Caso Ostia: le minacce in aula alla giornalista Federica Angeli: “Giornalaia, pensa alla famiglia”

Caso Ostia: le minacce in aula alla giornalista Federica Angeli: “Giornalaia, pensa alla famiglia”

L’imputato nel processo in cui è parte lesa la cronista romana del quotidiano LA REPUBBLICA: “Non è così che fai carriera”

ROMAPaolo Riccardo Papagni, socio e fratello del presidente di Assobalneari, è stato ascoltato ieri in udienza come imputato nel processo per tentata violenza privata ai danni della giornalista di Repubblica Federica Angeli, ed ha parlato dell’occasione in cui, nel tentativo di sfuggire ed impedire un’intervista, le pronuncio quelle minacciose parole  parole: “Federì, sei giovane, hai una famiglia”. Ma secondo lui era solo un consiglio non una minaccia.

Paolo Riccardo Papagni

 

All’avvocato di parte civile che lo incalzava con le sue domande,, che gli chiedeva cose volesse dire con quelle parole, Papagni ha risposto: “Nulla. Non sono abituato a minacciare io. Era solo un consiglio. Un con-si-glio!“.

Armando Spada

Un consiglio che, però, significava come qualcosa di ben più pericoloso ed inquietante, sopratutto perché ripetuto e confermato in un’aula di tribunale. “Non volevo dire nulla. Volevo soltanto dire che una madre di famiglia deve stare attenta a scrivere certe cose“. aggiungendo “quando le ho detto che non era con questa intervista che avrebbe fatto carriera, volevo dire quello che ho detto. Lo si dice tante volte: non sarà questo che ti fa fare carriera”. Secondo Papagni anche i suoi millantati inesistenti rapporti con i vertici delle forze dell’ordine erano soltanto un modo per manifestare che lui era una persona perbene.

 Sono state queste le ultime battute della deposizione di Papagni nel processo che, fino a ieri, lo vedeva imputato insieme ad Armando Spada, quest’ultimo accusato di minacce sempre ai danni della giornalista di Repubblica . I fatti risalgono al maggio del 2013 ma oggi  i procedimenti da ieri si separano, avendo  il giudice deciso lo stralcio. Il tono sicuro con il quale Papagni li ha ripercorsi, è stato chiaramente ostentato. Il proprietario di un impianto balneare di Ostia ha rivendicato e confermato ogni sua frase, ogni parola delle conversazioni per le quali, poi, la giornalista Federica Angeli ha giustamente presentato querela- denuncia.

Il racconto si apre con uno sgradevole lapsus probabilmente “studiato” e voluto. Papagni ha chiama Angeligiornalaia” salvo correggersi immediatamente “giornalista“. Tutta la sua deposizione ha cercato di ridimensionare ed offendere la professionalità della parte offesa, sollevando dubbi sul fatto che Angeli sia laureata quando viene chiamata “dottoressa” e in un passaggio l’ha definite “signora” aggiungendo “perché per me non è una giornalista“. Durante l’interrogatorio in aula, Papagni ha anche ammesso sfacciatamente di avere gestito, molti anni fa, un giro di scommesse clandestine.

La registrazione audio di “Esame di Paolo Riccardo Papagni, imputato insieme ad Armando Spada nel processo per tentata violenza privata alla giornalista Federica Angeli”

Quindi, le domande si sono concentrate sul giorno dell’intervistaPaolo Riccardo Papagni, ha ripercorso in veste di imputato l’incontro durante il quale “la Angeli mi chiese anche se era vero che ero andato in America per assoldare un sicario per far uccidere Carmine Fasciani. Una cosa assurda”. E quando l’avvocato di Angeli gli ha chiesto quali siano i suoi rapporti con Carmine Fasciani, il “boss” di Ostia condannato in via definitiva per 416bis, ha risposto: “Ci conoscevamo da piccoli. Sono lavoratori, credo che il padre facesse il panettiere”. A quel punto gli è stato chiesto: “Ma lei lo sa che Fasciani è stato condannato per mafia?”.

Da ragazzetti forse hanno fatto qualche furtarello – è stata la risposta dell’imputato – poi quello che ha fatto non mi riguarda“. Un altro di quelle persone, per le quale a “Ostia la mafia non c’è“. Se la sono inventata i giornalisti ed i Tribunali…!

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