Qualche magistrato e “sindacalista” vuole metterci a tacere. Ma non ci riusciranno.

L’ Editore ed i giornalisti del Corriere del Giorno

Cari lettori, come avrete letto e saputo la “macchina del fango” diffamatoria messa in piedi da tale Mimmo Mazza, giornalista da San Marzano di San Giuseppe, attualmente alle dipendenze con un contratto di solidarietà (ammortizzatore sociale che grava anche sui contribuenti) della Edisud, la società editrice del quotidiano siculo-barese La Gazzetta del Mezzogiorno, vicepresidente dall’ Assostampa di Puglia, il sindacato dei giornalisti noto per non aver salvato alcun posto di lavoro dei giornalisti licenziati da Antenna Sud, Bari Sera, We Mag, il Corriere del Giorno di Puglia e Lucania, Taranto Oggi, Blustar (e qualcun altro purtroppo in arrivo….) come da mesi avevamo preannunciato,  è arrivata sul destinatario finale con il “fango” studiato e programmato a tavolino, con il chiaro ed unico intento: legittimare ed infangare il nostro direttore Antonio (Antonello) de Gennaro.

Il lettore, e quindi voi avete diritto a conoscere la verità, perchè la credibilità è alla base del rapporto giornale-lettori, come avete potuto verificare in questi 20 mesi di vita del nostro quotidiano online, e quindi andiamo nel dettaglio, per smentire punto per punto la gravi diffamazioni a carico del nostro socio e collega Antonio (Antonello) de Gennaro, accusato ignobilmente di aver diffamato e fatto dello stalking (inesistente) al Mazza.

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Su questa vicenda torneremo nel dettaglio nei prossimi giorni, spiegandovi tutto e confutando punto per punto la strumentale campagna diffamatoria attuata dal Mazza con la partecipazione e regia occulta di “qualcuno” che vuole vendicarsi di quanto abbiamo rivelato sul suo conto, un “qualcuno” che evidentemente non ha il coraggio, la dignità e l’onesta intellettuale di metterci la faccia, figuriamoci il proprio nome e cognome !

Non possiamo farlo ora solo per una questione di rispetto verso il Tribunale di Taranto, che è presieduto da una persona per bene come il dottor Lucafò, ed al cui interno lavorano seriamente per la stragrande maggioranza, giudici qualificati e competenti, e che è un ufficio giudiziario da rispettare ben diverso dalla “chiacchierata” Procura di Taranto, nota più per i suoi conflitti d’interessi, abusi procedurali, false testimonianze,  assunzioni clientelari, consulenze a parenti ed “amici degli amici” (su cui abbiamo sinora scritto e scriveremo presto qualcos’altro….) , che per gli arresti e rinvii a giudizio.

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Abbiamo fatto “giornalismo”, cioè “informazione”, quella che altri giornalisti a Taranto non hanno avuto il coraggio (o la capacità professionale ?) di fare. Non “diffamazione”, come qualcuno vorrebbe far credere,  che è la specialità  di alcuni giornalisti che molto presto saranno chiamati a rispondere penalmente, civilisticamente e deontologicamente  su questa squallida vicenda. Gli avvoltoi ed  i serpenti a sonagli, notoriamente fanno sempre una brutta fine.

articolo 21La Costituzione garantisce la libertà di parola, pensiero,  ed espressione , e quindi rassegnatevi, nessuno potrà mai impedire ad Antonello de Gennaro di essere letto ed ascoltato dai suoi lettori, da voi, cari amici, che crescete di giorno in giorno, mentre i quotidiani tarantini arrancano in edicola perdendo ogni giorno sempre più lettori.

E’ bene ricordare e rendere noto che più di qualche giornalista-rappresentante dell’ Associazione della Stampa pugliese è attualmente indagato a seguito delle due nostre querele per diffamazione da noi presentate nei loro confronti nell’ agosto e settembre 2014 . E purtroppo per loro… non sarà certo qualche “amico” magistrato di Taranto a decidere sul loro destino !

E’ ridicolo, vergognoso e diffamatorio  ancora una volta, quanto asserito nei nostri confronti dall’ Assostampa di Puglia, di cui è Mazza è inutilmente (nel senso che il suo impegno non ha mai salvato un posto di lavoro a Taranto e provincia) vicepresidente , e cioè che “De Gennaro ha come unico obiettivo quello di danneggiare i colleghi del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania, quotidiano che ha sospeso le pubblicazioni nel marzo del 2014 e la cui testata è stata messa in vendita dal liquidatore allo scopo di soddisfare almeno in parte i creditori, a partire proprio dagli ex dipendenti“.

Quando l’ Assostampa  sostiene che la ” testata (Corriere del Giorno di Puglia e Lucania n.d.r.) è stata messa in vendita dal liquidatore allo scopo di soddisfare almeno in parte i creditori, a partire proprio dagli ex dipendenti” si ricopre di ridicolo, e mente sapendo di mentire, sopratutto quando  dimentica… (???) e non spiega ai lettori che questi “dipendenti” in realtà altro non erano che tutti soci ed amministratori della  Cooperativa 19 Luglio, quindi dipendenti di se stessi !

Schermata 2016-04-22 alle 20.04.30Parliamo di quei quattro dilettanti editorialmente parlando, cioè di quei noti “furbetti” che hanno incassato e dilapidato con la Cooperativa 19 luglio (zeppa di giornalisti-sindacalisti !)   oltre 27 milioni di euro negli ultimi 10 anni di contributi pubblici sull’ editoria incassati a fondo perduto. Quindi soldi dei contribuenti, anche vostri cari lettori. Una cooperativa la cui massa fallimentare (cioè i debiti non pagati) supera i 5 milioni di euro, come risulta dai documenti depositatati dal commissario liquidatore presso la cancelleria fallimentare del Tribunale di Taranto e presso il Ministero dello Sviluppo Economico di fatto ha autocelebrato la sua fine . Se questi poveri…giornalisti-soci-amministratori-dipendenti hanno perso il loro lavoro a causa della chiusura dell loro giornaletto “di Puglia e Lucania” e sono falliti come Cooperativa editoriale-giornalistica, è solo e soltanto  colpa loro, della loro incapacità editoriale e giornalistica, tributata e confermata dal mercato pubblicitario e dai lettori.

Il Corriere del Giorno, per informazione di qualche “scribacchino” dell’ultima ora, e per dovuta conoscenza di quei “quattro sindacalisti” che in vita loro non hanno mai realizzato imprenditorialmente nulla, è stato fondato nel lontano 1947 da quattro giornalisti: Franco de Gennaro, cioè il marito del nostro attuale amministratore unico e rappresentante legale,  ed i suoi soci Egidio Stagno , Franco Ferraiolo, e Giovanni Acquaviva.

Venne fondato ed edito con soldi propri, grazie anche al successivo ingresso nella società editrice, di alcuni “galantuomini” e cioè il presidente dell’ associazione industriali Nicola Resta, il presidente dell’ associazione commercianti il Commendator Nicola d’Ammacco e l’ imprenditore-agricoltore Angelo Galantino. Senza alcun contributo pubblico, e senza neanche una lira sottratta alle tasche dei contribuenti.

Franco de Gennaro, scomparso nel 1982 è il padre di due soci e giornalisti della nostra cooperativa, e cioè Antonio (Antonello) de Gennaro ed Adele de Gennaro, che hanno sicuramente più titolo a fare quello che fanno, anche grazie alle rispettive esperienze professionali e carriere , che nessuno dei giornalisti di Taranto e provincia negli ultimi 30 anni può vantare ed ha mai avuto !

Il Corriere del Giorno, che state leggendo (gratis, e realizzato senza ricevere alcun contributo pubblico)  è un progetto editoriale,  è stato pensato, progettato, realizzato, diretto e gestito da Roma, nel cui Tribunale è iscritta la testata giornalistica, e non ha nulla a che vedere con il giornalettodi Puglia e Lucania” che, come dicono e comprovano i registri ufficiali ed i documenti del Tribunale di Taranto e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è stato fondato dalla Cooperativa 19 luglio, nel 1984, e quindi non alcun diritto di Legge come pretendono di avere, mentendo, sulla testata storica “Corriere del Giorno” fondata nel 1947.

La testata giornalistica Corriere del Giorno fondata nel 1947 e la testata del quotidiano online  ilcorrieredelgiorno.it , sono stati registrati nel giugno 2014 presso il Tribunale di Roma da Antonio (Antonello) de Gennaro che ne è il legittimo proprietario, come lo è dei rispettivi marchi d’impresa registrati nel marzo 2015 presso il Registro Brevetti e  Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico !

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La nostra iniziativa editoriale multimediale continua, e nei prossimi giorni verrà costituita a Roma presso il nostro notaio la Fondazione Corriere del Giorno che avrà sede legale nella Capitale, ed a breve rivedrete in edicola la testata giornalistica “Corriere del Giorno – fondata nel 1947” che uscirà con periodicità settimanale, edito senza contributi pubblici. Alla faccia di un sindacato capace solo di delegittimare, diffamare e basta.

Le nostre inchieste senza guardare in faccia a nessuno, il nostro lavoro giornalistico prosegue regolarmente. Abbiamo ancora tanti “armadi” da aprire… e far uscire i tanti scheletri sinora nascosti dai “furbetti”, così come apriremo tanti tombini da cui uscirà molto liquame umano, . Quello di chi voleva e cerca inutilmente di metterci a tacere.

nella foto Capristo

nella foto il procuratore capo Capristo

Adesso a Taranto è in arrivo un nuovo Procuratore capo della repubblica, il dr. Capristo, che ha sinora retto egregiamente la Procura di Trani, un magistrato serio, dalle mani pulite, senza figli, mogli, amichette e parenti da “sistemare” a spese del contribuente. Qualcuno ha perso e qualcun’altro perderà a breve il proprio incarico che ha sinora usato esclusivamente per fatti … propri.

Finalmente a Taranto si potrà ritornare a parlare di “legalità”, dopo aver visto un magistrato ed un giudice finire in carcere ammanettati. Sta arrivando finalmente quella ventata di legalità di cui la città di Taranto aveva bisogno da molto tempo.

Nel frattempo il “nostro” Corriere del Giorno continuerà a lavorare giornalisticamente ed a fornire non poco materiale, alla Procura della Repubblica di Potenza, al CSM cioè il Consiglio Superiore della Magistratura ed al Ministero di Giustizia, che hanno già ricevuto le denunce ed esposti presentati da Antonello de Gennaro, per fare “pulizia” nel Palazzo di Giustizia di Taranto.

E ve lo garantiamo, molto  presto chi sta ridendo adesso, avrò ben poco da ridere.




Bari. Saracinesche giù e lavoro a picco: commercio, profondo rosso

Benny Campobasso

nella foto, Benny Campobasso

Il  2015 si chiude con un bilancio dal preoccupante profondo rosso per il commercio  nella città di Bari e per tutta la provincia. I numeri in discesa che uniti a quelli sull’occupazione in Puglia,resi noti  ieri dall’Istat , che nel 2014 ha registrato il calo peggiore fra le regioni italiane con un -2,1 per cento. A ragionare un po’ sui numeri è Benny Campobasso presidente di Confesercenti Bari e Bat . I dati analizzati sono il risultato di una comparazione fra i rilevamenti effettuati nel corso dell’anno da Confesercenti e dalla Camera di commercio da gennaio a settembre 2015, confrontati a quelli dello stesso periodo nell’anno precedente. “I dati, purtroppo non sono positivi e sono fortemente peggiorativi rispetto al 2014 – dice Campobassononostante si cominci a sentire una leggera brezza di ripresa”.

Nel capoluogo regionale pugliese  il risultato fra aperture e chiusure degli esercizi commerciali da gennaio a settembre 2014 è stato di -108. Nello stesso periodo del 2015 si arriva a -180. Praticamente quasi il doppio del rapporto che indica una pesante chiusura di esercizi commerciali.Nel 2014, per la provincia di Bari (escluso il capoluogo) e Bat siamo ad un -541 per il 2014 ed  a -593 per il 2015. Comprendendo anche la città di Bari il saldo totale raggiunge un dato di – 773 per il 2015. Il 25% delle saracinesche abbassate definitivamente è a carico di Bari rispetto all’intero territorio della Città metropolitana e persino della Bat. “E la tendenza va verso un peggioramento”, segnala Campobasso. Per le vendite, si registra invece una ripresa ma solo per la grande distribuzione con un +1,8 per cento nei primi nove mesi dell’anno, mentre il commercio al dettaglio (cioè i negozianti) il dato cala di un – 1,2 per cento a Bari città rispetto all’anno precedente. I settori che soffrono più la crisi a Bari sono: giornalai, abbigliamento e calzature, fruttivendoli e la ristorazione e spettacolo (soprattutto i cinema), nonostante qualche sforbiciata.

Schermata 2015-11-28 alle 10.19.28Continua questo divario fra la grande distribuzione ed i piccoli esercizi – continua Campobassonon hanno aiutato la politica di liberalizzazione degli orari, le facili autorizzazioni, i megastore che mettono il piccolo commerciante nella condizione di uscirne sempre con le ossa rotte. Qualche giorno fa sono stato in un noto ipermercato alle porte di Bari e ho visto un’offerta di sconto per l’acquisto di elettrodomestici di 250 euro ogni mille euro di spesa. E’ ovvio che il piccolo esercizio non può reggere questa concorrenza“. Rimedi ? “C’è un ritorno all’acquisto a chilometro zero che ha ripreso un bel ritmo di vendita a patto che si specializzi. Nel piccolo supermercato è sempre più frequente trovare prodotti specifici per chi segue determinate diete o per chi ha intolleranze. Per i vegani o i vegetariani. Per chi cerca monopasti come i single. C’è stato nel nostro mondo un’offerta più precisa, specializzata per contrastare la grande distribuzione”, continua Campobasso che aggiunge “sarebbero incentivanti politiche di sostegno ai consumi a partire dalle detassazioni e a tutto ciò che aiuta il consumatore a spendere”. Secondo il rappresentante della Confesecenti ci sono anche le nuove forme di commercio. “L’altro giorno abbiamo presentato un nuovo modo di intendere l’e-commerce che viene visto come il fumo negli occhi dai commercianti tradizionali e percepito come concorrenza sleale e primo accusato per la crisi di settore. Abbiamo dimostrato che attraverso lo stesso sistema si possono attirare clienti negli esercizi commerciali con il progetto Pitshop, un portale geolocalizzato che aiuta la vendita diretta“.

Altra direzione, secondo Campobasso potrebbe essere quella di avviare una politica “a tasse zero” per chi apre locali nelle aree più degradate o più lontane dal centro delle città, per incentivare nuovi insediamenti commerciali come è avvenuto in Germania a Berlino. In breve tempo quei quartieri sono diventati i più trendy della capitale europea perchè abitati da giovani e da tanta creatività. “Una politica nuova fatta di sgravi fiscali per un determinato periodo di tempo in aree degradate per incentivare la ripresa nelle vie meno centrali o decadute nel corso negli anni sarebbe più che utile”. Campobasso ricorda che “al momento dell’insediamento, l’ amministrazione comunale di Bari, ha tenuto una grande manifestazione in via Manzoni cui non c’è stato alcun seguito. Eppure ci sono molti giovani che potrebbero essere interessati. Talvolta sembra mancare una visione d’insieme della città, un’idea caratterizzante, riconoscibile anche se ultimamente qualche segnale c’è a partire dalle pedonalizzazioni, dal recupero del waterfront”.

Altra leva, secondo Confesercenti,  è l’implementazione di una politica turistica cittadina a partire dal recupero del porto vecchio per aiutare la ripresa del commercio. “Il terzo polo del turismo che dovrebbe corrispondere a quello della provincia di Bari, dopo il Salento e il Gargano, non decolla. Dobbiamo cercare di intercettare questi flussi turistici che a Bari passano rapidamente e non si fermano. Esiste solo una politica turistica regionale, ma manca la sintonia sulla singola città. Per fortuna arriva Natale”.

Dati che vanno letti con attenzione. A Bari ha sede  lo “storico” quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, i cui giornalisti lavorano da oltre un anno con i contratti di solidarietà,  la cui società editrice ha prima chiuso la redazione e ceduto il canale televisivo, e poi venduto la sede in via Scipione l’ Africano dove veniva stampato anche il giornale, che ha dovuto fronteggiare l’apertura delle sedi ed edizioni regionali del quotidiano La Repubblica ed il Corriere della Sera. Così come ha chiuso dopo 16 anni l’edizione stampata di Bari Sera. Telenorba, dai 198 lavoratori attuali, dei quali 20 in cassa integrazione, dovrà passare a 125 unità, e nel piano industriale queste sono le direttive dell’azienda: “Riduzione delle ore di diretta tv del Tgnorba 24; eliminazione del tg grande salento; accorpamento di tutte le risorse dell’area tecnica; accorpamento delle funzioni relative alla programmazione pubblicitaria e palinsesto; unificazione degli uffici commerciali presso la sede di Bari; riduzione delle produzioni televisive interne; eliminazione dei servizi non strategici; accorpamento di redazioni; eliminazione di apporti professionali esterni; razionalizzazione delle utenze; automazione dei sistemi di messa in onda, con riduzione dell’apporto manuale“. Ecco spiegata la crisi dell’informazione e quindi quella dei giornalai !

Se poi uno entra nei ristoranti di Bari dai prezzi (elevati) richiesti dai ristoratori alla clientela, si capisce il perchè la gente non frequenta più come prima i ristoranti. I commercianti dovrebbero un bel “mea culpa” per aver straguadagnato in passato, non aver diversificato le proprie attività e quindi il rischio di impresa. E sopratutto i commercianti baresi, non possono lamentarsi se il consumatore si è fatto più intelligente e si rifugia nei centri commerciali, dove parcheggia senza pagare e senza rischi di essere scippato, e trova a miglior prezzo, gli stessi prodotti venduti nel centro cittadino. Per non parlare poi delle “folli” pretese per gli affitti degli esercizi commerciali. Sono questi secondo noi gli argomenti su cui riflettere con attenzione.