Anche in Puglia per le Regionali in vigore la doppia preferenza (uomo/donna)

di REDAZIONE POLITICA

Dopo la settimana “bollente” delle ripicche e delle polemiche, preso atto dell’inerzia del Consiglio regionale che è durata ben cinque anni, è arrivato il decreto del Governo che ha affidato al prefetto di Bari, Antonella Bellomo, il compito di applicare in Puglia le norme sulla doppia preferenza .

A questo punto il presidente uscente della Regione dovrà firmare entro giovedì il decreto di convocazione dei comizi elettorali, in vista delle elezioni che si svolgeranno il 20 e 21 settembre. Il decreto dovrà indicare il rimando alla legge elettorale pugliese emendata con la doppia preferenza di genere.

Questo l’iter amministrativo in fase di avvio: il prefetto di Bari Bellomo, modificherà nelle prossime ore su mandato del Governo, la legge regionale pugliese con diretto rimando alla Legge nazionale 20/2016. Dopodichè il presidente uscente Emiliano potrà e dovrà firmare il decreto di convocazione dei comizi. Il governatore compierà quest’ atto tra domani e dopodomani, e da giovedì prossimo nelle sedi dei Comuni pugliesi dovranno già essere affissi i manifesti di convocazione delle elezioni settembrine.

Rimane però ancora un problema da risolvere , e di non poco conto, cioè quello del 60-40%, ovvero il vincolo di rappresentanza dei due generi nelle composizione delle liste. Il documento finale del Governo infatti non prevede l’obbligatorietà più rigorosa, che comporterebbe il taglio dei candidati in lista eccedenti la percentuale di genere. Infatti nei tre articoli del decreto emanato dal Governo non viene mai citato l’obbligo di prevedere nella legge elettorale pugliese anche il 60-40, e quindi c’è anche chi pensa che poichè il decreto cita testualmente la legge 165 del 2004, modificata dalla 20 del 2016, è implicito che insieme alla doppia preferenza debba essere prevista il 60-40% nella sua massima estensione.

Una tesi contestata, in quanto il vincolo del 60-40% è previsto, ma in una interpretazione tutt’altro che rigida e rigorosa, e quindi il vincolo potrà essere aggirato versando una penale. Chiaramente c’è anche chi già ipotizza ricorsi, come il consigliere regionale Fabiano Amati ( Pd) che allerta tutti: “Parliamoci chiaro e a scanso di ogni equivoco sarà impugnabile il provvedimento del prefetto Bellomo, per violazione del decreto legge, qualora non contenga l’inammissibilità delle liste che non rispettino il rapporto di genere 60/40 o un meccanismo di riduzione dei candidati così come avviene per i Comuni. E quel ricorso, a tutela delle donne, lo potrei presentare io come cliente e avvocato

Replica Patrizia Del Giudice, presidente della Commissione Pari opportunità della Puglia, improntata al realismi: “Si ricordano solamente ora che esiste la proporzione 60-40 nelle liste e l’inammissibilità per chi non la rispetta? Ovviamente noi saremmo state contente, ma adesso è tardi, stiamo a 45 giorni dalle Regionali e bisogna indire le elezioni” ed aggiunge “Sono irricevibili i commenti e le minacce dei rappresentati di un Consiglio che hanno avuto cinque anni per cambiare la storia e non lo hanno fatto, nonostante tutti gli incontri che abbiamo organizzato e svolto“. “Il decreto non è perfetto? Lo sappiamo, continueremo a lavorare per perfezionarlo” conclude la Del Giudice.

In realtà il vincolo del 60-40%, che era già presente anche alle elezioni politiche, ha interessato ben poco i partiti: bastava pagare una penale per chi lo violava. In Puglia avrebbero potuto applicare la legge del 2016, ma in Consiglio la maggioranza uscente di sinistra, in realtà ha utilizzato la questione della parità di genere per bloccare delle nuove norme che avrebbero impedito la candidatura di Lopalco, e la sospensione del seggio da consigliere per chi diventa assessore.