A Potenza qualcuno voleva spiare il Governatore Bardi, ex generale della Guardia di Finanza

ROMA – Il “Generale della Guardia di Finanza di Basilicata voleva far svolgere un’attività di indagine sul conto del neo Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi” l’ ex Generale delle Fiamme Gialle, eletto lo scorso 24 marzo alla guida di una coalizione di centrodestra . E’ questa secondo il gip di Potenza, Antonello Amodeo una delle “notizie riservate”  che il 54enne luogotenente della Guardia di Finanza, Paolo D’Apolito , uno dei tre arrestati posti ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Potenza, avrebbe riferito all’avvocato 85enne Raffaele Mario De Bonis Cristalli (anch’egli ai domiciliari): “Ti faccio una confidenza. Stamattina sai che mi ha detto il Generale? ‘Mi sa che dobbiamo fare un pò di appostamenti a Napolì“, dove Bardi era residente nel periodo elettorale. Affermazione che non ha trova alcun riscontro nelle indagini.

Nella stessa conversazione intercettata il luogotenente infedele D’Apolito  parla anche di Filiano, una località del Potentino dove la famiglia Bardi detiene una villa di proprietà, che definisce “Villa di Arcore di Filiano“, risultando – secondo il gip – “a conoscenza di particolari sulla villa e sulle persone che la frequentano, che possono emergere solo in seguito a servizi di pedinamento e di appostamento“, come il fatto che la custodia dell’abitazione sia stata affidata “a un collega in pensione di D’Apolito“.

I due interlocutori continua il Gip Amodeo nella sua ordinanza, sono vicini “ai gruppi politici legati a Marcello Pittella, e contrapposti a quelli che sostenevano la candidatura di Bardi, e De Bonis è “sostenitore e amico di Pittella“, l’ ex governatore lucano del Pd   rieletto nel Consiglio Regionale della Basilicata nelle scorse elezioni di marzo, ed è  considerato “molto legato” a Carlo Trerotola, il candidato governatore del centrosinistra alle stesse elezioni regionali sconfitto da Bardi.

Ai domiciliari è stato posto anche Biagio di Lascio, segretario dell’ex governatore lucano,  Marcello Pittella motivo per cui gli investigatori hanno acquisito il telefono dell’ex governatore lucano, non indagato, per delle opportune attività di verifica. Dalle indagini, condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Potenza insieme ai colleghi della Guardia di Finanza di Potenza, sarebbe emersa anche una tangente da 25 mila euro, intascata da Di Lascio per agevolare una ditta alla Regione.

Da noi contattato l’attuale Comandante regionale in Basilicata della Guardia di Finanza Gen.B. Antonio De Nisi, ci ha dichiarato “non sono assolutamente a conoscenza delle dichiarazioni intercettate al luogotenente  D’ Apolito, quindi sono tranquillo e sereno, nella consapevolezza di non aver mai disposto alcunchè“. Alla nostra domanda se avesse eventualmente disposto delle attività “informative” d’ufficio sul Governatore Bardi, secondo quanto millantato dal luogotenente D’Apolito, il Generale De Nisi ha smentito tale circostanza nella maniera più assoluta  e con tranquillità ha aggiunto  “non sono a conoscenza di essere indagato“.

In una nota diffusa dal procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, si evidenzia che De Bonisoltre alla normale attività di assistenza legale nelle fasi contenziose”, sarebbe diventato “il referente e il tramite con le pubbliche amministrazioni di una vasta cordata di imprenditori”. Barozzi si sarebbe rivolto a lui “per i diversi “affari da concludere in Basilicata e non solo”, dopo aver già ottenuto “un appalto di circa 100 milioni di euro” con la Cobar . Gli inquirenti a questo punto si sono concentrati sulla realizzazione dello Schema idrico Basento Tronco di Acerenza affidato alla Cobar, analizzando sopratutto le vicissitudini legate allo “sblocco” dei pagamenti dei lavori in variante al progetto iniziale, “che effettivamente si realizzava proprio in seguito all’intervento di Biagio Di Lascio, di Marcello Pittella e di altri soggetti”.

In tale contesto e proprio in occasione dei contatti finalizzati a sbloccare la pratica della Cobar – prosegue il procuratore -, è stata documentata, anche visivamente, la consegna di 25mila euro in contanti da parte dell’avvocato Raffaele De Bonis e Biagio Di Lascio (asseritamente per sostenere la campagna elettorale di Pittella)”. Quanto al luogotenente D’Apolito della Guardia di Finanza “responsabile del delicatissimo Ufficio Informazioni della Guardia di finanza di  Basilicata”, l’accusa è di aver venduto “stabilmente al co-indagato De Bonis la sua funzione pubblica e in particolare atti e informazioni riservate relative sia all’attività d’intelligence svolta dal suo ufficio, sia ad indagini giudiziarie in corso, sia tratte dalla banche dati in uso al Corpo”.




Regionali Basilicata: Vito Bardi (centrodestra) è il nuovo governatore

ROMA– E’ stata del 53,58% l’affluenza definitiva alle urne per le elezioni regionali in Basilicata, secondo i dati comunicati sul sito del Viminale. Si tratta di un dato in crescita rispetto alle precedenti regionali del novembre 2013 quando l’affluenza è stata del 47,60%. Ma in quell’ occasione si votava in due giorni: domenica e lunedì. Nella provincia di Potenza la quota di votanti è stata del 52,40%. Più alta in quella di Matera (56,22%).

Stando a una copertura del campione del 30 per cento  si registra una forte avanzata della Lega, che potrebbe diventare il primo partito della Regione, in netto calo M5S , deludono Forza Italia e Partito Democratico (che in Basilicata si è presentato con la lista Comunità Democratiche), bene Fratelli d’Italia.

Il centrodestra a trazione leghista ottiene un nuovo successo alle regionali in Basilicata. A spoglio quasi ultimato i dati in arrivo dalle sezioni confermano solidamente il quadro tracciato dalle proiezioni diffuse dalla Rai a partire dalla mezzanotte. E i dati parlano chiaro: sarà Vito Bardi il nuovo governatore della regione.

Le proiezioni (con campione al 41 per cento) indicano che Vito Bardi , un ex generale della Guardia di finanza fortemente voluto da Forza Italia e sostenuto da cinque liste, dovrebbe ottenere il 42 per cento dei voti, distanziando il candidato Carlo Trerotola – che aveva l’appoggio di 7 liste – di quasi 9 punti. Con questo risultato il centrosinistra perderebbe la guida della regione dove governava dal 1995. Un nuova sconfitta elettorale per il Movimento Cinquestelle, un vero e proprio crollo rispetto al 44 per cento ottenuto alle elezioni politiche di marzo.

i candidati alla guida della Regione Basilicata

Carlo Trerotola candidato del centrosinistra, riconosce la sconfitta: “Se ha vinto Bardi mi congratulo con lui, è stata una bella esperienza. Farò opposizione, lo devo ai cittadini, non è che posso dire ‘ho perso, vi saluto’“. Bardi, che non ha potuto votare perché residente a Napoli, ha seguito i primi risultati dal centro di Filiano, paese d’origine della famiglia. ha raggiunto il quartier generale a Potenza solo a risultato consolidato.

Lo si può considerare sicuramente di un test nazionale importante, l’ultimo confronto elettorale  prima del voto europeo del prossimo 26 maggio. Il centrodestra, se le prime proiezioni saranno confermate, dopo Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Abruzzo e Sardegna, avrà conquistato il sesto successo consecutivo, dal 4 marzo 2018,  Il centrosinistra invece incasserebbe la prima sconfitta dopo l’elezione alla segreteria di Nicola Zingaretti, che ha chiuso la campagna elettorale a Matera, in una piazza affollata. Scontando innanzitutto il trauma del fallimento dell’ultimo presidente, Marcello Pittella, travolto dalle inchieste sulla sanità e rimasto in lizza per una candidatura fino poche settimane fa.

“Evviva, la #Basilicata si è data finalmente un buon #governo! Complimenti a tutti gli amici #lucani che hanno saputo votare bene!”  scrive Silvio Berlusconi su Twitter. Un legame lungo dieci anni quello che unisce il generale della Guardia di Finanza in pensione, Vito Bardi, e l’ex premier, Silvio Berlusconi. Una  vicinanza che parte a giugno del 2009 da Bari e arriva oggi qui a Potenza, dove Bardi è diventato il nuovo governatore della Basilicata fortemente voluto proprio da Berlusconi.

L’ex-generale Bardi è stato al centro di uno dei momenti più difficili e delicati dei passaggi che hanno segnato l’inizio della fine dell’esperienza politica di Silvio Berlusconi. Fu l’alto ufficiale che per primo conobbe, in un pomeriggio di giugno del 2009, quando poteva essere ancora depotenziato, l’affaire di Patrizia D’Addario, Gianpaolo Tarantini e della sua scuderia di ragazze per quello che l’ On. Avv . Ghedini definì  “l’utilizzatore finale“: Silvio Berlusconi. Un segreto che Bardi ha saputo mantenere per anni, anche davanti ai magistrati di Lecce ai quali, quando gli chiesero come fossero andati i fatti, risponde pronunciando un nutrito elenco di “non so” e “non ricordo“.

Come racconta Giuliano Foschini sul quotidiano La Repubblica, il 26 Giugno 2009, quando l’Italia aveva appena scoperto l’esistenza di Giampi Tarantini, dopo le interviste delle escort Patrizia D’Addario e Barbara Monreale, venne alla luce l’ esistenza delle “cene eleganti” a Palazzo Grazioli, la residenza romana di Berlusconi. Nei palazzi romani nessuno sapeva nulla dell’inchiesta , e tutti avevano un disperato bisogno di sapere. Da Bari si temevano fughe di notizie e per questo avevano tenuto il massimo riserbo fino alle rivelazioni pubbliche delle due ragazze baresi.

Presso la Legione allievi di Bari venne così convocata una riunione tra i magistrati e i finanzieri che stanno conducendo l’indagine, il procuratore appena nominato dal Csm, Antonio Laudati. Poi, si era aperto lo scrigno delle “cene eleganti” a Palazzo Grazioli. Dell’inchiesta nei palazzi romani nessuno sapeva nulla, e tutti avevano un disperato bisogno di sapere. Da Bari temevano fughe di notizie e per questo avevano tenuto il massimo riserbo fino alle uscite pubbliche delle due ragazze. Presso la Legione allievi delle Fiamme Gialle a Bari venne convocata una riunione tra i magistrati e i finanzieri che stavano conducendo l’indagine, a cui parteciparono il procuratore  Antonio Laudati appena nominato dal Csm, e Bardi, che arrivò a riunione in corso “per riprendere aspramente e con toni assai duri il colonnello del nucleo di Polizia tributaria che aveva omesso di tenerlo aggiornato sul contenuto e lo sviluppo delle indagini” scrivono i magistrati di Lecce.

Ai quali il pm Giuseppe Scelsi che conduceva l’inchiesta, raccontò:La durezza dell’intervento dell’ufficiale aveva poi determinato uno stato di intimidazione e di tensione del personale“. Ma perchè Bardi voleva sapere? E soprattutto perché lui, che all’epoca era Comandante interregionale del Sud, e non il Comandante Regionale, Luciano Inguaggiato, che in linea gerarchica avrebbe di fatto occuparsi della vicenda ? I pm di Lecce hanno provato a fare questa domanda a Bardi ma “non soltanto – scrivono – si è trincerato dietro una serie di non ricordo ma, per giustificare la sua cattiva memoria, ha addirittura prospettato il dubbio di non essere stato presente a quella riunione“.

Bardi poco dopo diventò vice comandante generale della Finanza, facendo parte di quella “corrente” di generali dalle ottime relazioni politiche (Niccolò Pollari, Michele Adinolfi, per non parlare di Emilio Spaziante, arrestato per tangenti nell’inchiesta del Mose) che hanno contribuito a scrivere le pagine nere delle Fiamme gialle in Italia degli ultimi anni.  L’ex generale Bardi finì per due volte  nel registro degli indagati del pm John Henry Woodcock sia nell’inchiesta sulla P4 e in quella sulle corruzioni di alcuni finanzieri . Ma è stato vittima di due errori giudiziari: per lui infatti la Procura ha dovuto poi sempre chiedere l’archiviazione.




Presidenza della Regione Basilicata, Pittella si è dimesso da Presidente

POTENZA.”Sono grato alla mia gente per l’onore che mi ha concesso, fiero di questa regione. Un ringraziamento a quanti in questi anni hanno lavorato sodo ed hanno creduto nel nostro progetto»». Con queste parole l’ormai ex Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella (Pd) che era stato eletto nel novembre 2013, e sospeso dalla carica dallo scorso 6 luglio 2018 perché indagato nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità ha presentato le sue “irrevocabili dimissioni” dalla carica di Presidente della Giunta Regionale.

Le dimissioni sono state rese note dallo stesso Pittella con una comunicazione inviata ieri al presidente del consiglio regionale lucano, Vito Santarsiero (Pd). Pittella, nella sua lettera di dimissioni scrive di ritenere “esaurito il mandato ricevuto dagli elettori“, in Basilicata, dove le prossime elezioni regionali si svolgeranno il prossimo 24 marzo.

Contestualmente i suoi legali avrebbero depositato una nuova istanza di revoca del divieto di dimora a Potenza disposto dal gip di Matera nel quadro dell’inchiesta sulla sanità lucana.  Pittella auspica che con le dimissioni vengano meno le esigenze cautelari e quindi decada la sospensione per effetto della legge Severino. Conseguentemente potrebbe ricandidarsi alle prossime elezioni regionali. Ipotesi questa che viene confermata anche dagli ambienti vicini all’ex governatore.

Nel frattempo è attesa per la prossima settima la decisione del Tribunale del Riesame di Potenza che dovrà giudicare in merito all’appello proposto dagli avvocati-professioni Franco Coppi e Donatello Cimadomo componenti il collegio difensivo di Pittella, contro la decisione del Gip Rosa Nettis che non concesse la libertà a seguito della sua istanza. Inoltre è attesa anche la decisione della Cassazione nei confronti del ricorso contro la seconda istanza presentata al Riesame, i cui termini scadono lunedì prossimo.

Pittella era  stato eletto governatore della regione Basilicata  nella decima legislatura il 17 e 18 novembre del 201e,  e non ricopriva più le proprie funzioni di presidente dal 6 luglio 2018, a seguito dell’inchiesta sulla sanità lucana per la quale era stato colpito da una misura cautelare (arresti domiciliari per ottanta giorni e divieto di dimora tuttora in vigore). Le sue funzioni sono state assunte dalla vice presidente Flavia Franconi che presiede la giunta e l’ente regionale della Basilicata con tutte le funzioni e prerogative attribuite al presidente.

Marcello Pittella inizialmente non voleva dimettersi, ma gli sviluppi dell’inchiesta – che hanno portato anche al divieto di dimora a Potenza in sostituzione  degli arresti domiciliari dopo circa due mesi ,  con una sentenza in parte favorevole della Cassazione, , non ha però aperto le porte alla revoca dello stesso divieto di dimora, devono averlo indotto a dimettersi quale l’unica via percorribile. Dopo le dimissioni di Pittella, infatti potrebbero e dovrebbero decadere gli impedimenti previsti dalla Legge Severino e potrebbe essere di nuovo lui il nuovo riconfermato  candidato del Pd alla guida della Regione Basilicata.

 




Cassazione accoglie motivi del ricorso del presidente della Basilicata Pittella: “errate valutazioni” del Riesame

ROMA – Gli ermellini della quinta sezione penale della Cassazione, con la sentenza depositata oggi, hanno accolto tutti i motivi di ricorso degli prof. Franco Coppi ed  Avv. Donatello Cimadomo difensori del presidente della Regione Basilicata  bocciando le motivazioni del Riesame del capoluogo lucano.

“Non emergono gravi indizi di colpevolezza” che possano giustificare le “esigenze cautelari” richieste a carico di Marcello Pittella (Pd),  – oggi sospeso dall’incarico per effetto della legge Severino – coinvolto nell’indagine della Procura di Matera sulla Sanità lucana.

Secondo la Suprema Corte di CassazioneIl tribunale di Potenza non ha assolto all’obbligo motivazionale, limitandosi a evidenziare una serie di elementi indiziari omettendo una reale autonoma valutazione critica e sostanzialmente aggirando le obiezioni difensive” con “generiche letture probabilistiche del ruolo di Pittella” ed “errate valutazioni”.

Lo Corte ha  spiegato perché ha deciso di accogliere il ricorso , presentato lo scorso 26 novembre,  dai difensori dell’indagato contro l’ordinanza con cui il Riesame di Potenza, nello scorso luglio, aveva confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per Pittella, emessa dal gip, decisione poi modificata in settembre con quella del divieto di dimora a Potenza. Sulla base dei criteri individuati dalla Suprema Corte, adesso il Tribunale del Riesame di Potenza sarà ora chiamato a pronunciarsi nuovamente sulla vicenda.

In merito alle conversazioni intercettate tra altri soggetti e valorizzate dal Riesame, si legge nella sentenza che “manca ogni concreto riferimento a elementi e circostanze desunte” che “consenta di cogliere unitariamente i motivi per cui esse siano state ritenute quali significativo supporto del quadro indiziario a carico di Pittella“.

La Suprema Corte condividendo i rilievi difensivi scrive poi che  non risultano “sufficientemente esplicitati i caratteri di gravità, precisione e concordanza degli elementi di fatto meramente elencati dal tribunale in maniera frammentaria e con uso di una tecnica redazionale spesso segnata da superflui giudici di carattere moralistico“.

Il Tribunale del Riesame di Potenza secondo gli ermellini della Cassazione  “non ha individuato elementi indiziari dai quali desumere che Pittella abbia fatto sorgere, ovvero rafforzato, il proposito criminoso nei coindagati” aggiungendo che la motivazione dei giudici del Riesame di Potenza, è inadeguata anche sotto il profilo del pericolo di inquinamento probatorio, in quanto “risulta generica e caratterizzata da una serie di giudizi su perduranti collegamenti politici di Pittella, mentre il pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova deve essere identificato in tutte quelle situazioni dalle quali sia possibile desumere che l’indagato possa realmente turbare il processo formativo della prova, ostacolandone la ricerca o inquinando le relative fonti” come spiega la Corte.

La Suprema Corte di Cassazione ha smentito e bocciato le motivazioni del Riesame anche sul punto del pericolo di reiterazione dei reati, basato sulla “possibile assunzione di nuovi incarichi da parte di Pittella nel partito di appartenenza o all’inserimento in ambienti amministrativi” infatti i giudici di legittimità, osservano che “la circostanza che l’indagato possa contare su nuovi incarichi nel partito o in settori ‘comunque di influenza che gli darebbero rinnovate occasioni di inserirsi, seppure in modo indiretto, in ambienti amministrativi con potenzialità significative di distorsione dei pubblici apparati risulta allo stato meramente eventuale e ipotetica, nonché basata su argomentazioni generaliste in ordine all’esercizio illecito di pubbliche funzioni“.

La Cassazione ha valutato fondato anche il motivo di ricorso con cui i difensori rilevavano sulla scelta del gip una “omessa motivazione di ancorare il giudizio di pericolosità alla probabile candidatura di Pittella alle future elezioni regionali”.

La Suprema Corte ha concluso che si tratta con evidenza di uno sconfinamento dei parametri legali che, imponendo al giudice una valutazione prognostica sfavorevole sul pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quelli per cui si procede, non possono spingersi fino alla possibilità di ritenere adeguata una misura cautelare per comprimere l’esercizio del diritto costituzionale di elettorato passivo”.




La Cassazione accoglie il ricorso di Marcello Pittella. Annulata la decisione del Riesame e della procura di Matera

MATERA – La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Franco Coppi e Donatello Cimadomo difensori del presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, che avevano contestato la sussistenza degli indizi di colpevolezza e le esigenze di custodia cautelare a suo carico, avvallata dal Tribunale del Riesame di Potenza che aveva confermato le misure cautelari adottate dalla Procura della repubblica di Matera nei confronti del governatore, che era stato arrestato il 6 luglio scorso e posto ai domiciliari con l’accusa di “falso” ed “abuso d’ufficio”  che in base alla Legge Severino resta attualmente sospeso dall’incarico.

La quinta sezione penale della Cassazione, quindi, ha annulla con rinvio l’ordinanza dello scorso 19 luglio. I legali di Pittella avevano presentato ricorso per contestare la scelta del Riesame di confermare le misure cautelari nei suoi confronti fortemente volute dalla Procura di Matera retta dal procuratore Piero Argentino, il cui operato ancora una volta viene “smontato” dalla Cassazione. La notizia è arrivata solo nella tarda serata di ieri lunedì 26 novembre, dopo l’udienza alla quale ha partecipato lo stesso ex presidente della Regione Basilicata.

Pietro Argentino

La Procura di Matera aveva emesso la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Pittella, ristretto presso la sua abitazione di Lauria, a seguito a un suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla Sanità lucana in merito a nomine e concorsi. Arresti domiciliari erano già stati revocati dal Gip il 24 settembre scorso, contro il quale il procuratore capo aveva opposto ricorso al Riesame.

I giudici della Cassazione hanno adesso 30 giorni a disposizione per depositare la sentenza,  sulla quale il Tribunale del Riesame di Potenza dovrà decidere se rivalutare il proprio precedente giudizio.  La sentenza arriva in un momento politico abbastanza “delicato” per la regione Basilicata, che si trova in pieno fermento elettorale in vista delle prossime regionali  chesi svolgeranno il prossimo 26 maggio, data scelta dalla presidente facente funzioni Flavia Franconi la quale si é  appellata alle norme relative alla spending review ottenuta con l’accorpamento alle prossime elezioni europee.

Una decisione questa che è stata contestata da molti, sia nella maggioranza che nell’ opposizione, compreso il presidente del Consiglio regionale di Basilicata Vito Santarsiero (Pd). Il Partito Democratico, peraltro, ancor prima dell’inchiesta giudiziaria sulla sanità si era ufficialmente espresso per una ricandidatura di Pittella il quale però, qualche mese prima, in una lettera aperta ai cittadini aveva  fatto capire la propria intenzione di non ricandidarsi, senza però dimettersi dal ruolo di governatore regionale.




A Taranto eletta la giornalista Rosalba De Giorgi (M5S)

ROMA –  Sono bastate 171 sezioni scrutinate su 232 a Taranto per proclamare la vittoria della candidata del Movimento 5 Stelle, Rosalba De Giorgi, nel collegio uninominale 10 (Taranto) dove ha ricevuto 34.442 voti, pari al 37,99% dei votanti, che non avuto bisogno delle cene faraoniche, delle agenzie di pubblicità baresi, degli sponsor dal portafoglio gonfio per prevalere sulle altre candidature. Al Senato eletto anche Mario Turco (M5S) che ha prevalso sulla candidata del centrodestra Maria Francavilla (moglie del presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano) nonostante un ottimo risultato elettorale conseguito con 83.795 preferenze ed il 33,26%.

Un voto di opinione e di protesta quello dei tarantini, stanchi dei soliti partiti, delle solite promesse dei partiti tradizionali che non hanno saputo ricevere e cogliere il messaggio degli elettori, che hanno votato numerosi, ritornando alle urna dopo i precedenti risultati di astensionismo. E sopratutto la volontà dell’elettorato del movimento pentastellato di dimenticare i precedenti deputati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola (passata negli ultimi mesi con Forza Italia) e rimuoverli dai seggi del parlamento.

I “trombati” dagli elettori: Luigi Vitali e Stefania Fornari

La grande “sconfitta” nel collegio elettorale di Taranto è stata Stefania Fornaro,  la candidata di Forza Italia, che ora potrà tornarsene questa mattina nell’ufficio della CISA spa di Tonino Albanese a Massafra ad occuparsi del contenzioso del colosso dello smaltimento dei rifiuti in Puglia, come questo giornale aveva ampiamente previsto.

Così come il candidato del Partito Democratico, Lucio Lonoce che ha raggiunto il 9,05% dei voti adesso potrà tornarsene tranquillamente a fare il consigliere comunale, che date le sue competenze e capacità è anche troppo. Anche il vero sconfitto in casa PD è il governatore pugliese Michele Emiliano.

 

A Martina Franca eletto alla Camera dei Deputati, Giampaolo Cassese del Movimento 5 Stelle che ha sconfitto il deputato uscente del centrodestra Gianfranco Chiarelli e Donato Pentassuglia, che resta quindi a fare il consiglio regionale.

Una vera e propria “valanga” a 5 stelle nei collegi uninominali. Che ha vinto le otto sfide al Senato. A Nardò Barbara Lezzi ha sconfitto Massimo D’Alema, e Teresa Bellanova , a Lecce Romano supera Luigi Vitali (Forza Italia) e Dario Stefano (Pd) . Unico collegio in bilico a Foggia, alla Camera, con Di Donna in leggero vantaggio su Menga. Le altre quindici sfide sono del M5s.

A Bari per il M5S eletto anche Paolo Lattanzio con 51.935 voti ed il 43,3% dei voti.  In Basilicata dove hanno votato il 71,1% degli lettori rispetto al 69,2 del 2013    il successo del Movimento 5 Stelle è netto, ben oltre il 40%, che consentirà l’elezione alla Camera anche del presidente del Potenza Calcio, Salvatore Caiata, espulso una decina di giorni fa dal Movimento perché indagato per riciclaggio. Il M5S ha vinto anche gli altri due collegi uninominali lucani.

La competizione elettorale in Basilicata ha evidenziato la clamorosa sconfitta nei numeri, del Pd, cioè del partito che è alla guida della Regione e, con la coalizione di centrosinistra, finita  alle spalle del Movimento 5 Stelle e persino della coalizione di centrodestra.  Netta è stata  la sconfitta della coalizione di centrosinistra nell’unico collegio uninominale al Senato: a scrutinio completato in 540 sezioni su 681, Gianni Pittella  presidente del Gruppo Socialisti e democratici al Parlamento europeo e fratello del governatore lucano, Marcello Pittella con il  22,5%, è lontanissimo dal 41,3 del vincitore Saverio De Bonis (M5S) , venendo distaccato anche dal candidato del centrodestra Pasquale Pepe (26,3).

 




Il “sistema Romeo” nelle intercettazioni : nuovi appalti, nuovi politici.

Bastava capire e sapere chi contattare e proncipalmente quanto pagare. Per dirla con le stesse parole di Alfredo Romeo, intercettate in una telefonata con il giovane faccendiere toscano  Carlo Russo: “Io conosco solo un modo. Il più garantista di tutti“. Sono 986 pagine colme di rilevazioni quelle dell’ informativa sulla quale si basa l’ inchiesta Consip.

Affari a Palermo – Romeo presta sempre la massima attenzione attenzione alle parole che gli dice il suo  “consulente-lobbista” Italo Bocchino, ex parlamentare di An-PdL e sopratutto ex membro del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Un esempio è la relazione su un possibile business legato all’aeroporto di Palermo: “Il Presidente – diceva Bocchino intercettato – è Fabio Giambrone,  (in passato è stato senatore della Margherita e poi di Italia dei Valori, ndr) ex deputato … uomo… amico di Leoluca Orlando e messo lì da Leoluca Orlando… dicono: ci stanno dando una mano e stanno facendo pressioni”. Ma c’è da tenere in debita considerazione la concorrenza che avrebbe agganciato ilRUP cioè il Responsabile Unico del Procedimento della Gara.
Vuole i soldi… è un consigliere comunale di Palermo, di Forza Italia, uomo di Schifani e si occupa di Schifani… quindi stiamo messi malissimo col RUP… secondo lui (Bocchino parla delle confidenze ricevuta da  Dario Colombo, il predecessore dell’attuale RUP), ha già incassato… e poi sta lì coperto da Schifani… cioè… quindi… la battaglia la stai facendo contro Schifani”. E manifestando pessimismo aggiunge, : “Io non vorrei che arriva la telefonata di Schifani… che fa la telefonata a chi di dovere… e gli dice questa è una cosa mia… non mi dovete rompere il cazzo… quindi lì il problema che abbiamo è solo il RUP”.
I fratelli Pittella.   La musica non cambia in Basilicata dove c’ è un’operazione da fare che piacerebbe molto ad Alfredo Romeo. Ma c’è un problema. I Carabinieri del Noe scrivono nella relazione ai magistrati: “Italo dice di aver acquisito informazioni da un ex consigliere regionale della Basilicata, il quale gli aveva indicato che le gare erano oggetto di “vendita” da parte del Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ma che in tale ambito potevano anche percorrere il canale del fratello di quest’ultimo, meno costoso».

“Occorre muoversi” incalza Bocchino. E Romeo: “già mosso, nel senso che ho contattato chi di dovere“. In questa l’intercettazione,  Bocchino riporta le parole del suo informatore lucano: “Noi abbiamo il sindaco sia a Matera che a Potenza, che sono due ex An! Mi ha detto… decide… solo ed esclusivamente il Presidente della Regione… Pittella fa lui. Allora se passate con il fratello è più di alto livello e costa un po’ meno (sorride), perchè è un po’ più pulita la cosa… Se passate per lui è un pochino più aggressivo!“.

Gli immobili dell’Inail. Romeo sa molto bene che non c’è solo la Consip, a gestire mega-appalti. C’è anche la Invimit,  che ha per missione, per come si legge sul sito istituzionale  “la promozione, l’istituzione, l’organizzazione e la gestione di fondi comuni di investimento immobiliare chiusi”.  L ’Invimit  in pratica gestisce immobili pubblici.  un’ altra società del Ministero dell’Economia, di cui è amministratore delegato l’architetto Elisabetta Spitz, ex- direttore dell’Agenzia del Territorio. Alfredo Romeo è interessato a un appalto per gli immobili dell’Inail da 1,8 milioni di euro.  Italo Bocchino  dice a Romeo: “Quando abbiamo deciso, partecipiamo. Andiamo da Quagliariello e dico: queste sono le carte… questo è il lotto dove partecipiamo… mettiti quello a faticare“». E’ chiaro noto ai due  intercettati che il senatore Gaetano Quagliariello avrebbe un suo uomo dentro l’Invimit che potrebbe aiutarli ad aggiudicarsi la gara. Peraltro come si evince da diverse intercettazioni Quagliariello è “intimo” di Romeo .  In particolare da una conversazione si intuisce che Romeo viene invitato a finanziare il nuovo quotidiano “La Verità” diretto da Maurizio Belpietro attraverso un bonifico da effettuare in favore della Fondazione Magna Carta, che fa riferimento a Quagliariello.
A pagina 524 si legge di un’ intercettazione ambientale registrata “il 21 settembre, alle 11.38, nella stanza 1 della “Romeo Gestioni Roma“:”Italo Bocchino e Carlo Russo si incrociano nell’ ufficio di Romeo“, scrivono i carabinieri “ed è anomalo rilevare che, quando si salutano, il Bocchino ed il Romeo lo fanno in modo decisamente formale appellandosi, vicendevolmente, “avvocato“; di sicuro questo comportamento non è casuale ed è frutto di una precisa strategia di entrambi tesa ad evitare di far capire al Russo i rapporti che intercorrono tra loro”.

I tre interlocutori proseguono a parlare e “Bocchino“, si legge, “ritiene che Russo abbia ragione nell’ aver prospettato al Romeo l’ acquisto del quotidiano L’ Unità, in quanto andrebbe a strutturare un tipo di rapporto che potrebbe prescindere dall’ attuale premiership (…). Poi Bocchino introduce la questione del giornale di Belpietro, dicendo che il primo numero del quotidiano La Verità è andato bene e che oggi dovrà vedere Gaetano, verosimilmente fa riferimento al senatore Gaetano Quagliariello e consiglia a Romeo di versare 50.000 euro per il tramite di Quagliariello e di farlo tramite “erogazione liberale” alla sua fondazione, operazione questa vantaggiosa anche dal punto di vista fiscale: “50.000 mila euro a Magna Carta e ti levi da tutti gli imbrogli”, di modo da evitare un’ esposizione eccessiva del Romeo nell’ operazione editoriale di Belpietro, che resta sempre un giornalista: “pericoloso“. Romeo chiede quindi se Belpietro accetterebbe questo iter e Bocchino conferma, dicendo che ha già parlato con Belpietro, il quale ha un buon rapporto con Quagliariello e che» a Maurizio (Belpietro n.d.r.) “non gli interessano le modalità di versamento del denaro. Chiaramente sono frasi intercettate e negli atti al momento non c’ è alcuna prova del versamento programmato.

Gli immobili dell’Inps. L’imprenditore Alfredo Romeo ha da 12 anni  un contenzioso in corso con l’Inps. e grazie ai buoni “uffici” di Carlo Russo ottine un incontro con la dirigente Daniela Becchini, responsabile del patrimonio immobiliare dell’Inps. E’ chiaro che Romeo vuole stringere nuove alleanze. La Becchini invece sembrerebbe che aspiri alla promozione a direttore generale ed è in cerca di “appoggi”. Il giovane “facilitatore”… Russo fa da anfitrione all’incontro : “Eh… sono stato io a chiedere all’avvocato Becchini di essere qui oggi e mi fa enormemente piacere perchè… come poi accennato, avevo piacere che si instaurasse… si rinstaurasse (farfuglia, inc)… dite come volete, un rapporto cordiale con… con l’avvocato Romeo che ovviamente è una persona amica, conosciuta e quant’altro le ho anticipato”. Detto fatto, la Becchini non si fa pregare per svelare le strategie segrete dell’Inps: “Noi stiamo lavorando per eliminare l’obbligo di dare tutto a Invimit perchè è una follia… siamo riusciti a farlo capire al ministero dell’Economia”.

nella foto Michele Emiliano

In settimana potrebbe essere sentito Michele Emiliano come “persona informata sui fatti” ma sulla data fissata per l’audizione con i magistrati romani c’è il massimo riserbo. Un’ ennesima “tutela” fra magistrati…. Il presidente della Regione Puglia dovrà parlare e spiegare ai pm romani di alcuni sms, che scambiò con il ministro Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto, nei quali si sarebbe fatto riferimento a Carlo Russo, imprenditore amico di Tiziano Renzi e ritenuto da chi indaga “punto di contatto” tra Alfredo Romeo e il padre dell’ex premier. Ma dovrà spiegare anche come mai non si è recato in Procura invece di mostrarli al giornalista Marco Lillo del Fatto Quotidiano.


Alfredo Romeo, l’imprenditore campano arrestato mercoledì scorso per corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip, interrogato questa mattina  dai magistrati in carcere , si è avvalso della facoltà di non rispondere. Silenzio totale,  quindi durante l’interrogatorio di garanzia, che si è svolto alla presenza del gip Gaspare Sturzo, il pm Mario Palazzi e il procuratore aggiunto Paolo Ielo, titolari dell’inchiesta romana. Gli avvocati Francesco Carotenuto, Giovanni Battista Vignola ( a lato nella foto) ed Alfredo Sorge, difensori di Romeo  entrando a Regina Coelih anno depositato una memoria e dichiarato: “Il nostro assistito afferma di non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all’entourage dell’ex presidente del Consiglio“.

 




I Governatori di Basilicata, Calabria e Puglia si oppongono alle trivelle nel Mar Jonio

Marcello Pittella presidente della Regione Basilicata , Mario Oliverio presidente della Regione Calabria, e Michele Emiliano neo-presidente della Regione Puglia  hanno partecipato oggi a Policoro (Matera) ad una manifestazione  contro le “trivelle” petrolifere nel mare Adriatico e Ionio, a cui era presente anche il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno.  Tra la folla di circa 500 partecipanti molti sindaci dell’arco ionico e dell’entroterra,  cittadini comuni con magliette bianche con la scritta ‘no triv‘, e gli ambientalisti con Legambiente, Goletta verde e Wwf.

Molte le defezioni,  tra le associazioni che pure avevano sostenuto la protesta del 4 dicembre scorso: tra gli altri ‘no triv’, ‘no scorie‘, ‘ola‘ e ‘mo basta‘, che accusano i tre governatori di aver “mantenuto un atteggiamento ambiguo” sulla gestione del petrolio. Posizione assunta anche da Sel e M5s.

CdG emiliano contestatori pollicoroIl governatore Emiliano rivolgendosi ai cittadini e sindaci dei vari comuni che partecipavano ufficialmente con i gonfaloni delle rispettive amministrazioni comunali, ha espresso un pensiero molto forte: “Noi siamo la forza della Costituzione Repubblicana, siamo la storia della resistenza, dell’antifascismo, siamo la gente che sa difendere il suo mare. Abbiamo intenzione di sostenere il referendum che abroga lo Sblocca Italia, abbiamo intenzione di sostenere tutte le regioni che si opporranno ai decreti autorizzativi delle trivelle e sono venuto qui a dirvelo senza se e senza ma“.

Emiliano ha reso noto che “stiamo organizzando un collegamento, una che parte dall’Emilia Romagna ed arriva sino in Calabria, composto di tutti colo i quali sono a favore della difesa della natura, del mare, chi è a difesa del creato non può non essere con noi, deve essere con noi. Perchè qui ci sono le istituzioni, i sindaci, le popolazioni che si stanno battendo per far valere le ragioni del proprio territorio“.

Il Governatore barese ha aggiunto: “noi pugliesi siamo al fianco dei nostri fratelli calabresi, della Basilicata, del Molise, dell’Abruzzo, delle Marche e dell’Emilia e soprattutto siamo determinati a fare il nostro dovere. Una parola, fare il proprio dovere, che è stata e continuerà ad essere tutta la mia vita. Si sta andando in contraddizione con una scelta rispetto alla quale l’Italia ha preso anche impegni internazionali sulla riduzione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera. Andare a cercare petrolio di bassa qualità peraltro all’indomani dell’accordo Iran-Usa mi sembra insensato”

A breve – ha detto Emilianotutti i paesi occidentali verranno invasi da petrolio di alta qualità di nazionalità iraniana. Tutte le regioni adriatiche e ioniche sono sulla stessa posizione. Sono convinto che con l’impugnativa dello Sblocca Italiae la Puglia ha già impugnato tutti i sei articoli dello Sblocca Italia – o con il referendum potremo salvaguardare il nostro mare”.

CdG contestaroti SalviniEmiliano dal palco si è rivolto  al gruppo di contestatori di destra ed attivisti del Movimento leghista “Noi con Salvini” che accusavano le istituzioni di aver fatto troppo poco contro il Governo,  dicendo: “Noi siamo qui per tutelare il nostro mare, senza se e senza ma – ha detto Emiliano – e siamo della brava gente, educata e gentile. La Puglia ha impugnato tutti e sei gli articoli dello sblocca italia, quindi quelle chiacchiere che andate dicendo sono delle chiacchiere che vi riportate a casa. La democrazia prevede che quando qualcuno organizza una manifestazione, c’è della gente che parla e gente che ascolta. Non vi è vietato parlare. Capisco che non tutte le organizzazioni politiche sono basate sul principio del rispetto dell’avversario le organizzazioni politiche usano la ragione e non la pancia, e noi siamo così. Con la ragione vi travolgeremo perchè siamo stanchi dei fischietti, delle chiacchiere e delle opposizioni senza senso. Le fasce tricolore che sono qui oggi daranno a tutti noi la forza e l’energia per reagire a questo modo di fare”.

Tanto per fare capire quanto siano distante le varie anime nel centrosinistra, è doveroso segnalare  che i Verdi Puglia hanno ritenuto di non partecipare alla manifestazione, che era stata organizzata dal Sindaco di Policoro,  sostenendo che la presenza dei Governatori di Puglia e Basilicata, Emiliano e Pittella, “appare come una farsa, solo mero marketing politico di chi invece di agire con i poteri riconosciuti dalla costituzione, manifesta come farebbe un cittadino. Non è più tempo di sfilate“.

I Verdi Puglia hanno aggiunto : “Emiliano e Pittella non si sono opposti alle richieste di autorizzazione alla ricerca di idrocarburi nell’entroterra pugliese e lucano come sarebbe stato loro dovere, ma in compenso sfileranno tra la folla, mostrando sdegno contro i provvedimenti del governo nazionale guidato dal partito al quale appartengono” e quindi concluso  “ribadiamo il nostro no alle trivellazioni in mare e in terra e, come la maggior parte dei movimenti locali, preferiamo dissociarci da questa sfilata allegorica”.