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3 Dicembre 2022 07:43
3 Dicembre 2022 07:43

L’omicida delle escort a Roma aveva filmato l’uccisione delle donne cinesi. Nel cellulare trovati foto e video “raccapriccianti”

Reperita la prova fondamentale che incastra l' ex autista del boss camorrista Michele Senese. Oggi, durante l'interrogatorio di garanzia, il pm ha mostrato il video e fatto ascoltare l'audio all'indagato che si è messo le mani sulle orecchie per evitare di risentire il martirio di cui lui stesso è stato il responsabile

Giandavide De Pau  ha filmato con il suo cellulare il brutale assassinio di due delle tre prostitute in due video: uno della durata di 14 minuti ed un’altro di 42 minuti. Il filmato a un certo punto diventa nero, ma continua la registrazione audio e si ascoltano le urla delle cinesi mentre venivano trucidate dal loro omicida  nell’appartamento dove si prostituivano in via Riboty, a pochi metri del palazzo di Giustizia di piazzale Clodio . Dopodichè imprudentemente ha lasciato il cellulare con le prove della sua colpevolezza nell’appartamento e si è recato in via Durazzo, alle spalle del Tribunale di Pace ed a un centinaio di metri dalla compagnia Trionfale dei Carabinieri, per uccidere la escort colombiana.

Le tre donne sono state uccise tutte nel giro di un’ora da quanto si legge nell’ordinanza del Gip. “Quanto sin qui rappresentato non pone dubbi in ordine al fatto che lo stesso soggetto ripreso dalle telecamere del supermercato Pim di via Riboty entrare alle ore 10.01 nello stabile al numero 28 ed uscire alle ore 10.41 per allontanarsi a piedi, poco dopo (alle ore 11.21) si è recato in via Durazzo a bordo di un’autovettura Toyota IQ di colore melanzana e, dopo aver parcheggiato, è entrato al civico di via Durazzo (11.22) per poi riuscire ed allontanarsi dopo circa 15 minuti (11.39) sempre a bordo dell’autovettura Toyota“.

È stata questa la prova inconfutabile che ha incastrato il pregiudicato 51enne romano difeso dall’avvocato Alessandro De Federicis del foro di Roma, durante l’interrogatorio di garanzia. La pm Antonella Pandolfi gli ha mostrato il video e fatto ascoltare l’audio all’indagato il quale per evitare di risentire il martirio di cui lui stesso è stato l’autore si è messo le mani sulle orecchie. Una prova importante contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare che ha confermato il carcere per De Pau che “non ha risposto e dopo le sette ore di interrogatorio (svoltosi sabato scorso ndr) in Questura non ha voluto aggiungere altro. Non era nelle condizioni di dire nulla, perché non ricorda nulla. Era molto confuso. L’accusa resta quella dell’omicidio plurimo aggravato, senza premeditazione perché è difficilmente contestabile”, ha detto De Federicis al termine dell’interrogatorio.

“L’arma da quello che so non è stata ancora trovata. Quello che ho chiesto all’amministrazione giudiziaria e penitenziaria è di trovare una struttura adeguata alle sue condizioni, parliamo di una persona con disturbo della personalità borderline”. “Il suo profilo psichiatrico andrà esaminato, non solo da me ma anche dalla procura. De Pau era libero perché non aveva titoli per essere detenuto, e nessuno, neanche gli psichiatri che lo avevano visitato, si erano accorti della sua pericolosità”, aveva dichiarato l’avvocato De Federicis arrivando nel carcere di Regina Coeli, aggiungendo “Dell’auto nel deposito giudiziario e del passaporto non ho informazioni, so solo che il suo documento era scaduto da tempo”

I due video recuperati dagli investigatori sono stati registrati alle ore 10.23 e alle 10.38 e come scrive il gip Mara Mattioli  nella convalida d’arresto, “Contrariamente a quanto sostenuto” da De Pau, “circa il suo stato di confusione e di non ricordare nulla”, tutti gli elementi raccolti “fanno presumere che fosse pienamente consapevole dei gravissimi fatti da lui commessi ai danni delle tre donne” si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, e “Documentano in maniera incontrovertibile e raccapricciante l’omicidio delle due donne cinesi commesso da Giandavide De Pau dopo aver consumato con le stesse rapporti sessuali ed aver preteso di rimanere solo mandando via altri clienti. Dopo qualche secondo De Pau sposta il telefono e si inquadrano le scarpe che lo stesso indossa, dopodiché il telefono viene appoggiato oscurando la telecamera ma continua ad essere registrato l’audio e si sente entrare nella stanza l’altra donna cinese. Al minuto 1.09 si sentono rumori e la donna urlare fortemente, ma il suono giunge come soffocato – continua a scrivere il gip – entra l’altra donna che chiede “cosa fai a lei”, subito dopo si sentono le urla strazianti anche della seconda donna che viene aggredita, poi si sente prima il rumore di una porta che sbatte e poi il rumore più forte di un’altra porta, probabilmente quella di ingresso che viene aperta e dal minuto 2.41 si sente il rantolo di Xiuli Guo in fin di vita ritrovata agonizzante sul pianerottolo; dopo qualche minuto si sente la voce del portiere e poco dopo dei soccorritori“.

I video infatti mostrano inizialmente in modo esplicito De Pau impegnato in un rapporto sessuale con la prima delle due cinesi, completamente nuda, mentre pronuncia nei suoi confronti frasi aggressive e volgari. Dopodichè l’uomo sposta il telefono che gli inquadra le scarpe da ginnastica con gomma bianca, poi appoggia lo smartphone oscurando le riprese ma lasciando in funzione l’audio. Nell’ audio si sente De Pau chiedere alle due cinesi se l’altro cliente in attesa è andato via, perché voleva avere un rapporto con entrambe dicendosi disposto a pagare più denaro di quello concordato. Si ode il rumore di apertura una cerniera che si apre e una delle due donne che diceva “io non prendo” rifiutando un’offerta di droga. De Pau riprende telefono ed inquadra la seconda cinese con la quale ora sta avendo un rapporto, e poco dopo le chiede qualcosa da bere.

Le due vittime cinesi del pluriomicidio di Prati hanno un nome: sono Yang Yun Xiu, di 45 anni e Li Yanrong, di 55 anni che sono state identificate grazie al prezioso ed efficiente lavoro della Polizia Scientifica e dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma. 

“La dinamica di quanto avvenuto all’interno dell’appartamento di via Riboty – scrive il gip Mattioliè pienamente provata dal contenuto dei video, rinvenuti nel telefono cellulare dell’indagato e smentiscono integralmente la versione dallo stesso fornita circa la presenza di un presunto uomo armato che avrebbe aggredito le due donne e minacciato lui con una pistola. I video infatti non solo documentano l’aggressione da parte dello stesso indagato ma anche l’assenza di qualsiasi altro soggetto all’interno dell’appartamento, come preteso dallo stesso indagato che aveva fatto mandare via tutti i clienti per rimanere solo con le due donne“.

il carcere di Regina Coeli a Roma

E’ stato accertato anche il “giallo” dell’ auto di De Pau, rinvenuta il venerdì in via dell’Acqua Vergine dopo essere stata coinvolta in un incidente stradale e recuperata da un carro attrezzi (tra Prenestina e Collatina) e portata presso un deposito giudiziario. L’auto aveva ancora le chiavi inserite nel cruscotto. A bordo è stato trovato un coltello che però non corrisponde a quello del delitto.

Al termine dell’interrogatorio di convalida del fermo, il Gip Mattioli ha emesso una misura cautelare agli arresti in carcere per De Pau che resta in carcere ed è attualmente detenuto a Regina Coeli. Secondo il giudice “sussiste altresì il concreto pericolo di fuga tenuto conto della condotta successivamente posta in essere dall’indagato come sopra specificata, nonché il pericolo di inquinamento probatorio  potendo l’indagato, contattare persone a conoscenza dei fatti ancora da escutere (tenuto conto che dopo i fatti sono stati coinvolti una serie di soggetti appartenenti al mondo della prostituzione) ovvero sottrarre elementi di prova fondamentali ai fini di una compiuta ricostruzione dei fatti, avendo già occultato l’arma con la quale ha ucciso le vittime“.

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