Caso Consip: Luca Lotti ed il Gen. Del Sette rinviati a giudizio per favoreggiamento

ROMA – Il Gup Clementina Forleo del Tribunale di Roma ha deciso oggi che debbano andare a processo Luca Lotti ex sottosegretario alla presidenza del consiglio del Governo Renzi, e ministro dello Sport del Governo Gentiloni,  rinviato a giudizio con l’accusa di favoreggiamento per la vicenda Consip. Insieme all’ex fedelissimo di Matteo Renzi, a giudizio andranno anche l’ex comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette (ora in pensione) accusato anche di “rivelazione del segreto d’ufficio” che secondo il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi  avrebbe avvertito l’ex ad di Consip Luigi Marroni dell’esistenza di un’indagine sui vertici della società.

L’iscrizione nel registro degli indagati di Luca Lotti risale al 21 dicembre del 2016, il giorno dopo l’audizione, davanti agli inquirenti di Napoli, dello stesso Marroni, il quale aveva confessato di aver appreso dal ministro in merito all’indagine aperta dalla procura napoletana. Il fascicolo d’indagine quindi venne subito trasferito a Roma per competenza e Lotti il 27 dicembre si presentò a Piazzale Clodio per essere sentito dagli investigatori, e venne interrogato dai pm inquirenti  il 14 luglio del 2017  sostenendo la propria totale estraneità. La Procura di Roma non gli ha creduto ed ha continuato a contestargli quei fatti. Lo scorso 24 giugno l’ex ministro  ha ribadito dinnanzi al Gup Forleo la sua versione: “Non sapevo dell’indagine. Non potevo riferire a Marroni ciò che non conoscevo”.

A processo anche per Filippo Vannoni, ex presidente di Publiacqua, società partecipata del Comune di Firenze, accusato di favoreggiamento per aver rivelato l’esistenza dell’indagine a Marroni, e per l’imprenditore Carlo Russo,  che risponderà di millantato credito per essersi fatto promettere da Romeo soldi in cambio della sua “mediazione” nell’aggiudicazione degli appalti, spendendo anche il nome del suo amico Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo.

Richiesto il giudizio anche per il generale Emanuele Saltalamacchia, all’epoca dei fatti  comandante della Legione Toscana, il quale dovrà rispondere della grave accusa di favoreggiamento, mentre l’ex numero uno della Benemerita . Prosciolti l’ex vice comandante del Noe, colonnello Alessandro Sessa e l’ex maggiore Gianpaolo Scafarto.  All’interno di questo procedimento era indagato anche Tiziano Renzi, padre dell’ex premier per “traffico di influenze“. La procura però aveva chiesto la sua archiviazione per “assenza di riscontri sull’ipotesi di reato” anche se ritenuto “ampiamente inattendibile”.

Il Gup Forleo del Tribunale di Roma ha però respinto la richiesta di archiviazione per Tiziano Renzi, l’ex parlamentare di Futuro e Libertà, Italo Bocchino, e dell’imprenditore napoletano, Alfredo Romeo, indagati per traffico di influenze. Quindi il giudice aveva fissato la camera di consiglio per il 14 ottobre anche per Domenico Casalino ex Ad di Consip,per l’ex dirigente Francesco Licci e per Silvio Gizzi, ex Ad di Grandi Stazioni, al quale inizialmente era stata contestata la turbativa d’asta ed anche per Luigi Ferrara l’ex presidente di Consip, accusato a sua volta di false dichiarazioni al pm.

Il 3 marzo 2017 Tiziano Renzi dichiarò di non aver “mai preso soldi”, e che quanto gli veniva contestato altro non era che  “un evidente caso abuso di cognome”, e di non aver mai incontrato Alfredo Romeo. Ma due anni dopo erano emersi nuovi elementi sull’incontro.

Sulla decisione del Tribunale di Roma, appreso il suo rinvio a giudizio è intervenuto l’ex ministro Luca Lotti che ha dichiarato: : “La mattina del 23 dicembre 2016 ho letto la prima pagina del Fatto Quotidiano: il titolo d’apertura era “indagato lotti“. È così che ho scoperto di essere indagato, leggendo un giornale“. “Non ho mai ricevuto l’avviso di garanzia – dici Lotti perchè chiesi immediatamente di essere ascoltato dagli inquirenti. Da quella mattina sono passati oltre mille giorni: 1014 per l’esattezza. In questo lungo periodo il mio nome legato all’inchiesta Consip è stato tirato in ballo in oltre 2600 articoli sui giornali italiani (cui vanno aggiunti migliaia di lanci d’agenzie di stampa e un numero incalcolabile di servizi televisivi). Sempre nello stesso periodo io ho rilasciato solo tre dichiarazioni, per confermare la mia innocenza e la mia fiducia nella giustizia: da un punto di vista della comunicazione è come tentare di fermare uno tsunami con l’ombrello. Ma da parte mia, sia chiaro, non c’è rabbia o rancore per nessuno, neanche verso chi si è divertito a sbattere “il mostro in prima pagina” senza assumersi nessuna responsabilità” e conclude “Oggi, 3 ottobre 2019, il giudice per le udienze preliminari ha deciso che dovrà esserci un processo per accertare definitivamente la verità dei fatti. Il reato di cui devo rispondere è favoreggiamento di un non indagato. Come ho fatto finora, affronterò tutto questo a testa alta. Ero e resto convinto che i processi si fanno nelle aule dei Tribunali e non sui giornali. Dimostrerò in quelle sedi la mia innocenza“.

Il processo per tutti i rinviati a giudizio,  legato al filone di indagine relativo alla fuga di notizie sul fascicolo che era stato avviato dai pm della Procura di Napoli sul maxiappalto Consip inizierà il prossimo 15 gennaio 2020 davanti alla Seconda sezione Penale del Tribunale di Roma.




Il Generale Giovanni Nistri è il nuovo Comandante Generale dell’ Arma dei Carabinieri

ROMA – Il Consiglio dei ministri ha ratificato oggi  la nomine del nuovo comandante generale dell’ Arma dei Carabinieri. Alla guida dell’Arma è stato indicato Giovanni Nistri, 60 anni, sinora comandante interregionale Ogaden con sede a Napoli, con  un compito non facile , considerando quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno dell’Arma con il suo ex-comandante generale Tullio del Sette indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip per rivelazione di segreto e favoreggiamento, insieme al generale Emanuele Saltalamacchia.

Ma anche con la bufera del Noe, il Nucleo operativo ecologico dell’ Arma che ha travolto il maggiore Gian Paolo Scafarto ed il colonnello Alessandro Sessa , colpiti da interdizione per un anno dall’esercizio di pubblici ufficiali, a seguito delle accuse di depistaggio e di aver costruito false prove contro il padre di Matteo Renzi, Tiziano, a sua volta indagato per traffico d’influenze illecite. Una serie di vicende che hanno creato una spaccatura molto netta  e sin troppo evidente all’interno dell’ Arma dei Carabinieri e sopratutto un indebolimento dell’istituzione.

 

Il Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri è nato a Roma il 14 febbraio 1956, coniugato, 2 figli. Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli nel quadriennio 1970 – 1974, l’Accademia Militare di Modena nel biennio 1974 – 1976 e la Scuola Ufficiali Carabinieri nel biennio 1976 -1978. Ha frequentato il 3° Corso d’Istituto per Ufficiali in s.p.e. dell’Arma dei Carabinieri presso la Scuola Ufficiali Carabinieri e presso la Scuola di Guerra dell’Esercito in Civitavecchia (RM) nell’A.A. 1988 – 1989. Successivamente Ha frequentato il 113° Corso Superiore di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia (RM) nell’A.A. 1991 -1992.

È laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trieste nell’anno 1981, in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Siena nell’anno 1988 nonché in Scienze della Sicurezza (I livello) ed in Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna (specialistica) presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, nell’anno 2003.  Nell’anno 2000 aveva conseguito l’idoneità all’esercizio della professione di Avvocato presso la Corte di Appello di Catanzaro, successivamente nell’anno 2002 ha conseguito il diploma di Master di II livello in Management pubblico e comunicazione di pubblica utilità presso la L.U.M.S.A. (Libera Università Maria Santissima Assunta) di Roma e nell’anno 2004 ha conseguito il diploma di Master di II livello in Scienze Strategiche presso l’Università degli Studi di Torino.

È stato condirettore della rivista “Il Carabiniere”, e dall’anno 2004 è iscritto all’Albo dei Giornalisti – Elenco Pubblicisti – dell’ Ordine dei Giornalisti della Toscana, .

È stato membro della  Commissione speciale permanente per la sicurezza del patrimonio culturale nazionale, del  Comitato per le problematiche afferenti all’esercizio dell’azione di restituzione dei beni culturali illegittimamente sottratti al patrimonio culturale italiano, e della Commissione per il censimento delle collezioni numismatiche. È stato docente di Sicurezza del patrimonio culturale presso la L.U.M.S.A. di Roma, facoltà di Giurisprudenza, corso di Laurea Specialistica in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni.

Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Commendatore dell’Ordine Equestre Pontificio di San Gregorio Magno, è insignito del Diploma di prima classe con medaglia d’oro di Benemerito della Cultura, dell’Arte e della Scuola. È Accademico della Rubiconia Accademia dei Filopatridi di Savignano sul Rubicone (FC) e Accademico Onorario dell’Accademia Raffaello di Urbino (PU), città di cui ha ricevuto la Cittadinanza Onoraria.

Dopo la fase formativa, nell’autunno del 1978 è destinato al 4° Battaglione Carabinieri “Veneto” di Venezia – Mestre, quale Comandante di Plotone e poi di Compagnia. L’anno successivo viene prescelto quale istruttore degli Allievi Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri presso l’Accademia Militare di Modena, ove ricopre gli incarichi di Comandante di Plotone e di Compagnia. Promosso Capitano, nel 1981 viene assegnato al comando della Compagnia Carabinieri di Urbino e, nel 1984, di quella di San Remo (IM).

Nell’autunno del 1985 è chiamato al Comando Generale dell’Arma, ove permane sino al 1994 quale Capo Sezione, dapprima all’Ufficio Servizi Sociali e poi all’Ufficio Personale Ufficiali. Dal 1994 al 1997, nel grado di Tenente Colonnello, espleta l’incarico di Comandante Provinciale di Cosenza, venendo poi nuovamente destinato al Comando Generale dell’Arma quale Capo Ufficio Personale Ufficiali. Promosso Colonnello nel 2000, l’anno successivo è nominato Capo del V Reparto “Comunicazione e Affari Generali” dello stesso Comando Generale, carica che ricopre sino all’aprile 2003.

Dall’aprile 2003 ad ottobre 2006, ricopre l’incarico di Comandante Provinciale di Firenze. Promosso Generale di Brigata, dal 10 gennaio 2007 al 27 settembre 2010 regge il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Dal settembre 2010 al settembre 2012, riveste la carica di Comandante della Legione Carabinieri Toscana. Promosso Generale di Divisione, dal 6 settembre 2012 al 19 gennaio 2014 è stato Comandante della Scuola Ufficiali Carabinieri in Roma.

Dal 20 gennaio 2014 al 14 febbraio 2016, con D.P.C.M. 27 dicembre 2013, è stato nominato Direttore Generale del Grande Progetto Pompei. Promosso Generale di Corpo d’Armata a decorrere dal 1° gennaio 2016, il 15 febbraio successivo viene nominato Presidente della Commissione di Valutazione e Avanzamento dell’Arma dei Carabinieri, incarico ricoperto sino al 31 dicembre 2016, in parziale contemporaneità con quello di Comandante Interregionale “Ogaden”, assunto il 6 aprile 2016 e tuttora rivestito, con funzioni di alta direzione, coordinamento e controllo delle Legioni Carabinieri Campania, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise. Dal 29 gennaio al 30 giugno 2017 ha ricoperto altresì la carica di Dirigente Generale Responsabile dei Sistemi Informativi Automatizzati dell’Arma dei Carabinieri in Roma.

Al Generale Nistri vanno gli auguri di buon lavoro dalla Direzione, redazione, collaboratori e lettori del CORRIERE DEL GIORNO che da sempre amano, stimano e rispettano il prezioso insostituibile lavoro dell’ Arma dei Carabinieri.




Consip: interdizione dalle funzioni per due ufficiali dell’Arma Scafarto e Sessa indagati anche per depistaggio

ROMA – Interdizione di un anno dall’esercizio di pubblici ufficiali dei carabinieri ed una nuova accusa, questa volta di depistaggio per il maggiore dei carabinieri Gian Paolo Scafarto e per il colonnello Alessandro Sessa, entrambi ufficiali in forza al NOE il Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma ed ex responsabili delle indagini su Consip, iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma . L’ha disposta il gip Gaspare Sturzo che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi.

il maggiore Gian Paolo Scafarto

Nei confronti del maggiore Scafarto, già indagato per falso e rivelazione del segreto d’ufficio, è scattata anche l’ipotesi di depistaggio. Stessa ipotesi accusatorio per il colonnello Sessa, già iscritto per depistaggio per “false dichiarazioni” ai magistrati romani  durante un precedente interrogatorio . La nuova accusa di depistaggio si riferisce all’eliminazione delle comunicazioni intercorse tra i due al fine di sviare, secondo l’accusa, le indagini della procura sulla fuga di notizie riguardanti l’inchiesta a suo tempo aperta a Napoli su Consip.

Al maggiore ex Noe, Gianpaolo Scafarto i magistrati della procura romanai contestano oltre al reato di depistaggio, anche 5 falsi e due rivelazione del segreto d’ufficio: una verso l’Aise (il Servizio Segreto estero), e l’altra verso Giacomo Amadori giornalista del quotidiano La Verità. Invece nel dettaglio i falsi contestati a Scafarto sono: l’aver attribuito all’imprenditore Alfredo Romeo una frase che indicava un ex-generale della Guardia di Finanza Fabrizio Ferragina, considerato “vicino” ai servizi, come fonte di informazioni confidenziali riferite dall’imprenditore napoletano al suo ex consulente Italo Bocchino: “Mi ha detto che è uno vicino a Matteo Renzi, uno del “Giglio Magico”, e che dalle intercettazioni emerge che il ministro Lotti parla bene di me“.

Nella telefonata del 27 settembre scorso    Romeo e Bocchino  intercettati dal Noe in realtà non parlano del generale Ferragina, bensì di De Pasquale, un “faccendiere” considerato legato a Romeo. Le altre note contestazioni riguardano, invece, la frase attribuita erroneamente a Romeo su un incontro con Tiziano Renzi, padre dell’ex premier e attuale segretario del Pd Matteo Renzi (che in realtà invece era stata pronunciata dall’ex An Italo Bocchino), e numerosi errori su un presunto e mai provato coinvolgimento dei Servizi Segreti. Al colonnello Sessa invece i magistrati hanno contestato un precedente episodio di depistaggio .

Colonnello Alessandro Sessa

Il capo di imputazione nei confronti di Scafarto e Sessa sostiene che “al fine di sviare l’indagine relativa all’accertamento degli autori mediati e immediati della violazione del segreto a favore dei vertici della società pubblica immutavano artificiosamente lo stato delle cose connesse al reato. In particolare Scafarto che aveva seguito il sequestro in data 10 maggio 2017 del proprio smartphone al fine di accertare la natura del contenuto delle comunicazioni sia con gli altri militari impegnati nelle suddette indagini sia con estranei alle stesse su richiesta e istigazione di Sessa e al fine di non rendere possibile ricostruire compiutamente le conversazioni intervenute con l’applicativo Whatsapp provvedeva a disinstallare dallo smartphone in uso a Sessa il suddetto applicativo con l’aggravante di aver commesso il fatto mediante distruzione o alterazione di un oggetto da impiegare come oggetto di prova o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento“.

Importante è il pericolo di reiterazione del reato oltre a quello dell’inquinamento probatorio” – scrive il gip Gaspare Sturzo – “Non c’è dubbio  che la revoca della delega di indagine al Noe nel marzo 2017 e le pesanti espressioni di sfiducia in essa contenute avrebbero dovuto consigliare a entrambi gli indagati di agire in modo retto, probo e osservante dei propri doveri verso la legge e le istituzioni di riferimento e quelle di appartenenza. Invece, sembra essere stata proprio questa appartenenza l’occasione prossima per consumare altri delitti” aggiunge ancora il gip SturzoLa presenza in servizio del maggiore Scafarto e del colonnello Sessa, in un contesto di falsi e depistaggio, può danneggiare le indagini. Sul punto  basta rileggere i messaggi scambiati tra Sessa e Scafarto come certe opzioni investigative, poi non adottate dai due, nei confronti dei superiori abbiano bisogno di un reale chiarimento oggettivo“.

Il segretario del Pd Matteo Renzi, intervenendo alla presentazione del libro ‘Fino a prova contraria” all’ Università Luiss di Roma, a proposito degli ultimi sviluppi della vicenda Consip ha detto: “Se qualcuno ha tradito il giuramento allo Stato è giusto che paghi, ma ci sono i magistrati per verificarlo. Leggo quello che accade, è evidente che questa storia non finisce qui e io la seguo con l’atteggiamento neutrale e serio di chi dice: andate avanti e vediamo chi ha ragione o torto” .




Inchiesta Consip, nuove accuse per l’ufficiale del Noe Scafarto

ROMA – Una nuova accusa  è stata contestata ieri al maggiore ex Noe, Gianpaolo Scafarto, per rivelazione del segreto d’ufficio sul caso Consip. I nuovi episodi nello specifico sono stati contestati dalla procura di Roma lunedì mattina quando l’ex capitano (la scorsa estate diventato maggiore) si è trovato di fronte i magistrati romani. Il maggiore Scafarto è già sotto inchiesta per 5 falsi e una rivelazione del segreto d’ufficio verso l’Aise (il Servizio Segreto estero).

 

il procuratore aggiunto Paolo Ielo

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi hanno contestato come all’ufficiale nel dettaglio falsi: l’aver attribuito all’imprenditore Romeo una frase che indicava il generale Fabrizio Ferragina, un ex alto ufficiale della Guardia di Finanza considerato vicino ai “servizi”, come fonte di informazioni confidenziali riferite dall’imprenditore napoletano al suo ex consulente Italo Bocchino: “Mi ha detto che è uno vicino a Matteo Renzi, uno del “Giglio Magico”, e che dalle intercettazioni emerge che il ministro Lotti parla bene di me”

Nella telefonata del 27 settembre 2016  intercettata dal Noe in realtà Bocchino e Romeo e  non parlano minimamente del generale Ferragina, bensì un faccendiere vicino a Romeo, tale  De Pasquale. Le altre note contestazioni al maggiore Scafarto riguardano la frase attribuita erroneamente a Romeo su un incontro con Tiziano Renzi, papà dell’ex premier e attuale segretario del Pd Matteo , che in realtà era stata invece pronunciata da Italo Bocchino ex deputato di An, oltre a numerosi errori su un presunto e mai provato coinvolgimento dei Servizi Segreti.

I pm romani nelle prossime settimane,  potrebbero chiedere anche  l’archiviazione per la posizione del colonnello Alessandro Sessa (ex comandante del Noe ) a cui era stato inizialmente contestato il reato di depistaggio.

 

 




Il vicecomandante dei Carabinieri del Noe accusato di depistaggio sull’inchiesta Consip

ROMA – Ancora una volta il Noe nel mirino della Procura di Roma  che accusa  il colonnello Alessandro Sessa, vice comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, indagandolo con la pesante accusa di “depistaggio“, per aver di fatto dichiarato circostanze inesatte quando  venne sentito dai magistrati romani lo scorso maggio in veste di “persona informata sui fatti” , reato che prevede una pena massima di 8 anni di carcere.

Il colonnello Alessandro Sessa è stato interrogato questo pomeriggio, accompagnato dal suo difensore Avv. Luca Petrucci , dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi . All’atto istruttorio è presente anche il procuratore capo Giuseppe Pignatone. Precedentemente è stato  ascoltato Gianpaolo Scafarto il capitano dei Carabinieri del Noe che ha condotto le indagini del caso Consip  , al quale vengono contestati due falsi contenuti nell’informativa conclusiva e numerosi altri errori e omissioni. Prima di lui i magistrati hanno sentito ancora una volta Scafarto sulla famosa informativa che secondo i pm presenta dei punti ancora poco chiari.

Il vice comandante del NOE, era già stato sentito come “persona informata sui fatti” per la vicenda che riguarda il capitano Giampaolo Scafarto, accusato di “falso” per una serie di omissioni in una delle informative a sua firma depositate in procura. I falsi contestati dei pm romani sono due . Il primo “falso” attribuito, è relativo  ad aver attribuito una frase  all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo arrestato per corruzione lo scorso 1 marzo,  su un incontro avvenuto con Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo,  accusato di “traffico di influenze”. Soltanto che  quella frase, come era  correttamente riportato nei brogliacci dello sbobinamento delle intercettazioni agli atti, in realtà era stata pronunciata dall’ex onorevole Italo Bocchino, consulente del Romeo, riferendosi all’ex presidente del Consiglio e non a suo padre. Il secondo “falso”, è invece, quello relativo ad un presunto (inesistente) interessamento dei servizi segreti all’indagine, nonostante che il presunto “007” di cui il capitano Scafarto parlava nell’informativa, fosse stato identificato, ed altro non era che un semplice residente della zona.

Il capitano Scafarto dopo essersi avvalso legittimamente della facoltà di non rispondere nel corso del primo atto istruttorio, nello successivo ha scaricato ogni responsabilità sul pm John Henry Woodcock della Procura di Napoli sostenendo che “la necessità di dedicare una parte della informativa al coinvolgimento di personaggi legati ai servizi segreti, fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock”, riportando nell’atto istruttorio le parole precise del pm napoletano: “al posto vostro farei un capitolo autonomo su tali vicende“.

Scafarto viene accusato di “falso materiale” e “fal­so ideologico” perché “nella qualità di pubblico ufficiale – si legge negli atti – redigeva un’inform­ativa nella quale, al fine di accreditare la tesi del coinvo­lgimento di personag­gi asseritamente app­artenenti ai servizi segreti ometteva sc­ientemente informazi­oni ottenute a segui­to di indagini esper­ite”.

“Ho cercato di darmi spiegazioni e posso pensare di avere avuto solo una prima versione del file, relativa al sunto e di avere utilizzato questa per la redazione dell’informativa. Era un periodo di forte lavoro – aveva confidato Scafarto –  legata alla necessità di chiudere l’atto prima della prima decade di gennaio quando era in programma un incontro tra la procura di Roma e Napoli”.  Quello che maggiormente sconcerta, è che ci sia però una falsa attribuzione anche dell’affermazione “il generale Parente (ex-comandante del ROS dei Carabinieri  n.d.r. ) è stato nominato all’Aisi da Tiziano Renzi, mentre la frase pronunciata in realtà era: “che l’ha nominato Renzi“, chiaramente riferito a Matteo che all’epoca dei fatti era il presidente del Consiglio.

E non è finita. Infatti il colloquio tra Alfredo Romeo e un suo collaboratore , nell’informativa del capitano Scafarto, diventa un vertice con il colonnello Petrella in servizio all’Aisi, sul tema delle intercettazioni ambientali, che all’epoca de fatti non erano neanche iniziate) solo perché il collaboratore ha un cognome molto simile a quello dell’ufficiale dei servizi segreti.

La vicenda che riguarda il pm napoletano  è arrivato davanti al plenum del Csm per iniziativa del pg della Cassazione Pasquale Ciccolo, titolare insieme al Ministro di Giustizia dell’azione disciplinare verso i magistrati, che ha contestato al pm Woodcock una sua intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica in difesa del capitano del Noe , e il quale è a sua volta fatto oggetto di critiche per una sua presunta amicizia con Matteo Renzi, figlio di Tiziano, l’indagato che avrebbe subito danni dagli errori dell’inchiesta Consip.

I pm hanno chiesto chiarimenti  al  colonnello Alessandro Sessa anche sul filone investigativo relativo alla fuga di notizie, nel quale sono indagati per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento il ministro dello sport Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. Tullio Del Sette e quello della Regione Toscana Gen. Emanuele Saltalamacchia. Secondo i magistrati romani il colonnello avrebbe mentito anche sulle date, come dimostrano le conversazioni Whatsapp ritrovate sul cellulare del capitano Scafarto , con le quali avrebbe informato in estate il comandante del Noe,  Generale Sergio Pascali,  mentre a verbale aveva dichiarato di averlo fatto dopo il 6 novembre, cioè pochi giorni prima della prima fuga di notizie sull’inchiesta Consip.

L’ex premier Matteo Renzi ha così commentato la vicenda sui socialnetwork : “Lo so, lo so. Oggi bisognerebbe dare sfogo alla rabbia. All’improvviso scopri che nella vicenda Consip c’è un’indagine per depistaggio, reato particolarmente odioso, e ti verrebbe voglia di dire: ah, e adesso? nessuno ha da dire nulla?  Tutti zitti adesso? I grillini cambiano idea sulla legge elettorale che loro stessi hanno voluto e votato. Sono passati due giorni e già hanno cambiato posizione? Due giorni! I commentatori che ti accusavano di voler fare tutto da solo oggi ti accusano di fare gli inciuci. Non commentano ciò che tu dici ma ciò che loro vogliono che tu dica. Verrebbe voglia di arrabbiarsi. Poi succede che un amico ti offre una birra su una terrazza fiorentina. E ti si schiude la meraviglia. Ti si allarga il cuore. La bellezza prende il sopravvento. E la rabbia la lasciamo a chi se la può permettere. C’è una frase di Alda Merini che dice: bastava la letizia di un fiore per ricondurci alla ragione. Basta la bellezza della città del fiore per abbandonare ogni sentimento di rabbia. La giustizia farà il suo corso, la legge elettorale passerà se ci saranno i numeri, i commentatori polemici riconosceranno la serietà del nostro comportamento. Basta sapere aspettare e noi non abbiamo fretta. Teniamoci la bellezza, lasciamo loro la rabbia e la polemica. Buon pomeriggio, amici!“.