Dopo Gianni Versace, Gianfranco Ferrè e Giorgio Armani, la moda italiana ha perso oggi anche Valentino Ludovico Clemente Garavani, noto semplicemente come “Valentino“. Un quartetto che con il loro gusto e creatività ha reso grande e celebre in tutto il mondo il made in Italy, Lo stilista, creatore dell’omonimo marchio, è venuto a mancare oggi nella sua casa di Roma. L’annuncio della sua morte è stato diffuso dalla Fondazione Valentino Garavani e da Giancarlo Giammetti, socio co-fondatore della maison romana ed ex compagno dello stilista.

Lo stilista di origini lombarde, nella sua carriera ha vestito le donne più belle e potenti del mondo, puntando sempre sulla femminilità, va ricordato il suo apporto contributo al successo della moda italiana. Nato a Voghera l’11 maggio 1932, di origini umili, figlio di un elettricista, Valentino è stato l’immagine stessa dell’eleganza grazie al suo innato talento ed una incredibile forza di volontà che gli hanno consentito di sviluppare una strepitosa carriera ed a portare avanti per oltre 45 anni una delle griffes più lussuose al mondo.

A Parigi Valentino ha compiuto i suoi primi passi nella moda, prima di trasferirsi a Roma per costituire nel 1957, “la Valentino” – come tutti la chiamavano all’epoca – salvo poi vederla andare in bancarotta dopo pochissimo tempo. La svolta arrivò con l’entrata in scena di Giametti, grande amore e socio di una vita, che ha contribuito molto nello sviluppo e succeso della Maison. Proprio nella capitale, il 31 luglio 1960, esattamente in via Veneto, la location della “Dolce Vita” romana, conobbe Giancarlo Giammetti. È una data importante nella vita di Valentino, perché tra i due nacque un sodalizio professionale e personale indissolubile e specialissimo, una partnership unica.
Nella Ville Lumière si iscrisse alla prestigiosa scuola della Chambre Syndicale de la Couture Parisienne e venne messo a bottega da Jean Dessès, dove lavorò duro e imparò tutto sulla costruzione tecnica, sulle stoffe, sui rapporti cromatici. Nella Parigi degli anni ’50 Valentino visse a Saint-Germani-des-Près: di giorno lavorava duramente, mentre la sera frequentava i foyer dei teatri. Perché la sua seconda, grande passione è sempre stata la danza. Amante del bello e dell’armonia, pignolo e perfezionista, prese anche lezioni al Palais de Chaillot e debuttò in un balletto di Béla Bartòk. Non è un caso se divenne grande amico di Mikhail Baryshnikov, che tante volte invitò nel front row delle sue sfilate e ai suoi memorabili party.
Indimenticabili le feste di Valentino, per il loro elevato livello di eleganza, di lusso, di opulenza, di meraviglia che le centinaia di amici invitati, tra protagonisti del jet set, divi e divine, reali e celebrities di alto livello avevano l’occasione rara e ambita di respirare. Nessuno come Valentino sapeva organizzare party. Come il gala, rimasto nella storia dall’epoca della Dolce Vita, organizzato nel 1991 a Roma nella sua residenza sull’Appia Antica, per inaugurare la mostra Trent’anni di Magia ospitata dall’Accademia Valentino. O come i faraonici festeggiamenti per i 45 anni di carriera, che hanno preceduto il suo addio alla moda: un evento glamour durato tre giorni tra il 6 e l’8 luglio 2007: una grande mostra delle sue creazioni al Museo dell’Ara Pacis, eventi al Tempio di Venere e al Parco dei Daini di Villa Borghese, una sfilata nel Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia.


La fama mondiale di Valentino è strettemente collegata ai nomi di donne famose e affascinanti, first ladies, principesse, dive e grandi personalità tutte innamorate dell’eleganza delle sue creazioni, spesso sfoggiate in momenti topici, tanto da scrivere episodi importanti nella storia della moda. Fu proprio lui a firmare nel 1968 il vestito di pizzo avorio che accompagnava Jacqueline Bouvier (ex Kennedy) all’altare con l’armatore greco Aristotele Onassis. Audrey Hepburn, che indossava i suoi capi sul set e nella vita privata, si fece confezionare lo stesso, identico vestito. Sempre a Jackie il couturier dedicò la famosa White Collection della Primavera/Estate di quello stesso anno. I due erano grandi amici: si conobbero qualche mese dopo la morte del presidente Kennedy e non si lasciarono più. Valentino ne rimaneva sempre colpito.

Anche dopo la cessione della maison e della sua griffe, acquistato nel 1998 dalla società HDP guidata da Maurizio Romiti, e rilevata dal Gruppo Marzotto nel 2002, per poi passare al fondo d’investimento Permira e infine nel 2012 rilevata dalla società Mayhoola for Investments del Qatar . La Valentino spa oggi è partecipata al 30% anche dal gruppo Kering , anche non ha mai smesso di essere collegata, anche se solo nell’immaginario comune, alla figura di Valentino Garavani. E lo sarà per sempre.

L’ autoritratto di Valentino
Nel libro Valentino. Temi e variazioni (Rizzoli, 2008), da sfogliare anche dopo la sua morte per ricordare l’incredibile lascito dell’uomo e del professionista. si legge: “Ho sempre considerato il mio lavoro come quello di uno scrittore che negli anni racconta solo una storia, quella del suo stile, del quale ogni collezione rappresenta un capitolo. Con tutte le sue emozioni, le sue idee, i suoi motivi. L’aspetto esterno delle cose, il look, può cambiare, ma i protagonisti restano gli stessi, esattamente come le persone e le emozioni che mi hanno sempre ispirato e continuano a ispirarmi”.
“Una storia con un solo protagonista, dove, mentre la narrazione procede, la moda e i suoi temi si evolvono, ma dietro le pieghe, i ricami e i fiocchi si riconosce sempre la stessa donna. Il titolo di questo libro, Temi e Variazioni, spiega esattamente la mia idea di moda”. scriveva Valentino.
La camera ardente sarà allestita a Roma, presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 aperta mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11:00 alle 18:00. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio, alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8 a Roma.





