Elezioni Regionali. A rischio la proclamazione degli eletti in Puglia

Rischia di slittare la proclamazione degli eletti al Consiglio Regionale della Puglia  a causa della scorretta trascrizione e conseguente interpretazione della nuova ed ultima legge elettorale regionale . La prima presunta irregolarità riguarderebbe alcuni errori materiali che sarebbero stati trascritti male nella legge elettorale regionale che per la prima volta è stata applicata in questa consultazione. Tale anomalia sarebbe stato segnalata dalla Prefettura di Bari con una lettera ufficiale inviata ai presidenti del Consiglio e della Giunta regionali, oltre che all’ufficio centrale della Corte d’Appello.

CdG elezioniregionali2015

La seconda anomalia è conseguente alla contestazione  avviata dal consigliere regionale uscente Davide Bellomo (Lista Schittulli) non rieletto,  secondo il quale nella trascrizione della legge elettorale approvata dal Consiglio regionale pugliese, non sarebbe stato inserito un sub emendamento che era invece stato approvato e che consentirebbe un differente riequilibrio nella distribuzione dei seggi assegnati nei collegi provinciali. Il calcolo fatto, secondo le contestazioni mosse da Bellomo e da altri candidati (non eletti) avrebbe di fatto penalizzato alcune province assegnando ad altri collegi un numero di seggi sovradimensionato rispetto alla popolazione. La questione sarà esaminata in una riunione dell’ufficio della presidenza del Consiglio regionale convocata per lunedì prossimo.

nella foto Davide Bellomo

nella foto Davide Bellomo

Le reazioni. Il presidente eletto Michele Emiliano, è contro le iniziative di revisione dell’assegnazione dei seggi. “Le elezioni si sono svolte, si accetti il risultato. La proclamazione non deve slittare”. Secondo Emiliano “E’ stato sollevato un problema giuridicamente inesistente perché qualcuno non riesce ad elaborare il lutto della sua mancata elezione. Che questo, poi, provochi ritardo nella proclamazione a queste persone non interessa. Pensano che le elezioni si svolgano per gli eletti, non per gli elettori”. Il neo-presidente eletto ma non ancora proclamato, ha preso malissimo le ultime notizie sui tentativi di rivedere la legge elettorale, in quanto trascritta male nel bollettino ufficiale, secondo il consigliere uscente non rieletto Davide Bellomo, per correggere l’errore materiale che contiene.

Emiliano così commenta la questione : “Anche l’Ufficio della prefettura è incappato in un errore. Le procedure di errata corrige delle leggi non esistono. L’Ufficio di presidenza della Regione dovrà prendere atto che non è possibile alcun tipo di convocazione del consiglio regionale, peraltro sciolto, per una eventuale correzione di errori materiali tutti da dimostrare. E, anche ove esistessero, l’interprete della legge ha tutti gli strumenti per trovare la maniera di tirarsi fuori dagli eventuali errori applicando la legge nel modo più corretto. Così funziona in tutto il mondo, perché le leggi pubblicate non possono essere modificate”.

nella foto Michele Emiliano

nella foto Michele Emiliano

Emiliano quindi di fatto se la prende con il consigliere Bellomo. “Se uno non viene eletto, mi spiace – ha proseguito – ma non cambia il mondo, non sono queste le disgrazie. In questa fase non esiste altra possibilità che proclamare immediatamente gli eletti alla stregua di ciò che in questo momento è stato individuato dagli uffici elettorali. Se ci sono delle perplessità sui risultati gli interessati potranno ricorrere al Tar, e eventualmente anche eccepire la incostituzionalità – ha concluso – di qualche singola norma che riguardi la loro posizione, e tutto viene risolto dai giudici. Non credo ci sia alcun problema particolare, nel senso che stanno discutendo non so quanto fondatamente, su una ipotesi di eventuale cattiva trascrizione della legge nel bollettino ufficiale della Regione Puglia: un problema onestamente giuridicamente inesistente, dal mio punto di vista. Il testo della legge pubblicata è quello del bollettino: punto e basta. Non c’è possibilità di interpretazione autentica di ciò che è scritto lì”.

Emiliano ha rincarato la dose “Credo ovviamente che questa sia una contesa tra possibili candidati non eletti. Non è una questione politica: l’elezione per qualcuno è come trovare un posto di lavoro. Quindi si accapigliano. A qualcuno interessa poco se ci sono quindici o venti giorni di ritardo alla proclamazione del presidente. Perché vedono la politica come una loro personale questione. Quella sollevata da Davide Bellomo che nella sua testa è un politico da generazioni, nella sua testa deve essere eletto per forza. Evidentemente sta ragionando così”.

Immediata la replica Bellomo il quale rivendica la legittimità di far valere un diritto. “Io non vivo di politica, un lavoro ce l’ho, da 31 anni: sono avvocato. Quanto agli aspetti generazionali sollevati con poco eleganza dal presidente eletto – risponde a Emilianofaccio presente che mi sono candidato per la prima volta nel 2010 e che l’ultima elezione di mio padre risale a vent’anni prima. Quel che è davvero strano è che una persona che di diritto ha vissuto, censuri l’esercizio di un diritto da parte di qualcun altro”.

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Va ricordato che Gianfranco Ciani il procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione  ha  avviato nel marzo 2014 un’azione disciplinare ancora in piedi nei confronti di Michele Emiliano, in quanto l’ ex sindaco di Bari e neo-eletto presidente della Regione Puglia ricopre il ruolo di segretario regionale del Pd, svolgendo quindi attività politica nonostante sia ancora un magistrato. L’azione disciplinare avviata dal pg, fa riferimento alla legge sull’ordinamento giudiziario secondo cui “l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici di un magistrato costituisce illecito disciplinare“.




Azione disciplinare della Cassazione contro Emiliano: “Fa politica ma è ancora magistrato”. Ed ha la memoria corta….

Gianfranco Ciani procuratore generale della Cassazione ha dato corso all’azione disciplinare nei confronti di Michele Emiliano, candidato per il centrosinistra alle elezioni regionali in Puglia del marzo del 2015. La motivazione  è che Emiliano dallo scorso febbraio ricopre il ruolo di segretario de Pd in Puglia e quindi svolge attività politica, nonostante sia ancora un magistrato.  L’azione disciplinare avviata dal pg, fa riferimento alla legge sull’ordinamento giudiziario secondo cui “l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici di un magistrato costituisce illecito disciplinare“.

Il vincitore della primarie del centrosinistra di domenica scorsa  ha così commentato “La campagna elettorale in corso prosegue serenamente e senza alcun problema non esiste alcun impedimento alla mia elezione a Presidente della Regione Puglia Rassicuro il Pd, l’intero centrosinistra e tutti i pugliesi”  aggiungendo  “come esponente politico nulla mi viene contestato e dunque nessuna mancanza mi viene addebitata verso il Pd o verso il mio impegno politico che rimane specchiato e privo di qualunque censura”. 

CdG corte cassazione“La Procura Generale della Cassazione mi muove censure con riferimento al mio rapporto di lavoro di magistrato ritenendo, per la prima volta nella storia repubblicana, che l’attività politica sia preclusa anche ai magistrati in aspettativa per ragioni politiche“. “E’ legittimo che la procura generale cambi orientamento dopo 11 anni di mia attività politica – aggiunge ancora  Emiliano ma questo non corrisponde a un accertamento della violazione, che spetta solo al Csm dopo un regolare procedimento in contraddittorio delle parti. All’esito della procedura, se la procura generale non archivierà il caso ed il Consiglio Superiore della Magistratura riterrà che effettivamente sussista una violazione disciplinare  non esiterò a prendere le decisioni necessarie, optando a quel tempo tra le dimissioni dalla magistratura ovvero le dimissioni dal partito – prosegue –  a seconda di ciò che riterrò più opportuno alla luce dell’eventuale verdetto“.

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa, e cioè delle sue precedenti dichiarazioni dello scorso 8 giugno 2013, che siamo in gradi di mostrarvi, pubblicate persino sul sito del quotidiano La Repubblica, che oggi però stranamente, o le ha dimenticate…o fa finta di non conoscerle. Eccole:

 

 

 

Per 11 anni nessuno mi ha mai contestato alcunché  e per tale motivo ho ritenuto di non aver mai violato alcuna norma di legge: altrimenti- sostiene l’ex sindaco di Bari –  avrebbero rilevato molto prima eventuali violazioni. Se la mia condotta dovesse essere considerata quale violazione dei miei doveri di magistrato, sono pronto a rimuovere immediatamente le cause di tali violazioni“.  Emiliano così conclude: “Ho appreso dalle agenzie di stampa dell’avvio dell’azione disciplinare nonostante io sia magistrato in aspettativa per incarichi politici sin dal 2003. La comunicazione alla stampa precede la notifica di qualunque provvedimento. Resta il fatto che io sono effettivamente iscritto al Pd sin dal 2007, avendo svolto funzioni di segretario dal 2007 al 2009, di Presidente del partito dal 2009 al 2014, e da sei mesi ancora funzioni di segretario regionale della Puglia.  E che sin dal 2004 sono stato leader di una formazione politica denominata Lista Emiliano per Bari non diversa da un partito politico“.  La parola finale però spetta adesso alla Corte di Cassazione ed al Csm.