Operazione “Ultimo Avamposto” nel Foggiano, 17 arrestati dalla Polizia di Stato

ROMA – Dieci persone tra i quali anche “boss” ed esponenti di primo piano della criminalità organizzata e mafiosa garganica, accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, sono state arrestate  raggiunte da misure cautelari eseguite questa mattina dagli agenti delle Squadre Mobili di Foggia e Bari e dello S.C.O. il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, coordinati nelle indagini dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Secondo gli investigatori, gli indagati agivano tra i territori di Foggia, Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo, Pescara e Francavilla al mare.

L´indagine è partita nell´estate 2017 a seguito dei gravissimi fatti di sangue avvenuti tra luglio ed agosto dello stesso anno sul Gargano, ovvero l´omicidio di Omar Trotta  avvenuto a Vieste (FG) ed il quadruplice omicidio di Mario Luciano Romito, di suo cognato e di due agricoltori in agro di San Marco in Lamis. Le attività tecniche avviate permettevano di accertare che, un nuovo “capo” aveva preso in mano le redini del gruppo criminale, avviando un copioso traffico di cocaina che interessava le piazze di Foggia, Manfredonia e Pescara. “Di importanza fondamentale – ha evidenziato Eugenio Masino dello S.C.O. di Roma – si sono rivelate le risultanze investigative raccolte con questa attività, che ci hanno permesso di acclarare contatti e collegamenti tra elementi e referenti della criminalità organizzata di Vieste, Manfredonia e Foggia. Una vera e propria “joint venture” tra criminali”.“

 

Come hanno illustrato in conferenza stampa questa mattina presso la Questura di Foggia , il Questore Mario Della Cioppa, affiancato del Dirigente della Squadra Mobile di Foggia Roberto Pititto, del dr. Eugenio Masino dello S.C.O. e del dr. Pasquale Testini Dirigente della Squadra Mobile di Bari, Claudio Iannoli ritenuto il nuovo “capo” di quest’associazione malavitosa-mafiosa sfruttando le sue importanti conoscenze, in particolare, con il pregiudicato foggiano Luciano de Filippo (vicino alla consorteria criminale dei Sinesi-Francavilla) ed il pregiudicato manfredoniano, Gaetano Renegaldo vicino alla consorteria criminale dei “Libergolis”, avviava un fiorente traffico di stupefacenti finalizzato a realizzare profitti illeciti fuori dalla cittadina viestana.  Il manfredoniano Renegaldo, grazie all’intermediazione svolta dallo Iannoli, entrava in affari col sodalizio foggiano, iniziando a rifornirlo di cocaina, come confermato e comprovato nel corso dei numerosi incontri monitorati dalla Polizia di Stato ed avvenuti prevalentemente tra il manfredoniano ed il Mastrorazio, (un fedele “adepto” del De Filippo), prevalentemente destinata al mercato pescarese. L’approfondimento investigativo effettuato nei confronti del Renegaldo ha permesso poi di ricostruire la rete di fiancheggiatori del pregiudicato manfredoniano, il quale poteva contare sul prezioso apporto del cognato Antonio Balsamo.

Lo sviluppo delle indagini ha consentito di accertare che lo stupefacente acquistato dal gruppo veniva destinato, oltre che all´area garganica, nel tentativo di ampliare e massimizzare i profitti illeciti, anche al mercato pescarese. Difatti, i territori maggiormente coinvolti dal fenomeno del traffico di cocaina sono risultati essere i comuni di Foggia, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, Troia, Vieste, Pescara, Montesilvano e Francavilla a Mare. L’indagine ha permesso di contestualizzare e meglio qualificare due importanti sequestri di marijuana operati dalla polizia a Vieste e Peschici.

Il primo, avvenuto nel marzo 2017 a Vieste, con l’arresto di due cittadini albanesi, che avevano il compito di fare da guardiani della droga, i quali vennero sorpresi dalla Polizia di Stato in uno stabile in costruzione in località Tomarosso, a Vieste, in possesso di  570 Kg di marijuana, oltre ad una pistola Beretta calibro 9 mm corto, dalla matricola abrasa, ed una pistola Beretta calibro 7,65 anch’essa con matricola abrasa completa di caricatore ed otto cartucce 7,65. Alla vista della polizia (che operò in borghese n.d.r.), i due per evitare rappresaglie con altri eventuali clan si erano qualificati “Siamo amici di Claudio . Cioè di Claudio Iannoli.

Il successivo 15 giugno dello stesso anno era stato individuato a Peschici, uno stabile in costruzione, utilizzato come probabile deposito di droga, . Nel corso della perquisizione mirata vennero recuperati 950 kg di marijuana , ripartita in numerose buste di plastica di diverse dimesioni. Sul posto sopraggiunse subito dopo Raffaele De Noia, proprietario dell’immobile utilizzato come deposito, il quale venne immediatamente   arrestato. Sulla base di alcuni riferimenti fatti dai due cittadini albanesi, nel corso del primo sequestro, “Siamo amici di Claudio”, vennero avviate attività tecniche investigative su Claudio Iannoli, (a lato nella foto) ritenuto un elemento di primo piano della criminalità viestana, il quale faceva parte della consorteria criminale guidata da Girolamo Perna.      

Nel tentativo di aumentare i propri illeciti profitti, il gruppo facente capo al duo Iannoli – De Filippo, che si avvaleva della piena compartecipazione della compagna Wanda Campaniello, aveva installato a Pescara una vera e propria base logistica, potendo contare sull’apporto dei sodali Caldarelli e Scaglione. Le attività investigative effettuate hanno  consentivano infatti di individuare uno dei canali di approvvigionamento dello stupefacente del gruppo criminale, a conferma dell’accordo malavitoso raggiunto tra i foggiani ed il manfredoniano Gaetano Renegaldo per la fornitura della cocaina da mettere in vendita nel  territorio abruzzese, assicurandogli elevati profitti . Nel mese di dicembre 2017, monitorando gli spostamenti dello Iannoli, gli investigatori della Polizia  sono riusciti ad identificare il Renegaldo, pregiudicato particolarmente attivo nello spaccio di droga nella città di Manfredonia, che si avvaleva di una capillare rete di spaccio al dettaglio che raggiungeva anche i comuni limitrofi.

L´ acquisizione di consistenti elementi probatori a carico dei soggetti facenti parte del sodalizio criminoso in questione, trovava riscontro nell’ arresto in flagranza di quattro persone e nel sequestro di un laboratorio per la lavorazione ed il confezionamento della cocaina, nonché di gr. 300 di hashish. Il gruppo criminale, inoltre, si avvaleva della piena collaborazione di una donna, la quale aveva impiantato a Pescara una vera e propria base logistica, potendo contare sull´apporto di altri due soggetti. Emergeva anche un vero e proprio accordo per la fornitura della cocaina da smerciare in territorio abruzzese, tra i foggiani ed il manfredoniano; tra i fiancheggiatori di quest´ultimo si distingueva, per il prezioso contributo, il cognato Antonio Balsamo, incaricato in numerosissime occasioni di fargli da autista.

L´operazione odierna si pone in continuità con quella denominata “Agosto di Fuoco”, in realtà protrattasi per cinque mesi, da giugno a novembre 2018, con cui la Polizia di Stato, in tre distinte operazioni, tutte coordinate dalla DDA di Bari, ha complessivamente arrestato, per traffico di droga aggravato dal metodo mafioso, diciassette malavitosi. Questi i loro nomi:

Antonio Balsamo (classe 1972, nato a Manfredonia), Stefano Caldarelli (classe 1982, nato a Pescara),Wanda Campanello (classe 1986, nata a  Foggia), Luciano De Filippo (classe 1971, nato a Foggia), Claudio Iannoli (classe 1976, nato a Carate Brianza), Alessandro Mastrorazio (classe 1978, nato a Foggia), Gaetano Renegaldo (classe 1978 , nato a Manfredonia),  Andrea Scaglione (classe 1994, nato ad Atri in provincia di Teramo), Christian Serra (classe 1975,  nato a Chieti) e Ivan Ventura (classe 1981 nato a Foggia).

 




Strage di San Marco in Lamis, un arresto

BARI –   Una persona accusata di aver partecipato alla strage di San Marco in Lamis (Foggia) in cui il 9 agosto 2017 furono uccide con colpi di kalashnikov quattro persone è stata arrestata oggi,  insieme ad un altro indagato accusato di altri reati dai Carabinieri del comando provinciale di Foggia insieme con quelli del ROS  e del comando provinciale di Bari, con l’ausilio dello squadrone eliportato Carabinieri Cacciatori Puglia e dell’11° reggimento . I militari dell’ Arma dei Carabinieri , hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone di Manfredonia, a una delle quali è contestato anche di aver partecipato al quadruplice omicidio del 9 agosto 2017. La misura cautelare è stata emessa dal Gip di Bari su richiesta della Dda che ha coordinato le indagini.

Giovanni Caterino, 38 anni, e Luigi Palena, 48 anni, entrambi di Manfredonia ritenuti vicini al “clan Li Bergolis“, sono le due persone arrestate dai carabinieri su disposizione della magistratura barese nell’ambito dell’indagine sul quadruplice omicidio. Caterino viene accusato di concorso nel delitto, aggravato dal metodo e dalle finalità mafiose, detenzione e porto delle armi usate nell’agguato, mentre Palena risponde della detenzione di altre due armi che sarebbero servite per ammazzare un altro esponente del clan rivale Romito.

L’agguato mortale pianificato nei minimi dettagli avvenne nei paraggi della vecchia stazione a San Marco in Lamis in provincia di Foggia . Obiettivo dei killer era il boss Mario Luciano Romito, cinquant’anni, di Manfredonia, a capo dell’omonimo “clan” che si era contrapposto negli ultimi anni al clan Li Bergolis, avversario nella cosiddetta ‘faida del Gargano‘ per il controllo dei traffici illeciti. Insieme al Romito, nell’auto, c’era anche suo cognato Matteo De Palma, che era alla guida, che morirono sul colpo sotto i colpi di un fucile d’assalto kalashnikov Ak-47 e un fucile da caccia calibro 12.

Il commando dei killer si mise all’inseguimento del Fiorino a bordo del quale stavano tentando di fuggire due contadini, testimoni scomodi del duplice omicidio. I due agricoltori e  fratelli Luigi ed Aurelio Luciani, di 47 e di 43 anni,   di San Marco in Lamis, che  involontari avevano visto uccidere e capirono immediatamente di essere in pericolo tentando la fuga, ma vennero raggiunti e uccisi.

“Si è aperta una piccola frattura – ha detto il procuratore aggiunto che coordina la Dda di Bari, Francesco Giannellache costituisce una assoluta novità” nelle indagini sulla criminalità foggiana, in cui “c’è anche il contributo di persone che stanno collaborando“.  “Finalmente una rottura nel muro di omertà che da sempre contraddistingue quel territorio” sta dando “inizio ad un nuovo corso nella lotta alla criminalità organizzata della provincia di Foggia, in questa come in altre indagini”.

Dalle indagini degli investigatori della Dda di Bari è emerso che Caterino, aveva subito un tentativo di agguato nel febbraio 2018, e aveva deciso di vendicarsi   aveva studiato le abitudini del boss Mario Luciano Romito, già nei giorni precedenti la strage, pedinandolo fino alla mattina dell’omicidio e condotto i killer sul luogo del delitto al volante della sua automobile, seguita a breve distanza dall’auto dei sicari, (che si ritiene siano stati almeno tre). Gli accertamenti tecnici hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica dell’agguato, fino alla fuga a 176 km/h dei killer                                               .

Le indagini si sono svolte con una massa imponente di intercettazioni, oltre 700 tracciati telefonici con 8 milioni di contatti, ma anche attraverso l’  analisi di 200 ore di filmati video acquisiti dalle decine di telecamere presenti lungo il tragitto di vittime e carnefici . Agli atti dell’inchiesta compaiono anche le dichiarazioni del pregiudicato Carlo Magno, che si era costituito in Olanda nell’ottobre 2017, il quale confessò l’omicidio di Saverio Tucci, ucciso il 10 ottobre ad Amsterdam,  facendone ritrovare il suo corpo nascosto in una valigia custodita all’interno di un’auto.




Foggia. I Carabinieri arrestano quattro pregiudicati pronti ad un agguato. La Polizia di Stato un pericoloso latitante

ROMA – Erano molto probabilmente pronti a compiere un agguato i quattro pregiudicati arrestati nel tardo pomeriggio di ieri a Torremaggiore, a pochi chilometri da San Severo, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del mando provinciale di Foggia . I militari li hanno trovati in un garage in possesso di tre armi, auto e scooter rubati.  I quattro arrestati sono stati fermati nell’ambito dei controlli intensificati dopo l’agguato avvenuto il 9 agosto a San marco in Lamis, in cui sono morti il boss Mario Luciano Romito e suo cognato Matteo De Palma e due contadini giustiziati perchè scomodi testimoni.

Gli arresti dei quattro pregiudicati sono avvenuti a Torremaggiore, a pochi chilometri da San Severo, nel corso di un controllo compiuto dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia, in collaborazione con il personale recentemente giunto in rinforzo a seguito dell’agguato di San Marco in Lamis e altri recenti episodi di criminalità avvenuti in provincia, al termine di un servizio di osservazione e pedinamento su alcuni pregiudicati locali. L’ intuizione dei militari dell’ Arma,  supportata dall’ esperienza e la masima attenzione prestata nei controlli ha consentito di intervenire in tempo ed arrestarli.

Era da da tempo che i Carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Foggia stavano monitorando alcuni movimenti sospetti attorno al garage in questione, di proprietà di un uomo di Torremaggiore incensurato, che lo aveva affittato ad uno dei quattro indagati. Una operazione importante quella dell’ Arma sul campo della prevenzione dei reati, che solo grazie alla professionalità ma sopratutto la freddezza e la lucidità dei Carabinieri intervenuti non è culminata in un conflitto a fuoco con i quattro pregiudicati.

I quattro pregiudicati arrestati sono Giovanni Putignano, nato nel 1978 a Torremaggiore (FG) , imprenditore e pregiudicato, Angelo Bonsanto, nato nel 1989 a Lesina (FG) , ristoratore e pregiudicato, Nicola Paradiso di Torremaggiore (FG) nato nel 1979 operaio e pregiudicato, ed il nullafacente e pregiudicato Angelo Tommaso Alessandro, nato nel 1985 a Foggia. Uno degli arrestati  viene ritenuto dagli inquirenti organico e  vicino alla “batteria” dei Moretti-Pellegrino-Lanza. I quattro pregiudicati al termine delle formalità di rito sono stati denunciati per detenzione e porto abusivo di armi alterate e ricettazione, e quindi tradotti presso la Casa Circondariale di Foggia.

All’interno del garage dove erano stati visti confluire in modo sospetto i quattro pregiudicati,  i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato una pistola semiautomatica Beretta calibro 9×21 con matricola abrasa e caricatore dotato di 15 proiettili pronti a fare fuoco, una Smith & Wesson calibro 38 special , e una pistola calibro 38 special, marca Renato Gamba, con 6 colpi nel tamburo, entrambe con matricola abrasa, e con 6 colpi nei rispettivi tamburi. Sulle armi sequestrate, sono già stati disposti i necessari accertamenti tecnici ad opera dei Carabinieri del  Ris di Roma per individuare eventuali tracce di Dna ed accertare, attraverso comparazioni balistiche, se le armi sequestrate siano state precedentemente utilizzate in recenti agguati o fatti di sangue.

Secondo quanto riferito da fonti investigative, i quattro pregiudicati si apprestavano “a fare qualcosa di grosso”, nel contesto della lotta in corso da tempo nel foggiano, tra gruppi criminali e mafiosi  per la spartizione delle attività illecite fra cui il business più redditizio, cioè lo spaccio della droga.

Nel garage i Carabinieri hanno rinvenuto anche Fiat 500L rubata a Gravina lo scorso 8 giugno, un T-Max Yamaha rubato Loreto Aprutino (Pescara) il 36 maggio scorso, delle targhe per auto e motocicletta contraffatte, cappucci e maschere varie per essere irriconoscibili,

nella foto il pregiudicato  Tommaso Pacilli

Questa mattina è stato arrestato dalla Polizia di Stato a Monte Sant’Angelo il 46enne pregiudicato  Tommaso Pacilli,  che deve scontare una pena residua di 8 mesi e 29 giorni di reclusione, per i reati di estorsione aggravata anche dal metodo mafioso a seguito di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello del Tribunale di Bari.L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato, e in particolare personale della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Bari e Foggia, con il coordinamento del S.C.O. il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. I fatti vennero commessi nel dicembre 2010 e nel gennaio 2011 ai danni di esercizi commerciali della zona. Elemento di spicco della cosiddetta “Mafia del Gargano“, Pacilli aveva commesso i reati oggetto della condanna insieme a un altro pregiudicato, il 32enne Matteo Pettinicchio nativo di San Giovanni Rotondo (FG), classe 1985 e residente a Monte Sant’Angelo (FG), il quale deve espiare la condanna di anni 5 e mesi 5 e giorni 21 di reclusione per i reati di estorsione e rapina pluriaggravata, anche dall’utilizzo del metodo mafioso, commessi insieme ai fratelli Pacilli.

 L’arrestato dalla Polizia è fratello del noto pregiudicato Giuseppe Pacilli, 45 anni, noto come  “Peppe u’ montanar”  elemento di spicco della mafia del Gargano, appartenente al clan Libergolis che da anni si contrappone al clan Romito, il cui boss è stato ucciso nel recente agguato a San Marco in Lamis in cui sono morte altre tre persone. Pluripregiudicato anche per associazione di stampo mafioso ed omicidio, compariva nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi del Ministero dell’Interno.   



Agguato mafioso in Puglia. Per il procuratore nazionale antimafia Roberti “non è mafia di serie ‘B’

ROMA – “La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una ‘mafia di serie B‘”. Lo ha detto il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti alla trasmissione ‘6 su Radio 1‘ della Rai per commentare l’agguato di ieri nelle campagne di San Marco in Lamis nel foggiano in cui è stato ucciso un boss mafioso e altre tre persone. Roberti ha ricordato che le faide tra clan vanno avanti da 30 anni, che ci sono stati 300 omicidi, e l’80% dei quali è rimasto impunito.

“Oggi  lo scontro si è acceso attorno al traffico di stupefacenti, in particolare di droghe leggere dall’Albania. Un affare colossale – ha detto  Roberti che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all’Europa. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana. Negli ultimi tempi sono state rafforzate le strutture investigative sul territorio e credo che si procederà oltre. Ad aprile scorso è stata aperta una sezione del Ros dei Carabinieri a Foggia che mancava, la Procura distrettuale di Bari si prodiga moltissimo per coordinare le indagini“.

 

“Bisogna vincere l’omertà e per farlo bisogna creare una cultura della legalità che in quel territorio è ancora molto latente”  ha proseguito Roberti. “Il Procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, fa benissimo a invocare maggiore collaborazione da parte dei cittadini“, ha sottolineato il Procuratore nazionale antimafia. “Naturalmente per avere collaborazione bisogna dimostrare che si incide efficacemente con le indagini e per questo servono più presidi di polizia, più professionalità nelle forze di polizia. Bisogna mandare in quel territorio il meglio delle professionalità investigative, lo ha detto recentemente la Presidente della Commissione Antimafia e io lo condivido perché se questa è una priorità, è non c’è dubbio che il contrasto alla criminalità foggiana sia una priorità assoluta, allora bisogna mettere in campo il meglio delle risorse“.

“Non dobbiamo avere timore di dire che alle volte esiste un misconoscimento del fenomeno nel Foggiano da parte dei giudici che non hanno sempre chiaro il quadro della mafiosità di questo territorio” ha detto Giuseppe Volpe il procuratore distrettuale antimafia di Bari (che sovrintende anche l’area di Foggia) in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica . “Che questa sia mafia – ha detto Volpe  – non c’è alcun dubbio: le sentenze per i primi maxi processi nel Foggiano, da Cartagine a Dolmen, hanno avuto più ergastoli in primo grado dei maxi processi di mafia siciliana“.

 

L’identità delle vittime . Gli uccisi nella strage di ieri sono Mario Luciano Romito, di 50 di Manfredonia, nome “storico” della criminalità garganico, il cognato Matteo De Palma di 44 anni che gli faceva da autista, e due agricoltori, Aurelio e Luigi Luiciani, di 43 e 37 anni, assassinati perché involontari testimoni scomodi., Era il boss Romito il principale obiettivo della strage di San Marco in Lamis, il quale avrebbe dovuto essere in carcere per una storia di rapine e assalti ai portavalori che col suo gruppo avrebbe organizzato in questi anni,  secondo la procura di Foggia.

La procura di Foggia gli aveva notificato un’ordinanza di custodia cautelare, in relazione dell’operazione “Ariete” nell’ottobre scorso,  quando Romito si trovava era già in carcere per altre ragioni di giustizia. Il tribunale del Riesame  ritenendo, evidentemente, che non ci fossero abbastanza prove per arrestarlo aveva però annullato quel provvedimento. La procura conseguentemente ha presentato ricorso in Cassazione che le ha dato ragione, ritenendo che invece le esigenze cautelari ci fossero, smentendo quindi i giudici del Riesame, a cui sono state rimandate le carte. La nuova decisione sarebbe dovuta arrivare da quasi due mesi, ma non è giunta in tempo. Romito, era uscito dal carcere lo scorso  3 agosto . Sei giorni dopo è stato ucciso.

Sono state decine le perquisizioni effettuate dai Carabinieri del reparto operativo di Foggia, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Bari: le perquisizioni sono state effettuate nelle zone di Manfredonia e Apricena. Ieri, nel corso di alcuni controlli ad una paio di chilometri dalla zona dove è avvenuta la strage i Carabinieri hanno trovato l’auto utilizzata dai killer: una Ford Kouga con all’interno una pistola calibro 9X21. L’auto e l’arma erano completamente bruciate.

Purtroppo la criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una ‘mafia di serie B’, meno pericolosa e meno efferata della ndrangheta, di cosa nostra e della camorra napoletana.  Nell’ultimo processo importantissimo che si è celebrato a Foggia, condotto dalla Procura Distrettuale di Bari per una catena enorme di estorsioni, purtroppo non si è registrata la partecipazione della società civile. Il Comune di Foggia non si è nemmeno costituito parte civile del processo e questo è un segnale estremamente negativo che va stigmatizzato. Con il massimo sforzo da parte dello Stato, io sono convinto che arriverà anche la collaborazione dei cittadini perché senza collaborazione dei cittadini purtroppo non si va molto lontano” ha concluso il Procuratore nazionale antimafia.

Il ministro dell’ Interno Marco Minniti a poche ore dalla strage, ha convocato a Foggia per oggi pomeriggio una  riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica . Dall’inizio dell’anno sono 17 gli omicidi registrati nel territorio foggiano. Alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, per ovvi motivi di garbo istituzionale, partecipa anche il governatore Michele Emiliano, che parla di “fatto gravissimo: la Regione è pronta a reagire con ogni mezzo contro la mafia, al fianco della magistratura e delle forze dell’ordine“. Per l’Associazione Libera l’agguato nel Foggiano “è la dimostrazione che siamo davanti a una guerra criminale, feroce e violenta, da tempo sottovalutata”. Il Movimento 5 Stelle torna a chiedere l’istituzione della sezione operativa della Dia anche nella città di Foggia.

Roberto Saviano in un suo post su Facebok scrive: “Li immagino i fratelli Luciani, Luigi e Aurelio, capire in una frazione di secondo che quello che avevano visto li avrebbe condannati a morte. Dopo aver freddato il presunto boss di Manfredonia Mario Luciano Romito e il cognato e guardaspalle Matteo De Palma, i sicari li hanno inseguiti nei campi e li hanno finiti a sangue freddo. Il mio pensiero è subito corso a Rosario Livatino. La colpa dei fratelli Luciani era di essere al lavoro, il 9 agosto. Vittime innocenti, colpevoli di essere meridionali”.