Regione Puglia rivede e taglia i costi per le plafoniere d’oro della nuova sede

ROMA – L’intervento della Corte dei Conti e la figuraccia fatta dalla dirigente Barbara Valenzano  capo dipartimento infrastrutture e lavori pubblici  della Regione Puglia, al programma “Non è l’ Arena” di Massimo Gilletti (La7)  per provare invano a rispondere alle domande relative soprattutto alla spesa da oltre un milione di euro fatta dalla Regione per acquistare 1.600 plafoniere dal costo di 632 euro a pezzo, hanno indotto la Regione a rivedere le proprie spese “folli”, dopo l’apertura di un’inchiesta della magistratura contabile sulle cosiddette “plafoniere d’oro” previste in primo momento per l’imponente nuova sede del Consiglio Regionale Pugliese in via Gentile a Bari

 

 

Oltre all’intervento provvidenziale della trasmissione televisiva, sono arrivati anche degli esposti presentati dal Movimento Cinque Stelle, che hanno fatto scaturire una seconda inchiesta avviata dalla Procura di Bari ordinaria. Le indagini sono condotte dal pm Savina Toscani. Recentemente la Guardia di Finanza di Bari ha acquisito altri documenti riguardanti impianti di illuminazione e compensi professionali.

La sezione Lavori pubblici della Regione Puglia ha cercato di salvare evidenti responsabilità, procedendo ad un taglio drastico delle spese iniziali preventivate,  con una versione riveduta e corretta del progetto,  che ha portato a una conseguente archiviazione dell’indagine. Grazie l’annullamento degli atti ed impegni di spesa iniziali, ed a seguito anche all’elaborazione di nuovi documenti della Direzione lavori su espressa richiesta del Responsabile unico del procedimento (Rup), il costo come per incanto è stato praticamente dimezzato: il danno erariale inizialmente individuato dagli inquirenti  in circa 600 mila euro  è stato dimezzato.  Ed il fascicolo della procura regionale della Corte dei Conti potrebbe essere archiviato in tempi brevi.

In ogni caso, gli accertamenti diretti dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmela de Gennaro, si sono rivelati decisivi per sventare un consistente spreco di risorse pubbliche. Un fiume di denaro incanalato verso l’acquisto di 1.703 plafoniere al costo di 632 euro ciascuna. A distanza di pochi mesi dall’avvio delle indagini, però, c’è stata l’improvvisa inversione di rotta. Che è documentata in una relazione della guardia di finanza trasmessa alla Procura della Corte dei Conti, pagine che segnano una svolta nell’inchiesta e preludono a una rapida conclusione.

I militari del nucleo anticorruzione della Guardia di Finanza, ai quali sono state affidate le indagini dal procuratore de Gennaro, il 21 marzo  scorso sono ritornati negli uffici della Regione Puglia acquisendo le carte per accertare gli sviluppi della vicenda plafoniere. La sezione Lavori pubblici ha rilevato incongruenze in alcuni atti contabili e il RUP, cioè il responsabile unico del procedimento ha chiesto alla Direzione lavori di procedere all’annullamento e all’elaborazione di nuovi documenti per la successiva approvazione.

Per quanto riguarda le plafoniere, le novità sono tutt’altro che indifferenti: infatti è stato fissato il prezzo di 308,21 euro per ciascuna delle 1.709 lampade al posto del costo esorbitante di 637,11 euro l’una per 1.703 luci. Così facendo l’impegno di spesa per la Regione Puglia si è quasi dimezzato, passando da poco più di un milione (per la precisione 1.084.988,33) a 526.730,89 euro con un risparmio di 558.267,44 euro, soldi pubblici che fino a poco tempo fa erano destinati all’ acquisto di plafoniere di lusso, ritenute evidentemente necessarie per illuminare a dovere la nuova casa delle istituzioni pugliesi.

I sogni di “grandezza” alla barese sono stati accantonati con una immediata retromarcia, che è bene ricordare, è avvenuta solo e soltanto successivamente all’avvio delle indagini. Di fatto l’unico soggetto che potrebbe restare danneggiato economicamente è l’impresa Guastamacchia, che ha eseguito i lavori, in quanto i soldi già versati potrebbero essere infatti recuperati sulle somme ancora dovute, e dall’azienda non sono giunte obiezioni.

 




Regione Puglia: la legalità questa sconosciuta…

di Antonello de Gennaro

La Regione Puglia, come tutti gli enti regionali in Italia, è dotata al proprio interno di un servizio di avvocatura che fornisce all’ente regione, i propri pareri legali e l’assistenza in sede di giudizio, ma ciò nonostante,  a Bari da alcuni anni il Consiglio regionale pugliese, ha “appaltato” all’esterno consulenze legali e fiscali unendole a delle attività di formazione. Ma secondo il Consiglio di Stato, la Regione Puglia ha premiato una società priva dei requisiti nonostante una sentenza del Tar di Bari avesse già sentenziato il mancato possesso dei requisiti da parte del vincitore, ma la Presidenza del Consiglio Regionale di Puglia  ha persino prorogato l’incarico illegittimo.

Il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso presentato da Tls Associazione Professionale di Avvocati e Commercialisti, in rappresentanza di  un raggruppamento temporaneo di imprese di Palermo,  Rti Fleurs International S.r.l. ,  nell’udienza pubblica dello scorso 25 ottobre 2018 con relatore il Cons. Giuseppina Luciana Barreca  ha emesso solo un dispositivo di sentenza stabilendo che la CLES – Centro di Ricerche e Studi Sui Problemi del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo S.r.l., di Roma non aveva i requisiti per partecipare all’appalto quadriennale da 1,1 milioni (fondi europei) lanciato a dicembre 2017.
Il ricorso del  raggruppamento temporaneo di imprese di Palermo si è reso necessario anche in virtù del rifiuto più volte opposto dalla Regione Puglia ai ricorrenti, di avere accesso agli atti amministrativi dell’appalto in questione.
Sentenza Consiglio di Stato
I giudici di Palazzo Spada hanno anche respinto l’appello incidentale presentato dagli avvocati della CLES srl  per l’annullamento e/o la riforma della sentenza del Tar Puglia-Bari, sez. III, n. 858/2018 depositata in data 8.06.2018 e non notificata. Secondo la sentenza del Tar di Bari dello scorso giugno, la società CLES  che svolgeva lo stesso servizio per il Consiglio Regionale già dal 2015 e in passato ha più volte lavorato per la Regione Puglia  risulta essere iscritta alla Camera di commercio esclusivamente per compiere  “ricerca e sviluppo in campo economico e sociale“, e quindi non per fornire servizi legali e fiscali.
Peraltro in un precedente bando dello stesso Consiglio regionale pugliese , la società CLES si era presentata utilizzando in avvalimento le prestazioni di due avvocati.  L’istituto dell’avvalimento nell’ambito di sistemi di attestazione o di sistemi di qualificazione è regolato dall’art. 89, comma 2°, del nuovo codice dei contratti pubblici, che recepisce i principi stabiliti dall’art. 52, direttiva 2004/18 e dall’art. 53, direttiva 2004/17.

Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato

La sentenza del Tar Bari in questione aveva però  sancito che nemmeno il raggruppamento temporaneo di imprese di Palermo, aveva presentato ricorso possedeva i requisiti per la partecipazione all’appalto a favore della sezione amministrazione, e che quindi il Consiglio regionale pugliese avrebbe dovuto procedere alla ripetizione della gara. Ma gli uffici del Consiglio Regionale non hanno rispettato questa sentenza  e per ben tre volte (gennaio, marzo ed agosto 2018), hanno prorogato  l’appalto scaduto alla CLES.
A seguito della decisione del Consiglio di Stato, che ha superato la sentenza di primo grado ed accolto il nuovo ricorso del raggruppamento parlermitano,  il ricorso della CLES è stato rigettato . E quindi  il contratto dovrà essere affidato ai siciliani.
Il bando del Consiglio regionale in questione aveva un oggetto a dir poco irrituale: “Non si tratterà di tradizionale formazione di stampo corsuale, ma di vera e propria formazione in affiancamento, ovvero da realizzarsi perlopiù nella medesima fase operativa rispetto alla quale il fornitore prescelto verrà chiamato ad erogare il proprio supporto tecnico-legale-fiscale“. In pratica il compito per cui viene pagato lo stipendio al personale della società, è quello di affiancare i dipendenti della sezione Amministrazione e contabilità della Regione Puglia per espletare le gare d’appalto, cioè , fornendo loro su richiesta persino pareri legali e fiscali. In pratica l’attività per quale è proposto il servizio dell’ avvocatura regionale, che per ironia della sorte è stata chiamata a difendere il Consiglio Regionale pugliese davanti al massimo organo della giustizia amministrativa.

Nel frattempo mentre nelle aule di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato si svolgeva il contenzioso sull’appalto per la consulenza relativa agli appalti,  il Consiglio Regionale di Puglia  a marzo ne ha affidato un altro per altri 1,1 milioni di euro, praticamente fotocopia, sempre per la fornitura di “servizi legali di assistenza e consulenza tecnico-giuridica e di servizi formativi sul piano della legalità e della correttezza dell’attività amministrativa”, per altri quattro anni . La procedura ha visto partecipare un unico soggetto, poi dichiarato “vincitore”.

La società CLES di Roma è presieduta da un economista Alessandro Ferdinando Leon, nato negli Usa il quale insegna all’ Università di Roma Tre. Amministratore Unico è Daniela Pieri. e come potete leggere da quanto si legge dal loro sito internet, svolge attività ben diverse dal fornire assistenza legale e fiscale. Doveroso a questo punto porsi alcune domande : chi “protegge” la società romana ? E sopratutto, perchè spendere tutti questi soldi quando esiste un servizio di avvocatura regionale ?

Inutile dirvi che abbiamo contattato questa mattina la segreteria di Presidenza del Consiglio Regionale Pugliese, per avere un commento da parte del Presidente Loizzo, dopo aver cercato inutilmente di parlare con il Servizio Stampa  (tutti assenti e telefoni che squillano a vuoto) . Chissà che presto anche per questo servizio arriverà qualche società di consulenza esterna, visto che lascia molto a desiderare, nonostante i responsabili vengono “profumatamente” retribuiti con denaro pubblico, e parlare con la Regione Puglia è pressochè impossibile !




Emiliano: “non ritirerò il ricorso anche se me lo dovesse chiedere il Consiglio regionale”. E questo sarebbe un “democratico” ?

ROMA – “Io non ritirerò mai un ricorso – ha detto Emiliano parlando con i cronisti della seduta del Consiglio regionale in programma  domani per decidere il ritiro del ricorso contro il Dpcm ambientale sull’Ilva – mettendo a rischio la salute dei tarantini anche se me lo dovesse chiedere il Consiglio regionale. Non è sufficiente, perché ho una delibera ben più importante, quella che approva le linee programmatiche, che è stata approvata dagli stessi consiglieri, alla quale rimarrò fedele sempre fino a che sarò presidente“. Queste le dichiarazioni sicuramente poco “democratiche”  del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Domani dovrebbero essere proposti gli ordini del giorno dei consiglieri di Sinistra italiana e di Forza Italia, con cui si chiede che la Regione ritiri il ricorso presentato contro il decreto del preside del Consiglio che contiene il Piano ambientale dell’Ilva. Il ricorso è stato presentato anche dal Comune di Taranto. Anche su questo punto, il presidente della Regione Puglia  ha convocato un vertice di maggioranza.”Siamo abituati – ha detto Emilianoa dettare le regole al Comune e alla Regione. Questa è la prima volta in cui la Regione e il Comune, anziché farsi dettare le regole dall’Ilva, pretendono di far rispettare le leggi all’Ilva” concludendo  “E quindi tenteranno di portare probabilmente l’offensiva anche dentro il Consiglio regionale. Ma questo non cambia nulla“.

In realtà se i componenti del Consiglio regionale volessero dimostrare di essere dei veri politici invece di “politicanti” interessati ad una poltrona ed uno stipendio sicuro, potrebbero dimostrare facilmente  domani sfiduciando la maggioranza che supporta ( o “sopporta”) il presidente più arrogante, saccente e presuntuoso della storia della Regione Puglia.

La follia arrogante di Emiliano è tale  dal dichiarare “Stiamo mettendo a punto, con il Comune di Taranto, l’Accordo di programma e se Gentiloni ci convocherà gli spiegheremo quali sono le linee generali“, ha detto il presidente della Regione Puglia, dimenticando che nei giorni scorsi il Governo rappresentato dal Ministro Carlo Calenda  ha inviato agli enti locali una bozza di Protocollo di intesa per venire incontro alle loro richieste, che contiene una scadenza ormai prossima.

La Regione Puglia ed il Comune di Taranto irresponsabilmente vanno per la loro strada e  stanno lavorando (con quale competenza non è dato saperlo) a una controproposta che vorrebbero avesse la forma dell’Accordo di programma che, ritengono, è giuridicamente più vincolante.




La strategia di Emiliano sull’ ILVA: mediazione politica ? No: il ricatto

ROMA“Il presidente del Consiglio ha un mezzo fondamentale per chiudere il ricorso: modificare il Dpcm nel senso auspicato da Regione e Comune di Taranto”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine di una conferenza stampa sul potenziamento del personale Arpa a Taranto. “Appena il presidente del Consiglio firma un’altra edizione del Dpcm, il vecchio decade e decade l’impugnazione”, ha spiegato il Governatore che come sempre cerca attenzione mediatica sulla sua persona.

“Siamo convinti che la diretta assunzione della questione in capo al presidente del Consiglio dei ministri sia una buona notizia. Ho fiducia – ha aggiunto – nel presidente del Consiglio dei ministri e sono convinto che egli sia portatore di una terzietà rispetto alle vicende dell’acquisto dell’Ilva” dimenticando che un Consiglio dei Ministri non puà rimangiarsi un proprio decreto solo per uno squallido ricatto più che politico, lo definiremmo “levantino”. La strategia di Emiliano,  ancora una volta è quella di cercare una trattativa personale con i nuovi azionisti dell’ ILVA cercare di indebolire l’operato del governo. Una strategia che nè Arcelor Mittal, nè Palazzo Chigi  fino a oggi  hanno dimostrato di apprezzare e tantomeno accettare.

Nel frattempo il Consiglio Regionale pugliese boccia la legge sulla partecipazione voluta da Emiliano. Il sonoro schiaffone “politico” è arrivato al Governatore a tarda notte con il voto segreto (24 contrari e 18 favorevoli) dell’ aula. La legge presentata nel luglio scorso a firma del governatore, non avrà nel 2018 alcun finanziamento nonostante il tentativo di ridurre la quota da 800 a 300mila euro e di estendere la sperimentazione anche oltre i capoluoghi.

Donato Pentassuglia

Il 19 dicembre scorso, per la bocciatura della legge in commissione, era stato decisivo il voto contrario del consigliere “renziano” Donato Pentassuglia (Pd), mentre questa notte in aula sono stati decisivi gli appelli degli esponenti delle opposizioni, dopo 13 ore di discussione sul bilancio . Per primo quello del capogruppo di Forza Italia, Nino Marmo, seguito da quello di Direzione Italia, Ignazio Zullo, ed in conclusione anche il consigliere regionale del M5S, Giancluca Bozzetti, i quali hanno richiesto alla maggioranza formalmente per una questione di rispetto di ritirare l’emendamento, che era già stato “bocciato” nella commissione bilancio .

L’emendamento era stato presentato in Consiglio Regionale dai capigruppo di maggioranza Sabino Zinni (Emiliano Sindaco di Puglia) e Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano) è quindi è stato messo a votazione e sonoramente bocciato, dimostrando la debolezza politica della maggioranza che tiene in piedi (sino a quando ?) Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia In aula è stata anche ricordata l’inopportunità di finanziare una legge, l’unica delle tre approvate da altrettante Regioni, che è stata impugnata dal Governo davanti alla Consulta, nella parte che riguarda la consultazione con i cittadini anche per le grandi opere statali sul territorio regionale.




La maggioranza alla Regione Puglia si sgretola. M5S prepara sfiducia  e Emiliano

BARI  – Il rispetto degli accordi sulle nomine raggiunti con l’opposizione del centrodestra  e l’allargamento illegittimo del Corecom  potrebbe costare alla maggioranza una mozione di sfiducia al presidente della Regione, Michele Emiliano, oltre alla spaccatura sempre più evidente con la Sinistra Italiana . Con una nota gli otto componenti del gruppo consiliare M5S si annuncia che “Il Movimento 5 Stelle in Puglia è infatti pronto a sfiduciate Emiliano e per farlo si cercano altre tre firme  nella minoranza di centrodestra o tra i consiglieri della maggioranza che sulla vicenda Corecom hanno manifestato il loro dissenso“. Firme necessarie per presentare la mozione.

i consiglieri regionali pugliesi del M5S

Dal Movimento Democratico e Progressista arriva “l’invito al Presidente Emiliano a riflettere ed a cambiare passo“.  Secondo Pino Romano consigliere regionale di Mdp, ormai “sono inequivocabili i segnali di uno sfaldamento all’interno della maggioranza, non ultimo la mancanza del numero legale oggi in Aula“.

“È il segnale evidente di un disagio crescente nel centrosinistra la cui guida si mostra da tempo assente e distratta rispetto alle grandi questioni che riguardano il territorio e i cittadini”   aggiunge RomanoLa fiducia, farebbe bene a ricordarlo il Presidente, è qualcosa che si conquista giorno dopo giorno, con un programma rispettoso dell’assunzione di responsabilità che ci è stata chiesta a inizio legislatura“.

Affermazioni queste che vanno ad aggiungersi ai litigi avvenuti nell’ultima riunione dei partiti della maggioranza che regge il governatore Michele Emiliano , ed ultimatum arrivati attraverso i comunicati stampa a cui si è aggiunto  l’affondo di Massimo D’Alema contro Michele Emiliano. La maggioranza in consiglio regionale vacilla sulle scosse romane, conseguenziali all’avvicinarsi delle elezioni politiche, che hanno effetti evidenti anche all’interno del Consiglio Regionale pugliese . La coalizione di centrosinistra che sostiene il governatore Michele Emiliano fin dalla sua elezione alla guida della Regione nel 2015 comincia a vacillare.

Si parla apertamente della possibilità che i due partiti di Sinistra italiana e Mdp-Articolo 1 si possano tirare definitivamente fuori dalla maggioranza in consiglio regionale. Le avvisaglie in consiglio aumentano di giorno in giorno e confermano questa tesi . Segnali che si sono moltiplicati sempre di più.




Regione Puglia, colpo di scena: Forza Italia perde un seggio, M5S cresce da sette a otto

Maurizio Friolo

Maurizio Friolo

Colpi di scena in Corte d’appello a Bari.  La proclamazione degli eletti al consiglio regionale pugliese,  è avvenuta in forma pubblica per la prima volta. Sinora era stata “pubblica” solo  la proclamazione del presidente della Regione. Ma il vero “colpo” a sorpresa è stata l’uscita di scena, dopo i necessari controlli elettorali,  del brindisino Maurizio Friolo , di Forza Italia.  Il partito di Berlusconi perde quindi un seggio scendendo da sei a cinque consiglieri.  Ad entra l’archeologo 31enne Gianluca Bozzetti anche lui di Brindisi,  eletto nel Movimento 5 Stelle, che vede crescere i suoi seggi da sette a otto.

CdG aula consiglio_regionale

 

Mino Borraccino

Mino Borraccino

Un altro colpo di scena nell’assegnazione dei voti anche nella lista ‘Noi a Sinistra per la Puglia’: esce il tarantino Cosimo Borraccino  (per la gioia di tutto il Pd tarantino n.d.r. ) ed al suo posto proclamato eletto il foggiano Giuseppe Lonigro.  Il presidente dell’ufficio elettorale, Marcello De Cillis, ha spiegato che la differenza nell’assegnazione dei seggi è conseguente ad  “un diverso metodo nel calcolo delle preferenze“.

Ecco quindi la nuova composizione “finale” ed ufficiale del nuovo consiglio regionale. Maggioranza centrosinistra: 29 consiglieri. Eletti nei Popolari: Peppino Longo, Napoleone Cera e Totò Negro. Nella lista Emiliano sindaco di Puglia eletti : Tonino Nunziante, Sabino Zinni, Mauro Vizzino, Leo Di Gioia, Mario Pendinelli e Giovanni Liviano D’Arcangelo. Noi a sinistra ha eletto: Guglielmo Minervini, Mimmo Santorsola, Sebastiano Giuseppe Leo, Pino Lonigro. Il Pd: Marco Lacarra, Mario Loizzo, Giovanni Giannini, Filippo Caracciolo, Ruggiero Mennea, Pino Romano, Fabiano Amati, Raffaele Piemontese, Paolo Campo, Sergio Blasi, Ernesto Abaterusso, Donato Pentassuglia e Michele Mazzarano. La Puglia con Emiliano porta in consiglio regionale: Alfonsino Pisicchio, Paolo Pellegrino e Peppe Turco.

L’ opposizione ha eletto 21 consiglieri. Forza Italia: Domenico Damascelli, Nino Marmo, Giandiego Gatta, Andrea Caroppo e Francesca Franzoso. Oltre con Fitto:Ignazio Zullo, Francesco Ventola, Erio Congedo e Renato Perrini. Area popolare: Gianni Stea, Giannicola De Leonardis, Luigi Manca e Luigi Morgante. Movimento 5 Stelle: Antonella Laricchia, Mario Conca, Grazia Di Bari, Rosa Barone, Cristian Casili, Marco Galante, Viviana Guarini e Gianluca Bozzetti.

N.B. in rosso gli eletti in Provincia di Taranto