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28 Settembre 2026 01:48

Elon Musk deve dimettersi dalla guida di Twitter: lo hanno deciso i suoi follower

Hanno votato più di 17 milioni di utenti. Il 57,5% si è detto favorevole alle dimissioni. Nelle ore in cui si è svolto il sondaggio, Musk ha scritto altri tweet. “Coloro che bramano il potere sono quelli che meno lo meritano” ha scritto l’imprenditore

Elon Musk dovrà dimettersi e non sarà più il capo di Twitter, l’azienda che aveva acquistato soltanto due mesi fa sborsando 44 miliardi di dollari. L’imprenditore aveva affidato questa decisione a un sondaggio lanciato sulla piattaforma. “Dovrei dimettermi da capo di Twitter?” ha chiesto Musk ai suoi 122 milioni di follower, aggiungendo: “Rispetterò il risultato di questo sondaggio”.

Hanno votato più di 17 milioni di utenti. Il 57,5% si è detto favorevole alle dimissioni. Nelle ore in cui si è svolto il sondaggio, Musk ha scritto altri tweet. “Coloro che bramano il potere sono quelli che meno lo meritano” ha scritto l’imprenditore. E poi ha aggiunto: “Come dice il detto, attenzione a ciò che desiderate, potrebbe avverarsi”.

Musk inoltre ha annunciato che, dopo il sondaggio sulle dimissioni, ne lancerà un altro che riguarderà le regole di Twitter, aggiungendo: “Mi scuso, non accadrà più”. Non è chiaro se quello sulla policy sarà, di fatto, l’ultimo quesito che proporrà sul destino della piattaforma. Di certo in molti hanno criticato i continui ‘poll’ che hanno guidato la governance della piattaforma.

Musk infatti si è affidato più volte ai sondaggi, in passato, per affrontare decisioni controverse. “Vox Populi vox Dei” ha scritto il ceo di Tesla e SpaceX quando gli utenti di Twitter si sono detti favorevoli alla riammissione sul social dell’ex presidente Donald Trump.

Ancora, più recentemente, Musk ha riammesso – a seguito di un altro sondaggio che aveva lanciato personalmente – gli account dei giornalisti sospesi con l’accusa di aver favorito, in qualche modo, il tracciamento dei suoi spostamenti, in particolare del suo jet privato. “La gente ha parlato” ha scritto in questo caso l’imprenditore, riferendosi nuovamente a una sovranità popolare che non può essere messa in discussione. Neanche dal padrone del social.

Se Elon Musk dice che rispetterà l’esito del sondaggio, insomma, c’è da credergli. D’altronde l’acquisto stesso di Twitter è stato propiziato dalla risposta degli utenti a una sua domanda. Lo scorso 25 marzo, pochi giorni prima di formulare la sua offerta, Musk ha scritto: “La libertà di parola è essenziale per il corretto funzionamento di una democrazia. Credi che Twitter aderisca rigorosamente a questo principio?”.

Qualcuno ricorda che, al di là del recente sondaggio, Musk aveva già in mente di lasciare il suo posto a un’altra persona. Lo scorso 16 novembre, nel corso di una testimonianza in tribunale – si discuteva del suo lauto compenso come Ceo di Tesla – Musk ha affermato: “Sto pianificando di ridurre il tempo che dedico a Twitter e sto cercando qualcuno che guidi l’azienda al mio posto”.

E ora, se veramente Musk si farà da parte, chi prenderà il suo posto? E chi, soprattutto, sarà in grado di confrontarsi quotidianamente con gli umori dell’imprenditore? L’amministratore delegato in carica prima dell’arrivo di Musk, Parag Agrawal, sembrava aver trovato un buon feeling con l’imprenditore nelle prime fasi dell’acquisizione. Ma poco dopo è stato spazzato via brutalmente, come hanno raccontato i messaggi privati che i due si sono scambiati nei mesi scorsi.

“La questione non è trovare un amministratore delegato – ha scritto in queste ore Musk – ma trovarne uno che sia in grado di tenere Twitter vivo. Nessuno vuole questo lavoro, non esiste un successore”.

E a chi, scherzosamente, gli ha chiesto di affidargli la guida del social a costo zero, Musk ha risposto: “Devi essere masochista. Dovrai investire i risparmi di una vita su Twitter che si trova, da maggio scorso, sulla corsia preferenziale verso la bancarotta. Vuoi ancora il lavoro?”.

Lo scorso 26 ottobre, Elon Musk arrivava sorridente nella sede di Twitter, a San Francisco, con un lavandino in braccio. Voleva comunicare, simbolicamente, che si considerava l’ultima risorsa per la sopravvivenza dell’azienda, e dunque del social. “To throw the kitchen sink“, si dice in gergo. Dopo due mesi, anche quel lavandino è andato in pezzi.

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