Elezioni Amministrative Taranto 2017: analisi sul confronto tv Baldassari-Melucci

ROMA – Abbiamo assistito questa sera al faccia a faccia televisivo fra i candidati Rinaldo Melucci (centrosinistra) e Stefania Baldassari (centrodestra)  moderato molto sapientemente dal collega Walter Baldacconi direttore dell’emittente televisiva Studio 100 di Taranto. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che entrambi i candidati prima delle elezioni hanno avuto rapporti professionali ed economici con la società editrice del nostro giornale e con le società ad essa collegate, puntualmente fatturati, quindi abbiamo ascoltato ed osservato il confronto, in assoluta par condicio e neutralità che ci consente di essere assolutamente equidistanti da entrambi, non avendo ricevuto dagli stessi e dalle loro coalizioni neanche un centesimo di euro di pubblicità elettorale . Com’ è doveroso e giusto che sia.

Abbiamo anche monitorato i social network, e non solo le pagine Facebook di entrambi i candidati, ma anche i gruppi collegati al nostro giornale che ci consentono ogni giorno di recapitare ai membri dei vari gruppi di cui siamo gestori, amministratori, moderatori, che contano circa 180mila  contatti e notifiche di lettura per ogni articolo al giorno che pubblichiamo, e quindi abbiamo una panoramica che nessun’altro media in Puglia può contare. Fino a prova contraria.

Il dato finale che emerge è che questo primo confronto è stato vinto “mediaticamente” senz’alcun dubbio dal candidato del centro sinistra Rinaldo Melucci il quale ha dimostrato di essere molto più concreto, preciso e chiaro nell’esposizione del suo programma. mentre la rivale Stefania Baldassari ha dimostrato di non poter fare a meno di leggere gli appunti e le schede che aveva con se, a conferma di una modesta preparazione politica ed assoluta inesperienza dinnanzi alle telecamere, circostanza che era emersa più volte in precedenza.

La Baldassari ha sciorinato una lunga file di inesattezze  sostenendo che la sua lista civica “è stata la più suffragata” all’interno della sua coalizione, dimostrando in realtà di non conoscere neanche i numeri del risultato elettorale , o ancora peggio di non conoscere come funzioni il sistema elettorale .

Ma non è così come il nostro “check-facting” può dimostrare.

Infatti, la Lista Baldassari è stata superata dalla finta lista civica Forza Taranto, che in realtà era la lista di Forza Italia com e i colori del logo ed i candidati confermano facilmente . Basta infatti fare qualche ricerca in rete per reperire un articolo pubblicato il 9 marzo scorso dal  giornale QUOTIDIANO DI PUGLIA, che annunciava l’avvenuta raccolta di 115 firme per sostenere la candidatura a sindaco della direttrice della Casa circondariale di Taranto.

L’iniziativa è stata sostenuta dall’avvocato Enzo Sapia e dal dottor Vincenzo Scialpi  – scriveva il QUOTIDIANO il 9 marzo  – attraverso una «lettera di sostegno» a seguito “della recente “dichiarazione d’intenti” della dottoressa Stefania Baldassari comparsa sulla stampa con la quale affermava di essere disponibile a mettersi al servizio della sua città”. Scialpi e Sapia (entrambi candidati nella lista di Forza Italia – n.d.r. ) si fecero promotori, solo in «48 ore», di ricavare le firme per una “lettera aperta” di sostegno civico alla candidatura della direttrice, affinché cominci «immediatamente il suo percorso di impegno per “progettare” e “ricostruire” una realtà cittadina – scrivono i due – che attualmente ci vede agli ultimi posti in tutti le graduatorie riguardanti gli indici di vivibilità“.

Nella lettera inviata anche alla alla stampa, l’iniziativa veniva presentata comefortemente voluta nei mesi scorsi dal coordinatore provinciale di Forza Italia, Michele Di Fonzo, che chiese un contributo alle associazioni, ai movimenti e ai cittadini per stilare un programma da suggerire al prossimo sindaco.  Non si riesce a capire quindi come possa fare oggi la Baldassari a sostenere che i partiti non contino nulla nella sua candidatura. La candidata del centrodestra, peraltro dimostra di non conoscere neanche i risultati elettorali (o finge).

da sinistra Angelo Lorusso (ex portaborse dell’ assessore regionale Nardoni – SEL Vendola) , il coordinatore provinciale di Forza Italia Michele Di Fonzo (con occhiali scusi) e l’on. Gianfranco Chiarelli (Direzione Italia-Fitto) accanto alla Baldassari. E questa sarebbe la coalizione dei cittadini …? Una lista civica …?

Infatti il 1° partito per consensi nella sua coalizione è stato proprio Forza Taranto (cioè Forza Italia ) che ha ricevuto 5.949 voti di preferenza (leggi QUI)   pari al 6,74 nella coalizione, superando la Lista Baldassari che ha raccolto  4.790 voti di preferenza (cioè 1.200 voti in meno di Forza Italia-Taranto) equivalenti ad appena il 5,42 %.  Infatti qualora la Baldassari dovesse perdere il ballottaggio con Melucci, la sua  Lista Baldassari, otterrebbe soltanto 1 seggio che andrebbe al più votato cioè   Marco Nilo (570 voti di preferenza),  mentre  Forza Taranto, conquisterebbe  2 seggi : Giampaolo Vietri (811) e Cosimo Ciraci (687). Quindi la candidata sindaca del centrodestra ha detto più di qualcosa di contrario al vero.

La guerra dei “nervi”

La Baldassari ha perso anche la “guerra dei nervi” davanti ad un cinico, chiaro, sereno e tranquillo Melucci, che le ha ricordato dinnanzi alle accuse mosse dall’avversaria nei confronti del PD (a cui notoriamente Melucci non è iscritto e tesserato n.d.a.) , che non pochi  consiglieri della maggioranza ed assessori della giunta di centrosinistra uscente guidata da Ippazio Stefàno, come Filippo Illiano , Giovanni Guttagliere, Alfredo Spalluto in realtà si sono ricandidati nella coalizione di centrodestra. Come non trova alcun riscontro la sua dichiarazioneper il mio programma abbiamo usato una piattaforma come i grillini”. Peccato che questa piattaforma nessuno l’abbia mai vista ! Ma esiste ? Chissà se in un prossimo confronto la Baldassari ce lo vorrà far vedere….

Così come di poco effetto le accuse nei confronti dell’ avversario Melucci, di presunte responsabilità  del PD nella gestione della vicenda ILVA con i vari decreti dei Governi che si sono succeduti, dimenticando che sono stati proprio quei decreti a salvare l’ occupazione di 14.000 dipendenti dell’ ILVA di Taranto più i 4.000 dell’indotto ed appalto. Per ironia della sorte proprio oggi è stato firmato al Ministero dello Sviluppo Economico l’accordo di cessione dello stabilimento siderurgico tarantino ad una cordata guidata (all’85%)  dal colosso Arcelor Mittal, multinazionale n° 1 al mondo per la produzione dell’acciaio.

Il dissesto finanziario di Taranto

Altra manifestazione di insicurezza e di arroganza, la rabbia manifestata dalla Baldassari quando le è stata  ricordata da Melucci la vicenda del dissesto finanziario del Comune di Taranto con un crack di oltre 900 milioni di euro, , guidata dalla Sindaca Rossana Di Bello (Forza Italia) , dimenticando, omettendo (o ignorando ?) che il Comune di Taranto, di fatto non è ancora uscito definitivamente dalla procedura di dissesto, e che nei primi 5 anni della successiva giunta di centrosinistra il Comune di Taranto guidato da Ippazio Stefàno non aveva i soldi neanche per pagare le bollette delle luce, grazie alla precedente malagestione Di Bello-Tucci, quindi a doppia firma Forza Italia-UdC .

Purtroppo il convegno“ll dissesto finanziario degli enti locali. Il caso del Comune di Taranto nel corso del quale la Baldassari avrebbe potuto informarsi meglio… si terrà  il  prossimo 27 giugno 2017, presso la Cittadella delle imprese  (Sala Resta) alla CCIAA di Taranto, esattamente  48ore dopo il ballottaggio.

La Baldassari ha sbagliato quindi i contenuti (probabilmente a causa della mancanza di uno staff adeguato a tal uopo) , i toni aggressivi ed in alcuni casi arroganti come quando ha detto “io sto raccontando la verità”, come se fosse il verbo o la Cassazione. Altro aspetto imbarazzante della Baldassari è il suo modo di argomentare. Si rivolge ai cittadini, parla di “insieme” ma dice sempre “io“. “Io ho fatto questo..“. “Io ho fatto quello…“. “Io dico la verità…“. “Io dirigo un carcere…“. Ciliegina sulla torta “non entro nei contenuti, ho raccontato ai cittadini come parlo io“…”io racconto la verità“.  Evidentemente alla Baldassari non hanno consigliato di usare qualche volta…la parola “noi“. Che “insieme” può essere ripetere sempre  “io ” ?

Melucci ha vinto perchè

Il candidato del centrosinistra ha prevalso in questo dibattito televisivo, dimostrando più “self-control”, più preparazione tecnica, le idee molto chiare ed un programma “tecnico” piuttosto che degli annunci ad effetto. Ha saputo non reagire alle continue provocazioni della Baldassari, che ama molto più la comunicazione gridata. Melucci ha ricordato che “i cittadini di Taranto non sono solo il 20% che ha votato per la Baldassari“, ma anche “tutti coloro che hanno il diritto di parola e di voto” .

Melucci ha saputo ricordare alla Baldassari che il PD è stato “il partito più votato e senza camuffare simboli di partito” ed il secondo Forza Italia sotto le mentite spoglie “civiche” di Forza Taranto, aggiungendo “non capisco che risultati elettorali le hanno fatto vedere !“, spiegandole in un passaggio sul Porto di Taranto, che l’ “Autorità Portuale dipende dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e non dal Comune di Taranto“, e parlando di turismo ha ricordato che il traffico passeggeri sinora arrivato in porto con le navi della Thomson , è “un’iniziativa privata e non del Comune”.

Melucci ha dimostrato secondo noi ma anche secondo le opinioni cicolanti in rete, di avere idee molto chiare sulla “squadra” da comporre, che “dovranno esprimete profili di competenza, e riprogrammare la Città di Taranto con managers di alto livello, come hanno fatto a Matera“. Incisiva la stoccata finale del candidato sindaco del centrosinistra. che auspica “la massima trasparenza sui fondi elettorali” sulla quale la  Baldassari non ha saputo neanche rispondere.

Il cattivo “gusto” dell’ editore di Studio 100

Abbiamo trovato in conclusione di cattivo gusto, stile ed opportunità, la messa in onda nelle pause del confronto televisivo, dello spot pubblicitario (quindi a pagamento) della Baldassari  . Una presenza controproducente e peraltro costosa., che genera qualche dubbio sulla provenienza dei fondi elettorali, come ha ricordato il candidato sindaco Rinaldo Melucci nel corso del dibattito. 

Ma in questo caso la colpa non è soltanto del committente pubblicitario (la Baldassari) ma di Gaspare Cardamone editore di Studio 100, emittente televisiva che si regge in piedi grazie esclusivamente al sacrificio dei giornalisti e lavoratori che non vengono pagati da mesi. Un editore e venditore pubblicitario che notoriamente non conosce la parola “etica“. Figuriamoci il buon gusto…




Ecco chi sono i commercianti e l’imprenditore rinviato a giudizio per “favoreggiamento” ai mafiosi dell’inchiesta “Alias”.

CdG D Oronzo_De VitisNotificati gli avvisi di conclusione delle indagini , ex- art. 415 bis agli esponenti della criminalità organizzata tarantina che lo scorso anno vennero coinvolti ed arrestati nell’ operazione “Alias” condotta dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Lecce . Coinvolti nell’inchiesta “boss” della malavita come Orlando D’Oronzo  e Nicola De Vitis ,  elementi di spicco della malavita che controllano tutte le attività illegali a Taranto e provincia, nonostante si trovassero in soggiorno obbligato in Sardegna e nel Veneto .

CdG LordE’ stato  grazie alle intercettazioni telefoniche che gli investigatori della Questura di Taranto diretti dal dottor Roberto Giuseppe Pititto sono riusciti ad identificare gli appartenenti all’ organizzazione di stampo mafioso che imponeva il “pizzo” a imprenditori e commercianti della città. L’ operazione è quella che ha portato in carcere anche l’imprenditore-politicante (del Nuovo PSI)  Fabrizio Pomes, finito arrestato in carcere insieme agli altri .

L’avviso di garanzia è stato notificato anche a tre noti imprenditori della città, fra cui Giovanni Geri  titolare del noto negozio di abbigliamento  “Lord ” presidente della Federmoda-Confcommercio di Taranto  che recentemente è stato sottoposto a dei controlli fiscali da parte della Guardia di Finanza durati tre settimane,  ed a Giovanni Perrone membro della famiglia Perrone proprietaria della “Ferramenta Perrone”, famiglia di cui fa parte Angelo Perrone,   a cui la Confcommercio di Taranto aveva affidato  la Presidenza della categoria “ferramenta & bricolage” .

CdG procu Motta DDA LecceSia Geri che Perrone,  sono stati accusati di favoreggiamento all’organizzazione mafiosa, reato punito con la reclusione fino a quattro anni. Il terzo rinviato a giudizio è un imprenditore, Vladimiro Viola titolare della ditta della ditta F.lli Viola. Non sbagliavamo quindi quando a suo tempo (leggi QUI) raccontavamo le pesanti accuse mosse dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Lecce dr. Cataldo Motta il quale aveva accusato pubblicamente , in occasione della conferenza stampa per l’ “operazione Alias“, commercianti, imprenditori e politici tarantini, per non aver collaborato alle indagini  svolte dagli investigatori della Polizia di Stato.

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Accuse non infondate quindi quelle degli investigatori della Polizia di Stato, che hanno infatti indotto il pubblico ministero dr. Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia  presso la Procura della Repubblica di Lecce –  a richiedere il processo anche per i tre commercianti rinviati a giudizio.

Schermata 2015-03-16 alle 19.18.17Per  accuse del dr. Motta, e da noi quindi solo riferite,  qualcuno ha pensato di denunciarci per cercare di metterci a tacere, ma inutilmente ! Questi “faccendieri” non hanno ancora capito che alla fine la verità viene sempre a galla, e non basta organizzare dei convegni ed invitare qualche ufficiale delle forze dell’ ordine tarantine, per poter parlare a pieno titolo di legalità.

Questo l’elenco dei destinatari (oltre i 3 commercianti) dei provvedimenti cautelari, a carico dei quali è stata richiesto dalla Procura della Repubblica di Taranto il processo:

Cosimo Appeso, 41anni; Egidio Bianchi, 44 anni; Calogero Bonsignore, 52anni; Raffaele Brunetti, 62anni; Christian Buzzacchino, 27anni; Cosimo Buzzacchino, 55anni; Sergio Cagali, 60anni; Pietro Cetera, 46anni ; Giuseppe D’Andria, 51anni; Francesco D’Angela, 28anni; Orlando D’Oronzo, 56anni; Michele De Vitis, 55anni; Nicola De Vitis, quarantasei; Andrea Di Carlo, 34anni; Gianpiero Di Carlo, 35anni; Gaetano Diodato, 45anni ; Davide Forti, 35anni; Graziano Forti, 42anni; Mahmoud Gabsi, 29anni; Pasquale Giannotta, 41anni; Francesco Lattarulo, 34anni; Carmelo Lazzari, 42anni; Francesco Leone, 28anni; Pietro Leone ; Tommaso Lugiano 60anni ; Fabio Marcucci 36anni ; Leo Mollica 52anni; Fabio Murianni, 34anni; Michele Natale 36anni; Polo Bladimir Josè Oduver, 38anni; Giovanni Peluso, 53anni; Angelo Pizzoleo, 39anni; Vincenzo Fabrizio Pomes, 48anni; Fabio Raimondi, 35anni; Gaetano Ricciardi 41anni; Moreno Rigodanzo, 36anni; Roberto Ruggieri, 51anni; Massimiliano Salamina, 44anni; Giorgio Saponaro, 32anni; Francesco Scarci, 52anni; Salvatore Scarcia, 47anni; Manuel Soru, 33anni; Sandro Soru 32anni; Riccardo Vallin, 42anni; Giuseppe Zacometti, 44anni; Gaetano Ziccardi, 29anni; Vincenzo Basile 43anni; Angelo Di Carlo, 45anni; Cosimo D’Oronzo, 36anni.

Il collegio dei legali difensori è composto, tra gli altri, dagli avvocati Angelo Casa, Fabio Nicola CervelleraLuigi DanucciSalvatore MaggioAntonio Mancaniello,Franz PesareEnzo Sapia,  Gaetano Vitale,  del foro di Taranto.