E’ proseguita nella notte e continuerà anche nella giornata di oggi la mobilitazione degli operai a Taranto vicino allo stabilimento siderurgico ex Ilva, in particolare con blocchi sulla statale 7 Appia per Bari, la statale Jonica 106 e l’ingresso della raffineria Eni, nonostante le basse temperature e l’umidità.
I manifestanti hanno cercato di ovviare accendendo qualche fuoco. Questa mattina è stata bloccata la statale 106. Si registrano disagi e lunghe code per chi deve raggiungere Taranto. Anche lo sciopero va avanti a oltranza. “Pretendiamo che arrivi una convocazione del governo – spiega il segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi Biagio Prisciano – non può pensare che la soluzione sia solamente l’ammortizzatore sociale. Dobbiamo riaprire il confronto a palazzo Chigi per parlare di prospettive industriali, ambientali, sociali e occupazionali. Ma dobbiamo parlare anche degli strumenti straordinari che servono ai lavoratori: il prepensionamento, la questione dei lavori usuranti, l’incentivo all’esodo su base volontaria. Sono tutte questioni – sottolinea – che devono essere affrontate. Nel frattempo abbiamo ricevuto la convocazione della Regione Puglia, saremo giovedì sotto la presidenza della Regione, incontreremo il presidente Decaro per portare le nostre rivendicazioni ma con noi ci saranno anche i lavoratori. Abbiamo già predisposto 10 autobus”, conclude Prisciano.
Nella giornata di ieri, giornata di inizio della protesta, un corteo dei lavoratori ex Ilva si è svolto anche a di Genova. I manifestanti si sono accampati davanti alla Prefettura di Genova da ieri sera per chiedere di fermare la chiusura degli impianti, in programma il 15 novembre. Sono oltre un centinaio le tute blu presenti. Oggi in Prefettura è atteso anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che parteciperà al Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica.
I commissari di Acciaierie d’Italia stanno valutando la possibilità di assicurare tanto a Genova quanto a Taranto forniture non dirette per consentire che gli impianti dell’area di laminazione (la cosiddetta area a freddo, a valle di quella a caldo) dei due stabilimenti, possano comunque lavorare. A Genova, si osserva, c’è autonomia di materia prima per lavorare sino a fine novembre, mentre il problema derivante dalla fermata della produzione a Taranto, impatta per ora sullo stesso sito di Taranto e su quello di Novi Ligure, fermo da mesi. La questione dell’approvvigionamento esterno, e’ attualmente in fase di valutazione.

Per trascorrere la notte e tenere in piedi i presìdi di protesta sulle strade, lavoratori e sindacalisti si sono organizzati in turni. È stata, ovviamente, una presenza molto meno consistente rispetto a quella di ieri mattina presto, quando il tutto è cominciato, ma in questo modo è stata assicurata la continuità della mobilitazione. In pratica, trascorso un certo numero di ore, operai, delegati e rappresentanti sindacali si sono avvicendati dandosi il cambio, anche perché al momento non si può prevedere quando la protesta durerà, anche se il Consiglio dei ministri di stasera varerà un nuovo decreto sull’ex Ilva.
Decreto che conterrà misure per i lavoratori : cassa integrazione in deroga per il personale dell’indotto e la prosecuzione dell’integrazione economica della cassa straordinaria per i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia e per favorire nuovi investimenti industriali nell’area di Taranto. Misure che tuttavia sono ritenute ancora inadeguate dai sindacati, che rivendicano invece interventi straordinari per i lavoratori, anche sul piano del pensionamento anticipato, ma, soprattutto, risposte sul futuro dell’ex Ilva, attualmente avviata a fermare tutte le attività, da Taranto (dove si sono già fermate) a Genova (dove si fermeranno a breve), a meno che la Corte di Cassazione, fra una settimana nell’udienza del 20 ottobre, annulli il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la fermata dell’area a caldo entro il 25 ottobre (90 giorni dall’emissione del decreto, avvenuta il 27 luglio).





