espulsione di Di Maio” scrive in un tweet il presidente del Pd Matteo Orfini.

D’altra parte, lo stesso Matteo Renzi aveva parlato del caso Quarto, invitando a “evitare strumentalizzazioni”, ma sottolineando che il Movimento 5 Stelle non può rivendicare il “monopolio della morale“. Per Renzi, “è ingiusto buttare la croce addosso” al sindaco Capuozzo. “Si doveva dimettere? No, doveva semmai denunciare chi la stava minacciando o ricattando” dice il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a RepubblicaTv. “L’idea che il monopolio della morale era nelle mani del 5 Stelle non esisteva, e ora è venuta meno. I delinquenti ci sono sempre e scelgono interlocutori nei partiti. Io la pulizia del Pd l’ho fatta. Il M5S è un partito che ha persone oneste, come in tutti i partiti, ma questi onesti hanno bisogno di dire con chiarezza che in questa vicenda si vede una difficoltà a governare come succede a Livorno, Gela e tante altre città. È finito il tempo in cui dicevano che non sono tutti uguali. I 5 stelle sono un partito come tutti gli altri“.

Schermata 2016-01-13 alle 13.56.39Si mobilitano nelle dichiarazioni anche altri esponenti del Pd. “Sindaco Quarto minacciata non denuncia, direttorio sapeva e taceva. Ora epurano per coprire loro responsabilità. #omertà5stelle” scrive su twitter Alessia Rotta, componente della segreteria Pd. “Grillo e Casaleggio hanno espulso Rosa Capuozzo, che non si è dimessa, però, da sindaco di Quarto. E nella riunione di stasera della Commissione Antimafia, chiederemo di poterla audire per fare maggiore chiarezza su quanto avvenuto” afferma il senatore Pd Franco Mirabelli, capogruppo del partito in Commissione Antimafia, intervenendo a Sky Tg 24.

Da tre mesi i vari Fico, Di Maio, sapevano cosa accadeva a Quarto ma hanno preferito tacere e non fare nulla, sperando di cavarsela” afferma in una nota Andrea Romano (Pd), “ora con mossa gattopardesca Grillo e Casaleggio cacciano la Capuozzo solo per coprire e salvare il direttorio, le cui responsabilita’ nella vicenda di Quarto sono sempre piu’ gravi”.

Credo che la vicenda dei Cinque Stelle sia molto inquietante perché siamo davanti ad un partito padronale che nomina un direttorio” spiega David Ermini del Partito Democratico, ai microfoni di Agorà su RaiTre. “Il fatto che scelgano i candidati in Rete in realtà si scontra col fatto che i padroni del partito scelgono chi comanda, cioè il direttorio. Se tutto quello che emerge dalle intercettazioni venisse confermato credo che più che il sindaco Capuozzo dovrebbe dimettersi il direttorio, perché era a conoscenza della situazione già dal mese di novembre.




Quante “bufale” su Quarto. Ed I 5 Stelle ci sono cascati…

di Franco Bechis *

Quando ho visto la firma sotto gli atti dell’inchiesta sul caso Quarto che tanto agita la politica italiana ho pensato che era meglio andare a dare un’occhiata. Il pm è infatti Henry John Woodcock, una star del campo. Una sorta di Lionel Messi delle procure italiane. A differenza del pallone d’oro però il simpatico procuratore un tempo a Potenza non vanta una gran percentuale di palloni entrati in porta. Tanti “quasi goal”, pochissimi poi convalidati alla fine della partita giudiziaria. E così mettendo insieme i fili dell’inchiesta e il bel polverone che ha avvolto la politica, ho trovato non poche bufale in giro.

Primo caso che non sta in piedi: il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, sarebbe stata ricattata da un consigliere del M5s, Giovanni De Robbio, per un presunto abuso edilizio compiuto nella casetta dove abita con il marito. Lei avrebbe nascosto il ricatto, i vertici del Movimento 5 stelle non ne sapevano nulla e proprio questo è l’argomento utilizzato da Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Roberto Fico nel video girato su Facebook per giustificare l’espulsione del sindaco dal Movimento. Lei avrebbe tenuto nascosto il ricatto per paura che venisse fuori l’abuso edilizio, e quindi da una parte sarebbe stata in una posizione di debolezza e dall’altra invece avrebbe taciuto tutto con i suoi compagni politici.

Schermata 2016-01-13 alle 13.11.56Questa versione non sta in piedi. Nè giudiziariamente, nè nella ricostruzione politica. Fico, Di Maio, Di Battista, Woodcock e tutti i lettori di giornali e telespettatori sapevano benissimo del ricatto alla Capuozzo. Per un motivo molto semplice: era tutto pubblico e pubblicato addirittura un mese e mezzo prima delle intercettazioni che oggi fanno gridare allo scandalo (telefonate del 24 novembre, del 16 e del 17 dicembre). Verso il 20 ottobre infatti era stata trasmessa in busta anonima a tutti i consiglieri di Quarto e a molti giornalisti del posto tutta la documentazione sull’abuso edilizio di casa Capuozzo.

Un consigliere di Quarto, l’avvocato Luigi Rossi che un tempo faceva il legale del Comune incaricato proprio dal Pd, e alle ultime elezioni nel ballottaggio aveva appoggiato il M5s, prese l’incartamento e fece denuncia in procura a fine ottobre. Il caso venne subito cavalcato dal Pd (che oggi non se lo ricorda), e l’Unità gridò allo scandalo. IlDjango del Pd che di solito viene inviato in tv a fare da giustiziere, Andrea Romano, prese la palla al balzo a Ballarò e tuonò: “Avete parlato del sindaco di Quarto che oggi hanno beccato con le mani nella marmellata?”.

Schermata 2016-01-13 alle 13.12.31Il sindaco Capuozzo il 3 novembre scorso, quindi 21 giorni prima della telefonata del 24 novembre, pubblicò la sua difesa in un post su Facebook rivelando pure di essere andata lei stessa dai carabinieri a chiedere di fare luce sull’esposto anonimo che era stato presentato e di avere denunciato “in tutte le sedi” l’anonimo estensore. Su che cosa tre settimane dopo e addirittura un mese e mezzo dopo, nelle telefonate intercettate, lei sarebbe stata dunque ricattabile, se tutta la documentazione sull’abuso era già stata ampiamente pubblicata  e addirittura portata polemicamente nel dibattito politico nazionale? Evidentemente la tesi non regge. Il sindaco non poteva essere minacciato sull’abuso edilizio, perchè foto, documenti, e insomma tutta la vicenda era già stata pubblicata.

Schermata 2016-01-13 alle 13.14.37Siccome i “social” non bastano, per altro lei stessa aveva scritto la sua difesa in una lettera pubblicata da Il Mattino di Napoli il giorno 8 novembre, per dire che l’unica cosa davvero illegale era il dossier anonimo sul suo abuso edilizio composto trafugando mozziconi di documenti dagli uffici del comune e mettendoli insieme in modo sapiente per creare lo scandalo. La Capuozzo aveva denunciato quindi sia pubblicamente (sui social e sulla stampa), che giudiziariamente (ai Carabinieri) il ricatto palese che aveva subito con quell’anonimo. Come non è sfuggito a me quando ho letto le prime notizie della inchiesta e mi sono chiesto “ma tutto questo non era già uscito?”, non deve essere sfuggito nemmeno ai vertici del Movimento 5 stelle che ora invece sono caduti mani e piedi nella trappola politica che ha loro tessuto il Partito democratico (che ovviamente conosceva quel che era stato pubblicato come tutti noi, ma aveva bisogno di creare un caso per allontanarne un altro- quello di Banca Etruria– che li stava mettendo in seria difficoltà).

Schermata 2016-01-13 alle 13.15.07Ma c’è un altro elemento che sembra ballerino nel caso Quarto. Un punto che accomuna tutti è la difesa un po’ pelosa della stessa Capuozzo perchè “non è indagata”. Lo dicono i suoi compagni di M5s che chiedono l’espulsione perchè avrebbe nascosto il ricatto (e non è vero nè possibile come abbiamo dimostrato). Lo afferma per difenderla dicendo che deve restare al suo posto anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha così costretto i suoi a improvvise giravolte (il povero Django-Romano che aveva già puntato la pistola lì, ha dovuto girarla dall’altra parte fulmineamente. Di questo passo prima o poi rischia di sparare a se stesso…). L’utenza della Capuozzo è stata oggetto di decreto di intercettazione: siccome è sempre lei che parla con diverse persone, è sicuramente registrata la sua utenza. Nella maggiore parte dei casi l’intercettato è indagato. Esistono casi in cui non lo è (ad esempio i parenti di un sequstrato, e altre possibilità). Ma sono rari. La casa e l’ufficio della Capuozzo sono state oggetto di un decreto di perquisizione e pure di un decreto di sequestro. Nella maggiore parte dei casi il decreto di perquisizione e sequestro comporta l’iscrizione a modello 21, e quindi l’iscrizione nel registro degli indagati. Esistono perquisizioni e sequestri fatti a tutela, ma sono rari. Quindi è possibile che la Capuozzo non sia indagata. Ma dopo quegli atti la possibilità è una su dieci.

Schermata 2016-01-13 alle 13.19.17Ultima osservazione sul caso Quarto. Riguarda la politica. Dovrebbe smetterla di rinfacciarsi come fosse un gioco “ti ha votato la camorra” o “ti ha votato la mafia”, e così via. O si toglie il diritto di elettorato attivo e passivo a mezza Italia, o bisogna rassegnarsi a una certezza: la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita e così via, votano. Quindi se si presentano in mezza Italia tutti, nessuno escluso, prenderanno i voti della camorra, della mafia e di ogni criminalità organizzata. L’unica soluzione alternativa e non fare più elezioni. Quindi non può essere tema di scontro politico. E nemmeno questo può avere rilievo giudiziario. Contano i fatti e le responsabilità soggettive. Se fai elezioni nel comune il cui territorio è controllato dalla organizzazione criminale e le vinci, puoi stare certo: sono stati determinanti i voti della camorra o della mafia. E probabilmente li ha presi pure chi in quel comune ha perso. La responsabilità politica e quella penale possono riguardare solo il voto di scambio con la criminalità accertato prima delle urne e l’eventuale indebita influenza successiva.

  • vicedirettore del quotidiano LIBERO




Quarto, il ‘vaffa’ che Grillo non ha detto al suo sindaco “grillino”

di Marco Lillo

Tante volte abbiamo chiesto le dimissioni di politici indifendibili, daMalinconico a De Girolamo. Oggi, nel suo piccolo, tocca al sindaco di Quarto del M5S Rosa Capuozzo. Il sindaco non può restare al suo posto perché è stata vittima di un ricatto da parte del consigliere comunale eletto nel M5S, Giovanni De Robbio, e non lo ha raccontato né ai magistrati quando l’hanno sentita la prima volta né ai cittadini, fino a quando non sono uscite le carte dell’inchiesta.

CdG grillo large

Il Movimento 5 Stelle dovrebbe chiedere le sue dimissioni immediate invece da giorni si balocca con una posizione ambigua e infantile. Grillo ha pubblicato 8 domande e altrettante risposte assolutorie, video lacrimevoli e appelli alla lotta contro la camorra e contro il Pd. Come fosse una gara a chi sporca l’altro partito invece che a tenere pulito il proprio.

nella foto, De Robbio

nella foto, De Robbio

Però Grillo ha evitato le domande vere: perché il sindaco M5S non ha denunciato il ricatto del consigliere De Robbio sul presunto abuso edilizio della casa del marito? Perché quando quello pretendeva di influenzare le sue nomine sventolandole sotto il naso le foto dall’alto dell’immobile che smentivano il condono, lei non lo ha denunciato? Perché non ha detto nulla ai cittadini quando De Robbio le chiedeva un lavoro per il geometra che conservava le foto del presunto abuso e poi per quello che ha fatto il sopralluogo nella casa?

Perché ancora oggi il sindaco si ostina a dire al pm e ai cittadini che non ha subito minacce e pressioni? La risposta è che il sindaco si trova in una situazione di potenziale ricattabilità. Al punto che, quando un cronista di Fanpage.it le chiede “cosa le disse dell’abuso De Robbio?” Lei ha la faccia tosta di rispondere: “Era preoccupato… niente di particolare”. Preoccupato? Niente di particolare? E il ricatto? E le foto? E le nomine?

A un sindaco così una volta Grillo avrebbe detto: ma Vaff…

  • articolo tratto da IL FATTO QUOTIDIANO