Al via l’appello per l’omicidio di Sara Scazzi

Sabrina Misseri in carcere da più di quattro, oggi ha 28 anni, vive con la prospettiva di passare la sua vita in carcere portando sulle spalle il peso non indifferente di una condanna all’ergastolo. Sua madre Cosima Serrano ha 59anni, ed è arrivata nella stessa cella della figlia pochi mesi dopo.

Entrambe dopo un processo durato 14 mesi con le telecamere addosso, hanno conosciuto paure, timori, sofferenze sulla loro pelle,  sono ritenute le presunte colpevoli dell’omicidio di Sarah Scazzi, la ragazza quindicenne di Avetrana – cugina di Sabrina e dunque nipote di Cosima – scomparsa il 26 agosto 2010, e secondo l’accusa strangolata nella casa  dei Misseri  lo stesso giorno,  ed i cui resti del corpo vennero trovati  la notte tra il 6 e il 7 ottobre in un pozzo, sono state condannate all’ergastolo il 20 aprile 2013 dalla Corte di Assise di Taranto .

Le porte del Tribunale  si riapriranno a Taranto venerdì  14 novembre,  per il processo d’appello in un aula di giustizia all’interno della quale potrà entrare ad oggi ancora libero,  il sessantenne Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, colui che in tutti questi anni ha calamitato l’attenzione del caso Scazzi. In primo grado la Corte di Assise di Taranto lo ha condannato ad otto anni di reclusione ritenendolo colpevole di concorso in soppressione di cadavere.

Michele Misseri  confessò il delitto e fece ritrovare i resti di Sarah, ma alcuni giorni dopo indicò sua figlia come corresponsabile , o meglio in realtà, come la vera responsabile dell’omicidio della povera ragazza. Messeri che non ha mai tirato in ballo la moglie, sin dalla fine del 2011 ha ripetutamente provato ad assumersi tutte le responsabilità dell’omicidio adducendo le motivazioni più varie che però non hanno mai convinto la Procura e tantomeno la Corte di Assise.

Misseri è sicuramente al “centro” dell’inchiesta e del processo, nonostante il processo di primo grado abbia visto la condanna di nove imputati, tutti accusati di reati diversi che hanno presentato ricorso in appello.

La Corte di assise di appello dovrà dichiarare l’estinzione del reato per un imputato cioè Cosimo Cosma, nipote di Michele Misseri, che il 7 aprile scorso è deceduto per una grave malattia,  al quale in primo grado erano stati inflitti sei anni per concorso in soppressione di cadavere.

Gli altri imputati che proveranno a far valere le loro ragioni  dinanzi ai giudici di appello sono Carmine Misseri, fratello di Michele (anche lui condannato a sei anni per concorso in soppressione di cadavere); Vito Russo jr ex avvocato difensore di Sabrina, , al quale vennero inflitti due anni per favoreggiamento personale; e infine altri tre condannati per favoreggiamento, e cioè Giuseppe Nigro (un anno e quattro mesi), Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano (un anno di reclusione ciascuno).

In aula probabilmente saranno presente i famigliari di Sarah, come la madre Concetta Serrano, i cui sguardi potrebbero di nuovo incrociarsi con quelli di sua sorella Cosima e di sua nipote Sabrina. Entrambe hanno sempre respinto ogni accusa a loro carico , ed in particolare Sabrina la quale non ha mai smesso di cercare di fugare da sè l’accusa di aver nutrito gelosia per la cugina Sarah, invaghitasi come lei di un giovane del paese, Ivano Russo, e per questo motivo di averla uccisa in un gesto di follia.

La Suprema Corte di Cassazione lo scorso 27 giugno  ha rigettato una ulteriore istanza dei legali di Sabrina di concessione degli arresti domiciliari. I  giudici nelle motivazioni  hanno scritto  che Sabrina “ha una personalità portatrice di accentuata pericolosità e propensione a delitti” , oltre ad una “propensione ad ostacolare l’accertamento della verità“.