Il Tribunale del Riesame di Taranto accoglie il ricorso di Ilva: “L’altoforno 2 non va spento”

ROMA – Il Tribunale del Riesame di Taranto proprio alla scadenza del termine per il deposito del provvedimento ha accolto il ricorso presentato dai legali dell’ILVA in Amministrazione Straordinaria (proprietaria dell’impianto attualmente gestito da ArcelorMittal) avverso la decisione dello scorso 10 dicembre di respingere l’istanza di proroga dell’uso dell’Altoforno 2, contenuta nella sentenza del giudice monocratico Francesco Maccagnano .

ilva-taranto

La precedente decisione oggi annullata era stata emessa nonostante il parere positivo espresso dal custode giudiziario Barbara Valenzano e dalla procura guidata da Carlo Maria Capristo alla richiesta dei commissari di ILVA in A.S., che avevano presentato un piano per completare l’unica prescrizione ancora inattuata e cioè l’automazione cosiddetta “Mat”, che è l’ acronimo di “macchina a tappare”, da completare in circa un anno, già concordato con la ditta Paul Wurth.

Il collegio dei giudici del riesame ha accolto l’appello proposto da ILVA in A.S. il 17 dicembre annullando l’ordinanza del giudice monocratico ed assegnando, a decorrere dalla data del 19 novembre 2019, 9 mesi per l’attivazione del caricatore automatico nella cosiddetta Macchina a tappare (Mat): 10 mesi per l’attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l’attivazione del caricatore delle aste e sostituzione della Macchina a forare (Maf). Secondo il collegio giudicante, “alla luce della ‘migliore scienza ed esperienza del momento storico in cui si scrive, il rischio per i lavoratori dell’altoforno 2 deve considerarsi assai ridotto”

Nelle 21 pagine dell’ordinanza che il CORRIERE DEL GIORNO come sempre vi offre “integralmente” in lettura, i giudici del Riesame hanno osservato che “può dunque concludersi che nel prossimo anno – secondo la più pessimistica previsione, quella cioè del custode – il rischio per un operatore presente a ridosso del foro di colata di essere interessato da una fiammata (non necessariamente lesiva) è pari a M (moltiplicando per mille volte la cifra di 0,006 si arriva infatti ad annoverare 6 eventi). Il custode aggiunge che tale probabilità sicuramente diminuirà nel futuro quando saranno installate le macchine automatizzate per le operazioni di foratura e tappatura, quelle cioè per cui ILVA chiede la concessione di termine“.

Il provvedimento del Riesame scongiura il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori paventato da ArcelorMittal nel caso di conferma da parte del Riesame all’ordine di spegnimento dell’altoforno.

Adesso i commissari di ILVA in A.S. avranno il tempo necessario per mettere a norma l’impianto in virtù di un contratto siglato con la società specializzata Paul Wurth da 11,5 milioni di euro. Domani, quindi, verrà annullata l’ultima fase dello spegnimento, quella da cui non si non si sarebbe più potuto tornare più indietro con una ripresa del normale esercizio dell’Altoforno AFO2 (lo spegnimento definitivo sarebbe arrivato intorno al 18 gennaio).

Grazie a questa equilibrata e ponderata decisione del Riesame di Taranto adesso può ripartire la trattativa tra ArcelorMittal ed il Governo che dopo il pre-accordo del 20 dicembre scorso dovranno trovare un’intesa vincolante per il rilancio del polo siderurgico tarantino entro il prossimo 31 gennaio.

Rocco Palombella

Uilm: “Azzerare cassa integrazione” . Puntualmente sono arrivate anche le reazioni dei sindacati. Per Rocco Palombella, una volta scongiurato il pericolo della fermata, adesso ArcelorMittalrispetti le prescrizioni vincolanti” per “evitare di avere nei tempi prescritti rischi di incidenti” e “non ritrovarci nelle medesime condizioni al termine dei tempi stringenti previsti dal dispositivo giudiziario”, Il segretario della Uilm chiede contestualmente“il rientro al lavoro dei 1.273 in cassa integrazione ordinaria e dei circa 1.900 in cassa integrazione straordinaria per evitare migliaia di esuberi strutturali”.

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota commenta: “È positivo che il Tribunale del Riesame di Taranto abbia accolto il ricorso dei commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, concedendo la proroga con facoltà d’ uso dell’ Altoforno 2 fino a 14 mesi. Con la proroga si scongiura lo spegnimento immediato dell’ Afo 2 e si elimina un elemento di incertezza e di instabilità in un quadro già molto complesso dal punto di vista produttivo, occupazionale e ambientale“.  “È importante che la proroga sia subordinata all’ adempimento di prescrizioni in tutto in parte non attuate assegnando dei tempi precisi. Bisogna capire come questa tempistica si collega al nuovo piano industriale – continua la Re David –  È sempre più urgente un confronto tra Governo, ArcelorMittal e le organizzazioni sindacali sull’attuazione del piano industriale, sapendo che l’assunzione di tutti i lavoratori, compresi quelli ILVA in amministrazione straordinaria a fine piano, resta per noi vincolante in quanto parte di un accordo sottoscritto e approvato dal voto di tutti i lavoratori con il referendum”.

Per Valerio D’Alò Segretario nazionale Fim CislLa decisione del Tribunale del riesame di Taranto è  senz’ altro un segnale positivo verso il riavvio del percorso che deve dare una soluzione alla complicata vertenza Ilva.  Ci auguriamo che a questo punto i commissari straordinari e ArcelorMittal non perdano tempo prezioso e adempiano a tutte le richieste nei tempi previsti”.

Per una pura coincidenza oggi sono state  depositate anche le motivazioni della sentenza del Gup Lidia Castellucci del Tribunale di Milano che lo scorso luglio aveva assolto Fabio Riva (uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell’Ilva) “perché il fatto non sussiste” da due accuse di bancarotta per il crac della holding Riva Fire che controllava il gruppo siderurgico.

Secondo il Gup Castellucci, la famiglia Riva ha investitoin materia di ambiente” nella gestione dell’Ilva di Taranto , tra il ’95 e il 2012,   per “oltre un miliardo di euro” ed “oltre tre miliardi di euro per l’ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti” sostenendo nelle proprie motivazioni che  non c’è stato il “contestato depauperamento generale della struttura“.




ArcelorMittal lascia Taranto: “Colpa dello scudo penale”. Adesso 20mila persone rischiano il lavoro

a cura della Redazione Economia

Esplode la “bomba” su Taranto. Come aveva previsto chi scrive, ed in tempi non sospetti , ArcelorMittal ha deciso di restituire  l’ ILVA allo Stato italiano. A poco più di  un anno dall’arrivo in Italia,  la multinazionale franco-indiana ha notificato ai commissari e ai sindacati la volontà di ritirarsi

Con un tweet pubblicato alle 05:42 del mattino di ieri la filiale italiana della multinazionale franco indiana ArcelorMittal ha  reso noto di aver notificato ai commissari straordinari dell’ILVA in Amministrazione Straordinaria la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di ILVA Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso il 31 ottobre.

In occasione del G20 di Osaka il premier Giuseppe Conte  si espresse sull’ immunità penale garantita ai commissari di ILVA definendola “un privilegio” aggiungendo che come tale “il Parlamento, che è sovrano, lo ha eliminato”.  Affermazioni che hanno probabilmente contribuito ad indurre ufficialmente ArcelorMittal a prendere la decisione di abbandonare le proprie attività in Italia.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella molto preoccupato per la decisione degli indiani, che mette a rischio più di un punto di Pil e oltre ventimila posti di lavoro,  si è sentito più volte con il premier Conte, auspicando e sollecitando la massima attenzione al “dossier”  ribadendo , secondo fonti del Quirinale,  che la continuità aziendale non può essere messa in discussione. È in gioco una grande filiera produttiva ed è in gioco anche  il destino del governo più rissoso che si sia mai visto in Italia negli ultimi 20 anni.

Nella lettera di ArcelorMittal viene fatto un esplicito riferimento alle difficoltà legate all’incertezza giuridica, conseguente allo stop allo scudo penale fortemente voluto ed imposto dal M5S,  ed anche operativa a seguito delle decisioni adottate ancora una volta dai giudici di Taranto. Nella lettera si legge che Arcelor Mittalha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione”.

lettera ARCELOR MITTAL

ArcelorMittal spiega inoltre che il contratto prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso contratto. Nella nota si ricordano, tra le motivazioni che hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa, la cancellazione dello scudo legale per la società e i provvedimenti emessi dal Tribunale Penale di Taranto che obbligano i commissari straordinari di ILVA in A.S.  a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019, “termine che gli stessi commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare”. “Altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà della Societàprosegue l’azienda – hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto”.

ArcelorMittal Italia in una sua lettera scritta ai dipendenti spiega che “sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali”. Coinvolti tutti i reparti e le aree operative che “saranno progressivamente sospese, tenendo presente che l’obiettivo di queste azioni è di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo”.

Immediate le reazioni politiche. Matteo Salvini ha chiesto al Governo di riferire con urgenza in Parlamento. “Se il Governo tasse, sbarchi, e manette farà scappare anche i proprietari dell’Ilva, mettendo a rischio il lavoro di decine di migliaia di operai e il futuro industriale del Paese sarà un disastro, e le dimissioni sarebbero l’unica risposta possibile. La Lega chiede che Conte venga a riferire urgentemente in Parlamento” afferma il leader della Lega. Il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, aggiunge: “Come temevamo, ci sono riusciti. Hanno fatto chiudere l’Ilva. Questo governo, con la sua ideologia di decrescita, è un flagello per l’economia e i lavoratori italiani”.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, si dice “molto preoccupata: dobbiamo fare molta attenzione ad uno Stato che non mantiene i suoi impegni. Uno Stato che vuole mantenere gli investimenti deve anche mantenere quegli impegni altrimenti da noi non investe più nessuno”.

Di “colpo mortale all’industria dell’acciaio italiano parla Annamaria Bernini presidente dei senatori di Forza Italia, , secondo cui “l’obiettivo strategico del Movimento 5 Stelle di trasformare Taranto in un cimitero industriale è stato quindi centrato, e quanto sta accadendo è un’autentica vergogna nazionale, una tragedia per l’occupazione e per lo sviluppo”.

“Vorrei solo dire a chi ha votato contro lo ‘scudo penale’ IlvaPd, M5S e Italia Vivasiete degli irresponsabili. Avete distrutto il lavoro di anni e mandato via dal Sud un investitore da 4,2 mld, per i vostri giochini politici da 4 soldi” scrive Carlo Calenda, ex-ministro dello Sviluppo Economico,  su Twitter.

Il ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova (che era il vice ministro di Calenda) , chiede alla multinazionale Arcelor Mittal di “recedere dai propositi annunciati” e chiede “a Conte e a Patuanelli un’azione immediata che troverà in me e in Italia Viva totale sostegno perché non accada l’irreparabile e si possa riaprire, esattamente come aveva già garantito Patuanelli e come io stessa avevo sollecitato, un tavolo sgombro da minacce di qualsiasi natura”. Per Matteo Renzi,la decisione di Mittal di disimpegnarsi da Taranto è inaccettabile. Il Governo deve da subito togliere alla proprietà ogni alibi eliminando gli autogol come quello sulla immunità voluto dal vecchio governo e sul quale avevamo messo in guardia il Ministro Patuanelli”.

Seriamente molto preoccupati i sindacati, che accusano il Governo per la fuga di ArcelorMittal da Taranto . La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, chiama in causa la “responsabilità del Governo e della politica”, perché “siamo davanti ad un vero disastro industriale, sociale ed ambientale”. Il  segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli aggiunge: “Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale” . Secondo Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil, su Taranto “il comportamento del Governo è contraddittorio è inaccettabile: con il Conte 1 ha introdotto la tutela penale parallela agli investimenti e con il Conte 2 ha cancellato la stessa norma dando all’azienda l’alibi per arrivare a questa decisione. L’incontro con il Governo, che chiediamo da settimane, diventa ormai urgentissimo”. Rocco Palombella, segretario generale Uilm, aggiunge commentando la notizia come “drammatica”, anche se “era nell’aria, ce l’aspettavamo dopo le ultime decisioni del governo e del Parlamento. Nessuna azienda è in grado di produrre in un contesto difficile, in un clima pesante avendo tutti contro, dal Governo alla Regione Puglia  fino al Comune di Taranto

 

 




ArcelorMittal. Il Governo conferma il rispetto degli accordi ma non fornisce rassicurazione sulle tutele legali

ROMA – “Si è svolto oggi l’incontro presso il Mise con il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano con le organizzazioni sindacali. Il Ministro Patuanelli ha confermato che la siderurgia è strategica per l’industria del nostro Paese e quindi ha riconosciuto la centralità dell’ex Ilva. Anche su nostra sollecitazione Patuanelli si è impegnato a convocare il tavolo con ArcelorMittal, Governo e sindacati come previsto dall’accordo del 6 settembre 2018″.

“L’obiettivo del tavolo, condiviso anche dai Ministri, è quello della verifica del rispetto dell’accordo sul piano industriale, sul piano ambientale e sulla salvaguardia dell’occupazione. Piano che allo stato sta procedendo con forti battute d’arresto non accettabili – continua la nota –  Il Ministro Patuanelli ha riferito che il tema dell’immunità, peraltro non in discussione per quanto riguarda le responsabilità precedenti, non è mai stato posto dall’azienda. Riteniamo che il Governo debba farsi garante di un quadro di certezze normative e del rispetto degli accordi con l’obiettivo di produrre acciaio pulito e di garantire il controllo del piano ambientale e l’occupazione dei lavoratori diretti e dell’indotto di tutto il gruppo”. Lo dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

“ Il Ministro Patuanelli ci ha confermato l’impegno del governo nel far rispettare ad ArcelorMitta l l’accordo del 6 settembre 2018 e il piano per il risanamento ambientale. – commenta Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, dopo incontro al Mise per la situazione ex Ilva. Siamo però insoddisfatti per quanto riguarda la soppressione delle tutele legali perché non c’è stata una reale presa in carico da parte dell’esecutivo nel risolvere la questione, e poter dare rassicurazioni ai lavoratori su cosa accadrà dopo il 3 novembre”.

“L’accordo di settembre 2018 non si tocca, non esistono piani alternativi, non esistono cordate pronte a rilevare gli stabilimenti ex Ilva e, al momento, non ci sono richieste di esuberi da parte dell’azienda” aggiunge il leader Uilm. “Abbiamo ribadito l’inadempienza da parte di ArcelorMittal riguardo al rispetto del piano industriale, con il calo della produzione, la messa in cassa integrazione di circa 1400 lavoratori fino a fine anno, l’incertezza sul ritorno a lavoro dei 1700 che si trovano in Amministrazione straordinaria e i licenziamenti nel sistema degli appalti”.

“Nella seconda metà di novembre ci sarà un incontro con l’azienda al Ministero dello Sviluppo economico per chiarire la situazione e per conoscere le reali intenzioni di ArcelorMittal sul futuro industriale e occupazionale” conclude Palombella  “Esprimiamo un cauto giudizio sulla volontà da parte del Governo di impegnarsi sulla continuità produttiva dell’ex Ilva augurandoci che terminino le ricostruzioni fantasiose sul futuro della più grande acciaieria d’Europa”.

Sen. Mario Turco

A scatenare le polemiche politiche le dichiarazioni rilasciate ieri al quotidiano IL FOGLIO dal sen. Mario Turco (un commercialista tarantino improvvisato anche in politica n.d.r.) esponente del M5S, ed attuale sottosegretario del Governo Conte “bis”: “Taranto può e deve pensare al suo futuro senza vederlo legato all’ ex-Ilva, che è stato subito smentito  dall’ On. Gianluca Benamati,  capogruppo PD nella Commissione Attività Produttive della Camera con un tweet molto chiaro: “Sono idee personali e non in linea con la posizione dell’esecutivo. Serve sobrietà nelle parole“, supportato dal responsabile imprese della segreteria nazionale del PD, Pietro Bussolati, che ha dichiarato “i patti si rispettano, sono in gioco 14.000 per cui non c’è soluzione alternativa”.

Ed ancora una volta il sen. Turco ha perso una buona occasione per tacere.

 




Sindacati: se accordo su Arcelor Mittal diventa carta straccia, al via mobilitazione

ROMA – Ieri come già pubblicato dal nostro giornale, le commissioni Industria e Lavoro del Senato hanno votato la soppressione dell’articolo del dl relativo alle tutele penali per i manager dell’ex Ilva.  Con una una nota congiunta il Segretario generale Fim Marco Bentivogli, la Segretaria generale Fiom Francesca Re David, ed il Segretario generale Uilm Rocco Palombella, prendono posizione sulla vicenda Arcelor Mittal, e dichiarano che “l’approvazione dell’art. 14 del disegno di legge di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101 in Senato di oggi è un fatto grave che aggiunge ulteriore incertezza al futuro dell’ArcelorMittal nel nostro Paese. La norma abrogata non garantiva alcuna immunità penale ma era limitata alla realizzazione del piano ambientale, pertanto con perimetro e portata limitata. Tale norma non ha impedito, anche nei mesi precedenti, di indagare su reati al di fuori di quel perimetro, come la sicurezza dei lavoratori“.

Il problema dell’immunità era stato definito con la versione del decreto approvata dal Governo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale a inizio settembre, quasi un mese dopo il via libera salvo intese del consiglio dei ministri. La norma, adesso stralciata dal senato, limitava l’esimente penale, cioè la non responsabilità, alle condotte realizzate in attuazione del piano ambientale. Il nuovo ministro dello sviluppo economico Patuanelli è atteso in audizione nel pomeriggio anche sul “caso Ilva“.  E prima di intervenire a Palazzo Madama ha dichiarato: “A breve incontrerò l’azienda” ed ha inoltre sottolineato che incontrerà anche i sindacati.

“Questa decisione, insieme al repentino cambio al vertice di ArcelorMittal Italia non fa presagire nulla di buono. – continua la nota dei sindacati – Nella migliore delle ipotesi si profila il rischio di una drastica riduzione dell’occupazione, nella peggiore è solo il prologo ad un disimpegno e a lasciare il nostro paese. Abbiamo con grande fatica sottoscritto un accordo il 6 settembre 2018 che da un lato l’azienda dall’altro il Governo potrebbero far diventare carta straccia“.

Nello specifico l’addendum al contratto siglato il 14 settembre 2018 si legge che “l’affittuario potrà altresì recedere dal contratto qualora un provvedimento legislativo o amministrativo, non derivante da obblighi comunitari, comporti modifiche al Piano Ambientale come approvato con il ‘decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017 che rendano non più realizzabile, sotto il profilo tecnico e/o economico, il Piano Industriale“.

Secondo i sindacati confederati Fim-Fiom e Uilm non ha nessuna credibilità un’azione politica e aziendale che ad un anno di distanza cambia le carte in tavola e agevola negativamente la congiuntura non favorevole dell’industria italiana.Abbiamo da giorni chiesto un incontro con la nuova Amministratrice Delegata e con il Governo che siamo a risollecitare. Se non otterremo una conferma di tutti gli impegni presi avvieremo al più presto un percorso di mobilitazione”.

Il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato: “Inaccettabile che il governo metta a rischio 15.000 Posti di lavoro legati ad Ilva, diritto alla salute e diritto al lavoro possono e devono marciare insieme” aggiungendo  “Faremo le barricate per evitare anche un solo licenziamento”.

La posizione dei sindacati in merito all’approvazione dell’emendamento sulla soppressione dello scudo penale per i vertici dell’Arcelor Mittal dell’ex Ilva,  è condivisa anche dall’ assessore regionale allo Sviluppo economico della Regione Liguria Andrea Benveduti : “Dov’è la sinistra che difendeva i lavoratori? Pur di sopravvivere, il Pd e i suoi compari demoliscono la storia e il patrimonio industriale del Paese, dimostrandosi sempre più subalterni ai 5 Stelle. Con il voto di stanotte in Senato, che sopprime l’immunità per Arcelor Mittal, l’Italia viola un patto industriale e rischia di far fuggire l’unico investitore in grado di sanare e rilanciare Ilva“.

“Ci siamo sempre opposti al tentativo di togliere l’immunità alla dirigenza ex Ilva per non bloccare il risanamento ambientale, su cui Arcelor Mittal ha intrapreso un percorso in accordo con l’allora ministro Di Maio. La chiusura dell’altoforno di Taranto – aggiunge Benveduti -, con lo stop dell’ambientalizzazione dell’area, avrebbe ripercussioni anche sugli stabilimenti di Novi Ligure e Genova, su cui ricordiamo resta ancora in piedi l’accordo di programma del 2005. Impensabile non rispettare tale accordo. Irresponsabilità, incapacità o altro? Sicuramente in altre nazioni si brinda a questa decisione, che completerà il percorso di de-industrializzazione avviato da lorsignori già da molti anni. Che tutta la parte sana del Paese, lavoratori, imprese e sindacati, prenda ora fermamente posizione contro questo scempio“.

 




ArcelorMittal Italia: “Crisi grave, cassa integrazione per 1400 persone”

ROMA – La crisi dell’acciaio colpisce duramente ArcelorMittal Italia, la società che ha rilevato le attività del siderurgico ex Ilva Taranto, ha annunciato che farà ricorso agli ammortizzatori sociali della cassa integrazione per 1395 persone (il 17% della forza lavoro) su un organico di 8.200 addetti, per i reparti colata continua 5, treno nastri e laminatoio a freddo. La filiale italiana del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal sostiene che la propria decisione  è conseguenziale  alla grave crisi di mercato, scrivendo in una nota che  “si trova oggi nella necessità di ricorrere temporaneamente alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo). Il provvedimento interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. L’azienda ha già contattato le Organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie di Taranto per informarle di questa operazione“. Si è così tornati ai circa 4 mila esuberi previsti nella situazione pre-accordo con ArcelorMittal, cioè ai tempi in cui l’acciaieria era guidata dai commissari straordinari nominati dal Governo.

il comunicato stampa “improvviso” di Arcelor Mittal Italia

Ulteriori dettagli saranno resi noti in un incontro fissato per domani, in quanto nonostante lo scenario sia “molto critico, ArcelorMittal Italia conferma il proprio impegno su tutti gli interventi previsti per rispettare il piano industriale e ambientale, al termine dei quali, con un investimento da più di 2,4 miliardi di euro, Taranto diventerà il polo siderurgico integrato più avanzato e sostenibile d’Europa“.

Proprio una settimana fa  Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia,  incontrando a Taranto i giornalisti abituati a fare poche domande, annunciò che dopo aver ridotto la produzione di 3 milioni di tonnellate negli impianti di Spagna e Polonia, prevedeva altri tagli inFrancia e Germania. guardandosi bene dall’annunciare quelli comunicati oggi.

In quell’occasione venne spiegato che per lo stabilimento di Taranto ex-Ilva, che dallo scorso novembre 2018 è nella gestione operativa di ArcelorMittal Italia , non ci sarebbero stati tagli produttivi, in quanto lo stabilimento marcia già ad un passo ridotto, ma venne reso noto anche che il passaggio alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue sarebbe stato rinviato al prossimo anno 2020, mentre quest’anno si sarebbe assestato sui 5 milioni. Una frenata causata, secondo quanto ha sostenuto l’ad Jehl, dal rallentamento dell’industria dell’auto, i costi aumentati dell’energia e delle materie prime e le barriere dei dazi all’ingresso negli Usa.  Tutte problematiche che però non vengono alla luce nei giorni scorsi, e che quindi lasciano aprire seri subbi sulla inattendibilità ed insufficiente chiarezza e correttezza comunicativa del gruppo ArcelorMittal .

L’accordo raggiunto nel settembre 2018 al Mise con i sindacati prevedeva che gli assunti nello stabilimento di Taranto “ereditati” dall’ Ilva in amministrazione straordinaria, fossero  8.200 su un totale gruppo di 10.700. L’azienda ha rispettato i numeri ma, secondo le contestazioni dei sindacati, in realtà qualcosa non quadrerebbe nella selezione del personale, in quanto secondo i rappresentanti sindacali sarebbero stati discriminati ( e non assunti) dei  lavoratori che per anzianità aziendale, professionalità acquisita, mansioni ricoperti ed anche carichi di famiglia, erano in possesso invece per i sindacati, di tutti i titoli per venire assunti. Ma invece sono rimasti a carico dell’  Ilva in amministrazione straordinaria e quindi collocati in cassa integrazione a zero ore., e quindi a carico del contribuente !

La contestazione ad ArcelorMittal Italia è stata intrapresa di recente da tutte le sigle metalmeccaniche. Sempre nel novembre 2018 in un incontro al Mise, ArcelorMittal diede delle spiegazioni sostenendo che, rispetto alle 10.700 posizioni identificate, il processo di selezione del personale per l’87%  aveva indotto alla conferma dell’intera forza lavoro dell’unità produttiva operano, nel millantato rispetto dell’accordo sindacale, in assenza di una modifica della posizione di lavoro.

Successivamente vi sono state anche delle integrazioni nell’organico del siderurgico di Taranto, ma il sindacato di base Usb non ha però ritenuto valide e credibili le tesi di ArcelorMittal ed ha presentato ricorso al giudice del lavoro, che ha condannato mesi fa l’azienda per comportamento antisindacale,  obbligando l’azienda a pubblicare le graduatorie. Ma anche dopo questa pubblicazione, l’Usb ha reiterato le sue contestazioni all’azienda. Ora l’incontro di oggi sarà necessario ad una verifica della situazione attuale, ed in concomitanza con l’incontro, Usb effettuerà un presidio di protesta all’esterno della Direzione dello stabilimento di Taranto.

Le reazioni delle organizzazioni sindacali confederate

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota ha espresso preoccupazione per ricorso a Cig, preannunciando che chiederà una verifica sull’ attuazione dell’ accordo stipulato al Mise. “Apprendiamo la decisione di Arcelor-Mittal di utilizzare per 13 settimane la cassa integrazione ordinaria che coinvolgerà 1.400 lavoratori dello stabilimento di Taranto, in ragione di difficoltà di mercato che avevano già portato il gruppo a ridurre il volume di produzione programmata da 6 a 5 milioni di tonnellate” aggiungendo “La notizia anticipa l’incontro già fissato per domani a Taranto, in cui verrà formalizzata la procedura di cassa e rappresenta un elemento di ulteriore preoccupazione in una fase di assestamento critico degli obiettivi del piano industriale. Nell’incontro in programma per lunedì 10 giugno chiederemo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto in merito alle strategie industriali e produttive e agli investimenti relativi al processo di risanamento ambientale”.

“E’ del tutto evidente che la prospettiva della cassa integrazione ordinaria  per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza. Sono mesi che la Fiom chiede un incontro al Mise per una verifica degli impegni sottoscritti, che diventa ancora più urgente alla luce delle decisioni comunicate oggi

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine dell’incontro con Confindustria ha così commentato l’annuncio di cassa integrazione per 1.400 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto:”Arcelor-Mittal deve rispettare l’accordo firmato. C’è troppa disinvoltura nel Paese nel fare accordi e non rispettarli. Serve da una parte un’azione più forte di politica industriale, visto che manca una visione,  e dall’altra più responsabilità da parte delle imprese” aggiungendo  “Da parte del governo manca vigilanza e manca strategia e questo è un elemento negativo che ha un risvolto sull’occupazione e sullo sviluppo assolutamente drammatico“.

Per il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo occorre un decreto legge che preveda dei risarcimenti danni nei confronti di chi non rispetta accordi “Arcelor agisce sulla scia del comportamento delle multinazionali che fanno shopping e poi non rispettano gli accordi. Bisogna imbrigliare questo atteggiamento, perché è negativo per il Paese, e lo deve fare il governo” ed aggiunge  “Il Governo deve fare leggi e norme. Facciano un decreto legge per far pagare i danni a chi ha usufruito delle agevolazioni  e poi fa quello che gli pare. Su Mittal abbiamo fatto da poco un accordo e non si capisce cosa è sopravvenuto, dobbiamo verificare Rocco Palombella segretario generale della Uilm, il sindacato con più iscritti nello stabilimento ex -ILVA di Taranto rincara la dose: “la comunicazione a pochi giorni dall’incontro fissato per lunedì prossimo è grave, inopportuna e sbagliata“.

L’annuncio di 13 settimane di cassa integrazione per 1400 lavoratori ex Ilva a Taranto è stata una vera doccia fredda anche per i lavoratori dello stabilimento  di Genova “visto che solo pochi giorni fa il gruppo aveva spiegato che la riduzione della produzione in Europa non avrebbe interessato l’Italia” commenta Bruno Manganaro segretario genovese della Fiom . “E’ un brutto segnale e un messaggio pericoloso soprattutto per quanti vogliono che l’Ilva chiuda” . Anche se il provvedimento al momento riguarda solo Taranto, la preoccupazione si estende anche allo stabilimento di Genova Cornigliano: “Siamo preoccupati visto che da Taranto parte la produzione dell’acciaio che lavoriamo a Genova e visto che comunque a Genova finora non sono ancora stati garantiti nemmeno i mille lavoratori previsti dall’accordo” dice Manganaro. Oltre al merito, cioè la scelta dello strumento della cassa integrazione ordinaria a pochi mesi dall’affitto degli impianti ex-Ilva , per il segretario della Fiom genovese vi è anche un problema di metodo: “Per lunedì 10 giugno è stato fissato un incontro a Roma per fare il punto sui primi cinque mesi dal passaggio dell’Ilva ad Arcelor: avrebbero potuto tranquillamente spiegare il problema in quella sede e vedere se insieme riuscivamo ad individuare un’alternativa. Un brutto segnale quindi anche da questo punto di vista“.

L’agenzia internazionale di rating Moody’s ha analizzato di recente le difficoltà produttive in Europa del colosso dell’acciaio, che hanno indotto il gruppo ad annunciare una riduzione della produzione in alcuni dei suoi principali stabilimenti siderurgici,  Secondo l’agenzia di rating, tagliare la produzione è “negativo dal punto di vista del credito in quanto mette in evidenza il rapido deterioramento del contesto operativo nell’industria siderurgica europea, che sta affrontando un rallentamento della domanda dai principali mercati dell’acciaio (soprattutto automotive) dalla fine del 2018“. Moody’s ha rimarcato come la debolezza della domanda possa avere “un impatto negativo sulle consegne europee di Arcelor e sugli utili del 2019” pur mantenendo il giudizio sul merito di credito al livello Baa3, così come l’outlook stabile.

Non si può immaginare che un colosso del genere come Arcelor Mittal non sia capace di prevedere una fase negativa del mercato.  Il top management deve capire che non può lavarsi la coscienza con qualche “mancetta pubblicitaria” al Comune di Taranto o alla stampa locale, sempre pronta con il cappello in mano per qualche centinaia di euro. Qualcuno spieghi loro che dei bambini di Taranto quest’anno non sono andati nelle loro scuole, perché ritenute pericolose, in quanto troppo adiacenti alla fabbrica dove lavoravano i loro genitori.

Adesso quelle scuole molto probabilmente verranno chiuse per sempre. E i genitori di quei bambini, probabilmente resteranno a casa senza lavoro. E tutto ciò permetteteci di dirlo risulta ancor peggio di prima. Cosa verrà a dire il Governo del cambiamento il prossimo 24 maggio a Taranto ?




Arcelor Mittal. Delegazione Fiom in visita allo stabilimento siderurgico di Taranto

ROMA Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, ha visitato lo stabilimento Arcelor Mittal, ex llva, di Taranto accompagnata dalla direzione aziendale e da alcuni delegati. Con l’occasione si è svolto un momento di confronto con i candidati della Fiom, in vista delle prossime elezioni delle Rsu previste per il 10,11 e 12 aprile, che coinvolgerà i circa 8200 lavoratori di quello che è considerato il più grande stabilimento dell’acciaio in Europa.

L’ex Ilva di Taranto è anche uno dei più grandi siti produttivi del Paese, ed è il luogo dove da sempre si confrontano le questioni dell’ambiente, della salute e del lavoro. “Ora le nuove le sfide per la Fiom partono dal rinnovo del Consiglio di fabbrica – scrive il sindacato in una nota – in quanto si discuterà il nuovo contratto integrativo di secondo livello a partire dalla questione del premio di risultato e di tutto ciò che riguarderà le condizioni di lavoro normative e salariali, derivanti dai futuri assetti e organizzazione del lavoro. E’ stata posta, inoltre, la questione dell’aumento della produzione prevista dal piano industriale nel 2023 anche rispetto all’impatto ambientale. Come Fiom-Cgil riteniamo indispensabile, così come fatto nella presentazione delle osservazioni al Dpcm del 2017, attuare le linee guida della valutazione di impatto ambientale e sanitario preventiva al di fine di conoscere preliminarmente le possibili conseguenze degli aumenti produttivi sull’ambiente”

Particolare attenzione è stata posta  dalla  Fiom-Cgil, sui lavoratori attualmente in amministrazione straordinaria sul recupero di tutto il bacino occupazionale, in applicazione della clausola di salvaguardia contenuta nell’accordo del 6 settembre del 2018. Infine, in particolare nello stabilimento di Taranto preoccupa la situazione dei lavoratori dell’appalto, dove si registrano casi di dumping contrattuale ed è pertanto necessario che la stazione appaltante garantisca il mantenimento dei contratti nazionali di origine. “Abbiamo posto la necessità di un focus nazionale sul tema degli appalti“. dichiara in una nota la Fiom-Cgil nazionale.




Successo per l’accordo Ilva-ArcelorMittal. La stragrande maggioranza dei dipendenti dice si all’accordo sindacale

ROMA – “I lavoratori del Gruppo Ilva, approvano a larghissima maggioranza, con il 93%, l’ipotesi di accordo sottoscritta lo scorso 6 settembre presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra le organizzazioni sindacali e l’acquirente Arcelor-Mittal” Lo hanno reso noto e dichiarato i vertici della Fim-Cils, Fiom-Cgil e Uilm in una nota congiunta. I nel referendum sindacale fra i dipendenti del gruppo sono stati 8.255 (92,82%) i contrari 596 (6,70%), e soltanto 43 (0,48%) gli astenuti.

I sindacati nel loro comunicato esprimono  “grande soddisfazione per il risultato raggiunto, anche i lavoratori approvano l’intesa” . 6 anni dopo dal sequestro dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, 12 decreti salva Ilva e decine di scioperi, csi chiude una delle vertenze più complesse del nostro Paese con l’approvazione dell’accordo da parte dei lavoratori . L’intesa raggiunta complessivamente porta in dote 4,2 miliardi di euro di investimenti per il rilancio del siderurgico, 1,25 miliardi di investimenti industriali, 1,15 miliardi di investimenti ambientali,  a cui si aggiungono i 1,2 miliardi per le bonifiche e l’ambiente, provenienti quest’ultimi dai fondi sequestrati e confiscati in Svizzera dalla Procura della repubblica e della Guardia di Finanza di Milano alla famiglia Riva.

“Risorse che serviranno a rendere sicuro, sostenibile ambientalmente competitivo il sito tarantino – affermano Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl, Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Rocco Palombella, segretario generale Uilm-UIl in una nota congiunta – , con un AIA l’autorizzazione integrata ambientale per il sito ionico, tra le più restrittive d’Europa”. “Ora compito delle organizzazioni sindacali – aggiungono i tre segretari generali – sarà monitorare l’andamento dei lavori ambientali e di messa in sicurezza dei siti, a partire da Taranto, e il rispetto dei tempi di attuazione del piano per arrivare nel più breve tempo possibile alla piena occupazione. E’ necessario, inoltre, dare seguito all’impegno per la convocazione del tavolo sull’accordo di programma di Genova

A Taranto il SI sì all’accordo con Arcelor Mittal è stato raggiunto con una percentuale plebiscitaria del 94%.  I votanti su 10.805 sono stati 6.866, dei quali 6.452 favorevoli , soltanto 392 contrari, 12 gli astenuti. 10 le schede nulle. La percentuale dei votanti è stata del 63%, con una astensione del 37%. La percentuale dei contrari è stata del 5,7%.

Con il 94% dei voti a favore” – spiegano in una nota i rappresentanti Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto – i lavoratori hanno accettato l’ipotesi di accordo per la cessione degli asset di Ilva del gruppo che, nell’immediato prevede 10.700 assunzioni, con l’impegno di occupare tutti entro il termine del piano industriale mantenendo di fatto le tutele e i diritti individuali. Quanto emerso in questi giorni, durante il dibattito nelle assemblee con i lavoratori e subito dopo il risultato referendario di oggi, deve rappresentare un punto di partenza importante per il rilancio ambientale, occupazionale e produttivo di questo territorio. Ringraziamo pertanto tutti i lavoratori che hanno condiviso questo momento importate di partecipazione e democrazia, emersa nelle assemblee, in cui è stato condiviso un faticoso percorso che ha permesso questo significativo risultato. Lavoreremo affinché si passi nell’immediato dalle parole ai fatti, a partire dalla piena applicazione di quanto concordato e sottoscritto in sede ministeriale e aprire da subito un tavolo istituzionale sul futuro occupazionale dei lavoratori degli appalti.”

“Per ILVA abbiamo ottenuto il miglior risultato possibile “dichiara il Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio.Abbiamo lavorato per migliorare sia il piano ambientale sia quello occupazionale. Il risultato emerso dalle votazioni dei lavoratori conferma l’azione di questo Governo su una vicenda tanto delicata quanto quella dell’ILVA. La strada resta comunque in salita, tutte le nostre forze sono ora impiegate nel vigilare attentamente affinché il piano ambientale sia rispettato al millimetro. Al contempo predisporremo un piano straordinario di rilancio di Taranto, così da consentirne una vera riconversione economica, perché questa bellissima città non sia ostaggio di una sola azienda

Ma dalla Fim-Cisl di Taranto arriva un secca replica a Di Maio: “Salire sul carro dei vincitori senza aver combattuto le battaglie, spesso è più facile, ma sicuramente è meno gratificate. Dopo l’atto conclusivo della lunga vertenza Ilva, che ha visto i lavoratori metalmeccanici dei vari stabilimenti del gruppo votare – attraverso il referendum – favorevolmente all’accordo siglato al Mise il 6 settembre scorso, il ministro Di Maio si appropria indebitamente di un risultato che non gli appartiene affatto. Di Maio è stato ambiguo protagonista di questa vertenza soltanto negli ultimi tre mesi“.

“Il ministro esprime soddisfazione in toni trionfalistici per il risultato raggiunto, – continua la nota sindacale –  senza proferire alcuna parola verso i tanti lavoratori, che da ormai otto anni pagano il prezzo più alto di questa vertenza. Nessuna parola per chi la vertenza la vive dal principio: quei sindacati dimenticati dal vice premier che hanno siglato l’ipotesi di accordo, apportando ogni correttivo possibile, al termine di un’estenuante no-stop lunga 26 ore“.

“Certamente da Di Maio non ci saremmo mai aspettati parole di elogio nei nostri confronti, ma nemmeno farneticazioni sui meriti – conclude la nota di Valerio D’Alò Segretario Generale Fim-Cisl Taranto Brindisi  – Quei meriti che i lavoratori ci riconoscono e ci hanno attribuito durante le tante assemblee tenute a Taranto in questi ultimi quattro giorni. Questo accordo – come già detto in altre occasioni – per noi rappresenta soltanto il punto di partenza; vigileremo attentamente affinché quanto sottoscritto al Mise (piano ambientale e occupazionale) sia rispettato al millimetro“.




La notte dell’Ilva. L’accordo è stato raggiunto: 10.700 assunti subito

Luigi Di Maio,

ROMA – Era  iniziato con un botta e risposta tra Luigi Di Maio ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e Marco Bentivogli segretario generale della Fim, il confronto  al tavolo sull’Ilva iniziato nel pomeriggio di ieri ed in corso durante la notte al Mise. Bentivogli ha detto “Lei ministro guarda in aria ma purtroppo non è come in tv che fa i monologhi; nelle trattative sindacali può trovare qualcuno che la pensa diversamente“. Di Maio  gli ha replicato “caro Bentibogli è un piacere dibattere con lei , la faccio concludere e poi le rispondo

Il segretario generale della Fim-Cisl Bentivogli nel suo intervento all’incontro tra azienda, sindacati e commissari straordinari dell’Ilva, aveva definito quella scelta dal Governo “una modalità scorretta di scaricare le responsabilità sulla trattativa sindacale” ed aggiunto “ è una modalità non corretta perché non stiamo vendendo un ferramenta ma il gruppo siderurgico più grande d’Italia e d’Europa. Il governo  non può essere il sensale tra le parti, deve metterci la faccia“.

E alle 8.10 di questa mattina  è arrivato il sì definitivo, che adesso verrà formalizzato in mattinata, con un accordo che prevede  l’impegno, rivelatori fondamentale, della multinazionale dell’acciaio ad assorbire tutti gli esuberi nel 2023, lasciando cadere l’iniziale condizione proposta di lasciare il costo del lavoro invariato, attraverso soluzioni come la riduzione dell’orario che è stata però immediatamente  rigettata dai sindacati.

Si è conclusa con un applauso liberatorio, la difficile trattativa durata 18 ore che ha portato all’accordo sull’Ilva: 10.700 assunzioni rispetto alle 10.300 ipotizzate alle prime battute del tavolo al ministero dello Sviluppo economico, iniziato ieri pomeriggio poco dopo le 14 e protrattosi per tutta la notte, con il vice premier Di Maio che spostandosi dal suo ufficio alla sala riunioni, si è affacciato spesso per seguire l’evoluzione della trattativa, puntando sopratutto al risultato, per lui tutto “politico”, di un’intesa migliorativa rispetto a quella prevista dal suo predecessore Calenda.

La riunione ristretta notturna al ministero dello Sviluppo economico comprendeva Arcelor Mittal, i segretari generali dei sindacati, i commissari straoridinari dell’ ILVA e Giampietro Castano il dirigente responsabile per le crisi di impresa del ministero.

Salgono quindi a 10.700 i lavoratori da assumere subito: è stata questa la proposta migliorativa contenuta nel testo aggiornato presentato da ArcelorMittal ai sindacati in tarda serata di ieri. L’ipotesi di intesa prevede un piano di incentivi all’esodo, volontario e anticipato, con una somma di 100mila euro lordi per il lavoratore disponibile ad andare via subito via, che li ha convinti ad accogliere la loro richiesta.

A cui aggiungere, infine, che per il premio di risultato 2019 e 2020 i sindacati hanno chiesto una “una tantum” che dia un salario di almeno il 4 per cento. Per i 2.800 che resteranno in carico all’ ILVA in amministrazione straordinaria sino al 2023 per occuparsi delle bonifiche ambientali, è prevista invece la garanzia di ArcelorMittal di riassunzione a fine piano. Il testo finale è attualmente alla verifica finale da parte dei sindacati, che lo stanno rileggendo e limando. Secondo diverse fonti, la chiusura dell’accordo potrebbe essere raggiunta intorno all’ora di pranzo.

Le “altre misure” a cui  il testo della bozza fa riferimento sono in particolare le uscite incentivate sono stimate  in circa 2500, per le quali il Governo ha garantito lo stanziamento di 250 milioni di euro .

Per Genova confermato l’organico, 1474 dipendenti “Aspettiamo la firma ma è chiaro che rispetto alla fase in cui venivano ipotizzate la messa in discussione di salario e diritti, siamo soddisfatti. Non ci saranno esuberi e per Genova viene riconfermato l’Accordo di programma con un organico di 1474 lavoratori. Per il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaroora comincia una lunga storia con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell’acciaio” ma rispetto alle premesse l’accordo è un “buon risultato“.

Sull’Ilva l’accordo è fatto e per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum” aggiugendo  “siamo fiduciosi sull’esito delle assemblee dei lavoratori” Così la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David. “Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c’è l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto” che ha aggiunto  “10.700 lavoratori verranno assunti subito e sono sostanzialmente quelli che ora lavorano negli stabilimenti, ossia tutti quelli non in cassa integrazione“.

Contemporaneamente parte anche un piano di incentivi alle uscite volontarie e l’azienda “si è impegnata ad assumere tutti gli altri che restano in carico all’Ilva senza penalizzazioni e con l’articolo 18″. Di fatto è stato migliorato anche il piano ambientale “che porta all’accelerazione delle coperture dei parchi ( voluta e disposta dal Ministro Calenda n.d.r.) e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono“. Adesso, conclude Re David, “sottoporremo l’intesa come sempre al giudizio dei lavoratori che è per noi vincolante, oggi sottoscriveremo l’accordo ma la firma definitiva ci sarà solo al termine dei referendum“. I tempi? “Cercheremo di farlo naturalmente entro il 15 settembre, ci mettiamo subito al lavoro“, ha concluso.

Di Maio ha affermato che con l’intesa non si annulla la gara per l’aggiudicazione deIl’Ilva, come il CORRIERE DEL GIORNO aveva sempre escluso sulla base della conoscenza del dossier, la pubblicazione in esclusiva nazionale del contratto, e delle norme di legge. Una aara, argomenta il ministro grillino, “non aveva la possibilità di tutelare ‘l’interesse pubblico concreto e attuale. L’accordo fa sì che l’interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l’eliminazione della gara“.

Per Rocco Palombella (Uilm)  “Oggi è una giornata storica. Dopo un’estenuante trattativa presso il Ministero dello Sviluppo economico la travagliata vicenda dell’Ilva, con il supporto determinante dello stesso dicastero, ha trovato la soluzione che aspettavamo da tempo: un’intesa senza esuberi”. Il segretario generale della UILM  evidenzia che “L’ipotesi di accordo stipulata con ArcelorMittal, che verrà subito sottoposta al giudizio dei lavoratori, contiene infatti al suo interno le proposte che noi abbiamo avanzato più volte in questi mesi, tra cui: l’organico di partenza con 10.700 lavoratori, il mantenimento dei livelli salariali, normativi e di contratto (no jobs act e garanzia dell’articolo 18), la garanzia di assunzione a fine piano industriale da parte di AM per tutti i lavoratori che non avranno usufruito degli incentivi (per i quali il governo ha confermato i 250 milioni di euro). Tutto questo si aggiunge a un piano ambientale migliorato che, a seguito delle nostre continue richieste, potrà finalmente partire in modo organico e continuo, finalmente Taranto potrà produrre acciaio senza inquinare”

“Grazie al nostro impegno e alla nostra determinazione conclude Palombellasiamo riusciti a salvaguardare l’ambiente e i livelli occupazionali. Questo è quello che abbiamo sempre cercato, quello per cui abbiamo lottato nonostante i numerosi colpi di scena che hanno segnato questa vicenda; siamo esausti ma soddisfatti, possiamo ora camminare a testa alta sapendo di aver salvaguardato un settore strategico per l’Italia e un grande Gruppo industriale che opera all’interno dei confini nazionali. Da oggi si apre un capitolo nuovo di cui inevitabilmente e orgogliosamente continueremo a far parte. Attendiamo fiduciosi un responso da parte dei lavoratori che verranno informati nel dettaglio dell’intesa stipulata”.
Oggi pomeriggio i sindacati rappresentati da Marco Bentivogli, Francesca Re David, Rocco Palombella e Sergio Bellavita. terranno una conferenza stampa presso il Ministero dello Sviluppo Economico (sala del Parlamentino) per
illustrare l’intesa di accordo per Ilva appena sottoscritta con ArcelorMittal e il Governo.

Domani intanto scade il termine entro il quale il Governo deve decidere se annullare o meno la gara vinta nel giugno 2017 fa da ArcelorMittal. Il prossimo 15 settembre scade invece la proroga dell’amministrazione straordinaria ed a fine mese i soldi in cassa all’Ilva,  che ha un arretrato di tre mesi dei pagamenti alle imprese dell’appalto ed indotto, ma a fronte di un accordo azienda-sindacati di fatto ormai raggiunto il ministro Di Maio aveva già dichiarato che la gara per lui resterà valida.  E così tutte le “frottole” di agosto ed i proclami del M5S pugliese possono finalmente finire nell’album delle promesse al vento…!

Il premier Conte:“annullare gara non semplice  – Secondo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si trova ad Ischia “E’  stato molto sapiente il percorso che abbiamo costruito, abbiamo acquisito il parere dell’Anac e dell’Avvocatura dello Stato, sono emerse irregolarità evidenti, ma l’annullamento della gara non è così semplice. Non basta un vizio formale occorre dimostrare che attraverso quell’annullamento si realizza meglio l’interesse pubblico. I dati che sono stati” resi noti “sono di assoluta eccellenza“.  Risulta strano che un avvocato come il premier Conte confonda una “criticità” con una “irregolarità”, dimenticando che una “irregolarità” non costituisce “illegalità”. Ma questo è lo stile….del M5S

A Di Maio sono arrivati anche i complimenti dell’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda (Pd) su Twitter: “Una grande giornata per ILVA, per l’industria italiana e per Taranto. Finalmente possono partire gli investimenti ambientali e industriali. Complimenti a aziende e sindacati e complimenti non formali a Luigi Di Maio che ha saputo cambiare idea e finalmente imboccare la strada giusta“.

Ora restiamo in attesa che domani il ministro Di Maio renda pubblico il parere dell’ Avvocatura Generale dello Stato, di cui si è tanto parlato, e di cui il nostro giornale aveva la bozza definitiva, documento che non ha mai definito illegale la gara di aggiudicazione del Gruppo ILVA ad Arcelor Mittal.

(articolo in aggiornamento)

LA GIORNATA DI IERI AL MISE

“Nei primi testi consegnati  – aveva dichiarato il leader della Fim, Bentivogli –  le distanze sono ancora molto rilevanti su assetti occupazionali, conferma salario di secondo livello fino a nuova contrattazione azienda, necessità che il governo confermi 250 milioni per gli incentivi volontari all’esodo, doppio regime salariale con neoassunti, conferma trattamenti economici e normativi pre-esistenti. Alle 20 e 30 ci si vedrà con un quadro complessivo dei testi, compresi gli allegati e valuteremo come proseguire“.

“L’aria al Mise mi sembra positiva. Anche gli interventi che ci sono stati ad avvio del tavolo presieduto dal ministro Di Maio, al di là di qualche polemica e di qualche distinguo, hanno fatto emergere una consapevolezza: quella di provare a chiudere la partita sull’Ilva e a mettere la parola conclusiva. Ci stiamo provando tutti ma, ripeto, l’aria al Mise mi pare positiva”  ha commentato Antonio Castellucci segretario Cisl di Taranto, “Il fatto che circoli una bozza di accordo è un altro elemento positivo – ha aggiunto Castellucciè vero che una bozza di intesa c’era pure il 10 maggio scorso, quando tentò il rush finale l’ex ministro Carlo Calenda, ma il contesto di oggi è diverso rispetto ad allora. C’è una situazione complessiva di Ilva che è divenuta più critica, il 15 settembre scade la proroga ai commissari, Mittal, che ha vinto la gara un anno fa, può comunque entrare in fabbrica e prendersi l’azienda, e le casse Ilva da fine mese saranno a secco. Ecco perché bisogna chiudere l’accordo“.

Francesca Re David segretario generale della Fiom Cgil sosteneva ieri sera che  “se di Maio dice che entro stanotte c’è la possibilità di fare l’accordo, mi aspetto che che ci sia tutto sulla piena occupazione, tutto sui salari, tutto sui diritti e tutto sull’accordo di programma di Genova. Se non è così, significa che si deve fare una trattativa con il sindacato che poi deve far approvare l’accordo dai lavoratori“.

ArcelorMittal sulla base della bozza di intesa al vaglio dei sindacati  si impegnava inizialmente ad assumere 10.300 sui 13.500 occupati totali dell’Ilva. Nel documento si leggeva: “Alla condizione che si perfezioni l’operazione nei termini e alle condizioni di cui al contratto come modificato dall’accordo di modifica, verrà formulata una proposta di assunzione a tempo indeterminato presso le affiliate ad un numero complessivo di 10.300 lavoratori che siano alle dipendenze della società Ilva già alla data di sottoscrizione del contratto, di cui 10.100entro il 31 dicembre 2018 e 200 entro il 31 dicembre 2021” . Nonostante la sensazione che l’ atmosfera che aleggia al tavolo ristretto sarebbe “positiva” le posizioni mentre scriviamo, sarebbero ancora lontane.

La discussione parte dal punto dirimente dell’intero confronto, cioè la disponibilità manifestata e garantita da ArcelorMittal ad assumere 10.100 lavoratori entro il 2018, ed altri 200 entro il 2021, ma soprattutto, ciascuno degli operai che dopo il 2023 dovessero restare senza posto non avendo beneficiato dell’incentivo all’esodo e non avendo già ricevuto una proposta di impiego presso un’affiliata. Sembrerebbe, quindi, soddisfatta la richiesta dei sindacati che hanno sempre puntato a non lasciare per strada alcuno dei 14mila lavoratori dell’Ilva. Sul resto, però, le parti sono lontane. Il testo della bozza iniziale parlava di “costi invariati come condizione per garantire la piena occupazione al 2023″ aggiungendo in questo senso che “il costo del lavoro verrebbe mantenuto invariato tramite riduzione degli orari di lavoro“: un passaggio questo che non aveva soddisfatto i vertici sindacali di Fim, Fiom e Uilm e che è stato approfondito, discusso e migliorato nella notte.

Questa la proposta iniziale di ArcelorMittal nella trattativa, successivamente modificata.

 “Qualora  al momento dell’emissione del decreto di cessazione dell’esercizio dell’impresa delle società Ilva – si leggeva nella bozza di accordo iniziale – vi fossero ancora lavoratori alle dipendenze della società, ArcelorMittal formulerà, ovvero farà sì che le affilate formulino alla cessazione dell’amministrazione straordinaria, in ogni caso non prima del 23 agosto 2023, una proposta di assunzione a ciascun lavoratore che non abbia beneficiato di altre misure o opportunità previste dal presente accordo, non abbia già ricevuto una proposta di assunzione, non sia stato continuativamente alle dipendenze delle società alla data di sottoscrizione del contratto fino alla cessazione dell’amministrazione straordinaria“.

 

Il programma di ArcelorMittal per ILVA Taranto

Ecco il documento presentato a giugno 2017 dal Gruppo ArcelorMittal agli analisti finanziari ed investitori internazionali, in relazione all’ acquisizione del Gruppo ILVA

Ilva_Aquisition_InvestorPresentation

 




Continua il “bluff” di Di Maio ed il M5S sull’ ILVA

ROMA – L’incontro di questa mattina per trattativa sull’ILVA fra Di Maio, i rappresentanti di Arcelor Mittal ed i sindacati non ha fatto alcun passo avanti. Di Maio manifesta il suo dissenso prevalentemente sulla posizione rigida assunta dalla cordata dei nuovi proprietari che non ha ceduto sulle pretese occupazionali.

“Il piano occupazionale di ArcelorMittal per l’Ilva non basta, l’azienda deve battere un colpo e dare nuovi numeri perché il tavolo si possa riaprire” si espresso il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, in conferenza stampa alla fine della riunione al Mise con gli acquirenti dell’acciaieria e i sindacati.

Il ministro non sapendo più che scusa trovare dopo la richiesta di chiarimenti sulla reale  posizione del Governo, ha annunciato ancora una volta che “domani mattina, al massimo domani pomeriggio manderemo all’Avvocatura dello Stato la richiesta di parere in autotutela per verificare la possibilità di attivare la minacciata procedura di autotutela  per quanto riguarda l’annullamento della gara“.

“Spero prima di metà agosto di trovare una risposta ai dubbi che ci sono sulla procedura di gara e che ci siano i presupposti per convocare nuovamente azienda e sindacati e favorire il dialogo“, ha aggiunti ancora.

Soffermandosi sul punto dell’occupazione Di Maio ha detto: “Non ha senso che si convochi nuovamente il tavolo se non arrivano nuovi numeri da parte di ArcelorMittal: non possono assumere 10mila persone e lasciare che degli altri 3-4mila se ne faccia carico lo Stato“, dimenticandosi però che i numeri proposti da Arcelor Mittal costituiscono di fatto l’offerta che si è aggiudicata la gara internazionale passata al vaglio dal Mise, dell’ Avvocatura Generale dello Stato (come ha ricordato anche l’ ANAC) , del Ministero dell’ Ambiente e dall’ Autorità Antitrust Europea.

Di avviso diverso i rappresentanti del gruppo Arcerlor Mittal per i quali “L’incontro di oggi al Mise sull’ ILVA  ha consentito la ripresa del dialogo tra ArcelorMittal, organizzazioni sindacali e Ministeri interessati. Per questo lo riteniamo positiva“. L’azienda franco-indiana leader mondiale del settore conferma l’impegno “di dedicare i prossimi giorni all’approfondimento delle rispettive posizioni, alla verifica di questioni tecniche e legali e alla definizione di successive ipotesi di lavoro in modo da potersi incontrare nuovamente a breve su basi più efficaci”.

I sindacati invece dal canto loro si rendono conto ormai che di questo passo il prossimo 15 settembre l’ Amministrazione Straordinaria che risponde al Ministero dello Sviluppo Economico non avrebbe più fondi necessari per tenere in vita l’acciaieria di Taranto.

Arcelor Mittal sinora non è riuscita a trovare un’intesa sul piano occupazionale poichè prevedeva e continua a proporre l’assunzione di 10mila unità lavorative, attualmente alle dipendenze dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, mentre i sindacati a loro volta chiedono che sia innalzato questo numero ed in particolar modo  che non ci siano esuberi rispetto ai circa 14.000 attuali dipendenti di ILVA.

L’accordo raggiunto in sede di aggiudicazione, prevedeva che dei circa 4.000 esuberi (attualmente 3.000 di loro sono in cassa integrazione da tempo)  per 1.500-2.000 lavoratori di loro era previsto il passaggio in una società costituita fra la nuova ILVA a gestione Arcelor Mittal con Invitalia per svolgere le necessarie bonifiche all’interno dell”area industriale e per i restanti incentivi all’esodo e cassa integrazione.

Di Maio ancora una volta non si è risparmiato di attaccare il precedente governo sostenendo  che il contratto che lega il Gruppo ILVA al gruppo acquirente Arcelor Mittal, “insoddisfacenti” i numeri sull’occupazione. ed aggiunto “Chi aveva offerto di meglio dal punto di vista occupazionale e ambientale non è stato premiato dalla gara che ha fatto il precedente governo, ma solo chi ha offerto più soldi”, probabilmente senza neanche avere idea di cosa stesse parlando.

Il segretario generale della Fim-CISL, Marco Bentivogli, al termine del vertice ha spiegato che “la posizione di ArcelorMittal su Ilva è immutata” aggiungendo che  il “governo non ha sciolto i nodi di sua competenza  e  che la distanza verso l’accordo si allontana anche rispetto all’avvio della trattativa  di 15 mesi fa“. Secondo Bentivogli, “la sostanza è che mentre Di Maio verifica se annullare la gara, fa ripartire la trattativa su condizioni di partenza più arretrate rispetto al governo precedente“.

Francesca Re David della Fiom-CGIL con una nota ha ricordato che “al momento nè ArcelorMittal ha cambiato posizione sul piano occupazionale, nè il Governo ha portato novità. Se il Governo convoca nei prossimi giorni saremo presenti, ma senza un cambiamento delle posizioni dell’azienda su occupazione e diritti per le lavoratrici e i   , il tavolo non farà nessun passo avanti. Il Governo è uno dei firmatari del contratto di aggiudicazione, e quindi deve assumersi le proprie responsabilità”.

Attualmente sono impiegati nei diversi stabilimenti 13.522 dipendenti, di cui 2.367 in cassa integrazione, come dichiarato dai Commissari all’audizione al Senato. È inaccettabile – ha aggiunto Re David – che a fronte di un raddoppiamento della produzione con l’obiettivo entro il 2023 di 10 milioni di tonnellate di acciaio, di cui 8 milioni di tonnellate prodotte a Taranto, non si preveda la collocazione di tutti i 14 mila lavoratori. Per la Fiom-CISL, inoltre, vanno garantire le migliori condizioni per l’ambiente e per la salute dei cittadini di Taranto e va rispettato l’accordo di programma di Genova”.

“Serve la volontà ed il senso di responsabilità da parte di tutti – è il commento del Segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, con una nota stampa –  per riuscire a salvare Ilva, a partire da Arcelor Mittal” . “Bisogna ritornare al tavolo della trattativa al più presto – continuaPalombella – e fare il miglior accordo che garantisca tutti i lavoratori con un percorso chiaro e condiviso  c’è infatti ancora poca chiarezza e molta indecisione da parte dall’azienda, nonostante le rassicurazioni del ministro Di Maio sulla disponibilità del fondo di 250 milioni di euro per l’Amministrazione Straordinaria da destinare al piano di incentivazione, l’impegno per una soluzione sull’accordo di programma di Genova e la garanzia del supporto alla trattativa fra AM e sindacati”. Ad onor del vero è proprio Arcelor Mittal che pretende la dovuta chiarezza dal Ministro Di Maio e dal Governo sugli impegni concordati e resi all’indomani dell’aggiudicazione della gara internazionale.

“Noi  siamo pronti a fare la nostra parte – ha aggiunto PalombellaIl Governo ha espressamente chiesto ad Arcelor Mittal di riaprire il negoziato, ma i rappresentanti del gruppo industriale hanno preso tempo, hanno ribadito la stessa impostazione sui 10.000 lavoratori da assumere e chiesto ulteriori garanzie sul fondo per il piano di incentivi”. concludendo: “È un gioco sulla pelle di 20.000 lavoratori e noi non ci stiamo! Di Maio ha ricordato che se dal parere dell’Avvocatura emergessero criticità sulla gara queste ricadrebbero sullo Stato e non sull’azienda. Attendiamo una convocazione a stretto giro dal ministro Di Maio, non c’è più tempo da perdere”.

Ma anche Palombella non la racconta tutta sulla necessaria copertura finanziaria e conclude il suo intervento chiarendo anch’egli  l’urgenza del problema: “O ci sarà l’accordo al Ministero dello Sviluppo Economico sull’ ILVA o ci sarà il fallimento: non ci sono scorciatoie“.

A settembre, hanno più volte ricordato i commissari, quando scadrà l’amministrazione straordinaria, la cassa sarà vuota. Ed a fallire in caso di annullamento della gara, sarebbe l’industria siderurgica italiana e l’economia italiana che perderebbe un punto di PIL, e l’intera provincia jonica che si regge sulle attività ed appalti all’interno dello stabilimento.

 

 




Ilva, il sindaco di Taranto diserta il tavolo ministeriale. Di Maio: “Non è un club privato”

Rinaldo Melucci

ROMA – Alla vigilia dell’incontro convocata da Luigi Di Maio al Ministero dello Sviluppo Economico, aumenta la tensione sul caso Ilva. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha reso noto di non volere partecipare, contestando la decisione di Di Maio di avere invitato al tavolo “una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra cui quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento”.  Il sindaco di Taranto accusa il Ministro definendo “dilettantismo spaccone quello che il Ministro Di Maio ci spaccerà  per trasparenza e democrazia, ma è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio

Immediata la replica del ministro Di Maio  che ha spiegato che il  tavolo sull’Ilva domani “è stato convocato perché ArcelorMittal ha chiesto di poter illustrare a tutti gli stakeholder le proprie proposte. Per me hanno diritto a partecipare tutte le rappresentanze dei cittadini coinvolti, incluse le associazioni e i comitati che in questi anni hanno svolto un ruolo essenziale. Ed è per questo che li ho invitati”, ha detto Luigi Di Maio, aggiungendo che il tavolo “non è stato convocato per trasformarsi in un club privato”. e quindi “chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare” . “Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze” ha spiegato.

 

Luigi Di Maio

 

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico in un post sul suo profilo Facebook, ha precisato, in relazione  al tavolo istituzionale che  “non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità. Tutto deve essere trasparente perché tutti devono prendersi le responsabilità di ciò che propongono. Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. È finita  l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. Il nostro metodo – continua Di Maio –  è un altro. Fa rima con partecipazione e trasparenza. Gli altri metodi, sbagliati, e i vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto”.

Le accuse del Sindaco di Taranto. Poco dopo le 21.30 di sabato, l’invito al tavolo Ilva del 30 luglio è stato revisionato, non integrandolo magari coi parlamentari ionici, ma estendendolo addirittura ad una serie di sigle pseudo associative e comitati – ha attaccato Melucci con una nota – tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento, sigle dunque spesso inclini al dileggio delle Istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni“. Dopo il suo forfait, hanno annunciato la propria assenza anche i  sindaci di  Massafra ( Fabrizio Quarto) di Statte (Francesco Andrioli)  e di Montemesola (Vito Punzi) , cioè dei Comuni  dell’area “di crisi” di Taranto,  e Martino Tamburrano Presidente della Provincia di Taranto (in scadenza a settembre) . Tutti quanti insieme parteciperanno alla conferenza stampa indetta domani  lunedì 30 luglio alle ore 10.00 a Palazzo di Città di Taranto. I rappresentanti del territorio tarantino chiedono al “ministro Di Maio di insediare eventuali successivi momenti di confronto nel capoluogo tarantino“. E la farsa sulla pelle degli operai dell’ ILVA continua….

Melucci ha aggiunto che il Ministro Di Maio, ha “perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo” continua la nota  “Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i Commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica Italiana prevederà il suo coinvolgimento“.

La scelta dell’allargamento dei partecipanti al tavolo, voluta da Di Maio, è stata criticata da Confindustria Taranto e da Arcelor Mittal, azionista industriale e socio di maggioranza di  Am Investco, la società che 13mesi fa,  dopo una gara internazionale,  si è aggiudicata la gara per rilevare l’ ILVA, che ha così commentato la decisione “per noi del tutto inattesa” aggiungendo  “In merito alla comunicazione con cui ieri il Ministero ha allargato ad un ampio numero di soggetti privati il tavolo istituzionale convocato per lunedì, teniamo a precisare che la nostra società non era stata messa previamente al corrente di tale decisione, che quindi anche per noi è del tutto inattesa” aggiungendo “Siamo aperti al dialogo con tutti i portatori d’interesse e che questo avvenga nel rispetto delle istituzioni in un percorso condiviso, consono e costruttivo”, prosegue la società franco indiano leader mondiale dell’acciaio che auspica per questo come “sarebbe utile avere al tavolo anche il Ministero dell’ambiente ed i tecnici del Governo che hanno lavorato alla loro controproposta, i quali sono ovviamente portatori di un interesse qualificato in ragione del tema oggetto dell’incontro“.

A sollevare forti  perplessità anche il sindacato.  Per il segretario della Fim-CislMarco Bentivogli. “il rischio è quello di una passerella. E quello di domani mi sembra più un atto dovuto per dire che la riunione c’è stata che un confronto vero mentre io mi auguro che il ministro Di Maio capisca che il confronto è una cosa seria e non un riempitivo tra una cosa e l’altra“, ha commentato all’ Agenzia Adnkronos,  nonostante l’incontro  è importante considerando che ArcelorMittal dovrà presentare la propria offerta migliorativa alla proposta di acquisto del Gruppo,raggiunta con il Governo. Secondo   Francesca Re David segretario generale della Fiom-CGIL  quello di lunedì è un “incontro oggettivamente informativo che dovrà rendere però evidente anche la volontà o meno del ministro ad aprire in parallelo un tavolo sul piano occupazionale e su quello industriale” e “fornire chiarezza sul percorso  ancora da compiere“.

“Il premier Conte e il ministro Di Maio si prendano la responsabilità – dichiara il segretario della Uilm Taranto, Antonio Talòdovuta al loro ruolo guardando la realtà: 15mila famiglie di Taranto dirette ed un’economia locale e nazionale che non possono continuare ad aspettare di sapere quale sarà il loro futuro. Lunedì   ci aspettiamo di discutere del merito e siccome il merito riguarda Ilva e Taranto ritengo un errore l’adunata di lunedì seppur e nel rispetto di tutti. La parola al popolo va pure bene ma adesso è tempo di decisioni e del fare”.

Non poteva mancare il puntuale commento  del presidente della RegioneMichele Emiliano. sarcastico con gli assenti : A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pdnetwork non era ammessa neanche la RegionePuglia?, ha scritto ironicamente su Twitter il governatore pugliese, rispondendo online ad un cittadino che chiedeva il suo parere sulle polemiche generate dall’allargamento della partecipazione a più soggetti al tavolo istituzionale convocato dal ministro Di Maio sulla “vicenda Ilva“.

Anche le opposizioni politiche vanno all’attacco di Di Maio. “Per come si stanno mettendo le cose, salvo colpi di scena, domani il governo chiuderà Ilva“, ha dichiarato la deputata Mara Carfagna (Forza Italia ): Continuando così la più grande acciaieria d’Europa non potrà essere trasformata nemmeno in un luna park come voleva Beppe Grillo. Tutto il Sud pagherebbe un prezzo altissimo in termini di posti di lavoro e di sviluppo per questa decisione sbagliata di Luigi Di Maio“. La senatrice Teresa Bellanova (Pd) ex-viceministro allo Sviluppo economico rincara la doseCaro Luigi Di Maio – scrive  –  al posto di distribuire falsità e montare sceneggiate penose e fasulle su AirforceRenzi dicendo che è costato 76mila euro al giorno: che ne dici, vuoi occuparti di Ilva che perde 1milione di euro al giorno, 30milioni al mese? O ti si chiede di studiare troppo?“. “

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario nazionale del Pd Maurizio Martina. “Per come sta gestendo la questione mi pare chiaro purtroppo che il ministro Di Maio se ne freghi di Taranto, non è questione prioritaria per lui. Consiglio di cambiare rotta. La vicenda Ilva viene gestita– dice Martina con tavoli pensati esclusivamente ai bisogni di propaganda quotidiana del ministro e non invece con un lavoro serio su una questione decisiva come questa. Quello del ministro  è il peggior modo di servire una comunità come quella di Taranto, dei suoi lavoratori e di tutti i suoi cittadini“.

La difesa del M5S pugliese. “Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha perso un’altra occasione per essere realmente incisivo su Ilva. Ha nuovamente dimostrato di essere incapace di entrare nel merito della questione legata al siderurgico, preferendo accusare inutilmente il metodo utilizzato dal ministro Di Maio”  hanno sottolineato in una nota come sempre congiunta i parlamentari pugliesi del M5S, Cassese, De Giorgi, Ermellino, Vianello, il consigliere regionale pugliese, Galante, e i consiglieri comunali di Taranto, Battista e Nevoli. I pentastellati si riferiscono alle affermazioni del primo cittadino di Taranto, secondo il quale il tavolo istituzionale al Mise sulla vertenza Ilva convocato lunedì 30 luglio, “è una ennesima messa in scena“.

 




Ilva. interrotta trattativa sindacale al MISE

ROMA – Si è concluso con l’interruzione della trattativa l’incontro convocato oggi dal Ministro Carlo Calenda e la vice-ministro Teresa Bellanova presso il Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza della società ArcelorMittalDurante l’incontro il Ministro ha chiesto alle organizzazioni sindacali la disponibilità a sottoscrivere nella giornata odierna un documento definito “Punti principali dello schema di accordo  – OO.SS”.

In apertura il ministro Calenda ha illustrato una bozza di accordo su cui ragionare: assunzione da parte di Am InvestCo Italy di 10 mila lavoratori a tempo indeterminato, con discontinuità solo formale “poiché ai lavoratori verranno riconosciuti i diritti pregressi“; impegno da parte di Am InvestCo, inizialmente fino a giugno 2021, a trasferire lavoro ad una nuova società di servizi (“Società per Taranto“), costituita da Ilva e Invitalia per non meno di 1.500 addetti a tempo pieno (impegnati a rotazione i lavoratori in Cigs non trasferiti adAm InvestCo); strumenti per la gestione di esodi volontari, come incentivi, outplacement, autoimprenditorialità, accompagnamento alla quiescenza, con una copertura finanziaria fino a 200 milioni di euro, tali da consentire importanti piani di incentivazione all’esodo volontario.

SCHEMA DI ACCORDO ILVA SINDACATO

Questa operazione è giudicata inaccettabile dai sindacati in quanto consentirebbe ad ArcelorMittal di esternalizzare una serie di attività e di lavoratori in una prima fase alla “procedura” e in un secondo tempo ad aziende terze che si occuperebbero di queste attività. ArcelorMittal inizierebbe da subito ad esternalizzare le attività senza alcun vincolo e garanzia per i lavoratori coinvolti.

I sindacati unitariamente hanno ribadito che l’acquisizione di Ilva non può prescindere dai circa 14.000 lavoratori coinvolti e che ArcelorMittal deve farsi carico di tutti i lavoratori. Assunzione che deve essere effettuata in continuità del rapporto di lavoro.

Per i rimanenti lavoratori vengono individuati una serie di strumenti per favorire esodi volontari, attraverso incentivi economici, outplacement, autoimprenditorialità e accompagnamento alla pensione. Per questi interventi il Governo mette a disposizione fino a 200 milioni di euro per garantire importanti piani di incentivazione all’esodo. Strumenti, che anche per alcuni di essi di carattere volontario, contrastano con la richiesta sindacale di garantire i livelli occupazionali.

Sulla base di questi punti, i sindacati hanno ritenuto unitariamente non sottoscrivibile il testo consegnato dal Governo, e di conseguenza l’interruzione della trattativa fino a quando non interverranno novità rilevanti rispetto alle richieste avanzate unitariamente dai sindacati. Alla luce della situazione attuale è necessario continuare con le assemblee dei lavoratori sia per un aggiornamento della situazione sia anche per valutare l’avvio di una fase di mobilitazione sindacale.  

Il ministro Calenda ha deciso di non proseguire interrompendo la trattativa. “Il problema vero” secondo Marco Bentivogli segretario generale nazionale della FIM-CISL  ” è che siamo in una situazione di grandi distanze e soprattutto con un’azienda che ha mano libera, per cui  bisognerà cercare le modalità per ricompattare il sindacato su posizioni utili a risolvere i problemi. Ricompattarsi per dire solo di no non serve, lascia i lavoratori soli. Sul merito sindacale qualcuno pensa di avere più chances in attesa di “governi amici”  aggiungendo che  “l’azienda perde 30 milioni al mese, con ripercussioni anche sulla sicurezza degli impianti“.

“La proposta presentata oggi è nel solco delle posizioni espresse dal Governo” ha dichiarato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil. “mentre Arcelor Mittal non ha per nulla modificato l’impianto iniziale. È su queste basi che avevamo già interrotto il negoziato. La trattativa finora non è mai entrata nel merito, e nulla è comunque cambiato sull’occupazione. Per quanto ci riguarda siamo pronti a riprendere il negoziato senza vincoli predeterminati”.

Rocco Palombella della Uilm ha sottolineato: “Siamo consapevoli dei problemi, ma un negoziato che è durato 8 mesi non può finire con un sì o con un no alla vigilia di un cambio di governo. Noi siamo pronti a proseguire il negoziato, ma è anche vero che il gruppo non ha fatto alcun passo in avanti. Ora ci affidiamo alla responsabilità del governo, al ministro Calenda se vorrà riconvocarci o al nuovo governo“.

 




Ilva: senza una soluzione occupazionale per tutti difficile andare avanti nella trattativa sindacale

ROMA –  Questa mattina dopo la due giorni del 23 e 24 aprile è ripresa  la trattativa ILVA, presso il Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza del vice-ministro Teresa Bellanova, AmInvestCo e le organizzazioni sindacali. Durante l’incontro odierno i sindacati hanno nuovamente ribadito ai vertici del gruppo Arcelor Mittal per il proseguito della trattativa è  indispensabile la cancellazione di qualsiasi forma di licenziamento ed esuberi dal tavolo negoziale.

Il Segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli con una nota ha chiarito che l’ azienda “deve garantire sia l’occupazione a tutti quanti i 13.802 lavoratori in forza attualmente sia condizioni non restrittive per tutti i lavoratori dell’ indotto“. Per il sindacato, ha aggiunto Bentivogli  “le garanzie possono passare anche dagli incentivi alle uscite, ma solo se esclusivamente su base volontaria. Abbiamo chiesto la garanzia che a fine piano, qualora ci fosse anche un solo lavoratore ancora in amministrazione straordinaria, AM Investco debba farsene carico“.

“Alle nostre proposte abbiamo registrato una forte rigidità da parte aziendale – continua la nota della FIM CISLche ribadisce che il numero di dipendenti alla fine del piano debba essere di 8500 dipendenti. Riteniamo, a fronte di tali rigide posizioni, che non ci siano le condizioni per poter andare avanti nella trattativa fin quando non saranno seriamente prese in considerazione le osservazioni dei lavoratori”

Francesca Re David  segretaria generale Fiom CGIL

La segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David  uscendo dall’incontro ministeriale ha dichiarato che : “Dobbiamo decidere se attuare delle ore di sciopero nazionale o se lo vorranno effettuare stabilimento per stabilimento. Vedremo qual’è la cosa più utile da fare” .  Alla domanda su quando si riapriranno i negoziati sindacali, la rappresentante della Fiom ha spiegato che  “Non lo sappiamo, non ci siamo dati una data per le assemblee. Abbiamo chiarito che se Arcelor Mittal non cambia posizione, se chi è qui a trattare non si interfaccia una volta per tutte con i proprietari del gruppo per capire se c’è la volontà del gruppo a raggiungere un accordo. Non è il Governo, ma Mittal che deve cambiare posizione, lo abbiamo detto chiaramente. In questo caso io mi concentrerei sull’ azienda, perchè è l’azienda, il grupo franco-indiano che deve cambiare posizione” aggiungendo  “Se pensano di portare a casa, un inizio di 10mila per poi scendere a 8.500 unità lavorative, e con un taglio dei salari e dei diritti dei lavoratori, quelle tonnellate di produzione di acciaio previste dal piano che hanno ipotizzato, allora vuol dire che non hanno le idee molto chiare”

Prendiamo atto che non ci sono le condizioni per andare avanti con la trattativa”, sono le parole di Rocco Palombella segretario generale della UILM a margine dell’incontro di oggi presso il MISE con Arcelor Mittal. La discussione è stata concentrata sul tema occupazionale. “L’azienda continua a sostenere che a fine piano i lavoratori assunti saranno 8.500 – dice Palombellaper questo abbiamo detto chiaramente che la trattativa è sospesa e siamo disposti a risederci al tavolo esclusivamente a patto che cambino le condizioni“.

“Adesso avviamo una fase di assemblee in tutti gli stabilimenti, al termine della quale ci aspettiamo che ci sia una riconsiderazione da parte di Mittal sia sul salario che sui livelli occupazionali“, e conclude. “Emerge con chiarezza la grande responsabilità di AM InvestCo che dava l’impressione di accogliere le nostre richieste, mentre i tempi si allungavano inesorabilmente“.

“Mittal ha sottoscritto un contratto con il Governo – ha spiegato il viceministro Bellanovache prevede la riassunzione di almeno 10.000 addetti. E il Governo garantisce la sicurezza per gli altri lavoratori che non dovessero rientrare in ILVA la sicurezza dell’ assunzione nell’ Amministrazione straordinaria“. Per queste ragioni la Bellanova ha ritenuto “poco opportuno il passo indietro di Arcelor Mittal di riprendere la trattativa parlando di 8.500 assunti” ed ha concluso “il confronto non si porta avanti con le provocazioni“.

 

 

 

 




Il Comune di Taranto e Regione Puglia impugnano l’ultimo decreto sull’ ILVA. Per il ministro Calenda è“un’ostruzione irresponsabile”

ROMA – Ancora una volta la Regione Puglia va in collisione contro il Governo Renzi  impugnando il DPCM del 29.9.2017 che ha modificato il Piano Ambientale dell’ILVA di Taranto. Lo ha reso noto  il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ergendosi a giurista che non è mai stato ha esternato una delle soliti “boutade” per attirare l’attenzione su di se, esattamente come avvenuto per Tempa Rossa, Tap, ecc. venendo sempre smentito dalle decisioni delle corti supreme.

 “Il Decreto è illegittimo sostiene Emiliano – concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali di cui alle prescrizioni AIA già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate. Il Decreto consente all’ILVA di proseguire sino al 23/8/2023 l’attività siderurgica nelle stesse condizioni illegittime e non più ambientalmente sostenibili addirittura precedenti alla prima AIA nonchè alle BAT (best available techniques) per la produzione di ferro e acciaio pubblicate nel 2012. Il Governo peraltro ha totalmente ignorato le osservazioni della Regione Puglia formalmente presentate nell’ambito del procedimento concluso con il DPCM impugnato, senza alcuna giustificazione, agendo in violazione dei più elementari principi di pubblicità, trasparenza e imparzialità e in spregio al dovere di leale collaborazione istituzionale che dovrebbe ispirare il comportamento della Pubblica Amministrazione”.

Immediata e dura la reazione del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda “Il Comune di Taranto e la Regione Puglia decidono di impugnare il DPCM ambientale mettendo a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente”. Mentre Governo, parti sociali e molti enti locali coinvolti – continua Calenda – stanno costruttivamente lavorando per assicurare all’Ilva, ai lavoratori e a Taranto investimenti industriali per 1,2 mld, ambientali per 2,3 miliardi e la tutela di circa 20.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti, il Comune di Taranto e la Regione Puglia decidono di impugnare il DPCM ambientale mettendo a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente. Nonostante la presentazione dettagliata di piano ambientale e industriale fatta al tavolo istituzionale del Ministero, peraltro disertato all’ultimo minuto dal Sindaco di Taranto, l’impegno preso a convocare un tavolo dedicato a Taranto e l’anticipo dei lavori di copertura dei parchi confermato oggi dai commissari, continua la sistematica e irresponsabile opera di ostruzionismo delle istituzioni locali pugliesi. Si tratta credo del primo caso al mondo in cui un investimento di riqualificazione industriale di queste dimensioni viene osteggiato dai rappresentati del territorio che più ne beneficerà”.

“Spero vivamente che Regione e Comune abbiano ben ponderato – conclude il ministro Calenda – le possibili conseguenze delle loro iniziative e le responsabilità connesse”. Noi ne dubitiamo, date anche le limitate competenze giuridiche e politiche del Sindaco di Taranto.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti che ha detto: “È davvero singolare fare ricorso contro un decreto che, prescrivendo la copertura integrale dei parchi minerali e innovazioni tecnologiche di avanguardia, risolve alla radice i problemi ambientali dello stabilimento di Taranto” concludendo: “Una scelta contro i cittadini e i lavoratori”.

Infatti sindacati nazionali e locali confederali (CGIL-CISL-UIL) hanno preso immediatamente le distanze dalla decisione avventata di Emiliano e del “ventriloquo” Melucci, che ormai credono di essere al centro del mondo, dimenticando uno (Emiliano) di essere ancora sottoposto a provvedimento disciplinate del Consiglio Superiore della Magistratura, e l’altro di non aver alcuna esperienza e competenza istituzionale, e di essere stato eletto dal Partito Democratico che ora osteggia da “masaniello di campagna“.

La scelta del Governatore della Puglia, Michele Emiliano di ricorrere al TAR è da irresponsabili. E’ l’opinione del segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, secondo il quale “affidare al Tar il proprio disappunto per essere in un tavolo parallelo a quello col sindacato è un atteggiamento infantile è grave“.

“Non si può trascinare una vicenda in cui è in ballo – aggiunge – il risanamento ambientale e la difesa di migliaia di posti di lavoro a capricci per la propria visibilità politica. La Regione Puglia ha tante possibilità e responsabilità da esercitare per dare il proprio contributo positivo. Oggi ha deciso di buttare la palla in tribuna a danno di ambiente, occupazione e sviluppo. Prenda esempio dalle altre quattro regioni coinvolte che hanno ben accolto la loro partecipazione al tavolo istituzionale.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi, Valerio D’Alò, che afferma: “Questo atteggiamento di Emiliano non fa altro che allungare i tempi per l’ambientalizzazione del territorio. Adeguare la fabbrica in fretta dovrebbe essere un obbiettivo comune. Ricorrere al Tar significa rinviare l’attuazione delle prescrizioni Aia, ivi compresa la copertura dei parchi minerali. Decisione, quella del Presidente della Regione Puglia – conclude D’Alòche nello stesso tempo penalizza oltremodo tutti quei lavoratori, dei tubifici e non solo, a casa gravati dal peso degli ammortizzatori sociali“.

 




Ilva, il piano Am Investo comunicato ai sindacati: 4 mila esuberi, bastano 10 mila dipendenti

ROMA – I dipendenti del Gruppo Ilva che la cordata Am InvestCo intende impiegare per il rilancio del gruppo siderurgico sono 9.930 . Il numero è contenuto in una comunicazione che la nuova proprietà ha inviato ai sindacati in vista dell’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico fissato per  lunedì prossimo . Gli esuberi saranno circa 4.000. Nella lettera si legge   che “Le suddette allocazioni  sono soggetti a leggeri aggiustamenti tenendo fermo il numero complessivo di 10.000 lavoratori“. Da Lunedì parte la trattativa al ministero dello sviluppo con i sindacati.

Secondo quanto reso noto dal Ministero durante la fase di aggiudicazione, Am InvestCo prevedeva per la “nuova” Ilva un organico nel 2018 pari a 9.407 occupati , intesi come posti equivalenti a tempo pieno, destinati a ridursi nell’arco del piano a 8.480 occupati costanti. Il costo del lavoro era stato indicato in 50mila euro nel 2018 , in linea con i livelli attuali di Ilva spa,  ed a partire dal 2021 in 52mila euro .

Nella lettera inviata oggi alle organizzazioni sindacali dei lavoratori,  a firma congiunta dei Commissari straordinari e di AM InvestCo (Arcelor Mittal) aggiudicatario della procedura di vendita del gruppo ILVA,  è contenuta la comunicazione formale che avvia la procedura di esame congiunto prevista dalla legge in caso di trasferimento d’azienda, e  contiene i principali contenuti del piano ambientale, industriale e occupazionale di AM InvestCo, con una previsione di assunzione di 10.000 addetti complessivi.

Tale previsione di assorbimento occupazionale è conforme all’offerta presentata dalla società e costituisce la base di partenza della trattativa che si svolgerà tra le parti, presso il Mise, a partire dal 9 Ottobre. Per quanto riguarda gli altri aspetti del rapporto di lavoro, vale quanto già illustrato alle organizzazioni sindacali nel corso della presentazione delle offerte pervenute ai Commissari dell’Amministrazione straordinaria.

Attualmente l’organico delle società del Gruppo ILVA che sono oggetto del trasferimento è composto da 14.220 lavoratori, mentre il ricorso alla cassa integrazione straordinaria riguarda complessivamente un massimo di 4.100 addetti.

Secondo Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim-Cisl   dal  punto di vista contrattuale AmInvestCo   dimostra di non tenere conto della continuità delle condizioni contrattuali dei lavoratori, fornendo su questo capitolo solo una generica disponibilità. “A due giorni dall’avvio del negoziato, il piede è quello sbagliato: ci si prospettano presupposti ancora più arretrati rispetto a quanto concordato tra l’acquirente e la gestione commissariale. Se tale approccio sarà confermato nell’incontro di lunedì è chiaro che il ricorso alla mobilitazione generale diventerà inevitabile“.
Per Francesca Re David segretario generale della Fiom-CGIL , ArcelorMittal è “arrogante e inaffidabile. Non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale, l’unica risposta a tale provocazione è una forte azione conflittuale” ed aggiunge che “Fiom sarà presente all’incontro del Mise per conoscere cosa vorrà fare il Governo“.

La vice ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, ha affermato che  “Il Governo ribadisce che al termine del confronto nessun lavoratore rimarrà senza tutele reddituali e occupazionali. Mi auguro che lunedì si avvii una trattativa che porti a una intesa soddisfacente in tempi rapidi”.