Urla e insulti a Canale 5 da Barbara D’Urso. Lo squallido ritorno di Giancarlo Cito in tv

L’ex sindaco tarantino Giancarlo Cito, il giornalista Pierluigi Diaco e l’onorevole Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) hanno avuto domenica scontro uno scontro in diretta televisiva nel programma Domenica live, la trasmissione di Canale 5 condotta da Barbara D’Urso. in cui  parlava dei vitalizi aboliti dalla Camera per i parlamentari soggetti a condanna definitiva e Cito è uno di loro, essendo stato condannato  dalla Corte di Cassazione dopo essere stato accusato e processato per avere chiesto tangenti per la realizzazione del porticciolo turistico in località San Vito. acceso lo scontro con fra Cito e Pierluigi Diaco il quale ha accusato l’ex deputato di Taranto per dei reati inesistenti (per i quali è stata chiesta la revisione processuale) e che  peraltro, come ha ricordato in trasmissione il nostro bravo collega ed amico Paolo Liguori  non erano applicabili all’epoca dei fatti. Per la vicenda del porticciolo, nella quale erano coinvolti anche un dirigente comunale, un imprenditore e due architetti, Cito avrebbe ottenuto una mazzetta, mascherata da contratti pubblicitari stipulati con l’emittente televisiva Super 7, di 120 milioni di lire dal portavoce della Dirav, la multinazionale liberiana interessata al progetto del porto turistico.

 

 

 L’ex primo cittadino ed ex deputato, fondatore del movimento AT6-Lega d’Azione meridionale, ha già scontato   una condanna illegittima quattro anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa reato per cui era condannato in via definitiva a 5 anni e mezzo di reclusione per tangenti ricevute in cambio del rinnovo dell’appalto biennale a una ditta di traslochi. Nel gennaio 2014 la Corte di Cassazione ha assolto definitivamente l’ex sindaco ed onorevole Giancarlo Cito confermando la sentenza della corte d’appello di Taranto che nel 2011 ( presieduta dal giudice Rosa Patrizia Sinisi)  lo aveva scagionato dall’accusa di corruzione e falso ideologico. La suprema corte ha rigettato il ricorso presentato dalla procura generale. In primo grado Cito era stato condannato a due anni e mezzo di reclusione perché ritenuto colpevole di aver intascato tangenti da un imprenditore per l’autorizzazione a edificare edicole funerarie nel cimitero comunale di San Brunone. Ad accusare l’allora sindaco e parte della sua giunta furono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gianfranco Modeo il quale riferì che la ditta Guarino aveva sborsato tangenti per circa cento milioni di lire per accaparrarsi i lavori cimiteriali. L’episodio della presunta corruzione risale al periodo tra il 1993 e 1996. Ma la Cassazione ha cancellato del tutto quelle accuse.

Nello stesso processo furono condannati anche l’ex vicesindaco di Cito, Gaetano De Cosmo (ora deceduto) l’ex assessore ai lavori pubblici del comune di Taranto, Domenico Notaristefano, l’imprenditore Antonio Guarino titolare dell’omonima ditta di marmi operante nel cimitero e l’ex boss della mala tarantina, Riccardo Modeo. L’ex sindaco di Taranto cittadino è stato difeso dall’avvocato Fausto Soggia mentre l’avvocato  Maria Letizia Serra ha difeso Modeo e Guarino .

Cito, che era in collegamento da Taranto, durante il programma ha attaccato duramente sia Diaco sia la Meloni. “Ignorante, mettetegli la museruola“, ha urlato a Diaco mentre la Meloni gli ha ricordato che l’abolizione dei vitalizi “non è un’opinione, ma la risposta dalla legge“. “Cito non è stato assolto dall’accusa di mafia“, ha incalzato Diaco contestandogli il modo con cui ha amministrato Taranto quando era sindaco. L’ex deputato si è quindi rivolto a quanti lo attaccavano ed accusavano in collegamento definendoli “animali“. Cito è stato sindaco di Taranto negli anni Novanta con la lista civica di destra AT6, dal nome della sua emittente televisiva. In seguito è stato eletto deputato a Taranto con la stessa lista per una sola legislatura. L’abolizione del vitalizio per Giancarlo Cito e altri parlamentari nella stessa condizione di condanna definitiva risale ai mesi scorsi