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13 Ottobre 2026 01:12

Salvini, dimissioni tecniche: “Necessarie per ricandidarmi”

Il segretario lascia la guida della Lega in vista del nuovo congresso: azzerati anche tutti i vice. Il timore dei “colonnelli” per l’effetto sui sondaggi

Matteo Salvini si è dimesso dal ruolo di segretario della Lega, passo tecnico e necessario in vista del congresso straordinario che si svolgerà il prossimo 24 e 25 ottobre a Milano. Dimissioni “tecniche” per Salvini anche se non c’è dubbio che facciano un certo effetto, restituendo un’immagine plastica della crisi che il Carroccio sta attraversando, a causa anche dell'”uragano” Vannacci, considerato dai leghisti la serpe in seno che Matteo Salvini ha fatto l’errore clamoroso di fare enterare dentro la Lega.

Il passo indietro, per quanto previsto dalle regole del gioco, che causa non poca agitazioni tra i “colonnelli” della Lega, timorosi che possa trasformarsi in un boomerang per i sondaggi, da cui il Carroccio stava risalendo a fatica dopo un tracollo che ha accelerato lo showdown con i rivoltosi. Ma il regolamento parla chiaro ed era necessario passare da qui. Dalle dimissioni e non solo.

Salvini a latere del consiglio federale tenutosi in via Bellerio, ha anche annunciato un aggiornamento del simbolo e la nascita di una segreteria politica “per condividere onori e oneri“. Fino al congresso straordinario, che sarà presieduto dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, il tesoriere Alberto Di Rubba, vicinissimo a Matteo Salvini nominato vicesegretario vicario, avrà il compito di amministrare il Carroccio. Di conseguenza, sono stati anche azzerati gli incarichi dei tre vicesegretari Claudio Durigon, Silvia Sardone ed Alberto Stefani, che, al pari del segretario, hanno rassegnato anche loro le proprie dimissioni.

Matteo Salvini aveva preannunciato il congresso straordinario dal palco di Pontida, una mossa ad effetto con cui il vicepremier punta a lasciarsi definitivamente alle spalle le fibrillazioni che hanno agitato l’estate del Carroccio. Con la segreteria politica, che andrà definita, Salvini risponde alle richieste di una gestione collegiale nelle scelte. La modifica del logo, invece, riguarda la cancellazione del riferimento a “Salvini premier”, anche in funzione della nuova legge elettorale che prevede l’indicazione del nome del candidato alla presidenza del Consiglio. Di entrambe le questioni, però, “ne parleremo al congresso”, viene chiarito, dove il vicepremier, salvo sorprese, non dovrebbe avere sfidanti. Probabilmente un documento sul Nord sarà presentato, ma da qualcuno più vicino alla linea di Salvini e non sarà, quindi, il riflesso delle battaglie portate avanti in un’estate a dir poco rovente per la Lega dal capogruppo in Senato Massimiliano Romeo e dal governatore della Lombardia Attilio Fontana. I rivoltosi però stanno studiando le contromosse e non escludono di mettere nero su bianco le loro istanze, “denunciando quel che nella Lega si è rotto”, viene spiegato.

Salvini rifiuta anche l‘ etichetta “nordista” affibbiata ai ribelli: “Io sono nordista, ho fatto la tessera della Lega Lombarda nel 1990. E non ci sono dissidenti”. Ed aggiunge che al congresso, “mi aspetto dei documenti da parte di tutti, idee e proposte. Se qualcuno decide di non venire, mi spiace per lui”. I delegati saranno gli stessi che lo hanno già confermato all’ultimo congresso federale di Firenze, ed è la ragione che ha indotto i ribelli a non sfidarlo: “siamo stati sconfitti in partenza”. In caso di una sua eventuale unica candidatura, il voto sarà solo palese e per alzata di mano. Tra le nuove regole previste anche il voto palese per le eventuali mozioni e gli atti di indirizzo. Il congresso sarà anche l’occasione per rilanciare sulle priorità della Lega in vista della manovra e sulle proposte politiche da cui far partire, di fatto, la campagna elettorale verso le prossime politiche.

Il Carroccio nel frattempo insiste sulle primarie del centrodestra per scegliere il candidato sindaco di Milano, nonostante il contrasto generatosi, con Forza Italia sul piede di guerra. Salvini, continua a puntare sulla Sardone, lancia una frecciatina agli azzurri, che avevano invitato la Lega anche a considerare la corsa in solitaria alle comunali: “Silvio Berlusconi ha fondato il centrodestra unito. Siamo uniti ovunque, non si vede perché ci si debba dividere a Milano!” E per il candidato sindaco di Milano, Matteo Salvini torna a insistere sui gazebo, specie “se non c’è un accordo e non mi sembra che ci sia”. “Io ritengo che la Sardone possa vincere. Ma se non ci mettiamo d’accordo, facciamolo scegliere ai cittadini”. Per Forza Italia non se ne parla.

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