Pokemon go, un pericolo, una minaccia, o solo un’altra figuraccia?

Pokemon go, un pericolo, una minaccia, o solo un’altra figuraccia?

 

di Paolo Campanelli

Schermata 2016-07-29 alle 05.40.46È cominciato piano, come un pesce d’aprile del 2014, ha preso velocità, e in meno di un mese è diventata la più riuscita applicazione per smartphone del periodo, con sommo gaudio di Nintendo e soprattutto degli altri studi legati alla grande casa nipponica. Istantaneo, di facile comprensione e dai risultati visibili immediatamente, gratuito e le cui microtransazioni sono realmente una aggiunta e non un metodo subdolo di far pagare per i contenuti, piaga del genere. Poi, com’è giusto che sia, la gente ha cominciato a darci contro.

 

Primi, i “cacciatori di Tuberi”, gente il cui personale universo gira intorno all’estimazione degli esemplari femminili di essere umano, e che, con forse l’eccezione di guardare una partita di calcio, ritengono sia impossibile trovare il tempo per fare altro. Poi i Tuttologi, gente che benchè priva di qualsiasi studio o addestramento professionale, ritiene che la propria opinione su un qualsiasi fatto sia di pari, se non superiore, valore che di quella di un professionista pluririconosciuto, e i “Maturi”, che sono troppo impegnati con l’avere una vita complessa nel tentativo di risolvere i problemi del mondo pur non avendo i mezzi necessari, la possibilità di ottenerne, o il carisma necessario a distinguerli da una mela appesa all’albero.

Poi, grande piaga dell’uomo moderno, è arrivata la disinformazione via web. Un ritrovamento casuale di un cadavere in USA da un giocatore, un incidente causato da una persona che usava il telefono alla guida avendo l’applicazione su di esso (ma i tabulati telefonici lo incastrano, stava parlando con l’amante, e la chiamata blocca altre applicazioni come Pokèmon Go), adulti che parlavano con bambini vedendo giocatori, rendendosi conto solo dopo che allontanarsi con un bambino a cui non si collegati in alcun modo conta come rapimento, un bambino allontanatosi dai parenti che non si sono resi conto che il piccolo aveva a disposizione un telefono per essere ritrovato… fatti veri che nelle mani di cantastorie nascosti dietro uno schermo a caccia dei click si trasformano in morti, feriti, rapimenti, e chi più ne ha più ne metta. L’unica persona investita in mezzo alla strada mentre giocava è stata una madre incinta, che vendendo il proprio semaforo verde, non poteva prevedere di essere investita al centro del gruppo di amici con cui si trovava, più volte, da un minivan.

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Poi, con un ritardo necessario a far partire tutte le infrastrutture, il gioco è stato lanciato in Italia, riportando gente di tutte le età indietro di 15-e-passa anni. E la disinformazione via web italiana è tra le più “rinomate” del mondo, arrivando persino sulle testate cartacee. Tempo 17 ore, già 9 persone erano date per morte, 12 disperse, e un fantomatico professore austriaco il cui nome si traduce come “figlio di donna di malaffare” aveva previsto un incremento negli attacchi terroristici a causa del successo del roditore elettrico e dei suoi compari.

Benché, di problemi in Italia, a più di due settimane dal rilascio del gioco, si possano contare unicamente un caso di effrazione in locazione militare, e un incidente stradale (non comprovato, il telefono in questione è sotto sequestro e gli agenti addetti si rifiutano di rilasciare alcun commento), e uno spavento a Palazzo Chigi, i cui politici, vedendo un enorme gruppo di persone riunitesi per giocare insieme per le vie della capitale, avevano temuto rivoluzione. Spuntano qua e là storie di come avere tanta gente a passeggiare a orari e in luoghi strani abbia mandato all’aria i piani di un truffatore, uno scippatore o un ladro di motorini, ma si sa, le informazioni piccole non fanno tanto scalpore come morti, menomazioni e grandi danni, soprattutto se la gente non approfondisce.

Tuttavia, il Codacons, allertato dalla travolgente presa del gioco, ha ritenuto di dover intervenire. Grazie ad un importante studio di luminari del settore, l’ associazione di consumatori  ha dimostrato di non aver paura di andare contro il successo, e, ritenendo l’applicazione un pericolo stradale, na ha richiesto il blocco totale su tutto il territorio. Tralasciando che l’uso di cellulari di ogni tipo alla guida è già completamente vietato, molte persone si sono attivate per vedere i citato studio, o anche solo di sapere chi siano gli studiosi che lo hanno pubblicato, dato lo specialistico campo non ancora del tutto riconosciuto di sociologia telecomunicativa. Tutti i tentativi si sono scontrati contro un muro di “non siamo tenuti a divulgare” e “non avete l’autorità per richiedere prove”.

Indispettiti da tale atto, molti consumatori dell’applicazione (tra cui vari professori delle università italiane più importanti) hanno cominciato ad utilizzare l’hastag #mapossogiocarea, bombardando la pagina Twitter dell’associazione con domande su Monopoli, trottole, videogiochi più o meno famosi, e persino reality televisivi. Dopo essersi ripresi dallo spavento del corteo di allenatori di Pokèmon, politici di ogni schieramento hanno pensato bene di dimostrare quanto “giovani” e “vicini al popolo” fossero: con la Lega nord distanziandosi dai mostriciattoli giapponesi (ma mettendosi al centro del mirino per battute di spirito), Grillo lanciando sfuriate contro coloro che perdono tempo a giocare anziché ad agire e Mattarella paragonandolo al concetto più intrinseco e filosofico di assurdità , dimostrando ancora una volta che l’Italia non crede nel digitale, mentre all’estero già si usa il gioco a fini politici.

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Un discorso a parte meritano le teorie di complotto, fra le più esaltanti dai tempi de “stacca la spina del computer che gli hacker passano da li e ti rubano la ram”. La prima e più importante, è che distrae la masse e i “poteri forti” possono fare quello che vogliono. Demolito dal fatto che la distrazione di massa è molto più complicata, e nel caso avessero ragione, in Italia il calcio esiste da più di trent’anni.

Altri trovano strano come la Nintendo, che non navigava in buone acque (ma nemmeno tanto cattive) si sia improvvisamente risollevata economicamente all’uscita dell’applicazione. È evidente che questi individui non conoscano il funzionamento dei Titoli di Borsa.

Quella più fondata, dato che la piattaforma di Pokèmon go e Ingress (la versione originaria e meno famosa del gioco) si basano su infrastrutture di Google, parte dalle condizioni d’uso, in cui è necessario accettare una clausola che da al colosso digitale accesso a dati raccolti tramite la geo-localizzazione. Tradotto in linguaggio comune, a quante persone si muovono verso quali luoghi su una mappa, tipo di informazione alla base del turismo. I complottisti sono partiti in quarta, tirando in ballo a CIA e il concetto orwelliano del “grande fratello”.

Si potrebbe fare un discorso enorme sul fatto che non c’è bisogno di seguire le persone su internet, sono loro a chiedere la tua attenzione, ma come per più di 18 anni il professor Oak ha affermato: “C’è un luogo e un momento per ogni cosa, ma non ora“.

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