ILVA Taranto: le firme sulla sabbia di Arcelor Mittal. Ed il ministro Di Maio tace…

Francesco Boccia

ROMA – Intervenendo in diretta nel programma Studio24 su Rainews24  il deputato pugliese del PD Francesco Boccia ha evidenziato l’imbarazzante silenzio del vicepremier grillino. “Il Ministro Di Maio è ‘stufo di aziende che firmano gli accordi e poi non vi tengono fede’, noi invece siamo stufi di un ministro che anziché fare si stufa. Pretendiamo di capire cosa sia avvenuto con Arcelor Mittal, del perché abbia messo improvvisamente 1400 persone in cassa integrazione , perché le attività di bonifica abbiano ceduto il passo. L’altro ieri il voto di M5S e Lega in Parlamento contro la decarbonizzazione, ora scopriamo che il Ministro si sorprende e si stufa ma non fa nulla e non fa proposte per evitare questo disastro”

“Quanto sta avvenendo con l’ex Ilva, così come sta avvenendo nel caso dello stabilimento napoletano della Whirlpool, è gravissimo – ha aggiunto BocciaSe le aziende hanno agito unilateralmente senza informare preventivamente il governo è la dimostrazione della scarsa considerazione nei confronti dello stesso Ministro. Se il governo che aveva firmato degli accordi poi violati era invece stato preventivamente avvertito allora è ancora più grave. Sarebbe il caso che Di Maio, anziché stufarsi, venisse in Parlamento a riferire su cosa sta accadendo negli stabilimenti industriali di Ilva e Whirlpool e su come intende affrontare gli oltre 150 tavoli delle crisi aziendali in corso purtroppo in aumento. I suoi accordi con le imprese sembrano firmati sulla sabbia. Sono ignorati e calpestati dalle stesse aziende contraenti”.

Anche Mino Borraccino assessore allo sviluppo economico della Regione Puglia, sostiene che se “le ragioni addotte sono un forte rallentamento del mercato e un aumento delle importazioni da Paesi Terzi. La notizia è sconcertante, perché questi 1400 lavoratori si aggiungono alle migliaia già posti in questa stessa condizione per effetto degli accordi del settembre scorso.Ci aspettiamo che dall’incontro di oggi con le rappresentanze sindacali emergano soluzioni positive e diverse da quelle preannunciate dall’Azienda, perché Taranto non può sopportare tutti i danni derivanti dal lavoro precario e dall’ambiente compromesso

“Naturalmente, un ruolo decisivo spetta al Governo e in particolare al Ministro del Lavoro – continua Borraccinoche con ArcelorMittal ha sottoscritto precisi impegni meno di un anno fa, impegni che ora vanno mantenuti. Non è dato sapere se il Ministero ha messo in campo finora un’attività di monitoraggio che facesse presagire ciò che è accaduto. Ma adesso deve convocare subito un tavolo di confronto e mettere l’Azienda davanti alle sue responsabilità. Non è pensabile che un gruppo industriale di quelle dimensioni non abbia gli strumenti necessari per far fronte alle difficoltà di mercato a cui fa riferimento. Soprattutto non è pensabile che i protagonisti dell’accordo dell’autunno scorso, Governo ed ArcelorMittal  – i cui uffici studi e programmazione hanno elementi per conoscere in anticipo le tendenze dei mercati – non avessero alcuna cognizione di ciò che sarebbe accaduto appena qualche mese dopo”




Ancora una volta la Giustizia ha trionfato, dando ragione al collega Nazareno Di Noi

Peppo Turco

ROMA – La persecuzione politica del consigliere regionale Peppo Turco eletto nelle liste “civiche” camuffate di Emiliano, che aveva presentato un esposto alla ASL Taranto  nei confronti del nostro collega Nazareno Di Noi, è finita con quella che si può definire a pieno titolo una  “figura di ….” (per dirla all’ Emilio Fede), a seguito della sentenza del  28 marzo 2018, a firma del dr. Giovanni De Palma, giudice del Tribunale del Lavoro di Taranto,  che ha dato completamente ragione a Di Noi assistito dall’ Avv. Antonio Pompigna sconfessando tutti gli atti amministrativi e disciplinati attuati dalla Direzione Generale dell’ASL Taranto che dispose inizialmente un trasferimento ingiustificato del Di Noi,  “osservato a vista” dai suoi diretti superiori .

L’ ASL Taranto a seguito di un esposto del 16 gennaio 2017 a firma del Turco aveva contestato a Nazareno Di Noi di l’aver scritto due articoli. Il primo dal titolo “Omicidio, cordoglio del sindaco di Taranto. La gestione del pronto soccorso nel mirino” nel quale il collega riportava fedelmente (un classico “copia-incolla“) parti di comunicati stampa del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci , dell’Onorevole Ludovico Vico e del consigliere regionale Mino Borraccino; il secondo articolo oggetto della contestazione disciplinare ,  dal titolo “Omicidio in pronto soccorso, la Asl anticipa la difesa”, dove Di Noi dava conto, altrettanto fedelmente, del contenuto di una delibera del direttore generale (presente e pubblicata sul sito istituzionale della Asl e quindi accessibile a tutti), con la quale veniva dato incarico all’ufficio legale interno per prepararsi ad una futura costituzione di parte civile della ASL Taranto nel processo che si aprirà per la morte dell’anziana signora.

L’episodio in questione della signora morta, come scrivevamo e spiegavamo ai nostri lettori lo scorso 29 settembre 2017 (leggi QUI) riguarda un fatto di cronaca avvenuto al pronto soccorso dell’ Ospedale Santissima Annunziata di Taranto dove uno squilibrato che è stato arrestato ha aggredito un’anziana ricoverata uccidendola.

Una notizia terribile riportata da tutti i giornali, da tutte le agenzie anche nazionali, da tutti i giornalisti, compreso il collega Nazareno Di Noi

Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di pubblicare in eslcuiva la sentenza, che ha “ridicolizzato” l’esposto di Peppo Turco e la vergognosa  azione disciplinare avviata dall’ Avv. Stefano Rossi  (ormai con le valigie in mano), direttore generale dell’ ASL Taranto, nei confronti del nostro bravo collega. Forse in questi mesi l’ Avv. Rossi avrebbe dovuto fare chiarezza su un proprio dirigente che si spaccia  come “esponenti dei servizi segreti”…. mentre invece meriterebbero un dovuto  T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio) !!!

sentenza DINOI_ASL TARANTO

Anche in questa vicenda emerge l’ assordante vergognoso silenzio da parte dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e dell’ Assostampa di Puglia, il sindacato regionale dei giornalisti pugliesi, che non ha mai speso una sola parola in difesa del collega Di Noi.

Resta da chiedersi se a questi rispettivi consigli direttivi,  interessa di più la quota d’iscrizione o garantire  l’ operato indipendente dei giornalisti . La risposta è sin troppo chiara.




Regione Puglia, Emiliano alle prese con il rimpasto e con una maggioranza sempre più traballante

 ROMA – Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano , sempre più nei guai a causa dei vari assessori dimissionari in quanto coinvolti in inchieste giudiziarie, si appresta ad una riunione della sua maggioranza sempre più debole ed a rischio. Emiliano non intende negoziare e vuole cercare di tappare  le “falle”  lasciati aperte a causa delle dimissioni dagli assessori Caracciolo all’Ambiente, Giannini ai Trasporti,  e Mazzarano allo Sviluppo economico.

Michele Emiliano (Partito Democratico)

La partita, è essenzialmente politica , nel vano tentativo di sparigliare gli equilibri politici a seguito del risultato delle urne del 4 marzo, che ha letteralmente asfaltato in tutta la Puglia il centrosinistra ma sopratutto il Pd. La futura ripartizione degli assessorati sembra strumentali anche sulla base delle liste dei candidati che scenderanno in campo alle prossime  amministrative di giugno , da Barletta a Brindisi dove il candidato imposto due anni fa da Emiliano venne sonoramente sconfitto, nella speranza che il Partito Democratico non perda altri voti.

Emiliano sta cercando di mandare segnali trasversali di alleanza ai dalemiani, il cui leader Massimo D’ Alema è da sempre uno dei suoi principali detrattori, i quali al momento sono rimasti di fatto senza un gruppo a partire dall’ex- capogruppo Abbaterusso di restare soli a presidiare l’ala sinistra della sinistra. Nasce quindi da questa esigenza l’idea di portare in Giunta in realtà non il “partitino” di D’Alema e “compagni” ma chi, di quella componente politica, si è rivelato un fiancheggiatore della maggioranza, come appunto il consigliere Pino Romano.
Il Governatore pugliese  vorrebbe provar ad un apertura al gruppetto di centrodestra della vecchia maggioranza del centrosinistra che sostiene la sua giunta ipotizzando un assessorato per Luigi Morgante,  consigliere regionale eletto con Ap (Alfano) successivamente emigrato nella componente-movimento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin  (Civica Popolare)  un tempo berlusconiana, che negli ultimi ha fatto parte  dei Governi a guida Pd (Renzi, Gentiloni). Voci di provincia  sostengono che Morgante, nell’ultima campagna elettorale avrebbe sostenuto nel suo collegio elettorale di Manduria  alle recenti elezioni politiche la candidatura al Senato di Luigi Vitali, segretario regionale di Forza Italia, trombato dagli elettori nel proprio collegio uninominale e salvatosi entrando in Senato grazie ai voti del listino “bloccato”.

Michele Emiliano, Rossi, Roberto Speranza

Emiliano da sempre cerca di imbarcare di tutto e di più , provando da sempre anche con i grillini che hanno sempre respinto le sue proposte ritenendolo e definendolo pubblicamente “inaffidabile” per “coprire l’elettorato” della provincia di Taranto, che ancora una volta rimane “scoperto” in Giunta dopo le rispettive dimissioni di Gianni Liviano (che ha lasciato persino la maggioranza passando nel Gruppo Misto) e nei giorni scorsi di Michele Mazzarano. Ma sulla testa di Morgante pende un’inchiesta giudiziaria relativa al suo recente passato di amministratore locale a  suoi trascorsi amministrativi a Manduria, e sarebbe non poco arduo avvicinare nuovamente la Giunta Emiliano agli atti giudiziari, e l’altro consigliere eletto nelle liste di Emiliano nella provincia di Taranto, cioè Peppo Turco non gode della fiducia di tutto in centrosinistra tarantino venendo ritenuto “inaffidabile”

Michele Emiliano è alla disperata ricerca di una soluzione  che non potrà mai ipotizzare l’ingresso in giunta del , il consigliere “renziano” del Pd di Martina Franca Donato Pentassuglia da sempre in rotta col governatore barese. Un giornale barese nei giorni scorsi  ha ipotizzato persino dell’ uscita dalla giunta anche dell’ Assessore al Welfare Salvatore Ruggieri, in quanto osteggiato persino dai suoi colleghi del gruppo dei Popolari,  a seguito del ruolo influente nell’Udc di Lorenzo Cesa, considerato organico al centrodestra. La sua uscita della giunta Emiliano lascerebbe un  assessorato da riservare ad un’a nomina “esterna”, che consentirebbe al Governatore pugliese,  di ricompensare la questione geografica ripagando Taranto del forte sostegno avuto alle ultime regionali. Rimescolando le carte, alleanze e nomine, il terzo assessorato  da nominare con un eletto in consiglio,  verrebbe riassegnato ai Popolari con l’ingresso in giunta di Peppino Longo, attuale vicepresidente del consiglio regionale .da sempre molto “vicino” all'”armata brancaleone” di Emiliano.
Una situazione a dir poco confusa e difficile, alla luce degli ultimi risultati delle Politiche dello scorso 4 marzo, che hanno visto la Puglia, la regione che ha ottenuto il peggior risultato in Italia del PD, nonostante tutto  il potere e sotto potere esercitato a 360 gradi da Emiliano alla Presidenza della Regione Puglia. Che difficilmente potrà tornare alle prossime regionali a spacciarsi come “il sindaco di Puglia“.



Vendola, torno in politica a sinistra. Emiliano? “Una grande delusione”

ROMA – “Io non sono mai fuggito dalla politica. La politica è una malattia da cui non si guarisce. Torno, anche se resto in seconda linea“. Lo ha dichiarato l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, tornato sul palcoscenico politico pubblico con diverse interviste, e recentemente intervistato in una puntata del programma televisivo “Il Graffio” del TgNorba, interamente dedicata a lui,  parlando di politica, della Regione Puglia ,  della propria vita privata e del suo rapporto con il piccolo Tobia (20 mesi) nato all’estero con il sistema della “gravidanza per altri“.

Vendola si è detto deluso per quello che Emilianoavrebbe potuto essere e non è“, e “sconcertato da “questa rivendicazione dell’autonomia“. “Questo simpatizzare con i referendum del Lombardo-Veneto, magari con qualche nostalgia neo-borbonica – ha detto – non ha senso“. “Io auguravo al mio successore di essere veramente in grado, come aveva annunciato nella lunghissima campagna elettorale, di fare molto meglio di come avessimo fatto noi”, ma – ha detto – “l’impressione è di una regione in affanno, stanca, senza un’idea di cosa sia il governo, senza un’idea della Puglia. Sono disilluso come molti pugliesi. La primavera pugliese si è trasformata in un inverno”.  Uno scenario che costituirà sicuramente in Puglia il filo conduttore della campagna elettorale d’elettorato che si colloca a sinistra del Pd  ed alla sua opposizione).

Michele Emiliano e Nichi Vendola

L’opinione di Nichi Vendola sulla Puglia amministrata dal suo successore Michele Emiliano è drastico. “Sento una delusione molto grande per ciò che poteva essere e non è.– dice l’ex governatore –  Auguravo al mio successore di fare molto meglio di noi. Vedo invece una Regione stanca, in affanno, senza idea di cosa sia il governo e di cosa sia la Puglia. Sono due anni e mezzo che non vediamo nei Consigli regionali provvedimenti di sostanza. Ho auspicato che Michele facesse bene il suo lavoro, oggi sono disilluso“.

“Trovo stupefacente la simpatia di Emiliano verso il referendum lombardo-veneto e le nostalgie neo borboniche“.  Vendola si augura che Emiliano  sull’ Acquedotto Pugliese “non rinneghi la scelta di tenere pubblico e non privatizzato l’acquedotto“. ed aggiunge manifestando “la mia delusione cocente verso Emiliano non è animosità contro di lui, è amore spasmodico per la Puglia, terra che merita di essere governata e non vezzeggiata su Facebook“.

Perché  dove c’erano amministratori noti per profili di competenza e moralità – ha detto Vendolaoggi ci sono consigli di amministrazione con dentro profili di non elevata competenza, che consentono ai partiti di ficcare il naso in vicende in cui dovrebbero essere osservatori esterni. Mi sembra – ha concluso – che si voglia occupare ogni spazio per garantirsi consenso elettorale: a questo servono le Asl, l’Acquedotto Pugliese, Aeroporti di Puglia?“.

 

“In Puglia la sinistra c’è. L’unica spina nel fianco di Emiliano è il consigliere di Sinistra Italiana, Mino Borraccino”. “Il centrodestra – ha aggiunto  Vendolasembra incapace di svolgere un ruolo fondamentale che è quello dell’opposizione, il M5S non sembra in grado di andare oltre espressioni come ‘vergogna’“. “Noi in dieci anni – ha aggiunto riferendosi ai suoi due mandati da governatore della Regione Puglia  – abbiamo fatto cose buone anche grazie ad un’opposizione che ha fatto cose buone.  L’ ex capogruppo alla Regione Rocco Palese  ora parlamentare di Forza Italia  si spulciava ogni carta, ti costringeva ad avere gli occhi aperti su tutto, ad alzare la qualità del governo“.

“Oggi le riunioni dei consigli regionali sono una fiera della vanità, durano mezz’ora, non si discute di nulla. Pensate che invece di parlare di lotta ai poveri e agli indigenti – ha concluso – hanno dedicato cinque sedute del Consiglio Regionale al Corecom Puglia, per aumentare il numero dei consiglieri di questo organismo, che è francamente una schifezza“.

Vendola chiude ad un eventuale accordo con il Pd: “Renzi, dopo aver stracciato il programma elettorale scritto da me e Bersani nel 2013, ha realizzato il programma di Berlusconi. Fare accordi con quelli che hanno scritto il Jobs Act, approvato lo Sblocca Italia e messo in atto l’orrore della Buona scuola è impensabile. Il governo del Pd ha aumentato le diseguaglianze e realizzato un programma di destra“. E parlando dell’apertura di Renzi a  Napoli, aggiunge  “E’ come se dicesse voi suicidatevi e io vinco. E se pure ci alleassimo, non porteremmo più voti a Renzi ma solo meno voti a noi».

Allora con chi se non con il Pd ? Con chi vuol ripartire dal lavoro e dalla vita materiale delle personeCon un leader capace di fare  la traduzione laica del pensiero radicale di papa FrancescoVendola non trascura “quel ragazzo di sinistra che è la seconda carica dello Stato” riferendosi al presidente del Senato, Piero Grasso, che ha lasciato il Pd, dopo il voto sulla legge elettorale.

Vendola “privato”. Il resto dell’intervista televisiva è stata una garbata incursione del giornalista che lo intervistava nel Vendola “privato”, filmato nella sua abitazione romana in tuta mentre prepara il caffè, mostrando il suo vecchio studio “smantellato per far spazio alla stanza del piccolo Tobia“.

“Nei dieci anni in cui sono stato presidente facevo fatica ad addormentarmi, conscio della responsabilità che avevo nei confronti di 4 milioni di persone. Ora mi sveglio con il sorriso di un cucciolo umano. Sono tormentato dalle insistenze dei pugliesi ed ho deciso di tornare sulla scena politica ma senza la voglia di calcare la prima linea: vorrei dare consigli e trasformarmi in una specie di ostetrica per far nascere una nuova creatura politica».

È il quarto polo, quello di Sinistra Italiana. E Nichi Vendola vuole esserne uno dei padri.




La Corte dei Conti pugliese indaga sul doppio «stipendio» ai consiglieri provinciali di Taranto

La Procura regionale di Puglia della Corte dei Conti indaga e pretende chiarimenti da ventuno ex consiglieri della Provincia di Taranto. La vicenda ha origine nel febbraio del 2011, quando la sezione “Tutela Spesa Pubblica” del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Taranto trasmette per dovuta competenza alla Procura regionale della Corte dei Conti «una segnalazione anonima – come si legge nella  prima pagina del provvedimento notificato agli ex consiglieri provinciali – relativa all’approvazione della deliberazione n. 14 del 2010 con la quale il Consiglio provinciale aveva riconosciuto il cumulo di indennità e gettoni di presenza in favore di alcuni consiglieri che espletevano contestualmente un mandato elettivo anche presso un ente diverso». Il tutto per un eventuale danno alle casse dell’Amministrazione provinciale di 108mila euro di cui avrebbero beneficiato dieci ex consiglieri provinciali che, all’epoca dei fatti, ricoprivano anche l’incarico di  sindaco o assessore in altre amministrazioni. 

CdG provinciaPer questa ragione Carmela de Gennaro viceprocuratore generale regionale della Corte dei Conti, ha invitato gli ex consiglieri esponenti politici di tutti gli schieramenti., Pietro Bitetti, Mino Borraccino, Giovanni Brigante, Antonio Caprino, Giuseppe Cristella, Luciano De Gregorio, Maria Teresita Galeota, Giorgio Grimaldi, Cosimo Lariccia, Luigi Laterza, Francesco Saverio Massaro, Carmine Montemurro, Augusto Pardo, Domenico Pavone, Luigi Pinto, Bartolomeo Punzi, Vito Rossini, Cosimo Sampietro, Luciano Santoro, Giuseppe Turco ed Angelo Venneri  «a far pervenire le proprie deduzioni ed eventuali documenti entro trenta giorni dalla notifica della presente informativa» 

 Negli atti  oltre al già citato Venneri,  dei beneficiari di questi bonus riportavano i nomi di chi incassò il cumulo : Giuseppe Laddomada, Angelo Miccoli, Martino Tamburrano, Luciano De Gregorio, Pietro Bitetti, Gaetano Castiglia, Giuseppe Cristella, Giovanni Gugliotti, Francesco Massaro e Domenico Pavone, come riportò  La Gazzetta del Mezzogiorno che all’epoca dei fatti, quattro anni fa,  sollevò il caso.

La magistratura contabile della Corte dei Conti di Puglia, nella richiesta di chiarimenti inviata agli ex-consiglieri provinciali, contesta la sussistenza di un’ipotesi di “danno erariale di complessivi 108mila 743 euro pari all’ammontare dei gettoni di presenza corrisposti dall’Ente ai consiglieri già beneficiari di indennità per lo svolgimento di mandati elettivi in altri comuni” ravvisando che la decisione del Consiglio provinciale di Taranto di consentire la possibilità di cumulare le diverse indennità, avvenne nonostante l’abrogazione ad opera della legge Finanziaria 2007 (governo Prodi) della legge che prima consentiva il cumulo e nonostante il parere tecnico e contabile sfavorevole espresso dagli organi amministrativi della Provincia di Taranto. Va detto e ricordato, per dovere di cronaca, che voto dell’Amministrazione provinciale tarantina fu notevolmente influenzato da una sentenza del Tar di Lecce che diede semaforo verde al cumulo del doppio emolumento.

In seguito però ci furono anche diversi altri pronunciamenti di tribunali e soprattutto delle circolari emanate dal ministero dell’Interno che erano nettamente contrapposte alle decisioni assunte dai magistrati del TAR leccesi. Si arrivò così alla fatidica data del 12 febbraio 2010 allorquando  il Consiglio provinciale, all’unanimità dei presenti (21 su 31) e nonostante il parere tecnico contrario del dirigente Stefano Semeraro, il parere contabile del dirigente alle Risorse finanziarie Roberto Carucci e l’attestazione di non conformità alla legge dell’ex segretario generale Cosimo Di Gaetano, deliberò decidendo di riconoscere ai consiglieri che svolgevano un mandato elettivo in un altro ente la possibilità di cumulare il gettone di presenza e l’indennità a partire dal gennaio 2008. Tutto questo in aperta violazione della legge Finanziaria 2007 che, a partire dal 1 gennaio 2008 abrogava e vietava la possibilità di cumulare indennità e gettoni. Fu così che, dopo la votazione del Consiglio Provinciale di Taranto, il dirigente di Affari generali si vide di fatto costretto a riconoscere a dieci consiglieri provinciali (ora indagati) la somma di 108mila euro,  e di 2mila 635 euro in favore del consigliere Venneri per il solo 2009 .

La Corte dei Conti pugliese evidenzia che «la delibera in questione è stata approvata anche dai consiglieri provinciali beneficiari del cumulo in violazione del noto dovere di astensione previsto dalla legge in tutte le situazioni in cui sia configurabile un conflitto d’interessi» e come se già non bastasse, la Prefettura di Taranto, valutando la delibera del Consiglio provinciale, aveva scritto il 22 marzo del 2011 al presidente della Provincia ribadendo che «non fosse più cumulabile l’indennità di funzione con i gettoni di presenza...». Ma tutto ciò non bastò. I consiglieri provinciali in carica all’epoca dei fatti, avevano fame. Molta fame