Il Corpo Forestale dello Stato annesso all’ Arma dei Carabinieri

CdG Matteo RenziCome anticipato da tempo dal nostro quotidiano, il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri pomeriggio il decreto che accorpa il Corpo Forestale dello Stato all’ Arma dei Carabinieri. “Si passa da 5 a 4 forze di polizia, i forestali passeranno all’interno dei Carabinieri“, ha dichiarato il premier Renzi. Dall’accorpamento della Guardia forestalenascerà un comando specifico, nell’Arma dei Carabinieri“, ha spiegato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Il nuovo Comando “diventerà una delle realtà più solide in ambito internazionale, con 8 mila unità, per un nuovo percorso di tutela delle politiche forestali”. Inoltre, sottolinea, dal riassetto verrà istituita anche una “direzione specifica all’interno del ministero“.

Con l’accorpamento si realizzerà, ha aggiunto, un “presidio territoriale straordinario” andando a coprire, grazie alla capillarità della copertura dell’Arma dei Carabinieri, anche “territori rurali“.  Il ministro Martina ha assicurato inoltre che “le professionalità dei forestali saranno salvaguardate”.

Inutili le lamentele delle organizzazioni sindacali di Polizia e i Cocer dei Comparti sicurezza e difesa, secondo i quali  dall’ accorpamento emergeranno “Lacune e criticità che avranno inevitabili ripercussioni sul personale“. Secondo i sindacati il personale subirà “una ingiustificata ed anacronistica militarizzazione ‘coatta’”: anche per questo “la posizione pressoché unanime del Comparto è quella di contrarietà alla militarizzazione delle funzioni di polizia ambientale e soprattutto del personale, al quale vanno invece garantite le più ampie ed alternative possibilità di scelta nel transito ad altre Forze di polizia del Comparto“.

 




Le nomine “sicurezza” di palazzo Chigi: Pansa al Dis, Parente all’Aisi. Gabrielli capo della Polizia e Toschi al vertice della Finanza

nella foto la Presidenza del Consiglio

nella foto la Presidenza del Consiglio

Il consiglio dei ministri ha ratificato oggi  l’accordo ai vertici della Sicurezza: Alessandro Pansa, ora capo del dipartimento di Pubblica sicurezza del Viminale, è stato messo a capo del Dis, l’organismo di coordinamento dei due servizi segreti (Aisi, ex Sismi , Aise, ex Sisde) prendendo il posto dell’ambasciatore Giampiero Massolo. Al posto del Prefetto  Pansa a capo della Polizia di Stato è stato nominato il prefetto di Roma Franco Gabrielli.  Alla guida della Guardia di Finanza, va il numero due del corpo  Giorgio Toschi, al posto del generale Saverio Capolupo che andrà in pensione il prossimo 24 maggio e svolgerà la funzione di segretario di Stato.

nella foto, il generale Giorgio Toschi

Giorgio Toschi Comandante Generale GdF

Ieri sera, sul delicato tema delle nomine della Sicurezza del Paese, s’è svolto un incontro, al Quirinale, tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al servizio segreto civile, Aisi (ex Sisde), cambio tutto all’interno dell’Arma dei Carabinieri : al posto dell’ attuale comandante Generale Arturo Esposito, è stato nominato il suo vice, ed ex comandante dei Ros, il Generale Mario Parente. Il Generale dell’Esercito Carmine Masiello è il nuovo consigliere militare di Palazzo Chigi. “Una nomina a cui tenevo molto – ha dichiarato RenziMasiello ha molte esperienze internazionali e non solo, ed è uno stretto collaboratore del capo di Stato maggiore della Difesa“.

L’ attuale capo di gabinetto del ministro della Difesa, ammiraglio Valter Girardelli è il nuovo capo di Stato maggiore della Marina Militare al posto dell’ammiraglio De Giorgi, in scadenza di mandato dopo essere finito nel polverone dell’inchiesta di Potenza sul petrolio. Il premier ha salutato molto diplomaticamente,  l’ammiraglio De Giorgiper la sua “straordinaria carriera alla quale nessun tipo di polemica può togliere qualcosa“.

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nella foto il Gen. Carmine Masiello

Abbiamo scelto un metodo e fatto tutte le nomine tutte insieme e inoltre abbiamo scelto di farle per solo due anni perché siamo persone serie e nel 2018 si voterà per eleggere un nuovo governo” che entrando potrà rinnovare gli incarichi, ha spiegato il presidente del Consiglio al termine del consiglio dei ministri. “Noi pensiamo di vincere ma poiché siamo seri abbiamo dato un termine di due anni alle nomine“,

Quando si parla di fare delle nomine sulla sicurezza  – ha sottolineato Renzi – vogliamo valorizzare figure istituzionali , cambiavano i governi e si facevano delle nomine. Oggi la politica rivendica la possibilità di fare le nomine con trasparenza totale. Si tratta di nomine totalmente istituzionali. Non ci sono cordate e cordelline, c’è un meccanismo chiaro per cui ai Servizi ci va il capo della polizia” . “Ho chiesto all’autorità delegata ai servizi, cioè  il senatore Minniti, “di comunicare le nomine fatte alle opposizioni prima di ufficializzarle . Non ho chiamato io singoli, perché non mi sembrava opportuno“.

La settimana prossima – ha aggiunto Renziprocederò a ulteriori organizzazioni interne del mio staff a Palazzo Chigi, da distinguere dalle nomine di StatoC’è differenza tra nomine istituzionali e di staff – ha sottolineato il Premier   –  Quelle di staff lavorano con la squadra del governo e lasciano al termine del mandato. Spero che anche ai più accesi e accaniti sostenitori della sovrapposizione di questi ruoli sia chiaro“, aggiungendo che oggi sono state fatte solo nomine “istituzionali”. Quella “politica” di Marco Carrai, vicino al premier, a capo della cyber sicurezza – che entrerà nello staff del presidente del Consiglio – invece slitta ancora una volta e sarà formalizzata nella prossima settimana. Il Consiglio dei ministri ha oggi nominato anche 18 prefetti e proceduto a una ventina di spostamenti nella struttura diplomatica. E’ stato approvato anche il decreto sulle banche.

Ma chi sono i nuovi “nominati” ?

nella foto Alessandro Pansa

nella foto Alessandro Pansa

Pansa, lavorò con Falcone. Alessandro Pansa vanta una lunga esperienza in Polizia, collaborando nelle indagini di mafia sotto il coordinamento di Falcone e Borsellino nel “pool” diretto da Gianni De Gennaro. Poi venne nominato prefetto di Napoli. Come già verificatosi nel “caso” di De Gennaro l’ ex capo della polizia dai tempi del G8 di Genova al 2007, attuale presidente di Finmeccanica), Pansa sale sulla  poltrona di capo dell’importante  Dipartimento Sicurezza del Viminale (dal quale dipendono tutte le forze dell’ordine ed a capo dei servizi segreti.

nella foto il Gen. Mario Parente

nella foto il Gen. Mario Parente, a capo dell’ Aisi (ex Sismi)

Mario Parente, capo dei Ros. Il Generale Mario Parente ha passato gran parte della carriera nei Ros dei Carabinieri. Un paio di anni fa, era transitato a numero due dell’Aisi ed è sempre stato il successore designato di Esposito nonostante avesse un grado inferiore all’altro vice, Vincenzo Delle Femmine, della Guardia di finanza.

il nuovo "capo" della Polizia di Stato Franco Gabrielli

il nuovo “capo” della Polizia di Stato Franco Gabrielli

Gabrielli e le nomine in sospeso. Trasferito Pansa al Dis e nominato Gabrielli a capo del dipartimento Sicurezza del Ministero dell’Interno resta scoperta la poltrona della Prefettura di Roma proprio in un momento delicatissimo per la Capitale: durante il Giubileo, alla vigilia delle elezioni amministrative. Il passaggio di Parente a capo dell’Aisi libera un posto da numero due dell’agenzia di sicurezza interna.

 




Vertice con Renzi sull’ ILVA di Taranto: “Palazzo Chigi valuta un intervento pubblico”

(Agenzia|ADGNEWS24)  Si è svolto nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi una riunione convocata dal presidente del consiglio Matteo Renzi  sull’ ILVA . Alla riunione hanno partecipato lo stesso premier, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi  il sottosegretario alla presidenza del commissario Graziano Delrio ed  il commissario straordinario Piero Gnudi . Al centro del colloquio le decisioni e strategie del governo per  risanare e tutelare l’industria siderurgica nazionale e il rilancio del colosso siderurgico ILVA in grave crisi gestionale e finanziaria. Uscendo dalla riunione a Palazzo Chigi  Piero Gnudi commissario dell’ILVA   ha dichiarato “Abbiamo fatto una ricognizione della situazione del gruppo ILVA e valutata la possibilità di un intervento pubblico”. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, al termine della trattativa ha dichiarato che “sono state valutate tutte le possibili opzioni per poter garantire tutti i posti di lavoro e la capacità produttiva dell’azienda perché la siderurgia è importantissima e faremo di tutto per difenderla” ed  ha anche spiegato che “con Mittal stiamo ancora trattando ma ci sono anche altri investitori privati interessati».

193341144-3f9477fd-f8ec-4997-8c0e-883ffa31f200Il premier Matteo Renzi, rispondendo al suo primo question-time (un’ interrogazione in aula)  a Montecitorio da quando è alla presidenza del Consiglio ,  ha fatto espresso riferimento a dei possibili interventi statali sul piano dell’industria siderurgica con particolare riferimento all’ILVA, ricordando “la centralità dell’impresa siderurgica” strettamente collegata alla necessità di un rilancio basato su un «piano strategico» ed  ha annunciato che, per la vicenda ILVA,  il Governo valuta «la possibilità per un certo periodo di tempo, di un intervento pubblico che affronti la questione ambientale e che consenta poi di tornare al mercato».

Renzi ha ribadito che «È del tutto evidente che in un piano industriale dei prossimi anni dobbiamo affrontare le partite senza uno sguardo ideologico ecco perché sulla vicenda di Taranto e di ILVA abbiamo preso in considerazione tutti i tipi di soluzione, dalla possibilità di investimenti privati nazionali e internazionali, ma anche un intervento pubblico che consenta di affrontare le questioni ambientali e poi di tornare sul mercato per essere nuovamente leader in Europa»

Persino  il segretario della FiomMaurizio Landini, secondo il quale un’intervento statale può rivelarsi una scelta positiva solo se improntata al futuro, si è dimostrato ed espresso cautamente favorevole. La questione in realtà è particolarmente delicata, a suo avviso, per due motivi: “Un assetto proprietario privato che non ha funzionato, ma ha creato dei problemi e il fatto che non possiamo ripetere l’esperienza Alitalia“. Elementi questi che, a suo parere, il Governo deve analizzare a fondo,  e deve prendere spunto dai quali per non ricadere negli errori del passato. Il vero timore del rappresentante delle tute blu della Cgil è in ogni caso, in realtà,  quello di una svendita, del colosso dell’acciaio tarantino magari all’estero: “Non possiamo pensare  di scaricare sulla collettività i debiti di una situazione o di vendere al primo gruppo straniero, di fatto regalando l’azienda. In questo senso  – ha aggiunto Landini – io penso che un intervento pubblico significhi avere manager seri, fare investimenti, recuperare soldi portati all’estero e determinare le condizioni di un accordo internazionale che non sia una svendita”.

Emma Marcegaglia, Giorgio Squinzi

nella foto, Emma Marcegaglia e  Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi il Presidente della CONFINDUSTRIA   in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, ha sbarrato la strada ad eventuali agevolazioni per il suo predecessore Emma Marcegaglia (in cordata con Accor Mittal) sostenendo che “della presenza diretta dello Stato nell’economia del Paese. Oltre alle regole del mercato, è proprio il concetto in sé che non appartiene agli industriali. L’assistenzialismo di Stato non deve più ingrassare le imprese. Con la stessa franchezza dico però che i poteri dello Stato non devono neppure mettere i bastoni tra le ruote delle imprese. Mi riferisco a quanto è accaduto a Taranto”. Secondo il numero uno degli industriali italiani  “dobbiamo considerare che, al di là della proprietà e delle sue eventuali responsabilità penali, l ’ILVA è un gruppo industriale di rilevanza strategica per il nostro Paese. Se chiudesse, usciremmo da un altro settore, la siderurgia, dove deteniamo importanti quote di mercato e che è essenziale per numerose produzioni industriali italiane: vorrebbe dire perdita di Pil e di altre migliaia di posti di lavoro”.

Nel frattempo però, le segreterie tarantine di Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato uno stato di agitazione per lo stabilimento siderurgico tarantino. A renderlo noto sono gli stesi sindacati con un comunicato congiunto,  ritenendo inoltre «non più rinviabile una giornata di mobilitazione generale, anche a carattere nazionale, nei confronti del Governo, che coinvolga tutti gli stabilimenti del gruppo». Al Governo si chiede di convocare subito un incontro e all’ ILVA di pagare le prossime spettanze, compreso il “premio di risultato“.  Quello che stupisce è che non si capisce cosa vogliano realmente i sindacati. Risanare l’ambiente dell’azienda per i lavoratori ed i cittadini di Taranto ? Non far perdere il posto di lavoro ai dipendenti dell’ ILVA e dell’indotto ? O come sempre bussare a “soldi”, attività in cui da sempre i sindacalisti eccellono !!! In questa maniera secondo noi in realtà non si aiuta un Governo ed un Commissario a trovare una soluzione ed a trattare su posizioni di forza con dei potenziali compratori. Ma questo i sindacati lo sanno molto bene, solo che, secondo noi,  fanno finta di non capirlo….