Instagram, YouTube e TikTok sono le piattaforme utilizzate dai più giovani per informarsi. In dieci anni si è stravolta la loro dieta mediatica, che comprende anche l’intelligenza artificiale. Molti si sentono poco rappresentati dal sistema dell’informazione. In dieci anni si è stravolta la loro dieta mediatica, che comprende anche l’intelligenza artificiale, e molti si sentono poco rappresentati dal sistema dell’informazione dei media tradizionali. Sono i dati che emergono dal rapporto del Reuters Institute dal titolo “How young people get their news’” cioè “Una delle sfide più urgenti dell’industria dell’informazione è il cambiamento del comportamento del pubblico più giovane”, come sottolinea l’analisi.

La metodologia
“Un limite specifico di questo rapporto è che, data l’ampiezza degli argomenti trattati, ci concentriamo sulla delineazione delle tendenze generali tra i giovani come gruppo demografico di interesse e raramente esaminiamo le variazioni interne al gruppo. Tuttavia, riconosciamo che i giovani non sono affatto un gruppo omogeneo e che i dati generali in alcuni casi possono nascondere differenze, comprese quelle legate alla classe sociale, all’istruzione e alla provenienza geografica, tutti fattori che influenzano l’uso e gli atteggiamenti nei confronti delle notizie“, spiega il Reuters Institute. “Nell’interpretare i risultati degli studi longitudinali, è necessario tenere presente la differenza tra gli effetti dell’età, ovvero i cambiamenti che si verificano con l’avanzare dell’età (ad esempio, avere figli, acquistare una casa), e gli effetti di coorte, che sono le differenze generazionali derivanti dalle esperienze formative condivise da una generazione nata in un dato momento storico. Esistono anche gli effetti di periodo, ovvero shock che colpiscono tutti simultaneamente, indipendentemente dall’età o dalla coorte di appartenenza, come la pandemia di COVID-19″. Lo studio conclude: “In questo rapporto ci interessiamo alle differenze tra il pubblico giovane di oggi e quello del passato. Pertanto, raggruppiamo le persone in base alla loro età al momento della raccolta dei dati. Questo studio non effettua un’analisi di coorte, che idealmente si basa su dati raccolti in un arco temporale più lungo di quello a nostra disposizione. Tuttavia, per alcuni aspetti fondamentali, possiamo constatare che i giovani di oggi sono nettamente diversi dai giovani del passato: sono cresciuti in un mondo – e in un ambiente mediatico online – molto diverso da quello di un tempo, con implicazioni sul modo in cui consumano le notizie oggi e probabilmente lo faranno in futuro”.
Il rapporto è stato redatto sulla base di una indagine in nove paesi (Regno Unito, Usa, Francia, Germania, Danimarca, Italia, Spagna, Giappone e Brasile) e su un campione di 18-24enni, i “nativi social”. È emerso che quattro piattaforme più visuali sono ora popolari in questa fascia d’età per leggere le notizie: Instagram (30%), YouTube (23%), TikTok (22%) e X (20%). Facebook è passato dal 53% al 16% negli ultimi nove anni. Circa due terzi dei giovani (64%) legge le notizie quotidianamente, ma più in maniera casuale che intenzionale, con lo scrolling dei social: solo il 14% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni afferma che il modo principale per accedere alle news è andare direttamente su un sito o un’app di informazione, molto meno che attraverso i social (40%) o i motori di ricerca (26%).

Sui social i più giovani affermano di prestare maggiore attenzione ai singoli creators (51%) piuttosto che ai tradizionali brand di informazione (39%). Circa due terzi (64%) legge notizie quotidianamente ma più in maniera casuale che intenzionale: solo il 14% dei giovani tra i 18 e i 24 anni afferma che il modo principale per accedere alle notizie è andare direttamente su un sito o un’app di notizie, molto meno che attraverso i social (40%) o i motori di ricerca (26%). Circa il 15% usa l’intelligenza artificiale per accedere alle news settimanalmente rispetto al 3% degli intervistati degli ‘over 55’. E il 31% pensa che la fascia d’età a cui appartiene non sia sufficientemente coperta dai media. La generazione intervistata per lo studio del Reuters Institute ha un atteggiamento positivo nei confronti del giornalismo assistito dall’IA (il 43%) ed è propensa a utilizzare questa tecnologia come aiuto per la spiegazione di notizie complesse (48%) o per un riassunto (43%) .
Inoltre, solo un terzo (35%) dei giovani del campione – rispetto al 52% degli over 55 – afferma di essere “molto” o “estremamente” interessato alle notizie, soprattutto quelle che riguardano la politica: i ragazzi sono più attenti alla scienza e alla tecnologia, le ragazze alle news che parlano di salute mentale. Il 32% pensa che “non abbia senso che i mezzi di informazione siano neutrali su determinate questioni” come il cambiamento climatico o il razzismo. E il 31% ritiene che la fascia d’età a cui appartiene non sia sufficientemente coperta dai media, forse anche per la “carenza dei più giovani nelle newsroom”.

Reuters Institute: “Media devono capire come raggiungere i giovani”
“La nostra ricerca documenta un maggiore senso di alienazione in questo segmento di pubblico. Alcuni trovano le notizie tradizionali irrilevanti, difficili da comprendere o ingiustamente distorte rispetto al loro gruppo demografico”, sottolinea il rapporto di Reuters Institute. “Le discrepanze tra la produzione giornalistica e le aspettative del pubblico giovane evidenziano la necessità che le redazioni capiscano come raggiungerli. Una delle sfide più urgenti dell’industria dell’informazione è affrontare il cambiamento del comportamento del pubblico più giovane – conclude l’analisi – Soddisfare le esigenze di questo segmento è cruciale non solo per l’attuale stabilità dell’industria del giornalismo, ma anche per il futuro delle società democratiche”.






