La Guardia di Finanza recupera sott’acqua importanti reperti archeologici

La Guardia di Finanza recupera sott’acqua importanti reperti archeologici

Il  Servizio Subacqueo della Soprintendenza e il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza grazie alla segnalazione di un “cittadino esemplare” hanno fornito un buon servizio  alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia attraverso il recupero di tre ceppi di ancore in piombo di epoca romana, recentemente recuperati dai sommozzatori della Finanza, a largo di  Torre Castelluccia (Pulsano-TA), nel comune impegno di tutelare e recuperare il patrimonio archeologico sommerso.  Il recupero dei reperti archeologici è stato solo l’ultimo atto di un’intensa attività di ricerca subacquea avviata, a seguito della segnalazione di un cittadino, dai Sommozzatori del II Nucleo della Stazione Navale Guardia di Finanza di Bari e stanziati a Taranto.

Schermata 2014-09-16 alle 14.43.23I finanzieri , una volta individuati i reperti, in una prima fase hanno monitorato i fondali adiacenti al fine di scoprire eventuali soggetti interessati ad asportazioni illecite del materiale archeologico dal sito, circostanza che non si è verificata. Successivamente si è dato corso alle operazioni, effettuate dalla Guardia di Finanza mediante l’impiego dei mezzi navali e del personale specializzato delle fiamme gialle, sotto la supervisione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, che hanno portato al completo recupero dei reperti individuati. Nel giugno dello scorso anno, era già stato recuperato un relitto di epoca medioevale, sommerso nelle acque della darsena di “San Nicolicchio”, situata all’interno Porto Commerciale di Taranto, la cui presenza era stata precedentemente segnalata dallo stesso nucleo sommozzatori delle fiamme gialle. Concluse le operazioni di recupero, curate per la Soprintendenza dal geom. Giuseppe Garofalo e dal dott. Angelo Raguso, è stata allestita un mostra nel Chiostro trecentesco del convento di S. Domenico in via Duomo 33 nella città vecchia a Taranto, nella quale è stato illustrato e documentato anche il contesto storico dell’impiego dei mezzi navali dell’epoca.

Schermata 2014-09-16 alle 14.43.35Questo significativo rinvenimento costituisce un ulteriore tassello utile alla ricostruzione della storia delle rotte marittime che sin dall’antichità, senza soluzione di continuità, hanno collegato le coste del Mediterraneo ed in particolare il litorale ionico, intensamente antropizzato sin dall’epoca preistorica. Tutto il litorale tarantino risulta costellato da reperti isolati o relitti, come ad esempio, per citare i più consistenti ritrovamenti, il relitto con carico di laterizi di Torre Saturo, il relitto con sarcofagi di marmo recuperato negli anni ’60 a Torre Sgarrata, i due relitti spiaggiati a Lido Silvana ancora sommersi, i sarcofagi semilavorati in marmo di San Pietro in Bevagna e le colonne in marmo rinvenute a Porto Cesareo. A questi si aggiungono numerosi reperti provenienti da diverse località, sicuramente da mettere in relazione con naufragi di imbarcazioni non ancora rinvenute. I ceppi d’ancora recuperati, una volta restaurati, potrebbero fornire ulteriori informazioni relative a possibili iscrizioni, come di frequente attestato in altri esemplari di simile tipologia.

Alla conferenza erano presenti il Soprintendente Archeologo, dott. Luigi La Rocca e i funzionari archeologi dott.ssa Laura Masiello e dott. Arcangelo Alessio e per la Guardia di Finanza, il Colonnello Maurizio Muscarà, Comandante del Reparto Operativo Aeronavale di Bari ed il Sindaco del Comune di Pulsano, l’Avv. Giuseppe Ecclesia.

I reperti, insieme ad altri materiali archeologici rinvenuti in mare che documentano le rotte commerciali antiche nel Mediterraneo, sono stati presentati alla stampa ed esposti al pubblico nel Chiostro trecentesco del convento di S. Domenico. in via Duomo 33 a

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