Popolare di Bari: dal Mediocredito Centrale semaforo verde per accordo quadro

ROMA – Il Consiglio di Amministrazione del Mediocredito Centrale, ha deliberato di sottoscrivere un accordo quadro con la Banca Popolare di Bari ed il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che identifica i passaggi essenziali mediante i quali, nei prossimi mesi, “potrà pervenirsi alla ristrutturazione della stessa Banca Popolare di Bari e alla sua ricapitalizzazione, con un intervento complessivo non superiore a Euro 1,4 miliardi“. Lo ha comunicato il Mediocredito Centrale in una nota.

La  Popolare di Bari, commissariata nei giorni scorsi dopo una lunga agonia caratterizzata dalla consueta alternanza di sinistri scricchiolii della condizione economica e patrimoniale, richiami severi ma inutili della vigilanza, è l’ultima vittima  dei soli proclami di risanamento del management di turno, sempre meno credibili

L’intervento sulla Banca Popolare di Bari delineato nell’accordo quadro, “è subordinato al verificarsi di una serie di condizioni, fra le quali, oltre alle necessarie autorizzazioni delle competenti Autorità di vigilanza, la conversione in legge del d.l. n. 142/2019, l’adozione dei relativi decreti di attuazione ai fini di un’adeguata dotazione patrimoniale di MCC, nonché la mancanza di indicazioni contrarie all’operazione da parte della Commissione Europea sotto il profilo della disciplina degli aiuti di Stato“.




Azionisti e obbligazionisti della Banca Popolare di Bari alla Fiera del Levante il 7 gennaio: “Tutele per chi ha perso tutto”

BARI – Il  Siti, il Sindacato Italiano per la Tutela dell’Investimento e del risparmio di Milano ha reso noto di aver organizzato presso la Fiera del Levante a Bari, una riunione informativa per il  7 Gennaio, alle ore 18,  nella quale verranno anticipate le iniziative che potranno essere assunte a tutela del proprio investimento da parte degli azionisti ed obbligazionisti Banca Popolare di Bari e , tra questi  la costituzione di parte civile nei procedimenti penali per il risarcimento del danno subito”, dall’istituto di credito fino a due settimane fa nelle mani della famiglia Jacobini.

L’obiettivo del Siti è quello di attivare una petizione che induca il governo a riconoscere l’accesso al Fir , il Fondo Indennizzo Risparmiatori anche agli azionisti ed obbligazionisti della Banca Popolare di Bari . Anche perchè l’indomani e cioè  l’8 gennaio, parte l’esame del decreto legge per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca d’investimento necessaria all’operazione di salvataggio della popolare barese : è prevista la presentazione di emendamenti entro il 13 gennaio, dopo una serie di audizioni che coinvolgeranno anche il ministro dell’Economia Roberto GualtieriBankitalia e  la Consob.

Mentre il 2020 lascia intravedere e presagire gli azionisti e obbligazionisti sul piede di guerra, l’imminente fine del 2019 vede impegnati i consulenti del Fondo Interbancario di tutela dei depositi sul “crack” della Banca Popolare di Bari. è stata fissata per lunedì pomeriggio a Roma la riunione del consiglio del fondo del sistema bancario, che fra molte incognite viene chiamato a valutare, un nuovo intervento di salvataggio nel sistema bancario, dopo quello concluso da poco per la Carige, il cui valore dai 300 milioni iniziali pare destinato a salire verso i 400/500 milioni.

La decisione da assumere per la ricapitalizzazione della banca barese commissariata due settimane fa, è un passaggio obbligato nell’ambito di un intervento più ampio per il quale il Governo ha già annunciato un’iniezione di capitali da 900 milioni da realizzare attraverso il Mediocredito Centrale, banca controllata dallo Stato.

Un’associazione di consumatori ha fatto qualche calcolo sul quel che si delinea come un nuovo caso di risparmio “tradito”,  calcolando che la banca “ha bruciato fino ad oggi 1,5 miliardi di euro di risparmio dei 70mila soci con l’azzeramento del valore delle azioni, e al momento non si conosce il destino dei 213 milioni investiti dai piccoli risparmiatori in obbligazioni“. Peraltro lunedì fra le altre scadenze di fine anno cose è previsto il pagamento della cedola di uno dei “bond” emessi dall’istituto bancario barese. Chi e come lo pagherà non è dato saperlo al momento.

Il  presidente del Consiglio, Giuseppe Conte è tornato a parlare anche della crisi della Banca Popolare di Bari nel corso della consueta conferenza stampa di fine anno affermando che sono stati salvati i risparmi dei cittadini con n intervento dello Stato che “fa di necessità virtù per mettere in sicurezza il risparmio dei cittadini” aggiungendo “In prospettiva non escludiamo una soluzione di mercato“,   per il quale il Premier a proposito del futuro dell’istituto di credito, definisce l’intervento “non salvataggio, ma rafforzamento di un polo creditizio e finanziario“.

“Non ho interloquito con nessun vertice e non ho mai contattato i vertici amministrativi della Popolare di Bari”  ha continuato ancora il presidente del Consiglio “Questo dossier non nasce come un fungo, era una situazione monitorata” . riferendosi al giorno in cui è stato convocato il Consiglio dei ministri per affrontare la questione, “Banca d’Italia stava completando la procedura di commissariamento. Ero stato preavvertito. Avevamo i sportelli e i mercati aperti e non potevamo creare allarme. Sono stato omissivo, sono stato costretto a farlo e me ne assumo la responsabilità. Ma sapevo che la procedura si stava concretizzando“, ha spiegato Conte con riferimento alle sue dichiarazioni rilasciate da Bruxelles quel giorno prima della convocazione del Cdm. “Appena tornato a Roma, quando la procedura su Popolare di Bari si stava concretizzando ho subito convocato il consiglio dei ministri“.

A Napoli la Fondazione Banco Napoli trema pensando ai 23 milioni di euro in bond BPB che ha in bilancio, mentre a Bari i commissari staranno districandosi nel reticolo di legami e partecipazioni che, per esempio, ha portato la Banca Popolare di Bari a detenere, quote nella società di Arezzo dove la vecchia Popolare Etruria aveva collocato i suoi immobili. O nella Assicuratrice Milanese (9,5%) di Gianpiero Samorì. O in Vivibanca (9,9%). O a prendere in affitto per aprire una filiale della banca barese un immobile a Treviso  di proprietà della moglie di Massimo Bianconi, il manager che ha portato al “crac” della  Banca Marche, .

Andrebbe chiarito anche un passaggio legale non indifferente, e cioè la decisione assunta a metà novembre dei legali della Bari di ritirare la propria costituzione di parte civile, e quindi di rinunciare  in caso di condanna al risarcimento ) nel processo romano sul crac di Banca Tercas contro gli ex vertici Lino Nisii e Antonio Di Matteo. “È stata fatta una transazione“, dicono lapidariamente dallo studio legale Sisto di Bari al CORRIERE DELLA SERA, ma dimenticano che non sempre tale decisioni siano legali.

Va segnalata e ricordata ai lettori una nota dell’Agenzia delle Entrate che registrava il comportamento di  Luigi Jacobini, figlio primogenito dell’ ex-presidente Marco, dal 2011 fino a poche settimane fa vicedirettore generale dell’istituto e anche lui già sanzionato da Consob per come aveva trattato i risparmiatori, il quale risulta aver  compiuto due operazioni tre mesi fa, esattamente il 25 settembre 2019 quando ha creato un fondo patrimoniale dove ha messo tutti i suoi immobili (compresa la casa al mare a Mola di Bari) ed ha acceso un mutuo con la sua stessa banca per 680 mila euro mettendoci a garanzia un immobile dello stesso fondo !

Con il tempo si potrà capire se tutta questa attività dei due “rampolli” della Popolare di Bari sarà riuscita a proteggerli da eventuali sequestri . Tutto ciò non costituirà un problema per l’ultimo amministratore delegato pre-commissariamento, e cioè Vincenzo De Bustis anch’egli sotto inchiesta della Procura di Bari ed anche sanzionato dalla Consob, il quale non ha a suo nome neanche un mattone. Da esperto  “banchiere” di lungo corso …

 




Banche. Fitto: il centrodestra non insegua Saviano. O si è garantisti sempre, o si fa ridere

Con una dichiarazione Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e Riformisti, prende posizione sulle polemiche sul salvataggio delle quattro banche, ed in particolare della Banca Etruria (una delle banche salvate dal decreto) dove ricopriva un importante ruolo il padre Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, il cui padre è stato per anni un membro del Consiglio d’amministrazione ., ,

Schermata 2015-12-14 alle 02.59.41Il centrodestra farebbe molto male se seguisse la linea Saviano. Un conto è chiedere al Governo piena chiarezza, e contestare  gli errori  commessi dall’esecutivo  Renzi. Altro conto sarebbe buttarla sul giustizialismo verso la Boschi o chiunque altro. O si è garantisti sempre, o si fa ridere. Esattamente come fa ridere buona parte del Pd (spiace sottolinearlo), che oggi difende la Boschi, ma avrebbe crocifisso un eventuale ministro di un altro Governo , a parti invertite. E lo stesso Renzi (dal caso Cancellieri ad altri esempi), per molto meno, in passato ha chiesto dimissioni a raffica

Venendo invece alla sostanza del problema, che – temo – si ripeterà presto con altre banche, noi ribadiamo le nostre soluzioni liberali. Le proponemmo l’estate scorsa – ha aggiunto Fittoquando il Parlamento discusse di bail-in, e il Governo sbagliando ci disse no. Ora le ribadiamo con emendamenti in Commissione Bilancio, e vedremo se le cose andranno allo stesso modo”

La soluzione più ragionevole era e resta quella prospettata in origine (e accettata anche dall’Abi): ricorrere al Fondo interbancario di tutela dei depositi. Quindi, denaro privato, non pubblico. Ha fatto malissimo il Governo a subire il veto Ue. Nel presente e nel futuro – conclude Fitto –  non si chieda un solo euro ai cittadini-contribuenti. Non c’è alcuna ragione per cui la mala gestione di alcuni amministratori (verso i quali occorre assumere ogni iniziativa anche legale e giudiziaria) debba finire sulle spalle di tutti i contribuenti, sulla fiscalità generale e/o sulla spesa pubblica“.

Cosa c’entra Maria Elena Boschi?
Dal 2011 fino al commissariamento avvenuto nel febbraio del 2015 Pier Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena Boschi, è stato membro del Consiglio d’Amministrazione di Banca dell’Etruria e per otto mesi ne è stato anche vice-presidente, mentre suo fratello Emanuele Boschi ne è tuttora un dipendente. Il padre del ministro Boschi ha ricevuto una multa da 144mila euro da parte di Banca d’Italia per aver violato una serie di norme sulle comunicazioni e sulla trasparenza dell’attività finanziaria della banca, ma va ricordato, è stato estromesso dal CdA proprio dal Governo Renzi di cui fa parte sua figlia.