Aggiudicata la gestione per 8 mesi della Gazzetta del Mezzogiorno al Gruppo Ladisa di Bari

di ANTONELLO de GENNARO

Come era facilmente prevedibile è arrivata un’ unica offerta per la gestione dei prossimi 8 mesi, cioè sino al 31 luglio 2011 , presentata dalla società Ledi s.r.l. ( Gruppo Ladisa) controllata dagli imprenditori della ristorazione Sebastiano e Vito Ladisa, notoriamente molto “vicini” a Michele Emiliano. Per dovere di cronaca giornalistica infatti dobbiamo ricordare che Emiliano e Vito Ladisa  sono indagati dalla Procura di Torino (a cui la Procura di Bari ha inoltrato il fascicolo per competenza territoriale) per un pagamento non effettuato da Emiliano alla società di comunicazione Eggers di Torino che curò la su campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017 quando il governatore pugliese si candidò alla segreteria nazionale contro Matteo Renzi ed Andrea Orlando.

(tratto dal quotidiano La Repubblica)

Fra i particolari che emerse dall’indagine che aveva condotto nell’aprile 2019 le Fiamme Gialle negli uffici della Presidenza della Regione Puglia per acquisizione di documenti e dati e nella stessa azienda Ladisa, i cui uffici sono stati perquisiti perché nell’inchiesta è indagato l’amministratore Vito Ladisa, era stata propio la “vicinanza” con il governatore Emiliano.

Come scriveva il quotidiano La Repubblica nella sua edizione barese “La Gdf era alla ricerca di “finanziamenti, contributi regionali, contratti di appalto, delibere e determine” e di documenti relativi alla registrazione nelle scritture contabili della fattura dell’ottobre 2017, dell’importo di circa 59 mila euro, emessa dall’agenzia di comunicazione torinese Eggers 2.0 nei confronti di Ladisa”.

La perquisizione della Guardia di Finanza portò anche a sequestro di documenti. Il sospetto degli inquirenti è che ci sia un collegamento tra il pagamento della Ladisa di una fattura alla Eggers (che vantava un credito nei confronti di Emiliano di cui aveva curato la campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017, senza essere stata pagata ” ) e eventuali rapporti di lavoro delle aziende pugliesi che hanno poi pagato quel debito e la Regione Puglia. I finanzieri stanno ricostruendo, infatti, anche i rapporti tra l’imprenditore barese con il presidente Emiliano nonché con alcuni dei suoi collaboratori e con il titolare della società di comunicazione, Pietro Dotti.

i fratelli Vito e Sebastiano Ladisa

Nel provvedimento del gip di Bari Antonella Cafagna su richiesta del procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e del sostituto Savina Toscani, della Procura di Bari comparivano i nomi dei cinque indagati: oltre ad Emiliano, accusato di “abuso d’ufficio“, “induzione indebita a dare o promettere utilità” e “concorso in reati tributari”  appunto quello di Vito Ladisa. Coincidenze ?

La gestione provvisoria per 8 mesi dei Ladisa si svolgerà in attesa dell’asta fallimentare, dove si faranno i veri “giochi” per determinare il futuro del giornale barese, motivo per cui onestamente viene da sorridere nel leggere i soliti patetici trionfali…. comunicati sindacali.

Sarà, inoltre, necessario rimboccarsi immediatamente le maniche per mettere a punto un piano industriale di rilancio che assicuri sostenibilità, tuteli l’occupazione valorizzando le professionalità e faccia crescere l’offerta informativa del giornale” scrivono in una nota congiunta, la FNSI-Federazione Nazionale della Stampa italiana e le Associazioni regionali di Stampa di Puglia e Basilicata: “Va potenziato il legame della testata con i singoli territori della Puglia e della Basilicata, che le gestioni del passato hanno mortificato e impoverito“.

I Ladisa grazie alla loro offerta hanno evitato per solo per i prossimi 8 mesi il licenziamento degli 147 dipendenti, che hanno non poche responsabilità nel fallimento del giornale con una massa di oltre 50 milioni di euro dei debiti. Qualcuno dovrebbe ricordare ai sindacati che il giornale lo scrivono i giornalisti, e che i lettori comprano in edicola i quotidiani per leggere delle notizie di loro interesse.

Se le vendite sono calate, scendendo a circa 10 mila copie al giorno (in un bacino di oltre 6 milioni e mezzo di potenziali lettori), non è certo colpa di chi gestiva il giornale, cioè l’editore, ma a parer mio di chi lo scriveva e confezionava giornalisticamente. A partire dall’attuale Direttore Giuseppe De Tomaso che si era dimesso, convinto di potersene andare in pensione, e rientrato poche ore dopo dietro la sua scrivania quando si è accorto che non poteva ottenere la pensione !

Non vogliamo certamente difendere l’editore Mario Ciancio di Sanfilippo, che qualcuno ha dimenticato, è stato a lungo presidente della FIEG la Federazione Italiana degli Editori dei Giornali, ma soltanto auspicare che un buon approfondito esame di coscienza dovrebbero farlo per primi i giornalisti della Gazzetta a partire dal loro direttore Giuseppe De Tommaso , plurindagato attualmente sotto processo penale a Bari, e quel giornalista-sindacalista che si è fatto una società privata (come documentato da questo giornale) per “arrotondare” le proprie entrate sottraendo potenziali entrate pubblicitarie alla Gazzetta del Mezzogiorno dirottate a Radio Cittadella una semi-sconosciuta emittente radiofonica in quel di Taranto.

L’aggiudicazione all’esito della scadenza del bando cui è pervenuta una sola offerta, è stata correttamente gestita dai curatori fallimentari della procedura, il prof. Michele Castellano ed il dott. Gabriele Zito, che hanno dovuto “battagliare” persino con la Sovraintendenza di Bari che voleva avere voce in capitolo, è avvenuta alla presenza dell’amministratore unico della società del Gruppo Ladisa, il dott. Franco Sebastio, ex procuratore capo a Taranto, e successivamente assessore alla legalità del Comune di Taranto salvo essere poi vergognosamente “rottamato” e rimosso dal suo incarico dal Sindaco Rinaldo Melucci che gli ritirò la delega assessorile senza alcun valido motivo, mandandolo a casa.

Gli avvocati Giovanni Di Cagno e Fabio Di Cagno soci dello Studio Polis

La società del Gruppo Ladisa è stata assistita nell’intera operazione (che è consistita nel presentare un’offerta) dagli advisor legali prof. avv. Vincenzo Vito Chionna e prof. avv. Michele Lobuono oltre che dagli advisor lavoristici avv. Gianni Di Cagno e avv. Fabio Di Cagno (legali dello Studio Polis di Bari ) e dall’advisor finanziario  dott. Ignazio  Pellecchiascongiura l’estinzione del più antico e seguito quotidiano di Puglia e Basilicata oltre che il licenziamento di 147 dipendenti che sarebbe ineluttabilmente conseguito alla cessazione dell’esercizio provvisorio fallimentare già decisa  dal tribunale a decorrere dal 20 novembre 2020” scrive oggi la Gazzetta del Mezzogiorno sul suo sito online.

Andrea Martella Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria

Martella: ora si costruiscano le condizioni per il rilancio del giornale
Abbiamo seguito fin dall’inizio e costantemente la vicenda della Gazzetta del Mezzogiorno e salutiamo con favore l’aggiudicazione del bando per il fitto di ramo d’azienda e il raggiunto accordo sindacale che garantirà la continuità delle pubblicazioni di questa storica testata. La Gazzetta del Mezzogiorno rappresenta una realtà importante nel panorama editoriale e dell’informazione nazionale. Continueremo a seguire l’evoluzione della vicenda in vista del termine di luglio previsto per la vendita della testata, confidando che questo tempo serva a costruire le condizioni per il rilancio del giornale”. scrive in una nota Andrea Martella Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria e all’Informazione .

Sulla base di quanto indicato nel bando, adesso la Ledi ha tre giorni per riprendere le pubblicazioni della Gazzetta del Mezzogiorno , che da domani dovranno essere sospese, e 15 giorni per firmare il contratto.

Ma quello che vi abbiamo raccontato, state tranquilli sulla Gazzetta del Mezzogiorno e sui comunicati sindacali, non lo leggerete. I soldi a volte, sopratutto per chi è affamato, non puzzano…




La Procura di Bari chiede il processo per le diffamazioni dell’ Assostampa di Puglia ed il segretario nazionale della FNSI contro il Corriere del Giorno

di Antonello de Gennaro

Era il 9 agosto 2014 quando l’ Associazione della Stampa di Puglia, il sindacato regionale dei giornalisti all’epoca dei fatti presieduto dal giornalista-sindacalista Raffaele Lorusso, attuale segretario nazionale della FNSI- Federazione Nazionale della Stampa ci diffamava pubblicamente attraverso la pubblicazione di un comunicato stampa con la quale l’organizzazione sindacale chiedevano l’intervento delle “autorità preposte… facendo cessare le pubblicazioni ed adottando i provvedimenti di legge nei confronti dei responsabili di un così evidente caso di plagio” con la giustificazione “per tutelare i crediti di chi ha perso il posto di lavoro“.

 

La realtà è ben differente. Se vi sia stato un giornale a commettere un plagio, quello è stato proprio il Corriere del Giorno di Puglia e Lucania , tanto a “caro” ai sindacalisti pugliesi, che è stato fondato e registrato nel Tribunale della Stampa del Tribunale di Taranto nel 1984 insieme alla fallita Cooperativa 19 luglio che lo editava (a spese del contribuente ! ) , millantando di essere stato fondato nel 1947, data in cui venne fondato da mio padre e dai suoi soci  e colleghi Acquaviva, Ferraiolo e Stagno,  lo storico quotidiano che non alcun riferimento o collegamento legale e/o societario  con quello fallito, e di cui è stata disposta (leggi QUI)  la liquidazione coatta amministrativa dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ ottobre 2013 e che ha cessato le pubblicazioni nel marzo 2014 su decisione del commissario liquidatore Mauro Damiani.

 

In realtà come ha correttamente rilevato il sostituto procuratore della Repubblica di Bari dottor Fabio Buquicchio, l’ Assostampa pugliese e Raffaele Lorusso ci hanno diffamato in quanto “tale giornale (il Corriere del Giorno – n.d.a.) è di proprietà della Coop Media Company Group ed è regolarmente registrato nella Sez. Stampa del Tribunale di Roma al n. 41 del 6.6.2014″  aggiungendo che “la Cooperativa 19 luglio con sede in Taranto, effettivamente in liquidazione coatta amministrativa era invece l’editore del giornale Corriere del Giorno di Puglia e Lucania chiuso il 30 marzo 2014″ ed ha chiesto sin dallo scorso 23 settembre 2015l’emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti dell’imputato e per i reati sopraindicati“.

CdG Lorusso_Assostampa (1)

Raffaele Lorusso e Mimmo Mazza

Ma la “macchina del fango” sindacale pugliese che ha avviato la campagna di diffamazione ha registrato l’impegno pressochè maniacale di alcuni giornalisti-sindacalisti che volevano fare i “protagonisti” si è protratta a lungo mediante la presentazione di alcune querele per “estorsione” presentate nei miei/nostri confronti dinnanzi alla Procura di Taranto dal vicepresidente dell’ Assostampa di Puglia, tale Cosimo (Mimmo) Mazza, vice capo servizio della redazione tarantina della Gazzetta del Mezzogiorno, assunto   seguito di una vertenza di lavoro, e non certo per propri meriti e capacità professionali !

Tali denunce di estorsione nei miei confronti  sono state “stralciate” e quindi archiviate dalla stessa Procura tarantina a seguito di dettagliate ed approfondite indagini svolte dal Nucleo del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto. Le denunce avevano sempre lo stesso obiettivo: sequestrare e chiudere il nostro giornale. Richiesta sempre rigettata, mai accolta, che manifesta il reale intento di quelle fantomatiche querele piene di diffamazioni e calunnie di cui anche il Mazza verrà chiamato a rispondere in sede penale, civile e deontologica.

L’ Assostampa di Puglia e la FNSI (destinataria di altre nostre querele dinnanzi alla Procura di Roma) hanno continuato imperterriti a diffamarmi. Infatti nell’aprile 2016 l’Associazione della Stampa di Puglia annunciava in una nota di aver conferito “mandato ai suoi legali a tutela e sostegno dei suoi dirigenti, vittime ormai da quasi due anni di diffamazione e stalking e per costituirsi parte civile nel futuro processo” ad Antonio de Gennaro, e continuava “L’Assostampa, nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura auspica che sia fatta piena luce, nel più breve tempo possibile, su quanto avvenuto allo scopo di riportare la necessaria serenità nel mondo dell’informazione pugliese, e in quello della provincia di Taranto in particolare, nella speranza che la misura sinora adottata sia rispettata e si riveli concretamente idonea a far cessare l’azione criminosa contestata all’indagato“.

La campagna di diffamazione dell’ Assostampa pugliese che non ha mai rettificato e rimosso questa nota, superata dalla decisione del Tribunale di Taranto che l’ha ANNULLATA ! Ma questi sindacalisti-diffamatori risponderanno anche di questo……

“Il sindacato unitario dei giornalisti – continuava la nota  – coglie l’occasione per ribadire che l’operazione messa in piedi dal De Gennaro ha come unico obiettivo quello di danneggiare i colleghi del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania, quotidiano che ha sospeso le pubblicazioni nel marzo del 2014 e la cui testata è stata messa in vendita dal liquidatore allo scopo di soddisfare almeno in parte i creditori, a partire proprio dagli ex dipendenti. Questa vicenda deve anche interrogare l’Ordine dei Giornalisti sulla compatibilità di tali comportamenti con gli obblighi e con il decoro della professione, oltre che sull’opportunità di mantenere iscritto nei propri elenchi chi si fa scudo del tesserino per fare ben altro. In questo caso, parliamo di un signore che ha già alcune condanne passate in giudicato“.

Probabilmente i sindacalisti estensori di questa nota non sono a conoscenza che le sentenze passate in giudicato a mio carico sono due: una per una lite di oltre 10 anni fa a Milano dei vigili urbani in borghese, ed un altra per una presunta diffamazione (non a mezzo stampa) il cui reato addebitatomi era coperto da indulto, mentre dimentica una condanna in primo grado proprio al loro vicepresidente Mimmo Mazza per “brogli elettorali” reato commesso durante le elezioni per favorire la lista del PCI. Sentenza da cui il Mazza si è salvato in appello soltanto grazie all’intervenuta prescrizione, che come ben noto non annulla il reato commesso !

Così come ignorano che il 70% della massa fallimentare della fallita Cooperativa 19 luglio, era composta da stipendi stellari ai propri giornalisti, che erano soci della cooperativa e quindi artefici-responsabili del proprio fallimento giornalistico, professionale ed economico. E non è un caso che dopo oltre 4 anni dalla chiusura di questo “giornaletto” di provincia nessuno abbia mai formulato una proposta di acquisto, o rilevata una testata il cui valore economico è pari allo ZERO !

le proteste contro la FNSI sul rinnovo del contratto dei giornalisti firmato dalla Federazione Nazionale della stampa italiana e dalla Federazione Italiana Editori Giornali

Quello che Lorusso ed i suoi colleghi-sindacalisti ignorano altresì è che il CORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947 e www.ilcorrieredelgiorno.it  sono entrambi marchi registrati dal sottoscritto presso il registro brevetti e marchi del Ministero dello Sviluppo Economico e successivamente conferiti alla Fondazione Corriere del Giorno fondato nel 1947.

CdG fissazione udienza Lorusso_Assostampa

Sul banco degli imputati sono finiti invece  Raffaele Lorusso e quindi l’ Assostampa di Puglia e non il sottoscritto. E le denunce, querele ed azioni civili risarcitorie nei loro confronti, attualmente in fase di stesura da parte dei nostri legali, sono numerose. Farebbero bene a mettere i soldi da parte. Potrebbero non bastare.

 




La Guardia di Finanza dall’alba perquisisce la Banca Popolare di Bari

La Banca Popolare di Bari guidata e controllata dalla famiglia Jacobini è sotto inchiesta per “apparenti irregolarità nella gestione poste in essere negli ultimi anni” e come spiega spiega il procuratore capo di Bari Giuseppe Volpe Il reato ipotizzato è l’ostacolo alle funzioni delle Autorità pubbliche di vigilanza” e procede  “talune apparenti irregolarità poste in essere dalla banca negli ultimi anni“.

All’alba i finanzieri inviati dalla Procura di Bari con un mandato di perquisizione sono entrati nella sede legale dell’istituto di credito a caccia di documenti utili ai magistrati. L’indagine è coordinata dai pm della Direzione Distrattuale Antimafia di Bari dr.ssa Lidia Giorgio e Federico Perrone Capano.

Correntisti e risparmiatori, afffiancati dalle associazioni di consumatori avevano contestato il rischio, successivamente smentito dalla banca, di una possibile svalutazione delle proprie azioni acquistate. L’istituto sta vivendo una fase di cambiamento per la trasformazione in Spa che deve avvenire entro la fine dell’anno. L’assemblea in cui si deciderà e delibererà la trasformazione, è prevista per il prossimo 27 dicembre dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha sospeso parte della riforma Renzi e rinviato alla Corte Costituzionale le norme sul diritto di recesso , ma negli ultimi giorni il management della banca sta pensando ad una eventuale proroga dei termini fissati al 31 dicembre.

Lo scorso 2 dicembre un’ordinanza della VI sezione del Consiglio di Stato presieduta da Ermanno De Francisco  aveva determinato che il rimborso per i soci delle banche popolari che esercitano diritto di recesso perché in disaccordo con la trasformazione in spa, prevista dal decreto di riforma del 2015, può essere differito, ma non negato. Il decreto prevede infatti che il diritto del socio che recede a vedersi liquidate le azioni possa anche essere “limitato”, con la possibilità “di escluderlo tout court”, secondo quanto riporta l’ ordinanza redatta dal consigliere Roberto Giovagnoli. Inoltre, la circolare di Bankitalia attribuisce all’istituto interessato dal recesso il potere di decidere l’esclusione del rimborso, creando “una situazione di conflitto di interesse” con i soci.

Della vicenda si occuperà la Corte Costituzionale, davanti alla quale è stata sollevata l’eccezione di incostituzionalità. Alla Consulta è pendente anche un secondo ricorso, avanzato dalla Regione Lombardia, già discusso lo scorso novembre ma del quale manca ancora la decisione.

La Banca con un comunicato ha replicato : “Nello spirito collaborativo teso a favorire ogni approfondimento anche soltanto opportuno, la Banca Popolare di Bari conferma la correttezza del proprio operato, sia con riferimento alle procedure interne sia, e soprattutto, relativamente agli obblighi nei confronti delle autorità pubbliche di vigilanza. Prendendo atto che non ci sono indagati, l’Istituto confida, altresì che tali accertamenti possano essere conclusi nel più breve tempo possibile al fine di evitare che il protrarsi del tempo possa in qualche modo influire sulla reputazione conquistata in oltre cinquant’anni di rispetto e attenzione al territorio“. Una replica formale ed a dir poco imbarazzante. La perquisizione è stata necessaria infatti ad accertare i responsabili dell’ “ostacolo alle funzioni delle Autorità pubbliche di vigilanza” per il quale la Procura ha proceduto.

P.S. Inutile cercare la notizia su La Gazzetta del Mezzogiorno. Infatti la banca detiene in pegno il 30% delle azioni della società editrice del quotidiano siculo-barese, e quindi tutto tace… Come sempre “indifferenti” e silenti l’ Ordine dei Giornalisti e l’ Assostampa il sindacato dei giornalisti locale il cui presidente guarda caso lavora anch’egli (grazie ai contratti di solidarietà da oltre un anno)  alla Gazzetta del Mezzogiorno. Ma questo non è una novità…e poi parlano di libertà di stampa, di etica professionale, di indipendenza ! Parole al vento.




A Taranto la chiamano “informazione”….in realtà è la macchina del fango ! I “soliti” noti contro l’ on. Pelillo

di Antonello de Gennaro

Schermata 2016-01-17 alle 00.17.04Leggo in queste ore tante “vergini”…. tarantine immolate sull’altare di tale Luigi Abbate, e lo confesso mi viene il disgusto più profondo. Si ho profondo disgusto per questa “macchina del fango” giornalistica che da due anni ho scoperto essere attiva ed operante in quel di Taranto. Un “fango” giornalistico che mi ha fatto capire il fallimento “professionale” di un nutrito gruppo di giornalisti, e mi ha aiutato capire documenti alla mano le vere ragioni su come mai la Cooperativa  19 luglio, composta ed amministrata da giornalisti che erano editori-dipendenti ed amministratori della stessa sia miseramente fallita dopo aver incassato negli ultimi 10 anni dal Servizio Editoria della Presidenza del Consiglio oltre 27 milioni di euro di contributi pubblici a fondo perduto.

Unfangogiornalistico che si cela e nasconde dietro la tessera sindacale o sotto le vesti dell’ ordine professionale, cercando di sopravvivere ai propri fallimenti  professionali e spesso anche umani. Una città quella di Taranto, che in un lontano passato ha tirato fuori e cresciuto fior di giornalisti che hanno fatto brillanti carriere in Italia ed all’estero,  ma che hanno purtroppo lasciato la città nella mani di quattro “furbetti”, portaborse e ventriloqui vari , che si sentono realizzati solo quando si fanno i “selfie” in Consiglio Comunale , allo stadio, o quelli di “gruppo” nelle visite agli impianti di Tempa Rossa, postandoli immediatamente sui social network. Quasi un rito della serie: “ci sono anche io” quindi esisto….!  Ma come si fa a non vergognarsi di fare parte di una categoria che si iscrive al sindacato giornalistico solo per cercare di difendere uno stipendio, non essendo capaci ad emergere con la professionalità, con la competenza, con i risultati sul campo ?

Mai un’inchiesta che possa essere definita tale, solo tanti passaggi di carte e pendrive con questurini, appuntati, cancellieri, “avvocaticchi” e toghe smaniose di vedere pubblicato il loro nome e magari anche la propria fotografia sul giornale . “Vedi – mi ha confessato recentemente un noto avvocato penalista tarantino – io a questi giornalisti che sono dei passacarte me li devo tenere buoni, così mi citano sul giornale, mi faccio pubblicità gratuita  e  così magari mi arriva anche qualche cliente nuovo …! ” ed ancora peggio quando un giornalista locale mi ha confessato di “pagare la tessera del sindacato solo per avere la possibilità, grazie ad una convenzione, di non pagare il parcheggio ad ore” nel proprio Comune di residenza ! La realizzazione di questi giornalisti “falliti” professionalmente è stata anche quella di mettersi la giacca e la cravatta per correre a farsi intervistare dagli inviati di programmi televisivi, a cui avevano fornito precedentemente fornito i documenti ricevuti sotto banco da avvocati, Tribunale e Procura (vedi “caso Avetrana” n.d.a.). Anche perchè di inchieste giornalistiche vere e proprie a Taranto non se ne vedono da anni. E quelle fatte , perdonatemi un attimo di soddisfazione professionale le abbiamo realizzate scritte noi, su questo quotidiano online,  e certamente non loro !

 

giornalismo indipendente ?

Pochi di loro hanno il coraggio di ammettere pubblicamente come “arrontondavano”. Chi  come Salvatore Catapano giornalista Rai-Tgr Puglia che  all’insaputa di mamma RAI e calpestando il Codice Etico aziendale RAI si era inventato un “giornaletto” per farsi dare un pò di soldi di pubblicità dalla Provincia di Taranto (con presidente l’arrestato Florido ) e dall’ ILVA . C’è chi si è messo al servizio di associazioni di categoria per le quali nello stesso tempo scrivevano, come ad esempio  Massimo D’ Onofrio alla Confagricoltura di Taranto, chi come Angelo Di Leo è passato dalla Fgci a Forza Italia (al servizio dell’ex-sindaco di Taranto Rossana Di Bello) per poi fare un doppio salto carpiato mettendosi al servizio elettorale della politicante (ormai ex)  Annarita Lemma  del Pd-area Civati  “trombata” alle ultime elezioni per il rinnovo del consiglio regionale pugliese, per poi immolarsi nell’ultimo abbraccio grillino-ambientalista.

Giornalisti che sgomitano per scrivere sugli inserti speciali di qualche quotidiano stampato per incassare qualche soldo in più e magari portare a casa qualche commissione pubblicitaria, o per scrivere sulle riviste delle associazioni dietro lauto compenso. Giornalisti come Claudio Frascella che scrive libri su gruppi musicali e se li fa comprare dalla Confcommercio di Taranto previa adulazione giornalistica del presidente ! Non possiamo non parlare di Michele Tursi un giornalista “aspirante” scrittore ambientalista, che a suo tempo faceva parte del comitato di redazione del fallito quotidiano  Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (che sia chiaro, nulla aveva ed ha a che fare con la storica testata tarantina Corriere del Giorno fondata nel 1947 da mio padre e soci) , il quale ha battuto ogni record: l’assembla di redazione (cioè i propri colleghi) lo ha sfiduciato cioè rimosso dal suo incarico, addirittura a giornale chiuso ! Un  primato “unico” mai verificatosi in tutte le redazioni dei giornali di tutt’ Italia  !!! Il bello…è che Tursi pur essendo in stato di disoccupazione e quindi beneficiario degli ammortizzatori sociali, non si è perso d’animo…e si è subito sistemato a fare contemporaneamente  come “consulente” (dal dicembre 2013 n.d.a. ) l’addetto stampa presso l’ azienda speciale Subfor della Camera di Commercio di Taranto che lo scorso 31 dicembre 2015 al termine del suo ultimo incarico, gli ha dato il benservito.

Schermata 2016-01-17 alle 02.05.03

Quello stesso Michele Tursi che oggi scrivecrediamo che sia necessario discutere apertamente ed in maniera seria del rapporto tra politica e informazione a Taranto…oltre che le regole di una professione profondamente cambiata con l’avvento delle nuove tecnologie, ma immutata nei suoi valori fondanti: la libertà, l’indipendenza, la verifica delle notizie…..Oggi Luigi Abbate è stato allontano dalla conferenza stampa del Pd ionico perchè non gradito. La scorsa settimana nove consiglieri regionali eletti nella provincia di Taranto hanno impedito ai giornalisti di assistere alla riunione del cosiddetto “patto per Taranto” che si svolgeva negli uffici della Provincia ed era stata convocata pubblicamente dall’ufficio stampa della Regione”.

Questo giornalista, ha la memoria corta e dimenticato che è stato proprio lui circa 3-4 settimane a cercare di impedire al collega Walter Baldacconi direttore di Studio 100 ed a un suo cameramen di effettuare delle riprese televisive ed interviste in occasione del consiglio camerale della Camera di Commercio di Taranto ! E non contento scrive delle inesattezze, cioè circostanze false in quanto contrarie al vero. Infatto, la riunione del “patto per Taranto” dei consiglieri regionali eletti a Taranto e provincia, si è svolta nei saloni della Provincia di Taranto, non è mai stato “convocato pubblicamente dall’ufficio stampa della Regione” , struttura che ha ben altri ruoli e compiti istituzionali che quelli di organizzare riunioni politiche

Schermata 2016-01-17 alle 01.43.12Tursi scrivendo sul quotidiano-blog, che è edito non da una società editrice ma bensì da un associazione di promozione sociale….(per tenersi forse al riparo di problemi con la giustizia, con il fisco e con gli ammortizzatori sociali ?) dietro cui si celano lui ed il suo “compagno di merenda giornalistica” Di Leo sostiene che “qualche mese fa il giornalista Michele Montemurro è stato verbalmente aggredito dal presidente della Provincia per il contenuto di un suo articolo. Nelle scorse settimane il sindaco di Taranto ha inviato la sua reprimenda al direttore del Tg1 dopo un servizio televisivo ritenuto lesivo dell’immagine di Taranto” .

Ma Tursi omette ( o si dimentica sempre…?) di dire e scrivere che il suo collega Montemurro,  ha scritto sul Nuovo Quotidiano di Puglia delle notizie smentite documentalmente in conferenza stampa dal Presidente della Provincia di Taranto,  Martino Tamburrano, così come dimentica di scrivere che l’ ASL Taranto e l’ ARPA Puglia hanno smentito il servizio “telepilotato” della giornalista del TG1, cioè quella stessa testata giornalistica, che guarda caso ha nel suo organico di collaboratori un giornalista tarantino Luigi Monfredi che scrive anch’egli sullo stesso blog-quotidiano online… Guarda un pò, i casi della vita !!!

Gianni Svaldi nella veste di addetto stampa dell' UGL Polizia a Roma

E vogliamo parlare di qualche altro “giornalista-sindacalista” cioè di quel Gianni Svaldi che si è sempre professato intellettuale… di sinistra, che nonostante percepisca dallo Stato l’ indennità di cassa integrazione-disoccupazione  si era messo a lavorare contemporaneamente (in nero forse ?) per un sindacato di destra l’ UGL Polizia ? Svaldi si dilettava a rilasciare interviste in occasione della chiusura del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania quotidiano tarantino nato nel 1984 e chiuso nel 2014 dopo 30 anni di elemosine di Stato (cioè i contributi pubblici sull’ editoria) dichiarando “mi conforta in questo momento sono le tante forze in campo …. Mi riferisco in particolare alle forze sociali: le cooperative, i sindacati. Sono loro che tirano la carretta insieme a noi. Non ho invece ancora visto la politica” . Cioè per questo signore la politica doveva occuparsi di continuare a dargli uno stipendio !!! La politica di cui egli avrebbe dovuto scrivere e raccontare le gesta ed attività … ai lettori !

Sempre lo stesso sindacalista Svaldi annunciava su un sito online di Martina Franca:  “Noi vogliamo continuare a fare i giornalisti in cooperativa per assicurare quel pluralismo proprio di chi ci è cresciuto professionalmente, e metterlo a disposizione della comunità ionica. Si tratta d’una bella sfida, ma se va bene avremo costruito qualcosa di diverso. In passato sono stati fatti degli errori perché un giornale amministrato da giornalisti non è riuscito talvolta a manifestare quel cinismo imprenditoriale necessario agli utili. Però il mutualismo, il rispetto pieno del collega e delle regole, sono dei valori importanti che ci appartengono e dei quali la politica deve rendersi interprete. Siamo alla ricerca d’un futuro equilibrio tra mutualismo e profitto senza dimenticare la nostra origine” aggiungendo nel suo auto-soliloquio delle promesse ai lettori tarantini: “Credo che occorra un progetto multilivello con un giornale fatto meglio, un buon sito internet, una web tv e una serie d’iniziative in favore della testata. Una parte del XXXXXX (la testata fallita n.d.a.dovrà essere a disposizione di tutti in maniera gratuita: ne va del senso della nostra vocazione cooperativisticae concludeva  “cercheremo di far arrivare alla pensione i colleghi che vogliono e che possono andarci e di traghettare gli altri, forse non tutti ma il più possibile, verso una soluzione futura che potrebbe essere una nuova cooperativa“. Tutte parole al vento in perfetto stile “sindacalese” !

Tutti questi progetti in realtà erano e sono rimasti nient’altro che parole. Parole inutili. Eloquente un post del giornalista-sindacalista sulla sua pagina Facebook: “Aggancio raggiunto” con sullo sfondo la foto della sede del Ministero del Lavoro. Ecco qual’era il vero scopo di questi giornalisti: ottenere gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazioine o indennità di disoccupazione cioè due anni a carico dello Stato ed i successivi due anni a carico dell’ INPGI, l’istituto previdenziale dei giornalisti. Altro che garantire il pluralismo dell’informazione a Taranto !

Nel frattempo i lettori tarantini, hanno assistito ad una “strage” nel panorama dell’informazione locale: la chiusura del quotidiano Taranto Oggi (dove lavoravano alcuni bravi colleghi) edito con grande coraggio da un editore indipendente,  l’eterna crisi dalla “storica” tv tarantina Studio 100 che paga gli stipendi quasi ogni 6 mesi ai propri giornalisti e tecnici, e che attualmente è in vendita al miglior offerente, la chiusura (per scelta aziendale e senza debiti)  dell’altra televisione locale,  BlustarTV il cui editore non è fallito e conoscendolo personalmente sono pressochè certo che pagherà sino all’ultimo centesimo tutti i suoi ex-dipendenti. Una scelta imprenditoriale dura, ma seria, da parte di chi si è reso conto che era un’attività a perdere. Tutto questo è avvenuto nel silenzio assordante, salvo qualche comunicato di forma, del sindacato giornalistico il quale ha “puntualmente” dimostrato quanto vale e pesa a Taranto: ZERO !

CdG sms1 abbate_pelillo

l’ SMS di Luigi Abbate all’On. Michele Pelillo 

Ma arriviamo ai nostri giorni. Nel novembre scorso rivelato e documentati le ragioni, i retroscena dell'”odio” viscerale, profondo di Luigi Abbate un giornalista locale (chiamarlo “collega” non mi riesce…) nei confronti del leader renziano del Pd in terra jonica e cioè l’ on. Michele Pelillo “reo” di non averlo salvato dalla disoccupazione, cioè dal licenziamento dal suo editore di Blustar TV, licenziamento in realtà causato da una causa di lavoro intrapresa da una  sua collega di redazione (Alessandra Abbatemattei n.d.a.) rientrata in organico grazie alle “quote rosa” previste per Legge.  Abbate è passato agli onori della cronaca solo per aver fatto in tutta la sua breve carriera una domanda “scomoda” sull’inquinamento ambientale ad Emilio Riva al termine di un convegno, occasione in cui Girolamo Archinà l’ex- lobbista comunicatore tarantino dell’ ILVA si esibì in un “placcaggio” su Abbate a dir poco ridicolo, le cui immagini fecero subito  il giro del web.

Schermata 2016-01-17 alle 02.16.30

CdG sms2 abbate_pelillo

SMS di Luigi Abbate all’On. Michele Pelillo – luglio2014

 Abbate gridava al complotto politico nei suoi confronti, quando è stato  successivamente licenziato da BlustarTV, mentre in realtà così non era come ha chiarito il Tribunale del Lavoro di Taranto, , in quanto Abbate non solo ha perso la causa con il suo editore, ma ha persino dovuto pagare le spese processuali ! Ma arriviamo agli ultimi mesi . Il giornalista tarantino in realtà fa poco il giornalista e molto di più il venditore pubblicitario, violando la Carta dei Doveri del Giornalista (il nostro codice deontologico) per poter pagare lo spazio televisivo concessogli  da un canale digitale terrestre semi-sconosciuto. Abbiamo le prove, i testimoni che Luigi Abbate va in giro a Taranto fra negozi, ristoranti, bar, associazioni chiedendo contributi pubblicitari, facendo quello che tecnicamente si chiamano “marchettoni” pubbli-redazionali. Quando invece ha tempo libero si dedica al suo auto-proclama-sogno sui social network annunciando pubblicamente la sua candidatura a prossimo Sindaco di Taranto. E’ credibile un giornalista del genere ? E’ lecita la sua attività ? Sono queste le domande a cui dovrebbe rispondere l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia che tutto fà fuorchè far rispettare la professione e la deontologia, invece di manifestare solidarietà inutile, di circostanza e radio-telecomandata dai sindacalisti tarantini.

Schermata 2016-01-17 alle 09.34.01

Per non parlare delle speculazioni politiche, come le dichiarazioni immediate dell’ On. Luigi Vitali (commissario regionale pugliese di Forza Italia) dopo solo un’ora dei fatti accaduti. Ebbene ho contattato personalmente l’On.  Vitali, il quale mi ha dichiarato “Ho fatto quella dichiarazione dopo aver ricevuto il filmato dello scontro verbale fra Pelillo ed Abbate. Devo riconoscere che approfondendo la questione, devo ricredermi e porgere le mie scuse all’ on. Pelillo“. Una verifica che la Gazzetta del Mezzogiorno si ben guardata di fare…anche perchè la redazione di Taranto, dove lavorano grazie ai contratti di solidarietà e rischia la chiusura, è molto “vicina” agli ambientalisti tarantini, ed “infarcita” di giornalisti impegnati guarda caso…nel sindacato giornalistico (della serie: “tengo famiglia...”. Ecco spiegato il perchè il quotidiano siculo-barese perde sempre più copie e lettori a Taranto! Quella  Gazzetta del Mezzogiorno che ben si guarda dall’informare i suoi lettori sui guai giudiziari di natura presunta mafiosa (leggi QUI del proprio editore siciliano Mario Ciancio di SanFilippo .

Schermata 2016-01-17 alle 12.09.24

nella foto l’attivista del M5S Gianluca Casamassima che cercava con la forza di entrare nella sede del PD

Quello che più è incredibile è che secondo la Gazzetta del Mezzogiorno non è normale e corretto il diritto dell’ On. Pelillo e del Pd, come scrive di “vietare di partecipare alla conferenza stampa, sia al cronista che ad alcuni attivisti del Meetup del Movimento 5 Stelle, è stato il deputato Michele Pelillo, che anche in un’altra iniziativa del Pd, svoltasi nelle scorse settimane, in quella occasione pubblica, si era rifiutato di rispondere alle domande poste con insistenza da Abbate“.

Schermata 2016-01-17 alle 10.17.55Ma la Gazzetta dimentica… di spiegare ai suoi poveri lettori che in realtà non si trattava una conferenza stampa in un luogo “istituzionale”, ma bensì in una sede di partito, e che ogni partito è libero di invitare chi vuole e di rilasciare dichiarazioni ed interviste a chi vuole. Ve l’immaginate cosa accadrebbe se stasera un gruppo di attivisti del Pd si recasse all’inaugurazione della nuova  sede del M5S a Taranto, magari con dei cartelli raffiguranti i volti dei deputati che i “grillini” hanno eletto alle scorse elezioni e cioè Furnari e Labriola con accanto il logo del programma televisivo “Chi l’ha visto ?”  O con dei bei cartelli che ricordano la squallida vicenda giudiziaria di Quarto, dove tutta la maggioranza del consiglio comunale, sindaco in testa, eletti dal M5S hanno rifiutato il diktat di dimissioni di Grillo e  Casaleggio ? In tal caso ne siamo certi il personale della Digos di Taranto farebbe seria fatica a riportare la calma….!

Ecco cari lettori cosa accade a Taranto, e come funziona la “macchina del fango” giornalistica tarantina. Quella stessa “macchina” che prepara dossier anonimi sui politici ed anche sul sottoscritto, che mi dà del pregiudicato in virtù di un’inefficace condanna coperta da indulto, quindi nulla ed inapplicabile, e per la quale peraltro i miei legali hanno chiesto la revisione processuale ! Una condanna la mia, cari lettori, che non ho mai nascosto, ben più lieve di quelle subita da molto illustri giornalisti come Bruno Vespa (leggi QUI) , Alessandro Sallusti (leggi QUI) , Marco Travaglio (leggi QUI) e persino quella di un “frustrato” giornalista della provincia tarantina, condannato per “brogli elettorali” in qualità di presidente di seggio per lo “scomparso” PCI in una sezione elettorale in provincia di Taranto, il quale non ha scontato la condanna soltanto grazie ad una provvidenziale amnistia. Ma  il “corvo” poverino, questo particolare non ama ricordarlo…

A Roma, a Milano, dove ho svolto la mia carriera per 30 anni, ve lo garantisco non si accede ad una conferenza stampa, se non si è invitati o accreditati. Ed i giornalisti seri, non pietiscono le raccomandazioni come Luigi Abbate giurando che “tra me e te non ci saranno più scontri“. Si, perchè questo comportamento secondo me altro non è che “auto-prostituzione” professionale. Un giornalista non deve scontrarsi, deve solo dare notizie vere, fondate, verificate ed attendibili ai propri lettori o telespettatori.

Un giornalista al contrario di Luigi Abbate, non se ne va in giro per la città a proporre interviste a pagamento, o magari proporre di filmare le puntate del suo programmino in bar, ristoranti ed associazioni, chiaramente “a pagamento”. E lo dico, attenzione,  con cognizione di causa avendo in mano una fattura che lo prova, e più di qualche testimonianza.  Questi sono comportamenti che violano la Carta dei Doveri del Giornalista, su cui però l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia  tace ! Che strano….

Mi fanno molto pena quei giornalisti che sono arrivati in soccorso di Abbate solo per spirito di “casta” senza in realtà conoscere, approfondire i fatti, cercare di capire i retroscena dello scontro verbale, e lo fanno senza peraltro neanche essere stati presenti. Si mi limitano a delle immagini tagliate e montate con un unico scopo: fare la “vittima”, ruolo in cui Abbate è veramente portato e predisposto naturalmente. Chi mi conosce bene, sa altrettanto bene di quanto dure, documentate ed incalzanti siano le domande che faccio nelle conferenze stampa, nelle mie interviste, ma non ho mai preteso che qualcuno mi rispondesse. Maurizio Costanzo uno dei miei direttori con cui nel corso  degli anni delle mia professione, ho avuto il piacere di lavorare e l’onore di imparare non poche cose di questa professione che amo,  mi ha insegnato una regola: “Domandare è lecito, rispondere è cortesia“. E sopratutto non si fa carriera con un microfono in mano ed una telecamerina al seguito accusando ed offendendo le persone, solo perchè non ti hanno “raccomandato”, come nel caso di Abbate che ha un rapporto di astio ed odio nei confronti dell’ on. Michele Pelillo.

Schermata 2016-01-17 alle 09.50.17

Il compianto Giuseppe D’ Avanzo, inviato di punta del quotidiano La Repubblica, un esempio  di cronista di “razza”  per tutti, ha incalzato per anni Silvio Berlusconi facendogli le famose “10 domande” (vedi sopra nello specchietto)  pubblicate ogni giorno sul giornale romano. Ma la buonanima di Peppino D’ Avanzo non si è  mai presentato alle conferenze stampa di Forza Italia nella loro sede senza essere stato invitato o aver fatto richiesta di accredito stampa.

E le sue domande hanno avuto ben più effetto di qualsiasi risposta. Il silenzio “berlusconiano” di fronte a quelle 10 domande  avrebbe dovuto far riflettere l’on. Pierluigi Vitali che da Roccaraso mentre era ad una convention “forzista” pur di finire citato sui giornali ha subito fatto una dichiarazione contro Pelillo ed il Pd. L’ (ex) onorevole Vitali deve informarsi meglio e sopratutto farebbe bene a ricordare i calci negli stinchi sferrati dall’on. Ignazio La Russa ( quando costui era ministro della difesa in carica per Forza Italia n.d.a.) all’attuale conduttore di “Piazza Pulita”, Corrado Formigli che a quei tempi lavorava per il programma televisivo “Anno Zero” di Michele Santoro.

Ecco cari lettori, come si muove la “macchina del fango tarantina-pugliese, pronta a scattare contro chiunque non si pieghi di fronte ai voleri di una corporazione sindacale. Questo è il giornalismo di cui mi vergogno,  per me questo non è giornalismo. Non mi importa se adesso sarò criticato, se verrò odiato ancora di più da questi giornalisti tarantini, credetemi non mi interessa minimamente. Non comprometto una carriera “nazionale”, oltre 30 anni di tessera di giornalista professionista (lo sono diventato ad appena 23 anni) senza mai aver ricevuto una sola sanzione disciplinare dai tre ordini regionali a cui sono stato iscritto, cioè Bari ( quando era presieduto dal quel galantuomo di Oronzo Valentini ) , Roma e Milano (sotto la presidenza di Franco Abruzzo) per scendere al loro così basso livello.

Per mia fortuna, e senso di abnegazione al dovere professionale. ma sopratutto per la mia spina dorsale e dignità, non ho mai dovuto minacciare o questuare con nessuno per poter lavorare,  e sono quindi fiero di poter dire, che non ho mai preso o avuto una tessera del sindacato dei giornalisti. E mai la prenderò !

Un vero giornalista cari lettori non ha bisogno di essere difeso da qualche sindacalista. E sopratutto non ha bisogno di mandare sms ad un politico per mantenere il proprio posto di lavoro. Un editore serio, capace, lungimirante, non ha mai licenziato un giornalista bravo che con i suoi articoli fa vendere o fa audience in tv . Ed un giornalista capace, bravo, cari lettori,  non ha mai avuto bisogno di fare il sindacalista per fare carriera ! ;a sopratutto un giornalista “vero” e professionale non si comporta come Luigi Abbate.

Per una vostra più completa informazione eccovi di seguito le sentenze del Tribunale del Lavoro, che riguardano la millantata “vittima” Luigi Abbate, che vittima non è mai stata se non di se stesso ! :

Causa e sentenza  Abbatemattei – BlustarTV : Tribunale-Taranto_Ordinanza-05122013

Causa e sentenza  Decreto di rigetto Abbate– Blustar TV

Schermata 2016-01-17 alle 03.33.27




A Taranto Blustar TV cessa l’attività mentre a Milano la RCS chiude Gazzetta TV

CdG tg blustarL’ emittente televisiva Blustar TV dopo aver venduto alcuni mesi fa il canale 16 in Puglia,  all’editore di TRM di Matera, e licenziato quasi tutto il personale (che è stato retribuito sino all’ultimo centesimo) aveva provvisoriamente trasferito le  trasmissioni dei propri telegiornali sul canale 189 per seguire i suoi Tg, e quindi su quel canale negli ultimi mesi non trasmetteva più  Blustar in quanto tale, ma l’omonimo Canale 189, nuova emittente televisiva locale.

Nel frattempo la proprietà  di Blustar TV e Canale 189 aveva avviato dei colloqui con dei gruppi che avevano manifestato il proprio interesse ad un’eventuale acquisizione, ma senza alcun esito positivo. Di qui la decisione finale di cessare le trasmissioni ed attività e quindi mettere in liquidazione la società. La vera causa della chiusura è  stato infatti determinata dal crollo verticale del mercato pubblicitario a Taranto e provincia e dalla progressiva diminuzione dei contributi “pubblici” destinati dallo Stato all’emittenza locale.

Ancora una volta a nulla sono valsi i tentativo dei sindacati, con in testa la solita pressochè inutile Assostampa Puglia, il sindacato pugliese dei giornalisti, che notoriamente negli ultimi anni non ha mai salvato un solo posto di lavoro. A partire dall’emittente regionale Antenna Sud (ceduta in extremis dalla Gazzetta del Mezzogiorno ad un gruppo barese) , il ridimensionamento dell’emittente interregionale Telenorba, la chiusura del quotidiano Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (che nulla aveva  che fare con il “vero” Corriere del Giorno fondato nel 1947 n.d.r.) la cui Cooperativa Editrice 19 luglio, nonostante i 27 milioni di euro di contributi pubblici incassati negli ultimi 10 anni, è stata messa in liquidazione coatta amministrativa (procedura fallimentare) con una massa di debiti stimata in alcuni milioni di euro.

Schermata 2016-01-06 alle 14.10.28A dicembre sono scaduti i contratti degli ultimi 4 dipendenti rimasti in servizio a BlustarTv, fra cui quello del direttore responsabile Angela Tanzarella, dei due cameramen e del responsabile tecnico delle trasmissioni. Inutili sono stati gli inviti del Prefetto di Taranto ad un incontro, a cui sia il proprietario di TRM di Matera, che il precedente editore di BlustarTv non si sono presentati. “Con tutto il rispetto per il Prefetto un imprenditore deve essere lasciato libero di decidere cosa fare con i propri soldi – dicono in sintesi  al  Corriere del Giorno  i rispettivi editori televisivi a Taranto non c’è mercato pubblicitario e quindi non ha alcun senso tenere in piedi una televisione che ha dei costi non indifferenti“.

Abbiamo sempre pagato tutto e tutti sino all’ultimo centesimo di euro – aggiunge un portavoce dell’ imprenditore Cosimo Quaranta proprietario di BlustarTv – e quindi nessuno può accusarci di nulla. Nel business si può guadagnare, ma anche perdere. E quando si perde allora è meglio chiudere piuttosto che non pagare il personale per mesi o arrampicarsi sugli specchi gravando sui contributi pubblici ed ammortizzatori sociali come fanno altre emittenti . Quelli sono soldi dei contribuenti e vanno rispettati, non sfruttati “.

Schermata 2016-01-06 alle 14.07.26Quando una voce dell’informazione cessa, è una sconfitta per tutti: politici, imprenditori, giornalisti,  commercianti,spettatori e lettori. Ci si può consolare pensando che Milano da qualche giorno ha cessato le proprie trasmissioni sul canale 59 LCN del digitale terrestre anche Gazzetta TV , il canale televisivo della Gazzetta dello Sport, di proprietà del Gruppo Rizzoli., lanciata a fine febbraio 2015 anche grazie alla collaborazione con la De Agostini. L’idea era di raggiungere lo 0,7% di share medio al giorno entro fine 2015, grazie soprattutto al calcio ma anche a basket, volley, ciclismo, motori e gli altri sport, inclusi quelli paralimpici, declinati in news, attualità, rubriche, talk show.

Schermata 2016-01-07 alle 01.12.43Ma l’obiettivo di audience, dopo qualche effimero successo, è apparso molto lontano nella seconda parte del 2015 e i costi alla fine non sono apparsi compatibili con i target del piano industriale di Rcs messo a punto della nuova ad Laura Cioli, che ha preso di recente la guida di Rcs dopo l’uscita di Pietro Scott Jovane.

Entro il corrente mese di gennaio, sarà definito un nuovo progetto editoriale legato a Gazzetta Tv sul web, ove proseguiranno alcuni programmi come ‘Gazza Offside’ e ‘Calciomercato’. Insomma, si torna in qualche modo alla situazione che già c’era prima dello sfortunato approdo sul digitale terrestre.




I retroscena e la verità sullo scontro fra il giornalista Luigi Abbate e l’on. Michele Pelillo

di Antonello de Gennaro

Era il 24 luglio 2014 ore 09:54. ed il giornalista  Luigi Abbate così scriveva in un suo sms  inviato sul telefono dell’ on. Michele Pelillo, messaggio che abbiamo visto e letto personalmente:

Ho bisogno di parlarti. Stanno per licenziarmi da Blustar, vorrei un tuo intervento su Cosimo (  editore di Blustar Tvn.d.a.)  Ti giuro che tra me e non ci saranno più scontri. Richiamami appena puoi!


Schermata 2015-11-01 alle 00.55.19Pelillo
non richiamò Abbate e tantomeno contattò l’editore di Blustar Tv.  “Un politico non deve mai caldeggiare l’operato indipendente di un editore o di un giornalista“, ci dice Pelillo. Quarantotto ore dopo (e cioè  il 26 luglio 2014) a quel messaggio, che rimase privo di alcun riscontro ed effetto,  il giornalista Luigi Abbate venne licenziato dall’emittente televisiva Blustar Tv.  Ne abbiamo lette e sentite delle belle. Abbate che faceva la “vittima” di una “persecuzione politica” . Ma per accertare la verità, occorre ricostruire sino in fondo la vicenda, per restituire il dovuto “onore” a Pelillo, e sbugiardare Luigi Abbate, il quale anche se è un giornalista come chi vi scrive, non può godere della nostra stima, sopratutto alla luce dei suoi comportamenti e manie di protagonismo e “vittimismo” .

I FATTI. Un anno prima dell’ SMS inviato da Abbate all’ on. Pelillo, l’editore di Blustar Tv aveva avviato la procedura di mobilità nei confronti di 5 giornalisti della tv tarantina, a causa della dalla crisi che ha investito l’intero settore dell’emittenza televisiva privata ed Abbate non era uno di loro, circostanza questa che basta a smentire il suo vittimismo e sopratutto le solite accuse campate in aria contro la politica.

Schermata 2015-11-01 alle 00.58.00I fatti sono ben diversi da come ve li hanno raccontati sinora. Ed il Corriere del Giorno, è in grado ancora una volta e  come sempre documentalmente di rivelarveli. Una dei 5 giornalisti licenziati da Blustar TV, e cioè Alessandra Abbatemattei, impugnò il licenziamento ricevuto per il mancato rispetto delle quote rosa tra i “superstiti” dinnanzi al Tribunale del Lavoro di Taranto, ottenendo a seguito del suo ricorso una sentenza a lei favorevole con il reintegro immediato nella redazione della tv tarantina. A quel punto l’azienda televisiva della famiglia Quaranta, per rispettare la sentenza applicò un turn-over all’interno della redazione. Venne quindi riassunta la Abbatemattei, ed al suo posto venne invece licenziato Luigi Abbate.

La legge prevede la possibilità di fare questo, ma non è un obbligo. Si può anche non fare – dichiarò Abbate  al Fatto Quotidiano aggiungendo e poi perché io?  (ma nessuno gli chiese: e perchè un altro ? n.d.a.) Mi viene il dubbio di essere scomodo a qualcuno. Me lo chiedo. Sono scomodo alla grande industria? Sono scomodo a qualche politico? Voglio la verità”.

Schermata 2015-11-01 alle 00.42.38

nella foto Raffaele Lorusso

Immediatamente insorse l’ Assostampa Puglia, il sindacato dei giornalisti pugliesi, che come sempre strilla, annuncia battaglia, senza ottenere o risolvere pressochè mai nulla . “Non ci sono licenziamenti di serie A e di serie B a seconda delle convenienze politiche del momento – dichiarò a suo tempo il giornalista-sindacalista-presidente Raffaele Lorusso –  è evidente che i rapporti tra grande industria e informazione a Taranto, sono ancora inquinati”.

Purtroppo… per Lorusso, una successiva sentenza del Tribunale del lavoro del capoluogo jonico, taciuta dalla stampa tarantina (e sopratutto dai suoi “sindacalisti”) che venne pubblicata esclusivamente da questo quotidiano (leggi QUI) , ha provato l’esatto contrario delle fantasiose teorie prive di alcun fondamento manifestate sia dell’ Assostampa che dello stesso Abbate.

Immediatamente il circuito “pennivendolo-sindacalista-ambientalista” tarantino si attivò…. Ecco quello che scriveva (dietro ispirazione…locale) e raccontava il Fatto Quotidiano (leggi QUI) che di seguito riportiamo testualmente per vostra comodità:

Angelo Bonelli, leader dei Verdi, incalza, centrando il cuore del pensiero comune.A me viene più che un dubbio sul fatto che ci sia una pressione politica dietro questa scelta. Ci sono state pressioni da parte di qualcuno? Era un giornalista scomodo da eliminare? Attendiamo che sia la proprietà di Blustar a rispondere”. Risposta che è arrivata a stretto giro, rigettando le accuse “infondate e pervase di dietrologia”. “Nessuna persecuzione – chiarisce Blustar ma solo l’applicazione della sentenza del Tribunale del Lavoro di Taranto che ha reintegrato, nel luglio 2014, un’altra giornalista costringendo al licenziamento di chi aveva i requisiti stabiliti dalla legge 223/91”. E ad averli era proprio Abbate. Ma tanto non è bastato. La teoria di Bonelli è avvalorata da Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink. “Abbate è scomodo alla politica perché mostrava l’esistenza di due verità. Da una parte quella sostenuta da noi che, con le nostre ecosentinelle pronte a fotografare i fumi dei camini, con i nostri analizzatori, pari a quelli dell’Arpa Puglia, dimostravamo che le emissioni, fuori controllo, contengono cancerogeni. Dall’altra quella dei politici che davanti a quei dati non battevano ciglio”. 

Sulle sopra riportate dichiarazioni dei soliti ambientalisti a caccia di protagonismo e visibilità,  non vi era nulla che avesse a che fare con il licenziamento di Luigi Abbate,  sul quale come nostro consueto stile e scelta editoriale, stendiamo il solito veto pietoso evitando qualsiasi commento. I fatti hanno dimostrato ancora una volta, che certe persone danno voce alla bocca senza in realtà saper o rendersi conto di quello che dicono e di cosa stiano parlando !  Il Fatto Quotidiano così continuava nel suo articolo sulla vicenda:

Nessun nome. Ma negli stessi minuti, l’associazione ambientalista, pubblica un video su Youtube. È la puntata del 30 maggio della trasmissione condotta da Abbate, ospiti in studio i parlamentari Gianfranco Chiarelli e Michele Pelillo. La discussione si incentra, ancora una volta, sul decreto Ilva allo studio del Parlamento e sui dati forniti dalle associazioni e ritenuti poco attendibili. Quando il conduttore decide di far intervenire in diretta telefonica il presidente del Fondo Antidiossina Onlus Fabio Matacchiera, Pelillo sbotta: “L’editore lo sa? Domani parlerò con l’editore. Voglio sapere se anche lui è d’accordo”. La discussione la conclude Abbate: “Siamo una televisione libera. Il Pd nella campagna elettorale ha fatto figli e figliastri, forse non siamo nelle vostre grazie e per questo diamo fastidio”. Il deputato democratico raggiunto dalla redazione de ilfattoquotidiano.it non intende rilasciare dichiarazioni a riguardo. Stando a voci bene informate, sarebbe arrivato sulle scrivanie dei magistrati tarantini del materiale a sostegno della tesi delle pressioni politiche. Starà a loro, ora, stabilire la verità. Intanto, il telefono di Luigi Abbate scotta. Sono in tanti a manifestargli, in queste ore, solidarietà. Tra questi nessun politico

Ebbene oggi, in molti dovrebbero recitare un mea culpa, basato proprio sugli atti della magistratura tarantina. Infatti non si trattava  come sosteneva erroneamente il Fatto Quotidiano e cioè che secondo  “voci bene informate, sarebbe arrivato sulle scrivanie dei magistrati tarantini del materiale a sostegno della tesi delle pressioni politiche. Starà a loro, ora, stabilire la verità“. I magistrati in realtà si sono occupati della vicenda,  esclusivamente  sulla base  di una querela-denuncia presentata da Luigi Abbate nei confronti dell’ on. Michele Pelillo, querela che per sommo dispiacere dei soliti pennivendoli-sindacalisti-ambientalisti e di Luigi Abbate  è stata archiviata dalla Procura della Repubblica di Taranto, in quanto non vi era alcun presupposto di reato.

La magistratura tarantina, ha fatto quindi il proprio dovere, applicando la Legge. Avranno adesso, tutti questi giornalisti (o presunti tali…) e pennivendoli d’assalto molti dei quali senza un giornale o un editore vero,  il coraggio di dire “ho sbagliato” e di chiedere scusa all’ on. Michele Pellilo dopo averlo diffamato ?  Conoscendoli, ne dubitiamo fortemente.

la "bufala" giornalistica de Il Fatto Quotidiano

nella foto sopra, la “bufala” giornalistica de Il Fatto Quotidiano

Qualcuno, i soliti “corvi“, quelli specializzati in lettere anonime, che da tempo cercano di mettere in piedi anche a Taranto una “macchina del fango” nei miei confronti,  a questo punto, se va bene vi diranno: “de Gennaro è amico di Pelillo”  ! O ancora peggio,  vi diranno “de Gennaro è sul libro paga di Pelillo“. Nel primo caso hanno ragione, in quanto non ho mai nascosto la mia  ultradecennale amicizia familiare con Michele Pelillo e la sua consorte, i quali mi onorano da sempre della loro amicizia.  Nel secondo caso, purtroppo per voi, vi diranno solo delle clamorose falsità !

A tal proposito invito tutti voi ad andarvi a leggere un mio vecchio articolo del 2011 (leggi QUI) , dalla cui lettura difficilmente mi si potrà scambiare per un “portavoce” o  “fiancheggiatore” di Michele Pelillo e del suo gruppo politico. O se preferite,  chiedete pure qualcosa sul sottoscritto al consigliere regionale del Pd Michele Mazzarano (molto vicino al gruppo dell’ on. Pelillo)  e fatevi raccontare quanto gli ho detto pubblicamente recentemente,  e dinnanzi ad una ventina di testimoni, fra cui tutti i consiglieri regionali tarantini di ogni partito .

Il sottoscritto, cari amici e nemici, ha una grande fortuna e forza: sono libero e non ho mai timore di dire quello che penso. Sempre e comunque. A chiunque.

Ma per fortuna le persone intelligenti e serie, e ce ne sono tante, non hanno bisogno di alcuna spiegazione. Ai diffamatori di professione, i “pennivendoli”, gli esperti di “fango”  ed i celebro-limitati,  invece non presto alcuna attenzione. Per il semplice fatto che non la meritano. Di questa gentaglia, se ne occupano i miei legali, e le forze dell’ordine su delega della magistratura.

Mimmo Mazza

nella foto Mimmo Mazza sotto la sede di BlustarTV

Concludendo permettetemi di raccontarvi qualcosa di personale. Lo “strombazzamento” dell’ Assostampa contro chi vi scrive,  messo in atto oltre un anno fa, da una ristretta di “cricca” di giornalisti sindacalisti tarantini, i quali nonostante gli uffici dell’ Assostampa a Bari, fossero chiusi per ferie (e ce lo riferì proprio Mimmo Mazza),  ed il loro presidente regionale  Raffaele Lorusso fosse in viaggio in America,  mi accusarono con uno squallido e vergognoso comunicato sindacale  di un “plagio” inesistente di fatto ed anche di diritto (cioè per Legge) auspicando la nostra chiusura.

Adesso questi giornalisti-sindacalisti-diffamatori sono tutti iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma, mentre noi continuiamo a fare seriamente il nostro lavoro, riconosciuto ed apprezzato dal crescente numero di lettori che quotidianamente ci segue ed aumenta di giorno in giorno sempre più numeroso, mentre qualche “giornalista-sindacalista” porta lo stipendio a casa soltanto grazie agli ammortizzatori sociali o ai contratti di solidarietà. Ma non si sa fino a quando…

Schermata 2015-11-03 alle 09.37.30

Qualcuno si chiederà: ma perchè stiamo pubblicando e raccontando tutto ciò ? La risposta è molto semplice: per amore di verità. Quell’ amore che ci spinge ogni giorno a raccontarvi storie e fatti che altri preferiscono ignorare o chiudere nei cassetti per trarne qualche vantaggio personale. Taranto ha bisogno di una stampa al “servizio” dei cittadini , utile al loro diritto d’informazione, e non una stampa che sia “serva” al “servizio” di qualcuno o per un proprio tornaconto personale e carriera sindacale!

*  *  *  *  *  *  *  *  *

Eccovi le sentenze del Tribunale del Lavoro di Taranto, che provano inconfutabilmente che il licenziamento di Luigi Abbate avvenne solo e soltanto per una scelta dell’editore e peraltro dettata dalla causa di lavoro intrapresa dalla sua collega Alessandra Abbatemattei:

Allegato 1) sentenza ricorso Abbatemattei/ BlustarTv  

                       Abbatemattei Tribunale-Taranto_Ordinanza-05122013

Allegato 2) rigetto ricorso Luigi Abbate/ BlustarTv   

                      Decreto di rigetto Abbate




Il giornalista Luigi Abbate ha perso la causa contro BluStar TV

Schermata 2015-06-27 alle 22.54.18Il licenziamento del giornalista Luigi Abbate, è soltanto l’ultimo atto illegittimo adottato dall’editore dell’emittente televisiva tarantina Blustar‘. Così tuonava esattamente un anno fa Raffaele Lorusso presidente dell’Assostampa, il sindacato dei giornalisti pugliesi, recentemente “promosso” alla guida della FNSI, parlando del giornalista di Taranto divenuto famoso non per le sue inchieste, ma solo per una domanda scomoda,  e il microfono che gli venne allontanato  in una conferenza stampa da Girolamo Archinà, responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva, mentre il giornalista cercava di intervistare lo scomparso presidente Emilio Riva.

Lorusso non contento dichiarò anche: “Già un anno fa, nell’assordante silenzio delle istituzioni e delle forze politiche di Taranto, Blustar Tv licenziò quattro giornalisti adducendo quale motivazione il venir meno dei centomila euro annualmente garantiti dall’ Ilva“.

Ma nessuno si chiese come mai le domande “scomode” Luigi Abbate non le faceva quando la sua emittente televisiva ospitava (come le altre tv locali) la pubblicità dell’Ilva ? Dov’era finita l’indipendenza, la professionalità ?

Per il Tribunale del Lavoro di Taranto invece non è andata esattamente come Abbate ed i sindacalisti raccontavano (e non è la prima volta…! ). Il  Corriere del Giorno è in grado di pubblicare la sentenza, facendo parlare i documenti, di cui stranamente l’ Assostampa pugliese ed il suo rappresentante tarantino Mimmo Mazza non parlano.

Nessun comunicato. Nessun commento dell’ Assostampa pugliese.  I giornalisti-sindacalisti, è ben noto cercano solo le telecamere per manifestazioni e convegni dove sentirsi “vivi” e farsi conoscere. Avete mai visto un “vero” giornalista fare carriera grazie al sindacato ? Noi non lo ricordiamo. Bene che gli vada, i giornalisti-sindacalisti notoriamente vanno a sedersi sulle poltrone lautamente profumate dell’ INPGI (l’ente previdenziale dei giornalisti) o della CASAGIT (la cassa di assistenza dei giornalisti). E poi vediamo come succede. Leggete da soli (clicca qui )

Ecco la sentenza, che non commentiamo. Ma ricordiamo a quei politici che si stracciavano le vesti di dosso, che corteggiavano Abbate, che accusavano l’ on. Michele Pelillo di aver contribuito al licenziamento, che adesso dovrebbero avere il coraggio e la dignità di chiedere scusa per le accuse infondate, e se accettano un consiglio, tacere. Farebbero miglior figura !

CdG sentenza Abbate_A

CdG sentenza Abbate_B

CdG sentenza Abbate_C




Blustar TV chiude il 30 aprile

E’ stata rinviata al prossimo 9 aprile la trattativa azienda-sindacati in merito alla vertenza che riguarda l’emittente televisiva tarantina Blustar Tv, di proprietà della famiglia Quaranta, che ha annunciato la chiusura a far data dal prossimo 30 Aprile con il conseguente licenziamento dei 16 dipendenti . L’azienda al momento non ha voluto fornire notizie circa la trattativa avviata per la cessione di una parte dell’attività .

Schermata 2015-03-28 alle 11.24.38

 

La situazione per i 16 lavoratori non è delle più piacevoli, dal momento che il pregresso non corrisposto ammonta a 5 mensilità arretrate oltre alla tredicesima 2014 , due ratei della tredicesima 2013 . La procedura di mobilità è stata avviata dalla proprietà lo scorso 14 gennaio motivata dalla rottamazione delle frequenze radiotelevisive (come anticipato esclusivamente dal Corriere del Giorno)  oltre ovviamente alla crisi che ha investito il comparto dell’editoria. 

Inutili le trattative sindacali, che purtroppo ancora una volta consistono in dichiarazioni, interviste dinnanzi ai “riflettori”  ma non risolvono nulla. In particolar modo quelle dell’ Assostampa di Puglia, il sindacato giornalistico, che come i casi di Antenna Sud, Telenorba ecc. non ha alcun peso sindacale. L’unico “peso” è la quota di adesione prelevata dalle tasche dei poveri giornalisti iscritti, a vantaggio delle carriere dei giornalisti-sindacalisti. Loro il posto di lavoro non lo perdono mai, anzi fanno anche carriera !

CdG Confcommercio TA

In passato Blustar TV era stata ceduta ai proprietari di Studio 100, i fratelli Cardamone, ma all’ultimo momento saltò tutto e vi fu un contenzioso che costò loro circa un milione di euro. Precedentemente anche la Confcommercio di Taranto tramite la società controllata Comunicare srl  provò a rilevare l’emittente televisiva in questione. Ma anche in questo caso le trattative non si conclusero. E fu un bene . Anche perchè la finanze dell’associazione dei commercianti, (contributi  degli enti pubblici a parte !)  scarseggiano. Non bastano neanche a pagare gli stipendi dei loro dipendenti !




Come avevamo anticipato Blustar Tv sta per chiudere

La notizia che una voce dell’informazione sta per venire meno non è mai una bella notizia. E ci dispiace molto darla , anche se ne eravamo a conoscenza e l’abbiamo anticipato per primi. Onestamente ci fa sorridere la solita inutile (dal punto di vista pratico) reazione dei sindacati.  La Slc Cgil, Fistel Cisl e Assostampa Puglia, insieme ai lavoratori riuniti in assemblea oggi,  a seguito della procedura di mobilità indetta dall’azienda, che ha comunicato il licenziamento di tutti i dipendenti per cessazione di attività, hanno dichiarato “l’apertura immediata dello stato di agitazione e di due giornate di sciopero, per sabato 17 e domenica 18“. I sindacati manifestano l’assoluta contrarietà ed opposizione alla volontà aziendale che “senza alcuna trattativa né rispetto dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali, scarica ancora una volta sui lavoratori i problemi e le inefficienze dell’azienda”.

Quello che non si capisce è di quale rispetto delle rappresentanze sindacali si parli, visto che l’ Assostampa pugliese (organizzazione sindacale che abbiamo denunciato per diffamazione n.d.r.) di fatto non ha mai risolto nessuna agitazione sindacale, se non agevolato prevalentemente la carriera dei propri rappresentanti sindacali nelle rispettive redazioni o nei prepensionamenti incentivati. Basti guardare le vicende di Antenna Sud, Telenorba ecc. Risultato dei sindacati ? Nessuno !

La nota firmata da Andrea Lumino (Slc), Giacomo Francese (Fistel) e Mimmo Mazza (Assostampa) continua “Riteniamo assolutamente inaccettabile nei contenuti e nel metodo, questa decisione aziendale in quanto, come già detto diverse volte negli ultimi anni, l’azienda si è più volte rifiutata di aprire un confronto per trovare una soluzione alle problematiche aziendali ed oggi trova la scusa di questi licenziamenti adducendone la responsabilità al provvedimento governativo in materia di dismissione delle frequenze. Peraltro, si tratta di problematiche aziendali che già i lavoratori hanno scontato in questi anni, dato che ci sono ancora stipendi non pagati, ratei di tredicesima non accordati, arretrati non ancora riconosciuti (ad esempio 730). Siamo perfettamente consapevoli che il settore dell’emittenza radio televisiva sta attraversando un momento drammatico, ma Blustar Tv deve assumersi gran parte della responsabilità di questa situazione: un tentativo pregresso di scissione della società, divisione tra le varie società di debiti e crediti, gestione dei tralicci e delle frequenze non chiare, personale in onda che non si sa se dipendente o meno. Ricordiamo che Blustar Tv è beneficiaria dei contributi statali previsti dalla legge 448/98 a sostegno proprio dell’emittenza radio-televisiva che dalle informazioni , in nostro possesso, starebbero per essere erogati”.

Taranto – continua la nota – non può continuare a perdere posti di lavoro ed anche i posti di lavoro di Blustar ora sono fortemente a rischio. Come già detto, inoltre, questo settore è molto delicato: la nostra indizione di sciopero e vertenza non è solo per la questione dei posti di lavoro, ma anche a tutela del diritto di informazione della cittadinanza. A Taranto, è piena emergenza: dopo la chiusura del Corriere del Giorno, tv e giornali continuano a chiudere, provocando lo spegnimento di un’altra voce di questa città”.

Quello che però qualcuno dei sindacati non racconta è che a Taranto l’informazione si è sempre appiattita e sopravvissuta grazie ai contributi statali, persino La Gazzetta del Mezzogiorno, il quotidiano barese (di proprietà siciliana) ne usufruisce e fa lavorare i suoi giornalisti con i contratti di solidarietà, mentre il Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (con cui la nostra testata storica non ha mai avuto alcun collegamento) e la cooperativa giornalistica 19 luglio hanno chiuso lo scorso 30 marzo dopo 30 anni di contributi “facili” e bilanci spesso “taroccati”… incassando decine e decine di milioni di euro a fondo perduto, e lasciando un buco di 5 milioni di euro. Tanto pagava “pantalone”, cioè il contribuente ! Eppure lì gli editori erano i giornalisti. Ma questo è meglio non dirlo…vero Assostampa ?

Ricordare che “Blustar Tv è beneficiaria dei contributi statali previsti dalla legge 448/98 a sostegno proprio dell’emittenza radio-televisiva che dalle informazioni , in nostro possesso, starebbero per essere erogati” non significa nulla, in quanto si tratta di contributi precedenti all’esercizio in corso, e non certamente stanziati per il futuro !  Ma anche  questo i sindacalisti di “professione” non lo raccontano. E’ normale anche chiedersi  con tutto il rispetto alla persona, cosa sappia, che competenze abbia in materia televisiva ed editoriale e cosa c’entri in questa vicenda  Andrea Lumino (rappresentante Slc) che ci è noto essere un operatore-dipendente  del call center  tarantino di Teleperformance, azienda in cui La Gazzetta del Mezzogiorno ben si guarda dal mettere il naso e fare una bella inchiesta…

Quello che i sindacalisti dimenticano, o omettono di raccontare e tenere presente , è che il proprietario di BluStarTv l‘anno scorso è venuto a mancare, e che nella sua famiglia vi sono altri gravi problemi di salute, che hanno indotto la proprietà a dismettere l’attività. Magari i sindacati si sforzino a trovare, loro che possono tutto…( o niente ?) un acquirente disposto a rilevare la tv e salvare i posti di lavoro (in redazione ci risultano solo 4 giornalisti). Cosa aspettano i sindacati ad occuparsi di altre situazioni critiche come quelle di Studio 100, che dal punto di vista occupazionale ed economico (come ci hanno scritto in privato alcuni giornalisti ) ritarda nei pagamenti al personale per mesi e non naviga nell’oro ? Come mai il sindacalista Mazza sulle pagine tarantine della Gazzetta del Mezzogiorno non parla delle trattative fallite di Studio 100 prima e della Comunicare (società della Confcommercio di taranto) a rilevare Blustar Tv ? Ah,  saperlo…..

Siamo sinceramente vicini ai nostri colleghi di Blustar Tv e ci dispiace stiamo per restare senza lavoro,  ma nello stesso tempo siamo anche fieri di poter dire a testa alta che a Taranto, come in Italia, si può fare informazione libera ed indipendente, come facciamo noi da sei mesi e con ottimi risultati nonostante una campagna diffamatoria subita senza precedenti anche dall’ Assostampa di Puglia ed alcuni suoi rappresentanti (che abbiamo denunciato). Si può fare informazione, anche e sopratutto senza avere inutili sindacalisti in redazione. E senza richiedere contributi pubblici. Con il nostro lavoro ed i nostri soldi